• Home
  • Segnalazioni
  • Libri

I libri del mese

Per la segnalazione in questa rubrica inviare esclusivamente libri di teatro o drammaturgia a
Associazione Dramma.it - Via dei Monti di Pietralata 193/c 00157 Roma

Tre pièces di Sigitas Parulskis

Titivillus raccoglie in questo volume una scelta significativa di tre drammaturgie di Sigitas Parulskis, giornalista, saggista, drammaturgo e poeta Lituano. Si tratta di tre pezzi scritti tra il 1997 e il 2006, pubblicati in ordine cronologico, che vantano numerose rappresentazioni e traduzioni. Va detto prima di tutto che l'autore, nato nel 1965, fa parte di quella generazione di Lituani che sono cresciuti all'interno dello stato Sovietico e sono diventati adulti durante e dopo il crollo dell'impero comunista. Il primo dramma "P.S. fascicolo O.K.", scritto dopo pochi anni dall'indipendenza Lituana, porta un titolo criptico che solo in parte fa riferimento all'argomento dell'opera, ma sopratutto è formato dalle iniziali dell'autore (P.S.) e da quelle del regista Oskaras Korsunuovas che ha messo in scena questo e molti dei testi di Parulskis. Al di là della situazione realistica, l'indagine di un omicidio avvenuto all'interno di una scuola, questa drammaturgia non ha nulla di realistico a cominciare dai dialoghi per finire nello sviluppo dell'azione e passando per i numerosi personaggi. In una visione d'insieme sembra di osservare le macerie prodotte da un terremoto devastante, dove la polvere fa solo intravedere i movimenti dei sopravvisuti che animano la scena con azioni spesso difficilmente comprensibili o logiche, dove le tracce degli edifici crollati mostrano quello che erano e possono solo far immaginare ciò che diverranno dopo la ricostruzione. Un commissario indaga su quello che si capirà essere un caso di parricidio, senza però che ci sia un cadavere e dove il colpevole assume aspetti diversi e mutevoli. Al di là dell'immagine del tutto personale, se c'è una metafora che emerge da questo lavoro ricchissimo di sfaccettature poetiche e grottesche, questa è sicuramente da riferire all'esperienza di una generazione di ventenni che all'improvviso hanno visto disintegrarsi il mondo granitico in cui erano nati e cresciuti per affacciarsi ad un altro del tutto sconosciuto, in cui però è subito nata la consapevolezza di una grande colpa: quella dei padri che non avevano mai fatto nulla per ribellarsi. Il secondo lavoro, "Solitudine a due" del 2001, si presenta sicuramente con una progressione narrativa più concreta, composto da diversi quadri in cui si assiste a diverse situazioni vissute da una coppia. Anche qui il realismo delle situazioni si stempera nel linguaggio ma soprattutto nei diversi piani narrativi: quello del dialogo, quello dei pensieri, e quello del racconto, attraverso cui vengono presentate le vicende e i due personaggi. Protagonista assolua è comunque la solitudine, intesa sia come isolamento dagli altri che come impossibilità di comunicare. Il terzo dramma "Il traghettatore" del 2006, è la storia, tra sogno e realtà, dell'ultimo giorno di vita di un uomo a cui è stata annunciata l'inevitabile morte per una grave malattia. La peripezia del protagonista, portato in luoghi diversi dal traghettatore (un tassista) e presso vari personaggi, tutti fortemente simbolici, è vivace e talvolta comica, ricca di spunti e situazioni varie e curiose. L'attenta prefazione al volume è firmata da Graziano Graziani.

Per acquistare il volume

Tre pièces
P.S. fascicolo O.K. - Solitudine a due - Il traghettatore
di Sigitas Parulskis
Titivillus 2015
201 pagg. € 13,00

StampaEmail

La scoperta di nuovi sensi di Lorenzo Mango

Lorenzo Mango, professore ordinario di teatro presso l'università L'Orientale di Napoli, affronta in questa pubblicazione uno degli aspetti forse meno conosciuti e probabilmente più controversi, del fenomeno futurista. Il tattilismo, questo il tema centrale del saggio di Mango, è infatti un aspetto che, pur già presente nell'idea iniziale di teatro totale proclamata da Marinetti nel suo manifesto del 1909 e negli scritti successivi, viene approfondito e rilanciato come una nuova frontiera avanguardistica dal manifesto del 1921. L'incipit del nuovo manifesto tattilista sintetizza e spiega con lucidità folgorante, la ragione di questo nuovo proclama artistico: "Punto e a capo". Dopo dodici anni di futurismo era necessario fare un bilancio, a parere di Marinetti ampiamente positivo, visto lo scardinamento delle vecchie logiche artistiche e spettacolari e le contaminazioni evidenti e diffuse delle teorizzazioni del movimento,  ma soprattutto era anche urgente cominciare un nuovo discorso o meglio, approfondire l'aspetto che a Marinetti sembrava più importante.  Nel saggio di Mango risulta chiaro come questo lancio del Tattilismo non abbia avuto negli anni successivi conseguenze così importanti come lo ebbero i vari spunti del manifesto futurista e che molti studiosi non considerano molto significativa questa "seconda vita" del movimento marinettiano. Nonostante l'indubbio interesse che anche l'approfondimento del Tattilismo ha offerto ed offre agli artisti ed agli intellettuali, il manifesto del 1921 sembra più un tentativo di ricreare quell'energia rivoluzionaria che gli allora giovanotti di massimo trent'anni avevano profuso nell'avvio dell'esperienza Futurista. E questo Marinetti ultra quarantenne, vittima dei suoi stessi proclami giovanilistici del primo manifesto, appare come un "vecchietto" che tenta di rispolverare le vecchie energie, o come si direbbe oggi tenta di riciclarsi come nuovo. Eppure il volume documenta, anche con il corredo dei vari scritti teorici e di tre drammaturgie brevi di Marinetti, la consistenza dell'approfondimento sul tema del tattilismo che, nonostante le opinioni controverse sulla sua rilevanza, appare comunque un aspetto degno di considerazione e di studio al pari degli aspetti più noti e "genuini" del più importante movimento d'avanguardia Italiano del secolo passato.

