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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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DuePenelopeUlisse

Pino Carbone, regista e autore di questo spettacolo, insieme alla firma femminile di Anna Carla Broegg, quest'ultima nei panni di Penelope, colora i suoi prodotti artistici  con una forte vena di ironia e di irriverenza. Anche in questo caso le due figure cardine della letteratura greca piombano in una dimensione metateatrale inusuale, che li pone l' uno di fronte all'altra, in confessione con il regista, ma anche con lo stesso pubblico. Insomma, non aspettate di riconoscere il racconto omerico nelle sue fattezze classiche, ma  il famoso poema - che all' interno di questo spettacolo è ripetutamente definito "romanzo"- ,  costringe i due protagonisti dell' Odissea ad un confronto serrato sulla scena, la prima notte, dopo l'atteso ritorno di Ulisse. Carbone parte sicuramente dalla fonte letteraria e arriva alla citazione dell'allestimento/performance della famosa Marina Abramovic, ricordando il momento in cui il compagno, che l'artista internazionale non vedeva da trent' anni, è improvvisamente

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Fellini radioshow

È il primo dei “3 TRAVESTIMENTI”, e l’eco sanguinetiana non è ovviamente una casualità, che Alberto Gozzi ha scritto e sta dirigendo al teatro Astra di Torino in apertura della nuova stagione di TPE Teatro Piemonte Europa. Di Federico Fellini qui si presenta in scena la parola, scritta o disegnata, quando ancora l’immagine cinematografica non era stata concepita ma si nascondeva in attesa di schiudersi nel nido fecondo di una visione del mondo ironico ma non grottesco, in cui quel particolare onirismo che appunto nasce dal racconto forniva una prima sintassi ancorata al suono. Quel nido era stato costruito infatti nel mondo della radio, che Alberto Gozzi ben conosce per averlo frequentato a lungo, quell’EIAR degli anni 40 che offriva un riparo occasionale alle tragedie e alle angosce

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Comunismo addio?

Nell'affascinante sala del Teatro di Documenti di Roma ho assistito a questo spettacolo scritto e diretto da Stefania Porrino. Il testo è stato scitto una decina di anni fa e premiato nel concorso Donne a teatro. Non conosco personalmente l'autrice ma penso che lo spunto del lavoro sia fedelmente autobiografico, tanto nei fatti rievocati dalla protagonista in scena, quanto dalla riflessione che ne scaturisce e che in qualche modo da il titolo al testo. Lo spettacolo alterna tre piani narrativi. Il primo, qui ed ora e dunque teatrale in senso stretto, è rappresentato da due uomini e una donna di mezza età che tra chiacchiere futili e qualche battuta tentano di vivere alla meglio la crociera che li porta, lungo il fiume Dniepr e poi sul Mar Nero, a visitare le città e i siti storici in Ucraina. Il secondo piano narrativo vede protagonista la guida della crociera, una donna di origine tartara che si abbandona a soliloqui raccontandoci, attraverso la sua esperienza diretta, la persecuzione che Stalin perpetrò nei

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L'ora di ricevimento

La scuola è da sempre il polo di attrazione di riflessioni sull’umano e sulla società. Al Franco Parenti di Milano fino al 29 ottobre (via Pier Lombardo, 14), Stefano Massini immagina una banlieu parigina e un prof di Lettere alle prese con una cinica rassegnazione verso il mondo multiculturale e talvolta sottosopra che lo circonda. L’ora di ricevimento dei genitori è il binocolo con cui si osserva la realtà, un momento in cui il prof Ardeche (un ispiratissimo Fabrizio Bentivoglio) incontra famiglie sgangherate, idiosincrasie e paradossi della moderna società. Un mondo in cui il professore non è l’autorità indiscussa a meno che non colga ragioni per rendersi autorevole agli occhi altrui; un mondo in cui il prosaico e il pragmatico paiono cannibalizzare le idealità di una professione e di una relazione – quella educativa – che tanto immaginario ci ha consegnato come archetipica e radice della realizzazione personale. Quello spazio temporale diventa la metafora del mondo reale dove ognuno recita il

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Atti osceni. I tre processi di Oscar Wilde

Dalle parti del meneghino Elfo Puccini (corso Buenos Aires, 33) la rilettura di Oscar Wilde continua a gonfie vele tra le mani del duo registico Ferdinando Bruni e Francesco Frongia. Dopo una “Salomè” radicalmente trasformata e la narrazione del “Fantasma di Canterville”, questa volta tocca a “Atti osceni. I tre processi di Oscar Wilde”, testo bellissimo di Moisé Kaufman in scena fino al 16 novembre ‘17. Insignito della National Medal of Arts dal Presidente Barack Obama, Kaufman sa unire la ricostruzione minuziosa dei tre processi estenuanti a cui il brillante scrittore irlandese è stato sottoposto, alla ricerca teatrale di sostanza, con la scelta di soluzioni di accelerazione e rallentamento del narrato degni di un grande affresco storico. La spavalderia della nobiltà londinese che afferma la propria virilità

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L'esecuzione

Una scrittura ancora più intensamente lirica, una sorta di ansia di translitterazione del reale in parola poetica, permea questa drammaturgia di Vittorio Franceschi messa in scena a Genova da Marco Sciaccaluga. Un disertore condannato a morte e già accecato ripercorre a ritroso, nel buio della sua mente, la peripezia che, forse suo malgrado o forse con lucidità consapevole, mai lo sapremo, lo ha condotto in quel luogo ed in quel tempo distopico, luogo e tempo abitato da una donna che lo interroga e custodisce, ma sembra non avere identità autonoma, identificandosi e sovrapponendosi alla narrazione come una sua oscura e grottesca proiezione. È un tempo negato e rinnegato quello che accoglie la narrazione, un narrare che si accomoda ed affastella in un ritmo senza uscita e che ritorna

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