IL DRAMMA DEL MESE
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Il buio e il silenzio
di Stefano Mecca è un atto unico inedito e mai
premiato dai concorsi nazionali.
Una nota critica Affrontare il tema della pena di morte è senz'altro una sfida che da molti anni ormai affascina scrittori, cineasti e drammaturghi. Esiste a tal proposito una vasta e variegata produzione che ha alimentato anche rassegne ed eventi dedicati alla sensibilizzazione, attraverso l'arte, dell'opinione pubblica. Si tratta, tuttavia, di un argomento delicato e difficile da maneggiare perchè comporta il pericolo di incespicare nella retorica o di realizzare un mero proclama in favore dei diritti umani. Il testo di Stefano Mecca, pur non essendo completamente immune da questi rischi, ha il pregio di innestare nella situazione fondamentale, la storia di un condannato a morte per aver ucciso i suoi genitori, una sovrapposizione di piani temporali e metaforici che ne arricchiscono il senso e ne mutano la natura, trasportando il lettore in una dimensione a più facce. Così i ricordi adolescenziali del condannato somigliano a degli incubi, dove i genitori perdono la tridimensionalità di persone reali apparendo nel ruolo di angoscianti persecutori. Così la figura dell'attore si evolve verso una simbiosi con il condannato assumendo sempre di più l'aspetto di un suo alter ego, che realisticamente cerca d'identificarsi con il personaggio da incarnare a teatro ma che al tempo stesso appare come una metaforica immagine speculare di chi dovrebbe solo interpretare. Così lo scambio tra attore e condannato, che dal punto di vista fisico viene anche ipotizzato dai due personaggi nel loro dialogo, assume anche un senso simbolico nella recitazione delle battute di Macbeth restituite in modo più efficace da colui che attore non è. Così infine i ricordi dell'attore a scuola, dell'incombente figura dell'insegnante di recitazione, che consegnano allo spettacolo in preparazione, il sapore di un definitivo ed inappellabile approdo. E come per il condannato anche per l'attore a teatro dopo sarà solo buio e silenzio.
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Presentazione dell'autore “La vita è l’origine non rappresentabile della rappresentazione.” |