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IL DRAMMA DEL MESE

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Il buio e il silenzio di Stefano Mecca è un atto unico inedito e mai premiato dai concorsi nazionali. 

Una nota critica
di
Marcello Isidori

Affrontare il tema della pena di morte è senz'altro una sfida che da molti anni ormai affascina scrittori, cineasti e drammaturghi. Esiste a tal proposito una vasta e variegata produzione che ha alimentato anche rassegne ed eventi dedicati alla sensibilizzazione, attraverso l'arte, dell'opinione pubblica. Si tratta, tuttavia, di un argomento delicato e difficile da maneggiare perchè comporta il pericolo di incespicare nella retorica o di realizzare un mero proclama in favore dei diritti umani. Il testo di Stefano Mecca, pur non essendo completamente immune da questi rischi, ha il pregio di innestare nella situazione fondamentale, la storia di un condannato a morte per aver ucciso i suoi genitori, una sovrapposizione di piani temporali e metaforici che ne arricchiscono il senso e ne mutano la natura, trasportando il lettore in una dimensione a più facce. Così i ricordi adolescenziali del condannato somigliano a degli incubi, dove i genitori perdono la tridimensionalità di persone reali apparendo nel ruolo di angoscianti persecutori. Così la figura dell'attore si evolve verso una simbiosi con il condannato assumendo sempre di più l'aspetto di un suo alter ego, che realisticamente cerca d'identificarsi con il personaggio da incarnare a teatro ma che al tempo stesso appare come una metaforica immagine speculare di chi dovrebbe solo interpretare. Così lo scambio tra attore e condannato, che dal punto di vista fisico viene anche ipotizzato dai due personaggi nel loro dialogo, assume anche un senso simbolico nella recitazione delle battute di Macbeth restituite in modo più efficace da colui che attore non è. Così infine i ricordi dell'attore a scuola, dell'incombente figura dell'insegnante di recitazione, che consegnano allo spettacolo in preparazione, il sapore di un definitivo ed inappellabile approdo. E come per il condannato anche per l'attore a teatro dopo sarà solo buio e silenzio. 


Stefano Mecca

Presentazione dell'autore

“La vita è l’origine non rappresentabile della rappresentazione.”
Jacques Derrida


Compito dei teatranti è portare la vita in scena, ma è sempre vita rappresentata, finta, confezionata, qualcosa che possa essere ripetibile, che cerca di carpire i segreti meccanismi degli eventi della realtà senza esserlo, e probabilmente in questo sta la sua forza. Sono rimasto molto impressionato dal lavoro fatto da Charlize Theron in “Monster”, e da Sean Penn in “Dead man walking”, mi sono domandato che cosa avrebbero detto questi attori ai loro personaggi se li avessero incontrati davvero, e che cosa avrebbero pensato quei condannati a morte se li avessero incontrati per farli “rivivere” sullo schermo. I personaggi della mia storia non hanno nome e non hanno luogo (non è necessariamente l’America!). Un attore teatrale in crisi artistica cerca un nuovo significato alla sua arte, o forse è già rassegnato a non trovarne nessuno. Un condannato a morte attende la sua fine. Gli spettacoli teatrali iniziano tutti nello stesso modo: buio, silenzio e la rappresentazione comincia; così anche la morte (forse...) è buio e silenzio. L’attore teatrale incontra un condannato a morte e gli chiede di “conoscerlo” per poterlo rappresentare, far vivere, in teatro. Il condannato è colpevole d’aver ucciso i genitori ( coloro che danno la vita) e per questo è isolato, non gli è permesso comunicare con l’esterno, non può mostrarsi per parlare di sé. I due personaggi si incontrano e si scontrano donandosi brandelli della propria vita, evocati in flashback in cui appaiono i genitori del condannato, figure grottesche e inquietanti, e l’insegnante di teatro dell’attore che gli ha dato una formazione da marine. Sarà il condannato e chiedere al teatrante di poter continuare a vivere attraverso la sua presenza carnale in scena, come una sorta di “personaggio in cerca d’autore”. Nella notte dell’esecuzione, che arriva improvvisa, nell’attimo in cui il condannato chiude gli occhi e muore cala il buio e il silenzio, le luci si riaccenderanno su un palco e l’attore inizierà ad impersonare il condannato facendolo di nuovo vivere e raccontare. La vita consegna il testimone all’arte.