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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Inferno

Edoardo Sanguineti, altro grande “travestitore” di Dante, definì la sua committenza per Federico Tiezzi a fine anni 80 una sorta di confronto/scontro con gli illustratori della “Commedia” ad indicare la capacità, la potenza della parola rivisitata e così “combusta” di produrre immagini, che figurativamente fiammeggiano andando a transitare nello spazio scenico. È a mio parere una intuizione condivisa anche da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari in questo loro straordinario transitare attraverso Dante e la sua commedia, non casualmente tale (la Commedia intendo) per il suo etimologicamente intrinseco sovrapporsi al teatro. E teatron, sottolineano i drammaturghi, è innanzitutto “visione”. Peraltro è quasi paradossale che una delle opere letterarie più strutturate dell’Occidente, sia in termini di costruzione verbale che di articolarsi logico e stringente di “dimostrazioni”, sia proprio per questo così “aperta”, capace cioè di suscitare senza soluzione di continuità immagini sempre nuove e con loro nuove riflessioni sull’esistenza e sul mondo.

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L'arbitro di Dio

Della forza metaforica del calcio, e dei suoi sottili legami con la letteratura ed il teatro e talora soprattutto con i poeti, si discute e si è discusso molto, da Paolini a Eduardo Galeano, anche quando a prevalere è stato il rifiuto o una altrettanto snobistica incondizionata accettazione. Qui in realtà l’irlandese Robert Farquhar di tutto questo non sembra darsi gran che peso, ed utilizza l’argomento calcistico in forma per così dire “traversa”, intendendo il calcio, ricco comunque di elementi metaforici come gran parte dei giochi che ripropongono in forma mediata strutture e relazioni di ogni singola comunità, come una occasione tra le altre per attivare una peripezia interiore che con il calcio ha poco a che fare. Ha a che fare invece, a mio avviso, con i fallimenti di una società precaria e distruttiva che trascina in basso sempre di più i deboli, quelli che non ce la fanno e spesso proprio nel pallone trovano

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Aiace

Ci sono spettacoli che meritano di ripercorrerne la gestazione. Te lo chiedono con la stessa naturalezza con cui tu, spettatore, ti domandi come accade che un'attrice possa maturare la scelta di dare vita a un guerriero. E per di più un'attrice esile, diafana, eterea come Viola Graziosi. Ma in realtà non è stata una scelta. E' accaduto per caso, anzi no, per necessità. Non lo sapevo mentre assistevo a questa Aiace di Ghiannis Ritsos due anni fa, per la stagione del Fontanone. Pensavo a una provocazione, alla volontà di proporre un'operazione nuova, sull'onda di certa ricerca che a qualunque costo deve stupire. Poco più tardi seppi invece che dovevano essere in due e che la figura di Aiace sarebbe stata di Graziano Piazza (allora impegnato in altro allestimento), e Viola sarebbe stata Tecmessa, la consorte di Aiace, che anche Ritsos gli pone vicino. Tutto normale dunque, nessuna

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Alla stessa ora il prossimo anno

Commedia brillante o leggera, si sarebbe detto un tempo, come nelle corde produttive e creative della “The Kitchen Company” diretta dal bravo Massimo Chiesa, che ne cura anche la regia, una compagnia che da qualche anno ha reintrodotto con la dovuta continuità questo tipo di drammaturgia, molto contemporanea e anche tipicamente anglosassone, riaprendo a Genova spazi di crescita per un pubblico che si era allontanato e anche per una critica talora disabituata ad un humor frizzante ma anche sofisticato e dallo sguardo spesso acuto più di altri. Una critica sociale che cerca nel cuore di quella classe borghese che ha forgiato la modernità nascondendosi a volte dentro di essa. Alla mente ritornano ovviamente George Bernard Shaw e Oscar Wilde, ma non solo, con loro una generazione con lo sguardo a Broadway e da lì alla Hollywood degli innumerevoli e acuti

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Buon anno ragazzi

C’è un prof di filosofia mezzo scrittore, figlia a carico e moglie sparita nel nulla. La notte di capodanno la vorrebbe trascorrere da solo, ma da casa sua transita un certo numero di persone che scompaginano i suoi piani di melanconica solitudine. Al Teatro Franco Parenti di Milano (via Pier Lombardo, 14) fino al 1 giungo 2017 è in scena il bellissimo “Buon anno, ragazzi”, di e con Francesco Brandi per la regia di Raphael Tobia Vogel. Questo sodalizio artistico è degno di nota, già la scorsa stagione aveva prodotto il coinvolgente “Per strada”, storia di un incontro-scontro che ribalta le prospettive di vita di due giovani. Sempre di ribaltamenti si parla in “Buon anno, ragazzi”, ribaltamenti nella percezione del bene e

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Minnazza. Letture tra i miti e le pagine di Sicilia

Il versatile Leo Gullotta ha proposto al “Verga” di Catania, in chiusura del cartellone 2016-2017 del Teatro Stabile etneo, lo spettacolo “Minnazza. Letture tra i miti e le pagine di Sicilia”, di Fabio Grossi, arricchito dalle musiche di Germano Mazzocchetti, eseguite dal vivo dai due fisarmonicisti Fabio Ceccarelli e Denis Negroponte. La pièce, in circa 90’, regala al pubblico una serata in una terrazza siciliana, piena di colori, di odori, di sole, conversando amichevolmente con un amico come l’istrionico Leo Gullotta  che conosce bene la Sicilia e che ne racconta con nostalgia, passione ed allegria, all'insegna dello "stare insieme" e della socializzazione, la sua storia, le sue millenarie abitudini, la sua gente, attraverso le parole, le opere di illustri autori siciliani. Lo spettacolo inizia con una grande madre - la “Madre Terra” - che nutre e allatta e con la voce di Gullotta che recita un testo di

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