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Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Anna dei Miracoli

La narrazione di William Gibson è tra le più popolari al mondo, popolarità tra l'altro premiata dall'eccellente film di Arthur Penn, sceneggiato dallo stesso autore, con Anne Bancroft e Patty Duke, nonché, per l'Italia, da un altrettanto famoso sceneggiato televisivo con Anna Proclemer e Cinzia De Carolis. Una storia vera, straordinaria e straordinariamente drammaturgica, dai risvolti talmente noti da aver assunto nel tempo un carattere quasi idiomatico, retoricamente parlando, che nella singola immagine soggettiva riassume il tutto di sentimenti universali, ancora forti oltre la banalità superficiale di una società dell'apparenza, dal sottile spessore spirituale, ricca di spiritualismo e povera di spiritualità, intrisa di sentimentalismo politicamente corretto e scarsa di sentimento. Tutto questo poteva essere un ostacolo al recupero dell'intensità drammatica e drammaturgica della vicenda, a rischio di inciampare in retorica televisiva, ma la riduzione e l'adattamento di Emanuela Giordano, che cura anche la regia dello spettacolo portato in scena, ha saputo nella brevità e secchezza del transito scenico, sfrondato di ogni orpello narrativo novecentesco, recuperarne gli snodi essenziali, costringendo quasi lo

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Winston vs. Churchill

Seduto sulla sua poltrona, sembra un trono ma anche l’ultimo appiglio di un infermo. Rabbioso e sarcastico al contempo. Imponente, appesantito dalla vita e dal vizio. Winston Churchill è stato l’uomo del destino, colui che ha retto le sorti del mondo e le ha influenzate con le sue scelte coraggiose. Ha affrontato Hitler, ha governato l’Inghilterra nei momenti più terribili della storia europea del Novecento e ha gettato le basi per la lunga epoca di pace che è seguita alla seconda guerra mondiale, immaginando per primo il progetto di una Europa unita e prospera. Al Teatro Franco Parenti di Milano (via Pierlombardo, 14) va in scena fino al 19 gennaio “Winston vs. Churchill”, tratto dal volume di  Carlo G. Gabardini, “Churchill, il vizio della democrazia”. Un Churchill ormai anziano ripercorre la propria vita per sprazzi improvvisi, guidato dal senso di colpa per un massacro di soldati subito in gioventù e che pareva lo avrebbe eclissato dalla politica. Poi la rinascita, le vicissitudini della guerra,

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Ore piccole

Torna Alessandro Riccio – autore, regista e attore – con "Ore piccole" al Teatro Puccini di Firenze (via delle Cascine 41, fino al 2 gennaio), ed è subito evento. Il suo pubblico lo ama, lo segue sempre, apprezza i suoi capolavori  anche i divertissement di un momento. "Ore piccole" rientra tra questi ultimi, non ambisce a diventare un pezzo di teatro memorabile come l'iconica "Bruna è la notte" (che ha reso Riccio un punto di riferimento della scena toscana), ma vuole intrattenere il suo pubblico di amici a cavallo tra il 2019 e il 2020. La storia è intrigante, l'arresto di un ragazzino e pesanti accuse sul suo capo. Inizia un vai a vieni geniale tre le fantasie e si sogni del giovane, in cui irreale e concreto si confondono, demoni e angeli, passioni e dolori si susseguono materializzandosi sulla scena. Costumi variopinti, musiche, gag e incastri da cabaret rendono piacevoli questi novanta minuti di spettacolo. Tutto è bene quel che finisce bene, la giustizia trionfa e i sogni inquietanti tornano al loro

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Contro il progresso

Un film importante di qualche anno fa, ovvero L’Odio di Mathieu Kassovitz, cominciava con questa battuta: «Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: "Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene." Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio». Basterebbe ricordarsi di questa battuta e di quel film per capire il senso di “Contro il progresso”, lo spettacolo del regista palermitano Peppe Massa, su testo omonimo del catalano Esteve Soler (traduzione di Carles Fernández Giua) e con l’interpretazione di Glory Arekekhuegbe, Emiliano Brioschi e Salvatore Tringali. Un lavoro che, dopo il debutto al Teatro Libero di Palermo, si è visto sabato 7 dicembre sulla scena del Teatro “Tina Di Lorenzo” a Noto. Diciamo subito che, proprio nello stile di questo regista, si tratta di uno spettacolo generoso, politico senza timidezze, senza sfumature, tale che nessuno

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82 pietre

E’ autentico teatro di impegno civile quello del ventinovenne autore, regista e attore di Patti (Messina) Simone Corso che, con la produzione della compagnia Nutrimenti Terrestri, ha proposto al Centro Zo di Catania lo scorso 15 Dicembre lo spettacolo "82 pietre", per la rassegna Altrescene. L’atto unico racconta una storia semplice, ma l’argomento trattato è dirompente e contrappone all’omologazione, all’indifferenza, ai pregiudizi della società attuale la dignità, la verità ed il rispetto umano. In scena, per la regia di Simone Corso e Adriana Mangano, Antonio Alveario, Adriana Mangano e lo stesso Simone Corso. I costumi sono di Cinzia Preitano, il disegno luci è di Renzo Di Chio e allestimento scenico di Mariella Bellantone. L'intensa e misteriosa pièce, che ha vinto lo scorso giugno la 6^ edizione de "I Teatri del Sacro" ad Ascoli Piceno, nella sua semplicità d'impostazione e nella sua breve durata (circa 50'), prende spunto da un fatto realmente accaduto ad una ragazza, Karima, lapidata per adulterio ad Hama, in Siria e morta dentro un fosso in mezzo al deserto, uccisa da 82 pietre che le sono state tirate dai soldati dell'ISIS. La sua colpa? Quella di essere

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Adagio

Quando parliamo della morte è, quasi sempre un parlare d'altro come se, imprigionata nella sua sintassi apotropaica, la morte non fosse un accadimento che ci attende e comunque ci circonda dentro e fuori affetti e relazione, ma una occasione da travestire e coprire con le sue esigenze organizzative, ovvero con la realizzazione di una vendetta, la costruzione o la distruzione di una prigione che ci ha chiuso per anni, dunque sempre e comunque come una attesa/assenza da elaborare in un orizzonte da allontanare. Questa commedia nera della scrittrice svizzera francofona Emanuelle Delle Piane, inusuale in questi tempi sui nostri palcoscenici o sui nostri schermi, in nove quadri che costituiscono un mosaico che man mano si compone sulla scena, ci pone di fronte a questo nostro modo di essere davanti alla morte, a questo nostro, mi si perdoni il paradosso, contemporaneo vivere la morte. Più grottesca che ironica, con suggestioni da teatro dell'assurdo vissute con la naturalezza del

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