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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Minchia Signor Tenente

Il Teatro Vitaliano Brancati di Catania, per la stagione 2016-2017, sta ospitando, fino al 9 Aprile, la commedia in due atti “Minchia signor tenente” di Antonio Grosso, produzione "La Bilancia", un testo dal forte impegno civile che mantiene però un tono ed un linguaggio comico nel rappresentare la vita in una stazione dei Carabinieri di un piccolo paese di provincia, in una Sicilia dove, nel 1992, è presente la forza del male rappresentata dalla mafia. Il titolo dello spettacolo prende origine dalla canzone di Giorgio Faletti che nel ’94 si piazzò seconda al Festival di Sanremo, ma viene anche fuori dalla biografia dell’autore del testo, figlio di un carabiniere. Ascoltando infatti la canzone “Signor Tenente”al Festival di Sanremo nel 1994, il padre di Antonio Grosso commentò “Se quest’anno vince Faletti, l’Italia cambia”. Quell’espressione, detta tra i denti, senza farsi udire, rappresenta l’ultima

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Lei è Gesù

Roberto Scappin e Paola Vannoni, che sono Quotidiana.com, compiono una audace incursione nell’ambiguità del femminile, o meglio nella fluidità dell’immagine del divino alle prese con coscienze, come quelle appunto femminili, che mal si adattano a dogmi e convenzioni, rifiutando il manicheismo delle identità consolidate e del giusto posizionamento in società che si vorrebbero, ovvero si vogliono leggere, come “naturalmente” giuste e dunque “politicamente” corrette. Cosa sarebbe successo se il Figlio di Dio fosse stato la Figlia di Dio, se Gesù si fosse dunque incarnato femmina? Forse avrebbe rifiutato il sacrificio per non sottomettersi al volere del Padre così mettendo in discussione sin dal principio quel

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Solo andata

Racconta al pubblico la disperazione di ieri e di oggi dei migranti nei loro drammatici viaggi verso un paradiso, verso una Terra promessa che poi, invece, inganna e porta alla morte, alla fine di una speranza soffocata dall’indifferenza, dalla cattiveria di una società moderna e pseudo - civile. E’ uno spettacolo corale, d’impatto civile, “Solo andata”, progetto e regia di Angelo D’Agosta, tratto dal romanzo in versi di Erri De Luca, edito da Feltrinelli nel 2014. L’opera, di schietta intonazione epico-narrativa, che ripercorre appunto il viaggio di un gruppo di emigranti clandestini dall’Africa ai “porti del Nord” è stata proposta, all’interno della rassegna “Altrove: il teatro va in città” del Teatro Stabile di Catania, nella suggestiva sagrestia lignea della barocca Chiesa di San Nicola l’Arena di Catania. Al centro della pièce, in circa 40’-50’, con la regia attenta di Angelo D’Agosta, si

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La boutique del mistero

Era il 1968 e Dino Buzzati dava alle stampe la fortunata raccolta “La boutique del mistero”, una carrellata dei suoi racconti più famosi e non solo. Giulio Costa, autore del testo e regista, ha immaginato di portare a teatro una rilettura del Buzzati dei racconti attraverso questo spettacolo omonimo (in scena presso campo Teatrale di via Cambiasi 10 a Milano il 22 e 23 marzo 2017). Si tratta di una sfida non da poco: portare in scena un autore così poco teatrale e per di più attraverso una panoramica della sua produzione in forma di racconto. Il punto di partenza è stata l’individuazione dei temi nodali da sviluppare, ma a ben vedere anche questa operazione non è affatto scontata, dal momento che Buzzati è

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Il Volo la ballata dei picchettini

Il luogo è carico di suggestioni, denso come la nebbia sul mare delle risonanze che hanno percorso e tuttora percorrono, a partire dal secolo breve dimenticato ma ineludibile, vittorie e sconfitte del lavoro, anzi del Lavoro con la elle maiuscola, quello che con la sua auto-coscienza, da conquistare giorno per giorno, forma gli uomini e le donne e la loro società. La Sala Chiamata del porto di Genova, ove nel segno della solidarietà si distribuiva ai “camalli” il lavoro gravoso e difficile dello scarico della navi liberandolo fin dove possibile dalla schiavitù di armatori e commercianti (del “Capitale” insomma), è tuttora impregnata di quelle voci e di quelle lotte mai corporative e sempre aperte al mondo, come nella piazza antifascista e insanguinata del 1960. Qui la drammaturgia di Luigi Dadina, Laura Gambi e Tahar Lamri può trovare e trova il suo spazio e il suo tempo naturale, uno

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Camposanto mon amour

L'associazione Efremrock, in collaborazione con la compagnia Vaudeville, ha proposto al Teatro del Canovaccio di Catania, come quarto spettacolo della stagione 2016/2017, "Camposanto mon amour”, commedia musicale, comica e grottesca, scritta e diretta da Paride Acacia. In circa sessanta minuti, il lavoro, ambientato in un cimitero comunale, affronta con delicatezza ed ironia, argomenti quali la morte e la rinascita ed il tutto è impreziosito dalle gradevolissime musiche originali di Massimo Pino e Paride Acacia, suonate dal vivo da una orchestrina di tre elementi (Massimo Pino - chitarre, Peppe Pullia -batteria e percussioni e Simona Vita -piano e tastiere). Lo spettacolo di Paride Acacia

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