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D'altra parte, come le cose

Roberto Russo

Atto unico per due personaggi, un uomo e una donna. Impianto surreale. Himem, l’uomo, e Ram, la donna, su di un tessuto drammaturgico che fonde poesia, linguaggio quotidiano e nozioni di elettrotecnica (!), provano a ricomporre la memoria di una vita trascorsa assieme e che il decorso del tempo, e la malattia della donna (l’encefalite letargica), tendono a sfumare. Nato sull’ispirazione di “Giorni Felici” di Beckett (vedere cosa c’è dietro la montagnola di sabbia), il testo è una sorta di stupito e smarrito punto interrogativo di fronte alla presa di coscienza della stessa precarietà della vita. “Essere come delle cose”, è questa la grande illusione di Himem. Fare in modo che ciò che abbiamo amato, in qualche modo, viva per sempre. Essere come le cose, quindi, per non morire, per salvare la propria donna e l’amore. “D’Altra parte, come le cose non muoiano, è un vero mistero”.

dramma

italiano

1994

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Da 31 a 60 minuti

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