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Numero 0 del gennaio-aprile 2000

Premio Riccione per il teatro. "Felici di non esistere".

Il Premio Riccione si è concluso ed ha emesso la sua sentenza. Una sentenza dura nei confronti della drammaturgia contemporanea, forse anche troppo, ma che sicuramente fotografa piuttosto bene l’attuale situazione. Detto ciò crediamo che occorra quanto mai cercare di porvi rimedio, al più presto se vogliamo dare un futuro al nostro teatro. Non possiamo permetterci di aspettare che madre natura ci regali un nuovo Pirandello per mutarne le sorti; occorre trovare soluzioni che favoriscano la nascita di nuovi autori: corsi di drammaturgia, incontri, oltre che rassegne dal dubbio esito: forse si potrebbe - chissà - anche riproporre la costituzione della figura dello scrittore di compagnia, un personaggio che segua le compagnie, le loro vicende artistiche, studi, impari a contatto con il palcoscenico e, soprattutto, scriva.
In attesa di miracoli e felici di non esistere, pubblichiamo quanto espresso dalla giuria del 45° Premio Riccione per il Teatro, composta da Franco Quadri, presidente, Vincenzo Consolo, Elena De Angeli, Luca Doninelli, Marisa Fabbri, Mario Fortunato, Maria Grazia Gregori, Egisto Marcucci, Enzo Moscato, Luca Ronconi, Renzo Tian, Patrizia Cuzzani, per una seria e attenta riflessione.

"La Giuria non ha potuto compiacersi del livello medio dei copioni che purtroppo non conferma le speranze di un risveglio della nostra drammaturgia alimentate negli ultimi anni: alla funzionalità tecnica acquisita non sembra infatti corrispondere l’originalità creativa nella maggioranza di queste opere più spesso nutrite da un’informazione giornalistica che da una visione del mondo o da una profondità di ricerca, mentre latita un vero coraggio di rischiare sia sul piano formale che nelle tematiche"

Comunque la giuria si è così espressa segnalando i seguenti testi:
"Con R. a Krestà (Le pagine tagliate del diario di Lou Salomé)" di Marina Jarre,
"Una vertigine sopra l’abisso" di Patrizia Monaco, "Roccu u stortu" di Francesco Suriano, "E.I." di Antonio Turi.
La Giuria ha inoltre assegnato il Premio Speciale della Giuria a: "Zio mio" di Paolo Puppa Inoltre la Giuria ha proclamato vincitori ex aequo Michele Celeste per Opera buffa! e Nino Romeo per Disgusto per stile
Premiata anche la pittrice Titina Maselli.

Essendo e volendo essere faziosi, ci piace menzionare due Premi assegnati a due autori - uno dei quali un "target"! - che sentiamo vicini.
Premio Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, destinato a un’opera significativa per i suoi valori d’attualità e le prospettive di evoluzione drammaturgica, è stato assegnato a: "Divagazioni, labirinti e nau-fragi di Sancio errante" di Massimo Bavastro con la seguente motivazione: "rivelato a Riccione, quattro anni fa, da <Cecchini>, Massimo Bavastro continua la sua strada nella ricerca spostandosi dalle rovine di Sarajevo tra i carugi di Genova dove incontra imprevedibilmente don Chisciotte e il suo scudiero, vedovi di Cervantes e sottratti alla loro epoca, chiusi in un storia che non è più una storia , anche se ricalca quasi per caso almeno nei titoli delle stazioni certe tracce episodiche del gran romanzo. Ma questo viene stravolto come chi lo vive: Alonso e Sancio sono due irregolari impasticcati drop-out che attraversano una delle loro giornate in un città spettrale, tra oggetti ribelli e ombre allarmati, senza uscire dalla propria mente, inventandosi un parlato popolare che, con qualche omaggio a Tarantino, risulta uno smembramento della lingua, erede di costruzioni dialettali sfatte. I due vagano battendosi contro l’ossessione di fantasmi personali, rovesciando scrivanie di pubblici uffici, elevando in chiesa preghiere blasfeme, per finire a masturbarsi guardando il mare che, per quelli come loro destinati a non partire mai, non offre alternative di speranza"
La Giuria, inoltre, assegna il Premio Pier Vittorio Tondelli per il testo di un giovane autore che non abbia compiuto i trent’anni è stato assegnato a: "2 fratelli" di Fausto Paravidino con la seguente motivazione: "un riconoscimento unanime a Fausto Paravidino, 23 anni, attore, a volte regista e autore alla sua terza commedia. Anzi 2 fratelli è una "tragedia in cinquantre giorni", composta di brevi sequenze con la precisazione del giorno e dell’ora come in un diario. Racconta con uno scambio di battute asciutte e rapide da partita a ping pong, all’inglese, la convivenza di due fratelli con una ragazza incontrata per caso che va a letto successivamente con l’uno e l’altro, e il primo quando torna da militare la fa fuori. Lo stile è quello di un’autentica cronaca registrata ma calcolatissima nella sua immediatezza; e registrare sono le lettere su cassetta fatte di bugie che i due fratelli si scambiano quando sono lontani o inviano alla famiglia che ne ha condizionato la coesione. La forza del testo, accolto con entusiasmo dai giurati come una ventata di freschezza, sta proprio nella chiusura su se stesso di questo nucleo e, paradossalmente nell’autosufficienza che lo tiene in uno stato di sospensione rispetto all’esterno, riproducendo allo stesso tempo con un gioco di riflessi i meccanismi della nostra quotidianità: qualcosa di esile da non montarsi la testa, ma che esprime una necessità sincera, e ci diverte e ci turba perché ci riguarda."  

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