PRENDITI CURA DI ME

di

Giampiero Rappa



PERSONAGGI

Franco Maggi 40 anni. Cardiochirurgo dell’Ospedale Magrini, Assessore alla Salute della Regione.
Olga Maggi 35 anni. Moglie di Franco Maggi.
Fabio 40 anni. Dermatologo del Magrini.
Alvise 50 anni. Cardiochirurgo dell’Ospedale Bretoni.
Luca 40 anni. Ortopedico del Magrini.
Giornalista 27 anni.
Manager 60 anni.
Ragazzina 17 anni.


SCENA 1


Casa Maggi.

GIORNALISTA Sua moglie è una donna bellissima.
FRANCO Fa piacere sentirselo dire da un’altra donna.
GIORNALISTA Siete sposati da molto?
FRANCO Quattro anni.
GIORNALISTA Anche la casa è molto accogliente.
FRANCO Merito di mia moglie.
GIORNALISTA Anche lei è medico?
FRANCO Le faccio vedere una cosa.

Franco accompagna la giornalista alla finestra. Franco indica un punto lontano.

GIORNALISTA Quello è il Magrini!
FRANCO La vede quella tettoia bianca?
GIORNALISTA Si.
FRANCO Uno, due, tre… al quarto piano c’è il mio padiglione di cardiologia.
GIORNALISTA E’ comodo avere l’ospedale così vicino.
FRANCO Tutte le sere prima di andare a dormire guardo là, è un modo per dare la buonanotte ai pazienti.
GIORNALISTA Vedo che è appassionato di opere liriche.
FRANCO Anche mia moglie. La prego si accomodi.
GIORNALISTA Grazie.

Si siedono.

FRANCO La mia giornata di lavoro non è ancora terminata, c’è un collega che mi aspetta di là.
GIORNALISTA Sarà stanco?
FRANCO Io non sono mai stanco.
GIORNALISTA Le dispiace se uso il registratore?
FRANCO No.
GIORNALISTA (sistema impacciata i fogli e la cassetta del registratore) Mi scusi, queste sono le mie prime interviste. (fissa per un attimo il vuoto, poi guardando Franco fa un cenno con la testa e aziona il registratore) Lei è già in carica da cento giorni alla Regione come Assessore alla Sanità, come mai il programma della campagna elettorale è ancora al via?
FRANCO La Regione ha fatto i conti del bilancio lasciato dalla precedente giunta, il debito è enorme.
GIORNALISTA Quindi il suo punto forte della campagna elettorale, l’eliminazione dei ticket non è più nelle intenzioni della maggioranza?
FRANCO L’eliminazione dei ticket rimane l’obiettivo primario.
GIORNALISTA Un sondaggio ha rivelato che i cittadini non sono soddisfatti dei risultati del suo assessorato…
FRANCO Io lavoro ancora in uno dei migliori ospedali del nostro Paese . I pazienti che incontro mi ringraziano e mi incoraggiano a continuare verso gli obbiettivi che mi ero dato e che presto saranno realizzati.
GIORNALISTA Ne vuole ricordare alcuni?
FRANCO Il progetto del nuovo ospedale pediatrico, la ristrutturazione dello stesso Magrini….
GIORNALISTA Recentemente c’è stato un sit-in di protesta per le carenze strutturali dell’ospedale Bertoni…
FRANCO Il Bertoni avrà presto finanziamenti privati che lo renderanno ancora più funzionale.
GIORNALISTA (guardando preoccupata il registratore) Mi scusi, si è bloccato il registratore (continuando a rovistare nel registratore). Una curiosità… suo padre è ricoverato al Magrini?
FRANCO Al Bertoni.
GIORNALISTA (cambiando le pile) E’ stato importante suo padre per la sua carriera?
FRANCO In che senso?
GIORNALISTA Intendo umanamente, deve essere una bellissima persona, la gente lo ama tanto.
FRANCO Esatto.
GIORNALISTA Suo padre si è ammalato dopo avere operato un paziente che è deceduto a causa di una valvola cardiaca difettosa…
FRANCO Vedere morire un paziente sotto i propri occhi deve essere terribile. Mio padre ha sofferto così tanto da ammalarsi, tutto questo per colpa di un sistema che ha permesso al dottor Merli, di comprare delle valvole di pessima qualità a basso costo per prendere delle tangenti.
GIORNALISTA Un uomo che gli era molto amico.
FRANCO Tra l’altro.
GIORNALISTA Lei cos’ha pensato subito dopo che il dottor Merli si è suicidato?
FRANCO Nulla.
GIORNALISTA Perché non è mai entrato in politica suo padre?
FRANCO E’ sempre stato un delfino, non un pescecane. Vede, delfini sono mammiferi molto democratici, cooperano insieme, i loro capi sanno quando devono farsi da parte se sentono che è un bene per la collettività. Se fosse stato un pescecane mio padre oggi sarebbe odiato da tutti, i pescecani sono individualisti, subdoli, aggressivi.
GIORNALISTA Ma lei non è un pescecane…
FRANCO Le sembro un pescecane?
GIORNALISTA Per niente. E con lei che tipo di padre è stato?
FRANCO Severo, come un vero samurai.
GIORNALISTA Anche mio padre lo è. Al primo errore mi consiglia di smettere, come se si vergognasse di me. Dice che per svoltare bisogna avere in mano un grande scoop, altrimenti non si fa carriera.
FRANCO La capisco, ma non si deve arrendere.
GIORNALISTA E’ vero che suo padre ha interrotto i rapporti con lei dopo la sua candidatura alle regionali?
FRANCO Ha sistemato le pile?
GIORNALISTA Si.
FRANCO Possiamo riprendere?
GIORNALISTA (Giornalista fa ripartire il nastro) E’ pentito di essere sceso in politica?

Pausa.

FRANCO Non capisco la sua domanda.
GIORNALISTA E’ una domanda molto semplice.
FRANCO Molto stupida.

La giornalista blocca il registratore.

FRANCO Penso che se il suo direttore vedesse questa domanda potrebbe pensarla come me.
GIORNALISTA Bastava rispondere un semplice “no”.
FRANCO Non vedo come possa interessare ai suoi lettori una risposta ovvia.
GIORNALISTA (fa ripartire il nastro) Perché dopo essere stato eletto non si è fatto mettere in aspettativa come tutti gli altri suoi colleghi…
FRANCO I miei interventi chirurgici sono rari ormai, non potevo e non posso abbandonare alcuni miei pazienti gravi.
GIORNALISTA Lei in campagna elettorale ha condannato con gran determinazione i casi di tangenti…
FRANCO …corruzione, tangenti, offendono la dignità dei cittadini e denunciano la completa insensibilità di chi dovrebbe dirigere la cosa pubblica. Servono pene dure per chi commette ancora simili atti nel nostro Paese, pene come l’ergastolo.
GIORNALISTA L’ergastolo?
FRANCO Lo scriva, l’ergastolo.

Franco si alza di scatto.

GIORNALISTA (alzandosi) Spero di poterla intervistare ancora, sempre se il mio direttore non mi licenza prima…
FRANCO Per qualsiasi problema se ne ha bisogno mi venga pure a trovare in ospedale, ovviamente le auguro di stare sempre bene.
GIORNALISTA Mi scusi per prima.
FRANCO Mai chiedere scusa, lo dica solo ai veri amici. Arrivederci.

Giornalista esce. Franco va verso la finestra. Si ferma a guardare.


SCENA 2


Casa Franco Maggi.
Lampi e tuoni. Pioggia forte. Fabio sta guardano dalla finestra la pioggia.
Franco è seduto su una sedia, la moglie Olga sulla poltroncina.

FRANCO Allora, ti fermi a dormire?
FABIO Tra poco smette.
FRANCO L’hai detto anche un’ora fa.
FABIO Vado.
FRANCO Dormi qui.
OLGA A noi fa piacere.
FABIO Preferisco tornare a casa.
OLGA Come vuoi, buonanotte
FABIO Buonanotte, Olga.

Olga va in camera da letto.

FABIO (intendendo Olga) Mi pare si stia riprendendo.
FRANCO E’ stata malinconica tutto il giorno.
FABIO Sei preoccupato per tuo padre?
FRANCO No.
FABIO Sei stato zitto tutta la sera.
FRANCO Sono un po’ stressato, tutto qui.
FABIO Credo che Olga ne abbia risentito.
FRANCO Deve continuare le sedute con Lenzi.
FABIO Non ha bisogno dello psichiatra.
FRANCO Non sono io la causa della sua depressione.

Pausa.

FABIO Ti dimetterai?
FRANCO Perché dovrei?
FABIO Non lo so…forse a distanza di tempo devo riconoscere che tuo padre…
FRANCO …“aveva ragione”. Se è questo che stai per dire, risparmiatelo. Risparmiatelo! (pausa) Scusa.
FABIO Niente.

Franco prende un diario rosso dal cassetto della scrivania.

FRANCO Devo essere sempre lucido, non posso abbassare mai la guardia, per questo sono nervoso. Ricevo ogni giorno una decina di telefonate anonime, ma non le denuncerò alla polizia. Non voglio dare questa soddisfazione al partito. (indicando il diario) Qui ci sono segnate tutte le proposte più importanti che ho ricevuto in questi mesi da aziende, case farmaceutiche. Nessuno ha provato a corrompermi direttamente, ma in realtà la maggior parte delle proposte sono operazioni irregolari, e io non le faccio partire. Per resistere devo giorno per giorno incontrare della gentaglia, sorridere, e dire tanti “no!”, tanti piccoli “no!”, ma se ne dovessi saltare uno di “no!”, anche uno soltanto, sarebbe la fine. Dormi qui, farà piacere anche a Olga fare colazione insieme domani mattina
FABIO Ricevi telefonate anonime?

Entra Olga con una vestaglia.

OLGA Rimani?
FABIO Grazie Olga, la prossima volta… (prendendo il casco della moto) Ah… domani mattina viene la figlia di quel tizio che mi ha fatto quel piacere…
FRANCO Chi?
FABIO Quella ragazzina che ha le vertigini e sta perdendo giorni di scuola, l’hanno visitata già altri colleghi ma non hanno trovato nulla…
FRANCO Ah… si, le hai detto di passare prima al pronto soccorso e di fare le analisi?
FABIO Si. Alle nove giusto?
FRANCO Alle nove, si. Dopo non posso, ho un incontro con Alvise.
FABIO Ti ringrazio. Buonanotte.
OLGA Stai attento.
FABIO Ha smesso di piovere.
FRANCO Ti accompagno alla porta.

Fabio e Franco escono. Olga guarda dalla finestra. Franco dopo poco rientra.

OLGA (guardando dalla finestra) La strada è ancora tutta bagnata, è pericoloso con la moto.
FRANCO (abbracciando Olga da dietro) Ho provato in tutti i modi…

Olga toglie lo sguardo dalla finestra.

OLGA Perché ti devi vedere con Alvise?
FRANCO Voglio chiedergli alcune cose.
OLGA Ci vuoi litigare?
FRANCO Eri allegra stasera!
OLGA Mi vuoi triste?
FRANCO Non mi va che Fabio ti veda in vestaglia.
OLGA (compiaciuta) Ah, si?
FRANCO Soprattutto con questa, non mi va proprio.
OLGA Sei geloso di Fabio?
FRANCO Smettila…
OLGA Cosa hai detto nell’intervista?
FRANCO Le solite cose.
OLGA Non mi piace quella giornalista. Ha l’aria da furbetta. E’ un tipo che potrebbe piacerti.
FRANCO Si, è la donna della mia vita.
OLGA Ti intervisterà di nuovo?
FRANCO Quando mi dimetterò.
OLGA Lo farai?
FRANCO Manco morto.

Pausa.

OLGA Baciami.
FRANCO Olga, domani è una giornata terribile, di guerra.
OLGA Arrivano i barbari?
FRANCO Più o meno.
OLGA (guardando il divano) Come ai vecchi tempi…
FRANCO Devo preparare un discorso…
OLGA Sul divano…
FRANCO Non sarei generoso amore mio.
OLGA E’ stato bello ieri.
FRANCO Molto.
OLGA Ti aspetto di là.



Olga va in camera da letto. Franco la osserva, poi va verso la scrivania, si siede. Per un attimo è come assorto nei suoi pensieri, poi fissa il telefono. Dopo un po’ prende di scatto la cornetta e compone un numero.

