Alla conquista dell'attico
Commedia brillante in 2 atti per 6 personaggi di
Francesca Barsotti
(2025)
PERSONAGGI
AGATA: 30-40 anni. Vivace, estroversa e decisa. Reduce dalle vessazioni e dai tradimenti di Arturo, accetta l’offerta di zio Fofò e le relative condizioni. Affettuosa e piena di gratitudine verso lo zio, molto fisica negli atteggiamenti con gli amici Pierluigi e Dante. Teme ancora Arturo, mentre è in grado di gestire Rosalia e la sua invadenza.
FOFO': 65-75 anni. Imprenditore vitivinicolo che intende ritirarsi a vita privata in Argentina con un suo vecchio amore di gioventù. Scapolo impenitente, segretamente gay. Legato da un profondo affetto per Agata, è molto protettivo nei suoi confronti e si fa in quattro per aiutarla. Non mostra gli atteggiamenti stereotipati dei gay, ma raffinatezza ed eleganza.
ROSALIA: 55-65 anni. Portinaia del palazzo in cui vive Agata. Impicciona e pettegola, ma efficiente. Amica fraterna di Fofò, forse l’unica che conosce il suo segreto, non si sorprende che voglia trasferirsi in Argentina. Amica di Dante, inizialmente dubbiosa nei confronti di Agata la accetta come parte della famiglia di Fofò. Tollerante nei confronti di Pierluigi, prevenuta con Arturo.
DANTE: 30-40 anni. Riservato, leggermente timido, molto rispettoso, in buoni rapporti con Rosalia. Sa difendersi e difendere le persone a cui vuole bene. Subisce il fascino di Agata e se ne innamora. Non vuole prendere in giro le altre persone e vive questo conflitto. La rivelazione della sua natura di etero ad Agata è una liberazione.
PIERLUIGI: 30-40 anni. Pittore e amico gay di Agata. Divertente, eccessivo, libero, un po' suscettibile. Sta bene nei suoi panni. Mette alla prova Dante, avendo subito dei dubbi sulle sue preferenze sessuali. Contrariato dalla mancata omosessualità di Dante, inizialmente si sente preso in giro ma poi cambia atteggiamento.
ARTURO: 35-45 anni. Imprenditore a fasi alterne, ex marito di Agata, opportunista e manipolatore, molto deciso nel perseguire il suo obiettivo: spillare dei soldi a Fofò. Non piace a nessuno.
SINOSSI
Agata, giovane divorziata da poco e disoccupata, torna nella sua città natale, in Sicilia. Unica nipote di Fofò, facoltoso imprenditore vitivinicolo, va ad abitare in un elegante attico di sua proprietà. Decide di cercare qualcuno con cui condividere l'appartamento e le relative spese. Zio Fofò è tassativo: niente uomini in casa. La ricerca di una coinquilina è più difficile del previsto. Rosalia, la portinaia, le presenta Dante, un parrucchiere suo conoscente, molto probabilmente gay, convinta che zio Fofò non avrebbe obiezioni. Durante il colloquio, Dante capisce che solo un gay può essere preso in considerazione e cavalca l'equivoco ottenendo così la camera. Dante e Agata sembrano andare d'accordo, almeno all'inizio. Con il passare del tempo, però, Dante si innamora di Agata e fa sempre più fatica a fingersi gay. Dal canto suo, Agata lo ha preso in simpatia e vorrebbe vederlo felice. A questo scopo, una sera invita il suo amico Pierluigi, autenticamente gay, per presentarglielo. La serata si rivela un fiasco: Dante respinge con fermezza le avance di Pierluigi il quale insinua che Dante sia etero. A questo punto la verità viene fuori, Agata si infuria e dice a Dante di trovarsi un'altra sistemazione al più presto nonostante lui si sia dichiarato. Nel frattempo, i due decidono di tenere in piedi la farsa davanti a zio Fofò d'accordo con Rosalia. Un giorno, Arturo, l'ex marito di Agata, le telefona annunciando il suo imminente arrivo a casa sua. Lei tenta di demotivarlo senza riuscirci. Zio Fofò le offre un'altra volta il suo aiuto: verrà anche lui per affrontare Arturo insieme a lei e indurlo ad andarsene rapidamente facendogli credere di essere fidanzata con Dante. Arturo se ne va scornato. Il giorno del compleanno di Agata tutti i personaggi, tranne Arturo, si ritrovano all'attico per festeggiare. Tra una battuta e l'altra, zio Fofò fa outing: è gay da sempre e sta per trasferirsi in Argentina a casa di un suo amore di gioventù. Prima di partire nominerà Agata amministratore unico della sua società e Rosalia amministratrice del condominio. Fofò rivelerà anche un'altra verità: lui e Rosalia hanno fatto in modo che Agata e Dante si incontrassero. Entrambi lo ritenevano un "bravo ragazzo", perfetto per Agata. A un certo punto si ripresenta Arturo, deciso a riprovarci con Agata e Fofò. Se ne andrà ancora senza un nulla di fatto anche questa volta mentre Dante chiederà ad Agata di sposarlo per davvero e lei accetterà.
AMBIENTAZIONE
La vicenda si svolge nel soggiorno di un attico situato in un palazzo signorile nel centro storico di una località imprecisata della Sicilia. La stanza è arredata con mobili in stile anni Cinquanta/Sessanta. L'arredo consiste di un divano, un tavolino, una poltrona, qualche pianta in vaso. L'ambientazione geografica può essere modificata secondo le necessità e, di conseguenza, anche il testo può essere adattato. Nella quinta di destra l’ingresso all’appartamento, nella quinta di sinistra il resto dell’appartamento.
ATTO 1º - SCENA 1ª
Soggiorno dell'attico di Fofò.
Nella quinta di destra la porta d'ingresso. La stanza è arredata con mobili in stile anni Cinquanta/Sessanta. Al centro della scena un divano, accanto un tavolino con due bicchierini e una bottiglia di limoncello poggiati su un vassoio. Dietro al divano una grande finestra con pesanti tende drappeggiate.
Agata, in piedi, volteggia per la stanza, Fofò è seduto sul divano.
AGATA: (volteggiando per la stanza) Avevo sempre desiderato andare a vivere in un attico, zio. Non so proprio come ringraziarti. È tutto così… come un sogno che si realizza quando meno te lo aspetti.
