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Articoli e interviste

La favola del principe Amleto

Per la tesi di laurea, così potremmo definirla, del master di recitazione della Scuola del Teatro Nazionale di Genova, Marco Sciaccaluga ha scelto uno Shakespeare en masque, e non solo nel senso letterale del termine, ma anche nel senso che attraverso l'uso della maschera, alla Bruno Besson per intenderci, ha saputo distillarne un significato scenico molto fedele ma insieme efficacemente innovativo e moderno. Lo ha fatto imponendo ai movimenti scenici un ritmo inusuale per la tragedia “del dubbio”, così da ampliare oltre il palcoscenico l'orizzonte della rappresentazione portata tra noi e dentro di noi, e lo ha fatto, sotto il velo della maschera, ruotando gli attori in più ruoli e, a ribaltamento della tradizione del teatro elisabettiano, sovrapponendo e confondendo generi e identità, proprio come in una favola. Un Amleto en masque, dicevo, che dunque proprio come nelle modalità sue contemporanee delle esibizioni di corte, nasconde la tragedia nella sintassi alternata di recitazione,

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Premio Amici di Ron

Un’ampia scalinata accoglie i finalisti del premio “Amici di Ron”, siamo in una delle sale dell’hotel Palazzo Parigi, che sorge su un edificio del XVIII secolo, Palazzo Kramer, distrutto da bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e riconvertito in istituto bancario negli anni Cinquanta. I lavori di ristrutturazione, iniziati nel 2008 su progetto dell’architetto Paola Giambelli, mantenendo inalterato il giardino esterno, hanno restituito tutta la bellezza all’edificio. L’hotel in stile anni Quaranta, nato dalla collaborazione di Paola Giambelli e Pierre Yves Rochon, è stato inaugurato nel 2013. In questa meravigliosa cornice gli organizzatori del premio hanno accolto scrittori di poesia, teatro, musicisti. Un premio che vuole dare risalto alle arti in generale, come sottolinea Donatella Rampado, scrittrice e presidente del comitato scientifico-letterario.  L’evento è stato presentato dall’attore Luca Forlani. Il premio prevede anche una sezione teatrale. La scrittura teatrale è una forma poetica di espressione

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Carlo Cecchi e Enrico IV

Tutt'altro che un omaggio al genio agrigentino questo Enrico IV di (e l'attribuzione è a mio avviso del tutto giustificata) Carlo Cecchi, che lo adatta rivisitandolo e lo dirige con mano straordinariamente moderna, facendone una riflessione sul teatro che, più che meta-teatrale, appare alla fine quasi anti-teatrale. Con il distacco di quella sua particolare ironia alienata, infatti, Cecchi riesce a riscrivere la medesima e consueta narrazione con sintassi affatto diversa, senza spostarne o modificarne lo sviluppo ma traslandone il senso con slittamenti sintattici e drammaturgici quasi inavvertiti ma in grado di modificarne la percezione scenica. È questo un Enrico IV paradossalmente molto umano ed in questo riportato dalle lontananze del teatro metafora e riproduzione della vita ad una vicinanza quasi domestica, contigua dunque a ciascuno di noi che per recitare giorno per giorno non abbiamo bisogno di cadere da cavallo e, con l'occasione, fingerci pazzi, per difesa o per gioco e divertimento. Così

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Il disfacimento dell'occidente

È l'ultima delle “Lezioni di Storia” organizzate dal Teatro Nazionale di Genova e dalla “Editori Laterza” e si è tenuta in matinée domenica 13 gennaio negli ampi spazi del Teatro della Corte davanti ad un pubblico numeroso. Gli incontri (avevamo dato conto del primo sulla Guerra) riprenderanno il prossimo settembre. Protagonista di questa interessante lezione Emilio Gentile, storico di fama e di profonda preparazione scientifica, professore emerito alla Sapienza di Roma, e oggetto della sua prolusione un argomento vasto e pieno di implicazioni, implicazioni che vanno, e sono andate, ben oltre lo specifico storico per riguardare una più generale condizione dell'uomo e dell'umanità vista dall'occhio non solo della letteratura ma della stessa filosofia. In effetti Gentile ha assunto per guardare il grande tema del secolo breve e del suo fallimento un angolo di visuale per così dire 'sbieco', quello di uno scrittore e di un romanzo “scandaloso” e cioè Henry Miller ed il suo essenziale

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Suite d’un marriage: Riccardo III vive

Messina è una citta profondamente teatrale e non è facile capire il motivo, o i motivi, per cui questo luogo, perennemente colmo di luce e vento, e soprattutto la comunità che vi abita (di antichissime tradizioni culturali) continuino a sfornare nuovi talenti della scena. Ci concentriamo questa volta su Auretta Sterrantino, giovane regista messinese che, insieme con Vincenzo Quadarella e con la compagnia chiamata, citando Pessoa, “Quasi anonima produzioni” sta, passo dopo passo, studio dopo studio, spettacolo dopo spettacolo, definendo e sedimentando una propria lingua teatrale. Una lingua capace di suscitare emozioni e interesse, di tener insieme un importante sostrato di formazione classica e uno sguardo curioso e intelligente sulle dinamiche del presente. Diciamo dello

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Ravenna tra Dante e Verdi

Forse definirle coincidenze, se non nel senso freudiano che ne sottolinea più la causalità che la casualità, non è del tutto corretto, piuttosto esiti contestuali e ravvicinati di un comune sentire, di una trama di relazioni culturali che si organizza nella reciproca indipendenza ma quasi guardandosi negli occhi ed ascoltandosi gli uni con gli altri. Così la “Trilogia d'autunno” di Ravenna Festival ha esordito il 23 novembre con il “Nabucco” al Teatro Alighieri mentre non si spegne l'eco che il “Va Pensiero” di Marco Martinelli e del teatro delle Albe/Ravenna Teatro ha prodotto e rinnova ad ogni tappa della sua tournée in giro per questa nostra complicata Italia. Sovrapposizioni e suggestioni forse, ma certo è che il capolavoro verdiano nasce da una situazione personale di forte difficoltà, che quasi provocava l'abbandono dell'allora giovane Giuseppe Verdi, ed in un contesto storico e sociale di grande sofferenza, lacerato tra desideri di liberazione e rinnovamento e le catene di una oppressione

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