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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Fonte a Ponente Luna Crescente

L’incantevole scenario del Monastero dei Benedettini di Catania ha ospitato, su iniziativa dell’Associazione Officine Culturali, di Ance – Giovani Catania e dei tre artisti coinvolti (Pamela Toscano, Carlo Ferreri ed Evelyn Famà), la pièce itinerante no “Fonte a Ponente Luna Crescente” di Pamela Tosca. Nella sua semplicità ed immediatezza, lo spettacolo, in circa 60 minuti, è un vero e proprio viaggio che fa riscoprire fatti, avvenimenti in uno degli angoli più suggestivi di Catania come il Monastero dei Benedettini, con una fonte d’acqua che zampilla e che racconta allo spettatore - attraverso un magico, suggestivo, sognante itinerario - 500 anni di storia. Lo spettatore si ritrova immerso oltre che in un luogo che trasuda storia e storie, in una vera e propria favola costruita all’interno di un processo di comunicazione ed educazione al patrimonio culturale. I tre brillanti e convincenti

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Farsi silenzio un cammino

Milano, verso il tramonto, chiostro di Santa Maria alla Fontana, adiacente al teatro Sala Fontana, aspettiamo di entrare per ascoltare e soffermarci sui rumori più piccoli che a volte neanche sentiamo più... passi in una libreria, il vento che soffia nei campi, il fischio della macchinetta del caffè. Rumori che fanno parte del quotidiano, del vivere comune.  Farsi Silenzio, il cammino di Marco Cacciola (attore con una ricca esperienza alle spalle) assume uno sguardo teatrale. Il progetto è realizzato grazie a Elsinor Centro di Produzione Teatrale. Nel silenzio fra le colonne antiche, 50 spettatori alla volta, dotati di cuffie, andranno alla riscoperta della lentezza, una sorta di pellegrinaggio artistico alla ricerca del sacro in ogni dove. L’intento artistico è interessante «Farsi Silenzio, per fare spazio e prendersi tempo. Il progetto nasce da un pellegrinaggio artistico, alla ricerca del sacro in ogni dove. Uscire dai propri luoghi e predisporsi ad accogliere l'inaspettato è un gesto semplice e potente, così come ogni volta che si inizia un viaggio nell'ascolto dell'altro da sé. Lo

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Maruzza Musumeci

Tratta dall’omonimo racconto di Camilleri questa messa in scena di Daniela Ardini manifesta un profondo lavoro drammaturgico di amalgama tra matericità della parola e presenza attoriale, amalgama costruito sul suono di quella lingua calda e pastosa che è il siciliano, un suono che si fa personaggio che transita tra musicalità intima e pesantezza petrosa e fisica come di un corpo che si disvela. È una drammaturgia che trasfigura e va oltre la narrazione per accedere al territorio del mito e del sogno che da sempre lo alimenta, ma nel contempo non perde di vista la concretezza delle relazioni umane che nel mito si rispecchiano traendo da esso senso e prospettiva. Sospesa tra mare e terra come una Sirena ne

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Odissea a/r

Ritrovare all’interno di un mito universale l’umanità di tutti i giorni, concreta e sentimentale, è gesto artistico che rinnova le fonti dell’immaginazione umana nella loro essenzialità oltre le barriere della storia. È un viaggio a ritroso nel racconto ma insieme è un viaggio all’interno dell’umanità stessa e dei meccanismi di auto-rappresentazione inevitabilmente deformati dal fluire della storia, ovvero della Storia, ma in fondo e nell’essenza così eguali, sempre, a sé stessi. Emma Dante lo fa in questa sua drammaturgia, di cui ovviamente cura anche la regia, riappropriandosi del mito di Odisseo e liberandolo di ogni orpello retorico o classicistico per rintracciare al suo interno i meccanismi essenziali e nucleari delle relazioni umane, quelle tra moglie e marito ovvero tra padre/madre e figli su cui quella narrazione le sembra costruita e a partire dai quali l’intera società si articola nella sua

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Teatro a corte 2017

Visionario e libero, libero e visionario, è questa la cifra della nuova edizione del Festival “Teatro a Corte” promosso dalla Fondazione T.P.E. e diretto da Beppe Navello, che lo ha ideato, con la consulenza artistica di Sylvie Cavacciuti e di Mara Serina che, come di consueto, cura anche egregiamente l’Ufficio Stampa. Infatti, a mio avviso, Beppe Navello vive e “vede” un teatro senza confini di linguaggio espressivo e di sintassi, un teatro di parola e di gesto in cui la figuratività connota ogni sintassi creativa e stimola percorsi immaginifici innumerevoli e inaspettati nello spettatore coinvolto in peripezie talora deflagranti. Immagina così un teatro “tout court” senza confini. Dunque la vicina Francia, ed il suo gusto per

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Genesis 6, 6-7

«E l’Eterno si pentì d’aver fatto l’uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo.   E l’Eterno disse: "Io sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato: dall’uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento d’averli fatti “ ». Partiamo dalla fonte, ossia dal testo biblico, i versi 6 e 7 del capitolo VI della Genesi, per analizzare lo spettacolo più discusso, amato ed odiato dal pubblico del Napoli Teatro Festival Italia 2017. La volontà di scuotere gli spettatori, di rianimarli, di farli fischiare, inorridire, ipnotizzare, rifiutare ciò che vedono, è l’obiettivo evidente e sicuramente raggiunto. Platea gremita e caratterizzata da un pubblico italiano, e partenopeo, oltre che straniero: sin dalle prime immagini proiettate in apertura, lo spettatore si contorce sulla poltrona, si copre gli occhi, osserva attentamente, si divide, reagisce. Ed anche in seguito, fuori dal teatro, nei giorni seguenti, il

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