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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Sono come voi, amo le mele

Siamo dietro le quinte di una ipotetica conferenza stampa di presentazione di un film in preparazione e, quindi, è come sbirciare, non visti, in un luogo dove non dovremmo essere ma che, nonostante questo, appare predisposto per noi con il distacco alienante del finto parlare tra sé e sé, o meglio, delle controscene che svelano. Metateatro oppure no, finzione o sovrapposizione di identità nell'attore, la drammaturgia vuole essere una indagine attraverso la scena sulla personalità storica di tre donne famose, e non in positivo, cioè la filippina Imelda Marcos, la tunisina Leila Ben Alì e la tedesca Margot Honecker, donne dal cognome 'pesante' che vivevano il potere per tramite e in coppia/copia con i mariti, ma non alla loro ombra bensì come una sorta di eco che enfatizzava e moltiplicava.

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Rautalampi

"Rautalampi”, testo, regia e interpretazione di Nexus insieme con Laura Garofali e Nezdad Husovicu (compagnia Garofoli/Nexus, con la supervisione di Accademia degli Artefatti), è uno spettacolo che entra diretto in uno degli aspetti più duri e conflittuali della nostra società: ovvero il rapporto con le persone di etnia Rom, Sinti o con ogni sottogruppo di nomadi. Persone, nomadi: persone prima di tutto. Un aspetto in cui più duro e stridente appare il precipitato conflittuale di una lunghissima serie di elementi culturali che connotano il rapporto della nostra società con i nomadi . Uno spettacolo che si è visto nella forma breve, ma già ben delineata e concettualmente matura, di uno “studio”  il 25 maggio scorso, nel contesto di “Presente futuro ‘19”, interessante e raffinato Festival/Concorso di arti

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Visite

Tutto accade in una camera da letto. Il letto come una macchina del tempo mostra le stagioni della vita, i gesti quotidiani che diventano rituali, le visite degli amici, i ricordi, i sogni. Una drammaturgia di corpi, creata dagli attori della compagnia dei Gordi (dramaturg Giulia Tollis), per raccontare in breve, la vita di cinque persone: ridono, saltano corrono, si amano, invecchiano...fino al momento poetico finale. La compagnia dei Gordi è una compagnia indipendente, formata da un numero nutrito di attori, da un regista e da una drammaturga, tutti diplomati alla Civica Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. "Gordo" deriva dallo spagnolo e si traduce con grosso, grande, pingue. In italiano corrisponde alla forma letteraria di ingordo, mentre il 'gurdus' era considerato dai latini come un tipo balordo, poco raccomandabile. In Russia gordo è sinonimo di orgoglioso. Gordo si dice di un terreno quand’è grasso, fertile, ferace. La compagnia dei Gordi è molto fertile, sperimenta una formula

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Terra di Rosa

Questo viaggio inizia con un viaggio che racconta un altro viaggio. Viaggio e racconto sono i due elementi attraverso cui è necessario costruire questa analisi e su cui è costruito questo spettacolo. Inseguita a lungo, in giro per  l'Italia, sfiorata in Sicilia, finalmente a Napoli: Tiziana Francesca Vaccaro arriva nella città dove era più facile incontrarsi. Sebbene la regione d'origine che ci accomuna sia la Sicilia, così come la lingua e le canzoni di Rosa Balistreri, Napoli accoglie un momento artistico e di vita estremamente intenso a cui partecipano i presenti e i non presenti. In scena presso il teatro Galleria Toledo il 23 e 24 maggio, questo spettacolo debutta a Napoli con meno di dieci spettatori: l'attrice e autrice ci accoglie nella platea vuota ed esprime il suo rammarico con durezza, fermamente convinta che la seconda replica non andrà in scena. L'attrice sottolinea l'attenzione agli spettatori presenti, soprattutto amici, ai quali regalerà un'interpretazione di rara intensità. Il giorno dopo, invece, è tornata in scena: l'eco dello spettacolo su Rosa Balistreri si diffonde a Napoli e il risultato è dimostrato dal pubblico entusiasta presente durante la seconda serata. In realtà titolo e

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Estate in dicembre

Seconda presenza della “Rassegna di drammaturgia contemporanea” organizzata dal Teatro Nazionale di Genova da fine maggio ai primi di luglio, questa drammaturgia della quarantenne spagnola Carolina Africa Martin Pajares, opera tra l'altro vincitrice nel 2012 del Premio Calderon de la Barca. Drammaturgia al femminile ove cinque donne abitano, e costruiscono con le loro relazioni necessarie ma in continuo mutamento, uno spazio circuitato dalla presenza/assenza di un padre/figlio/marito incombente ma insieme evanescente. Una realtà, quella di nonna, madre e tre figlie, impastata nella consuetudine del dolore, il dolore di esistere che però si ribalta nel pervicace inseguimento di un sogno continuamente ricostruito dalle sue macerie. Un sogno singolare e molto privato per ciascuna delle protagoniste, ma insieme condiviso quasi che l'energia che scorre in quelle relazioni lo dovesse e potesse alimentare anche quando sembra contrastarlo. Così una nonna piena di

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Il rito

Questo spettacolo, un'interessante prova di teatro performativo che mescola gesto, suono e drammaturgia della parola, è detto l'esito di un percorso di ricerca, durato  dieci anni, del progetto internazionale “Stracci della Memoria” di cui è una sorta di coscienza riassuntiva. Un percorso di ricerca che in questi dieci anni ha attraversato varie zone del mondo e varie culture, dalla Corea al Messico e all'Armenia, dalle quali i drammaturghi hanno conosciuto e filtrato riti e tradizioni trasversali che, mescolati con il substrato mediterraneo della nostra cultura, vanno a traversare luoghi essenziali della nostra mente e del nostro spirito, oltre le differenze, per mostrarci una universalità dell'essere umano spesso dimenticata dai vincoli di una contemporaneità che sembra privilegiare le differenze. Un filtro estetico, dunque, alla cura quasi antropologica della loro investigazione, una raccolta di reperti che si mescolano e sovrappongono per strutturare il finale transito artistico di questo

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