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Articoli e interviste

A proposito di un articolo di Tiziano Scarpa

Ho letto con attenzione il lungo articolo fantastorico di Tiziano Scarpa sul teatro italiano del nuovo millennio (Stefano Massini e gli altri che salvano il teatro da sé stesso, "Domani" del 26 giugno). È brillante, addirittura effervescente. Ma, una volta esauritesi le bollicine, quello che resta assomiglia molto, purtroppo, all'ennesima variazione sull'eterno  lamento dell'autore teatrale incompreso e bistrattato. Quasi un genere letterario, nel nostro Paese, con una  lunga tradizione (non priva di momenti alti, da Alfieri a Pirandello, a Pasolini), che si ripropone con implacabile periodicità. La trovata narrativa dello studioso del 2122, che scrive una Storia del teatro italiano del ventunesimo secolo, serve a stento a mascherare la sostanza genuinamente reazionaria della requisitoria scarpiana, che ricalca appunto da vicino il suddetto "genere": "l'Italia viveva uno stallo che impediva al teatro di essere una forza significativa nella cultura e

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Il giardino delle Esperidi 2022

Custodi dei dorati frutti di Era/Giunone le Esperidi, secondo alcuni miti, erano anche esperte nel canto e nella danza, attraverso i quali nascondevano e insieme rappresentavano, a chi avesse occhi per  vederli, i misteri di cui erano esecutrici e dunque, in fondo, 'attrici'. Al pari della loro consorella Atalanta, la ninfa della corsa, ninfa tutelare di altri boschi appena oltre le montagne e le valli di “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno...”. Canto e danza, peripezie e viaggi, la corsa della vita, dunque, tra natura e teatro. In sintesi così appare “Campsirago Residenza” che, con la comune direzione artistica di Michele Losi, questo Festival da 18 anni organizza nelle colline tra la gaddiana Pastrufazio (la Brianza intendo ovviamente) e i manzoniani monti sorgenti dalle acque, luoghi di amori e di fughe, di guerra e di Pesti malefiche alla ricerca della luce di un Dio nascosto. Infatti titola se stessa “Following the Sun” l'edizione di quest'anno, tra ville storiche e borghi (Colle Brianza, Ello, Olgiate Molgora,

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Ricordando Peter Brook

Esistono dei rivoluzionari conservatori, ovvero degli innovatori tradizionalisti? Ricordando Peter Brook, la sua vita artistica ed i suoi insegnamenti, verrebbe da dire di sì per la sua capacità, quale vero e proprio 'facitore' di teatro, di stare a lato delle convenzioni creative senza abbandonarle, anzi sapendole usare, senza diventarne prigioniero, per costruire a partire da un linguaggio comune e percettibilmente condiviso nella sua immediatezza, un percorso nuovo che quel linguaggio trasfigurava e traslava, oltre e insieme. Secondo i suoi biografi avrebbe voluto fare cinema, ove peraltro non sono mancate sue prove eccellenti, ma non riuscendo ad esordire 'capitò', per sua e soprattutto nostra fortuna, al teatro, che segnò in maniera non abituale percorrendolo anche fisicamente da nord a

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Fuori formato festival 2022

“FUORI FORMATO” un titolo programmaticamente suggestivo per un Festival che si propone di esplorare il poco esplorato, di intercettare il difforme rispetto ai moduli più consueti della espressività artistica e teatrale. Un Festival, questo genovese giunto alla settima edizione, di Teatro Danza e non a caso, poiché a mio avviso, il teatro/danza e, in esso, la danza in particolare ha in questi ultimi tempi sviluppato una rinnovata tensione creativa, una voglia di scoperta che lo ha spinto e lo spinge ad avventurarsi in “terra incognita”. Del resto la danza, attraverso il corpo e i suoi movimenti coreografici, è istituzionalmente, per così dire, il luogo estetico nato e concepito proprio per rappresentare l'invisibile, per esprimere l'indicibile ovvero ciò che non si è ancora in grado di “dire”. È un cominciare, con il rituale all'interno del cerchio misterico della coreusi dionisiaca, a dare “forma”, in senso stretto, al magma indistinto che ci produce e ci spinge, per approdare a quella consapevole e luminosa visione del

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Risveglio di periferia 2022

Bisogna risvegliarsi dal torpore in cui ci ha rinchiuso il Covid giorni tristi passati in casa, spesso in solitudine senza riuscire a vedere gli affetti più cari; ed ecco che il risveglio estivo arriva da un festival teatrale in un quartiere nella periferia sud di Milano. Bisogna dire che questa città vive anche grazie alla creatività dei numerosi quartieri periferici che la circondano e che dovrebbero ormai far parte della famosa città metropolitana. Dal 20 maggio al 30 giugno 2022 in 10 luoghi del quartiere Barona hanno animato e animeranno la città diverse manifestazioni, concerti, performance, teatro, stand up comedy poesia, premi e libri, teatro ragazzi, musica, artisti nazionali e internazionali, tra i protagonisti: Walter Leonardi, Margherita Varricchio, Mauro Lamantia, Paolo Trotti, Claudia Marsicano, Francesco Alberici, Compagnia Lumen. Negli ultimi giorni del festival dal 27 al 30 giugno nello spazio BAU @Barrio’s avranno luogo gli ultimi appuntamenti, tutti dedicati al teatro. Antonietta Magli storica addetta stampa di questa città mi invia puntualmente tutte le informazioni. Facendo un giro turistico per le vie del quartiere ho seguito i primi eventi. Il Festival Risveglio di Periferia, nato a giugno 2021, al termine del

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Archetipi dell’umano: Ifigenia vive e lotta insieme a noi.

Nel contesto delle rappresentazioni classiche di Siracusa, ormai è abbastanza chiaro che, nel realizzare gli spettacoli, il problema da risolvere non è tanto il “come”, quanto il “perché”. Trattandosi di teatro colto, popolare a suo modo e totalmente contemporaneo, è facile capire come l’Istituto Nazionale del Dramma Antico, seguendo la sua tradizione, debba rivolgersi a grandi registi (italiani e internazionali), a grandi attori (non “sempre gli stessi”, ma sostanzialmente quelli capaci di non perdersi e restare padroni di se stessi e del proprio mestiere nello spazio enorme della scena/orchestra siracusana), a grandi artisti della scena (scenografi, coreografi, light designer, musicisti, tecnici), a maestranze esperte. Queste considerazioni, abbastanza ovvie, riguardano il versante del “come” costruire un allestimento all’altezza del Teatro Greco di Siracusa e dei testi meravigliosi della drammaturgia attica antica ed è per questo che, ormai da anni, raramente si vedono a Siracusa

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