FRANCO Ciao Monica sono Maggi… ah… non sei Monica, e lei chi è, mi scusi?.. Sandra… bene Sandra, Monica non c’è? Sono Franco Maggi. Ah… mi faccia la cortesia, può controllare se mio padre è sveglio? No, solo questo deve fare, mi raccomando… grazie. (lunga pausa) Dorme…ho capito. Bene Sandra, terrò in considerazione il suo nome… buon lavoro.

Franco posa la cornetta e lascia andare il respiro come per rilassarsi, poi apre una cartella, si mette gli occhiali, guarda dei fogli poco convinto. Si toglie gli occhiali, strofina gli occhi con le mani poi la fronte. Si alza lentamente, va verso la finestra. Dopo un po’ va verso la camera da letto.

SCENA 3

Ambulatorio Maggi.
La ragazzina è seduta davanti alla scrivania. Entra di corsa Franco con un giornale in mano.

FRANCO Buongiorno.
RAGAZZINA Mi manda qui il dottor Fabio Riggio.
FRANCO Si, lo so.
RAGAZZINA E’ un’ ora che aspetto.

Pausa.
Franco rimane sorpreso. Poi si mette il camice bianco. Franco va verso il lavandino per lavarsi le mani.

RAGAZZINA Io ci guadagno perché perdo un’altra ora di scuola, però non ho ancora sentito le sue scuse. Che ha fatto, le ore piccole stanotte?
FRANCO Mi faccia vedere gli esami.

Ragazzina porge gli esami. Franco si mette gli occhiali e li osserva attentamente. Ragazzina cerca di trattenere una risata.

FRANCO Perché ridi?
RAGAZZINA Sei buffo con gli occhiali.
FRANCO (togliendosi gli occhiali) E senza?
RAGAZZINA No.
FRANCO Meno male (si rimette gli occhiali).
RAGAZZINA (intravedendo la foto di Maggi sul giornale) No!
FRANCO Che c’è?
RAGAZZINA Questo sei tu? Se sei sul giornale devi avere fatto qualcosa di sporco. Posso vedere? (prendendo e leggendo il giornale sbrigativamente tra sé) Quindi sei uno importante! Allora sono io che devo chiedere scusa a te. E’ per questo che hai fatto tardi? Perché sei un uomo molto impegnato, giusto?
FRANCO (indicando gli esami) Hai un bel cuore, lo sai?
RAGAZZINA (si alza e va verso il lettino e si siede. Franco la guarda sorpreso poi si toglie gli occhiali) Si va beh… Ogni volta per tranquillizzarmi dite che ho bel cuore, un bell’orecchio, un bell’ intestino, un bel culo…
FRANCO Enbeh?
RAGAZZINA Enbeh cosa?
FRANCO Non si parla così.
RAGAZZINA Una volta un medico me l’ha detto veramente.
FRANCO (prendendo un taccuino e una matita) In che ospedale ti ha visitato?
RAGAZZINA Non mi ricordo.

Franco posa il taccuino e la matita.

FRANCO Quanti anni hai?
RAGAZZINA Diciassette.
FRANCO Hai le vertigini?
RAGAZZINA Bravo.

Franco si alza. Ragazzina fa per spogliarsi.

FRANCO Che fai?
RAGAZZINA Mi devo spogliare.
FRANCO Ti ho detto di spogliarti?
RAGAZZINA Tanto poi lo devo fare…
FRANCO Queste vertigini ce l’hai sempre durante il giorno?
RAGAZZINA A volte si, a volte no.
FRANCO Ti sembra di dover svenire?
RAGAZZINA Si, ma non svengo. A parte una volta in discoteca, ma avevo bevuto.
FRANCO Fai uso di droghe.
RAGAZZINA Canne, non droghe.
FRANCO Dopo che ti fai le canne ti vengono le vertigini?
RAGAZZINA Mi fanno stare meglio.
FRANCO Vediamo la pressione .
RAGAZZINA Mi spoglio? (indicando la gonna)
FRANCO No!

Franco si prepara a misurare la pressione, le tira su la manica della maglietta, nota un tatuaggio nel braccio della ragazzina

FRANCO Chi ti ha fatto questo tatuaggio?
RAGAZZINA Un tipo tedesco che ho conosciuto sulla spiaggia.
FRANCO Cosa rappresenta questo disegno?
RAGAZZINA La mia contorsione mentale. Vedi questo cerchio? Io sono qui dentro.

Ragazzina fa per tirarsi su la maglietta.

FRANCO Aspetta!
RAGAZZINA Stai calmo! Volevo farti vedere l’altro!

Ragazzina mostra un tatuaggio sotto l’ombelico.

RAGAZZINA Questo è più piccolo però. Non lo vedo neanche io.
FRANCO E cos’è?
RAGAZZINA La morte.

Pausa.

FRANCO Perché la morte?
RAGAZZINA Perché è invisibile ma è sempre presente.

Silenzio.

RAGAZZINA Ti sei spaventato?

Franco riprende a misurare la pressione.

RAGAZZINA Era solo un gioco! Ahia!
FRANCO Ti sto solo misurando la pressione, piccola.
RAGAZZINA Io non sono piccola, sono grande.
FRANCO La pressione è a posto.
RAGAZZINA Non mi fai spogliare, mi guardi con occhi strani. Sei uno psicologo vero?
FRANCO Spogliati.
RAGAZZINA Eh?
FRANCO Spogliati!

Ragazzina fa per spogliarsi.

FRANCO Il reggiseno puoi tenerlo. Sdraiati.

Ragazzina rimane in reggiseno e mutande. Franco le controlla il torace.

RAGAZZINA Hai le mani calde.
FRANCO Hai mai fatto sport?
RAGAZZINA No.
FRANCO Quando corri ti succede di provare un senso di oppressione qui? (indicando lo sterno)
RAGAZZINA Non corro mai.
FRANCO Ti sarà mai capitato di prendere un autobus correndo…
RAGAZZINA Mi vengono sempre a prendere in macchina.
FRANCO Chi?
RAGAZZINA I miei amici.
FRANCO Fai tardi la sera?
RAGAZZINA Sembri mio padre…
FRANCO Rispondi!
RAGAZZINA Sì.
FRANCO Quella volta che sei svenuta ricordi se hai sbattuto la testa?
RAGAZZINA Non sono mai svenuta.
FRANCO In discoteca…
RAGAZZINA Mi hanno preso prima che cadessi, ispettore (facendo una risatina).
FRANCO Dormi bene?
RAGAZZINA Mi piace quando mi tocchi qui.
FRANCO Dormi poco?
RAGAZZINA E’ la prima volta che mi succede. Dormo poco, si.
FRANCO Che c’è?
RAGAZZINA (toccandosi lo sterno) Perché mi fa male qui ?
FRANCO Alzati un attimo.

Ragazzina si mette seduta. Franco ausculta il cuore.

RAGAZZINA Hai le orecchie rosse.

Franco le dà un colpetto dietro la schiena.

FRANCO Vestiti.
RAGAZZINA Di già?
FRANCO Si dai, forza..
RAGAZZINA (toccando sempre il seno) Quando mi vengono le mie cose diventano più grosse .
FRANCO E’ normale.
RAGAZZINA Sei sposato?
FRANCO Prendi per due settimane queste fiale due volte al dì prima dei pasti.
RAGAZZINA No! La solita acqua e zucchero al gusto di lampone.
FRANCO Con queste ti rimetti subito a posto, niente canne, non bere e non fare tardi alla sera.
RAGAZZINA Dopo la tua cura torno qui.
FRANCO Starai bene.
RAGAZZINA Se sto male però mi visiti di nuovo. Io di cosa sono ammalata?
FRANCO Sei un po’ stressata. I tuoi genitori ?
RAGAZZINA Sono venuta da sola. Hanno tanti casini si stanno separando.
FRANCO Hai fratelli? Sorelle?
RAGAZZINA No. Mi sei simpatico, non sei come gli altri.
FRANCO Gli altri chi?
RAGAZZINA Dottori! che avevi capito?
FRANCO Forza vai a scuola adesso, e prendi queste mi raccomando.

Ragazzina esce. Franco va verso il lavandino per lavarsi le mani. Bussano alla porta.

FRANCO Avanti!
ALVISE Posso?
FRANCO Alvise, mi dispiace averti fatto aspettare.
ALVISE Non ti preoccupare Franco. Tutto bene?
FRANCO Poco fa ho sentito mio padre.
ALVISE Avete fatto pace?
FRANCO Abbiamo litigato.
ALVISE Come mai?
FRANCO Per l’articolo….
ALVISE Beh… in effetti parla anche di tua moglie, in modo poco carino tra l’altro…
FRANCO Di Olga non ho detto niente, riguardo a mio padre pensavo di parlare fuori intervista.
ALVISE Lo sai, sono furbi questi giornalisti.
FRANCO Si è messo a urlare come una furia, quando torni al Bertoni fattelo raccontare dalle infermiere, poteva venirgli un infarto.
ALVISE Forse quello che hai detto sull’ergastolo…
FRANCO Non me ne frega niente se il partito la pensa diversamente.
ALVISE Stai attento Franco, rischi di farti dei nemici.
FRANCO Tu cosa sei, amico? Nemico?
ALVISE Non si dovrebbero fare queste domande ad un amico.
FRANCO Dormo poco alla notte, e quando mi addormento faccio solo incubi.
ALVISE Perché non provi a parlarne con Lenzi?
FRANCO Se avessi avuto bisogno di Lenzi per risolvere questo problema avrei chiamato lui non ti pare?
ALVISE Scusa Franco, ma io sono un cardiochirurgo come te…
FRANCO Sfotti? Secondo me sono tutte quelle telefonate che ricevo di notte…
ALVISE Non ti seguo.
FRANCO Vorrei ricevere meno telefonate di notte.
ALVISE Che telefonate?
FRANCO (sorridendo) Mi risolvi questo problema?
ALVISE Perché mi guardi così?
FRANCO Non voglio più ricevere telefonate ne durante il giorno ne di notte.
Riferisci. Puoi andare.
ALVISE Non capisco… ricevi delle telefonate di che “tipo”?
FRANCO Di quel “tipo”… bravo!

Silenzio.

ALVISE Dovevi dirmi altro?
FRANCO No, anzi si…. quando ci riuniamo con il partito e prendo la parola non fai altro che abbassare la testa, strofinarti gli occhi, sbadigliare, guardare che faccia fanno i colleghi o andare al cesso. Siamo nello stesso partito, abbiamo l’obiettivo comune di rilanciare la sanità. Mi chiedo allora, in che stato di salute è la nostra amicizia, caro amico?
ALVISE Sento molta rabbia, e una gran voglia di vendetta nei miei confronti e…
FRANCO …di cosa dovrei vendicarmi?
ALVISE …invece di essere concentrato nell’esporre le tue idee, ti preoccupi di me, di quello che posso pensare io, dimenticando la tua professione, e le tue intenzioni. Devi farti un bel esame di coscienza, riflettere sulle ragioni che ti hanno spinto a scendere in campo.
FRANCO Di cosa dovrei vendicarmi?
ALVISE Perché non rispondi?
FRANCO Le mie ragioni non sono affare tuo.

Pausa.

ALVISE (alzandosi e andando verso la porta) Fai pace con tuo padre, al più presto, gioverà alla sua salute e alla tua.
FRANCO Deve fare lui il primo passo. Ti piace il mio progetto dell’ospedale pediatrico?
ALVISE Non lo farà mai il primo passo.
FRANCO Ti piace il mio progetto si o no?
ALVISE (sospirando) Si. E’ un bel progetto.

Alvise esce. Franco riprende il giornale in mano poi la butta nel cestino. Si sente bussare alla porta.

FRANCO Avanti!
MANAGER Dottor Maggi, Buongiorno!
FRANCO Buongiorno.
MANAGER Sono passato ieri si ricorda di me?
FRANCO Come no! Purtroppo non era proprio possibile…
MANAGER Dottor Maggi, mi perdoni, sono io che mi devo scusare. Lei è un uomo super impegnato. La capisco. Complimenti per l’intervista. (facendo vedere il giornale) Lei parla bene. Farà strada dottor Maggi.
FRANCO A cosa devo la sua visita?
MANAGER Nessuno da Roma l’ha informata di questo incontro?
FRANCO Chi mi doveva informare?

Pausa.

