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IL DRAMMA DEL MESE

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La Maria Zanella ha debuttato nella stagione 2002/2003 con la regia Maurizio Panici e con Maria Paiato nell'allestimento a cura del Teatro Stabile di Bolzano, costumi di Sandra Cardini e luci di Sara Pascale. Nel 2005 Maria Paiato ha ricevuto il Premio Ubu come migliore attrice dell’anno per l’interpretazione di Maria Zanella. Nel 2006 lo spettacolo è stato ospite della stagione del teatro Franco Parenti di Milano. E' tuttora in tournèe per la Argot Produzioni. Le prossime date: al Teatro MANZONI di Pistoia il 17/01/2007 e al Teatro GOBETTI di Torino dal 24/01 al 28/01/2007. 


La critica:

La Maria Zanella ... è un atto d'amore doloroso, come una partitura sulla memoria, sulla perdita di identità e sul desiderio di non essere abbandonati a sé stessi, questo flusso di parole cui la protagonista dovrà dare il senso di ricordi rimossi per distrazione, la consapevolezza di non sentirsi amati per quello che si è.
(Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica, 17 maggio 2002)

Maria Paiato è un'attrice capace di dare vera emozione. Mobile, vera, asciutta, senza un gesto o un tono retorico, restituisce la figura tenera e drammatica di una giovane donna della bassa padana, segnata nella sua salute mentale dalla alluvione del 1951.
(Paolo Petroni, Corriere della sera, 28 maggio 2002)

Dietro la storia di La Maria Zanella, storia di ordinaria follia di una donna segnata per sempre dall'alluvione del Polesine del 1951 descritta con struggente verità nel bel monologo di Sergio Pierattini interpretato dalla bravissima Maria Paiato, dietro la riga nera che il Po lasciò sulla casa di Maria, dietro la vita di una piccola donna colpita nel cuore e nella mente dalle acque nere e vorticose in cui cadde da bimba durante la fuga dalla piena, c'è un mondo che sta scomparendo, il mondo contadino con le sue cascine che diventano seconde case e radici che vengono negate e cancellate. [...] E Maria Paiato con la sobria regia di Maurizio Panici offre una bellissima prova d'attrice disegnando con piccole sfumature di tono, con piccoli rabbiosi gesti, con espressioni fulminanti del viso, il mondo della sua protagonista dallo sguardo fisso e rassegnato, dalla mente a pezzi e dal cuore tradito e solo. Uno spettacolo da non perdere.
(Magda Poli, Corriere della sera, 4 dicembre 2005)

Parte da una singolare angolazione spiazzante Sergio Pierattini in La Maria Zanella per raccontare l'alluvione del Polesine del 1951. [...] Questa Maria Zanella è diventata una persona viva grazie all'immedesimazione di una straordinaria Maria Paiato, seduta sua una sedia, il viso scavato con quegli occhi ansiosi che si guardano dentro e feriscono mentre le labbra ci parlano quando la sua cadenza padanale lascia il posto al silenzio, le gambe aperte, sottolineando il succedersi degli stati d'animo con minimi ritocchi dell'orientamento, trepidamente viva in un eloquio che cancella la precisione del calcolo, inarrestabile salvo le sospensioni affidate dalla regia di Maurizio Panici [...] a effetti sonori e musicali nel nero rotto da una sola lampadina sospesa a mezz'altezza.  Un'ora incancellabile di profonda emozione.
(Franco Quadri, La Repubblica, 7 dicembre 2005)

Articolo di Matteo La Rovere
Pubblicato domenica 2 aprile 2006 - NSC anno II n. 13
www.ilgiornale.it

