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I libri del mese

Per la segnalazione in questa rubrica inviare esclusivamente libri di teatro o drammaturgia a
Associazione Dramma.it - Via dei Monti di Pietralata 193/c 00157 Roma

A cura di Marcello Isidori



Beit Dabar di Sara Culzoni Stampa E-mail

Sara Culzoni è una giovanissima drammaturga, con una formazione artistica ed una laurea sui linguaggi dei media, attualmente impegnata a diplomarsi presso la civica scuola Paolo Grassi di Milano. Ma il suo lavoro che qui presento ha sapori e profumi antichi, che rimandano a situazioni, luoghi e miti senza tempo. Deserti, capanne, poveri villaggi, ma anche personaggi profondamente umani e allo stesso tempo fortemente evocativi. Bacir, il ragazzino in cerca della conoscenza e della sapienza, Milac, la prostituta che assume il ruolo di osservatrice degli eventi e della gente, lo stilita dalla profonda saggezza e capace di parlare con il cielo, Dina Ashiri la madre di Bacir e di Giona. Un mondo affascinante perchè ci racconta, con un linguaggio ed una struttura da cantastorie, di fatti e situazioni semplici e concreti, che assumono a contrasto il colore della poesia e della riflessione esistenziale, filosofica e trascendente. Contenuti importanti dunque, inseriti in una forma curata ed originale. L'unica perplessità su questo lavoro teatrale sta proprio nella sua teatralità. Nella prima parte, infatti, la forma essenzialmente narrativa, è sostenuta da un conflitto e uno sviluppo drammatico convincente. La seconda parte, pur avendo una forma più teatrale, risulta invece povera di drammaticità, caratterizzata da falsi dialoghi che articolano soliloqui e riflessioni. Nel complesso un lavoro godibile, degno di nota e con spunti interessanti.

Beit Dabar
di Sara Culzoni
Europa edizioni 2014
Pagg. 61 € 9,50
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Dialogo col sepolto vivo (...) di Vittorio Franceschi Stampa E-mail

Nella collana “Teatro Italiano Contemporaneo” della Società Italiana Autori Drammatici, per Bulzoni Editore, sono pubblicate queste tre drammaturgie, di cui una sola, l'ultima, non ancora rappresentata, corredate dalla presentazione di Maricla Boggio e soprattutto da un acuto saggio introduttivo di Gerardo Guccini che definisce Vittorio Franceschi, con argomenti in gran parte condivisibili, “uno dei nostri maggiori drammaturghi”. Vittorio Franceschi, nato a Bologna nel 1936 e di cui ricordiamo Il Sorriso di Dafne qui recensito, vi è innanzi e soprattutto descritto come uomo di teatro nel solco di quella tradizione spiccatamente italiana dell'attore/autore che costruisce il rapporto e la propensione al testo alla luce, si potrebbe dire, del palcoscenico e della dinamica con il pubblico vissuto come dimensione insieme estetica ed esistenziale. Guccini, peraltro, pone con lucidità la sua attenzione sulle conseguenze che una tale ottica ha, in Franceschi, sul testo la cui autonomia risulta paradossalmente accentuata proprio dall'attenzione prestata, anche per esperienza diretta, alla dimensione recitativa della parola, proprio per quella sua mutazione continua tra l'essere scritta e l'essere detta. I tre testi presentati poi hanno in comune un punto di vista in cui l'analisi esistenziale, talora con aspetti apparentemente cronistici, sconfina e deborda quasi inconsapevolmente nella dimensione storica ed estetica della contemporaneità. Un testo agile in cui il saggio introduttivo ben si amalgama nel processo di lettura ai testi pubblicati quasi anticipandone nella percezione del lettore la possibile dimensione scenica.

Maria Dolores Pesce

Dialogo col sepolto vivo - L'uomo che mangiava i coriandoli - GranGuignol all'italiana
di Vittorio Franceschi
Bulzoni 2014
Pagg. 226 € 16,00
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Repertorio di Sandro Naglia Stampa E-mail

Un volumetto tascabile e snello, da leggere tutto d'un fiato, anche se la pubblicazione accoglie due microdrammi, due episodi drammatici nati dalla penna di un neo drammaturgo, con una lunga e importante carriera di cantante lirico, direttore d'orchestra, studioso e saggista. La mano mi è sembrata subito buona, animata da un'ispirazione sincera e da una tecnica più che discreta. Gli episodi raccontati sono in apparenza piuttosto semplici: Il primo pezzo è un re-incontro non senza conseguenze tra due ex, ambientato, manco a farlo apposta, nell'ambiente della musica sinfonica, anche se l'orchestra appare come sfondo e come occasione per la situazione, mentre la scena è la camera d'albergo che i due, in tourneè, sono costretti per problemi logistici a condividere. Il secondo pezzo è un brevissimo dialogo serrato tra una prostitua ed un giovane avventore in un bar, pronto ad una misteriosa partenza. Entrambi i lavori, come dicevo appaiono semplici ma in realtà, come si scopre leggendoli, sono solo il primo strato di una realtà a più facce. La seconda, quella che emerge senza esplicitarsi completamente, ed aperta all'interpretazione del lettore/spettatore, conferisce ai due episodi una sottile vena di mistero che inquieta e lascia appese le soluzioni più scontate. In fin dei conti nulla di sconvolgente ma senza dubbio degno d'attenzione.

Repertorio
di Sandro Naglia
Ikonaliber 2014
Pagg. 65 € 9,50
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