FOFÓ: Agata, tesoro, sei la mia unica nipote. Diciamo che te l'ho tenuto da parte.
AGATA: (si avvicina allo zio e lo abbraccia) Zietto mio, ti adoro. Dai, beviamoci un limoncello. Me lo ha mandato la mia amica Clara direttamente da Sorrento. (Versa il limoncello in due bicchierini e ne porge uno allo zio)
FOFÓ: (beve un sorso) Mmmmmm… Un vero nettare! Senti un po': visto che l'appartamento ti piace così tanto, personalizzalo pure come vuoi: piante, fiori, soprammobili… Tutto ciò che ti faccia sentire a casa tua. Non mi offenderò se metterai in cantina qualche pezzo antico.
AGATA: (beve un sorso di limoncello) È proprio quello che avevo in mente! Un trompe-l'oeil su quella parete, magari una tigre in mezzo alla vegetazione, tanto per movimentare un po' l'ambiente, qualche orchidea qua e là, naturalmente phalenopsis che è la varietà più facile da tenere. Piante grasse no, ne ho avute tante ma fioriscono solo nei film.
FOFÓ: Il fiore più bello sarai sempre tu, nipotina mia.
AGATA: Se lo dice lo zio più generoso del mondo…
FOFÓ: A proposito: finanziariamente come sei messa? Pensi di riuscire a pagare bollette e condominio? Altrimenti…
AGATA: Altrimenti niente. Voglio assolutamente mantenermi da sola. Ho una discreta sommetta da parte e sto cercando lavoro. In realtà, proprio domani pomeriggio ho un colloquio. Non ne ho parlato con nessuno per scaramanzia.
FOFÓ: Ah sì, e dove? Magari posso darti qualche dritta.
AGATA: Ti ringrazio, ma voglio farcela da sola. Ne va della mia autostima. E se proprio non riuscissi a farcela… potrei affittare una camera. C'è tanto spazio qui, addirittura tre bagni. Che ne dici, zio? Me lo permetti?
FOFÓ: (pausa) Non è affatto una cattiva idea. Però, considerati i tuoi… chiamiamoli (Sottolineando) "incidenti di percorso" passati, ecco… vorrei che l'inquilino non fosse un uomo. Sai com'è…
AGATA: Questo restringe le possibilità di circa il 50%.
FOFÓ: Sei sempre stata brava in matematica.
AGATA: Senza contare gli (Sottolineando) “altri”.
FOFO’: Altri?
AGATA: Zio Fofò: il mondo va avanti, non ci sono solo uomini e donne eterosessuali.
FOFO': Gli (Sottolineando) “altri” non si offenderanno.
AGATA: Credo proprio di no. Penso che non si offenderanno nemmeno gli uomini del tipo macho. Ho proprio bisogno di una pausa dal genere maschile. Sai che ti dico? Mi metto subito alla ricerca di una coinquilina.
Suona il campanello. Agata va ad aprire. Entra Rosalia.
AGATA: Buongiorno. Desidera?
ROSALIA: (con lo sguardo indagatore di colei a cui non sfugge niente) Spero di non disturbare. Sono passata a portarle un vasetto della mia confettura di ciliegie per darle il benvenuto.
FOFÓ: Agata: ti presento Rosalia, la nostra efficientissima custode, nonché massima esperta nella preparazione di marmellate.
AGATA: (guardando lo zio, interdetta) Benvenuto? Le notizie girano veloci da queste parti. (Stringendo la mano a Rosalia) Comunque, sono molto lieta di conoscerla, Rosalia.
ROSALIA: Anch'io, signora. Se ha bisogno di qualcosa come un imbianchino, un elettricista o altro, conti pure su di me. Ho una lista di artigiani capaci e, soprattutto, onesti.
FOFÓ: (rivolto ad Agata) Cosa ti ho appena detto?
AGATA: Penso che ci intenderemo molto bene. Stavo giusto dicendo a mio zio…
FOFÓ: Agata è un'entusiasta, un'autentica forza della natura. Anche se, a volte, va arginata.
ROSALIA: (sorniona, squadrando Agata da capo a piedi) Capisco, capisco bene.
FOFÓ: Agata ha intenzione di cercare una coinquilina con cui dividere le spese. Ci sarà un certo viavai nei prossimi giorni, abbia pazienza Rosalia.
ROSALIA: La pazienza non è una delle mie prime tremila qualità, ma farò di necessità virtù. Ora tolgo il disturbo. (Apre la porta ed esce)
AGATA: Bel personaggino questa Rosalia…
FOFÓ: Sembra un'impicciona, e in effetti lo è, ma se la prendi per il verso giusto può diventare un'alleata preziosa.
AGATA: Il che, tradotto, significa: se ti metti contro la portinaia, hai contro tutto il condominio.
FOFÓ: E ricordati di chiamarla sempre custode, non portinaia, sennò la sminuisci.
AGATA: Vedo che hai una notevole considerazione di lei. Vi frequentate per caso? Da quanto la conosci? Forza, raccontami tutto.
FOFÓ: Mi dispiace deluderti: non esistono altarini da scoprire. Sono in buoni rapporti con Rosalia e la stimo, tutto qui. E ora devo proprio tornare in azienda a tenere alto il nome della viticoltura siciliana. (Abbraccia la nipote e se ne va)
ATTO 1º - SCENA 2ª
Stessa ambientazione: soggiorno dell'attico di Fofò. Nessuno in scena.
AGATA: (fuori scena) Certo, Vanessa. (Entra in scena parlando al cellulare) Va bene, è molto interessata, qualificata, referenziata. Interior designer di professione, ho capito. Tuttavia, non è l'unica. Ora, se è tutto chiaro, la saluterei. Anzi, la saluto proprio. (Sbuffando va a sedersi sul divano) Mamma mia… Questa mi rivoluzionerebbe la casa! Vediamo la prossima. (Consulta lo smartphone e chiama) Pronto? La contatto per la camera. (Pausa) Sì, al piano attico. (Pausa) Ah, lei è un'insegnante di pole dance… (Pausa) No, non voglio imparare. (Pausa) No, neppure gratis, neppure in gruppo, ma in gruppo dove? (Pausa) A casa mia? Ma le è chiaro che io affitto una camera e non l'intero appartamento? Se cerca una sede per la sua scuola ha proprio sbagliato indirizzo! (Chiude la telefonata) Forza, Agata! (Chiama ancora) Salve. (Pausa) Sì, per l'attico. È grande, certo: centocinquanta metri quadri più la terrazza. (Pausa) Cosa? Lei ha otto gatti, due cani e un acquario? No, non ci siamo! (Scuote la testa, chiude la telefonata e butta lo smartphone sul divano) Ma una normale non c'è?
