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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Platero Y Yo

Sono rari i momenti o le occasioni, in questa nostra convulsa e frenetica, o forse solo ottusamente impegnata a 'disperdersi' dissolvendosi in rete, contemporaneità, in cui ascoltare ciò che ci sta a fianco o sull'orizzonte della vita e in cui guardarsi dentro. Lo spettacolo che ieri, 2 ottobre, ha inaugurato la stagione del Teatro Nazionale di Genova è uno di questi rari momenti ed è stato capace di mostrarci e suggerirci sentimenti essenziali, semplici perché prima o oltre ogni artificiale complessità, del vivere in noi e con noi, alcuni tratti cioè di quell'amore per la vita e la natura, che talvolta transita tra animali e bambini, e che dovrebbe sempre appartenerci ma che sembra al contrario abbandonato. È, in questo, efficace e a mio parere condivisibile la scelta di Ugo Dighero, anzi la sua doppia scelta, a partire dal testo, una selezione da una scrittura del poeta spagnolo Juan Ramon Jiménez premio Nobel nel 1956, che sembra lontano nel tempo e nello spazio mentale di una arcadia oltre o prima

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Pane e petrolio

Esiste, io credo, nel mondo contemporaneo, cosa che inevitabilmente ha cominciato a contaminare e condizionare anche il mondo del teatro, una vera e propria idiosincrasia per il “mistero”, inteso ovviamente nella sua più ampia accezione estetica, quasi che tutto debba essere illuminato e messo allo scoperto, fin denudato, perché ci sia una risposta sempre, ad ogni domanda. Invece spesso in questo oscuro che sta dentro il mistero c'è una verità, una sincerità che non va dimostrata o spiegata, basta mostrarla con la forza concreta del gesto che fonda e inonda la parola, perché si mostri all'occhio che guarda, quando vuole guardare, e all'orecchio che ascolta, quando vuole ascoltare. Sorge così il dubbio che tutto questo illuminare sia un modo per nascondere e allontanare la vita da noi e noi dalla vita. Questo scrisse, a proposito delle domande e delle risposte, a suo tempo Stefano Pasquini: “A me, quando uno mi fa una domanda, io di solito rispondo, anche perché è cortesia

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Io, Sarah

Lo spazio estivo del Centro Zo di Catania, “SpiazZo”, ha ospitato il monologo "Io, Sarah", tratto dal romanzo di Francesca Auteri "Ultime ore di Sarah Kane", per la riduzione e l’adattamento di Giovanni Arezzo ed Alice Sgroi, produzione Mezzaria Teatro. Da una idea di Erica Donzella, la pièce, in circa sessanta minuti, propone sul palco la recitazione di una determinata, camaleontica Alice Sgroi nei panni della complessa e controversa drammaturga inglese Sarah Kane, una delle più discusse autrici del teatro contemporaneo europeo, autrice di cinque testi teatrali ("Blasted" (Dannati) – 1995, "Phaedra's Love" (L'amore di Fedra) – 1996, "Cleansed" (Purificati) – 1998, "Crave" (Febbre) – 1998 e "4.48 Psychosis" (Psicosi delle 4 e 48) – 1999), tutti con temi particolari (stupro, cannibalismo, malattie). La Kane - ricordiamo - che ha combattuto a lungo con la depressione, causa poi della sua morte per suicidio nel 1999, a soli 28 anni, uccisa, comunque, dal suo modo di essere e sentire il mondo, l'amore, gli altri. Uccisa dalla sua solitudine, dall'assenza di amore. La messa in scena, con la difficile regia di Giovanni Arezzo, punta sul controverso personaggio e

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Dora in avanti

“Dora in avanti”, è l’interessante pièce scritta dal fumettista drammaturgo reggino Domenico Loddo, per la regia di Christian Maria Parisi, produzione Teatro Primo di Villa San Giovanni, vista lo scorso 31 Agosto al Giardino Pippo Fava di Catania, all’interno della rassegna “Sere d’estate in giardino”, organizzata dal Centro teatrale Fabbricateatro. Si tratta un monologo interattivo, che tiene sempre desta l’attenzione del pubblico e che, in circa 55 minuti, vede come convincente protagonista l’effervescente Silvana Luppino che, vestita di nero, racconta una vita negata, una vita in continuo rigetto, ovvero il percorso esistenziale di Dora Kieslowski (omonima del celebre regista e sceneggiatore Krzysztof, autore dei film tv “Decalogo” e dei lungometraggi “Tre colori”), una donna unica e particolare e che sfugge a ogni controllo, che parla, si svela e si autodistrugge. Dora va ai funerali, perché trova più dignità nella sofferenza di chi ha perso qualcuno, ha un figlio, ma non riesce a

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Viola dalla parte delle cicogne

“Viola dalla parte delle cicogne”, spettacolo pensato e scritto dalla drammaturga catanese Lina Maria Ugolini e diretto da Giannella D’Izzia, ha debuttato il 9 agosto scorso, ad Augusta (in provincia di Siracusa) in un suggestivo spazio scenico realizzato in un agriturismo. Si tratta, sinteticamente, di uno spettacolo che costringe il pubblico a confrontarsi con la sostanza poetica della sua tessitura linguistica e scenica. Cosa si vuol dire con l’espressione “sostanza poetica”? Si vuole indicare un impasto linguistico e/o più ampiamente segnico nel quale, all’insegna del ritmo, la connotatività prevale di gran lunga sulla denotatività del discorso. Segni e simboli vengono accostati e intrecciati non sulla base di riferimenti logici, ma sulla base di percorsi emozionali e simbolici: così sulla spina dorsale del racconto doloroso, poeticissimo e suggestivo di Viola, la giovane rom e prostituta poverissima del Lentinese che viene aggredita e costretta a scappare da un maniaco e infine salvata in

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Cara compagna. Ricordi di un amore vero

Il Teatro Gamma ha proposto al Giardino Pippo Fava di Catania, nell’ambito della rassegna "Sere d'estate in giardino", organizzata da Fabbricateatro, la novità di Gianni Scuto "Cara compagna. Ricordi di un amore vero". In circa 70 minuti, lo spettacolo racconta - in modo parallelo - una storia d’amore molto contrastata, quella tra Palmiro Togliatti e Nilde Iotti e una storia politica, quella del Partito Comunista Italiano dal 1948 (anno dell’attentato a Togliatti) fino ad arrivare agli anni in cui la Iotti, ormai sola dopo la morte del Segretario Generale del PCI, diventa presidente della Camera dei deputati della Repubblica Italiana. Lo spettacolo si apre con i tre colpi di pistola per l'attentato a Togliatti e si chiude con il tintinnio della campanella di Nilde Iotti alla Camera dei deputati. La pièce, tratta quasi interamente dalle lettere scritte dai due innamorati, è intrisa di sentimenti, di politica, di amore, di passione autentica tra due noti personaggi del tempo quali Nilde Iotti e Palmiro Togliatti. Il regista

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