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I libri del mese

Per la segnalazione in questa rubrica inviare esclusivamente libri di teatro o drammaturgia a
Associazione Dramma.it - Via dei Monti di Pietralata 193/c 00157 Roma

Tutto il teatro di Mircea Eliade

Uno degli intellettuali più importanti della cultura Romena e storico delle religioni tra i più autorevoli del mondo, Mircea Eliade è noto soprattutto per la sua vasta e rilevante produzione saggistica. A trent'anni dalla sua morte, Horia Corneliau Cicortas studioso e traduttore di moltissimi autori romeni, affida a Bietti la stampa di questo volume che raccoglie, per la prima volta, tutte e cinque le drammaturgie scritte da Eliade tra il 1939 e il 1970. Una produzione poco nota in generale, ma addirittura sconosciuta se si fa il confronto con, ad esempio, il suo "Trattato di storia delle religioni" o gli altri importanti saggi di religione e filosofia orientale. Come fa notare il curatore nell'ampia e dettagliata introduzione critica al volume, l'attività di drammaturgo è stata per Mircea Eliade un esercizio letterario secondario, anche se nei suoi diari si rileva una significativa passione e dedizione dell'autore nella stesura dei suoi drammi. Testi poco conosciuti per diverse ragioni: prima di tutto perchè Eliade, autore interdetto in patria dal regime comunista, è vissuto e ha lavorato a Londra, Lisbona, Parigi e Chicago dal dopoguerra e fino alla sua morte, ma a differenza della sua produzione saggistica, ha scritto le sue pièces in lingua romena, così come, del resto, i suoi romanzi e racconti che infatti, in misura minore, sono stati comunque poco considerati dal vasto pubblico e dalla critica. In secondo luogo perchè dei cinque testi soltanto due sono stati rappresentati seppur per poche repliche. Ad eccezione della sua opera prima, "Ifigenia", non a caso il suo dramma più noto, che riscrive discostandosi solo per alcuni aspetti dall'impianto e dalla struttura della tragedia Euripidea, gli altri quattro drammi di Eliade appaiono più come un work in progress che opere compiute, progetti drammatici piuttosto originali che, come si evince anche dalle stesse riflessioni del loro autore, meritavano più tempo per revisioni e nuove e più strutturate stesure. "Uomini e pietre" insieme a "Avventura spirituale" partono da un soggetto originale mentre "1241" si basa sugli episodi storici delle invasioni tartare in Romania, alludendo metaforicamente all'invasione sovietica del 1944, e "La colonna infinita", ultimo dei suoi drammi, vede come protagonista lo scultore romeno Constantin Brancusi. In questi lavori, pur nella diversità delle narrazioni, si possono individuare dei temi comuni molto forti. L'esperienza artistica come esperienza spirituale, la presenza del trascendente nella realtà e nella storia, il dibattito e la sintesi tra interpretazione scientifica o intellettuale e percezione emotiva o metafisica della realtà. Narrazioni sviluppate a supporto di questi grandi temi e forse per questo non completamente convincenti nell'azione drammatica e nella teatrabilità, ma più adatti ad un'attenta lettura. La raccolta drammatica è accompagnata da un nutrito apparato biografico e critico che rende questo volume un importante contributo alla conoscenza ed all'approfondimento dell'opera del grande intellettuale romeno.

Tutto il teatro
di Mircea Eliade
a cura di Horia Corneliau Cicortas
Bietti 2016
456 pagg. € 22,00

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Ronconi secondo Quadri a cura di Leonardo Mello

