
Numero 2 di giugno-settembre 2001
| Poesia a cura di Gian Piero Stefanoni Gregory Corso Ad avvenuta tumulazione del grande poeta americano, presso il cimitero protestante di S. Paolo, ci piace ricordarlo per le sue grandi doti poetiche, per il suo ruolo di scardinatore del verso. Personalmente ho trovato disgustoso il ritratto di macchietta fornito dalla solita accozzaglia di cosidetti artisti e alternativi che dominano la nostra scena romana. Gregory Corso era un nomade in un mondo da nomadi come quello della poesia. La sua onestà poetica lo ha portato ad accettare anche la goffagine, una certa forma d’approssimazione, se volete, convinto che: ‘a nessun poeta piace essere goffo. Ma io ho deciso di fregarmene, finchè ciÒ mi consente di dire la verità. Se nella mente del poeta c’è armonia allora anche la sua poesia sarà armoniosa’. Questo gli consente un’aggressività espressiva nei confronti di un’America da cui si sentiva tradito, avvicinandolo molto a Kerouac, in fondo un provinciale nostalgico, un tenero cantore di vecchi sogni. Protagonista della scena poetica americana per molti anni, lo ricordiamo qui con alcuni testi tratti da ‘benzina’ (edizione italiana TEA, Milano, 1999), raccolta del 1958. Per ‘bomba’ e ‘matrimonio’ rivolgetevi alle antologie. Poesie di gregory corso salve E’ disastroso essere un cervo ferito. Io sono il più ferito, i lupi incombono, e ho anche i miei cedimenti. La mia carne è presa nell’Amo Inevitabile! Da bambino vidi molte cose che non volevo essere. Sono la persona che non volevo essere? La persona tipo parlar da soli? La persona tipo favola dei vicini? Sono io colui che, sugli scalini del museo, dorme su di un fianco? Indosso la stoffa di un uomo che ha fallito? Sono lo scemo del villaggio? Nella grande serenata delle cose, sono io il brano più soppresso?
per miles
Il tuo suono è magistrale puro e rotondo sacro quasi profondo. Il tuo suono è il tuo suono sincero e dal di dentro una confessione leggiadra e appassionata. Poeta il cui suono è interpretato perduto e registrato ma udito rammenti quella notte del ‘54 all’Open Door quando tu e Bird suonaste fino alle cinque del mattino una musica stupenda e inconcepibile?
ieri notte ho guidato un’auto
Ieri notte ho guidato un’auto non sapendo guidare non possedendo un’auto. Ho guidato e ho investito persone che amavo ... ho traversato una città ai 200. Mi sono fermato a Hedgeville e ho dormito dietro sul sedile ... eccitato per la mia nuova vita.
|