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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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La cena delle belve

L'idea che un evento straordinario, che si impone all'ordinario andare di esistenze anonime e consuete, sia capace di produrre tensione fino alla dissoluzione delle maschere sociali che ci abituiamo ad indossare, più per debolezza che per consapevolezza, e che da ciò emergano le ferite e le mancanze di anime che confidavano di non dovere mai essere messe alla prova, è interessante, anche se in po' abusata nelle varie declinazioni drammaturgiche che ha nel tempo saputo intraprendere. Verità vorrebbe, anche se non sempre è così e qualche lampo o riflesso di rivolta verso il proprio e l'altrui destino si intravvede, che emergano ordinarie vigliaccherie, debolezze inconfessate, istinti di sopravvivenza che piegano etiche di superficie, alfabetizzate per il minimo che serve ad un instabile equilibrio familiare o sociale. Questa drammaturgia, dell'armeno/francese Vahè Katchà, nella versione e ambientazione italiana, nella Roma occupata dell'autunno 1943, curata da Vincenzo Cerami, ne

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Silent city

Abbiamo dimenticato che i luoghi, e ancor più le città che sono i luoghi dell'umanità nel suo percorso, sono capaci di raccontarsi, basta ascoltare, e lo abbiamo dimenticato perché viviamo come  oggi viaggiamo, con gli occhi e gli orecchi appiccicati a guide patinate ammalianti come sirene, senza guardare ciò che succede e pulsa attorno e oltre. Questo spettacolo, evento di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, per fortuna riesce a farcelo ricordare, soprattutto perché riesce ad ascoltare il luogo anzi i luoghi in cui transita, senza la distrazione del turista o la supponenza di chi crede di custodire comunque e di concedere, di grazia, dall'alto. Anche in questa occasione, l'ascolto e l'attenzione ad una collettività spesso dimenticata, soprattutto quando si pretende di esserne interpreti indiscussi e sordi, si conferma un filo conduttore importante della ricerca artistica ed estetica di cui la città e il suo territorio si sono fatti tramite, approfittando della nomina, meritatissima peraltro, europea. Basta ascoltare dunque o guardare meglio e la bellezza si mostra, gratuita e disponibile ma anche grata e riconoscente, come questa terra cui un riguardo un poco, solo un poco, più attento

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Turi Marionetta

Il fortunato e pluripremiato spettacolo “Turi Marionetta”, dell'attore ed autore catanese Savì Manna, con più di 60 repliche sui palchi di mezza Italia, Canada e Francia, è stato riproposto, in una nuova edizione, ospite di Fabbricateatro, alla Sala Giuseppe Di Martino di Catania, in via Caronda 82, a dieci anni esatti dal suo debutto. Vincitore del Premio Vernacolo al concorso La riviera dei Monologhi, Bordighera (IM) nel 2015 e Vincitore del Premio Speciale Giuria Tecnica, XXXVI Premio città di Leonforte (EN) nel 2017, lo spettacolo “Turi Marionetta” si avvale della scenografia e disegno luci di Salvo Pappalardo, delle marionette di Cartura, della musica “Rapsodia di una marionetta” di Savì Manna, produzione Leggende Metropolitane. E' un monologo che racconta storie di marionette, pupi, pupari e cantastorie. In un atto unico di circa 55 minuti viene rivisitata la storia sociale delle marionette, esaltando anche la grande tradizione siciliana dell’Opera dei pupi. Tutto nasce da un lavoro di ricerca dello stesso Manna sull’universalità, sulla storia, sulla comunicazione della marionettistica, che attraversa i tempi, gli anni, le epoche e suscita ancora oggi emozioni,

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Lo Sguardo di Polifemo

Teniamo a bada i mostri e soprattutto il mostro che è in noi. Questo, il messaggio poetico de “Lo Sguardo di Polifemo”.  Il Nuovo spettacolo di STN-Studionovecento su testo di Paolo Bignami, in anteprima per noi  nello spazio laboratorio, la regia è di Marco Pernich. Paolo Bignami autore pluripremiato (premio Fersen 2012, Tragos nel 2016) affronta in questo testo il rapporto fra gli uomini e le macchine, “Master Web”, il Grande Fratello della rete, che per molti giovani è un punto di riferimento ma anche un luogo in cui perdersi, per non affrontare il reale. Il testo prende diverse direzioni poiché le tematiche in campo sono molte: la diversità (i due protagonisti sono entrambi disabili: un ragazzo cieco e una ragazza che ha perso la voce a causa di un trauma); l’antisemitismo e il razzismo; il liberismo e l’economia del consumo...Difficile tenere tutto in un unico sguardo. Quale sguardo scegliere? Quello dell’occhio rotondo di Polifemo innanzitutto. Chi è Polifemo? Un ciclope, un mostro ma anche un uomo che perderà l’unico occhio che ha, per la sua ingenuità. Polifemo nel testo di Bignami è il giovane cieco che usa questo nome per navigare in rete e soprattutto per nascondersi dalla

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Mia

Parafrasando il buon Bertolt Brecht, come un paese veramente civile non avrebbe bisogno di eroi, così una Società veramente giusta ed equilibrata non avrebbe, del pari, necessità di un giorno dedicato alla violenza sulle donne, di dedicare cioè un giorno ad una sorta di auto da fé innocuo, per sgravarsi la coscienza rispetto a ciò che continua a succedere negli altri 364 giorni e su cui spesso si preferisce stornare lo sguardo. Spiace pensare che questa sia la situazione psicologica e sociologica prevalente anche di questo mondiale 25 Novembre, dall'Onu individuato per ricordare, tanto più che non sfugge nel prevalente atteggiamento maschile, lungi dal profondamente mettere in discussione una struttura di superiorità impietrita da secoli di educazione e auto-convincimento, una sorta di graziosa concessione e non di un vero riconoscimento degli squilibri e delle differenze, dei motivi profondi, cioè, delle prevaricazioni anche prima delle violenze vere e proprie. Ricorda infatti, questo atteggiamento, la concessione liberale di un sovrano che non vuole mettere in discussione il suo potere, ma bensì conservarlo con altri mezzi, piuttosto che il riconoscimento di un diritto intrinseco ed

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Kafka e la bambola viaggiatrice

È, questo spettacolo, una straordinaria sovrapposizione narrativa, il racconto di un racconto raccontato in scena, in un duplicarsi continuo di orizzonti sintattici, estetici e psicologici che dà realtà drammaturgica ad una suggestione, ad un sogno, ad un momento di vita su cui non abbiamo prove che non siano le parole che lo compongono, suggerite l'una dopo l'altra dal contatto trasfigurato, così difficile e raro, con l'intimità dei nostri sentimenti, più veri del vero, più reali del reale e più sinceri di ogni distaccata e razionale composizione. Corre l'anno 1923 ed in un parco a Berlino Franz Kafka incontra una bambina che piange su una panchina. Ha perso, inconsolabile, Brigida, la sua bambola. Lo scrittore, nella sua parte forse più sconosciuta e misconosciuta, è come folgorato da quell'incontro, dalla rivelazione che questo custodisce, dallo spazio psicologico e affettivo che da esso parte e si dipana. Una suggestione ed una ispirazione che lo riguarda, riguarda la bambina

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