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I libri del mese

Per la segnalazione in questa rubrica inviare esclusivamente libri di teatro o drammaturgia a
Associazione Dramma.it - Via dei Monti di Pietralata 193/c 00157 Roma

Per una politica della performance di Marco De Marinis

È un breve saggio, questo di Marco De Marinis, che sostanzialmente assembla tre suoi interventi studio, realizzati in tempi diversi e diversi anche, se vogliamo, per obiettivi e sviluppo, rendendoli però coerenti intorno ad una idea di teatro oggi, o meglio ad una prospettiva per il teatro di oggi, soprattutto in funzione della sua capacità e possibilità, appunto, di 'performare' una Società ed una contemporaneità che sembra all'improvviso altrove dislocata.
Una Società dominata, come lui stesso scrive a premessa: “dai limiti (etnocentrismo, autoctonia, nazionalismo, identitarismo) che l'hanno pesantemente caratterizzata e sempre più la caratterizzano in questi tempi bui di intolleranze e razzismi risorgenti”.
Su questo sottile e oscuro limite, dunque, si giocherebbe oggi il ruolo del teatro, altrimenti inglobato o abbandonato a logiche che non dovrebbero appartenergli.
L'autore sviluppa, quasi sillogisticamente, il suo ragionare ovvero il suo intuire in tre fasi e momenti, indagando il rapporto tra il teatro e la città, tra polis integranti e fuga nella periferie del mondo (a partire da Jacques Coupeau), e poi il rapporto, altrettanto ambiguo e contraddittorio, tra teatro e “rivoluzione” (quella con la Erre maiuscola) ove il primo rischia di disperdersi nella seconda, assumendo funzioni quasi ancillari, ovvero a contrapporsi per salvaguardare autonomia e libertà creativa.
La sintesi richiama, per salvaguardare il teatro e la sua funzione, la necessità di ribaltare alcuni assunti che sembravano irriducibili, e che invece nuove forze sociali invece mettono in discussione (tra ecologia e accoglienza), così da trasformare la dominante performance della politica in “politica della performance”, al fine di preservare e rendere attivi i fermenti che certo teatro (laboratorio, comunità o ricerca che sia) ha sviluppato e che forse è il momento di disperdere e seminare nelle comunità e nella Società intera, prima che definitivamente si isterilisca.
Non è dunque casuale, ma anzi molto politica nel senso migliore del termine, la dedica del libro a Carola Rackete e a Greta Thunberg. Un testo agile, interessante ed efficace nella sua sintesi.

Per una politica della performance
Il teatro e la comunità a venire
di Marco De Marinis
Editoria e Spettacolo 2020
pagg. 134 € 12,00
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L'attore alla ricerca del personaggio di Giancarlo Picci

Questa nuova pubblicazione da Kimerik, contrariamente a quanto si potrebbe supporre dal titolo, non consiste nell'ennemiso manuale di recitazione ma di un vero e proprio studio sulle dinamiche psicologiche più o meno evidenti che riguardano, questo si, il mestiere dell'attore. Giancarlo Picci è diplomato attore e con diverse esperienze recitative alle spalle ma soprattutto, per quel che riguarda questo volume, è psicologo con specializzazione in psicoterapia cognitiva. L'approccio di questa pubblicazione è originale ma rispettoso del rigore scientifico proprio di una ricerca di questo tipo che intende indagare i meccanismi psicologici coinvolti e sollecitati nelle varie tecniche d'immedesimazione di un attore con il suo personaggio. Di preminente formazione Stanslaskijana, Picci avvia la sua ricerca sintetizzando i principi della tecnica creata dal maestro russo. Nella seconda parte fornisce una panoramica delle principali teorie alternative sull'identificazione dell'attore con il personaggio. Introduce poi il discorso più squisitamente psicologico accennando ad alcuni studi che hanno riguardato la tematica in esame con riferimento alle conseguenze psichiche possibili di tali pratiche con particolare riferimento al cosiddetto "Post-dramatic stress". A titolo di esempio viene presentato il caso dell'attore Heath Ledger e della sua tragica morte prematura. Nella terza parte, forse la più interessante, la ricerca vira sulle esperienze pratiche di sedici attori che rispondono alle domande dell'autore in relazione alle tecniche usate per l'immedesimazione e agli stati emotivi provati durante le loro esperienze attoriali. Il volume si chiude con una sintesi del materiale raccolto e alcuni tentativi di conclusioni psicologiche comportamentali e cognitive. Una pubblicazione utile e stimolante per chi lavora nel teatro o nel cinema, dove la materia psicologica è intrinseca al mestiere dell'attore, come anche dell'autore e del regista, ma che non sempre viene considerata in modo approfondito tenendo conto di tutte le sue implicazioni sia positive che negative.

