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Articoli e interviste

Intervista a Sandro Damiani

Fiume e l'irlandese Galway sono le "Capirali Europee della Cultura" del 2020. Robustissimi i rispettivi programmi: mostre, incontri, spettacoli, performance, cinema, teatro, musica. Il programma della città sul Golfo del Quarnero, che ci interessa in quanto geograficamente e culturalmente a noi pià vicino, fa bella(?) mostra la totale assenza del Dramma Italiano, cioé l'unico Teatro stabile di lingua italiana fuori dai confini nazionali. Ne abbiamo parlato con Sandro Damiani, che ne fu direttore per quasi dieci anni, venendo addirittura premiato, con il “Flaiano”, nel 2002.

“Semplice – esordisce il nostro interlocutore – il Dramma Italiano non esiste più. Anzi, peggio ancora. Formalmente esiste, ma con una attività ridottissima che nemmeno soddisfa la “domanda” naturale, per cui è sorto nel 1946, cioé portare teatro in lingua italiana nelle località dell'Istria croata e slovena in cui risiedono i nostri connazionali: Albona, Pola, Rovigno, Parenzo, Umago, Buie, Cherso, Lussinpiccolo, Pirano, Isola, Capodistria, citando solo i centri maggiori”.

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Il prestigio di una scuola

Da quasi sessant'anni il Teatro che fu di Ivo Chiesa e Luigi Squarzina ha creato e arricchito una scuola di recitazione che ha saputo conquistarsi un ruolo prestigioso nel panorama del teatro, nazionale ma anche internazionale. In questa scuola, dedicata dal 2013 a Mariangela Melato, si sono formati nomi importanti del teatro Italiano, tra gli altri Maurizio Crozza, Tullio Solenghi, Elisabetta Pozzi, Valerio Binasco, Fausto Paravidino, Filippo Dini, Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Maurizio Lastrico nonché, tra i registi, Marco Sciaccaluga e Giorgio Gallione. Ma soprattutto anche i meno noti, tra le centinaia di attori e registi formatisi negli anni, hanno saputo e potuto maturare una professionalità profonda nel corso della loro carriera. Quest'anno il Teatro Nazionale di Genova e, soprattutto, il suo nuovo Direttore Davide Livermore hanno voluto che l'inaugurazione del nuovo anno accademico 2020 fosse pubblica, ad esplicito riconoscimento di quel ruolo e di quel prestigio. Lunedì 10 febbraio dunque sono stati presentati, insieme al corpo docente, gli allievi del nuovo percorso triennale, tra la biennale Scuola di Alta Formazione e Master, diciassette giovani provenienti da ogni parte d'Italia,

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Riccardo III il master

La scuola di recitazione “Mariangela Melato” del Teatro Nazionale di Genova propone quest'anno, quale prova conclusiva del suo master di recitazione, la messa in scena di uno dei testi più conosciuti e più dibattuti del Bardo, quel Riccardo Terzo, ultimo figlio di una schiatta sanguinaria in guerra perenne, che con il tempo è assurto a paradigma della tirannide politica, oltre lo stesso Macchiavelli, e soprattutto della crudeltà umana, forse oltre le responsabilità storiche del protagonista, dalle infinite sfumature sempre in bilico tra la metafisica del mondo e la psicologia dell'esistenza. Un testo scabroso, multiforme e, al di là dell'apparenza da Grand Guignol, non facilmente padroneggiabile, quanto mai intimidatorio, e quindi una scelta impegnativa per i giovani talenti del master, qui diretti da Massimo Meschiulam. Scelta impegnativa e, quindi, comunque rimarchevole, utile a meglio apprezzare le qualità singole e di ensemble dei protagonisti di un altro interessante triennio della scuola.

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Santa Rita and the spider from Mars

Un Dialma Ruggero riconquistato e rinnovato, nel luogo fisico e nelle idee che l'accompagnano, accoglie la stagione 2019/2020 di Fuori Luogo che si divide anche in altri spazi (il Teatro degli Impavidi di Sarzana e la ex Ceramica Vaccari a Santo Stefano di Magra) ma mantiene qui il suo centro motore. Un luogo ed una stagione che si caratterizzano ancora una volta per la capacità di attrarre un pubblico molto eterogeneo, non solo locale, in cui ogni generazione è ben rappresentata e miscelata ed in cui però la componente giovane è rilevante e, forse, culturalmente e tendenzialmente prevalente se non egemone. È confortante per chi ama il teatro vedere qui confermata la sua capacità di coinvolgimento singolare e collettivo che si traduce spesso in “tutto esaurito”. Il Dialma ha dunque ospitato per una sera questo spettacolo, un reading interessante nella idea che sottintende, che mette a confronto storie e personalità di Paolo Poli e David Bowie, all'apparenza molto distanti l'uno dall'altro in tutto, dalla storia esistenziale a quelle artistica, ma entrambi campioni di quella fluidità artistica capace di mobilitare e organizzare, nel segno dell'ambiguità, pensieri e sentimenti al di

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Livermore nuovo direttore a Genova

Grande partecipazione alla conferenza stampa di presentazione del nuovo Direttore del Teatro Nazionale di Genova, nel foyer del teatro Della Corte venerdì 17 gennaio, sia istituzionale, tra il Sindaco Marco Bucci, il Presidente Giovanni Toti e assessori competenti, sia di addetti ai lavori, critici, studiosi e rappresentanti degli altri teatri cittadini, sia di appassionati e, perché no, pure di curiosi. Ma anche una notevole partecipazione emotiva per l'interesse suscitato nella città, non senza qualche perplessità, per la nomina di un personaggio dall'alto profilo internazionale ma, all'apparenza, senza grandissima esperienza nel teatro di prosa e delle difficoltà che inevitabilmente conseguono dalla responsabilità di un grande teatro pubblico, quale è oggi il Teatro Nazionale di Genova. Ed in effetti proprio sulla valorizzazione di questo ruolo faticosamente riconquistato durante la gestione Pastore, che si sono concentrati gli interventi, nell'aspettativa che la figura e l'esperienza di Livermore

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Circumnavigando festival

Perso e sperso tra la Genova Storica e la sua lontana periferia marittima, anzi lì ritrovato quasi per caso in una strana ed inusuale magia, “Circumnavigando”, festival internazionale di circo teatro, è giunto, man mano e crescendo con forza interiore, alla sua XIX edizione. Più che un festival è stata, è e spero sarà, la ricerca di un'anima cosmopolita, liquida e fantasiosa che, come la città, sembra essersi ritratta man mano, forse per troppo dolore, dal suo orizzonte per chiudersi in sé. Di questa anima il teatro di strada, scarozzante e cigolante, ed il circo povero di denari ma ricco di immaginazione è la perenne rappresentazione, comparendo improvviso e scomparendo per tornare ai suoi luoghi lontani ma lasciandone traccia nella mente e nello spirito dello spettatore sorpreso e talora scosso dal suo torpore 'commerciale'. Luoghi, il porto antico con le sue 'attrazioni' turistiche, e tempi, le feste natalizie segnate da un consumismo esasperato e sempre più vuoto, consegnano le chiavi di un riscatto possibile negli spazi di un piccolo tendone o nelle fantasiose attrezzature che funamboli/attori riempiono, come indovini e maghi, di vita improvvisa. Citando il saggio Il

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