MANAGER Mi scusi, ma è vero che lei abita vicino all’ospedale?
FRANCO Si, è quel palazzo verde.
MANAGER Posso vederlo?
FRANCO Prego.
MANAGER (avvicinandosi alla finestra) Lei si che ama il suo mestiere!
Qualche anno fa avevo un parente ricoverato in cardiologia, era sotto le sue cure e ho avuto modo di osservare da vicino il suo modo di rapportarsi con i malati. Non si offenda. Non mi sembra un medico. Lei è qualcosa di più. Qui fuori in corridoio ho sentito alcuni degenti lodarla in modo sublime. Dire che lei è un grande professionista è sminuirla dottor Maggi, lei va oltre quello che è il suo mestiere e merita tutto quello che sta avendo. Visto che è ancora giovane e ha abbastanza passione si impegni a motivare le nuove leve, insegni loro i suoi metodi, la sua vocazione, questo Paese ha bisogno di medici umani, non di semplici professionisti, me lo lasci dire dottor Maggi, voi sapete guarire con gli occhi e con il sorriso.
FRANCO Se potessi curare con gli occhi e il sorriso come dice lei, la mia giornata di lavoro durerebbe molto poco.
MANAGER Le posso fare una confidenza? La mia ditta sta vivendo un bellissimo momento economicamente parlando, e questo sa cosa vuol dire? Glielo dico io, caro dottor Maggi (sedendosi), stiamo aiutando tanta gente a stare bene.
Lo so, sarò pure cinico ma… a me piace arricchirmi vendendo macchinari che aiutino a prevenire e a curare le malattie dell’uomo. A lei lo dico perché è persona onesta di cui mi fido, ma rimanga tra noi. Io sono ricco, ricchissimo, da far schifo! La mia vocazione sin da bambino è sempre stata quella di far soldi, ma dentro di me c’era qualcosa che non tornava, sapevo che non mi sarebbe bastato, sarei stato un uomo infelice, perché vede i soldi si possono fare anche vendendo armi, ma io ho sempre voluto qualcosa di più… suo padre come sta?
FRANCO Conosce mio padre?
MANAGER Non personalmente, purtroppo. Uno dei migliori cardiochirurghi italiani! Quel maledetto morbo di Gherbius, che va a colpire proprio il cuore, è incredibile! Ma di questo ne vorrei parlare dopo, se non le dispiace. (quasi tra sé) Possibile che Roma non le abbia fatto sapere del nostro incontro? Le dispiace se chiamo la persona che avrebbe dovuto informarla? Mi sembra corretto, non le pare?
FRANCO Se mi dice il nome magari, posso farlo io.
MANAGER E’ il vice ministro Lucidi.
FRANCO Ah.

Silenzio.

MANAGER Mi scusi, posso fare questa telefonata davanti a lei?
FRANCO Le dispiace se intanto guardo le cartelle di questi pazienti?
MANAGER Ci mancherebbe.

Franco si mette gli occhiali e osserva le cartelle con molta tranquillità. Il manager guarda attentamente Franco, intanto prende il cellulare e compone il numero.

MANAGER Niente, è spento. Proviamo al ministero.

Fa per comporre il numero poi ci ripensa.

MANAGER (serio) Devo andare.
FRANCO Non capisco...
MANAGER Non posso ancora parlare con lei, io pensavo che lei avesse sentito il Vice ministro, ma non si preoccupi, tornerò molto presto. Sono molto arrabbiato con Roma e per averle fatto perdere del tempo. Arrivederci.

Il manager esce velocemente.


SCENA 4


Casa Maggi.
Olga sta leggendo l’articolo su Franco. Sente arrivare Franco da fuori, nasconde immediatamente il giornale tra altre riviste. Entra Franco.

FRANCO Ciao amore!
OLGA E’ passato Luca poco fa, ha detto che tornava tra cinque minuti.
FRANCO Non mi ha detto che sarebbe venuto
OLGA Novità?
FRANCO Ho litigato con mio padre, non gli è piaciuta l’intervista, cavolo ho dimenticato il giornale in ambulatorio...
OLGA Te l’avevo detto che quella era una furbetta.

Suona il campanello.

FRANCO Spero non mi voglia assillare con le sue faccende matrimoniali, sono stufo di sentirlo lamentarsi.
OLGA (nervosa) Diglielo. Così la smetti di lamentarti anche tu.

Olga esce per andare ad aprire la porta, dopo poco entra Luca. E’ un po’ ubriaco.

LUCA Avevo ragione.
FRANCO Ti tradisce?
LUCA Ho letto i messaggi che lui le mandava. L’ho lasciata.
FRANCO Mi dispiace.
LUCA E’ un ragazzo giovane. Lei ha negato, poi con uno strano sorriso ha iniziato a fare le valigie e se n’è andata. E’ uno da palestra, l’ha conosciuto lì un mese fa. Si vedono a pranzo. Hai capito come va la vita? Mentre io sgobbo per raddrizzare qualche osso, mia moglie fa raddrizzare l’uccello a un giovanotto dopato e impotente.
FRANCO Non potevate andare avanti così.
LUCA Quando è uscita di casa ho sentito un vuoto dentro…
FRANCO Sono momenti difficili, ma si superano.
LUCA Avevo una gran voglia di andarmene a mignotte ma poi ho lasciato perdere.
FRANCO Saresti stato peggio.
LUCA Nel pomeriggio ho chiamato Nadia, l’infermiera del padiglione B. E’ una persona sensibile una che sa ascoltare. Una volta abbiamo anche scopato (correggendosi)… fatto l’amore in ambulatorio.
Ma è sposata, felicemente. Mi ha detto stare tranquillo, che presto mia moglie tornerà perché ho saputo tirare fuori le palle e questo le donne lo apprezzano. “Mica sono un ragazzino!” le ho detto, “Non mi parlare come a un ragazzino, so cosa vogliono le donne!”
Si è incazzata e se n’è andata! Hai capito! L’infermiera del padiglione B si è offesa. Forse ho sbagliato anche con Nadia, non doveva vedermi così abbattuto, come può piacere un ortopedico triste?
FRANCO Sei cosciente delle cazzate che stai dicendo?
LUCA Sto pensando di farla finita…
FRANCO …Sei il migliore ortopedico in circolazione. Sarebbe una grave perdita per tutti.
LUCA Giorni fa mi sono informato su come comprare una pistola.
FRANCO Giorni fa non vi eravate ancora lasciati.
LUCA Sospettavo qualcosa.
FRANCO Ti dico io dove comprarne una.
LUCA Perché mi prendi in giro?
FRANCO Non mi piace parlare di queste cose a casa mia.
LUCA Sto soffrendo come un cane, Franco!
FRANCO Se io fossi al tuo posto mi diresti “ammazzati”?
LUCA La tua vita si che ha un senso, tutti ti amano, ti invidiano. Io cos’ho? Dimmi cos’ho?
FRANCO Domani andiamo da Lenzi.
LUCA Che bisogno c’è?
FRANCO Non puoi operare in queste condizioni.
LUCA Quando sono in ospedale dimentico tutto.
FRANCO Voglio che ti faccia visitare da lui.
LUCA Sei cambiato Franco.
FRANCO Dove vai?
LUCA A casa. Vuoi togliermi anche quella.

Luca esce. Franco fa per sistemare dei libri sulla scrivania poi vede su uno scaffale il giornale ripiegato male. Lo prende. Osserva la prima pagina. Poi lo sistema com’era prima. Olga entra subito dopo.

FRANCO Quella di oggi è una giornata da archiviare al più presto.
OLGA Non è ancora finita.

Pausa.

FRANCO Dovevamo andare al cinema stasera.
OLGA Sono stanca.
FRANCO Che hai fatto oggi?
OLGA Delle cose mie.
FRANCO In tutti questi anni non ho mai capito cosa sono queste “cose tue”.
OLGA Solo adesso ti viene in mente di chiedermelo?
FRANCO Sei uscita?
OLGA Sono andata dalla parrucchiera.
FRANCO Siamo nervosi stasera.
OLGA Sei così preso dalle “tue cose” che non noti neanche che sono stata dalla parrucchiera.
FRANCO Per questo sei arrabbiata?
OLGA Irene vuole l’aumento, pensi di darglielo?
FRANCO E’ lei che ti ha fatto innervosire?
OLGA Sei felice di stare con una moglie che sembra una valletta televisiva, la cui unica occupazione è quella di truccarsi e vestirsi bene ed essere gentile con tutti?

Olga prende il giornale dallo scaffale.

FRANCO Perché te la prendi con me?
OLGA Se quella ha scritto così di me, ci sarà un motivo.
FRANCO Io non c’entro.
OLGA Puoi fregare la gente forse, non tua moglie assessore!
FRANCO Basta! Basta! Tutti a rimproverarmi per ogni cosa che faccio! Chi cazzo vi credete di essere tutti quanti! Per chi mi avete preso! Sono Franco Maggi! Franco Maggi! Di cosa avete paura? Ditemelo!
OLGA Con chi stai parlando Franco calmati…
FRANCO Dimmi cosa dovrei fare adesso per ritrovare la pace con te, perché io non ho nessuna intenzione di contrattare tutta la sera per venire a capo di una cazzata come questa. Io ho lavorato tutto il giorno, c’è gente che mi rompe i coglioni in continuazione, non basta mio padre , pure mia moglie adesso deve mettersi a gareggiare con gli altri per farmi incazzare di più! Quell’altra testa di cazzo di Luca viene a casa mia a qualsiasi ora, senza avvertirmi, si confessa e pretende l’assoluzione. Io non chiedo mai niente a nessuno, a nessuno! Se provo a dire una frase con un tono un po’ diverso dal solito subito “Beh…. Franco sei proprio cambiato! Sei diverso, sei arrogante. La politica! E’ colpa della politica!” Ma se sono sempre stato così! E’ tutta la vita che mi comporto così! Ora che ho scelto di fare una cosa di testa mia… “Io” dovrei essere stanco! Io!
OLGA Io non posso essere stanca!
FRANCO Ma stanca di che? Di che!
OLGA Della vita che faccio.
FRANCO Vieni con me in ospedale, vedrai che ti passa.

Olga si copre il volto con le mani.

FRANCO Olga non volevo. (Franco si avvicina lentamente) Amore mio, perdonami.
OLGA Io sono come c’è scritto sul giornale?
FRANCO No, amore mio, no.
OLGA Allora perché non mi hai difeso?
FRANCO Cosa potevo fare?
OLGA Non lo so.

Silenzio.

OLGA Non riesco più a vivere in questa casa.
FRANCO Una bella villetta ci aspetta amore mio. Dobbiamo pazientare ancora un po’.
OLGA Non avevamo mai litigato in questo modo.
FRANCO (deciso) Domani chiamo il direttore del giornale.
OLGA Cosa vuoi fare?
FRANCO Una bella sorpresa alla furbetta. Ora baciami.


SCENA 5

Angolo strada.

ALVISE Ho poco tempo Luca…
LUCA Franco sta diventando pericoloso. Perché te ne vai?
ALVISE Non dirò una sola parola contro Franco neanche sotto tortura, non vi siete stufati con questo gioco da bambini? Ora parli con me di lui e tra un’ora parli con lui di me no?
LUCA Non sono venuto per fare la spia contro di te. Lui minaccia di licenziare tutti, basta che uno non lo saluta in corsia è finita, bisogna fare qualcosa al più presto.
ALVISE Ti vuole licenziare?
LUCA No.
ALVISE Con chi sei andato a letto l’ultima volta?
LUCA Con mia moglie.
ALVISE Pazienti, infermiere…
LUCA Sono mesi che mi tengo lontano da queste storie.
ALVISE Che cosa vuoi da me?
LUCA Devi parlare con Lenzi, fare visitare Franco, oppure parlare con il partito, insomma fare qualcosa.
ALVISE Parlane con chi ha la tua stessa preoccupazione, riunitevi e inventate qualcosa.
LUCA Franco non può più entrare in una sala operatoria, esiste un codice che glielo vieta!
ALVISE Come va con tua moglie?
LUCA Con Anna va bene. Molto bene. Perché?
ALVISE Cosa aspettate a fare un figlio? Ho forse detto una bestemmia?
LUCA Beh…ci stiamo pensando…
ALVISE Bene! Ma non pensateci troppo. Mi dispiace non poter esserti stato d’aiuto. Conosco persone che quando hanno voglia di lamentarsi si divertono a scrivere lettere alla direzione sanitaria e ai giornali fingendosi pazienti, sai quando ne arrivano tante poi qualcosa succede. Io non vi appoggio, Maggi per me rimane una persona onesta e in gamba.
LUCA Sta arrivando Fabio, non dirgli che abbiamo parlato di Franco.
ALVISE Tranquillo! Non gli dico che mi “hai” parlato di Franco.

Entra Fabio.

LUCA Ma guarda un po’! Poco fa, stavamo parlando proprio di te.
FABIO Se invece di vederti con Alvise tu venissi a trovarmi al circolo del tennis uno di questi giorni, sai che bella batosta ti do?
LUCA Accetto la sfida. Ora scusate, sono di corsa.
FABIO Salutami Anna.
LUCA Grazie.