Suona il campanello. Agata va ad aprire. Entra Rosalia.
AGATA: Buongiorno, Rosalia. (Facendole cenno di entrare) Prego.
Agata e Rosalia si siedono sul divano.
ROSALIA: Sono passata per chiederle come procede la sua ricerca. So che non sono fatti miei, ma diverse persone sono venute in portineria a chiedere. Ho risposto a tutte di contattare lei telefonicamente e le ho liquidate in quattro e quattr'otto. Va bene, vero? Le dirò… Non ne ho vista una che mi sembrasse all'altezza del posto.
Agata cerca di parlare.
ROSALIA: (continua, senza pause) Alcune avevano un aspetto e dei modi così dozzinali, ma così dozzinali… Altre, invece, erano decisamente (Sottolineando) "strane". Non saprei come definirle meglio. Al giorno d'oggi bisogna fare molta attenzione a chi ci si mette in casa, sa?
Agata tace.
ROSALIA: Non dice niente?
AGATA: Posso? Guardi, ne avrò sentite almeno una decina: tutte improponibili!
ROSALIA: Davvero? La situazione mi pare seria, ma… non del tutto disperata.
AGATA: A giudicare dalla sua espressione, direi che ha un asso nella manica e aspetta solo il momento di tirarlo fuori.
ROSALIA: Beh, mettiamola così: non vedo l'ora di presentarle Dante.
AGATA: Dante? Vuole presentarmi una donna di nome Dante?
ROSALIA: Una donna, non proprio.
AGATA: Immagino lei sappia che mio zio mi ha proibito di ospitare uomini, vero?
ROSALIA: Qualcosina mi è giunta all'orecchio.
AGATA: Quindi?
ROSALIA: (soddisfatta) Credo di aver trovato il modo per accontentare tutti.
AGATA: E allora parli. Non mi tenga sulle spine.
ROSALIA: Dante è un tipo riservato, dai modi gentili, rispettoso, grande amante del bello in tutte le sue declinazioni.
AGATA: Non credo che questo basti a far cambiare idea a mio zio.
ROSALIA: Non le ho detto cosa fa nella vita Dante.
AGATA: E cosa fa nella vita questo Dante?
ROSALIA: Il parrucchiere unisex. Ed è anche molto bravo.
AGATA: Per caso, mio zio si fa i capelli da lui?
ROSALIA: Non mi risulta.
AGATA: Ancora non capisco come lui possa risolvere il mio problema.
ROSALIA: Conosco Dante da quando era adolescente. Mi è sempre parso un po', come dire, (Sottolineando) "diverso" dagli altri ragazzi. Gli piacevano i romanzi rosa, le camicie hawaiane, i fiori… Capisce cosa intendo?
AGATA: Mi sa di sì. Lei sta cercando di dirmi che Dante potrebbe essere gay.
ROSALIA: Lungi da me fare certe insinuazioni: le riporto solo quello che si vocifera nel quartiere.
AGATA: Si vocifera…
ROSALIA: E, se fosse vero, suo zio non avrebbe motivo di preoccuparsi.
AGATA: Ma sì, in fondo quasi tutti i parrucchieri sono gay. Un gay non è necessariamente (Sottolineando) "strano", nemmeno secondo i parametri di zio Fofò.
ROSALIA: Tentar non nuoce. E poi, suo zio è una persona di larghe vedute, anche se non sempre lo dimostra. Lo accetterebbe senz'altro.
AGATA: Dice?
ROSALIA: Dico, dico.
AGATA: Dante… Un nome insolito per un parrucchiere gay.
ROSALIA: Il nome non si sceglie, purtroppo.
AGATA: Già. Si vede che i suoi genitori lo volevano letterato.
ROSALIA: Esatto. Come il suo amico Pierluigi, quello del piano di sotto.
AGATA: È un pittore di talento.
ROSALIA: Ma i suoi lo volevano avvocato.
AGATA: Non le sto a raccontare le battaglie per iscriversi all'Accademia di Belle Arti…
ROSALIA: Alla fine, però, ci è riuscito.
AGATA: Con fatica, sì.
ROSALIA: (squilla il cellulare, guarda Agata come per scusarsi, lo estrae dalla tasca e risponde) Dante, ma che combinazione! Pensavo proprio a te. Stai ancora cercando quella camera? (Pausa) Sì? Allora vieni subito da me. (Pausa) Come, sei già in portineria? (Pausa) Sali all'attico, veloce. Niente domande.
AGATA: Comincio a pensare che lei abbia dei superpoteri.
ROSALIA: Solo una coincidenza.
AGATA: C'è chi sostiene che le coincidenze non esistano.
ROSALIA: Sarà il destino…
AGATA: Sarà un problema o un'opportunità?
ROSALIA: Chi, Dante?
AGATA: E chi sennò?
ROSALIA: Tante grandi opportunità sono nate problemi. Poi, col tempo… tutto si trasforma.
Suona il campanello. Agata si alza dal divano e va ad aprire. Rosalia rimette in tasca il cellulare e si alza. Entra Dante.
AGATA: Molto lieta di conoscerla, Dante. (Stringe la mano a Dante e gli indica il divano)
Dante di siede sul divano, Rosalia rimane in piedi di fianco al divano vicino a Dante. Agata si siede alla sedia.
ROSALIA: Sei un uomo fortunato, lo sai? (Senza aspettare la risposta) La signora sta cercando un coinquilino. Sapessi quante persone hanno chiamato… D'altra parte, questo attico è un'autentica meraviglia. Non trovi?
DANTE: (rivolto ad Agata, imbarazzato) Non vorrei sembrarle invadente piombando in casa sua così, senza preavviso. D'altronde, appena Rosalia mi ha detto di salire…
AGATA: Rosalia ha caldeggiato molto la sua candidatura.
