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Articoli e interviste

Prima attrice dell’asilo

Il mio incontro con la scena non è avvenuto a Bologna, dove con Luigi Gozzi ho inventato e diretto per molti anni il Teatro delle Moline, ma a Mirandola dove sono nata nella Pianura Bassa.
Io se penso casa penso Mirandola, via Montanari la strada dove giocavo, penso ai Giardini pubblici con la giostra per bambini, ai viali di platani che abbracciano il centro storico del paese e penso al Teatro Nuovo in bella vista sul lato lungo della piazza. Adesso il teatro è chiuso, dopo il terremoto, aspettiamo tutti che riapra perché è bellissimo. Il mio incontro con il teatro è successo all’asilo delle suore di viale della Libertà a Mirandola, appunto, e non come spettatrice ma da attrice. A sei anni ero la Prima Attrice dell’asilo.  E si vede che ero brava se, dopo piccoli ruoli da corista di fila, sono stata scelta come protagonista di una vera commedia, con trama personaggi scenografia e musica. Non ricordo il titolo ma la storia era di quel periodo: una bambina triste, io, è così povera da  non avere

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Nel nome di Dante

Avevamo già compreso, dalle creazioni susseguitesi negli ultimi mesi e anni, che la “scoperta” di Dante Alighieri non fosse per Marco Martinelli e per la sua compagna di vita e di arte Ermanna Montanari (Pondus meum amor meus, eo feror quocumque feror come lui stesso la richiama sulla scia di Sant'Agostino) un evento, non dico occasionale perché improprio, ma neanche puramente estetico o artistico. Piuttosto una ri-scoperta, la percezione cioè nuovamente consapevole di un legame che va oltre la creazione teatrale per mescolarsi, miscelarsi e confondersi fin quasi ad intorbidirsi, con l'essenza della loro poesia, con la crescita interiore di esistenze concrete per caso alla ribalta, ma non per apparire piuttosto per capire. Credo nasca così, infatti, questo volume di Marco Martinelli, “Nel nome di Dante” appunto, un lavoro che accompagna senza sovrapporsi la riedizione scenica (è molto più di una rilettura) della “Commedia” poi divina, riedizione e ripresentazione nella sintassi profonda

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Intervista ad Amedeo Romeo

Al modo in cui siamo oggi costretti, cioè via Skype, incontro Amedeo Romeo Direttore Artistico del Teatro della Tosse per discutere insieme del momento che il suo Teatro, con tutti gli altri, deve affrontare e per conoscere le iniziative possibili e le risposte necessarie che si cercano di mettere in campo per fronteggiare una situazione inaspettata e difficile. Quella che segue è la conversazione avuta con lui lunedì 23 marzo.

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In viaggio con Dante

Il 25 marzo del 1300 cominciava, secondo l'accettata determinazione critica, il viaggio di Dante Alighieri nell'al di là, un viaggio all'apparenza solitario o quasi, in realtà, esteticamente se non metafisicamente, eravamo già con lui, uomini e donne del passato, del presente del poeta e del futuro che ora stiamo vivendo oltre settecento anni dopo, perché quell'andare peregrinando era ed è un viaggio dentro l'umanità dell'uomo. Ma in realtà oggi, primo Dantedì, essendo noi una rivista di drammaturgia contemporanea, vorrei entrare in quell'evento, così lontano eppure così vicino come direbbero i versi di una canzone, non direttamente ma con l'aiuto e insieme ad un altro maestro indagatore dell'uomo e del suo tempo, quell'Edoardo Sanguineti che proprio sul sommo poeta scrisse la sua tesi di laurea, inaugurando una vicinanza che, tra momenti espliciti e momenti sottotraccia, lo avrebbe costantemente accompagnato. Vorrei cioè richiamare una delle sue più belle drammaturgie,

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Tonino Conte

Tonino Conte ha rappresentato per Genova, città di precocissima adozione che aveva fatto sua restandone da subito affascinato, l'altro teatro. L'altro Teatro ovvero il teatro 'altro' rispetto al Teatro allora Stabile di Ivo Chiesa e Luigi Squarzina e ora Nazionale di Genova con la sua presenza massiccia e segnatamente istituzionale. Questo sin dai tempi ormai lontani del suo esordio alla Borsa di Arlecchino, nel palazzo della ex Borsa di Piazza de Ferrari, e dalla contestuale collaborazione con gli amici Aldo Trionfo e Lele Luzzati, e su su fino alla sua più matura creatura, quel Teatro della Tosse ora insediato nei vicoli aperti e recuperati di Piazza Sarzano e Sant'Agostino, dominanti il mare appena sopra la bella Piazza delle Erbe. In mezzo e durante le collaborazioni, lo spazio aperto e la

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In tempi di peste...

In tempi insoliti ci si organizza come si può e anche il teatro, per non soffocare nei locali chiusi ormai da tre settimane, privato del suo pubblico e della sua comunità, come una fiamma senza ossigeno, si infila nella rete, una rete che stavolta non imprigiona ma può liberare. Così, in una proliferare baluginante di contatti, virtuali forse ma talvolta quasi forti come quelli fisici, anche il teatro cerca di ritrovare la strada del suo pubblico, novello Pollicino che può percorrere a ritroso il sentiero verso casa usando i segnali che già erano stati anticipati e promessi. Con il teatro, la cultura in genere oggi si infila (finalmente direi!) nei “social”, e allora ecco i più famosi musei che aprono le proprie sale ai visitatori virtuali riempiendo la piattaforma che il Ministero ha potenziato appositamente, e allora ecco che per molte realtà artistiche e produttive quei canali aperti finora soprattutto per la semplice visibilità e promozione si trasformano in inaspettati prosceni, utili anche, ci auguriamo, a mantenere o

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