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IL DRAMMA DEL MESE

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Storie di scorie è in scena al Teatro dell’Orologio di Roma dal 6 al 24 aprile 2005. Diretto e interpretato da Ulderico Pesce. Le musiche dello spettacolo sono della tradizione contadina lucana e sono eseguite da Pasquale Laino, Sara Modigliani,  Sonia Maurer e Antonella Iallorenzi. Produzione Centro mediterraneo delle arti.

Di cosa parla
Nicola, figlio di un contadino del Metapontino (MT) che, per “campare”, ha fatto di tutto. Ha lavorato come addetto alle pulizie nel deposito nucleare della Trisaia di Rotondella (MT) dove negli anni ’60 arrivarono 84 barre di uranio radioattivo provenienti dagli USA delle quali, 64 sono ancora conservate nel deposito lucano, altre riprocessate, altre ancora sono conservate nel deposito nucleare della Casaccia, a 25 chilometri a nord-est di Roma, dove è ancora in funzione un reattore nucleare, il Triga, che entro il 2008 dovrà sperimentare la “trasmutazione dei rifiuti radioattivi”, vale a dire dovrà tentare di bruciare il materiale radioattivo. Sperimentazioni che andrebbero fatte, per motivi precauzionali, lontano da centri abitati e corsi d’acqua. Nicola, avendo scoperto illeciti da parte dell’Enea è stato licenziato. Successivamente è partito volontario per la Bosnia dove, senza saperlo, ha respirato polvere di proiettile all’uranio e si è ammalato. Tornato in Italia ha fatto domanda alle Poste Italiane ed è stato assunto come postino a Saluggia (VC). La piccola casa che ha preso in affitto è sulla Dora Baltea e la finestra si affaccia proprio sul deposito nucleare del luogo. A novembre del 2003 decide di tornare in Lucania per partecipare alla protesta contro il decreto 314 emanato dal Governo, secondo il quale a Scanzano Jonico, paese dove è nato e dove suo padre ha un’azienda agricola, dovrà nascere il deposito unico di scorie nucleari italiane. Nicola si troverà al fianco della sua famiglia ad organizzare la protesta contro il decreto 314 e comincerà ad informare la popolazione sul pericolo del deposito nucleare della Trisaia di Rotondella dove ha lavorato anni prima e nel contempo denuncerà la situazione di alto rischio in cui vivono oggi i depositi nucleari di Latina, della Casaccia di Roma, di Caorso ecc...

La stampa

-Gazzetta del Mezzogiorno: “Ulderico Pesce, attore di grande bravura, è riuscito a costruire una splendida e riuscitissima pièce teatrale che è anche un’ opera di divulgazione scientifica.” 
E. Bevilacqua

-Il Quotidiano: “Un’atmosfera caldissima e un fiume di applausi hanno accolto la prima teatrale di Storie di Scorie di Pesce.” 
E. Gioia

-La Nuova Basilicata: “Trionfante e struggente è la simulazione della marcia del 23 novembre 2003 condotta da un popolo lucano unito, orgoglioso di difendere il proprio territorio.” 
M. Petruzzelli

Ulderico Pesce, è stato definito da Rossella Battisti su l’Unità come “un narratore di un’Italia dimenticata. Del fare teatro passando per l’archivio, la memoria e poi agitando il tutto per un perfetto cocktail da scena. Teatro con senso e con anima che non finisce con la sigla “the end”, ma continua a lavorarti dentro e, magari, si aspetta che possa agire nella realtà.”

Presentazione

“Storie di Scorie” vuole ricostruire prevalentemente l’avvento dell’industria nucleare italiana, il pericolo che ancora oggi rappresenta e il funzionamento tecnico di una centrale atomica. Il testo racconta la storia del quarantenne Nicola, attraverso le peripezie della sua vita scopriremo gravi incidenti avvenuti nel settore nucleare italiano, indagini della magistratura e illeciti di cui non si è mai parlato. Lo spettacolo di Pesce capita in un momento storico in cui il governo italiano sta dando chiari segnali di apertura al nucleare ed è di pochi giorni la notizia dell’acquisto da parte dell’Enel di sei centrali nucleari in Slovacchia. In Storie di Scorie, il pericolo nucleare italiano: Scanzano, Saluggia, Casaccia di Roma, Latina, Rotondella, Ulderico Pesce, partendo dalla lotta del popolo lucano contro il decreto 314 con cui il governo voleva costruire a Scanzano Jonico il deposito unico di scorie nucleari italiane, racconta la situazione di pericolosità in cui versano oggi alcuni depositi nucleari italiani. 