DANTE: Rosalia è una cara amica. Immagino abbia tessuto le mie lodi sorvolando sui miei, peraltro pochi e trascurabili, difetti. (Si alza dal divano)
AGATA: Sì, infatti mi ha accennato alla sua proverbiale modestia. Vero, Rosalia?
ROSALIA: (rimette Dante a sedere sul divano bruscamente) Dante ha anche un gran senso dell'umorismo.
AGATA: Il che non guasta mai, ma ora veniamo a noi. Sto cercando qualcuno con cui condividere l'appartamento che, come vede, è molto grande. Lei avrebbe una camera e un bagno a sua disposizione: può scegliere quelli che preferisce. Il salotto e la cucina, invece, sono in comune. Vorrei una persona tranquilla e rispettosa degli spazi altrui anche perché mio zio tiene molto alla sua reputazione nel palazzo. Sa com'è…
ROSALIA: La signora intende dire che non è consigliabile organizzare feste né invitare (Sottolineando) "amici" dopo il tramonto.
DANTE: Una specie di coprifuoco condominiale?
AGATA: Mettiamola così: mio zio vorrebbe evitarsi le ire dei condomini e, soprattutto, evitarmi altre delusioni sentimentali. Comunque, mi sembra di capire che con lei non ci sarebbe alcun problema.
DANTE: Con me? (Pausa) (Con l'espressione di quello che ha capito) Aaah sì, certo. Zero problemi. Quando finisco la mia giornata lavorativa non ho più voglia di vedere gente. Preferisco un bel film, magari a casa di un caro amico, insieme a un buon bicchiere di vino. Capisce cosa intendo? La mia testa è già troppo piena di chiacchiere. Senza offesa per il genere femminile, naturalmente.
AGATA: Naturalmente…
ROSALIA: Dante voleva dire che…
AGATA: Niente sottotitoli, Rosalia. Anch'io vivo momenti di grande insofferenza per le mie simili.
DANTE: E per quanto riguarda le pulizie, non mi tiro indietro. So anche stirare piuttosto bene. In cucina me la cavo discretamente, soprattutto piatti vegetariani e vegani.
AGATA: Che meraviglia! Io sono una vegetariana con tendenze vegane che aspettano solo il momento di esprimersi.
DANTE: Nonostante le discriminazioni a cui ci sottopongono da sempre i carnisti…
ROSALIA: Ma sì, sarebbe ora di finirla con queste persecuzioni senza senso. Ognuno deve essere libero di seguire le proprie inclinazioni nella vita, di fare le proprie scelte. Vero, signora?
AGATA: Parole sante! E in tutti i campi. Non le pare, Dante?
DANTE: Mi trova d'accordo su tutta la linea. D'altronde, come potrebbe pensarla diversamente… uno come me.
ROSALIA: Voi due avete molto in comune, anche più di quanto pensassi. (Si siede anche lei sul divano accanto a Dante)
DANTE: In effetti, la base per costruire qualcosa c'è.
AGATA: Ma certo. Il canone base di affitto è di mille euro mensili, a cui si aggiungono utenze e spese condominiali.
DANTE: Ah, però…
ROSALIA: Per un attico…
AGATA: …di lusso.
DANTE: Come si dice: Parigi val bene una messa. In tutti i sensi…
ROSALIA: Anche due messe.
AGATA: E poi… c'è il bonus.
DANTE: Bonus?
AGATA: Le abbuono le spese condominiali se in cambio mi fa i capelli: due pieghe alla settimana, colpi di sole e taglio quando serve.
DANTE: Quando posso trasferirmi?
Buio
ATTO 1º - SCENA 3ª
Stesssa ambientazione: soggiorno dell'attico di Fofò.
Luce. Agata fuori scena si cambia d’abito. Dante indossa una tuta, è seduto sul divano e sta sfogliando una rivista patinata.
AGATA: (fuori scena) Dante, stasera dovrai cenare da solo.
DANTE: (forte) Perché? Dopo soli due mesi già non mi sopporti più?
AGATA: (fuori scena) No, esco. Non aspettarmi in piedi, farò tardi.
DANTE: (tra sé e sé) Come al solito…
AGATA: (fuori scena) Hai detto qualcosa?
DANTE: (forte) No, niente. Divertiti, tesoruccio mio. Ci penserò io a finire la pasta al pesto di rucola.
AGATA: (fuori scena) Ma così non vale!
DANTE: (forte) Puoi sempre rimanere a casa.
Entra Agata in look maculato.
AGATA: Lasciamene un po' per domani. La scalderò nel microonde.(Camminando come una modella) Allora? Come sto?
DANTE: (parlando come un gay) Tesoro, ma dove vai combinata così?
AGATA: All'addio al nubilato di mia cugina Bice. Non te l'avevo detto?
DANTE: Quindi… alla Fiera del Cattivo Gusto.
AGATA: Non essere acida.
DANTE: Scusami cara, ma il tuo outfit è un vero pugno nello stomaco. Si salvano solo i capelli perché te li ho fatti io.
AGATA: Capiscimi, Dante. La festa non si terrà in un locale chic. Hai presente Bice?
DANTE: E chi se la dimentica… Sembra la figlia di Wanna Marchi.
AGATA: Ecco, appunto. E, a proposito di Wanna Marchi, si esibirà uno spogliarellista brasiliano, praticamente il sosia del mago Do Nascimiento, ma più sexy.
DANTE: Quasi quasi… faccio l'imbucato.
AGATA: In mezzo a tanta volgarità? Mi stupisci.
DANTE: (canticchia) Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. (Pausa) A volte.
AGATA: (togliendosi la blusa leopardata) Meglio una camicetta di seta nera? (Lancia la blusa sul divano facendo intravedere un reggiseno leopardato)
DANTE: (tentennante, a bocca aperta) Ehm… sì (Si riprende, schiarendosi la voce e sorridendo), così spezzi la monotonia del maculato. I pantaloni, però, è meglio se li tieni. Bice apprezzerà senz'altro questo tocco un po' wild.
Agata esce. Dante si asciuga il sudore sulla fronte.
DANTE: (tra sé e sé) Saranno leopardate anche le mutande?
Agata rientra allacciandosi una camicetta nera. Dante si slaccia i primi bottoni della camicia e fa dei respiri profondi.