Luca esce.

FABIO Mi fa piacere che avete ripreso a parlarvi te e Luca.
ALVISE Dove stai andando?
FABIO Dall’uomo che era al centro dei vostri discorsi.
ALVISE Questa mattina in Regione ha tenuto un discorso per spiegare l’utilità della costruzione del nuovo ospedale pediatrico. In dieci minuti è riuscito a fare citazioni su Kant, Montale, Spinoza, Dante, e Einsten. Alla seconda citazione di Montale un membro dell’opposizione si è alzato e gli ha gridato “Non siamo all’università di Lettere Dottor Maggi!”, subito dopo dall’assemblea e partito un applauso fortissimo, non ti dico le risate e le gli insulti che ho sentito. Lui fingendosi calmo si è tolto gli occhiali, gli tremavano le mani, ha preso i fogli del suo discorso, li ha piegati e ha continuato il suo intervento improvvisando con una lentezza imbarazzante. Poco dopo un consigliere dell’opposizione l’ha trovato in bagno che vomitava. A Roma stanno perdendo la pazienza, prenderanno dei provvedimenti in questi giorni. Sei ancora convinto di andare da lui stasera?Come va con Olga?
FABIO Come sempre credo.
ALVISE No, parlavo di voi due.
FABIO Non c’è stato mai niente tra noi due.

Fabio esce.


SCENA 6


Casa Maggi.
Musica del primo atto della Turandot in sottofondo. Olga è visibilmente annoiata, Fabio pure, e cerca a fatica di contenere gli sbadigli. Franco parla così preso da quello che sta dicendo, che non nota la stanchezza dei due, che non appena possono si scambiano in segreto delle occhiate come per consolarsi dalla pesantezza del discorso.

FRANCO L’etica! Ecco cosa manca nel nostro Paese! Una nuova etica! Ci si meraviglia più della maleducazione della gente, del totale arretramento della cultura, dell’assenza della meritocrazia in ogni ambito, professione? No. I valori sono diventati spazzatura ma se noi restiamo ancora molto a contatto con questa spazzatura, presto cambieremo odore anche noi, quella puzza non ce la leverà più nessuno, neanche usando il sapone e le lozioni migliori di questo mondo, dico bene mio caro dermatologo? Ma mi stai ascoltando?
FABIO (preso da un improvvisa energia) Certo… e sono d’accordo con te. Ma anche noi due siamo un po’ complici di questo sistema!
FRANCO Fammi un esempio.
FABIO Nel momento in cui ti vengo a chiedere di visitare una paziente perché il padre mi ha fatto un favore.
FRANCO Ho scritto proprio di recente una proposta di legge che spedirò al ministero affinché il paziente non si senta più dire agli sportelli che è inutile prenotare la visita perché non c’è posto. Stiamo diventando pescecani, ce ne freghiamo di come sta l’altro, siamo sempre più individualisti.
FABIO Tuo padre come l’ha presa la storia del delfino?
FRANCO Si è incazzato solo perché ho detto che era stato un po’ giapponese con me. “Ho fatto il partigiano! Ho rischiato di farmi fucilare dai tedeschi e tu vai a dire che sono stato giapponese”?
FABIO E’ la malattia che gli fa dire certe cose.
FRANCO Ma che malattia! Quello sta meglio di me.
OLGA Non cominciare a parlare male di tuo padre.
FRANCO Allora parliamo male di qualcun altro. (Franco va a prendere un giornale e lo mostra Fabio) Per esempio di questa stronza di ambientalista tanto per rimanere in tema di mammiferi.
FABIO Cos’è?
FRANCO La lettera di una pazza. Questa tizia ha scritto al giornale per dire che non è vero che i pescecani sono individualisti, aggressivi. Dice che dovrei occuparmi del mio mestiere, invece di parlare male degli animali che hanno la stessa dignità degli uomini.
Allora io ho chiamato la tv che aveva trasmesso il documentario sui delfini e i pescecani un mese fa, mi sono fatto mandare una copia, gliel’ho spedita e le ho anche risposto tramite la rubrica del giornale.
FABIO Con tutto quello che hai da fare… perché le hai risposto?
FRANCO Se il giornale fa pubblicare lettere del genere è perché il partito mi vuole mandare un messaggio.
FABIO E lo fa parlando di pescecani e delfini?
FRANCO Perché no?
OLGA E tu continui a sguazzare con loro.
FRANCO Mi diverto a fargli credere che sono stupido.
OLGA Quella è gente pronta a farti le scarpe.
FRANCO Puoi abbassare la musica, per favore.
OLGA Sì, ma hai capito quello che ti ho detto?
FRANCO E tu hai capito che devi abbassare la musica!

Olga spegne la musica e va in camera da letto.

FRANCO Non ti avevo detto di spegnerla.

Silenzio.

FRANCO Ora sta un po’ di là, piange, si asciuga le lacrime e torna con il sorriso come se niente fosse. Non so più come fare.

Silenzio.

FABIO La ragazzetta con le vertigini?
FRANCO Chi?
FABIO L’hai visitata la ragazza con le vertigini?
FRANCO Ah… si. Non ha niente.
FABIO Non ha nulla?
FRANCO E’ suo padre che si deve occupare di lei, quella è la migliore cura, non basta portarla dai medici, per mettersi la coscienza a posto.
FABIO Ci parlerò. Sta bene quindi?
FRANCO Ti ho detto di sì.

Olga rientra.

OLGA La prossima settimana andiamo a vedere la Tosca. Vieni con noi?
FRANCO Lo sai che non gli piace l’opera…

Olga va e rimette il disco di prima.

OLGA Una importante compagnia russa di prosa mette in scena l’Amleto.
FRANCO Non ha voglia di andare a teatro, in più lo portiamo a vedere l’Amleto in Russo?
OLGA Hai mai visto Amleto?
FABIO Una volta, al teatro dell’Università. Era molto divertente!
FRANCO Ma se muoiono tutti!
FABIO Forse lo confondo con un'altra commedia.
FRANCO Luca ha lasciato la moglie perché lei gli faceva le corna.

Lungo silenzio.

FABIO Non lo sapevo.
FRANCO Sua moglie diceva di andare a teatro con l’amica ma in realtà si vedeva con l’amante.
FABIO Non mi ha detto niente.
FRANCO Mi chiama a tutte le ore. Tra poco tormenterà anche te vedrai.
FABIO Mi dispiace per lui.
FRANCO Beve. Continua ad avere le tresche con le infermiere, si deve dare una regolata.
OLGA Poverino.
FRANCO Poverino un cazzo! Si deve dare una regolata.

Silenzio.

FABIO Io vado.

Suona il telefono. Tutti si voltano. Franco va a rispondere.

FRANCO Pronto?
FABIO Per Amleto, fatemi sapere.
OLGA Va bene.
FRANCO Come?

Silenzio.

FRANCO Abbassa la musica, per favore.

Olga va subito a spegnere il disco.

FRANCO Dimmi Alvise, ti ascolto. Sì. Sì. Ah…Ah… Quando è successo? Ho capito. Tienimi aggiornato. Grazie. (Franco posa la cornetta) Papà è entrato in coma. Perché non ti fermi a cena? A noi fa piacere, vero Olga?


SCENA 7


Ambulatorio.
Franco posa sulla scrivania delle analisi dopo averle osservate con attenzione.

FRANCO Non vedo nessun miglioramento.
ALVISE Ci tenevo che tu le guardassi lo stesso.
FRANCO Dopo due settimane mi aspettavo qualcosa di più.
ALVISE Io sono ancora fiducioso.
FRANCO Non vedo nessun miglioramento.
ALVISE Continuiamo comunque.
FRANCO Certo.

Silenzio.

ALVISE Non mi è piaciuta per niente la riunione di ieri.
FRANCO Neanche a me.
ALVISE Non ho capito la posizione del presidente, non si è esposto.
FRANCO Vuole delle risposte da parte mia.
ALVISE Non metterti contro il presidente Franco.
FRANCO Lui ti stima molto adesso.
ALVISE Mi ha fatto capire che dobbiamo segnare un bel goal nel settore sanitario in modo che l’opinione pubblica se ne stia buona per un po’.
FRANCO L’eliminazione dei ticket.
ALVISE Anche qualcosa di meno.
FRANCO L’eliminazione dei ticket.
ALVISE Teniamocela buona per quando avremo coperto il buco del bilancio.
FRANCO Grazie per essere venuto
ALVISE (alzandosi) Pensaci, Franco.
FRANCO A cosa?
ALVISE Al goal da segnare.

Alvise esce. Dopo poco entra Giornalista.

GIORNALISTA Dottore, Buongiorno.
FRANCO Non faccio interviste, ho dei pazienti da visitare.
GIORNALISTA Mi aveva detto lei di venire se non stavo bene.
FRANCO Non si scherza con queste cose.
GIORNALISTA Mi visita si o no?

Pausa.

FRANCO Signorina, che cos’è che non va?
GIORNALISTA Vede dottore, è una settimana che provo un grande dolore qui (indicando lo sterno). Di notte invece, mi batte forte il cuore e poi lo sento rallentare improvvisamente, subito dopo mi sento mancare il respiro.
FRANCO Si tolga la camicetta per favore.

Giornalista si toglie la camicetta e indica la parte sinistra del torace.

GIORNALISTA Ecco è qui il dolore.
FRANCO Bene, signorina, può stare tranquilla. Questi sono solo dolori intercostali.
GIORNALISTA I disturbi notturni?
FRANCO Può essere causato da stress.
GIORNALISTA (vestendosi) Mi hanno sospeso dal posto di lavoro.
FRANCO Le prescrivo delle fiale da prendere per due settimane.
GIORNALISTA Tutto qui?
FRANCO Se questi problemi persistono la posso far visitare dal dottor Lenzi, lui può prescriverle degli ottimi ansiolitici che non hanno grandi controindicazioni altrimenti possiamo… si… può… provare…
GIORNALISTA Si dottore…
FRANCO Possiamo…
GIORNALISTA Non si sente bene?
FRANCO E’ una settimana che tormenta le mie segretarie.
GIORNALISTA Ed è una settimana che lei non mi risponde al telefono.
FRANCO Non ho niente da dirle.
GIORNALISTA Io sì invece.
FRANCO Questo non è il luogo adatto.
GIORNALISTA Non c’è nessun luogo adatto per lei.
FRANCO Ha offeso me e la mia famiglia approfittando della confidenza che le ho dato.
GIORNALISTA Lei ha abusato del suo potere.
FRANCO Perché ha scritto quelle cose?
GIORNALISTA Perché mi ha fatto licenziare?
FRANCO La visita è terminata.
GIORNALISTA Ho cercato di fare un ritratto umano del dottor Franco Maggi.
FRANCO Lei deve fare solo il suo mestiere e basta.
GIORNALISTA E’ diritto della gente conoscere gli uomini che ci governano.
FRANCO Ma cosa c’entra mia moglie…
GIORNALISTA (porgendo a Franco dei fogli) Ed è per questo che sono venuta. Tra i numerosi impegni che ha, provi a trovare il tempo di leggere l’intervista che avevo scritto, ma che mi hanno tagliato, e si rilegga quella che mi hanno pubblicato. Penso che le possa tornare utile.

Giornalista prende la ricetta di Maggi poi fa per uscire.

FRANCO Non ha bisogno di quelle medicine…
GIORNALISTA Quei disturbi non me li sono inventati.

Giornalista esce sbattendo la porta. Entra timidamente il manager.

MANAGER Posso, dottor Maggi?
FRANCO E lei che vuole?
MANAGER Come sta suo padre?
FRANCO Resiste. Mi dica.
MANAGER Lei è molto stanco.
FRANCO Io non sono mai stanco, mi dica.
MANAGER Ha sentito Roma?
FRANCO No.

Pausa.

MANAGER La mia azienda sta creando un fondo per la ricerca sul morbo di Gherbius.… Ci vorrebbe una sede e un medico primario interessato a fare sperimentazione, lei pensa che al Magrini potremmo trovare una sede e uno specialista di fiducia in grado di coordinare il lavoro?
FRANCO Sono interessato.
MANAGER Dice sul serio?
FRANCO Le sembra che possa scherzare su una cosa del genere?

Pausa.

MANAGER Ha mai sentito parlare delle Cardiomarch?
FRANCO No.

Pausa.

