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IL DRAMMA DEL MESE
a cura di Elisabetta Nepitelli Alegiani

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Di cosa parla

Paolo è un noto magistrato di una città di provincia, procuratore capo del suo distretto, uomo rigoroso e severo, anche con sé stesso. Un giudice nel lavoro come nella vita, che condivide con la compagna Giulia. Il suo unico figlio Edoardo, detto Edo, avuto dal matrimonio finito molti anni prima con la morte dell’amata moglie, è divenuto ormai, o forse lo è sempre stato, uno sconosciuto. Edo infatti è andato via da casa da cinque anni, e l’unico contatto tra i due in questi anni è stata una cartolina del ragazzo spedita al padre da Londra. Ma oggi è un giorno speciale: Edo vuole incontrare di nuovo il padre, ha bisogno di parlargli. L’incontro nel soggiorno del padre sarà una vera e propria resa dei conti, perché entrambi hanno qualcosa da farsi perdonare e molto da chiedere all’altro. Nel frattempo proprio in quel soggiorno altre due vite, quella di Giulia e quella di Walter, l’amico e socio di Edo, arriveranno ad una svolta decisiva. Solo una cosa si sa: che uscendo da quella stanza, che assumerà per tutti e quattro la funzione di un’aula di tribunale, nessuno di loro sarà più lo stesso.

Così la stampa:

Servizi: Rai1 - Rai2 - Rai3

"...Il teatro entra nelle case. Magari accompagnato dal profumo di un piatto di risotto cucinato dagli attori in tempo reale durante il corso della rappresentazione (...) Ma nonostante il risotto i nodi non si scioglieranno anzi si aggroviglieranno ancora di più coinvolgendo nel conflitto tra padre e figlio anche la compagna del primo e l'amico del giovane trasformando quel salotto in un inferno a porte chiuse, una sorta di aula di tribunale con gli spettatori chiamati a diventare loro stessi dei giudici..."
Nico Garrone (La Repubblica)

“Il teatro in casa e gli spettatori li scegliete voi. (…) Via le luci, quindi, via il palcoscenico. Serve soltanto un salone ampio almeno una quarantina di metri quadri e la disponibilità ad ospitare, volendo anche senza saperne la trama, una storia e i suoi protagonisti (…)”
Maria Grazia Filippi (Il Messaggero)

"... una proposta di questo tipo (...) possiede il fascino intrinseco di ogni spaesamento estetico; eppure, di per se', non sarebbe sufficiente a generare spettacoli degni di nota; se non fosse alimentata dai testi di un ottimo drammaturgo, dall'accortezza duttile di un regista preparato e dall'alto profilo tecnico di un gruppo di attori ben inseriti nel contesto specifico..."
Marco Andreoli (Hystrio)

"(...) E lo spettatore infatti è anch’egli più che mai elemento necessario del contesto, della scena: particolarmente intruso nella casa degli altri, diventa il tramite massimale del racconto.(...) “In casa del giudice” (...) è l’angolo di riflessione che tutti possiamo permetterci di vivere, in casa nostra."
Chiara Merlo (Italia sera)

"...Lo spettacolo si svolge in un appartamento privato: ma con una maestria che ci riempie di soddisfazione personale, quando ci troviamo (sollecitati inconsapevolmente in tutti i nostri sensi, profumo di risotto incluso) a un passo dall’intervenire nell’azione, trascinati da una storia scritta in modo coinvolgente e rappresentata in forma limpida e intima..."
Daniela Pandolfi (Drammaturgie)

“ (…) Gli ingredienti delle relazioni si miscelano in una sorta di dipinto trompe d’oeil, verissimo nella sua simulazione. Ma fino a che puntosi possa scorgere il confine tra artificio scenico e autentica vita interiore sollecitata da premesse date, è difficile stabilirlo”.
Ilaria Mulè (Italia Sera)

“Lo spettatore non è più osservatore passivo di uno spettacolo che scorre davanti al suo sguardo, ma una persona che vive un’esperienza, con le sue emozioni e che ha la possibilità di identificarsi in quell’essenza narrativa che è tanto dell’attore sulla scena, quanto dell’uomo nella vita. Inh questo modo innovativo di concepire la scena, i luoghi più semplici divengono “teatro” e le persone comuni “partecipanti” all’arte da loro scelta”.
Giulia Taronna (Scriptamanent.net)

“…L’effetto di realtà si arricchisce di una spazialità tridimensionale e sincronicamente percepibile attraverso il profumo dell’ottimo risotto ai funghi che Giulia (Cristina Vignato) si appresta a cucinare (...) Ciò che più impressiona è la profondità della rappresentazione (...) dove il nesso tra visione e movimento rimanda alla relazione tra vedente e visibile: io che vedo sono al tempo stesso, anche se solo parzialmente, parte di ciò che vedo”.
Patrizia Lima (Cultmedia.it)

