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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Io amo la morte come voi amate la vita

Un terrorista radicalizzato, francese di seconda o terza generazione di origine algerina, barricato nel suo appartamento/covo dopo tre sanguinosi attentati costati la vita a 7 persone, tra cui tre bambini di una scuola ebraica. Siamo a Tolosa nel 2012 e la polizia, che alla fine lo ha individuato, lo assedia. Incaricato della trattativa, per ottenere la sua resa senza spargimento ulteriore di sangue, è un poliziotto anch'esso di origine magrebina, fedele musulmano o almeno così si definisce nel corso del serrato dialogo con l'assediato. Tutto finirà come deve, come è purtroppo scritto nelle decine di episodi come questo che hanno scosso la Francia e l'Europa. Un evento reale dunque e una drammaturgia, frutto della penna e della sensibilità del franco algerino Mohamed Kacimi, che basandosi e ricomponendosi a partire dalle trascrizioni sonore delle trattative stesse, in parte riproposte anche in originale, ripercorre la sintassi di un teatro inchiesta, legato ad un evento reale di cronaca che

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Fly me to the moon

È un po' e in un certo senso un ritorno all'antico, imposto certo ma sempre produttivo ed efficace, con la platea al centro, là in basso, circondata da tre file di pubblico che dai palchetti dell'ottocentesco teatro Gustavo Modena di Genova Sampierdarena (ovviamente e facilmente distanziati nel rispetto delle norme e nella tutela di tutti) assistono e ascoltano, paradossalmente più vicini del consueto e come pronti a precipitarsi nell'evento scenico. Orchestra di un antico teatro greco, o spazio al centro e circondato dell'edificio teatrale elisabettiano, qualunque cosa ricordi, ha accolto la prima drammaturgia della Rassegna di drammaturgia contemporanea che ogni anno il Teatro Nazionale di Genova propone agli spettatori a fine stagione, ma che quest'anno sembra inaugurarne una nuova di stagione, dopo la lunga chiusura,  che non a caso titola “Ritrovarci! Lo spettacolo più bello”. Un dramma minimale e purtroppo consueto nel nostro tempo incerto che ha dimenticato la dignità di tanti esclusi, poveri e nuovi poveri, lavoratori precari incapaci ormai anche di sognare un futuro diverso, coerenti loro malgrado a valori che li escludono. Un piccolo dramma, nelle tonalità e con la sintassi di

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Io sono il mio lavoro

Pino Petruzzelli non ha bisogno dei cartelloni che accompagnano i cantastorie solitari, perché la sua è una parola letteraria e drammaturgica straordinariamente figurativa, capace di moltiplicare personaggi e situazioni esteriori, orizzonti e prospettive interiori così da creare la tridimensionalità del narrare, come in uno straordinario pop up. Questa sua ultima drammaturgia, in particolare, non è solo il racconto di una vita, quella di un vignaiolo ligure che rifiuta le sirene della nostra finta modernità per restare abbarbicato ai suoi stretti terrazzamenti e alle sue vigne, ma è anche un indagine ed un giudizio di valore e sui valori del lavoro, tramite e testimone del legame tra uomo e natura e del senso irrefutabile che ne consegue. Basta una sedia su un palcoscenico e subito, con la parola, si

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Matilde e il tram per San Vittore

Il Teatro della Cooperativa ci regala, in occasione del 1° Maggio, la visione di uno spettacolo dedicato agli operai delle fabbriche: in collaborazione con A.N.P.I. Provinciale di Milano, l'Associazione Nazionale Ex Deportati (A.N.E.D.) e l'Istituto Nazionale Ferruccio Parri è stato condiviso sui canali dedicati, un estratto del lavoro di Renato Sarti, “Matilde e il tram per San Vittore”, tratto dal libro “Dalla fabbrica ai lager” di Giuseppe Valota. Il testo parte dalle testimonianze raccolte in più di vent’anni da Giuseppe Valota, presidente dell’ANED di Sesto San Giovanni. Uno spettacolo che racconta, attraverso le storie di madri, mogli, sorelle e figlie, il destino dei lavoratori deportati dai nazifascisti dopo gli scioperi del 1943 nelle fabbriche milanesi. Il video è stato realizzato con spezzoni tratti dalle repliche andate in scena al Piccolo Teatro di Milano e al Teatro Gobetti di Torino. Sul palco (divise in due cast) Maddalena Crippa, Arianna Scommegna, Debora Villa e Rossana Mola. Tutte le attrici,

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The Handmaid’s Tale – Il Racconto dell’Ancella

Continuano le rappresentazioni in diretta streaming del Teatro Teresa Pomodoro. Gli spettatori hanno potuto collegarsi, alle ore 21 di mercoledì 25 e giovedì 26 marzo, sul sito del teatro www.nohma.org o sul canale Youtube, per assistere alla diretta della lettura scenica. Il volto espressivo e carico di vita di Viola Graziosi ha dato forma attraverso le ombre del volto, che emergevano con forza dallo schermo, a The Handmaid’s Tale – Il Racconto dell’Ancella tratto dal romanzo di Margaret Atwood. Poetessa, scrittrice e ambientalista canadese. Atwwod nelle sue opere racconta la civiltà occidentale e la politica, da lei considerate a un crescente stadio di degrado. La traduzione a cura di Camillo Pennati per Ponte alle Grazie ha reso asciutta e pulita la narrazione tratta dal romanzo. Le musiche

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Marat / Sade. La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat, rappresentati dai filodrammatici...

Lo spettacolo “Marat / Sade. La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat, rappresentati dai filodrammatici di Charenton, sotto la guida del Marchese di Sade”, diretto da Claudio Gioè, in fattiva collaborazione con Alfio Scuderi, è andato in scena, in prima nazionale, nel Teatro Biondo di Palermo (Sala Grande) dal 28 febbraio all’8 marzo. Si tratta di un lavoro gradevole che ha,  Contemporaneamente, nella realizzazione della struttura dialettica del testo/capolavoro di Peter Weiss la sua maggior forza e la sua maggior debolezza. Ma andiamo con ordine. La drammaturgia dello spettacolo si dipana dal potente capolavoro di Weiss del 1962/64, ma non è possibile (e del resto, giustamente, è lo stesso regista a dichiararlo apertamente) passare sotto silenzio il fatto che, nella storia di questo testo, spiccano l’allestimento scenico e il film realizzati da Peter Brook rispettivamente nel 1964 e nel 1967. Perché è importante questo dato? Perché al di là del testo, che è del 1962, e al di là del celeberrimo quadro di David (del 1793) che è diventato una delle icone più conosciute della rivoluzione francese, Brook ha costruito un importante e famoso immaginario visivo e

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