AGATA: Ti vedo accaldato. Stavi sognando il brasiliano, dì la verità.
DANTE: Mi hai letto nel pensiero, tesoro.
AGATA: Mi dispiace, ma non posso portarti con me. Ci saranno altre occasioni, altre feste. Magari a carnevale…
DANTE: (tra sé e sé) Se resisto…
AGATA: Cosa borbotti? Non vanno più bene questi pantaloni? (Fa per togliersi i pantaloni lasciando intravedere delle mutande leopardate)
DANTE: (tra sé e sé) Ecco, lo sapevo: leopardate.
AGATA: (si toglie i pantaloni) Guarda che puoi dire quello che pensi ad alta voce, siamo amici o no?
DANTE: (affannato) Ma certo, tesoro. Forse… (Ansima) sono stato un po' troppo duro poco fa. (Pausa) Non intendevo… ehm… demolire il tuo look.
AGATA: Ma lo so, schiocchino. (Si siede accanto a Dante e lo bacia sulla guancia)
DANTE: (sempre più imbarazzato) Ora, però, vai a vestirti, sennò fai tardi.
AGATA: Ti stupirò. (Si alza dal divano)
DANTE: No, ti prego. Basta emozioni forti.
Agata esce, va a cambiarsi d'abito. Dante si alza dal divano e si mette a fare le flessioni mentre parla.
DANTE: (ansimando mentre fa le flessioni) Uno, due, tre, fa' che non torni in mutande, quattro, cinque, altrimenti… sei, sette… non rispondo dei miei ormoni… otto, nove… cosa le dico se…? Dieci, undici… mi manca il fiato… dodici, tredici…
AGATA: (rientra indossando un abito rosso stile The Woman in Red, una borsetta di vernice nera e tacco dodici) E di questo cosa ti pare?
DANTE: (si rialza strabuzzando gli occhi) Oooooh… Un magnifico tributo ai mitici Anni Ottanta. Sarai l'invidia di tutto il gineceo, amore mio.
AGATA: Sotto sotto, è quello che voglio. (Esce salutando con la mano)
Buio
ATTO 1º - SCENA 4ª
Stessa ambientazione: soggiorno dell'attico di Fofò.
Luce. Agata rientra a casa. Dante è seduto sul divano. Agata e Dante sono vestiti come alla fine della scena 3.
DANTE: Bentornata, bellezza. Allora, com'era il brasiliano? Quando me lo presenti?
AGATA: (si siede sul divano) Non sono affatto sicura che sia il tuo tipo.
DANTE: Cosa te lo fa pensare?
AGATA: Gli piacciono le donne.
DANTE: Come fai a esserne così sicura?
AGATA: Mi ha chiesto il numero.(Si alza e mostra la schiena a Dante) Mi tiri giù la zip?
DANTE: Ah… (Esegue)
AGATA: Ci vediamo domani sera. (Esce a sinistra)
DANTE: (forte, alla quinta) Ma… veramente usciresti con uno spogliarellista?
AGATA: (fuori scena) No, viene lui qui.
DANTE: (alla quinta) Perché? Ti vergogni di farti vedere in giro con lui?
AGATA: (Entra affacciandosi dalla quinta, senza il vestito, in intimo) Sei geloso per caso?
DANTE: (Imbarazzato, voltandosi e dandole le spalle) Ma cosa ti viene in mente… Ma quando mai…
AGATA: Non ti devi preoccupare. (Esce, fuori scena, forte) Io e te resteremo amici qualunque cosa succeda.
DANTE: (tra sé e sé) Sai che consolazione… (Ad alta voce, alla quinta) Si dice sempre così.
AGATA: (Fuori scena) Dai, tirati su. Mi servirà il tuo illuminato parere sui miei capelli: (Entra con addosso una maglietta e i capelli raccolti dalle mani) raccolti o sciolti?
DANTE: Raccolti.
AGATA: Pensavo di indossare un tubino nero. Mi darai una mano a truccarmi? Vorrei un trucco smokey eyes, così evidenzio gli occhi che sono il mio punto di forza.
DANTE: Già ti immagino: lo stenderai. Se non fossi gay…
AGATA: Niente se. Mi piaci così.
AGATA: (riceve una notifica sul cellulare e la legge) Nooo, dice che domani non può. Si farà sentire lui appena riesce.
DANTE: Cioè, mai.
AGATA: (quasi in lacrime, si siede sul divano vicino a Dante) Ho bisogno dell'abbraccio di un amico.
DANTE: (la raggiunge e la abbraccia) Non piangere. Meglio essere piantate alla vigilia del primo appuntamento che sull'altare, no?
AGATA: Ma sì, hai ragione. Stupida io che continuo a illudermi. Un matrimonio fallito alle spalle è più che sufficiente.
DANTE: Era così pessimo il tuo ex?
AGATA: Di più.
DANTE: Ti va di parlarne con un'amica? (Si siede sul divano e le fa cenno di sedersi battendo la mano sul posto accanto a lui)
AGATA: È la prima volta che ti definisci (Sottolineando) "amica".
DANTE: Certe confidenze sono riservate alle donne.
AGATA: A volte, penso che tu sia donna e uomo insieme per quanto sei empatico. (Si siede accanto a Dante)
DANTE: Beh, in un certo senso è così. Noi siamo così.
AGATA: Tu di più.
DANTE: Forse sì e forse no, ma non ha importanza. (Allunga un braccio sopra le spalle di Agata)
AGATA: L'importante è che tu sia qui e lui lontano da qui. (Si avvicina ancora a Dante)
DANTE: Se non avessi lasciato tuo marito, ora non saresti qui. (Accarezzandola)
AGATA: Quel bastardo, dopo avermi cornificata con la qualunque e la qualsiasi, dopo avermi resa lo zimbello del vicinato, dopo avermi sempre considerata un essere inferiore, si è pure incazzato come una iena quando ho detto basta e l'ho piantato. E sai perché?
DANTE: Non riesco a immaginarlo.
AGATA: Lo vuoi sapere?
DANTE: Certo che sì.
AGATA: Perché non è riuscito a entrare nelle grazie di zio Fofò e a spillargli dei soldi: ecco perché.
DANTE: Privo di ogni scrupolo questo… Com'è che si chiama?
