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I libri del mese

Per la segnalazione in questa rubrica inviare esclusivamente libri di teatro o drammaturgia a
Associazione Dramma.it - Via dei Monti di Pietralata 193/c 00157 Roma

La scoperta di nuovi sensi di Lorenzo Mango

Lorenzo Mango, professore ordinario di teatro presso l'università L'Orientale di Napoli, affronta in questa pubblicazione uno degli aspetti forse meno conosciuti e probabilmente più controversi, del fenomeno futurista. Il tattilismo, questo il tema centrale del saggio di Mango, è infatti un aspetto che, pur già presente nell'idea iniziale di teatro totale proclamata da Marinetti nel suo manifesto del 1909 e negli scritti successivi, viene approfondito e rilanciato come una nuova frontiera avanguardistica dal manifesto del 1921. L'incipit del nuovo manifesto tattilista sintetizza e spiega con lucidità folgorante, la ragione di questo nuovo proclama artistico: "Punto e a capo". Dopo dodici anni di futurismo era necessario fare un bilancio, a parere di Marinetti ampiamente positivo, visto lo scardinamento delle vecchie logiche artistiche e spettacolari e le contaminazioni evidenti e diffuse delle teorizzazioni del movimento,  ma soprattutto era anche urgente cominciare un nuovo discorso o meglio, approfondire l'aspetto che a Marinetti sembrava più importante.  Nel saggio di Mango risulta chiaro come questo lancio del Tattilismo non abbia avuto negli anni successivi conseguenze così importanti come lo ebbero i vari spunti del manifesto futurista e che molti studiosi non considerano molto significativa questa "seconda vita" del movimento marinettiano. Nonostante l'indubbio interesse che anche l'approfondimento del Tattilismo ha offerto ed offre agli artisti ed agli intellettuali, il manifesto del 1921 sembra più un tentativo di ricreare quell'energia rivoluzionaria che gli allora giovanotti di massimo trent'anni avevano profuso nell'avvio dell'esperienza Futurista. E questo Marinetti ultra quarantenne, vittima dei suoi stessi proclami giovanilistici del primo manifesto, appare come un "vecchietto" che tenta di rispolverare le vecchie energie, o come si direbbe oggi tenta di riciclarsi come nuovo. Eppure il volume documenta, anche con il corredo dei vari scritti teorici e di tre drammaturgie brevi di Marinetti, la consistenza dell'approfondimento sul tema del tattilismo che, nonostante le opinioni controverse sulla sua rilevanza, appare comunque un aspetto degno di considerazione e di studio al pari degli aspetti più noti e "genuini" del più importante movimento d'avanguardia Italiano del secolo passato.

Per acquistare il volume

La scoperta di nuovi sensi
il tattilismo futurista
di Lorenzo Mango
Cue press 2015
75 pagg. € 18,99

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Polittico del silenzio di Tino Caspanello

