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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Arturo

Il padre. La letteratura, la psicoanalisi, l’arte, il cinema e la cultura tutta vi hanno dedicato ampie e sfaccettate riflessioni, da Edipo Re ai giorni nostri. E appunto anche a teatro il tema è stato ampiamente affrontato ma a Tramedautore 2021 ne va in scena una formulazione sui generis che è tutta da scoprire. Si intitola “Arturo” (13 settembre al Piccolo Teatro Grassi di Milano) la pièce di e con Laura Nardinocchi e Niccolò Matcovich, vincitrice del Premio Scenario Infanzia 2020 ex aequo e finalista al Premio In-Box 2020 e già circolato nel panorama teatrale contemporaneo italiano in questi mesi.
Arturo non rimanda al capolavoro della Morante – questa generazione di autori suole abbeverarsi altrove, sebbene ve ne sarebbe stata ampia pertinenza – quanto alla stella tanto fulgida nel cielo serale, la stella riferimento per i viandanti. Il padre- nocchiero che conduce per le intemperie della vita è infatti la figura chiave dello spettacolo, ma presto la narrazione si arricchisce di molte altre rappresentazioni grazie alla

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Festival Opera Prima 2021

Diciassettesima edizione sotto il segno dichiarato, anche iconograficamente, della carta delle “Stelle”, la n. 17 nella sequenza dei tarocchi, a simboleggiare la speranza e, anche più della speranza, una rinascita nell'attesa di una nuova alba. Questa edizione, a Rovigo dal 5 al 12 settembre, infatti riesce pienamente a recuperare e dispiegare le sue vocazioni profonde, intuite, suggerite e inseguite con passione dal Teatro del Lemming che lo promuove e dal suo direttore artistico Massimo Munaro, oltre le contingenze e gettando per così dire un ponte che, ben radicato come sempre nel nostro presente, riassume lo slancio consueto e fecondo tra passato e futuro. La prima vocazione che, dichiarata già nel suo nome, viene confermata è l'attenzione ai giovani, agli under 30 e alle loro proposte e suggestioni che rielaborano i fermenti spesso lasciati a maturare nel terreno ricco, ma anche messo a rischio da tempi di mutamenti e aridità sociali, del nostro movimento teatrale. Un mettersi quasi in esposizione di

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Suq festival 4

Si è chiusa la ventitreesima edizione del SUQ, festival e insieme luogo di incontro e scambio a Genova, al Porto Antico. Un appuntamento la cui tradizionale e profonda attenzione al mlticulturalismo e alla ricchezza ovvero alle opportunità, non solo ai problemi, che nascono dalle migrazioni del terzo millennio, assume ancor più significato di fronte a quanto sta accadendo e potrà ancora accadere intorno all'Afghanistan. Del bilancio complessivo della manifestazione daremo un cenno in seguito, mentre quello della rassegna “Teatro del dialogo” si è arricchito di un ultimo spettacolo assai interessante e ancora una volta, in senso lato, coerente:

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I Moschettieri

L’associazione culturale Madè ha messo in scena a Palazzo Platamone di Catania, all’interno della rassegna estiva “Catania Summer Fest 2021”, la novità dell’attrice catanese Roberta Amato, “I Moschettieri”, con la regia di Nicola Alberto Orofino.  La pièce è una vera e propria fotografia, una istantanea cruda, reale, di una situazione, di un modo di essere, del vissuto di alcuni ragazzi dei quartieri che abitano la Catania del 2020, città esaltata, osannata ed adorata in cui si mescolano abitudini, bellezze architettoniche, esaltazioni e contraddizioni. L’atto unico, della durata di circa 80 minuti, inquadra una precisa realtà, la vita dissennata, senza vie d’uscita di tre giovani - simili a tanti altri - di una periferia, di una parte della città che vive in un certo modo. Che ama, che scommette, che delinque, che sogna e desidera in un solo modo, che non conosce o non può conoscere altre alternative, altra occupazione, se non quella “di fare soldi”, a qualunque prezzo, in qualsiasi modo, oscurando, rimuovendo, le proprie umili e difficili

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Libere donne contro la mafia

Un progetto dalle mille sfaccettature, un lavoro intenso, semplice, che racconta storie di vita e di morte. Una pièce tutta al femminile, allestita, costruita pezzo per pezzo, emozione dopo emozione, da quattro donne-attrici nel difficile periodo del lockdown. Stiamo parlando della pièce, prodotta da Schizzi d’Arte, “Libere donne contro la mafia”, testo e regia di Cinzia Caminiti, con Cinzia Caminiti, Barbara Cracchiolo, Simona Gualtieri e Sabrina Tellico. Si tratta di un atto unico che intende ribadire l’impegno sociale contro la mafia dei veli neri, della morte, che continua ad annidarsi in ogni angolo della nostra società, magari camuffata, tra stretta di mano, sorrisi ed abiti eleganti, falsamente generosa e disponibile, ma capace, come è sempre stato, di atti crudeli e violenti. Il lavoro, che ha debuttato a fine luglio al Giardino Pippo Fava di Catania, è stato protagonista poi di un mini tour a Bronte, al Castello di Carini per poi tornare al Teatro del Canovaccio di Catania nella rassegna “La Forza del Teatro”. In circa un’ora e mezza - tra

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Suq festival 3

Penultimo appuntamento con la selezione teatrale proposta quest'anno dal festival, il 2 settembre in piazza delle feste al Porto Antico di Genova:
LOVE ME TENDER
Si definisce “un racconto sulle dipendenze e l'amore” e vuole affrontare il tema complesso e delicato delle dipendenze nell'aspetto dell'erotismo compulsivo, qui vissuto in un contesto omosessuale. È uno spettacolo costruito a partire da una indagine sul campo, in un centro di cura di Bolzano, e ha selezionato tra le tante interviste una esperienza molto specifica, forse fin troppo specifica. La drammaturgia, pur ben scritta e appropriatamente strutturata, rischia così una sovrapposizione ed un equivoco all'interno del quale il tema principale tende a perdersi in una storia in cui prevale uno sguardo un po' troppo biografico

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