AGATA: Arturo. Hai mai sentito un nome più insulso?
DANTE: Sì, Ugo. Non fai in tempo a iniziare a pronunciarlo che è già finito. Nessuno ricorda un Ugo cinque secondi dopo che gli è stato presentato. Cinque secondi e sei nell'oblio.
AGATA: Magari si fosse chiamato Ugo… (Sorride) Mi stai quasi facendo tornare il buonumore, amico mio. (Si stringe a lui)
DANTE: (accarezzandole i capelli) Grazie di esistere, Dante. Me lo dico da solo. Me lo merito.
AGATA: Hai il tocco magico. Continua, ti prego.
DANTE: (continuando ad accarezzarle i capelli) Sono qui apposta.
AGATA: (si stende sul divano con la testa sulle ginocchia di Dante) Non mi alzerei più.
DANTE: (sottovoce) Neanch'io.
Agata chiude gli occhi e si addormenta. Dante continua ad accarezzarle i capelli.
DANTE: (sottovoce) Che situazione… Cosa faccio? Se glielo dico, la perdo. Se non glielo dico…
Buio (Esce Dante)
ATTO 1º - SCENA 5ª
Soggiorno dell'attico di Fofò. Mezza luce di taglio dal lato della finestra.
Agata, in maglietta, dorme sul divano. Entra Dante, in tuta, da sinistra e in silenzio, cerca di rimettersi a sedere sul divano con la testa di Agata sulle sue ginocchia. Agata si sveglia, si stira e si mette in posizione eretta sul divano. Dante si alza.
AGATA: (alzando la testa) Che ore sono? (Stirandosi e sedendosi) Ma quanto ho dormito?
DANTE: Abbastanza da avermi reso quasi paralitico.
AGATA: (assonnata) Stavo così bene…
DANTE: (tra sé e sé) Dite tutte così…
AGATA: Cosa?
DANTE: Niente. (Andando verso la quinta di sinistra) Ti preparo un caffè?
AGATA: È già ora di colazione?
DANTE: (andando verso la finestra) Sta albeggiando.
AGATA: Alle prime luci dell'alba…
DANTE: (in tono scherzoso) …il maggiordomo fuggì dalla porta di servizio.
AGATA: Chi aveva ucciso?
DANTE: La sua padrona.
AGATA: Perché?
DANTE: Non si accorgeva di lui.
AGATA: (incuriosita) In che senso?
DANTE: In tutti i sensi.
AGATA: Tutti e cinque?
DANTE: Sì, tesoro mio.
AGATA: (ironica) Distratta la signora…
DANTE: (avvicinandosi ad Agata) Ripeto: caffè?
AGATA: Ah… sì, il caffè. Grazie, caro.
DANTE: Caro? Mica siamo sposati.
AGATA: Aaah, se non fossi gay…
DANTE: (interrompendola) …Ci faresti un pensierino, ammettilo.
AGATA: Può darsi. Ora, però, non prenderti troppa confidenza.
DANTE: No, tranquilla. (Inchinandosi) Resto il tuo umile servitore.
AGATA: Allora… portami anche due fette di pane tostato, del burro e un po' di marmellata di arance. Ho un certo appetito.
DANTE: (deferente) Comanda altro, signora?
AGATA: Un appuntamento con un uomo degno di tale nome. Il che significa: ricco, bello e intelligente oppure bello, intelligente e ricco, o, in alternativa, intelligente, ricco e bello. E fedele, naturalmente.
DANTE: (meno deferente) Questa richiesta esula dalle mie competenze, signora. Mi dispiace. (Tra sé e sé) Col cazzo che ti procuro un uomo!
AGATA: Non ci sono più i maggiordomi di una volta…
DANTE: Anche i maggiordomi sono uomini, tesoro.
AGATA: In effetti…
DANTE: Intanto che vai in cucina, mi porti uno yogurt?
AGATA: Intanto che vado in cucina? Ma non dovevi andarci tu?
DANTE: Sono in sciopero.
AGATA: E da un pezzo, a quanto vedo. Ultimamente hai saltato i tuoi turni di pulizia. La casa sta diventando un porcile. Te ne sei accorto?
DANTE: Dai, su… Non diventarmi una fanatica dell'ordine.
AGATA: Ordine e pulizia: questo è il motto dell'attico.
DANTE: E da quando?
AGATA: Da quando ti sei finto un perfetto uomo di casa pur di trasferirti qui.
DANTE: Davvero pensi questo di me?
AGATA: Ma nooo… volevo solo provocarti.
DANTE: Ci sei riuscita benissimo, ma ora smettila altrimenti…
AGATA: …Non mi prepari la colazione.
DANTE: Vado e torno. (Esce a sinistra)
AGATA: Cosa potrei desiderare di più? Un coinquilino docile e servizievole. E anche simpatico. Speriamo che duri…
DANTE: (entra portando un vassoio con quanto richiesto) Eccomi qua. Una tazza di caffé, due fette di pane tostato con burro e marmellata e uno yogurt per me (Appoggia il vassoio sul tavolino accanto al divano)
AGATA: (Incredula) Ma come hai fatto?
DANTE: Ti conosco e avevo preparato tutto mentre dormivi.
AGATA: Allora mi hai preso in giro?
DANTE: Stavo solo giocando. Bevi il caffè prima che si raffreddi.
AGATA: (annusando il caffé) Il tuo caffè mi rimette al mondo, lo sai?
DANTE: (le si avvicina e si accuccia accanto al tavolino) Il mio caffè…
AGATA: (accarezzandogli la testa come se fosse un gatto) Dantino mio bello…
DANTE: Miaooooo
AGATA: Come farei senza di te…
DANTE: Finalmente…
AGATA: …Lo ammetto. E, per ringraziarti, voglio fare qualcosa per te.
DANTE: Mmmmmmm… Interessante…
AGATA: Domani sera Pierluigi verrà a cena qui. Vedrai, ti piacerà.
DANTE: Mi piacerà… (Si alza scocciato)
AGATA: Cucinerai tu.
DANTE: E ti pareva… (Va a mangiare lo yogurt)
AGATA: Per te è una grande opportunità: puoi prenderlo per la gola. Almeno, provaci! Lasagne alle zucchine, spezzatino di seitan con verdure stufate, gelato al latte di cocco… Pierluigi adora il cocco. E come antipasto? Potresti fare quei buonissimi crostini verdurosi della settimana scorsa. Quelli con la crema di peperoni gialli, ti ricordi? Senza aglio, mi raccomando.