Raccontiamo di “Polittico del silenzio”, la silloge di tre testi teatrali in italiano (“Ecce homo” del 2009, “Kyrie” del 2013, “Agnus” del 2015) di Tino Caspanello che la casa editrice umbra “Editoria & Spettacolo” ha meritoriamente dato alle stampe qualche settimana fa e che è ora disponibile nelle librerie. Si tratta, dopo “Teatro di Tino Caspanello” del 2012 e “Quadri di una rivoluzione” del 2013, della terza pubblicazione che questo editore dedica al drammaturgo di Pagliara e, se ce ne fosse bisogno, a garantire della qualità e dell’interesse di questa drammaturgia basti notare che prefazione e postfazione sono state scritte da due tra più importanti studiosi del teatro contemporaneo presenti sulla piazza europea, ovvero da Gerardo Guccini e da Christine Resche. Detto questo potremmo fermarci qui o, magari, notare come anche nel campo della drammaturgia militante il teatro siciliano contemporaneo si segnala con lavori pregevoli, ma non basterebbe perché di questi testi occorre dire nel merito e perché, per chi scrive, è di qualche soddisfazione vedere come lo stesso Caspanello abbia voluto assumere la dimensione del “silenzio” come asse concettuale per la comprensione della sua opera. Il silenzio assunto in una vastissima gamma di significazioni che si possono tuttavia sintetizzare nella ricerca (rischiosa, senza alcun paracadute e perciò assai affascinante) di piena autenticità nel quotidiano e umanissimo esercizio della vita, della vita umana nel mondo e nella storia. Ovviamente non è possibile tacere sul fatto (evidentemente allusivo) che il drammaturgo abbia voluto indicare già nei titoli di ciascuno di questi pezzi una significazione religiosa e cristiana. Come interpretare questa scelta? Come interpretarla, a maggior ragione dopo aver letto i testi che, come chiunque potrà autonomamente verificare, non lasciano trasparire alcuna consolante visione della vita e del senso profondo dei rapporti umani? Dei rapporti di potere in “Ecce Homo” (un uomo, tre giudici, una guardia in una situazione kafkiana), dei rapporti di coppia in “Kyrie” (la donna, l’uomo), dei rapporti tra singolo e massa (attore e pubblico) nel vertiginoso monologo “Agnus” (in cui non ci pare errato segnalare una seppur lontana parentela con Pirandello). Giustamente Guccini ha chiamato in causa da una parte la centralità della dimensione teatrale e meta-teatrale di tali testi e dall’altra (correlativamente) la dimensione metafisica di un linguaggio che non si limita a esprimere ma crea realtà. Aggiungiamo che si arriva alle stesse conclusioni considerando come altro nome del silenzio sia “mistero” (ciò che è ineffabile, ciò non ha parole per esser detto) e come misteriosa sia appunto la trama della nostra esistenza se ci si mette ad osservarla da vicino, a scrutarla nella sua autenticità e senza il filtro semplificatorio di ideologie, convinzioni, tradizioni. Ma se nei testi precedenti nella dimensione del silenzio si giocavano partite che avevano a che fare con la costruzione di senso nei rapporti umani, in questi testi ci sembra che Caspanello affronti con decisione un’altra dimensione della sua scrittura, una dimensione in cui il silenzio è esplorato piuttosto nella dimensione negativa (e complementare) della distruzione del senso dei rapporti umani, del loro essere ontologicamente e tragicamente inautentici, nel loro proclamare proprio nel teatro (quindi proprio laddove regna una dimensione positiva della finzione) la struttura pervasiva e tragica della menzogna e della morte. Adesso non resta che attendere la messinscena di questi testi, sperando che siano prodotti come trilogia e che tutto ciò non accada troppo tardi.


Per acquistare il volume

Polittico del silenzio
di Tino Caspanello
Editoria & Spettacolo 2016
138 pagg. € 14,00

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Scusate se non siamo morti in mare di Emanuele Aldrovandi

Emanuele Aldrovandi è un altro giovane autore che ha raggiunto una certa notorietà (per quanto possa essere noto un drammaturgo) negli ultimi cinque anni, affermandosi con alcuni testi in importanti premi teatrali, vincendo diversi concorsi per laboratori, progetti internazionali e collaborazioni e lavorando come dramaturg per la compagnia MaMiMò del Teatro Piccolo Orologio di Reggio Emilia. "Scusate se non siamo morti in mare", terzo suo testo pubblicato da Cue press, ha debuttato a febbraio al Teatro della Cooperativa di Milano con la regia di Pablo Solari dopo essere stato finalista sia al Premio Riccione che al Premio Scenario. Il volume è aperto dalla lucida prefazione di Davide Carnevali che presenta le principali caratteristiche, molto moderne e promettenti, della drammaturgia di Aldrovandi. Storie realistiche che si colorano di ironia grottesca, linguaggio e dialoghi rapidi ed efficaci oltre che mai banali, situazioni sfaccettate ed osservate da diversi punti di vista, temi attuali ma anche fortemente metaforici ed evocativi. Anche questo testo parte da una situazione strettamente realistica ed attuale: il viaggio clandestino di tre migranti verso terre dove possano tornare (o iniziare) a vivere. Ma dopo la premessa iniziale ci si separa subito dalla realtà cronachistica dei barconi di cui tanto tristemente ormai sappiamo dai media. Qui i personaggi sono molto diversi da ciò che ci aspetteremmo, la vicenda è un vero è proprio scontro tra forti e deboli che sembra non lasciare scampo ed è mossa con energia dalla dialettica in forte conflitto tra personalità ed esigenze opposte ed incompatibili. La teatralità del lavoro appare subito evidente e la lettura è sempre coinvolgente e spedita. Un ottima tecnica compositiva, dunque, base solida per un approccio decisamente originale ed "universale" ad un problema molto vicino a noi che grazie a spunti inattesi e spiazzanti dello sviluppo drammatico, assume prospettive nuove e significati inquietanti.

Per acquistare il volume

Scusate se non siamo morti in mare
di Emanuele Aldrovandi
Cue press 2016
50 pagg. € 9,99

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