Lo scorso anno, al festival Quartieri dell’Arte diretto da Gian Maria Cervo e Alberto Bassetti a Viterbo, avevo seguito la lettura di un testo teatrale di Fabrizio Bajec, poeta nato a Tunisi nel 1975, il cui nome iniziava a circolare grazie alla collaborazione con l’Annuario di Poesia di Giorgio Manacorda e la pubblicazione sulle pagine dei Quaderni di Poesia diretti da Franco Buffoni. Il testo, Succhi di frutta, letto dallo stesso attore e da una giovane attrice, mi aveva lasciato insoddisfatto, anzi, sensibilmente infastidito per l’incompiutezza della lingua, i personaggi e le pessima resa vocale. Dopo alcuni mesi, di istanza a Milano al Centro Nazionale di Drammaturgia, ho ricevuto un nuovo testo, Pubertà, al quale mi sono accostato con decise riserve, con quel pregiudizio che si consolida rapidamente dopo un primo approccio negativo. Ebbene, posso ammettere che uno dei piaceri massimi sta proprio nella scoperta, nel lento disvelamento della qualità d’una scrittura che colpisce, che scava, soprattutto se arriva da una direzione inaspettata. Così è stato con il testo teatrale di Bajec, un giudizio che si è rafforzato con vigore dopo la lettura d’un secondo testo ricevuto pochi giorni dopo, Camposanto. Bajec è un vero talento drammatico, molto più – a mio avviso – di quello che s’è dimostrato in ambito poetico. I suoi testi sono duri, parlano di un’Italia sprofondata nella provincia, soprattutto non mirano a conquistare attenzione mediante furbesche posizioni politiche e/o civili, come oramai accade sistematicamente. Pubertà mostra senza alcun velo e timore il grado di violenza che ribolle fra gli adolescenti, una violenza psicologica e in primo luogo sessuale, come è intuibile nello scandalo creato da un
elettricista scoperto durante la relazione con una ragazzina minorenne, oppure nell’azione sconcertante di uno stupro che un gruppo di ragazzi attua nel festeggiare il compleanno di una compagna. L’approccio di Bajec è molto interessante, poiché non cede alla moda di elogiare la violenza fine a se stessa, tanto meno evita ogni deriva moralizzatrice: al contrario, la psicologia dei personaggi emerge sempre con misura, con una efficacia che sorprende. La figura della ragazzina che denuncia il professore è senza alcun dubbio una delle più toccanti che ho letto in questi anni, all’altezza dei personaggi edificati da Letizia Russo, da Sarah Kane o da Marina Carr. Camposanto apre un varco nelle relazioni di una coppia divorata, nelle relazioni esterne con altre figure, d’una famiglia quindi urtata dolorosamente dalle inconvenienze susseguite alla morte del padre dell’uomo, a cui è sopravvissuta una vecchia caustica, maltrattata dal figlio ed odiata dalla nuora. A queste tre figure si aggiungono quella d’una immigrata giovane che si dovrà occupare della vecchia e di un uomo, un militare, che diventerà amante della ragazza e della donna. Una certa depravazione sessuale compare anche in questo testo, in primo luogo evidente nelle frustate che fisicamente i due coniugi si scambiano “affettuosamente”, rispolverando alcuni aspetti emersi una decina di ani fa nella drammaturgia di Antonio Syxty. A parte le situazioni evocate da Bajec, l’aspetto che maggiormente colpisce è la maturità della processione verbale, sintetica, diretta, ben calibrata, efficacissima come sa esserlo quel tipo di composizione drammatica che permette ai personaggi di comunicare lo stretto necessario, peculiarità che sarà certamente apprezzata dagli attori che indosseranno le vesti di questi personaggi con energica malleabilità. Sebbene possa apparire difficile crederlo, o accettarlo, in questi primi atti del teatro di Fabrizio Bajec, sono ravvisabili le qualità che hanno battezzato alcuni giovani – nei rispettivi tempi – autori come John Millington Synge, gli angry young men nelle varie ondate, L’annaspo di Raffaele Orlando, cometa prematuramente soffocata, così come i giovani che stano infiammando la presente Primavera della drammaturgia italiana, i Paravidino, le Russo, gli Enia, i Celestini, le Dante, i Ricci & Forte, le Calamai. Bajec ora si aggiunge a questa schiera di talenti: i Grandi Lettori sono avvisati.
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