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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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La notte della Luna

Siamo cultura. Noi siamo in gran parte cultura, memoria, storia. E non si tratta solo di accertarla nella diacronia questa realtà, ovvero nel dispiegarsi lineare dei tempi, ma di saperla cogliere in tutta la sua efficacia e operatività nella sincronia, nell’intensità di un istante, nella complessità di ogni istante. Siamo cultura e nulla di quanto facciamo e viviamo può essere escluso da questo assunto: nulla, né nel contesto della vita privata, né in quello della vita pubblica, a qualsiasi livello. Questa breve premessa per raccontare de “La notte della Luna” lo spettacolo, di e con Silvia Ajelli e Rosario Tedesco, che ha debuttato il 20 luglio scorso nel contesto delle Orestiadi di Gibellina 2019. Si tratta di un lavoro che ripercorre, a cinquant’anni di distanza, le tappe di avvicinamento e quindi il celeberrimo sbarco dell’uomo sulla luna, avvenuto la sera del 20 luglio 1969. Al racconto partecipe ed emozionato di questa straordinaria vicenda (la spedizione statunitense dell’Apollo 11 e degli

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Naturae ouverture

Cosa c'è, se c'è, oltre l'esistente? È questa io credo la domanda che Armando Punzo ha cominciato a porre a sé stesso e ai suoi attori, giunto alla soglia dei trent'anni di attività teatrale all'interno della Fortezza carcere di Volterra, una attività che, insperatamente forse, e contro quasi tutte le aspettative di chi vi era attorno, ha prodotto con i suoi spettacoli-ricerca una estetica singolare, diversa dal consueto non tanto nelle sue modalità quanto, io credo, nelle sue aspettative. Transitato in un certo senso tra Scilla e Cariddi, tra Beckett e Shakespeare, il regista-drammaturgo della sfida ad un esistente recluso e soffocante, in-umano prima ancora che dis-umano, e si parla non del carcere ma del mondo fuori dal carcere, cui il carcere offre una inaspettata sponda metaforica e simbolizzante, è approdato ad una spiaggia che si apre su orizzonti sconosciuti. Cosa c'è dunque oltre l'uomo quale siamo abituati a conoscere? L'uomo formato e costruito nei limiti della storia e della convenienza, l'uomo della gelosia e della violenza, l'uomo della sopraffazione cui ci siamo adattati ed abituati e che, anche nelle forme magiche create su di lui dal mago Shakespeare, dà

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Kilowatt Festival 2019

È la diciassettesima edizione del festival ideato in e per Sansepolcro dall'Associazione CapoTrave/Kilowatt diretta da Luca Ricci e Lucia Franchi, da vent'anni orecchie aperte al territorio e occhi attenti al mondo che vi transita, autoctono che sia o richiamato da oltre i confini nazionali ed internazionali. Evento dunque attento alla comunità, come molti di quelli che stanno interessando il mondo del teatro, comunità intesa però non solo quale luogo di accoglienza ma anche o soprattutto come motore di idee ed iniziative, perché, come da exergo collettivo, “partecipare è normale”, anche se non sembra esserlo più tanto in un mondo che ci dice di volere pochi al comando e, i più, passivi recettori di contenuti e volontà. Dunque qui finalmente, come altrove peraltro, non è solo una petizione di principio ma un insieme di atti e prospettive che il teatro, nella sua accezione più ampia come condivisione creativa dal palcoscenico al circo, dal dramma alla danza, dalla parola alla

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Il Muro

Il Chiostro di Ponente del Monastero dei Benedettini di Catania, nell’ambito della rassegna “Porte Aperte Unict”, ha ospitato “Il Muro. Cronachetta drammatronica di una civile apartheid”, pièce firmata e interpretata da Turi Zinna, con la regia di Federico Magnano di San Lio. “Il muro” è liberamente adattato dal racconto di Turi Zinna “Una storia per errore”, pubblicato nella raccolta “Catania sotterranea” ed è una sorta di spin-off tratto da “Ballata per San Berillo” del 2001 che vanta ben tredici anni di repliche. Si tratta indubbiamente di un lavoro accattivante e che, per circa 50 minuti, coinvolge il pubblico e che riassume nella forma del live set multimediale gli elementi di un canto epico attraverso una vicenda recitata come una canzone techno all’interno di una dj/vj performance. Dall’alto della sua postazione privilegiata Turi Zinna, attore performer, gestisce direttamente la regia audio visuale che processa dal vivo la sua stessa voce e che condensa su di sé il disegno teatrale che prevale sulla performance, nel gioco deformante di spazi e suoni.  La pièce è strutturata seguendo i canoni della nuova  comunicazione, con una fusione di parola-memoria-suono-immagine, generando così un nuovo territorio spazio-temporale. Zinna, con cuffia e microfono, utilizza un linguaggio frequenziale, col supporto della musica dal vivo e frammenti video, estrapolati da storici film

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Le parole rubate

Scriviamo di “Le parole rubate” il monologo/reading proposto da Gigi Borruso il 19 luglio scorso a Gibellina nel contesto delle Orestiadi e soprattutto nell’anniversario dell’uccisione del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta appunto il 19 luglio del 1992, esattamente cinquantasette giorni dopo l’uccisione di Falcone a Capaci il 23 maggio. Il testo è dei giornalisti Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo, mentre le musiche sono di Marco Betta e sono suonate in scena da Diego Spitaleri e Fabio Lannino. Si tratta di una produzione del Teatro Massimo di Palermo che ha debuttato nel 2017. Il narratore attraversa partecipe il racconto dei misteri che si sono addensati intorno a delle scritture privatissime che sia Giovanni Falcone, sul supporto digitale di files lasciati nel suo computer, sia Paolo Borsellino nella sua celeberrima, quanto introvabile, agenda rossa, hanno redatto per avere, e forse per lasciare, memoria di cosa stessero davvero affrontando nei giorni del loro martirio civile. Documenti e informazioni che vengono immediatamente non soltanto trafugate e fatte sparire per sempre, quanto avvolte in una velenosa e colpevole melassa in cui apparati dello stato (servizi segreti,

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Senti la voce

C’è un piccolo spettacolo che si è visto domenica 14 luglio nel singolare (e bellissimo) spazio scenico allestito a Punta Maddalena a Siracusa, si tratta di “Senti la voce”, di e con Giancarlo Latina, Giorgia D’Acquisto, Luigi Maria Rausa. La drammaturgia è tratta da un paio di testi Martin Krimp (la trilogia “Meno emergenze” e “Consigli alle donne irachene”). Le musiche di varia (e non organica) ispirazione sono suonate dal vivo da Alessandro Faro e il contesto è la rassegna di teatro “Tragedy off” che intende offrire al pubblico siracusano uno sguardo sul teatro contemporaneo che, per quanto parziale, vada oltre la tradizionale offerta locale del teatro classico. Detto questo, lo spettacolo – probabilmente ancora in fieri - appare se non proprio velleitario, certo poco meditato, alquanto frettoloso nella sua realizzazione e per nulla disponibile a porsi in una dimensione di intellegibilità nei riguardi del pubblico. Caratteristica quest’ultima che, a scanso di equivoci, non è affatto tipica del teatro

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