L'attore alla ricerca del personaggio
le dinamiche del processo identificativo: una ricerca esplorativa
di Giancarlo Picci
Editrice Kimerik 2020
pagg. 262 € 16,00
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Fare Artaud di Fabio Acca

Una corposa pubblicazione da Editoria e Spettacolo che rappresenta quasi una summa delle teorie critiche e delle applicazioni pratiche di un pensiero filosofico ed estetico che ha influenzato la storia del teatro nella seconda parte del secolo scorso. Fabio Acca, come testimonia Marco De Marinis nella prefazione, ha lavorato anni a questo volume e la vastità del materiale consultato e studiato risulta evidente da una bibliografia di quaranta pagine, pubblicata alla fine del libro, e che risulta essa stessa una ricca fonte di documentazione per studenti e ricercatori. Di grande sostanza contenutistica, dunque, questo saggio ha il raro pregio di avvalersi di un linguaggio semplice ed immediato, nonostante le parti che approfondiscono gli aspetti più complessi della teoria di Artaud e delle interpretazioni critiche, siano tutt'altro che intuitive. Si tratta di una vera e propria storia dell'impatto che gli scritti di Antonin Artaud sul teatro, prevalentemente contenuti nel libro feticcio "Il tatro e il suo doppio", hanno avuto a partire dalla metà del secolo scorso in avanti su studiosi, saggisti, critici e teatranti. Fondamentale la considerazione, esplicitata in più punti dall'autore, che il mondo del teatro, o almeno una sua parte, ha avuto il torto di considerare l'intellettuale francese come un teorico del teatro, non considerando che si è trattato, invece, di un uomo di lettere e di pensiero che si è occupato di una vastità di temi e questioni molto più grande e ricca. L'impressione, leggendo gli esempi di tale influenza sulle compagnie, gli artisti e gli spettacoli soprattutto degli anni 60 e 70, è che Artaud e le sue teorie hanno trovato un terreno fertile, aggiungendo semmai ulteriore concime, in sentimenti, idee e pratiche teatrali che in quegli anni sono sbocciate e hanno preso forza per una serie di ragioni storiche, sociali e culturali di varia origine. Dopo la prefazione il volume analizza le origini della fortuna di queste teorie Artaudiane con le prime pubblicazioni e i primi articoli, per passare poi alla consacrazione e diffusione a livello planetario con una particolare attenzione agli eventi che hanno reso possibile questa conoscenza in Italia. Nella terza parte si mostrano i tre esempi principali di applicazione pratica delle teorie di Artaud all'estero, per passare, nella parte successiva, al cosiddetto teatro della crudeltà all'italiana. Seguono una sezione di approfondimento della critica negli ultimi decenni del secolo scorso e due interessanti interviste a Giovanni Girosi e Franco Molè sulle rispettive esperienze di teatro artaudiano nella messa in scena de "I Cenci". Proprio in merito a queste due esperienze si potrebbe commentare che la morale sia: per fare Artaud (le sue teorie) non bisogna fare Artaud (il suo dramma). Leggere per credere. Il volume riporta inoltre una galleria di rare foto di questi due ed altri spettacoli storici considerati tra i più "crudeli".

Fare Artaud
di Fabio Acca
Editoria e Spettacolo 2019
pagg. 408 € 26,00
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