| Una serata
con Pinter di Tiziano Fratus |
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Il pubblico e la critica milanesi già conoscono il lavoro di Valeria Talenti, questa stagione in scena a dicembre al Teatro Verdi con una fresca commedia dell’altrettanto giovane autrice Renata Ciaravino, e negli anni collaboratrice di registi quali Antonio Syxty e Cristina Pezzoli e quindi regista. Questa volta la Talenti ha scelto di portare in scena due atti unici di Harold Pinter, due testi difficili, ben tradotti da Alessandra Serra: Landscape, che risale alla fine degli anni Sessanta, e A kind of Alaska, invece, scritto nei primissimi anni Ottanta. Due atti unici diversi, sia per impostazione narrativa sia per tematica. Ben si conosce la grande abilità del drammaturgo inglese (a quando il Nobel?) nel dipingere con poche battute il carattere dei personaggi e i giochi di forza che li legano e li dividono. Paesaggio è un testo che procede per monologhi paralleli, una forma di scrittura adottata in seguito da diversi autori e negli ultimi anni ad esempio dall’irlandese Conor McPherson ne Il pergolato dei tigli (1996) e da Fausto Paravidino ne Natura morta in un fosso (2001). Duff e Beth sono una coppia sposata da anni, vivono in una bella casa tutta loro che gli amici invidiano, si raccontano frangenti della vita in comune.
L’ingessatura narrativa viene subliminata dalla regista con una trovata efficacissima, quanto suggestiva: sospesi a mezz’aria e vincolati per tutti i quaranta minuti della rappresentazione a questa immobilità, Beth e Duff adotteranno un diversi stile recitativo, la donna sempre puntuale e immobile, priva di sussulti nel tono pacato della voce, quasi cantilenato, e senza provocare oscillazioni alla sua sedia, mentre al contrario l’uomo si muove, agita spesso le mani, scuote la testa, provocando oscillazioni, e utilizzando la voce come una partitura musicale, tesa verso l’ironia, un tono talvolta strafottente, talvolta contemplativo. Tale doppia scelta ci rende più accattivante il personaggio maschile, ben interpretato da Claudio Lobbia. Invece, la neutrale interpretazione di Elisabetta Pogliani (con Paola Zecca anima della compagnia La Fionda Teatro, interprete anche per il Teatro Valdoca in Ossicine e per Gabriele Vacis nello spettacolo corale Canto per Torino) viene apprezzata nell’intenso contrasto che si crea nel secondo atto unico, Una specie di Alaska. Deborah si ritrova in un letto d’ospedale, si risveglia ventinove anni dopo essere entrata in coma, ricorda qualcosa della prorpia vita ma questo non è sufficiente per recuperare il tempo perduto, la vita degli altri membri della sua famiglia è cambiata, ma in una direzione diversa rispetto alle aspettative d’un tempo. Entrambe sono memory plays, ma con la differenza che in Paesaggio è la scena a vincolare i personaggi, in Una specie di Alaska invece gli attori si possono manifestare con maggiore libertà, fisica e vocale. Claudio Lobbia, spasossimo in Paesaggio, si fa personaggio più neutro, un dottore che ha seguito negli anni il lungo sonno di Deborah, un personaggio certamente non facile ma in netto contrasto con la scala umorale sulla quale corre con abilità e bravura una rinata Pogliani, ora donna senza parole ora bambolina capricciosa e testarda. L’intervento del personaggio di Pauline, una delle sorelle di Deborah, interpretato con misura e vigore da Paola Zecca (la voce e la presenza scenica già erano rimaste impresse in queste ultime due stagioni nello spettacolo Metà di uno andato in scena al Teatro Verdi), sostiene le variazioni tonali ed amotive della protagonista, che ritorna bambina, sorellina, ma con il corpo e la voce di una donna adulta.
Una serata con Pinter è l’ultimo tassello di un progetto triennale, Work In Progress, voluto dal Teatro Litta ed in seguito sostenuto da Enti locali, Ministero ed Eti, che ha visto come protagonista la regista Valeria Talenti, e che si svilupperà anche negli anni futuri. Questo è un esempio da imitare, una forma di sostegno indispensabile per sostenere le giovani leve (quanta bagarre negli utlimi mesi da parte di certa critica per sponsorizzare soltanto i propri eletti, e ci ritroviamo nuovamente invischiati in una lotta tra clan, una mafietta da piccole esclusive scuderie), siano esse compagnie, registi, autori. Una forma diminuita, ma senza dubbio efficace, di residenza teatrale.
Una serata con Pinter è uno spettacolo riuscito, occasione d’oro per calarsi dentro il mondo di silenzi e parole ben delineato da una delle voci più autorevoli della drammaturgia contemporanea europea, ottimamente recitato, intelligentemente diretto, piacevolmente musicato (belle le musiche di Giovanni Vanosta) e illuminato (affascinanti i lenti passaggi di luce nel primo atto unico, davvero bravo Fausto Bonvini). Una serata con Pinter è l’ennesima dimostrazione che è ancora possibile e attuale mettere in scena una pièce bien-faite cercando soluzioni sceniche suggestive, ovvero miscelando uno dei dati connotanti del Nuovo Teatro italiano e la salda tradizione del teatro drammatico occidentale. 18 MARZO (repliche fino al giorno 6 aprile) 2003 TEATRO LITTA Progetto Work In Progress Una serata con Pinter_Paesaggio_Una specie di Alaska due atti unici di Harold Pinter traduzione di Alessandra Serra con Elisabetta Pogliani, Paola Zecca, Claudio Lobbia regia di Valeria Talenti aiuto regia di Paola Zecca costumi di Francesca Faini scene di Guido Buganza luci di Fausto Bonvini consulenza musicale di Giovanni Venosta produzione Compagnia Stabile del Teatro Litta, Milano |