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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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To Play or to die

Quante sono le messinscena di “Amleto” che si realizzano nel mondo ogni anno? Centinaia, migliaia. E quante parole si scrivono per commentare o definire criticamente gli spettacoli che si rappresentano? Innumerevoli. Tutto questo configura nel mondo la presenza del teatro quasi fosse un lievito di civiltà, il fronte di una  battaglia di cultura e progresso. Ma a rifletter bene, è davvero così? Davvero il mondo è mai cambiato di una virgola grazie al teatro o anche solo al buon teatro? Forse no, forse il male, la ferocia, la violenza, o anche solo l’incultura e la grettezza che ci circondano stanno lì a testimoniare tutta l’inutilità politica del teatro e, se si vuole, di ogni forma d’arte. Vale la pena quindi di interrogarsi ancora sulla voce di Amleto, (come di qualunque altro mito teatrale, grande o piccolo)? Val la pena di star lì a interpretarlo nel suo mistero perturbante? Vale la pena di notare il marcio che c’è nel regno di Danimarca e rileggerlo, riscoprirlo, superare l’orrore e contemplarlo con

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Shock in my town

Prodotta da “Retablo”, che ha così festeggiato i suoi trent’anni di attività, è stata proposta al Centro Zo di Catania, nell’ambito della rassegna di teatro contemporaneo “Altrescene”, la pièce "Shock in my town", ideata, composta ed interpretata da Turi Zinna che si avvale della collaborazione del video design di mammasONica.org, con l’allestimento di scena & concept di Salvo Pappalardo e Anthea Ipsale, della direzione tecnica di Aldo Ciulla e dell’ambiente sonoro di Fabio Grasso. Con la regia di Federico Magnano San Lio, il lavoro, in circa sessanta minuti, fa abbondantemente uso sulla scena della tecnologia, con 16 schermi disposti in quattro colonne dove si alternano a musiche elettroniche le immagini e le parole del protagonista con tanto di pistola. E’ sicuramente una proposta fuori dal normale rispetto alle classiche rappresentazioni e lo stesso autore ed interprete l’ha classificata come una “farsa tragica, un azzardo drammaturgico” dove il protagonista si sofferma su un corto circuito

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Si nota all'imbrunire

Silvio sta lì, da tre anni, immobile il più possibile sulla sua sedia. Nella peggiore delle ipotesi, accetta di spostarsi dalla sedia, la sua, ad un’altra sedia. Tutt’a un tratto arrivano i suoi tre figli e suo fratello, c’è da festeggiare il suo compleanno e da commemorare la morte della moglie, molti anni or sono. Ne nasce uno scompiglio non da poco, Silvio così abituato alla solitudine della sua casa di campagna, e loro invece così esondanti di vita, di complessità, di psicopatologie spicciole della vita quotidiana. “Si nota all’imbrunire” racconta di un anziano Silvio Orlando alle prese con la solitudine e con i figli adulti che quasi non riconosce più, trasformati a gran velocità dai rispettivi flussi di vita da divenire quasi estranei. In due ore di spettacolo si riflette sulla vecchiaia come solitudine, soprattutto come nuova presa di misura rispetto al proprio mondo e a quello che ci circonda, a cominciare dagli affetti più cari. Tutta l’intimità familiare a cui la vita ci ha abituati si trasforma in un fardello di piccole

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S/Caduti

Esito finale di un progetto avviato a gennaio 2019 dalla Compagnia Enrico Lombardi/Associazione Quinta Parete, coadiuvato da una serie di realtà attive a livello sociale e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, lo spettacolo S/CADUTI ha debuttato sul finire dello scorso ottobre inaugurando la nuova stagione teatrale «OFF2» del Teatro Fabrizio De André di Casalgrande (provincia di Reggio Emilia). E lo ha fatto coinvolgendo un affollato gruppo di giovani interpreti, composto da adolescenti e diversamente abili impegnati a rappresentare una drammaturgia che, con ironia critica, traccia dei parallelismi tra gli attuali problemi ambientali ed ecologici e la sparsa animosità strumentale verso certe creature ‘scomode’. Ovverosia – rievocando il testo – «anziani, cani, bambini, disabili e stranieri» equiparati, nell’ottica di svariati insofferenti, alla stregua di fastidiosi accumuli e residuati di aggregati umani e animali, al pari delle frotte di spazzatura che assediano tanti spazi cittadini, zone e territori del mondo d’oggi. Esseri «scomodi», quelli succitati, perché con modi e gradi diversi comportano in genere un quid complesso di affinate responsabilità e sensibilità

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L’onore perduto di Katharina Blum

Letizia Russo, tra le migliori drammaturghe italiane, ha adattato per la scena “L’onore perduto di Katharina Blum”, dello scrittore tedesco Heinrich Böll, tratto dal testo del 1974 del Premio Nobel per la letteratura nel 1972. La pièce è stata proposta al “Verga” di Catania, per la stagione di prosa 2019-2020 dello “Stabile” etneo. L’atto unico, che tiene sempre desta l’attenzione del pubblico, risulta estremamente attuale ed intrigante e prende in esame in modo diretto la cosiddetta “macchina del fango” ovvero quel giornalismo sensazionalistico, senza scrupoli, che, ieri come oggi, può distruggere la vita, la reputazione di una persona. Lo spettacolo, che vede in scena Elena Radonicich, Peppino Mazzotta e la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, è diretto da Franco Però ed è una coproduzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, con gli Stabili di Napoli e Catania. Nel suo romanzo, l’autore tedesco Heinrich Böll, usa la forma del giallo, costruendo

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Le signorine

Interno napoletano, middle class ma arredo semplice e vita poverella senza agi e senza lussi, neppure il riscaldamento acceso figuriamoci gli svaghi o i diletti. Piú per taccagneria che per necessità. Addolorata e Rosaria, due zitelle, anzi le Signorine come le chiamano tutti. La loro merceria è in affanno per la concorrenza cinese, riverberano i ricordi di un passato lontano ma piuttosto vacuo di qualcosa che valga la pena di essere ricordato. Il presente è sciapo. L'una dipende dall'altra come il più dal meno e il freddo dal caldo, in una perpetuarsi eterno e immutabile di litigi e scontri infiniti per ogni nonnulla, Rosaria che risparmia all'infinito e Addolorata che vorrebbe godersi la vita, anche se è proprio la sua paura di vivere che la attanaglia e la soggioga alle angherie della sorella. Poi il

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