MANAGER Uhm. Sono delle nuove apparecchiature per il monitoraggio e prevenzione degli attacchi cardiaci. Si sente bene?
FRANCO Mi faccia avere il materiale al più presto.
MANAGER (posando il materiale sul tavolo) Se vuole possiamo portare un macchina tra tre giorni. Nel giro di un mese possiamo farle avere una trentina di questi macchinari.
FRANCO Una trentina?
MANAGER Beh… pensavamo ad una distribuzione ad ampio respiro, voglio dire, anche per le altre strutture della Regione.
FRANCO Devo parlarne con il presidente della Regione
MANAGER Perché, nessuno l’ha chiamata da Roma? (pausa) Avete ricevuto altre offerte vero? La Cardirex, vi ha proposto un'altra macchina, giusto?

Silenzio.

MANAGER Abbiamo le prove che la Cardirex ha copiato il nostro brevetto, le nostre macchine, sono più costose è vero, ma anche più funzionali.
FRANCO Questo lo capirò lavorandoci.
MANAGER No, lei mi consenta… non può capirlo da solo. Secondo lei perché il cinquanta per cento degli ospedali ha acquistato le nostre macchine?
FRANCO Immagino che la risposta la conosca il sottosegretario.
MANAGER Sono anni che faccio questo lavoro. Se vendo una macchina, è perché so che quella macchina è la migliore di tutte. Le sto offrendo la possibilità di aprire un centro studi per il morbo di Gherbius, lei non immagina quanti medici giovani potrebbero fare ricerca, lavorare senza essere costretti ad andare all’estero, pensi a come sta il suo povero padre adesso…
FRANCO Lasci perdere mio padre, lei non sa niente di mio padre.
MANAGER Non sia insensibile con me dottore, lei non è di quella specie di uomini freddi, d’acciaio, non reciti con me la parte dell’uomo che si difende fino alla morte, lei è uomo onesto proprio perché è sensibile, e sa benissimo che se il suo ospedale e quello dei suoi colleghi avranno a disposizione queste apparecchiature, i suoi pazienti saranno curati meglio. Non mi costringa ad andarmene senza avere avuto la possibilità di ricordarle che sei lei si rivolge alla concorrenza oltre ad avere speso soldi inutilmente, farà un pessimo servizio ai cittadini. La Cardirex costruisce macchinari di merda, Cristo Santo!
FRANCO Li copia da voi….
MANAGER Male, li ha copiati male! E’ merda! Merda. Non funzionano, lo so! Come posso fare per convincerla? Me lo dica lei, perché io mi sento un cretino e sono molto arrabbiato, non con lei, si immagini, ma con Roma.
FRANCO Ma perché si agita tanto? Mica dobbiamo decidere oggi!
MANAGER Lei è prevenuto. Lo avverto fortemente. Non vuole le nostre macchine per pregiudizio. Neanche lo stesso colore politico la convince, mi chiedo di cosa si fida allora? Lei è un uomo che non si fida! Lei è un vincente, non si fermerà mica, Cristo Santo! Chiami Roma! Manca l’aria, perché non apre la finestra? Il cinquanta per cento delle strutture ospedaliere ha le nostre macchine e lei lo sa! Ne sono sicuro!
FRANCO Non ho detto che non le acquisteremo.
MANAGER Non è vero! Non le vuole! La Cardirex le ha promesso qualcosa? No! Non ci credo! Lei è un uomo onesto. Non può comprare della merda. Come l’hanno convinta?
FRANCO La conversazione si fa imbarazzante.
MANAGER Quanto le hanno promesso?
FRANCO Penso che chiamerò Roma.
MANAGER E cosa dirà al sottosegretario?
FRANCO La prego, devo visitare i malati.
MANAGER Sono macchine di merda! Di merda! Non possono averla convinta con poco! Lei è un uomo onesto, le sto offrendo un centro di ricerca per morbo di Gherbius, un contratto che le permetterà di lavorare sodo e di poter vivere come lei merita, perché lei merita di vivere non in quella casa, mi perdoni, si offenda pure, ma lei dovrebbe vivere in un castello, non in quello schifo di palazzo verde. Mi mandi pure a fanculo! Io sono incazzato con Roma, perché non tutela più i malati, e gente come lei. Non si spaventi! Nessuno saprà mai perché lei vive in un castello. Come crede che altri abbiamo comprato i loro castelli? Io sono pronto a darle tutto quello che vuole, ma formiamo una alleanza, aiutiamo la gente a stare meglio. La capisco, lei è stanco, suo padre sta morendo, i pazienti le rompono le balle, perché non li cura più come prima, ne sono sicuro. Li mandi tutti a fanculo! Si costruisca il suo castello! Suo padre ha dato la vita! Il sangue! Ha curato tanta gente, si è preso le maledizioni di chi non ha potuto salvare, al diavolo chi vuole costringerci a vivere nella tristezza! Io vedo tanta tristezza sul suo volto. Non faccia l’errore di credere che l’umanità sia pronta a ringraziarla per sempre. E’ tardi cazzo! Le lascio una bozza di contratto, tra tre giorni potrà vedere la macchina, e deciderà quello che vuole, lei è un uomo onesto, chiami Roma. Non mi farò più vivo. Le giuro che non sentirà parlare più di me.

IL manager esce come una furia. Franco prende il telefono.

FRANCO Chiamami il dottor Olmi del Bertoni, ortopedia. Pronto Olmi? Sono Maggi… tutto bene, si. Ascolta… ho intenzione di sostituire Luca, solo per gli interventi, poi ti spiego di persona… Lo so che è un onore per te, però non ti montare la testa, è solo per un breve periodo. Ci vediamo? Bene, domani alla libreria Zucchi alle 20. A domani allora… no, ti ascolto… dimmi pure… (lunga pausa) Quando? (pausa) Sei sicuro che fosse lei? Guarda che ti sbagli, mia moglie non esce mai di casa. Ma lei ti ha visto? Sei sicuro? Forse è andata a vedere come stava mio padre. No, non ti preoccupare.

Franco prende il telefono e chiama a casa con il fisso.

FRANCO Irene sono il dottore, mia moglie? Ho capito, proverò al cellulare. Tu stai uscendo? Vai pure, vai. Come! (urlando) Si… si, avrai il tuo aumento!

Franco mette giù la cornetta, prende il cellulare e chiama Olga. Il telefono di Olga è spento. Franco posa il cellulare. Pensieroso si alza e va verso la finestra. Poi torna verso la scrivania come se avesse avuto una idea. Prende il fisso.

FRANCO Sono Maggi. Mi puoi controllare se oggi il dottor Fabio Riggio é di riposo? E’ di riposo. Va bene. Come! Tuo figlio! Quando inizia ad allenarsi? Si, fallo venire pure domani, lo visito io.

Franco posa la cornetta. Dopo poco prende il cellulare e chiama il cellulare di Fabio. Dopo poco spegne il cellulare e lo scaraventa sul tavolo.

FRANCO Dermatologo del cazzo!

Bussano alla porta. Dopo poco entra Ragazzina.

FRANCO Avanti!
RAGAZZINA Ciao.
FRANCO (si alza infastidito) Che vuoi?!
RAGAZZINA Hai mentito, non sto bene per niente.

Pausa.

FRANCO Fai entrare tuo padre.
RAGAZZINA Ho saltato scuola.
FRANCO Ora chiamo i tuoi genitori.
RAGAZZINA Ti prego non farlo, sto male!
FRANCO Non stai male, non hai niente.
RAGAZZINA Le tue medicine mi hanno fatto stare male.
FRANCO Cosa hai avuto?
RAGAZZINA Male allo stomaco e giramenti di testa.
FRANCO I giramenti di testa li avevi anche prima.
RAGAZZINA La testa mi gira in maniera diversa dopo avere preso le medicine.
FRANCO Stai cercando di attirare la loro attenzione.
RAGAZZINA Se fosse cosi sarei venuta accompagnata.

Pausa.

FRANCO Perché sei qui?
RAGAZZINA Per curarmi.
FRANCO Se vuoi curarti davvero non devi venire da me.
RAGAZZINA Io non sono matta. Ma perché credete tutti che io sia matta? Perché?
FRANCO Stai calma non ho detto che sei matta.
RAGAZZINA Tu non sei un dottore. Sei cattivo come tutti gli altri.
FRANCO Perché cosa fanno gli altri?
RAGAZZINA Mi sfruttano.

Pausa.

FRANCO Là fuori, ci sono ancora tante persone che devo visitare.
RAGAZZINA Me ne vado però prima devo farti vedere una cosa.
FRANCO Mi prometti che non tornerai mai più?
RAGAZZINA Promesso, non spaventarti.

Ragazzina si toglie la maglietta e fa vedere un tatuaggio vicino alla spalla.

RAGAZZINA Questa è una farfalla, la vedi?
FRANCO Si.
RAGAZZINA Queste sono due lettere le vedi?
FRANCO No.
RAGAZZINA Sono le nostre iniziali. Mi piacciono le tue mani, la tua voce, i tuoi occhi mi ricordano i miei e tu dirai che io sono pazza perché sono piccola, perché ci siamo visti solo una volta, ma io mi sento protetta quando ti penso, non sei come gli altri, tu mi vuoi bene. Mi sento sola, ma se poi penso a te mi sento subito meglio. Tutti mi vogliono fottere, ma io ho bisogno di amore. Ti prego, ti prometto che non tornerò più. So che non puoi toccarmi, che è proibito dalla legge, ma un bacio nessuno lo può condannare. Resterà il nostro segreto per sempre. E’ questa la cura che ti chiedo.

La bacia prima sulla fronte. Poi in bocca.

RAGAZZINA Addio amore mio.

Ragazzina esce. Subito dopo entra Luca, molto sorridente ed energico.

LUCA Caspita chi era quella ragazzetta?
FRANCO Sei in ritardo…
LUCA Anche se ero di riposo sono passato al padiglione per vedere i pazienti. Che hai?
FRANCO Per vedere i pazienti?
LUCA Si, per vedere i pazienti.
FRANCO Nadia l’infermiera l’hai vista?
LUCA Mi hanno detto che è ammalata.
FRANCO Questa è la versione che bisogna dire in giro.
LUCA Ah.
FRANCO Penso che tu abbia dei seri problemi con te stesso, con le donne, e con il mondo. Non sono più disposto a difenderti e non voglio più rischiare l’immagine del nostro ospedale.
LUCA Ma cosa è successo?
FRANCO Io ti distruggo hai capito! Io ti anniento! Se provi ancora a importunare una delle nostre colleghe ti faccio a pezzi! Ti rovino! Sei una grandissima testa di cazzo! Un uomo coglione! Coglione! Sei uno dei migliori ortopedici che ci sia in circolazione e una delle più grandi teste di cazzo che io abbia mai conosciuto! Sei drogato. Devi curarti! Io non posso più cambiare infermiere in continuazione. La voce gira! Gira! E che cazzo di figura ci facciamo me lo dici? Eh! Me lo dici?
LUCA Non sono l’unico!
FRANCO Vai a fanculo! Te e tutti quelli come te. Sei sospeso. Ti sospendo per un mese, si! Ora ci inventiamo un modo per non farti andare nei casini. Se quando torni ne combini un'altra, ti faccio radiare dall’ordine. Tu, Nadia non la devi neppure sfiorare, hai capito?
LUCA Mi sospendi per davvero?
FRANCO Ora vattene, devo fare le mie visite.
LUCA Franco, hanno sentito tutti.
FRANCO Fuori!
LUCA Non posso uscire adesso è pieno di pazienti in corridoio.
FRANCO Ho detto fuori!

Luca esce.


SCENA 8

Casa Maggi.
Franco è seduto sulla sedia della scrivania, sta scrivendo sulla sua agenda rossa, ogni tanto osserva attentamente Olga, che sta ascoltando la musica con le cuffie. Dopo poco si alza va verso lo stereo e spegne il cd. Olga si volta verso Franco.

FRANCO Io vado a dormire.
OLGA Vai pure.
FRANCO Non vieni?
OLGA Perché hai spento lo stereo?
FRANCO Pensavo dormissi.
OLGA Mi stavo rilassando.
FRANCO Se togli le cuffie l’ascoltiamo insieme.
OLGA Preferisco da sola.

Franco accende lo stereo e poi alza di molto il volume. Olga tira un urlo, fa un salto sulla poltroncina e si toglie le cuffie.

OLGA Ma sei impazzito!
FRANCO Ti volevo svegliare.
OLGA L’hai fatto apposta?
FRANCO Si.

Pausa.

OLGA Franco, è meglio che vai dormire.
FRANCO No.

Franco si avvicina ad Olga.

OLGA Cosa vuoi?
FRANCO Voglio fare l’amore.
OLGA Non mi và.
FRANCO Perché?

