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Articoli e interviste

Angelo Pastore lascia il Teatro Nazionale di Genova

Il prossimo dicembre Angelo Pastore, dopo cinque anni di direzione, lascerà per sua scelta, motivata come vedremo da ragioni eminentemente personali, la direzione del Teatro Stabile di Genova, nel frattempo ritornato Teatro Nazionale. Terza nella lunga storia di questo teatro, caratterizzata nell'ultimo periodo da una certa chiusura involutiva e da una certa stanchezza, la sua è stata, fuor di dubbio, una direzione all'insegna della fedeltà ai valori del teatro ma anche caratterizzata dalla ricerca di una soluzione di continuità che superasse appunto chiusure e stanchezza. In questi cinque anni abbiamo visto realizzarsi e consolidarsi, anche attraverso l'unione con il Teatro dell'Archivolto, una struttura produttiva con quattro sale diversamente dislocate nella città e potenzialità non solo artistiche di alto livello, con pochi eguali in Italia, nonostante un bacino di utenza contenuto. Ma non solo, abbiamo soprattutto visto la stagione aprirsi a nuove sensibilità, dal teatro di ricerca alla

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Una certa idea di teatro

A trent'anni dalla morte, a soli 65 anni, si è tenuto a Torino, patrocinio della Università degli Studi, organizzazione dell'Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare e della Compagnia Marco Gobetti, un interessante convegno di studi su “Gian Renzo Morteo trent'anni dopo”, appunto con eco dumasiana che, credo, non sarebbe spiaciuta al protagonista. Convegno direi eteroclito, nel senso positivo ed affettuoso del termine, per uno studioso in teoria e prassi certamente fuori tendenza, capace di sorprendere e sospendere il giovane studente Alfonso Cipolla ad una frase che non dimenticherà: <<Si ricordi, la soluzione va sempre cercata fuori dal sistema>>. La prima giornata, la vera e propria Giornata di Studi venerdì 18 ottobre, socraticamente organizzata per dialoghi a mo di isole nella corrente, navigando a toccare i temi più cari alle analisi di Morteo, tra “Teatro e Territorio”, “Teatro e Drammaturgia”, “Teatro e Università” e, infine, “Teatro e Ragazzi – Teatro e Scuola”,

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Della morte e del morire

Nella coincidenza con la XV Giornata Del Contemporaneo, manifestazione nazionale promossa da AMACI e dedicata all'arte contemporanea, e quasi al termine del progetto biennale (Settembre 2018 – Dicembre 2019) dedicato alla morte e al morire, di cui abbiamo già trattato in queste pagine, il gruppo “Dello Scompiglio” sollecita il suo pubblico con iniziative dedicate  che appunto proseguono e integrano quel suo più ampio progetto. Se la morte ed il morire continuano necessariamente ad accompagnarci consueti nel tempo collettivo e nelle storie personali, nel linguaggio al contrario si è come verificata una cesura che li allontana dalla percezione e dal discorso di sé, amputando quasi la vita stessa di qualcosa di essenziale che può renderla meglio percepibile, più a fondo comprensibile e soprattutto finalmente giudicabile e così a disposizione nostra e della collettività, piccola o grande non importa, che ci guarda e che ci riguarda. Recuperare al linguaggio il senso della morte attraverso l'elaborazione estetica nelle più diverse forme e attraverso la prassi artistica nei suoi molteplici e anche contraddittori esiti ci sembra quello che guida la ricerca, che

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Tramedautore 2019

Settembre, si torna dalle vacanze e riaprono le scuole, a Milano, invece, andiamo un po’ vacanza... grazie a Tramedautore e Mare Culturale Urbano. (direzione artistica Angela Lucrezia Calicchio e Michele Panella) Il festival internazionale della nuova drammaturgia è una delle più importanti vetrine per la scrittura teatrale contemporanea. Dal 13 al 22 Settembre 2019 al Piccolo Teatro Studio Melato, Teatro Grassi e Chiostro Nina Vinchi abbiamo viaggiato fra spettacoli, conferenze, incontri con autori e seminari di drammaturgia. Quest’anno lo sguardo del festival era rivolto ai confini «…siamo obbligati a decidere se il confine è limen o limes, soglia o barriera, luogo dove ci trinceriamo o dove arriva lo sguardo, la volontà e il desiderio» (Massimo Cacciari) Ogni cultura è “in movimento” e il teatro è una finestra alta che ci spinge a guardare in alto, verso il cielo, oltre i muri, per creare e condividere nuovi linguaggi. Mare culturale urbano ha accompagnato Tramedautore,

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Festival Opera Prima 2019

Sul finire della stagione, quando già, pronte, si intravvedono le prime rappresentazioni autunnali dei teatri cittadini, Opera Prima da un paio di anni, per fortuna e soddisfazione degli amanti del teatro 'nuovo', ma anche di quello 'vecchio', è tornata ad occupare il suo spazio ed il suo tempo particolare e anche molto singolare a Rovigo, ove la Compagnia del Lemming che l'organizza e lo produce vide la luce. Un tempo suo proprio, dunque, ed un luogo singolare che, in un certo senso, ne è un plusvalore, consentendo forse quello sguardo tutto particolare e accogliente che riesce spesso a superare i limiti, talora angusti, della semplice rassegna per diventare condivisione non tanto, o non soltanto, di un progetto e di una tensione, quanto anche, e soprattutto, di una suggestione.
È un festival in effetti, come recita il suo stesso nome, votato prima alla esplorazione e poi alla scoperta di nuovi talami e poi nuove culle del fare teatro, oltre e altrove, oltre l'oblio e la disattenzione e

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Conversazione con Dacia Maraini

Dacia Maraini è figura che ha poco o punto bisogno di presentazione. Scrittrice poliedrica dallo straordinario rigore e dall'altrettanto straordinaria apertura intellettuale, può essere definita personalità trasversale della cultura italiana. Tanto sia dal punto di vista storico e biografico, essendone stata protagonista importante in molte stagioni e in molti passaggi, sia dal punto di vista  della espressività e della creatività, che si dipanano tra poesia e romanzo, tra saggistica e teatro. A quest'ultimo riguardo, che più ci è vicino, va ricordata la fondazione nel 1973 del “Teatro della Maddalena” gestito e diretto da sole donne. Per quella esperienza scrisse alcune delle sue drammaturgie più note, quali “Maria Stuarda” e “Dialogo di una prostituta con il suo cliente” che ebbero forte impatto non solo letterario. Quel luogo e quella iniziativa furono l'apertura a sensibilità femminili in ruoli, come la regia e la drammaturgia, in cui erano state fino ad allora praticamente assenti. Quasi tutte le sue opere

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