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Il
segno inspiegabile
di Maurizio Buscarino
Titivillus edizioni Corazzano (PI) 2008
pagg. 232 € 30,00
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L'elegante volume
pubblica 136 fotografie in bianco e nero e 35 a colori scattate da
Maurizio Buscarino, tra le firme più prestigiose della fotografia
contemporanea, nelle carceri e negli istituti minorili di tutta Italia,
documentando, ad esempio, molto del lavoro della Compagnia della
Fortezza di Volterra. Un volume da contemplare e da vedere più che da
leggere e commentare. Ma non di sole immagini è costituito il volume che
riporta anche tre testi che approfondiscono il lavoro del teatro nelle
carceri. Si parte con un saggio introduttivo di Andrea Mancini che
precede la lunga testimonianza dell'autore delle fotografie. Segue poi
un ampio intervento di Massimo Marino. La pubblicazione termina con le
informazioni e le note di regia degli spettacoli documentati dalle
fotografie pubblicate e da testimonianze sui laboratori del teatro in
carcere.
Abbasso il re!
di Guillermo Calderon e Manuela Infante
Guell
Editoria e spettacolo Roma 2008
pagg. 90 € 10,00
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Manuela
Infante e Guillermo Calderón sono sicuramente due scrittori e registi di
teatro fuori norma. Nonostante la loro giovane età (Calderón è nato nel
1971 e Infante nel 1980), si sono rapidamente conquistati una tale
attenzione da parte del pubblico e della critica da far pensare che la
loro fama supererà presto il territorio nazionale. Cosa che in parte sta
già avvenendo. In Italia e in Europa. I temi e le forme del loro
teatro non hanno, d’altro canto, un segno “cileno” nella misura in cui
si intende per “cileno” un indistinto tratto di cultura sudamericana
legata al filone della “resistenza”, dell’“esilio” o del “realismo
magico”. Re Pianta e Neva non sfiorano neanche la storia del loro Paese:
il primo trae spunto da un fatto sanguinario di cronaca avvenuto
all’inizio di questo secolo in Nepal, il secondo si posiziona nella
Russia del Primo Novecento, riscrivendo un capitolo della storia del
Teatro d’Arte di Mosca. Entrambi, sono attraversati da una vocazione
meta-teatrale che li porta ad aprire in maniera a tratti feroce
interrogativi sulla legittimità della rappresentazione e sullo statuto
ontologico della realtà.
La pubblicazione di questi due testi drammaturgici offre, quindi, non
solo un’importante occasione di riflessione sulla direzione che sta
prendendo oggi il teatro cileno, ma anche una possibilità per noi di
confrontarci con alcuni temi che “bucano”, con la poesia di una
scrittura alta, rapinosa, il tessuto friabile e opaco della
contemporaneità.
(dalla Prefazione di Katia Ippaso)
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