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Articoli e interviste

Teatro delle Moire vent'anni di filo

Il filo del TEATRO DELLE MOIRE dura da vent’anni. Bisogna festeggiare. Vent’anni trascorsi su e giù per la città a sperimentare a rivoluzionare l’idea stessa di teatro. Una fila di abiti sospesi lungo il corridoio del LachesiLAB, atelier creativo della compagnia e spazio aperto a residenze artistiche. Si comincia dagli abiti, protagonisti di tante performance, abiti in stile anni venti, trenta o di tempi indefiniti. Un primo sguardo sugli oggetti, fonti materiali della storia di questa compagnia, storie di azione, senza parole, o con la parola ridotta al minimo, una drammaturgia del corpo. Alessandra De Santis ha nei capelli i colori dell’arcobaleno e con la gioia di una bambina racconta la storia di una passione, la passione per tutto ciò che è scena, per un particolare tipo di scena che caratterizza l’esperienza teatrale che da anni condivide con Attilio Nicoli Cristiani : «Lavorare sulla scena, riflettere sull’estetica e sulla poetica implica, a nostro avviso, una riflessione sull’etica e quindi anche sulla politica. Per questa riflessione ci serviamo del corpo inteso come punto nodale di

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Il Globe Theatre a Napoli

Accettiamo volentieri l’invito rivolto dall’ufficio stampa del Teatro Bellini. Ad attenderci, nella zona “Sottopalco” del foyer del teatro, una tavola rotonda, attorno a cui siedono alcuni dei principali giornalisti e critici teatrali, napoletani e nazionali. Questa piccola conferenza stampa a porte chiuse ne annuncia un’altra, che si svolgerà prima dell’inizio della nuova stagione teatrale, quando le porte del Teatro Bellini saranno aperte anche agli artisti e agli spettatori che vorranno conoscere meglio la ricca stagione 2017-2018. Cercheremo, quindi, di non svelare i nomi di coloro che vivranno i due palcoscenici di questo teatro, ossia la sala storica e l’Auditorium, quest’ultimo da sempre ricordato per gli allestimenti e le produzioni legate alla drammaturgia contemporanea e alle nuove compagnie. Anche questa tendenza si modificherà, poiché il Piccolo Bellini ospiterà non solo la nuova

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Life festival

Torna “Life Festival” a Genova per una settimana circa dal 6 al 14 maggio, torna ad incuriosire ed interrogare una città e con essa una intera comunità sulle diversità, anzi, poiché diversità mi sembra una parola ormai politicamente abusata, sulla varietà e variabilità della vita e dei modi di essere vissuta intimamente, identitariamente ma soprattutto nella relazioni con gli altri, nella percezione cioè che gli altri hanno di noi e di quella che noi, attraverso i loro occhi, abbiamo di noi stessi. Ospite è ancora una volta il Teatro della Tosse che offre i suoi spazi e le sue sale ad una serie di performance drammaturgiche di notevole interesse, questa volta però affiancato da altre realtà culturali della città, quali “Circuito Cinema Genova”, “Altrove Cinema Teatro” e la “Biblioteca De Amicis, oltre naturalmente a quella galassia di realtà associative che si occupano e si preoccupano dei problemi di

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Un dramaturg e Pirandello

Ovvero come e quando Roberto Latini approda e si insedia alla villa degli Scalognati protetto solo dalla forza della parola, attrezzata come una lancia e incastonata come pietra preziosa e poetica nella corazza drammaturgica. Così, il nostro, ingaggia una lotta serrata, una guerra quasi universale direi, con “I Giganti della Montagna” ultima incompiuta dello scrittore agrigentino, e con il suo testo poliforme che coglie nella trasfigurazione mitopoietica l’esito inevitabile di una meta-teatralità che si appoggia sulle apparenze, unica realtà possibile (nel teatro) e sincera di un esistere alla perenne ricerca di una identità possibile e condivisa. E Latini riesce appunto a farlo con la sola forza della parola scenica che, sorretta dal suo corpo recitante teso e mutevole quasi in perenne fuga, occupa e costruisce la scena sgombra da equivoci, mentre articola, trasportata dal suo stesso suono e

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La corte dei miracoli

LA CORTE DEI MIRACOLI compie ancora miracoli a Milano, ha una lunga storia, nasce nel 1975 grazie all’entusiasmo e alla passione per il teatro del regista e autore Luigi Chiarelli. Chiarelli dirigerà questo spazio per otto stagioni, ospitando innanzitutto spettacoli di teatro d’avanguardia. La Corte diviene presto anche sede di un’intensa attività culturale che tocca diversi generi artistici: musica classica, lirica, ma anche di jazz, country, blues, ragtime; arti espressive: danza, mimo, marionette e magia, trovano casa. Sono presentate mostre d’arte, esposizioni di quadri, sculture, fotografie, oggetti d’antiquariato. Si tengono corsi di drammatizzazione, animazione musicale, ginnastica ritmica, mimo, e il Comune di Milano organizza lezioni di ecologia, sessuologia, parapsicologia. La sede ospita anche una piccola libreria. A partire dal 1984, con la gestione di Renato Converso, la Corte è palestra di tanti comici e scuola di nuovi talenti che, insieme a personaggi consolidati, Flavio Oreglio, ma anche il Mago Forrest, Giacomo Poretti e Marina Massironi (del

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Nekrošius mette in scena Kafka

Un invito a cena, dal palco. Si incita il pubblico: <<la cena è pronta!>>.  Cominciamo a scorgere i sopratitoli in italiano. L’attrice si aggira nervosa sul palcoscenico, invitandoci ad andare verso di lei, ripetendo che la cena è pronta. Nessuno spettatore si alza, nonostante ci sia a disposizione una scaletta che collega il proscenio alla platea. Non esiste quarta parete né divisione, neanche immaginaria: lo spettacolo non prevedere la semplice visione o condivisione, bensì una profonda partecipazione attraverso cui la platea è parte integrante del quadro scenico, testuale e allegorico. La pietanza apparirà. O meglio, è già lì, pronta per essere sbranata. E di belve parliamo, di quella pantera in gabbia che immagineremo in tutto il suo splendore, proprio alla fine di questo racconto: stiamo infatti parlando di narrazione letteraria, trasmutata e trasportata sul palcoscenico. Un breve

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