La rassegna DOLOneiTEATRI ha ospitato ieri sera lo spettacolo “La Maria Zanella”, interpretato dall’attrice rodigina Maria Paiato, vincitrice del premio Ubu 2005 (finaliste con lei Mariangela Melato e Lucilla Morlacchi).
La protagonista di questo monologo è una donna fragile, con dei problemi psichici che la fanno oscillare da momenti di grande lucidità a fasi di forte alienazione dalla realtà. Lo spettacolo è stato commissionato nel 2001 dal comune di Occhiobello per il cinquantenario dell’alluvione, e doveva essere una sorta di documentario alla Paolini. Ma dalla penna di Sergio Pierattini, invece è uscito il diario di una contadina che all’età di un anno è caduta nelle acque in piena del Po. L’incidente le ha creato degli scompensi psichici permanenti, che la trasformano in una donna dipendente dalle cure della madre. Alla morte di quest’ultima, la sorella Luciana che vive a Milano, decide di vendere la casa di famiglia e assicurare a Maria l’assistenza di un istituto. La sofferenza della protagonista è talmente forte che tenterà a più riprese di fuggire dalla realtà attraverso pensieri leggeri ma una volta messa alle strette compirà un gesto estremo ed infelice. La resa di Maria Paiato è molto incisiva, dipinge immagini "lampanti" con gesti e frasi fulminee. Inoltre, un uso sapiente dello spazio e delle luci ha permesso di creare suggestioni sceniche interessanti nonstante il palco fosse completamente spoglio. Ciò che colpisce dell’interpretazione dell’attrice sono i gesti semplici e quotidiani (come il grattarsi il ginocchio, lo stringere un fazzoletto) che danno spessore e umanità al personaggio senza farlo sconfinare nell’eccesso e nella psicosi. Decisamente valida la scelta di non dipingere Maria Zanella come una emarginata che subisce le angherie del paese. La sorella, i vicini, le amiche sono gentili con lei, ma vi è una insormontabile difficoltà di comunicazione tra Maria e il mondo e questo genera amare incomprensioni e fraintendimenti di cui solo spettatore ha consapevolezza. Il sottile gioco di equilibri intessuto da Maria Paiato infonde, da una parte, il desiderio di proteggere Maria Zanella e, dall’altra, di comprendere e compatire la sorella Luciana per le difficili scelte che deve compiere. Non sorprende che quest’attrice intensa ed efficace abbia ricevuto già numerosi premi tra cui La Maschera d’oro, il premio della critica e l’Ubu. Tra l’altro il suo nome è legato a quello di Luca Ronconi, Luigi Lo Cascio e Fausto Russo Alesi, per lo spettacolo “Il silenzio dei Comunisti”, tratto da un epistolario di Vittorio Foa, Miriam Mafai e Alfredo Reichelin. Quest’estate, invece, Maria Paiato sarà in scena al Teatro di Tindari con la "Fedra" di Seneca. Ci aspettiamo un’interpretazione intensa e poliedrica.
 

Nota dell'autore:

Una casa che reca ancora sulla facciata i segni, la riga nera, dell'alluvione, quella accaduta in Polesine nel 1951. Il testo racconta le paure, le angosce e le malinconie vissute da Maria Zanella, costretta dalla sorella a vendere quella casa, rovinata dall'alluvione, dove è nata e cresciuta e che è intrisa dei suoi ricordi. Maria riuscirà a dare un'originale risposta alle sue paure, quelle che l'assalgono di notte, e che sono quelle di tutti coloro che conoscono l'inesorabile dolore del distacco da ogni luogo affettivo. "Mi capitava da bambino di svegliarmi di notte e pensare … 'Oddio … e se oggi dovesse morire mio padre … mio fratello … o addirittura il gatto?' Si soffriva come cani. Poi uno si abitua anche perché con gli anni ti accorgevi che le infauste profezie purtroppo erano più che mai veritiere. Una delle mie più angoscianti paure notturne riguardava e riguarda tutt'oggi la perdita della casa dove sono cresciuto, fenomeno che inesorabilmente dovrà prima o poi accadere, visto che paghiamo l'affitto e che le mie risorse economiche sono piuttosto scarse per pensare di acquistarla"
Sergio Pierattini


