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I libri del mese

Per la segnalazione in questa rubrica inviare esclusivamente libri di teatro o drammaturgia a
Associazione Dramma.it - Via dei Monti di Pietralata 193/c 00157 Roma

Gli insonni di via Roma 32 di Andrea Ozza

Questa brillante commedia di Andrea Ozza, pluripremiato autore teatrale e sceneggiatore per cinema e televisione, offre al lettore una panoramica di personaggi ben caratterizzati pur nella peculiarità, sicuramente paradossale e forse anche metaforica, della loro condizione comune che rappresenta l'elemento su cui si basa la situazione. Insonnia perenne come paradosso di una vita turbolenta che ci assedia con stimoli, esigenze e problemi senza soluzione di continuità, rendendo quasi impossibile un angolo di pace e di riposo. Ma forse anche, dicevo, insonnia come metafora di esistenze stanche e con le borse sotto agli occhi, prive della forza necessaria a lottare e ribellarsi contro destini che sembrano segnati. La terrazza condominiale dove gli insonni si ritrovano ogni notte a parlare di nulla o delle proprie vite, a ballare, a litigare, a leggere senza ascoltarlo l'Inferno di Dante, è lo spazio dove è possibile incontrarsi, dove è possibile sostituire la solitudine di una notte a guardare il soffitto della propria camera da letto con la compagnia di altri esseri umani, mantenendo relazioni più o meno superficiali e più o meno conflittuali. E non è un caso che questo spazio di sopravvivenza per pochi venga minacciato da più parti, in nome del decoro condominiale ma soprattutto dalla possibilità di sfruttare economicamente la terrazza. Una commedia divertente e agrodolce ad alto tasso di teatrabilità, cosa niente affatto scontata. La pubblicazione è completata dalla prefazione di Maria Letizia Compatangelo e dalla nota biografica dell'autore.  

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Gli insonni di via Roma 32
di Andrea Ozza
Il convivio editore 2022
pagg. 87 € 12,00

 

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Scenari del terzo millennio a cura di Cristina Valenti

È stato ed è qualcosa di più di un Festival tra gli altri, più di un Premio, pur molto importante, per la drammaturgia giovanile, ed il suo stesso nome “SCENARIO” è prova di una doppia valenza, innanzitutto significativa, prima di diventare concretamente operativa. È il costruire una scenografia, un ambiente, un luogo (teatrale) propizio, e poi è un osservatorio della creatività che, immerso nel flusso del tempo che si trasfigura in teatro, riesce ad intercettare o anche a generare. Questo interessante e corposo volume, curato da Cristina Valenti per le edizioni Titivillus, e appunto sottotitolato “Osservatorio del Premio Scenario sul giovane teatro”, è stato dunque in un certo senso un passo necessario affinchè il flusso creativo della nuova drammaturgia, almeno per la parte più direttamente affrontata, trovasse un ordine un po' più sistematico e, con esso, un senso estetico più limpido. Il libro è infatti diviso in tre parti, diverse ma reciprocamente coerenti. La prima parte (Sguardi) è di studio e approfondimento delle estetiche drammaturgiche emergenti, e contiene saggi di Laura Mariani, Cristina Valenti, Viviana Santori, Fabio Acca, Cira Santoro e Stefano Casi e offre spunti di grande interesse, da cui nel complesso si fa forte l'idea di un teatro politico, inteso non come teatro che fotografa la realtà ma di un teatro che la rende “visibile”. La seconda parte, coordinata anch'essa da Cristina Valenti, è una sorta di ricognizione statistica delle tendenze drammaturgiche. La terza, a cura di Anna Fantinel, e ultima, più storica (Materiali), ripecorre le vicende del premio Scenario e Scenario Infanzia in questi primi vent'anni del terzo millennio. Nella Premessa che apre il volume Marco Baliani definisce il Premio Scenario “un'isola a sè” sintetizzando così figuativamente quanto poi nel volume sarà efficacemente sviluppato. Un volume utile a chi si occupa di teatro e anche a chi il teatro lo ama solamente, con un interessante e moderno apparato iconografico, ivi compreso un video “Scenario Live” di Federico Tovani, scaricabile da apposito QR Code in indice.

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Scenari del terzo millennio
L'osservatorio del Premio Scenario sul giovane teatro
a cura di Cristina Valenti
Titivillus 2018
pagg. 344 € 18,00

 

