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Sudore
ha debuttato lo scorso
maggio 2009 al Teatro Cargo e poi al Teatro della Tosse di Genova con la
regia di Laura Sicignano. Con Fiammetta Bellone, Arianna Comes, Beatrice
Schiros, Irene Serini, Raffaella Tagliabue. Con la voce di Roberto Serpi, le
coreografie di Nicoletta Bernardini, le scene di Laura Benzi, i costumi di
Francesca Marsella, le Luci e le musiche di Enzo Monteverde.

Di cosa parla
La palestra, quella cattiva, con l’istruttore
che urla nel microfono, quella con la musica tunz tunz che ti assorda e tu
che ti guardi allo specchio salire e scendere da uno scalino, violenta come
un marine lanciato all’attacco del nemico. Quale nemico? La solitudine, la
frustrazione, la bulimia mentale, il consumo di beni e di sé.
Perché vai in palestra?
Per non pensare!
Per scaricarmi!
Per potenziarmi!
Benessere, euforia!
La contemporaneità possiede una dimensione grottesca, più che tragica.
Cinque donne in palestra: una poliziotta che cerca il pugno in grado di
abbattere un uomo. Una divorziata che vuole rifarsi la vita e anche la
faccia. Una madre divorata dai figli. Un’eterna adolescente impasticcata
un’inadeguata a sé e al mondo. Le tragedie di queste cinque donne
occidentali e benestanti sono comiche. Emancipate? Evolute? Padrone di sé e
del proprio corpo? Hanno introiettato un aguzzino nella testa e non riescono
più a liberarsene. Non sanno crescere. Masochiste? Votate al sacrificio,
chissà perché? Amano il loro invisibile istruttore che le massacra di
esercizi e regole. Sudano per espiare. Vanno in palestra per allenare il
corpo in un movimento ripetitivo che non porta all’estasi, ma
all’alienazione. La liberazione delle donne è un processo che deve ancora
avvenire nelle nostre teste e nei nostri corpi. Speriamo che tutte le
ragazze si vedano e ridano di sé |
La stampa:
La recensione su dramma.it di Maria Dolores Pesce
IRENE LICONTE Corriere
Mercantile, Domenica 10 Maggio 2009
Cinque donne rivaleggiano in palestra, sferzate dalla voce impersonale
di un invisibile istruttore, e riversano le proprie frustrazioni e
infelicità su un corpo teoricamente oggetto di culto ma, in realtà,
masochisticamente bistrattato. (….) Amanda e' una quarantenne che riversa i
cospicui alimenti versati dall'ex marito in interventi di chirurgia estetica
(Beatrice Schiros); Eva una madre appesantita dai parti e che ha annullato
la propria identità per i figli (Raffaella Tagliabue). Agnese e'
un'adolescente schiacciata dal confronto con la prestanza fisica del
fratello morto in un incidente (Irene Serini), mentre Bibi, poliziotta,
(Fiammetta Bellone) ha una conflittuale relazione con un uomo sposato. La
giovane Alice (Arianna Comes), è dipendente da psicofarmaci e beveroni
energetici. Cinque donne con storie personali diverse ma un punto di approdo
comune (anche se non condiviso, ma vissuto in artistico isolamento e feroce
antagonismo): il fitness, la palestra come luogo in cui liberarsi di
tossine, pensieri e insoddisfazioni - e' una battuta ricorrente -
accanendosi sul proprio corpo. Un corpo non accettato, da emendare con il
silicone o scolpire di muscoli di potenza mascolina, da "svuotare di
viscere" chimicamente contaminate per farlo librare come un "aeroplano
acrobatico" prima di schiantarsi al suolo. La frenesia atletica in cui si
cimentano le brave attrici in scena e' interrotta da impennate di intensità
drammatica: la vera "forma fisica" a cui aspira Eva e' il recupero dei figli
nel grande "cesto tiepido" del proprio grembo. Aleggiano miti femminili
antichi e moderni, feticci irreali e irraggiungibili, da Pentesilea regina
delle Amazzoni a Barbie. Ma l'angoscia non esclude la risata: Agnese e'
irreparabilmente scoordinata, Eva, madre asfissiante, infila nello zaino del
figlio un toblerone da 1 kg per merenda: donne vessate e che vessano,
quindi, come Bibi che allena il suo pugno per abbattere un uomo. La regia
ambienta l'odierna ossessione per la cura del corpo in un'atmosfera buia e
soffocata, squarciata da musica martellante e sincopate pulsazioni; specchi
assediano le protagoniste e le costringono a confrontarsi con un'apparenza
in cui non si riconoscono.
SILVANA ZANOVELLO Il Secolo
XIX, Domenica 10 Maggio
Bicipiti e Roipnol, torsioni ed Enervit, due calci e un pugno, duecento
calorie da bruciare ed un istruttore invisibile che ti ordina di sentirti
libera. E' raro che le donne siano cosi' magnificamente spietate con se
stesse come accade in Sudore di Laura Sicignano e Alessandra Vannucci (…)
Nello spettacolo (…), a ritmo adrenalinico, con l'ossessiva ripetitivià di
un bolero senza estasi, cinque palestrate cercano di sfogare le frustrazioni
di una vita nella cattiveria gestuale ed in una competitività completamente
autoriflessa. In una palestra che sembra la versione femminile e piccolo
borghese dei tormentoni allenatori di Full Metal Jacket, ciascuna e' sola
come Alice davanti ad uno specchio che non porta a nessun paese delle
meraviglie. C'e' la madre calpestata dai figli, la single che le sbatte in
faccia la propria solitudine come una conquista, la poliziotta che sogna un
pugno tanto forte da abbattere la propria dipendenza dall'amante, l'eterna
ragazza oppressa dai sensi di colpa: per tutte "espiare", attraverso la
fatica, il lavoro tra gli attrezzi e' la parola d’ordine. Per nessuna c'è
assoluzione perchè il teatro non può essere consolatorio ma deve assumersi
il ruolo scomodo, di coscienza critica. Perchè ha il dovere di essere
alternativo rispetto a quegli spot pubblicitari che in Tv cavalcano questa
nuova illusione di potenza femminile con l'immagine di mamme pugili
vincenti, naturalmente pronte a sfoggiare la loro grinta acquistando senza
più freni. Frutto di una conoscenza e di un'osservazione molto precisa ma
anche grottesca e surreale nei costumi e nelle movenze, Sudore conta su una
squadra di attrici che è l'amalgama di due grandi scuole: Beatrice Schiros,
Arianna Comes, Fiammetta Bellone, Raffaella Tagliabue sono formate allo
Stabile di Genova, Irene Serini al Piccolo di Milano, palestre che in scena
non tradiscono.
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