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IL DRAMMA DEL MESE

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Farfalle ha debuttato nella stagione 2003/2004 ricevendo il Premio Fondi La Pastora per lo Spettacolo XXX Edizione e un Premio "miglior attrice non protagonista" ad Alessandra Muccioli nell'allestimento di Valentina Martino Ghiglia in "schegge d'autore 2003".
Per la stagione 2006/2007 è previsto un nuovo allestimento con la regia di Federico Caramadre Ronconi, cui seguirà la produzione di un cortometraggio e un DVD realizzato con il sostegno dell'IMAIE, Istituto per la Tutela dei Diritti degli Artisti Interpreti Esecutori. 

Una nota critica
di Gian Maria Cervo

Un paio di anni fa, un collega, Fabrice Melquiot, mi fece leggere un suo testo che oggi, a pochi giorni dal suo debutto in patria, lo ha consacrato, per giudizio unanime della critica d’oltralpe, come il drammaturgo francese più interessante delle ultime generazioni. Il testo era “La Mia Vita di Candela” ed è stato proposto, in Italia, l’anno scorso, in mise en espace al Festival “Quartieri dell’Arte”. Quest’opera deliziosa che porta dentro di sé tutta la storia della commedia francese, iscrivendosi in una tradizione e rinnovandola radicalmente allo stesso tempo, mette l’uomo sullo stesso piano degli oggetti e degli animali; è, in altri termini, una commedia postumana. Gli uomini, i personaggi che popolano il testo di Melquiot, si rendono ridicoli ogniqualvolta come esseri umani, nel loro ruolo di esseri umani, cercano di mettersi al centro dell’universo e della scena mentre risultano amabili e commoventi quando indagano il loro essere oggetto e animale, il loro essere cyborg e scimmia direbbero forse Toni Negri e Michael Hardt. Scoprirsi “cose tra le cose, cose più fragili delle cose” per usare l’espressione di Huellbecq, rende di nuovo possibile un umanesimo, un umanesimo pieno di ironia, un umanesimo dopo la morte dell’uomo. Credo che “Farfalle”, testo breve di Federico Caramadre prenda esattamente questa direzione. A prima vista, sul piano formale, ti può quasi dare l’idea di una riproposta del teatro simbolista di fine-ottocento, quello che tentava di affermare l’esistenza di una rete di contatto al di sotto di quel mucchio di tessere scollate di una vita mosaico in frantumi. Ma qui, in questo testo, come nella nostra società, anche se dentro una metafisica diversa, quelle tessere non sono più scollate nemmeno apparentemente, non c’è più un dentro e non c’è più un fuori, tutto è connesso a tutto, ognuno è responsabile. I personaggi non sono come farfalle, sono proprio farfalle. Come nella commedia di Fabrice, nel pezzo di Federico ho sentito le figure meno vicine quando tentavano di immettersi in un percorso educativo dell’umanesimo tradizionale e in maggiore simpatia col lettore/spettatore quando cercavano di ridefinirsi. Federico vive in un paesino non molto lontano da Viterbo luogo dove, con il collega Alberto Bassetti, dirigo il Festival di nuova drammaturgia “Quartieri dell’Arte”, così come Fabrice Melquiot abita in un piccolo centro delle alpi francesi. Le tessere non sono più scollate ed esisteranno sempre meno luoghi deputati e territori centrali. Mi diverto a vedere due autori che sono la prova vivente della deterritorializzazione dell’iniziativa culturale e all’idea che ci siano giovani scrittori italiani con la voglia e le potenzialità di entrare dentro un grande dibattito sullo sviluppo e la direzione del nuovo teatro di drammaturgia. 

Di cosa parla

“Farfalle” è uno spettacolo teatrale di drammaturgia contemporanea che tratta la vicenda intrecciata di tre coppie. Tutto giocato tra aspettative, equivoci e malintesi, è uno spaccato sull’incomunicabilità moderna, che legge con chiave ironica e a tratti pungente la realtà emotiva delle relazioni amorose dei nostri giorni.

Nota dell'autore:

Ho scritto "Farfalle" una mattina che non avevo niente da fare. E si sente. Ero al mare. Caldo, estate, sabbia, e tutte quelle cose lì. Disteso. A immaginare. Invece di un giornale un quaderno per gli appunti. Sei lì, ti guardi attorno, vedi delle coppie, amoreggiano, parlano, discutono, si annoiano, sognano... e pensi, e inizi a scrivere, così, senza un preciso perché, senza un progetto preciso, senza sapere dove andrai a parare. Precisamente. Farfalle è nato così, di getto, tutto d'un fiato, per caso. E mi sembra che questa velocità si rifletta nei suoi contenuti, come nei tempi moderni, o nella quiete di una mattina trascorsa in riva al mare. Farfalle è proprio questo, è "usa e getta", come i personaggi di cui parla, senza alcuna pretesa. Forse.