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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Quella mostruosa amorevole creatura

È sempre emozionante assistere al primo spettacolo di una nuova e giovane realtà teatrale. È accaduto sabato 22 febbraio negli “Studios” teatrali di Viagrande, in provincia di Catania, con lo spettacolo “Quella mostruosa amorevole creatura”: prima creazione “collettiva” della compagnia “Città sommerse teatro” in collaborazione con Stefano Cenci che ha curato la drammaturgia e la regia. Il lavoro ha visto il suo debutto il 13 febbraio nel teatro della Fondazione “Campori” di Soliera, provincia di Modena, ma la tappa sulla scena dei Viagrande Studios è stata particolarmente importante perché si tratta di una compagnia di giovani artisti siciliani (Marta Allegra, Massimiliano Càrastro, Carlo Genova, Nanni Mascena, Valerio Severino, Sebastiano Sicurezza) che si sono formati proprio nella scuola di teatro di questa struttura. Di cosa si tratta? Di uno spettacolo/metafora: la nostra vita, il nostro equilibrio interiore, la possibilità e la capacità di costruire felicità per noi stessi e per gli altri, dipende dalla

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La gioia

Pippo Delbono, artista fra i più apprezzati all'estero e in Italia, continua a rimanere fedele al suo modo di fare teatro, ovvero poesia di teatro-movimento, di esaltazione della fisicità, di quella sofferenza, di quel dualismo morte-vita, ma soprattutto del pensiero della morte di cui tutti abbiamo paura, ma con cui abbiamo, giorno dopo giorno, a che fare. Nome di spicco del teatro contemporaneo, ormai riconosciuto in tutto il mondo, Pippo Delbono è approdato anche al Teatro Verga di Catania - prima della sospensione, per il noto decreto a causa dell’emergenza Covid-19, di ogni attività teatrale -, nell’ambito della stagione di prosa 2019-2020 dello “Stabile” etneo, con il suo atto unico “La gioia”, regalando uno spettacolo ricco di poesia, esempio emblematico del suo modo di fare teatro, di indagare sulla contemporaneità, sorretto da un gruppo straordinario di attori e compagni di vita. La pièce,  nata nel 2018 è prodotta da Emilia Romagna Teatro Fondazione in

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Bar Stella

Ci sono nel teatro di Tino Caspanello (drammaturgo, regista, attore) dei motivi che si ripetono di spettacolo in spettacolo e che, in un mosaico ormai abbastanza definito, sostanziano da anni il percorso creativo di quest’artista: la contemporaneità, come consapevolezza dell’indefinibile complessità del nostro essere nel tempo; la quotidianità, come dimensione della “straordinarietà” di ciò che ci sta “ordinariamente” davanti agli occhi; l’alterità come dimensione più profonda del nostro essere “altri” e “con gli altri”; il silenzio come luogo in cui l’alterità può essere scoperta, accolta, raccontata; la fragilità infine e intrinseca inadeguatezza del nostro essere rispetto alle sfide della vita che, se riconosciute, ci costringono all’accettazione di noi stessi e alla solidarietà verso gli altri. In altre parole, ciò

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Cicoria

In chiusura della rassegna “Olodrammi”, organizzata da mezzARIA Teatro di Filippo Trepepi, è andata in scena al Teatro del Canovaccio di Catania la surreale e poetica pièce “Cicoria” dell’attore, regista e drammaturgo palermitano Francesco Romengo, con Alice Sgroi e Francesco Bernava. “Cicoria” di Francesco Romengo ha ottenuto nel 2015 la menzione speciale, nella sezione Corti di Scena della XII edizione “Il Racconto nel Cassetto – Premio Città di Villaricca”. Su una scenografia minimale, con pochi oggetti scenici, si muovono per circa 50 minuti, i due protagonisti, Rosa ed Angelo, due derelitti, due solitudini dei nostri giorni che, in un carcere del Sud, a pochi giorni da Natale, si svegliano e si ritrovano - stranamente - dentro la stessa cella, con gli stessi disagi e le stesse paure, le paranoie dei detenuti. I due sono subito diffidenti, l’uno dell’altro e separati da bidoni di plastica vuoti, tra foglie secche, due bacili ai lati e delle tazzine di caffè, a poco a poco, però,

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The Deep Blue Sea

Opera di un drammaturgo per così dire di confine o di passaggio, quel Terence Rattingan che ha in un certo senso traghettato la commedia borghese anglosassone fin sulla spiaggia degli “Arrabbiati”, è drammaturgia dal taglio molto tradizionale, sia per la sintassi narrativa che richiama un certo gusto intimista inizio secolo, che per il linguaggio scenico, attento a riproporre e concentrare il suo sguardo sul salotto, ovvero sulla camera da letto, della britannica “upper class” e dei suoi paraggi esistenziali. Narrazione di una sola giornata, breve come quelle dell'autunno inglese, in cui precipitano affannosamente i nodi di una relazione incompiuta come molte, nella quale all'iniziale passione travolgente, anche perché apparentemente eversiva dell'ordine familiare, subentra l'indecisione e l'ansia per una fine attesa come prossima, o forse auspicata e sollecitata da un indocile e inconsapevole senso di colpa. In questo anche consueta e un po' banale se vogliamo. Lei ha lasciato il marito,

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Quattro uomini chiusi in una stanza

Autentico teatro d’impegno civile quello proposto al Piccolo Teatro della Città - Centro di Produzione Teatrale di Catania, nell’ambito del percorso  “Teatro Civile”, dal Nuovo Teatro Sanità. In scena l'interessante pièce scritta e diretta dal regista napoletano Mario Gelardi, "Quattro uomini chiusi in una stanza" con Ivan Castiglione, Riccardo Ciccarelli, Carlo Geltrude, Gennaro Maresca. Il lavoro, in circa 50 minuti, si sofferma attraverso le parole, le reazioni, le paure dei quattro protagonisti, sulla dibattuta questione delle "morti di Stato". In una scena essenziale - dove si avverte subito una notevole tensione emotiva- quattro uomini in divisa, quattro rappresentanti delle forze dell'ordine, a seguito della morte di un ragazzo per un probabile abuso di forza durante le fasi dell’arresto, discutono, litigano, si abbracciano, evidenziano i loro diversi caratteri e si accordano per restituire in tribunale un’unica verità credibile. Il ragazzo è morto, forse, perché “stava male” o perché “se l’è cercata”, dice

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