Silenzio.

FRANCO Oggi è venuta la giornalista (pausa). Era distrutta. Gli hanno dato una bella lezione. Era quello che volevi, no?
OLGA Ora mi vuoi far credere che la colpa è mia?
FRANCO Non sei contenta?
OLGA Voglio ascoltare la musica.
FRANCO Ho sospeso Luca per un mese (pausa). Oggi un tizio è venuto in ufficio, mi vuole corrompere. Ma io non cedo. Forse lo denuncio. C’è di mezzo il partito ma io li sputtano tutti quanti. Neanche questo ti interessa?
OLGA (alzandosi) Vado a dormire sei insopportabile stasera.
FRANCO (prendendola per un braccio) Tuo marito lo minacciano e non te ne frega niente?
OLGA Lasciami.
FRANCO Lasciami?
OLGA Si, lasciami.

Silenzio.

OLGA Franco ti prego, mi fai paura.
FRANCO Tuo marito ti fa paura?
OLGA Ho sonno.
FRANCO Prima non avevi sonno.
OLGA Mi stai facendo male.
FRANCO Voglio fare l’amore.
OLGA No.
FRANCO Lo facciamo fino a quando non siamo stremati. Domani devo fare solo un’ operazione poi sono libero tutto il giorno. Sono in forma, sono tutto per te.

Olga fa più resistenza Franco lascia subito il braccio. Olga va nella camera degli ospiti.

FRANCO Cosa fai?
OLGA Dormo qui. Sono un po’ di notti che urli. E’ per questo che poi sono stanca tutto il giorno.
FRANCO Ti sei fatta una diagnosi niente male.
OLGA Buonanotte.

Olga fa per entrare nella camera.

FRANCO Buonanotte, troia.
OLGA (rientrando dalla camera) Come hai detto?
FRANCO Buonanotte, amore.
OLGA Franco mi hai detto troia?
FRANCO Ma sei matta?
OLGA Franco, mi hai detto troia?
FRANCO Hai sentito male. Deve essere quando ho alzato il volume, il tuo timpano adesso è un po’ alterato.
OLGA Giurami che non l’hai detto?
FRANCO Te lo giuro amore mio.

Olga rientra in camera.

FRANCO Dimenticavo. Ho baciato una paziente. Non sto scherzando. L’ho fatto sul serio.

Silenzio. Franco va verso lo stereo toglie il cavo delle cuffie e alza il volume della musica.

OLGA (rientrando) Franco se non la smetti chiamo la polizia.
FRANCO Cosa fai?
OLGA Hai davvero per caso perso il cervello?
FRANCO Voglio fare l’amore con mia moglie.
OLGA Vado da mia madre.

Olga va in camera da letto. Franco spegne lo stereo.

FRANCO Quando tua madre ti chiederà perché hai deciso di andare a casa sua, le spiegherai che l’assessore voleva fare semplicemente l’amore e tu non volevi? No perché se le dici cosi ti caccerà via a calci nel culo. Io penso che anche a tua madre piacerebbe venire a letto con me, a dire il vero con un medico qualunque.
OLGA (da fuori) Lascia stare mia madre.
FRANCO (osservandola) Sei veloce nel fare la valigia. Vedi che non sei depressa. Tutta questa energia perché non la tiri fuori anche durante il giorno eh?

Olga rientra con una borsa e va a prendere dei cd dallo scafale.

FRANCO Prendi tutti questi cd? Allora hai intenzioni di restare molto da mammina?

Olga dopo avere preso i cd rimane immobile pensierosa.

FRANCO Hai preso tutto? (indicando la porta) Devi solo uscire da quella porta. In bagno? Forse devi prendere ancora qualcosa in bagno.

Olga entra in bagno con la borsa.

FRANCO Non mi ringrazi? Prima di andartene, toglimi una curiosità. Perché mi hai mentito? Rispondimi per favore, perché mi hai mentito?
OLGA (rientrando) Di cosa diavolo stai parlando?
FRANCO Cosa sei andata a fare al Bertoni?
OLGA Non sono andata al Bert…
FRANCO Cosa sei andata a fare al Bertoni!
OLGA Volevo vedere tuo padre. So che non avresti voluto così ho preferito non dirtelo.
FRANCO Siediti un attimo.
OLGA Voglio andare da mia madre Franco, mi sto sentendo male.
FRANCO Ma qui c’è un medico tesoro. Se poi non ti fidi di me abbiamo un ospedale a due passi. O se preferisci posso portarti al Bertoni, visto che lì ti senti più a tuo agio, più tranquilla.

Lunga pausa, poi Olga si siede.

OLGA Ho fatto degli esami.
FRANCO Si…
OLGA Posso avere bambini.

Lunga pausa.

OLGA Tutto qui. (pausa) Mi hai sempre detto che mi avresti accompagnato per fare questi esami, ma non c’è mai stata l’occasione. Poi spesso mi dicevi di non preoccuparmi. L’hai detto così tante volte che mi sono preoccupata per davvero. Pensavo di essere io che non…. insomma… Io posso averli. (pausa) Io non capisco, mi sembra così assurdo che tu, medico, non mi abbia mai detto nulla. Non so a questo punto come stanno le cose… nel senso che non so se tu… capisci cosa voglio dire? (silenzio) Pensi ancora che possa dipendere dallo stress, dalla mia depressione? (silenzio) Sono due anni che ci stiamo provando Franco! Ti prego dimmi qualcosa.
FRANCO Sai tutto ormai, cosa vuoi sapere.
OLGA Perché non mi hai mai detto niente? Pensi che non ti avrei capito?
FRANCO Si.
OLGA Perché mi ritieni cosi stupida?
FRANCO Fin da quando ci siamo conosciuti hai sempre detto che non avresti mai adottato un bambino. (pausa) Lo vedi che faccia fai. La sola idea ti terrorizza.
OLGA Franco, non mi importa, credimi!
FRANCO No, non ti credo. (pausa) Mi hai sputtanato, Olga. Ora tutti lo sanno.
OLGA Ma anche se fosse? Prima o poi si sarebbe saputo!
FRANCO Non adesso, non adesso.
OLGA Cosa cambia adesso o tra qualche anno?
FRANCO Tu non puoi capire, non puoi capire è inutile. (pausa) Devo lavorare.
OLGA Non puoi continuare a dormire solo due ore a notte, domani devi operare…
FRANCO Devo lavorare, vai!

Olga riprende in mano la borsa, si alza e va verso la porta dell’ingresso.

OLGA Torno domani.
FRANCO Non chiami il taxi?
OLGA Vado in macchina. Oggi sono riuscita a guidare, non ho avuto paura. Non stare troppo alzato. Buonanotte.

Olga chiude la porta.
Franco va verso la finestra. Poco dopo si guarda intorno, spaesato. Si appoggia alla mensola della finestra portandosi una mano al cuore e respirando affannosamente fino a tossire. Poi prende la giacca, si dirige con passo poco deciso verso la porta, ma poi si blocca. Si dirige verso la scrivania, prende dalla giacca una pastiglia.
Prende la cornetta del telefono, ma la tosse lo blocca nuovamente. Poi prende coraggio e compone un numero.

FRANCO Pronto, sono Maggi… Sei Sandra, vero? Bene Sandra, si ricorda di me no? Bene, lei mi dovrebbe fare una cortesia. Le sarei molto grato se… mi scusi… per questa tosse… ma… insomma …lei dovrebbe… quello che sto per chiedere… immagino che potrà sembrare strano e insolito… c’è nessuno lì con lei in questo momento? No… bene… lei ecco… dovrebbe andare da mio padre…. di là e…. insomma… se la sente di prendergli la mano, e… se vuole… può dargli un bacio in fronte? (trattenendo il pianto) Si, un bacio sulla fronte… La ringrazio… la ringrazio… io la terrò sempre in considerazione… la ringrazio… quello che ho detto rimanga tra noi, la prego… non mi costringa a licenziarla… nessuno deve sapere che.. capisce bene che io… sono una persona che…

Franco butta di colpo la cornetta, poi posa la testa sul tavolo.


SCENA 9

Casa Maggi.
Olga e Fabio sono seduti sul divano.

OLGA Mi ha tenuto nascosta la verità per così tanto tempo e chissà quante altre volte mi ha mentito.
FABIO Ora pensa un po’ a te stessa.
OLGA Dimmi la verità, io di te mi fido, sono malata?
FABIO Tu non sei malata. Devi solo avere il coraggio di fare le tue scelte.
OLGA Quali scelte?
FABIO Cosa desideri di più in questo momento?
OLGA Non lo so.
FABIO Vorresti avere un bambino giusto?
OLGA Con Franco lo volevo avere con lui.
FABIO Pensa a un'altra cosa che desideri per te.
OLGA Sono mesi che non lo vedo più sorridere, a me bastava il suo sorriso per essere felice, e così che mi ha conquistato, con la sua voglia di vivere.
FABIO Non pensare sempre a lui!
OLGA Doveva essere qui, sento che deve essere successo qualcosa.

Fabio si alza e fa per andarsene.

OLGA Ti prego resta ancora un po’ qui, mi ha fatto bene parlare di queste cose.
FABIO Non è vero che non sai niente e che non vuoi niente. Tu se vuoi puoi volere tutto, sta a te avere il coraggio di pretenderlo.
OLGA Di cosa stai parlando?

Pausa.

FABIO Ti conosco molto di più di quello che tu possa pensare, e ho capito il significato di alcune tue parole, di alcuni tuoi gesti, sguardi che ti ho visto fare in tutti questi anni, segni di qualcosa di molto potente che ci riguarda. La paura per me di perdere un amico, il lavoro, la dignità, cambiare città e le nostre vite, lo so può sembrare un impresa impossibile, ma io voglio credere che saremo forti e che potremmo farcela, e tu sei una donna forte, non ho dubbi. Non possiamo continuare a rinnegare questo sentimento che ci unisce, è arrivato il momento di fare qualcosa. Perché ti allontani?
OLGA Mi vuoi convincere che io ti abbia fatto credere cose assurde, e pretendi di leggere sentimenti che non esistono da parte mia. Non ti vergogni?
FABIO Non mi ami?
OLGA Io ti ho sempre stimato, ma amarti, ma tu conosci il valore di quella parola?
FABIO Stimato…
OLGA Franco sarà qui a momenti, non voglio che ci veda così, per un po’ è meglio se non vieni a trovarci.
FABIO Tu adesso non puoi vedere perché sei in uno stato confusionale, debole, ma io so tutto di noi, e sarei disposto a dare la mia vita pur di prendermi cura di te.
OLGA Sono in grado di farcela da sola. Ora esci da quella porta per favore.
FABIO No.
OLGA Non mi piace vederti recitare la parte del mendicante, vai.

Entra Franco.

FABIO Franco!
FRANCO Fabio!
OLGA Ciao amore.
FRANCO Ciao amore. Che hai?
OLGA Stavamo parlando di tuo padre e mi sono commossa.
FRANCO Non saranno certo le vostre parole a risvegliarlo. Mi porti un po’ d’acqua per favore.

Olga esce per andare a prendere un bicchiere d’acqua.

FRANCO Quando sei arrivato?
FABIO Cinque minuti fa.
FRANCO Non mi hai chiamato.
FABIO Volevo farti una sorpresa.
FRANCO Ah.

Olga rientra con il bicchiere. Franco lo prende ma non beve.

OLGA Tieni, amore.
FRANCO Grazie, amore. Quindi non sapete niente?
OLGA Franco cosa hai fatto alla mano?

Pausa.

FRANCO L’intervento non era ancora finito. Ho sbagliato, questa volta ho sbagliato. E’ colpa mia. Pagherò quello che devo pagare. Un ragazzo di appena vent’anni. Sono stato da Lenzi immediatamente dopo. Non ricordo altro. Ho distrutto qualcosa in ospedale, forse la macchina del caffè. L’ho distrutta perché non provavo dolore. Ho sbagliato, è colpa mia. Tutti intorno a me a dire che non è vero. Poveri genitori! L’ho fatto tante volte quell’intervento…
Mi sentivo così sicuro di me, avevo una voglia matta di operare, ero concentrato più delle altre volte, non parlavo con nessuno, come è possibile? Ho sempre condannato gli altri per questi errori. Ho ucciso un ragazzo. Ho voglia di restare solo con mia moglie…
FABIO Io preferirei rimanere…
FRANCO Io preferirei di no.
FABIO Per qualsiasi cosa…
FRANCO Posso contare su di te, me lo hanno detto tutti. Grazie.
FABIO Ciao Olga.