“Luca Ronconi, alla sua quinta e più matura regia, pur disponendo di un mattatore come Vittorio Gassman, ha capovolto le tradizioni interpretative del Riccardo III che vogliono la tragedia incentrata su un unico protagonista …”.
Ma voi ve la immaginate la quinta regia di Luca Ronconi? E le quattro precedenti, un po' meno mature?
Mi sono imbattuta in queste righe aprendo a caso Ronconi secondo Quadri, il volume di Ubu dedicato a due mostri sacri della storia più prossima del nostro teatro e al loro rapporto. Il regista e il critico, divisi e uniti da amicizia, stima, consenso e dissenso, ammirazione reciproca.
Fa un certo effetto leggere oggi recensioni di spettacoli di mezzo secolo fa, come questa, uscita su Panorama e datata precisamente 18 febbraio 1968.
Fa effetto pensare agli albori di Luca Ronconi, oggi, che il suo teatro, unico e inimitabile, ha segnato in modo irreversibile il nostro modo di intendere e percepire la scena, la parola, gli spazi.
Bene, questo libro di 215 pagine, corredato di immagini, in realtà non molte, curato da Leonardo Mello e introdotto da Maria Grazia Gregori, che è stata amica di entrambi, ci permette di compiere un viaggio a ritroso, dal teatro ufficiale, fortemente identificato, al teatro nato come fucina, con i primi esperimenti nel Laboratorio di Prato.
E ci permette di farlo con gli occhi di un critico che seguiva grande parte della loro gestazione, non senza scrupoli e senza porsi domande sull'opportunità o meno di contaminarsi.
Vale la pena citare qualche riga nel merito, riportata nel saggio introduttivo di Mello: “ … ho pensato a lungo che il modo migliore di fare critica come io la intendo, cioè cercando di approfondire il più possibile l'intenzione registica per meglio poterne dare conto, verificandone la riuscita, sia quello di poter seguire, in modo diretto, il procedimento creativo, cioè assistere allo svolgersi delle prove”. Ma subito dopo avanza due riserve: la prima riguarda i 'favoritismi' inevitabili che dipendono dal potere seguire le prove di un numero limitato di spettacoli; la seconda il coinvolgimento del critico e la mancanza di un distacco sufficiente a garantire l'obiettività del giudizio.
“Inoltre – si domanda- è giusto porsi in una posizione di vantaggio rispetto agli altri spettatori, per un critico?”
Qualunque sia la risposta, ammesso che a una risposta si possa pervenire, resta il fatto che il lavoro di entrambi si è giovato di innumerevoli momenti di incontro e condivisione, cercandosi reciprocamente e chiamandosi l'un l'altro dentro progetti comuni, a cominciare dal convegno di Ivrea del 1967, organizzato da Quadri, che li vide firmatari del Manifesto per un nuovo teatro; la Biennale di Venezia all'inizio degli anni Settanta, in cui Ronconi in qualità di direttore scelse Quadri come consulente, fino alla citata avventura di Prato, testimoniata da Quadri nel volume di Ubu, Il laboratorio di Prato, appunto.
Entrare nel merito delle singole recensioni non è proprio possibile, ma accostarsi a questo libro è come iniziare un percorso museale lungo quasi mezzo secolo, dal 1967 al 2010, insieme a una guida che racconta di un teatro come non si fa più, immaginando o rivivendo spettacoli storici, con compagnie come eserciti, gli spazi reinventati e le scenografie semoventi, e a volte la sensazione è di essere per un attimo, un attimo solo, catapultati dentro. Siamo noi a scegliere da dove partire, quale direzione seguire, se andare per ordine e girovagare tra una 'stanza' e l'altra alla ricerca di vecchi ricordi o nuove emozioni.
Per chi ha amato il teatro di Luca Ronconi è una testimonianza davvero preziosa.

Ronconi secondo Quadri
a cura di Leonardo Mello
Introduzione di Maria Grazie Gregori
Ubulibri 2016
215 pagg. € 18,00

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Morte di Zarathustra di C. Tafuri e D. Beronio

Prosegue la ricerca intorno al “Tragico” di Clemente Tafuri e David Beronio con questo nuovo testo da poco editato. È una ricerca che nel suo stesso evolversi si ispira ancora una volta, e direi inevitabilmente, alle riflessioni di Nietzche, e dire intorno al Tragico e non sul Tragico vuole indicare un percorso circolare che sfronda la ricerca stessa dei suoi residui “storicistici” per tentare una comprensione che è adesione immediata. In questo loro progetto Tafuri e Beronio hanno infatti individuato tre percorsi che si intersecano, si sovrappongono e reciprocamente si potenziano, quello teorico, di cui questo titolo è l’ultima espressione, quello del lavoro sull’attore come tramite, di cui il laboratorio Arabesco è il mezzo ed il frutto, ed infine quella dell’espressione artistica ed estetica di cui lo spettacolo omonimo è il veicolo itinerante ed in continua evoluzione-deformazione.
L’insieme di queste spinte va a costituire una sorta di percorso a ritroso che tenta di recuperare le radici di una identità oltre l’angoscia dell’esistere, oltre quell’esserci heideggeriano alla ricerca del perduto senso di sé. Questo il tragico, il tragico del principio di individuazione nel tempo e nella storia, cui si riferiva, secondo gli autori, l’antica massima di Anassimandro:
“Le cose fuori da cui è il nascimento alle cose che sono, peraltro, sono quelle verso cui si sviluppa anche la rovina, secondo ciò che dev’essere: le cose che sono, difatti, subiscono l’una dall’altra punizione e vendetta per la loro ingiustizia, secondo il decreto del Tempo”.
Un testo interessante segno di un lavoro che si sviluppa in profondità non solo nei suoi aspetti per così dire accademici, ma anche in quelli della relazione tra il territorio e una comunità di lavoro non chiusa in sé stessa ma attenta a ciò che può dare ovvero che deve ricevere da un contesto man mano più ampio.

Morte di Zarathustra
di Clemente Tafuri e David Beronio
Akropolis libri 2016
80 pagg. € 12,00

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