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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Italiani Veri

Da ItalianSelfie, blog sugli italiani, nato nel Novembre 2014, è nata l’idea di uno spettacolo chiamato “Italiani Veri” e proposto nella sala del Teatro del Canovaccio di Catania dagli autori ed interpreti Nicola Alberto Orofino ed Irene Serini, curatori dell’interessante blog ed amici sin dai tempi della scuola del Piccolo Teatro di Milano. Nicola Alberto Orofino, catanese, apprezzato attore e regista ed Irene Serini, attrice di Trieste che vive a Milano, sulle tavole del “Canovaccio” di Catania, in circa 50’, tra video, un tavolo con due pc portatili e due sedie, propongono un progetto singolare, una idea di spettacolo sicuramente interessante, cercando di far riflettere - in modo semplice, simpatico e divertente lo spettatore - indagando e mettendo in relazione gli italiani e loro reciproche diversità geografiche, linguistiche, sociali, culturali e lavorative. Durante la pièce i due amici protagonisti, Orofino e Serini, dialogano, si contraddicono, raccontano della strage di Capaci e della morte di Falcone,

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Celeste

Mentre al cinema sta per approdare il nuovo film tratto dai fumetti Marvel, dal titolo “Black Panther”, il cui protagonista è un super eroe di colore, re di un mondo immaginario in una Terra futuristica, in attesa di un pubblico assetato e appassionato di fumettoni cinematografici, in un piccolo teatro napoletano, nei sotterranei della celebre piazza Dante, conosciamo un’altra “Pantera Nera”. Questo era il soprannome di Celeste Di Porto: torniamo indietro al 1944 e ci fermiamo a Roma. Nessun fumettone, nessun effetto speciale, molta azione, numerose vittime, insomma, il paragone iniziale vuole azzardare un confronto tra due prodotti artistici molto lontani, sia per ambientazione che per genere, ma curiosamente e casualmente affini nel soprannome dei protagonisti. CELESTE, appunto, titolo di questo spettacolo e personaggio eponimo, accoglie il pubblico napoletano, dopo il fortunato debutto romano, nel prolifico teatro Tram di Port’Alba, a Napoli. In scena dal 25 al 28 gennaio, il testo e la

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Ogni storia ha la sua musica

L'attore, drammaturgo e regista catanese Savì Manna, dopo i consensi con il pluripremiato spettacolo per ragazzi "Turi Marionetta", ha deciso di cambiare totalmente registro puntando - con una prima nazionale -, su un testo, su una operazione coraggiosa e complessa, mettendo in scena al Centro Zo di Catania, nell'ambito della rassegna "Altrescene"/Nuova drammaturgia siciliana, la pièce teatral-musicale, "Ogni storia ha la sua musica", prodotta da Santo Maccarrone con il sostegno di Leggende Metropolitane, Zo Centro Culture Contemporanee e Statale 114. Con "Ogni storia ha la sua musica" Savì Manna, è stato finalista al Concorso europeo di drammaturgia Premio Tragos nel 2014. Il lavoro, venuto fuori dopo quattro anni di lavorazione è stato proposto nella giornata internazionale che celebra le vittime dell’Olocausto ed in due serate affollatissime ha coinvolto ben trenta elementi. Sulla scena di Salvo Pappalardo oltre allo stesso autore Savì Manna, che firma anche la regia, Turi

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Freud o l’interpretazione dei sogni

Non è un personaggio molto amato dalla psicanalisi contemporanea, che gli ha preferito altri modelli. Non è un testo teatrale né teatrabile così facilmente, a fronte di una drammaturgia contemporanea che sfugge di fronte a generi diversi. Eppure è un vero gioiello “Freud o l’interpretazione dei sogni” in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano (Largo Greppi, 1) in prima nazionale assoluta (23 gennaio -11 marzo 2018). Il testo è tratto dal capolavoro freudiano ad opera di Stefano Massini (che abbiamo già apprezzato nella “Lehman Trilogy che tanto successo ha ottenuto nella stagione passata al Piccolo Teatro), che rende la pietra miliare della pricanalisi moderna una sorta di romanzo di formazione. Federico Tiezzi (che ne è anche il regista) e Fabrizio Sinisi hanno adattato il testo attraverso un duplice lavoro di mantenimento dell’atmosfera post-positivistica dell’approccio scientifico alla materia psichica, con l’integrazione di materiale biografico dell’esperienza di Freud. La regia è

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Acqua di colonia

“Acqua di Colonia”, spettacolo che ha debuttato a Novembre 2016 al Romaeuropa Festival, scritto, diretto ed interpretato da Elvira Frosini e Daniele Timpano, è stato ospite al Centro Zo di Catania, nell’ambito della rassegna “Altrescene”. Prodotto da Romaeuropa Festival, Teatro della Tosse, Accademia degli Artefatti, con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio, è uno spettacolo complesso, di parola e di notevole ironia ed è nato dalla collaborazione e con la consulenza della scrittrice italiana di origini somale Igiaba Scego. La pièce, in circa due ore, vede la coppia Frosini-Timpano introdurre lo spettatore nel tema del colonialismo nella storia italiana, con le sue conseguenze culturali “imbarazzanti” per il Paese. La prima parte dello spettacolo, a tratti stiracchiata, è chiaramente introduttiva al tema che si vuole trattare e vede al centro di una scena spoglia, un ragazzo di origine africana reclutato di volta in volta nella città dove si recita, che ascolta in silenzio e incarnando il ruolo di quegli

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Isabel Green

Il sogno americano è andato in fumo, in fumo la gloria, il desiderio di successo e felicità il mondo patinato di Hollywood vacilla, svela il marcio che c’è dietro. In un’atmosfera da girone infernale, la macchina del fumo sempre accesa e una stella nera dalle punte affilatissime, (brava Maria Spazzi) Serena Sinigaglia dà magicamente vita alla parola poetica e tagliente di Emanuele Aldrovandi e lo fa nel suo personale stile creativo e originale. Anima il monologo mostrando in sessanta minuti tutta una vita da invidiare, quella di una star. Ma il simbolismo degli oggetti scenici ridotti al minimo e la gestualità del personaggio, rivela da subito il dramma. Maria Pilar Pérez Aspa, pura incisiva e penetrante, interpreta una donna delusa e sfinita, sull’orlo della follia. Tutti i toni e le sfumature sono significativi non c’è un movimento fuori posto. Ogni gesto è parte di un messaggio più ampio. Non ci sono dubbi. Se non vogliamo che i nostri desideri e i nostri sogni vadano in fumo, dobbiamo lottare

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