Fabio esce.

FRANCO Non l’ho accompagni alla porta?
OLGA Ti amo.
FRANCO Quando è passato Fabio?
OLGA Un’ora fa.
FRANCO Ah. E che cosa voleva?
OLGA Parlare con te.
FRANCO Sono stato maleducato?
OLGA Che cosa succede adesso?
FRANCO Partirà un inchiesta, ma se voglio mi aiuteranno.
OLGA Chi ti aiuterà?
FRANCO Loro.
OLGA Loro chi?
FRANCO Devo fare solo ciò che mi dicono. I tuoi occhi sono diversi.
OLGA Forse perché ho pianto. Cosa devi fare Franco per loro?
FRANCO Prendi del ghiaccio e mettilo dentro un panno.

Olga va a prendere il ghiaccio e il panno. Franco si siede, posa il bicchiere per terra. Suona il telefono. Olga rientra per andare a rispondere.

FRANCO No! Lascialo squillare.

Olga rientra con il panno, fa per metterlo sulla fronte, ma Franco delicatamente glielo prende dalla mano e se lo mette sulla fronte. Il telefono smette di squillare. Olga si siede accanto a lui e prova ad accarezzarlo ma lui si scosta.

FRANCO Ho caldo.
OLGA Scusa.
FRANCO Per favore metti su un cd che ti piace, e portami il giornale delle ville. Voglio scegliere la villa dove andremo a vivere e lo facciamo insieme.


SCENA 10

Franco si è addormentato sul divano, sta sognando.

ALVISE Abbiamo smesso di giocare a fare il politico?
FRANCO Non è stata colpa mia.
ALVISE Adesso non so più come aiutarti.
LUCA Credevi di essere infallibile vero?
FABIO Lasciatelo stare.
FRANCO Ti prego mandali via tu. Non riesco ad alzarmi. Sono bloccato.
FABIO Sei stanco.
FRANCO No.
MANAGER Dottore, sto aspettando una sua telefonata.
FRANCO Vada via, vada via…
MANAGER Sono l’unico che può ancora aiutarla, ma mi deve chiamare, anche adesso, non si preoccupi per l’ora.
FRANCO Non lo farò mai.
MANAGER E’ l’ultima sua possibilità.
FRANCO Fabio dov’è Olga?
FABIO E’ un po’ stanca, abbiamo fatto “delle cose” insieme.
FRANCO Mi hai tradito anche tu? (guardando la ragazzina) Tu cosa ci fai qua?
FABIO Dovevi solo visitarla Franco.
RAGAZZETTA Perché mi cerchi?
FRANCO Non ti ho cercata.
RAGAZZETTA Potrei denunciarlo vero?
LUCA Sei un essere orribile, dicevi tanto di me…
ALVISE Se lo sapesse tuo padre…
MANAGER Ma noi non la denunceremo se farà questa telefonata.
FRANCO Non l’ho mai toccata lo giuro su Dio.
RAGAZZETTA Mi ha baciata in bocca.
FRANCO Quella era la sua cura.
LUCA Una bella cura del cazzo.
FRANCO Amore, vieni qui abbracciami.
OLGA Sei un bambino Franco. Io non voglio un bambino accanto a me, i bambini non possono fare bambini.
ALVISE Hai tenuto duro mio caro, per anni, ma solo grazie a tuo padre, se non fosse stato per lui, cosa saresti?
LUCA Nulla, ecco sarebbe, nulla.
ALVISE Non hai mai saputo tenere in mano un bisturi…
FRANCO Ho fatto degli interventi che manco ti sogni…
LUCA Sei un chirurgo mediocre, non sarai mai come tuo padre.
FRANCO Nessuno è più bravo di me.
ALVISE Hai un morto sulla coscienza.
MANAGER Due, anche quello di suo padre.
ALVISE E’ vero, due.
FRANCO Di cosa state parlando?
RAGAZZETTA Non mi cercare più.
FRANCO Non te ne andare, ho bisogno di te.
OLGA Perché fa cosi ?
ALVISE Non riesce a stare da solo con se stesso.
OLGA Dicevi che ero io che non sapevo stare sola con me stessa. (Olga esce)
FRANCO Siete tutti invidiosi delle cose che faccio, ecco qual è il vostro problema.
ALVISE E’ vero, ma non siamo invidiosi di quello che sei.
FABIO Un uomo infelice
LUCA Sei solo.
TUTTI Sei solo.
FRANCO Lasciatemi stare, andate via.

Tutti a parte la ragazzina si avvicinano sempre di più a Franco. Alvise prende dalla borsa una siringa. Luca e Fabio bloccano Franco.

FRANCO No, lasciatemi, no, vi prego, non toccatemi!

Alvise avvicina la siringa al braccio.

FRANCO No Olga, fermali, ti prego aiuto, aiuto!

L’incubo termina. Olga accende la luce. Franco si sveglia.

OLGA Tesoro che succede.
FRANCO Non mi toccare, non mi toccare. Torna a dormire. Torna a dormire ti ho detto!

Olga spaventata torna nella sua camera. Franco prende il telefono e compone un numero.


SCENA 11


Ambulatorio.
Franco e il Manager. Franco è senza camice bianco.

MANAGER Comincio sul serio a pensare che lei si diverta a prendermi per il culo. (pausa) Mi chiama nel cuore della notte, disperato. Mia moglie quando mi ha visto rispondere al telefono pensava che fosse la mia amante a chiamarmi. Tra l’altro lei non lo sa, ma certe telefonate sono rischiose, sono sempre rischiose. Mi fa venire fino a qui, devo partire per Bruxelles, incontrare un europarlamentare che non vedo da tempo per questioni importanti. A proposito! Ho parlato di lei, è ben visto sa? Non si preoccupi per la questione del giovane che le è morto sotto i ferri, è stato un incidente, e ho sentito già qualche voce di corridoio che dice che non dovrebbe passare nessun guaio caro dottor Maggi, ma di questo ne possiamo parlare dopo se vuole… Dicevo mi fa venire qui di fretta e furia per concludere la faccenda, per poi dirmi che ci ha ripensato di nuovo e che non se ne fa più niente. Mi dica un po’… ha svegliato per caso anche il capoccia della Cardirex nel cuore della notte? E mi dica anche questo, è già passato in ospedale questa mattina e le ha già fatto un'altra offerta? Mi dica, sono tutto orecchie.
FRANCO Ho ricevuto la telefonata da Roma.
MANAGER Ah.
FRANCO Non faccia il furbo, la prego.
MANAGER Moderi i termini, la prego.
FRANCO Prima di entrare in sala operatoria. Ho parlato molto animatamente con il vice ministro. Non abbiamo parlato né di me, né di lei, né delle sue macchine.
MANAGER Porca miseria, mi aveva promesso che lo avrebbe fatto.
FRANCO I soldi che erano previsti per la costruzione dell’ospedale pediatrico sono stati bloccati.
MANAGER Questo Paese è in declino…
FRANCO …erano soldi sicuri…
MANAGER Il nuovo bilancio ha rilevato grandi buchi…
FRANCO I soldi ci sono.
MANAGER Ne sono sicuro.
FRANCO Avevo promesso ai cittadini che avrei eliminato i ticket…
MANAGER E’ improponibile in questo momento. ..
FRANCO E lo farò.
MANAGER Ma se le tagliano i fondi..
FRANCO Non succederà.
MANAGER Lo spero per lei.
FRANCO Lo spero per la gente.
MANAGER Per la gente…
FRANCO Esatto.
MANAGER Che l’ha votata.
FRANCO So che siete soci in affari.
MANAGER Chi?
FRANCO Non posso fare altrimenti lo so…
MANAGER Io e il vice ministro?
FRANCO Ma le condizioni devono essere quelle che aveva proposto un tempo.
MANAGER Lei non sa quello che dice.
FRANCO Non vuole concludere più l’affare?
MANAGER (alzandosi) Lei è inesperto, completamente inconsapevole, non si parla così.
FRANCO E’ tutto a posto non si agiti.
MANAGER Lei sa meglio di me che se ha preso così tanti voti è perché la gente quando metteva la crocetta sopra il suo cognome pensava al suo ben amato padre…
FRANCO Stia attento a come parla.
MANAGER Ho ascoltato il suo discorso in Regione l’altro giorno, lei non è un politico,
FRANCO Stia zitto!
MANAGER Lei è un letterato travestito da medico, o un poeta se preferisce…
FRANCO Potremmo farci del male….
MANAGER Ma con la poesia soltanto non si cura il mondo, mio caro Maggi..
FRANCO Non sto scherzando, faccia attenzione la prego!
MANAGER Ho detto forse la verità?
FRANCO (trattenendo un urlo) Basta! Basta!

Franco comincia a colpire il proprio capo con dei pugni. Dopo un po’ si copre il volto con le mani per l’imbarazzo e si fa prendere da una risata simile ad un pianto. Si toglie all’improvviso le mani dal volto, come se non fosse accaduto nulla, riprende a guardare il manager che l’osserva incredulo.

MANAGER Ha sentito Roma quindi?
FRANCO La smetta di recitare, lei lo sa.
Apriremo questo centro per la ricerca del Morbo di Gherbius, vero?
MANAGER Lei merita anche un altro premio più dignitoso. Non può rifiutare ormai che c’è.
FRANCO Quello che c’eravamo detti.
MANAGER Non ricordo mi scusi.
FRANCO Perché non prende una boccata d’aria dalla finestra.
MANAGER Cosa c’è dalla finestra?
FRANCO Non vede uno schifo colorato di verde?
MANAGER Una schifo verde? Ah… quello che presto diventerà un bel castello. Così cambia casa, dottor Maggi, complimenti! Ma perché mi ha fatto questo scherzetto ?
FRANCO Volevo tutto quello che mi aveva promesso.

Pausa.
Franco ora abbassa lo sguardo, come se fosse pentito della frase che ha appena detto. Il suo volto è afflitto.

MANAGER Lei farà carriera dottore. Suo padre sarebbe orgoglioso di lei. Sono sicuro che un giorno dovrò venire fino a Roma, per parlarle. Ma forse quel giorno, basterà anche una telefonata…
FRANCO Certe telefonate sono rischiose, lo ha detto lei.
MANAGER Si impara dottor Maggi, si diventa come i fidanzatini. Si usano parole ridicole, ma ci si capisce al volo.
FRANCO Quindi ora siamo fidanzati.
MANAGER Diciamo che facciamo parte della stessa famiglia.
FRANCO Una mi basta e avanza.
MANAGER Qui si sbaglia. Una famiglia si dice tale quando ci sono dei bambini. A proposito cosa aspetta a farne uno ? (pausa) Un uomo come lei, non ha certo problemi.
FRANCO Lei sa tutto.
MANAGER Siamo uomini di potere e come tutti gli uomini di potere, siamo soli, soli e sempre esposti al rischio. Perché pensa che io ne abbia fatti quattro, di figli? Perché è cosi triste? In fin dei conti lei non ha fatto niente di male, ha comprato un bel prodotto lo sa? Ah, dimenticavo! Non è carino dire che ha ricevuto una telefonata dal vice ministro poco prima di entrare in sala operatoria, il giorno della disgrazia. In ogni caso a noi piacerà pensare che quella telefonata non sia mai avvenuta.
Si ricordi un ultima cosa nel caso gli venisse qualche ripensamento. Fu suo padre a consigliare alla buonanima del dottor Merli l’acquisto di quelle valvole cardiache che purtroppo si rivelarono difettose. (Maggi lo guarda incredulo) Merli non era proprio sicuro di comprarle, allora qualcuno pensò di contattare suo padre per convincerlo, visto che erano grandi amici. Merli poi si è convinto, e si è riempito bene le tasche… E lei caro Maggi, casualmente dopo quell’affare è diventato primario qui al Magrini, si ricorda no? Capisce perché siamo tutti una grande famiglia! Le prometto che questo rimarrà solo tra me, lei, la nostra famiglia, e Dio. (mettendo un pacca sulla spalla) Stai tranquillo, per la faccenda del ragazzo, è un gran casino, ma si risolve tutto. (pausa) Ora il Partito ti vuole bene.

Si sente bussare alla porta.

FRANCO Avanti!

Entra la ragazzina.

RAGAZZINA Sono io.
MANAGER Bene dottore, ci vediamo alle quattro, sia puntuale la prego, dopo ho un aereo che non posso assolutamente perdere. (accarezzando la guancia della ragazzina) Stia attenta, signorina. Questo non è un dottore, è il lupo cattivo.

Il Manager esce sorridendo.

