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IL DRAMMA DEL MESE
a cura di Elisabetta Nepitelli Alegiani

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Lo stagno ha debuttato al Piccolo Teatro Comico di Torino nel febbraio 2003. La prossima replica avrà luogo il 25 aprile 2009 al Teatro Selve di Vigone (TO), nell'ambito della programmazione della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte..

Una nota dell'autore

Il primo nucleo de Lo stagno nacque da un'improvvisazione che feci per strada a san Gimignano nell'estate del 2002. Insieme ad Anna Delfina Arcostanzo avevo quel giorno un esile canovaccio: un nonno e un nipote in giro per il mondo - il nipote che insisteva in continuazione perché si ritornasse a casa e il nonno che non voleva tornare a casa. A quel canovaccio si aggiunse un sogno che l'attrice fece riposando su una panca e che trascrisse di getto al risveglio, poco prima di iniziare a recitare. La scrittura si sviluppò intorno a ciò che poi accadde quel giorno e a quel sogno scritto, che divenne sin da subito parte integrante del copione. Il debutto dello spettacolo costituì la prima sperimentazione di quello che è ora principio fondante del lavoro mio e della nostra Compagnia: la simultaneità fra drammaturgia e momento spettacolare, unita alla centralità dell'attore-autore, dello spazio e del pubblico nell'evoluzione della messa in scena. Il ri-allestimento del 2008 (Officine Caos e Teatro Gobetti - Torino) – proprio sperimentando una drammaturgia mobile e basata sul confronto costante fra attori, spazi e pubblici diversi - ricerca un rapporto di coesistenza con gli spettatori e mira a una mancanza di regole, un’essenzialità stilistica e una scelta linguistica che spingano gli attori a muoversi “senza rete”, in una dichiarata e scientemente accettata provvisorietà. Gli attori dunque recitano e dirigono; o piuttosto si dirigono, nel senso che vanno da qualche parte. La loro “direzione” non consiste tanto nel dare agli altri e a se stessi regole per potere agire, quanto nell’agire con i modi che spazi, tempi, luoghi e relazioni suggeriscono; consiste nel dirigersi verso uno o più punti, visibili o invisibili, reali o immaginari; nel cercare percorsi utili alla comunicazione e alla partecipazione; nel vestirsi di un rigore non dettato né imposto né previsto, ma frutto di scoperta progressiva e dunque necessario e connaturato all’autore della scoperta. La “direzione” inizia con le prove e continua con le repliche, con il dichiarato auspicio di non vedere mai una fine.



Marco Gobetti
 

Cosa mi ha colpito di Marco Gobetti
di Elisabetta Nepitelli Alegiani

Il mio primo incontro con Marco Gobetti è avvenuto via internet. Non è un caso, è il nostro tempo. Comunque. Mi arrivò una mail di presentazione della ripresa delle attività del Teatro Stabile di Strada che mi incuriosì tanto per la citazione di “Comuni mecenate”, situazione assai rara nel nostro paese, che per l’ossimoro contenuto nel titolo. Ecco come Marco Gobetti definisce il suo progetto:”TEATRO STABILE DI STRADA® consiste nella circuitazione su strada, autonoma organizzata e frazionatamente stanziale, dei medesimi spettacoli proposti dall'attore nel sistema teatrale.” TEATRO STABILE DI STRADA® fu inaugurato nel 2006 con una prima stanzialità di 15 giorni, in piazza San Giovanni a Torino, di fianco al Duomo: dal 3 al 17 luglio 2006, tutte le sere alla stessa ora, venne replicato lo spettacolo "VOGLIO UN PAPPAGALLO - Matthew Smith: il p(r)ezzo della vita di un uomo". Seguirono poi altre dieci stanzialità, in Comuni quali Caraglio, Alba, Chieri, Gattinara, Rivoli, Montelupone, Venezia... Marco Gobetti chiede ai Comuni che intendono ospitarlo vitto e alloggio. Sul resto è completamente autonomo. Sceglie un luogo dove per diverse sere (almeno tre) , alla stessa ora, rappresenta il suo testo. Crea un contatto con il pubblico, lo conquista, lo trattiene, offre biscotti ed un libro dove registrare le proprie impressioni, chiede un contributo volontario a chi lo ascolta. Un esperimento coraggioso. Ed il coraggio di questo autore/attore è stato premiato visto che sono diversi anni che va avanti, periodicamente, con questo progetto, che nel 2008 ha ricevuto dalla Regione Piemonte il Premio per la valorizzazione delle espressioni artistiche di strada, con la seguente motivazione: "Marco Gobetti è il Teatro Stabile di Strada, un ossimoro, ovvero una contraddizione che pretende di contagiare forme e modi dell'agire teatrale. Propone le sue storie: atti unici che cercano spettatori pronti a seguirlo per un'ora di massacrante lavoro d'attore. Non è un narratore perché rappresenta. Alterna dolcezza a violenza per ottenere ascolto dai passanti sempre frettolosi. Cerca di creare legami tra i coraggiosi che si trattengono anche al termine dello spettacolo e per questo offre biscotti, caffè, un quaderno su cui scrivere ciò che si vuole - anche solo l'indirizzo di posta elettronica -. Crea così una "rete" per scambi di conoscenza che si sviluppa di là dall'ora del suo spettacolo. Ë autonomo: trasporta tutto l'occorrente su un carrettino. Le luci di scena sono lampade a gas da campeggio. Di fronte allo spazio scenico c'è in terra un cappello per le offerte. Chiede ai comuni che intendono ospitarlo, vitto e alloggio. Un "mecenatismo illuminato" che, - quando viene a mancare -, il Teatro Stabile di Strada supplisce con i ricavi delle stanzialità precedenti. Risulta chiaro da questi elementi il principio sotteso al suo teatro: farsi ascoltare non è un diritto, è una conquista. L'esperimento è coraggioso. Il premio è un invito a continuare con sempre maggiore intensità".  E’ stato dunque il coraggio di Marco Gobetti attore che mi ha portato poi a conoscere il Marco Gobetti autore, impegnato con la sua compagnia a proporre testi che mantengano vivo il teatro come momento “magico e sociale”.