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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Per colpa di un coniglio

Lo spettacolo che apre la lunga stagione del teatro Lo Spazio di Roma, scritto da Paolo Camilli e Simone Zafferani, ha l’ambizione encomiabile di far riflettere il suo pubblico su tanti temi scottanti del nostro tempo e della nostra società in un modo originale, immaginifico e divertente. Come spunto iniziale e direi fin troppo esplicito sul loro intento, gli autori scelgono il mito di Alice che, alla ricerca di qualcosa di diverso e di nuovo, ma soprattutto qualcosa di bello, decide di seguire il coniglio che la porterà in un mondo fantastico. L’Alice di questo spettacolo però non sarà altrettanto fortunata. Non affronterà varie peripezie per uscire vittoriosa come l’eroina di Carroll ma continuerà ad inseguire il suo coniglio

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Ritratto di una Nazione

Teatro e sua comunità, una comunità nell’era globalizzata dai confini sempre più incerti, ovvero teatro e democrazia, intesa questa come scelta condivisa ma soprattutto consapevole. Il Teatro di Roma non si sottrae all’equivoco quesito, cui molti voltano le spalle con fastidio, con questo suo spettacolo collettivo che ha come tema e sottotitolo “l’Italia al lavoro”. Forse perché il teatro nel suo essere e nel suo insieme contemporaneo può ancora tentare di compattare e strutturare una comunità sempre più frastagliata e di ridarle quella consapevolezza di sé che sembra irrimediabilmente naufragata in “rete”. Quale miglior pietra di paragone, dunque, se non il ‘lavoro’ (ricordate l’Art. 1 della nostra

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Guerrilla

Lo spettacolo-laboratorio della compagnia spagnola El Conde de Torrefiel, approda a Milano grazie a un progetto che coinvolge Triennale Teatro dell’Arte, Danae Festival e ZONA K, con il patrocinio di Oficina Cultural Embajada de España en Roma e Instituto Cervantes di Milano. La compagnia nasce nel 2010 a Barcellona, da un’idea di Pablo Gisbert e Tanya Beyeler, entrambi studiosi di arte drammatica e filosofia. È evidente, nella costruzione drammaturgica dello spettacolo, l’impronta filosofica e la visione marxista della storia, come eventi che accadono in un presente che cattura e ingloba il passato, per rilanciarlo nel futuro. Tutto lo spettacolo ruota intorno a questa idea della storia che ritroviamo negli

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Memorie di Adriana

Se fossimo in libreria o al cinema non ci meraviglieremmo, i biopic vanno alla grande con quella loro capacità di narrare vite di grandi personaggi in modo più o meno fedele alla realtà. A teatro succede meno spesso, vuoi per l’impresa ardua di condensare su un palcoscenico un’intera vita, vuoi per i palati sopraffini dei frequentatori delle sale di prosa.  Andrée Ruth Shammah ha deciso di cimentarsi con l’operazione curando l’adattamento teatrale e la regia di “Memorie di Adriana”, spettacolo tratto dal libro “Ricordare e dimenticare, conversazione tra Adriana Asti e René De Ceccatty”, in scena al Teatro Franco Parenti di Milano (via Pier Lombardo, 14) fino al 24 settembre 2017. La Shammah, signora del teatro milanese, mente e cuore del Franco Parenti, incontra il mostro sacro della scena italiana, Adriana Asti, con tanta voglia di omaggio alla celebrity, garantendo quel

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Vita straordinaria ri Don Giuanni Grasso

In prima assoluta, lo scorso 27 e 28 Luglio, al Cortile Platamone di Catania, è andato in scena "Vita straordinaria ri Don Giuanni Grasso - Lu grandi atturi ca pattennu ri Catania furriau lu munnu" su drammaturgia di Biagio Guerrera e regia di Marcello Cappelli e Lucia Sardo. La pièce, nell’ambito del progetto “Art to be actor - The experience of Giovanni Grasso”, curato dall’Associazione Mandarakè, ha concluso un laboratorio di approfondimento e studio che ha fatto conoscere l'arte dell'attore catanese Giovanni Grasso, permettendo di selezionare gli 8 giovani attori che hanno dato vita alla intensa pièce. L’obiettivo principale della pièce e del progetto, realizzato con il contributo della comunità

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Terreni creativi 2017

La perseveranza di Kronoteatro di Albenga e di Maurizio Sguotti, che ne è l’ideatore, anche quest’anno, contro ogni avversità vecchia o nuova, ha prodotto frutto e, mi sembra, un buon frutto tra le serre e le terre della omonima piana. E poiché perseverare è talora “diabolico” lo ha fatto seminando e volendo far germogliare dubbi, il dubbio creativo e spiazzante dell’arte scenica, alla faccia proprio di quelle avversità esorcizzate da un poetico e fiorito “sberleffo” che fa da immagine guida del Festival. L’abbinamento e la sovrapposizione linguistica sono semplici e coerenti, e non è il caso di tornare a soffermarci, ma comunque molti uomini di teatro in quella sovrapposizione hanno potuto rintracciare il senso nuovo di un teatro che feconda, a volte anche solo per il capriccioso volteggiare del vento che lo circonda. Dal 5 al 7 agosto dunque anche quest’anno, per

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