FRANCO Ciao.
RAGAZZINA Ciao. Chi è quel viscidone?
FRANCO Un malato grave.
RAGAZZINA Sei sciupato.
FRANCO Ho scoperto una cosa terribile. Come stai?
RAGAZZINA Sei brutto.
FRANCO Sono brutto?
RAGAZZINA Ora sto bene.
FRANCO Sono contento.
RAGAZZINA Avevo compito in classe, rischio di essere bocciata. Non dovevo venire qui.
FRANCO Fatti interrogare la prossima volta.
RAGAZZINA Preferivo fare il compito, almeno potevo copiare. I miei dopo quello che è successo a quel ragazzo si sono spaventati. Mi faranno visitare da un altro cardiologo.
FRANCO E’ stato un incidente, lo leggerai sul giornale molto presto.
RAGAZZINA Perché mi hai fatto venire qui?
FRANCO Mi hai pensato in questi giorni?
RAGAZZINA No. Ci sono gli esami, ho tanti casini, poi c’è uno che mi sta facendo perdere la testa.
FRANCO Chi è quest’uomo?
RAGAZZINA E’ più piccolo di me. Lo sai che non mi guarda mai? Ora che ci penso mi ricorda te. Si chiama Orazio. Ma ci si può innamorare di uno che si chiama Orazio?
FRANCO Perché non mi hai pensato?
RAGAZZINA C’eravamo promessi di non sentirci più. (pausa) Forse riesco a tornare a scuola e fare il compito. Mi dispiace vederti così, secondo me dovresti prenderti quelle fiale che hai dato a me, sai, mi hanno fatto bene poi.
FRANCO Il mio bacio ti ha curato.
RAGAZZINA Si, è vero. E’ stato il tuo bacio.
FRANCO Perché non ti spogli?
RAGAZZINA Devo andare a scuola.
FRANCO Ti voglio visitare.
RAGAZZINA Sto bene ora. Vado.

Ragazzina fa per andare Franco la blocca.

FRANCO No.
RAGAZZINA Che fai?
FRANCO Voglio baciarti per l’ultima volta.
RAGAZZINA Non voglio.
FRANCO Sono brutto?
RAGAZZINA Ti sei innamorato di me?
FRANCO Vieni qui.
RAGAZZINA Hai le mani fredde.
FRANCO Perché fai la ragazzina?
RAGAZZINA Ma io sono una ragazzina.
FRANCO Mi piaci.
RAGAZZINA Lasciami.
FRANCO Non ti faccio niente, voglio solo baciarti.
RAGAZZINA Mi metto a urlare.
FRANCO Prima lo volevi ?
RAGAZZINA Sono tue fantasie. Smettila! Guarda che urlo!
FRANCO Se urli chiamo i tuoi genitori e gli dico che ti droghi, che salti scuola, che vai a letto con tanti uomini.
RAGAZZINA Ma io ti posso denunciare.
FRANCO Sono un uomo importante, di potere, nessuno ti crederà.

Silenzio.

RAGAZZINA Mi farai male?
FRANCO Lo faremo con dolcezza.
RAGAZZINA E poi non mi curerai più vero?
FRANCO Mai più.
RAGAZZINA Promesso?
FRANCO Promesso.

Pausa.

RAGAZZINA Franco…
FRANCO Si, piccola…
RAGAZZINA Mi fai pena.

Franco molla la presa della ragazzina. La ragazzina lentamente si libera di Franco, che è rimasto di pietra. La ragazzina si ricompone velocemente ed esce dalla stanza. Franco rimane immobile.


SCENA 12

Casa Maggi.
Franco rientra a casa, ha con se una valigetta nera, prova ad accendere la luce ma è spenta. La luce si accende di colpo. Fabio apre una bottiglia di champagne. Tutti in coro cantano “Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri Franchino, tanti auguri a te”.

OLGA Auguri amore!
FABIO Vieni qui, quarantenne!
OLGA Visto i tuoi amici che sorpresa.
FRANCO Tutti gli anni la stessa sorpresa!
OLGA Vatti a mettere subito lo smoking abbiamo prenotato il posto in prima fila per la Turandot. Sbrigati! Rischiamo di non arrivare in tempo. Viene anche Fabio, ti rendi conto?
FRANCO Come sei bello, Fabio! Hai scoperto qualche crema miracolosa nelle ultime 24 ore?
FABIO Sono andato a correre stamattina.
FRANCO Anche tu sei andata a correre, amore?
OLGA Io!?
FRANCO Anche tu hai il viso bello rilassato.
ALVISE Ti abbiamo visto in tv. Non ti ho mai visto così sicuro di te. Vedrai che Roma si sveglia e i soldi arrivano.
FRANCO Lo credo anch’io, ma non per l’intervista.
ALVISE Tuo padre oggi per una frazione di secondo, ha aperto gli occhi. Credo che non potesse farci regalo migliore.
FRANCO Come sei romantico. (rivolgendosi a Luca) Perché tu stai in disparte? Non ti mordo mica.
LUCA Auguri.
FRANCO Glielo hai detto ai nostri amici del castello.
OLGA No!
FRANCO Comprerò un castello, un piccolo castello che s’affaccia al mare. E’ un castello bianco, ma io lo farò dipingere tutto di rosso. Io intanto mi vado a cambiare. Amore gli hai spiegato che la Turandot è di un certo Giacomo Puccini? Dimenticavo… tra poco arriverà la giornalista furbetta, non ti preoccupare amore, starà qui due minuti, voi andate pure a teatro, io vi raggiungo dopo, intanto mi vado a vestire. Come mi vedi Fabio? (fa per andare in camera da letto)
FABIO In perfetta forma.
FRANCO Amore, raccontaglielo che è grazie alla Turandot se ci siamo fidanzati, io arrivo subito. (va velocemente in camera da letto)
LUCA (sottovoce) Non mi sento tanto bene.
ALVISE Se te ne vai è peggio.
FABIO (rivolgendosi ad Olga) Parla, dai!
OLGA Ve lo avremo raccontato già mille volte come ci siamo conosciuti. Non mi dire quello che devo fare!
FABIO Volevo solo aiutarti…
OLGA Pensa per te…
FRANCO (rientra portando nelle due mani un giacca e una cravatta) Non mi metto lo smoking, amore. Mi cambio solo la giacca e la cravatta, vi piace questa cravatta?
TUTTI Si.
OLGA Gliel’ho regalata io.
FRANCO Eravamo in prima fila, in realtà ci eravamo conosciuti giorni prima ad una festa dell’ordine dei medici. C’erano tante belle fanciulle, mio padre aveva l’abitudine di guardarmi quando guardavo le altre donne. A lui non piacevano le studentesse di medicina, preferiva donne come mia madre. Quella sera Olga era davanti a me, sembravi una dea, come stasera.
OLGA Ho messo lo stesso vestito.
FRANCO Con tutti gli uomini belli che c’erano quella sera hai deciso di ballare con me. In realtà anche tuo papà era un gran figlio di puttana, si devono essere parlati, andavano d’accordo per questo, perché erano due grandi figli di puttana. “Tuo figlio e mia figlia li vedo bene insieme!” Ce lo vedo mio padre serio, ma con un sorriso da compagnone, dare il suo assenso. “Nessun dorma!” Ebbene io e Olga ci siamo stretti forte la mano per la prima volta, all’urlo di “Vincerò!” Io ero senza fiato, sentivo il sangue nelle vene salire fino al cervello, è stato un gesto contemporaneo, Fabio! Insieme ci siamo presi per la mano e ce la siamo stretta, forte forte, avremmo voluto che tutta la gente scomparisse in quel momento, ci saremmo baciati appassionatamente se avessimo potuto. Il cantante lirico che tu tanto disprezzi, se è veramente bravo, è capace di fare vibrare il cuore di chi lo ascolta, ed in grado come cupido di scoccare una freccia, di far divampare qualsiasi passione, voglio dire, se fossi stato seduto vicino ad una vecchietta, molto probabilmente mi sarei innamorato di lei. Sto scherzando, amore, su! Chissà se stasera quando ci terremo per mano riusciremo a riprovare la stessa emozione.
OLGA L’abbiamo già fatto, Franco.
FRANCO E’ vero. Anche qui a casa. Ci siamo detti tutte le volte, che era come quella prima volta. Sarà! Mah… Tu Luca, perché sei qua?
LUCA Per festeggiare.
FRANCO Stai tranquillo, rientri in servizio da domani. Cosa pensavi che un amico ti facesse perdere il posto? L’ho fatto solo per scrollarti un po’. Piuttosto mi devi dare una mano a capire chi ha ideato e spedito all’ordine dei medici una denuncia anonima nei miei confronti. L’ho trovata sulla scrivania un’ora prima di entrare in sala operatoria e fare quel maledetto intervento. Non voglio licenziare nessuno, giuro! Te Alvise, perché sei qui? No, ti prego, non cominciare a fare pause. E’ tardi! Quello che desideri da tempo arriverà molto presto, ma non posso dirti altro, stiamo lavorando per te, ho pronta una sorpresa, che ti stupirà. Però ti avverto, poi dopo dovrai farti un culo. Un grosso culo. Ah… ti ricordi quel goal che dovevo segnare? Bene, il goal alla fine l’ho segnato, anzi ho fatto una bella tripletta, e grazie ancora per l’assist. Ma se sei qui stasera, è perché sei già al corrente dei fatti immagino… L’opera non piace neanche a te, ti consiglio di tornare da tua moglie e dai tuoi figli, i figli sono importanti, fanne altri se puoi.

Suona il campanello.

FRANCO Ecco è arrivata.
OLGA (pacatamente) Se il fine del tuo patetico spettacolino era quello di ferirmi davanti a tutti… ci sei riuscito, però non voglio rovinarmi la serata, perciò ti aspetto a teatro. Sono sicura che l’opera di stasera saprà alleviare molte delle tue angosce.

Olga esce.

ALVISE Qualsiasi cosa tu stia pensando per me sarà ben accetta.

Escono Luca, Fabio e Alvise. Franco prende dalla valigetta nera delle carte e il suo diario rosso, poi mette il tutto in una busta grande, chiudendola con uno spago. Entra la giornalista.

FRANCO Come sta?
GIORNALISTA Male.
FRANCO Ho saputo che forse lavorerà per un altro giornale.
GIORNALISTA Dice bene, “forse”.
FRANCO Ho letto quell’articolo che le avevano ritoccato.
GIORNALISTA Ah.
FRANCO Mi dispiace per tutto quello che è successo, ma sono sicuro che lei verrà assunta.

Franco prende la busta che ha terminato di chiudere e la porge alla giornalista.

GIORNALISTA Cos’è?
FRANCO Un regalo.
GIORNALISTA Dottore… quando lei mi ha chiamato mi sono spaventata, pensavo fosse successo qualcosa di grave. Del suo regalo non so che farmene.
FRANCO (serio) E’ qualcosa di molto prezioso che non deve andare perduto.

La giornalista prende il pacco e fa per aprirlo.

FRANCO (fermando la giornalista) No. Quando sarà a casa. Legga tutto con molta calma, e mi chiami pure domani mattina, così dopo ci incontriamo. Suo padre cosa dice di lei?
GIORNALISTA E’ contento del mio fallimento.
FRANCO Aspetti a dirlo.
GIORNALISTA Non mi va di parlarne.
FRANCO Grazie per essere venuta.

La giornalista fa per andare poi ha un ripensamento.

GIORNALISTA Ho tante altre cose arretrate da leggere (cercando di trattenere la grande curiosità) …di cosa si tratta?
FRANCO Mi scusi, sono stanco, molto stanco.

I due si fissano per qualche istante, poi la giornalista esce.
Franco rimane immobile per un po’, poi si guarda intorno come se fosse la prima volta che osserva la sua casa, il suo respiro è sereno come se si fosse tolto un peso. Si avvicina alla finestra, guarda fuori per un po’. Poi prende il cd con l’ultimo atto della Turandot e lo fa partire. Si toglie molto lentamente la giacca e poi la cravatta, posando tutto su di una sedia. Si dirige verso il divano. Si toglie la camicia con delicatezza e poi la butta per terra. Si siede sul divano, si toglie le scarpe, poi le calze, i pantaloni, buttando tutto per terra con estrema delicatezza. Rimane nudo osservando i vestiti. Osserva le sue gambe, le braccia, le mani, guarda la fede al dito come se fosse un oggetto sconosciuto, la toglie. Si sdraia sul divano posa la fede, e volta lo sguardo verso il pubblico. Franco sorride felice. Termina l’ultimo atto della Turandot. Franco chiude gli occhi. Buio.

Sipario.