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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Bluebeard Barbablù

In un tempo caratterizzato dalla ricerca confusa di forme espressive e comunicative alternative o integrative al palcoscenico, sembriamo esserci dimenicati della forma più tradizionale e anche efficace di teatro a distanza, il radio-dramma, in tempi non lontani molto diffuso, conosciuto e apprezzato anche dai drammaturghi. Rimarchevole e interessante dunque la scelta di Radio3 di proporre questa drammaturgia (mai andata in scena in Italia) di Hattie Naylor, drammaturga inglese che ha molto lavorato per BBC radio e che esprime per questo una sintassi assai coerente con lo specifico mezzo radiofonico, dentro e al di là della sua indubbia qualità scenica. Fatta questa breve ma opportuna premessa, Barbablù, andata in onda nel giorno che ricorda la violenza sulle donne, è come un coltello piantato nel profondo della sensibilità femminile ed anche in quella maschile, lontano da ogni evenienza sociologica o retoricamente celebrativa e, per questo, capace di riscattare quel non detto culturale per il quale la letteratura di “genere” rappresenterebbe una sorta di sotto-settore specialistico, di cui val la pena interessarsi ma in fondo senza prenderlo del tutto in considerazione. Ispirato

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Vivere è un’altra cosa

Raccontiamo di “Vivere è un'altra cosa”, lo spettacolo che la milanese Compagnia Oyes, ha presentato il 10 ottobre in prima nazionale a Castrovillari nel contesto della XXI edizione di “Primavera dei Teatri”: la regia è di Stefano Cordella, la drammaturgia dell’intero ensemble, in scena ci sono Martina De Santis, Francesca Gemma, Francesco Meola, Dario Merlini, Umberto Terruso. Si tratta delle vicende di cinque personaggi che, nel periodo del lockdown, si sono ritrovati bloccati nelle loro attività, nella quieta quotidianità delle loro vite e, essendo costretti a quella pausa forzata, hanno potuto riflettere con amara ma necessaria lucidità sulla loro condizione presente e/o appena precedente. Ovviamente, si tratta di una riflessione che non può non proiettare un’ombra importante sul futuro. Una condizione che, a guardarla finalmente da fuori, non era così felice e soddisfacente come la si percepiva o ci si imponeva di percepirla. C’è il padre di famiglia frustrato che riconosce la propria

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I due gemelli

Una satira sull'oggi, o meglio su un confuso l'altro ieri dei perduti anni 70, che sembra però mancare  proprio di satira, cioè di quell'ingrediente di ironia necessario ad assumere la giusta distanza e la capacità di giudicare e condividere, di interpretare e comunicare la contingenza ed il mutare del tempo in cui tutto trova legame e coerenza. Da uno dei testi più famosi di Goldoni, che ne fece una variazione sul tema oltre la semplice accademia, un testo ricco di sfumature e di metamorfosi anche linguistiche, segno della sua capacità di innovare un italiano meticciato che si faceva letteratura per l'Europa, e che ha conosciuto da fine settecento una fortuna notevole, rinnovata e riaccesa anche nella modernità, ad esempio dalla celeberrimma e bellissima messa in scena di Squarzina proprio su questi stessi palcoscenici. La riscrittura di Natalino Balasso, che conserva integra la struttura narrativa di questa “commedia seria”, perde però una occasione nello sforzo di rendere vicino alla sensibilità

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Tu es libre

È una capacità rara, quando si ha a che fare con la cronaca e soprattutto con la cronaca più perturbante dei nostri tempi, saper andare oltre la superficie dell'evento, con le facili scelte e definizioni che ne conseguono, e cercare di penetrarne un senso più universale, in questo se vogliamo ancora più perturbante, e riuscire a trasformare la narrazione non tanto in immagine della Storia, quanto in declinazione della nostra più essenziale e anche metafisica umanità, ove libertà e verità giocano la partita vera, quella con la nostra autentica identità. In questo riesce la bella drammaturgia di Francesca Garolla, non teatro di narrazione né esperimento di meta teatro, ma un po' di entrambi in una lucida ricognizione delle domande che quasi mai ci facciamo dando per scontato ciò che, oltre la disattenzione e la fluidità dell'oggi che sembra tutto sapere ma ben poco sa, scontato non è. Una indagine con gli strumenti appuntiti dell'arte, che non rinuncia a stimolare e anche inquietare il pubblico,

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Art

La trama sottile e fragile di una amicizia maschile, sempre sul punto di rompersi per poi forse ricomporsi, tradotta, anzi percorsa dalla parola drammaturgica, attenta a non perderne le sfumature quasi a rintracciare un senso che vada oltre la contingenza o la memoria, pur così psicologicamente ed esistenzialmente condivisa. Tutto ciò è la drammaturgia non più recentissima (è stata scritta nel 1994) ma straordinariamente attuale di Yasmina Reza, autrice francese con radici sparse tra il medio-oriente e il centro Europa, forse la sua più tradotta e rappresentata in tutti i palcoscenici di Europa. Colpisce in particolare la qualità, artistica e narrativa, di questo sguardo femminile sul mondo intimo di tre uomini e delle loro relazioni, uno sguardo paradossalmente acuto che sa rendere quel miscuglio di complicità e conflittualità spesso dimenticato per una consueta visione a tutto tondo, un po' hollywoodiana, delle amicizie al maschile e invece riservato alla consuetudine di quelle al femminile. Una

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Tintarella di luna

Ciò che a mio avviso contraddistingue i mondi fantastici, dimezzati e rampanti ovvero inesistenti di Italo Calvino è la loro straordinaria capacità di raccontare la realtà dell'esistenza umana, non solo quella interiore latamente onirica e suggestivamente inconscia, ma anche quella concreta del transito nel tempo e nello spazio organizzato della comunità e della storia. Con questa drammaturgia leggera ma non troppo, dunque, Giorgio Gallione porta in scena Italo Calvino e la sua immaginazione, assai bontempelliana, proprio nella sua capacità di narrare il tempo man mano presente, il suo cioè e con esso il nostro, qui e ora nella contingenza del teatro, perché appunto, come ricorda il foglio di scena, “la fantasia è come la marmellata, bisogna solo spalmarla su una solida fetta di pane”. Uno spettacolo suggestivo che la scrittura letteraria prima e quella scenica poi tenta di ancorare al senso dell'oggi, ma talora sfuggente sulla superficie sdrucciolevole di un fantasticare fiabesco e anche, se

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