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Articoli e interviste

T.i.r. la rivoluzione del Teatro di Genova

Ce l'aveva anticipato, il Direttore Davide Livermore nel corso di una intervista in piena pandemia, che l'estate 2020 del Teatro Nazionale di Genova sarebbe stata una sorpresa. La forza e l'intelligenza del teatro per allontanare pericoli che allora sembravano insuperabili e per offrire nuovamente al pubblico la presenza, la indispensabile presenza dei suoi attori sul palcoscenico, la magica dinamica del recitare e comunicare. È nato così, anzi se vogliamo è stato recuperato da una precedente diversa sperimentazione dello stesso Livermore, “T.I.R. - Teatro in Rivoluzione” l'evento che potrà caratterizzare l'estate, periodo tradizionalmente di chiusura, genovese e ligure, evento che, proprio come un pianeta o un satellite, cercherà di rivoluzionare da un angolo all'altro della regione. Cos'è infatti “Teatro In Rivoluzione”, è soprattutto portare la bellezza in piazza, farla toccare quasi, fonderla con i luoghi e le comunità che li abitano, è rimescolare il teatro, oltre i generi e le rigide divisioni, è non far dimenticare, dopo tanta lontananza, che di quella bellezza abbiamo sempre bisogno, forse più di prima, per sconfiggere l'imbarbarimento che insidia la nostra contemporaneità votata, nei singoli

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Intorno a Pentesilea conversazione con Chiara Guidi

“Un attimo fa era ancorata sulle cime della vita, e ora è lì per terra, morta”.  L'occasione è la presentazione del suo ultimo lavoro, una “Pentesilea” di Heinrich Von Kleist, frutto di un laboratorio con gli studenti del corso di alta formazione che, ideato prima, è mutato, quasi metamorfizzandosi, per l'avvento della pandemia, così da diventare un coro di voci in uno spazio estetico man mano conquistato e consolidato. Uno spettacolo presentato in anteprima nazionale su Radio 3 all'interno del programma condotto da Laura Palmieri. Ma con Chiara Guidi non ci si può fermare ad un singolo evento, e così il nostro incontro si è trasformato in un momento di discussione sul senso contemporaneo del teatro. Per domandarci cioè se il teatro è ancora in grado di interrogarci e se noi siamo ancora capaci di interrogarlo. La sospensione di questi mesi sembra infatti, anziché indirizzarci al profondo, averci mostrato la via del consueto, del luogo comune che sfugge e a cui sfugge l'orizzonte, “per emulare nel presente ciò che si faceva prima”, come ci ha detto lei stessa, “come se il teatro, vista la precarietà del futuro non abbia più la stessa urgenza”. Si fa finta, mentre il bisogno vero è

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La casa virtuale ma molto reale della drammaturgia contemporanea

Il mondo è una giostra che gira, il mondo è un palcoscenico, ed ecco che capita l’imprevedibile. Capita che una dottoressa in lingua e letteratura italiana (con un master in neofilologia italiana), Agata Ferens-Kręciszewska, laureata all’Università Jaghiellonica di Cracovia e già traduttrice di opere di narrativa italiana, si imbatta (e non per caso) sul sito dramma.it e legga il mio testo Fino a prova contraria, pubblicato (gratis e questo non è per nulla scontato) grazie all’attenzione di Marcello Isidori e alla cura di Damiano Pignedoli. Il testo la colpisce al cuore, sia per il modo con cui è scritto e sia per il tema, mi cerca, riesce a contattarmi e così inizia l’avventura: un viaggio virtuale in epoca di Covid, ma mai così concreto. Iniziamo a scambiarci decine di mail, ci confrontiamo, discutiamo l’uso

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Intervista a Daniela Nicolò

Facevano capolino gli anni 70 del cosiddetto secolo breve quando, a Santarcangelo di Romagna, esordiva il festival di teatro, allora del teatro in piazza si scrisse, un festival che ha aperto una stagione nuova nel panorama del teatro italiano e che si è man mano conquistato un posto di tutto rilievo anche in ambito internazionale. Questo, io credo, per la sua capacità di intercettare il nuovo, quella capacità cioè di ricerca ed innovazione di molte nuove compagnie che quasi insieme ad esso nascevano e che anche grazie ad esso sono riuscite a superare le disattenzioni del circuito tradizionale, per affermarsi e consolidarsi. Avanguardia dunque, italiana ed europea, cui si è offerto un palcoscenico e soprattutto un pubblico che potesse finalmente scoprirla e apprezzarla anche oltre l'estate. Insieme a questo e attraverso di questo il Festival ha messo radici profonde nella comunità che lo ha accolto, tanto da diventarne una sorta di incarnazione, in una sovrapposizione di

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L'estate del Teatro nazionale di Genova

A una settimana esatta dal via libera normativo e a 100giorni dall'ultima apertura di sipario, il Teatro Nazionale di Genova, che mai peraltro aveva abbandonato, come ci disse in una recente intervista il suo Direttore Artistico, un suo intenso lavoro di progettazione e, per quanto possibile, programmazione, si ripresenta al suo pubblico in un evento che va oltre la consueta conferenza stampa per assumere i tratti di una chiave tonale per armonizzare il suo futuro prossimo e anche quello più lontano. “Ritrovarci! Lo spettacolo più bello”, che segna questo incontro, non è un semplice slogan, un hastag virtuale, sottolinea Davide Livermore, ma una dichiarazione programmatica, la fine di un cammino, quello nella quarantena, e insieme l'inizio di un nuovo percorso. Si comincia il primo luglio con la ormai tradizionale Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, solo in parte ridimensionata, anzi semplicemente divisa tra estate, con tre monologhi o spettacoli a due/tre personaggi, e l'autunno con gli ultimi due. Mai come quest'anno, peraltro, la “Rassegna” è in grado non solo di svolgere la sua tradizionale funzione di vetrina di nuove proposte italiane ed europee, ma soprattutto di rappresentare

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Aperture

Dopo oltre tre mesi è dunque arrivato il via libera, con svariati lacci e lacciuoli, per gli spettacoli dal vivo. Quando in anni normali le stagioni si chiudevano ora i teatri hanno la possibilità di ricominciare a lato o insieme, evitando inutili sovrapposizioni, con i tradizionali festival estivi che già si annunciano e riorganizzano. Ma è proprio così? E la domanda non vuole essere retorica proprio perché quelle limitazioni citate, i lacci e lacciuoli insomma, imposti da una pandemia molto ridimensionata ma tuttora attiva, rischiano selezioni improprie e cesure indesiderate. Se le grandi Istituzioni teatrali, i “nazionali” in primis, che già hanno sofferto molto meno, anzi al contrario, direbbe qualcuno, la chiusura grazie ai flussi non interrotti del FUS senza che si richiedesse una qualche produzione, sembrano in grado di ricominciare, i teatri e le compagnie private e più piccole potrebbero in buona parte mancare all'appello. Infatti le prime, grazie in particolare alla disponibilità di teatri più grandi, a volte più di uno, non sempre tra l'altro in tutto esaurito, sono in grado di offrire, anche nel distanziamento, un numero di posti adeguato e sufficiente, le seconde invece non possono, avendo spesso a disposizione

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