Nota di Maria Paiato

Con l'incoscienza della giovinezza, solo con quella, ho voltato le spalle al lavoro sicuro di ragioniera, ho lasciato il mio paese, la mia casa e la mia famiglia e sono partita per la Capitale. Il giorno dell'esame di ammissione all'Accademia Nazionale d'Arte drammatica Silvio D'Amico sentivo fuori, nell'atrio dell'Accademia, tutto un gran parlare di un tale Aldo Trionfo, di quanto era importante, dei suoi spettacoli bellissimi ... istintivamente capii che era meglio tacere e ascoltare, perché questo mondo era veramente complicato e sconosciuto... Quei tre anni d'Accademia sono stati fondamentali ho conosciuto, da vicino!!!, gli attori che avevo visto solo in televisione o al cinema del mio paese: Monica Vitti, Paolo Panelli, Gastone Moschin ... e i registi degli spettacoli che avevo visto a Ferrara con l'abbonamento-giovani al Teatro Comunale. La mia carriera di spettatrice cominciò con uno spettacolo di Ibsen "L'anitra selvatica" di "uno" che si chiamava Ronconi ... piuttosto difficile, non capivo un granché, ma la professoressa mi spiegò che era per via dello "straniamento" ... Poi, sempre "di questo qui", ne vidi uno bellissimo "L'uccellino azzurro". Stupendo, pieno di colori, maschere di ogni tipo, voci bellissime, una di una donna in particolare che faceva il gatto ... chi l'avrebbe mai detto che sarei diventata l'allieva di questo regista pazzesco... e di Bolognini, quello dei film con Giannini e la Muti! Apprendere, stupirsi, studiare, adattarsi, provare, provare, pazienza, riprovare ... le scene e riprovare anche nelle occasioni della vita. I primi lavori da professionista sono stati con "La festa mobile", la cooperativa teatrale che Pino Quartullo fondò con i suoi compagni d'accademia nel'83 e di cui ho fatto parte anch'io, quasi fin dall'inizio. Sono stati quattro anni di lavoro faticoso, intenso e esaltante, ma lì per lì non mi rendevo conto di quanto mi avrebbero fruttato poi ... Ho fatto da allora incontri importanti, alcuni meno, spettacoli belli e altri no ... Tutto serve e talvolta sono quasi più orgogliosa delle esperienze difficili, di quelle che sul momento ho detestato ... ripensandoci mi dà veramente l'idea di mattoni che uno accanto all'altro diventano una casa... magari un palazzo! E ora che mi hanno chiesto di scrivere alcune righe biografiche (... la produzione lo vuole!) vorrei dire che ripensare a tutto quello che è stato fin qui mi procura una sensazione di tenerezza e di soddisfazione, .... e che mi piace tanto la mia origine provinciale e contadina che mi ha sempre dato ottimi spunti e suggerimenti, soprattutto per quest'ultimo personaggio la Maria Zanella, scritto da Sergio Pierattini (con cui ho condiviso - anche se in classi diverse - l'esperienza dell'Accademia), e diretto da Maurizio Panici, un regista con cui ho un'intesa profonda e proficua. La Maria Zanella è una piccola donna polesana con problemi psichici che non la rendono pericolosa ma solo struggentemente ingenua, un'eterna bambina ... La Maria Zanella è fatta dei modi di fare di mia madre, di mio padre ... Quando ho studiato questo monologo mi sono resa conto di quante cose ho osservato e registrato da bambina guardando i miei parenti, ascoltando le donne che le sere d'estate parlavano di nascite e di lune, di ricordi di guerra, di aneddoti comici... La Maria Zanella è tutto questo e anche l'opportunità di fare "il teatro" con la musicialità poco conosciuta del polesine, dei suoi argini che contengono il brontolio sommesso del Po, dell'orizzonte piatto delle campagne e del suo silenzio.