DANTE: E tu?
AGATA: Io passerò da zio Fofò a prendere il vino.
DANTE: Non ti stancare, mi raccomando.
AGATA: Mi ringrazierai.(Inizia a mangiare la colazione)
DANTE: Sì, vabbè…
Buio. (Esce Agata col vassoio della colazione, esce Dante)
ATTO 1º - SCENA 6ª
Stessa ambientazione: soggiorno dell'attico di Fofò.
Luce. Dante entra con dei piattini.
DANTE: Sei tornata prima del previsto. Vuoi darmi una mano ad apparecchiare?
AGATA: Non proprio. (Brandendo la bottiglia) Ecco il vino: zio Fofò mi ha garantito che è un'annata eccezionale. E se lo dice lui…
DANTE: Hai chiesto all'oste se il vino è buono?
AGATA: Ma come osi? Prima di tutto, mio zio produce solo vini di qualità. In secondo luogo, non mi va che lo critichi. Ricordati che vivi in casa sua anche tu.
DANTE: Ma come siamo suscettibili stasera…
AGATA: Sono nervosa, non suscettibile. Tra poco arriva Pierluigi: vorrei che tutto fosse perfetto.
DANTE: E rilassati… Mal che vada, tra noi non nascerà niente.
AGATA: Guarda che di Pierluigi ce ne sono pochi in giro.
DANTE: Cosa avrebbe di tanto speciale? Sentiamo.
AGATA: È un'artista, un animo sensibile. Un pittore che ha esposto in diverse mostre collettive e qualche personale, in Italia e all'estero, l'ultima a Parigi. Nonostante tutte le difficoltà, ha perseguito il suo sogno. Un po' come te, insomma.
DANTE: Il paragone mi sembra un tantino azzardato: io faccio il parrucchiere. Nel mio campo sono un fuoriclasse, è innegabile, ma i capelli a Brigitte non li ho mai fatti.
AGATA: Ah, ma guarda che lui non se la tira per niente. È rimasto lo stesso di quando andavamo alle medie: il più bravo della classe in disegno e una capra in matematica.
DANTE: È vero: condividiamo l'avversione per i numeri. E allora?
AGATA: No, caro! Condividete la vena artistica. Prova un po' a vedere il bicchiere mezzo pieno.
DANTE: Sarà… ma gli incontri combinati non mi sono mai piaciuti. Troppe aspettative…
AGATA: Ti fidi di me?
DANTE: Insomma…
AGATA: Questo è il problema.
DANTE: Senti: in cucina è tutto pronto. Io me ne andrei. Godetevi la cena. (Va verso la quinta)
AGATA: Panico allo stato puro.
DANTE: (si ferma) Chiamalo un po' come ti pare…
AGATA: Dai, su. Tra poco sarà qui. Non vogliamo mica offenderlo, no? Ti prego, ti prego, ti prego…
DANTE: Hai vinto. Resto. Ma solo per te.
AGATA: Bravo. Sei dalla parte giusta della storia. (Gli si avvicina e lo bacia su una guancia)
Suona il campanello.
AGATA: Mi raccomando… rilassato. Capito?
DANTE: Sarò me stesso. Contenta?
Agata dà un altro bacio a Dante e va ad aprire. Entra Pierluigi.
DANTE: (va incontro a Pierluigi e gli stringe la mano) Finalmente ci conosciamo. Agata mi ha parlato molto di te.
AGATA: (tra sé e sé) Quello che doveva essere spontaneo…
PIERLUIGI: (strizzando l'occhio a Dante) Di te mi ha detto che sei un ottimo cuoco. (Annusando l'aria) Sento già un profumino…
AGATA: E i miei capelli? Hai visto che spettacolo? Tutto merito suo.
PIERLUIGI: Sei bellissima. E tu bravissimo, Dante.
DANTE: Faccio solo il mio mestiere, anche se con Agata mi sento più artista che artigiano. (Guardando Agata) È la mia musa ispiratrice.
AGATA: Dante è un ottimo cuoco, assaggia questi crostini, li ha fatti lui. Ed è anche un appassionato di pittura, sai Pier?
PIERLUIGI: Davvero? (Appoggia la sua mano sulla spalla di Dante) Quali sono i tuoi artisti preferiti?
DANTE: (imbarazzato) Dunque… Vediamo… Ecco: adoro la pop art. Il mio mito è Andy Warhol.
PIERLUIGI: Allora, devi assolutamente venire al mio studio. (Assaggia i crostini) Mmmmm… ottimi!
AGATA: Visto? Ottimo cuoco. (a Dante) Dovresti accettare l’invito. (A Pierluigi) È da un pezzo che glielo dico…
PIERLUIGI: In questo periodo mi sto ispirando molto a lui, soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo di foto e altri materiali. Oltre al colore, ovviamente.
DANTE: Ovviamente… (Si versa un bicchiere di vino)
AGATA: Vedrai come ti piacerà lo studio di Pier…
DANTE: Un giorno o l'altro, magari… Se avrò tempo… Ci andrò.
PIERLUIGI: (avvicinandosi molto a Dante e guardandolo intensamente) Hai un viso interessante, dei tratti non comuni…
DANTE: (si allontana) Così mi imbarazzi. (Beve tutto d'un fiato)
PIERLUIGI: Non fare il modesto, tanto ho già capito.
DANTE: Che cosa?
PIERLUGI: Che non vedi l'ora… di farti ritrarre da me.
AGATA: Io vado a prendere altro vino e (Guardando il tavolino) e altri antipasti. (Esce)
DANTE: (rivolto a Pierluigi) Come no… (Tra sé e sé) Se non me ne vado, questo qui mi fa la festa.
PIERLUIGI: (ammiccante) Mi piacerebbe vedere dove dormi. Scommetto che Agata ti ha dato la camera più bella, quella col balcone.
DANTE: Allora l'hai già vista.
PIERLUIGI: (prendendo la mano di Dante) Non da quando la abiti tu.
AGATA: (rientra con vino e antipasti) Gli ho dato la camera accanto. Forza, Dante. Mostragliela.