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Prossimità di Fabio Pisano

Personalità schiva, pacata, elegante, gentile, Fabio Pisano è un giovane autore napoletano classe 1986 dalla formazione scientifica – laurea in scienze biotecnologiche -, e dalla penna prolifica che gli permette di ottenere alcuni premi. Dal “Premio Hystrio per le scritture di scena” al “Premio Fersen” “Salvatore Quasimodo”, Pisano è un drammaturgo che osserviamo da tempo per comprendere quale sia la strada che intraprenderà. Il titolo del suo volume, “Prossimità”, edito da Editoria & Spettacolo nel 2022, sembra descrivere la caratterizzazione della sua drammaturgia. Ottenere la pubblicazione di un volume che raccolga i propri testi, in questo caso quattro, è un obiettivo perseguito da molti autori e raggiunto dopo molto tempo; è bene quindi sottolineare che Pisano abbia avuto la fortuna di un’importante pubblicazione ottenuta attraverso una delle poche e più attive case editrici che oggi si occupano di editoria teatrale in Italia. Inoltre, dobbiamo sottolineare che i testi contenuti nel volume hanno debuttato da poco tempo e oggi appaiono frequentemente in scena. Nel caso de  “La macchia” ricordiamo, appunto, che ha debuttato il 30 giugno 2022 durante il Campania Teatro Festival ed è attualmente in tournée. Negli ultimi anni, dunque, la firma di Pisano ha vissuto un’accelerazione che gli ha permesso di essere conosciuto e riconosciuto, affermandosi all’interno della cerchia dei drammaturghi contemporanei. Ritorniamo sul titolo che nella quarta di copertina svela la sua natura, ossia l’approssimarsi a sensazioni ed emozioni che sembrano labili ed effimere, ma che in realtà lasciano il segno nello spettatore e soprattutto nel lettore. Questa drammaturgia, infatti, è caratterizzata da una testualità forte, ricchissima di elementi e molto curata, pensata da uno scrittore che scrive da autore e solo successivamente opera anche come regista. Pisano è un drammaturgo a tutti gli effetti che, come molti altri autori contemporanei, si veste di natura ibrida per lavorare dietro le quinte. In questo caso, però, non parliamo di un autore/attore, figura che dalla fine del Novecento in poi ha caratterizzato la nostra drammaturgia, soprattutto al Sud Italia, ma di un autore a tutto tondo che elabora e scrive per la scrittura e la lettura, pur tenendo conto inevitabilmente della messinscena. A dimostrazione di quanto detto è necessario sottolineare che alcuni testi contenuti all’interno di questo volume riportano sulla carta delle scelte importanti, adeguate ai tempi e alla nuova natura e alle molteplici funzioni assunte dalle didascalie nella drammaturgia contemporanea: le didascalie di due testi in particolare, “Hospes,-ĭtis” e “La macchia”, riportano riflessioni dell’autore, forme poetiche, costruzioni ossimoriche e chiasmiche, sembrano, cioè inserti di natura differente, che sulla scena sono percepiti solo in parte dallo spettatore e in forme innovative. Ciò dimostra che questo tipo di scrittura nasce da un autore che lavora principalmente sulla parola e per essa. Il volume comprende anche altri due testi, “Celeste” e “A.D.E. -A.lcesti D.i E.uripide”, e, in effetti, si presenta nella sua forma sintetica poiché non è corredato né di prefazione o di postfazione affidate alla firma di studiosi o di critici teatrali. L’autore, infatti, introduce il volume con le sue parole, descrivendo il percorso e il lavoro rivolto ai quattro testi, intitolando le pagine di apertura con la parola “Divertissement”, «un modo per raccontare questi scritti da cosa sono nati, da dove, e proverò persino a motivarne la loro esistenza», come afferma lo stesso Pisano.
La sua scrittura, così come il suo approccio al dialogo reale, sembrano caratterizzati da un binomio ossimorico, da un lato manifestano un certo timore e una certa umiltà, dall’altro una certa malizia che provoca il lettore e l’interlocutore alla reazione, affinché lo stesso autore possa capire quale strada intraprendere e perseguire. La stessa sensazione contrastante e binomiale emerge attraverso la lettura di questi testi e nel corso della visione degli spettacoli: ogni testo ha un filo conduttore che è la morte, elemento raccontato con una certa eleganza poetica, mai plateale ma con rispettosa delicatezza. Alcuni testi sono collocati in un periodo storico specifico, altri non hanno tempo, ma emerge costantemente un’attenzione “religiosa” nei confronti del sentimento, sia esso manifestato dai personaggi, sia quello custodito dall’autore, sia quello che si attiva nella mente dello spettatore e del lettore.
È evidente che il viaggio drammaturgico intrapreso da Pisano sia partito da una fortissima esigenza di manifestare, attraverso scrittura, un’urgenza intima che poi esplode spesso in forma d’arte; questo potrebbe far pensare ad una scrittura fortemente intimistica e, pertanto, ripetitiva e caratterizzata da contenuti personali e, pertanto, a volte, di difficile percezione da parte del pubblico.
Parliamo, invece, di una scrittura sintetica, figlia dei tempi, sintatticamente fluida, a volte frammentaria come la prosa e il romanzo contemporanei, ma pesata e pensata, priva di orpelli, di barocchismi o di coloriture retoriche, mirata alla riflessione in simbiosi con l’osservazione. Una drammaturgia, dunque, inevitabilmente legata alla lettura: chi osserva lo spettacolo potrà rileggere il testo estrapolandone innumerevoli spunti; chi legge prima di osservare lo spettacolo attiva, invece, una riflessione ante quem che si protrae e si arricchisce durante la visione dello spettacolo.
Bisognerà attendere ed osservare affinché emerga uno stile specifico e una direzione di percorso più precisa. Le premesse sembrano solide, ma spetta all’autore decidere e comunicare il suo viaggio attraverso scrittura e scena.

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Prossimità
Celeste. Hospes. Itis. A.D.E. A.lcest D.i E.uripide
di Fabio Pisani
Editoria&Spettacolo 2022
pagg. 278 € 18,00

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