LA CASACCIA DI ROMA
L’attore-autore, con il suo stile disincantato e ironico, si sofferma sul deposito nucleare situato a 25 chilometri da Roma, (la Casaccia), località Osteria Nuova, che risulta essere il deposito con il più consistente quantitativo di rifiuti nucleari esistente in Italia: 6.270 metri cubi. Nello stesso Centro, per motivi di studio, è ancora in funzione un reattore nucleare, il Triga, che entro il 2008 dovrà sperimentare la “trasmutazione dei rifiuti radioattivi”, vale a dire dovrà tentare di bruciare il materiale radioattivo. Sperimentazioni che andrebbero fatte, per motivi precauzionali, lontano da centri abitati e corsi d’acqua. Nello stesso tempo il deposito della Casaccia scarica i suoi rifiuti liquidi nel torrente Arone che scorre in un'area densamente agricola, con una falda vicina alla superficie, percorsa da acquedotti antichi e moderni (Peschiera e Bracciano) che assicurano l'approvvigionamento a Roma. Il direttore dell'APAT Roberto Mezzanotte ha affermato: "gli scarichi vengono diluiti nell’acqua del torrente e causano una lieve contaminazione del corso d'acqua". Ma va detto che spesso nel torrente Arone scorre un filo d'acqua che non basta a diluire i rifiuti. 

URANIO A ROMA 
Nello spettacolo si parla ancora di Roma, dove la procura sta indagando su dieci barre di uranio radioattivo partite dalla California per lo Zaire ma poi dirottate in un quartiere della capitale dove sono state nascoste. Una delle dieci fu ritrovata a Roma nel 1998, e furono arrestate una decina di persone tra mafiosi catanesi e componenti della banda della Magliana. Nel 2001 il Tribunale di Catania ha condannato a pene miti questi criminali perchè il traffico di materiale radioattivo è considerato reato minore. Secondo gli inquirenti tali persone sono ancora in possesso delle nove barre rimanenti sottratte allo Zaire e si sospetta che siano nascoste ancora a Roma. Basterebbe comprimere una di queste barre di uranio in un materiale esplodente come una bombola a gas per far diventare radioattivo tutto il centro storico di Roma. 

IL DEPOSITO DI SALUGGIA (VC) E QUELLO DI ROTONDELLA (MT)
Ulderico Pesce nello spettacolo racconta il pericolo relativo al deposito nucleare di Saluggia (VC) dove, a pochi metri dalla Dora Baltea, sono “conservate” 53 barre di uranio radioattive e circa 20 tonnellate di rifiuti liquidi ad alta radioattività, e la tragica situazione in cui versa il deposito situato nella zona Trisaia di Rotondella (MT), dove, oltre a 64 barre di uranio, ci sono 3 tonnellate di rifiuti liquidi. Lo stato italiano, già dal lontano 1975, vista la difficoltà di tenere sotto controllo rifiuti allo stato liquido che possono facilmente evaporare o cadere a terra infiltrandosi nel suolo, diede ordine di solidificare ogni liquido radioattivo presente sul territorio nazionale ma i fatti dimostrano che quell’appello è rimasto lettera morta. In più la magistratura ha dimostrato che in entrambi i depositi nucleari sopracitati i rifiuti liquidi sono conservati in cisterne “scadute” da venti anni, pertanto il loro livello di sicurezza è finito, tanto che, nel deposito di Rotondella, il 14 aprile del 1994, una delle due cisterne si è bucata e il liquido radioattivo è fuoriuscito depositandosi nella sottostante cella in calcestruzzo. Il medesimo deposito è stato il centro di un’altra indagine della magistratura che ha portato al sequestro di una tubatura interrata a circa un metro di profondità, lunga 4 chilometri, che parte dal deposito, attraversa molte aziende agricole e finisce nel mar Jonio dove scarica rifiuti liquidi di lavorazione. Il sequestro avvenne perché a marzo del 1993 la tubatura in questione scaricò nel mare liquido radioattivo. La magistratura ordinò di disseppellirla e che venisse rimossa dal mare perché contaminata. Invece quel tubo è ancora lì. (Sul sito internet: www.uldericopesce.com si raccolgono adesioni per togliere dal mare il tubo contaminato e per mettere in sicurezza le cisterne “scadute”). Il lavoro teatrale ricostruisce inoltre varie indagini giudiziarie e denuncia metodi di lavoro spesso improvvisati da parte dell’Enea, che fino ad agosto 2003 ha gestito i depositi nucleari presenti in Italia, successivamente gestiti dalla Sogin. 

TRAFFICO DI PLUTONIO
Tra le indagini giudiziarie narrate da Pesce spicca quella, ancora oggi portata avanti dalla magistratura di Potenza, relativa ad un presunto traffico di plutonio (utile per fabbricare bombe atomiche), prodotto in Italia addirittura dopo il referendum del 1987 con il quale gli italiani dissero no al nucleare. 
Nello spettacolo si parla inoltre di un presunto traffico di materiale nucleare tra l’Italia e l’Iraq avvenuto tra il 1975 e il 1978. A seguito della crisi petrolifera degli anni ’70 infatti, il governo Italiano, sottoscrisse un accordo con il governo guidato dal dittatore Saddam Hussein, che permetteva all’Italia di importare dall’Iraq petrolio a costo ridotto in cambio della fornitura di materiale nucleare. A seguito di detto accordo nel Centro Enea della Trisaia di Rotondella arrivarono circa trenta ingegneri nucleari iracheni.