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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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La signorina Felicita ovvero la felicità

Talora la poesia è costruita su un conflitto che lei stessa, e per sua stessa essenziale natura, smaschera e rappresenta, il conflitto tra la parola ed il suo significato e quindi il conflitto, quello essenziale e profondo in ogni essere umano, tra il procedere della vita ed il suo senso, sempre più sfuggente in una contemporaneità acerba e inconsapevole. Anche questo, come ogni conflitto, ha bisogno di un suo campo di battaglia, di uno spazio aperto in cui dispiegarsi e dissolversi, e qui il campo di battaglia è il linguaggio, qui lo spazio che si apre è il nostro improvviso e inaspettato sorprenderci di fronte alla povertà della parola che sembra incapace di contenerci e di dare piena ragione di noi stessi. In proposito uno dei più sinceri esegeti di Guido Gozzano, cui come noto dobbiamo l'omonimo

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The confession

Quinto e ultimo appuntamento della XXIV “Rassegna di Drammaturgia Contemporanea” curata dal Teatro Nazionale di Genova, è in scena questa drammaturgia, inquieta e inquietante, del siriano Wael Qadour da tempo rifugiato politico in Francia. È una drammaturgia, intuita e concepita già dal 2013 ma che ha assunto una versione definitiva solo nell'esordio del 2018, costruita come una matrioska, su una stratificazione e incorporazione di suggestioni apparentemente lontane, da Schubert a Schiele, ma come riconciliate e rese coerenti dal riferimento drammaturgico a “La Morte e la fanciulla” del cileno Ariel Dorfman, oggetto anche di una famosa versione cinematografica di Roman Polanski. In una Siria travolta da una ennesima rivolta e straziata e dissipata tra repressione e integralismi, un

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Purgatorio

È la seconda anta di un dantesco trittico immediatamente, intimamente e anche necessariamente politttttttico, per riconfermare uno dei termini fondativi dell'idioletto delle Albe, in quanto capace di leggere e rappresentare nelle mille piegature della poesia esposta nei sentieri che percorrono le nostre storie, le mille piegature della realtà del nostro esistere, ieri e oggi e magari anche domani.
Il secondo movimento, dunque, di quella Commedia diventata 'divina' soprattutto perché profondamente umana, un Purgatorio così scandalosamente fedele a sé stesso, guardato e mostrato attraverso gli occhi fedeli di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, ed in cui la stessa parola è prima 'vista' e poi 'udita' mentre transita sulla scena aperta della città. Si prende dunque, noi e loro, la via dei 'fedeli d'amore' che nella gioventù di Dante avevano già visto ed anticipato l'energia di quell'amore che muove il mondo intero, incastonato nello sguardo perduto ma così ritrovato di Beatrice,

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Tripolis

Le vicende del colonialismo italiano appartengono soprattutto alla ricerca storiografica dell’Italia contemporanea, mentre sono pressoché scomparse dalla memoria attiva degli italiani. La Libia, la Somalia, l’Eritrea, l’Etiopia, l’Albania, sono state nostre colonie e in esse noi italiani abbiamo vissuto e lavorato, fatto progetti e affari, abbiamo amato certo ma, altrettanto certamente, ci siamo macchiati di crudeltà e infamità mostruose che svuotano di senso ogni mitologia bugiarda e autoassolutoria che ci descrive come “brava gente”. Vicende crudeli, dolorose e nemmeno troppo lontane nel tempo eppure, come direbbe il filosofo Giorgio Agamben, “indimenticabili” ovvero “non dimenticabili”, non passibili d’oblio perché probabilmente mai entrate davvero nella memoria collettiva del nostro popolo, ammesso che tra fine ottocento e primi del novecento sia esistita davvero un’entità collettiva tale da potersi definire popolo italiano. Ecco, la storia del colonialismo italiano non è diventata mai

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Pescheria Giacalone e figli

Una novità assoluta, un testo frizzante ed amaro, “Pescheria Giacalone e figli”, di Rosario Lisma presentato nella corte del Castello Ursino di Catania, in apertura della rassegna estiva del Teatro Stabile etneo, dedicata alla nuova drammaturgia e agli artisti in alta percentuale siciliani. Lo spettacolo di Rosario Lisma, attore, autore e regista nativo di Mazara, ma a diciotto anni fuggito a Milano, è un dramma travestito da commedia e vede al centro della vicenda quattro protagonisti, in una modesta famiglia siciliana e tradizionale, dove l’amore, l'abitudine, le tradizioni soffocano le iniziative, le energie dei giovani, tenendoli prigionieri della propria terra, tra porte e finestre ermeticamente chiuse e che tagliano fuori dal mondo, dai cambiamenti, dal progresso. E’ Alice, una dei quattro

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Rob

È una polifonia sul nulla e del nulla questa spiazzante e anche, latu sensu, 'fastidiosa' drammaturgia, quarto appuntamento della ventiquattresima “Rassegna di drammaturgia contemporanea” in corso a Genova, una drammaturgia del nulla, etico, psicologico e identitario, che in questa nostra opaca contemporaneità progressivamente ci riempie e, scusate la tautologia, intasa il nostro spirito e la nostra mente, quasi ottundendoli. Un testo, dunque, che suggerisce ed esplora questo nulla attraverso la costruzione narrativa e dialettica di un personaggio, ROB appunto, anch'esso scenicamente 'inesistente' ma composito, frutto dell'altrui sguardo e dell'altrui memoria, in questo 'passivo' ma anche capace di attivare nel racconto drammaturgico le suggestioni di un oggi senza riferimenti e desideri veri, prima ancora che senza valori. Un mondo, quello di Rob, fatto di sogni senza interpretazioni in cui bene e male si sovrappongono nell'uguale giudizio e nell'uguale valore e in cui lo

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