Per acquistare il volume

La scoperta di nuovi sensi
il tattilismo futurista
di Lorenzo Mango
Cue press 2015
75 pagg. € 18,99

StampaEmail

Polittico del silenzio di Tino Caspanello

Raccontiamo di “Polittico del silenzio”, la silloge di tre testi teatrali in italiano (“Ecce homo” del 2009, “Kyrie” del 2013, “Agnus” del 2015) di Tino Caspanello che la casa editrice umbra “Editoria & Spettacolo” ha meritoriamente dato alle stampe qualche settimana fa e che è ora disponibile nelle librerie. Si tratta, dopo “Teatro di Tino Caspanello” del 2012 e “Quadri di una rivoluzione” del 2013, della terza pubblicazione che questo editore dedica al drammaturgo di Pagliara e, se ce ne fosse bisogno, a garantire della qualità e dell’interesse di questa drammaturgia basti notare che prefazione e postfazione sono state scritte da due tra più importanti studiosi del teatro contemporaneo presenti sulla piazza europea, ovvero da Gerardo Guccini e da Christine Resche. Detto questo potremmo fermarci qui o, magari, notare come anche nel campo della drammaturgia militante il teatro siciliano contemporaneo si segnala con lavori pregevoli, ma non basterebbe perché di questi testi occorre dire nel merito e perché, per chi scrive, è di qualche soddisfazione vedere come lo stesso Caspanello abbia voluto assumere la dimensione del “silenzio” come asse concettuale per la comprensione della sua opera. Il silenzio assunto in una vastissima gamma di significazioni che si possono tuttavia sintetizzare nella ricerca (rischiosa, senza alcun paracadute e perciò assai affascinante) di piena autenticità nel quotidiano e umanissimo esercizio della vita, della vita umana nel mondo e nella storia. Ovviamente non è possibile tacere sul fatto (evidentemente allusivo) che il drammaturgo abbia voluto indicare già nei titoli di ciascuno di questi pezzi una significazione religiosa e cristiana. Come interpretare questa scelta? Come interpretarla, a maggior ragione dopo aver letto i testi che, come chiunque potrà autonomamente verificare, non lasciano trasparire alcuna consolante visione della vita e del senso profondo dei rapporti umani? Dei rapporti di potere in “Ecce Homo” (un uomo, tre giudici, una guardia in una situazione kafkiana), dei rapporti di coppia in “Kyrie” (la donna, l’uomo), dei rapporti tra singolo e massa (attore e pubblico) nel vertiginoso monologo “Agnus” (in cui non ci pare errato segnalare una seppur lontana parentela con Pirandello). Giustamente Guccini ha chiamato in causa da una parte la centralità della dimensione teatrale e meta-teatrale di tali testi e dall’altra (correlativamente) la dimensione metafisica di un linguaggio che non si limita a esprimere ma crea realtà. Aggiungiamo che si arriva alle stesse conclusioni considerando come altro nome del silenzio sia “mistero” (ciò che è ineffabile, ciò non ha parole per esser detto) e come misteriosa sia appunto la trama della nostra esistenza se ci si mette ad osservarla da vicino, a scrutarla nella sua autenticità e senza il filtro semplificatorio di ideologie, convinzioni, tradizioni. Ma se nei testi precedenti nella dimensione del silenzio si giocavano partite che avevano a che fare con la costruzione di senso nei rapporti umani, in questi testi ci sembra che Caspanello affronti con decisione un’altra dimensione della sua scrittura, una dimensione in cui il silenzio è esplorato piuttosto nella dimensione negativa (e complementare) della distruzione del senso dei rapporti umani, del loro essere ontologicamente e tragicamente inautentici, nel loro proclamare proprio nel teatro (quindi proprio laddove regna una dimensione positiva della finzione) la struttura pervasiva e tragica della menzogna e della morte. Adesso non resta che attendere la messinscena di questi testi, sperando che siano prodotti come trilogia e che tutto ciò non accada troppo tardi.


Per acquistare il volume

Polittico del silenzio
di Tino Caspanello
Editoria & Spettacolo 2016
138 pagg. € 14,00

StampaEmail