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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Bashir Lazhar

È iniziata con questo testo canadese, già noto soprattutto per la sua non lontana trasposizione cinematografica, la ventiquattresima “Rassegna di drammaturgia contemporanea” organizzata dal Teatro Nazionale di Genova e che tradizionalmente introduce alla estate dei Festival, pur conservando caratteristiche e suggestioni singolari, soprattutto per il suo essere a cavallo tra la “stagione” cittadina e il “festival” diffuso sul territorio. Al riguardo spiace notare che tra le cinque opere selezionate quest'anno non ve ne sia neanche una italiana purtroppo questo non ci sembra una cosa buona per la nostra drammaturgia, soprattutto se l'organizzazione viene dal  teatro pubblico. Comunque il testo della francofona Evelyne de la Chenelière è un bel testo e sa intercettare con semplicità e naturalezza, quasi con serenità, suggestioni profonde e controverse della nostra contemporaneità che erge con grande grancassa i vessilli dell'umanità e della libertà ma, ipocritamente e strumentalmente, si lascia

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Ridi, pagliaccio!

Lo spettacolo di e con Adriano Aiello “Ridi, pagliaccio!” con la regia del noto David Larible (“Il clown più bravo del mondo” - New York Times) è stato ospite al Centro Zo di Catania all’interno del "Cirque de Printemps - Festival di circo contemporaneo". Protagonisti Adriano Aiello e gli attori-musicisti Bruno Morello e Salvo Giorgio. In una scenografia costellata di vari oggetti e di una panchina da dove spesso si muove il protagonista, con le coreografie di Liliana Lo Furno, gli effetti sonori di Massimo Fragalà e le musiche suonate dal vivo da Bruno Morello e Salvo Giorgio, il vero, esilarante e travolgente protagonista è proprio lui, Adriano Aiello, allievo di David Larible che racconta al pubblico - coinvolgendolo spesso sul palco - la giornata tipo di un uomo qualunque, tra successi e

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Alcibiade

La stagione del Centro Magma di Catania ha ospitato nella sala Magma di via Adua 3, la novità assoluta di Renato Pennisi, “Alcibiade” per la regia di Salvo Nicotra e con l'interpretazione di Antonio Caruso. Lo spettacolo è prodotto dal Centro Magma in collaborazione con le associazioni Terre Forti e Darshan. La pièce, che nasce - a detta del regista - da una metodologia creativa laboratoriale, è il frutto di un lavoro collettivo, che viene fuori soprattutto dall'intesa professionale tra il regista e deus ex machina della Sala Magma, Salvo Nicotra, l'autore Renato Pennisi (che ricordiamo presente nel 2015, nella stessa location, con "Oratorio di Resurrezione"), l'assoluto protagonista Antonio Caruso, gli autori delle musiche "Oi Dipnoi" e la scenografa e costumista Donatella Marù. Alla realizzazione dello spettacolo ha contribuito  anche Orazio Indelicato, prezioso direttore di scena, mentre la vocalità nelle musiche è di Lucia Nicotra e Donatella Marù. Il monologo, in circa 60', vede

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L'uomo calamita

Il Centro Zo di Catania ha ospitato, nell'ambito del "Cirque de Printemps – Festival di Circo Contemporaneo", la pièce “L’uomo Calamita”, proposta tra circo, musica e letteratura, scritta e interpretata da Giacomo Costantini, Fabrizio “Cloyne” Baioni e Wu Ming 2 (Giovanni Cattabriga). Prodotto da Circo El Grito (una delle compagnie di circo più apprezzate in Italia), coprodotto da Fondazione Pergolesi Spontini, Sosta Palmizi e realizzato grazie al sostegno del Ministero dei Beni Culturali e Regione Marche. Le musiche dello spettacolo sono di Fabrizio Baioni, consulenza alla drammaturgia di Luca Pakarov, costumi di Beatrice Giannini, luci di Domenico De Vita. Il lavoro, in circa 40', racconta la storia dell’Uomo magnetico, nel  paesino di fantasia Corniolo, grazie alla voce narrante di un banditore, direttore e protagonista (quella di Wu Ming 2- Giovanni Cattabriga),  tra le fragorose bordate punk-rock alla batteria di Fabrizio “Cloyne" Baioni (che sfoga così la sua rabbia da quando i nazisti gli hanno ammazzato il fratello). L’uomo Calamita è una sorta di acclamato super eroe antifascista che si oppone alle espulsioni degli zingari, ai divieti dei nazi-fascisti di quei

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Kaddish

La Beat generation sta vivendo una nuova giovinezza in termini di interesse di media e ambienti culturali. Pregevoli pubblicazioni ricostruiscono quella specialissima temperie artistico-letteraria, il cinema ha provato a divulgarla, l’editoria non cessa di pubblicare i grandi nomi del movimento come Allen Ginsberg. Il Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo, 14 a Milano fino al 30 maggio 2019) affida al mostro sacro della scena, Ferdinando Bruni, il difficilissimo compito di portare in scena un testo non proprio noto a tutti, “Kaddish”. Chi è più adatto, dopo aver conquistato il pubblico con le sue versioni di Rimbaud, Poe e Salinas? Verboso, strabordante, intensissimo come è solito alla penna di Ginsberg – che per di più scrisse questo testo ispirato da droghe psicotrope -, ma altrettanto inadatto alle scene, verrebbe da pensare. Il miracolo riesce a Bruni che, per la regia di Francesco Frongia, immagina un reading poetico sui generis. L’attore lombardo entra in scena assiepato dietro a

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Come sono diventato stupido

Plusdotato, normodotato, ipodotato, diversamente dotato ovvero diversamente abile, sono definizioni che la nostra contemporaneità, ed una certa idea trasfigurata della psicologia, hanno introdotto e che un ipocrita politically correct ha enfatizzato allo scopo di segmentare, catalogare, strutturare la percezione sociale e la società stessa. Luoghi comuni dunque per gran parte, ma non luoghi di condivisione bensì luoghi mentali di 'divisione' che sotto una finta spinta egualitaria ed egualizzante nascondono una gerarchizzazione e un irrigidimento dei rapporti sociali funzionali al mantenimento del controllo sulla società stessa. Luogo comune principe è dunque, in tutta questa confusa catalogazione, l'intelligenza paradossalmente utilizzata non per comprendere, perché la comprensione sarebbe apportatrice di infelicità, ma bensì per giudicare e classificare i più e i meno, i meglio e i peggio (gli stupidi) di questa nostra società, così da paradossalmente confermare ciascuno nella propria posizione. Questo, a mio avviso, il nucleo fondante della drammaturgia e soprattutto del romanzo da cui è tratta, drammaturgia e romanzo che conservano le stimmate di un racconto che si vorrebbe

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