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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Ritratto di donna araba che guarda il mare

Un uomo europeo e una donna araba. Si incontrano in nord Africa, in un paesino affacciato sul mare; lui è lì per lavoro, lei ci vive. Parlano due lingue diverse – ma che per lo spettatore sono la stessa lingua -, cercano di capirsi, si incontrano e si intrecciano nei rispettivi codici culturali. Al Teatro Franco Parenti di Milano (via Pier Lombardo, 14)  fino al 25 giugno va in scena il particolarissimo “Ritratto di donna araba che guarda il mare”, di Davide Carnevali, per la regia di Claudio Autelli. Vincitore del 52° Premio Riccione per il Teatro, è un testo che mette da parte la retorica, sia quella buonista che quella oltranzista. Racconta l’incontro tra due mondi, fatto di parole poco comprese non tanto perché

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Leila della tempesta

Come si dà il dialogo tra due anime lontane, lontanissime, in uno spazio non più grande del parlatorio di un carcere? Può lo spazio angusto avvicinare gli spiriti, assorbire gli attriti e spianare una strada che là fuori li attende senza insidie, sospetti, oltre le divergenze e i muri blindati?  Lì, attorno a un tavolo, si trovano i due interlocutori di un dialogo fitto e non prevedibile in cui si parla di religione, cultura e culture, libri sacri, tradizioni, libertà, diritti, soprattutto diritti. Perché il fronte a fronte tra la giovane detenuta tunisina e il volontario italiano mette in campo la nostra Costituzione. Questa, soprattutto, la novità e il merito di questo lavoro presentato alla quinta edizione de I teatri del Sacro, che quest'anno si è svolta, per la prima volta dopo quattro edizioni lucchesi, ad Ascoli Piceno. Leila della Tempesta è il titolo di una mirata riduzione dell'omonimo testo di Ignazio De Francesco,

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Mors tua vita mea

Forse si dà troppo per scontato, nella odierna comune percezione, che la generazione dei trentenni in Italia e non solo, i cosiddetti “millenial”, sia una generazione avviata a perdersi, quasi che questo sia una specie di imprimatur genetico, una colpa intima e intrinseca insomma a quel gruppo di persone anagraficamente assimilate, e non al contrario l’effetto perverso della ricaduta di una crisi economica e sociale che ci ha tutti segnato e di cui loro, i trentenni appunto, sono diventati una cartina al tornasole se non addirittura un collettivo capro espiatorio. Questa breve drammaturgia della giovane Silvia Zoffoli, che cerca di aprirsi una originale strada creativa tra cinema e teatro, tra scrittura e regia, tenta di mostrarci un’altra faccia, più nascosta e meno sondata, di questa crisi contemporanea, quella della introiezione della colpa che pare caratterizzare molte di quelle vite, che

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Masculu e fimmina

A “Primavera dei teatri” 2017 Saverio La Ruina ha portato la sua ultima creazione, “Masculu e fimmina” (il 2 giugno, nella Sala Consiliare), uno spettacolo importante che ha iniziato il suo percorso già nel 2016. Cosa si può dire criticamente di questo spettacolo di più e/o di diverso di quanto su di esso ha già scritto la più avvertita critica nazionale? Profondità di lettura della realtà, consapevolezza culturale, intelligenza scenica e di scrittura, potenza linguistica, ritmo ipnotico, coraggio civile: tutte caratteristiche di questo spettacolo e tutte qualità riconosciute che connotano il linguaggio e l’intera produzione di questo artista. Eppure, rispetto ai lavori precedenti, in questo spettacolo un elemento sembra stagliarsi con più complessità e problematicità: l’intersecarsi politico tra la dimensione della provincia/periferia e quella della città, del sud e del nord Italia, dell’antico che

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Cattiverie

Il nostro è un mondo proprio strano, tirato verso due atteggiamenti mentali opposti. Se da un lato si mostra capace di grandi atti di violenza e infamia, d’altro lato la comunicazione multimediale e le nostre relazioni sociali sono costruite sul politicamente corretto, il buono-bello-felice che deve pervadere la narrazione di ogni evento. Dalla Svizzera italiana il Teatro d’emergenza costruisce uno spettacolo su questa riflessione (Teatro Libero di via Savona 10, fino al 17 giugno).  A partire da “Una modesta proposta” di J. Swift, Luca Spadaro (che ne è anche il regista) elabora “Cattiverie”, uno spettacolo in tre parti scollegate tra loro eppure unite dal filo rosso della cattiveria. Che non è il male, è una sua variante, una sua declinazione. Ma andiamo con ordine. C’è l’attore comico sul palco di un ipotetico teatro con applausi finti che, battuta dopo battuta, guida il pubblico a ridere di

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Seră biserică

E’ sicuramente un argomento attuale e crudo quello che affronta nella pièce “Seră biserică”, proposta al Centro Zo di Catania, l’autore ed attore palermitano Giacomo Guarneri che accende i riflettori su un tema scottante quale la condizione delle donne rumene nelle campagne del ragusano, sfruttate e abusate da alcuni imprenditori agricoli locali. “Seră biserică” in rumeno vuol dire “La serra-chiesa”, infatti quel luogo di lavoro dove si coltivano pomodori è una sorta di chiesa dove si obbedisce con cieca ritualità fideistica al signore -padrone, al quale ci si rivolge anche con una preghiera blasfema (“Padre nostro che sei nei cieli…”). Il lavoro, della durata di circa 60’ e diretto da Giacomo Guarneri e Marcella Vaccarino, nasce da un progetto dell'associazione "Santa Briganti" che lo ha anche coprodotto insieme all'associazione "La pentola nera" di Palermo e che ha trovato il sostegno

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