“(…) I rapporti che legano i personaggi della vicenda possono essere emblematici di quelli che intercorrono tra i componenti di tante famiglie, presentati e analizzati, però, con realismo assoluto. (…)”
Nicola Piermartini (Corriere di Viterbo)

"...Il pubblico assiste, come una giuria popolare, alle ragioni del cuore contrapposte a quelle della morale catto-fascista. In discussione sono tanto i personaggi quanto il pubblico chiamato a sostenere i discriminati..."
Andrea Monti (Teatroteatro.it)

"...In casa del giudice è un esperimento teatrale che desta enorme interesse e curiosità; nondimeno, chiunque potrebbe decidere di ospitare Les Enfants Terribles, trasformando in palcoscenico il salone di casa, almeno per una o poche sere, e invitando gli amici ad assistere alla fiction negli ambienti della verità..."
Luca Morricone (Corriere di Roma)

In casa del giudice è stato rappresentato dall'aprile del 2006 al maggio 2007 nei salotti di case private e in alcuni teatri nel Lazio, in Calabria, nel Veneto, in Campania ed in Toscana per circa 40 repliche. Prodotto da Les Enfants terribles con la regìa di Francesco Marino e la interpretazione degli attori: Carlo Ettorre, Francesco Martino, Valerio Tambone, Cristina Amma, Fabio Fusco, Mirko Ciotta.

Una nota critica
di Elisabetta Nepitelli Alegiani

Un appartamento privato, un salone di 40 metri quadri, ed il teatro va in scena. “In casa del Giudice” è nato appunto per entrare nelle case, dalla penna di Marcello Isidori, come drammaturgo della Compagnia Les Enfants Terribles diretta da Francesco Marino. E’ la casa che si fa scena o ..se si vuole..la scena che entra in casa. Un gruppo di spettatori segue la vicenda, coinvolto dal testo, ma anche dalla contiguità con gli attori, dall’essere inseriti nello stesso spazio, nello stesso salotto, con il profumo del risotto che arriva dalla cucina e poi dal pranzo apparecchiato. Su questo forte coinvolgimento personale, emotivo si basa l’idea di drammaturgia di Isidori. E poi c’è la forza del testo, netto, spietato. Conflitto famigliare, casa che diventa aula di tribunale. Un padre-giudice che non riesce ad andare oltre il suo ben sperimentato modo di agire professionale. Mancanza di conoscenza e impossibilità di dialogo. Marcello Isidori, si riconferma un autore attento alle piccole pieghe dell’animo umano, quelle piccole increspature che, come sbarre, formano le gabbie in cui spesso ci muoviamo. Ci lascia però la speranza che uscendo dalla scena, o dal salotto, qualcosa in noi, come nei protagonisti della pièce, si sia finalmente aperto.

"...In casa del giudice (...) funziona perchè si presta a giocare sull'ambiguità di vero e verosimile. (...) l'idea di essere testimone si esalta fino al piacere un pò torbido di sentirsi come partecipi, seppur passivi, del fatto scabroso, dello scandalo familiare. In fondo il gioco dello spettacolo è questo: condividere in pochi il piacere di curiosare nella vita altrui."
Marcantonio Lucidi (Left)

(...) Un tipo di messinscena, quella “d’appartamento”, non nuova per le scene italiane, ma che ha, ogni volta che viene riproposta (...), il sapore della novità, del non-visto, dell’inedito, della gradita sorpresa e perché no, per i più giovani, della meraviglia. Il coinvolgimento del pubblico è totale. Gli attori si muovono fra le pareti idealmente di vetro della loro casa e il pubblico assiste partecipe al dramma (...)
Diego Verdegiglio (www.visum.it)

“(…) Un teatro d’avanguardia che sembra proseguire, attraverso storie e forme originali, la tradizione degli “Spettacoli da camera” rappresentati nei primi del Novecento dal drammaturgo svedese Strindberg (…) Quando lo spettacolo finisce, ed esci fuori dalla casa – teatro, ti porti dietro un’emozione forte che ti resta addosso (…)”
Flavia Cannata (Calabria Ora)

“(…) Il rapporto con lo spazio, in ogni caso, è sempre e solo una valida metafora di una relazione nuova che il nostro teatro cerca di stabilire o ristabilire con lo spettatore.”
Il Tempo

“(…) Il teatro smette di essere in un luogo fisso e si sposta, si avvicina alla gente, visita i luoghi, entra nelle case. E assistere al dramma da salotto di Marino, (…), è un po’ come guardarsi allo specchio. (…) uscendo da quella stanza, che assumerà per tutti la funzione di un’aula di tribunale, nessuno di loro sarà più lo stesso. E forse non saranno più gli stessi nemmeno gli spettatori, visto che non capita tutti i giorni che il teatro arrivi in casa”
Simona Negrelli (Il Quotidiano della Calabria)

“Un dramma da salotto raccontato, con amaro realismo, nel salotto…di casa. (…) Lo spettatore assiste coinvolto, spogliato da una certa protezione voyeristica, alle vicende di Paolo (…).”
Marcello Gallo (Gazzetta del Sud)