
Numero 2 di giugno-settembre 2001
| Arti
figurative
a cura di Patrizia Mania La sfida di laura palmieri L'ultima sfida contro le convenzioni, anche concettuali da parte di Laura Palmieri è nel lavoro ‘Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio di Apollo’, che dà anche il titolo alla mostra di recente ospitata dallo Studio Gianluca Lipoli di Roma. Qui ad essere messo in gioco è uno degli snodi centrali dell'arte: la figura della mimesi. Lo scioglilingua è notoriamente allusivo alla grandezza di Apelle, uno dei più famosi pittori dell'antichità capace di rendere le cose della sua pittura più vere del vero. E quel che di lui si dice è fisicamente raffigurato nei pesci vivi dentro una vasca visibilmente attratti proprio dalla palla fatta di pelle di pollo. Il ‘ready-made’ rettificato ed animato svolge la duplice funzione di verifica dell'assunto per cui i pesci sarebbero effettivamente attratti dalla palla suddetta ed, al contempo, di smascheramento del carattere illusorio dell'arte che, nella contemporaneità tanto più si allontana dall'artificio e dall'illusorietà, tanto maggiormente puÒ esercitare il suo potenziale comunicativo e semantico. La contrapposizione si profila tra chi assegna un valore taumaturgico all'arte e chi sceglie di conferirle invece il potere salvifico della demistificazione. Demandando, presentando prosaicamente ciÒ che ‘, sia pure nella finzione dell'allestimento, si conforma a strumento e finalità critica. Più vero del vero, spiazzante per la sua basita realtà, incute disagio in quel suo realizzare visivamente l'immaginario o l'immaginabile. Nei lavori di Palmieri il ribaltamento dell'ovvietà in inedito è costante. La sua è un' ‘estetica interstiziale’ capace di indagare quello che sfugge ad uno sguardo superficiale e distratto. Per l'artista è sempre stato sufficiente uno spostamento minimo, una leggera correzione delle convenzioni visive perchè quel che è fermo si animi di nuova vita e di nuova forma. Descrivendo con una parabola il passaggio dall'intervento minimo - Variazioni minime si chiamavano alcuni suoi lavori precedenti - a quello massimo, interpella l'immaginario traducendolo in immagine oggettuale, fisico - tattile, facendosi interprete di una richiesta di autenticità di grande impatto e di forte provocazione.
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