DANTE: C'è troppo disordine. Non ho neppure rifatto il letto stamattina.
PIERLUIGI: Meglio.
AGATA: (rivolta a Dante) Hai sentito?
DANTE: (infastidito) Credo sia ora di finire l'antipasto.
PIERLUIGI: Timidone…
AGATA: Dante… (Prende da mangiare e si siede sul divano)
DANTE: Agata… (Si riempie il bicchiere e si siede sul divano)
Pierluigi si siede sul divano tra Dante e Agata.
DANTE: (imbarazzato) Mentre voi vi gustate i crostini, io vado a controllare le lasagne. (Si alza ed esce)
PIERLUIGI: (a bassa voce) Agata, ma sei sicura che abbiamo gli stessi gusti?
AGATA: Non ti piacciono le lasagne alle zucchine?
PIERLUIGI: A me sì, a lui non so.
AGATA: Dagli tempo. In fondo, vi conoscete solo da un quarto d'ora.
PIERLUIGI: Guarda che tra di (Sottolineando) "noi" le parole sono superflue. O va o non va. E si capisce nei primi due minuti.
DANTE: (rientrando) Le lasagne alle zucchine: il piatto preferito della mia dolcissima padrona di casa.
AGATA: Sentirai, Pier. Sono eccezionali.
PIERLUIGI: (assaggia i crostini) Se sono buone la metà di questi crostini…Dantuccio, caro: stai cercando di prendermi per la gola. Ma io sono già tuo. Lo sai?
DANTE: (molto infastidito) Dalla gola al collo è un attimo, se non la smetti.
PIERLUIGI: Non ti va che ti chiami Dantuccio?
DANTE: Ti ho detto di piantarla!
PIERLUIGI: Bel modo di trattare gli ospiti!
AGATA: Dante, ma che ti prende?
DANTE: (arrabbiato) Mi sento braccato. È dal primo istante che mi si è attaccato addosso come una cozza.
PIERLUIGI: Ah, siamo alle offese. E io che pensavo…
DANTE: (alzando la voce) Pensavi male!
PIERLUIGI: (sbalordito) Agata, credo tu non sappia chi ti sei messa in casa!
AGATA: Cosa intendi?
PIERLUIGI: Un impostore, uno che si finge quello che non è.
DANTE: Ma come ti permetti?
AGATA: Dante, dimmi che non è vero.
DANTE: (di getto) Non è vero. (Pausa) Cosa non è vero?
PIERLUIGI: Ah, così non è vero che sei omofobo? Mi hai chiamato cozza…
DANTE: Ma nooo… È solo che non sei il mio tipo, tutto qui.
AGATA: E tu dai della cozza a tutti quelli che non ti attizzano?
DANTE: Sono stato un tantino rozzo. Lo ammetto.
PIERLUIGI: Un tantino rozzo? Un rullo compressore, direi. Mi hai spappolato il cuore, sappilo. Non ho mai ricevuto un tale due di picche… non da uno come me per lo meno.
AGATA: Ora è meglio che tu chiarisca la tua posizione una volta per tutte, Dante. Chi sei veramente? Da che parte stai?
DANTE: Te l'ho già detto. Sono ancora il ragazzo che leggeva romanzi d'amore e raccoglieva violette in primavera. Cosa devo fare per convincerti?
PIERLUIGI: (guardando Agata) Un'idea ce l'avrei…
AGATA: (provocando) Baciatevi appassionatamente.
DANTE: Sarete mica impazziti voi due? Siamo a cena o a un'orgia?
PIERLUIGI: (rivolto ad Agata) Troppo puritano per essere dei nostri.
AGATA: (rivolta a Dante) Ipocrita! Falso!
DANTE: Agata, posso spiegarti…
AGATA: Parla!
DANTE: (prende fiato) Allora…
AGATA: Sbrigati!
DANTE: Agata, Pierlugi…
PIERLUIGI: Conosciamo i nostri nomi. Allora, sei gay o no? Confessa.
DANTE: No, non lo sono.
PIERLUIGI: Lo sapevo. (Si mette comodo sul divano)
AGATA: Non posso crederci. Mi hai ingannata.
DANTE: Ecco… Non so da dove cominciare…
AGATA: Da quando hai carpito la mia fiducia fingendoti gay.
DANTE: Vedi, Agata… Nel momento in cui ho saputo della camera, ho pensato: "Ecco la mia grande occasione". Ti avevo già notata, sai, ed ero rimasto subito folgorato. Speravo di riuscire a conquistarti. Tutto qui. Il resto…
PIERLUIGI: …è storia.
AGATA: Quando avrò finito con te, sarà la volta di Rosalia, la tua complice in questa farsa.
DANTE: No, lei non c'entra.
AGATA: Ma se è stata proprio lei a dirmi…
DANTE: La sua unica colpa è quella di aver dato credito alle dicerie, peraltro giunte anche alle mie orecchie, di alcune persone invidiose di me del mio salone. Se ci aggiungiamo le camicie hawaiane che porto sempre d'estate e qualche atteggiamento non proprio da “macho” classico…
AGATA: …il gioco è fatto.
DANTE: Mi perdoni?
AGATA: Ci devo riflettere.
PIERLUIGI: (si alza) A questo punto, la mia presenza è superflua.
AGATA: Pier, quello che se ne deve andare è Dante.
DANTE: Devo lasciare l’attico? Ma come faccio? Dove vado a dormire?
AGATA: E va bene, puoi restare, per il momento. Ma consideraci separati in casa. Non voglio più incrociarti e tanto meno vederti. (Esce)
PIERLUIGI: (rivolto a Dante, ironico) Goditi il resto della cena. E il dopocena. (Esce)
Buio
Sipario
ATTO 2° - SCENA 1ª
Soggiorno dell'attico. Disordine generalizzato (abiti buttati in giro, bicchieri, cibo…)
Sipario. Luce. Agata è seduta sul divano nella posizione del loto. Ha gli occhi chiusi. Entra Dante con in mano una rosa rossa.
DANTE: (tendendo la rosa verso Agata) Pace?
AGATA: (apre gli occhi) (Fredda) Allora non sono stata chiara: non ti voglio parlare, né vedere. Vattene in camera tua. E restaci!
DANTE: Io non ce la faccio più: sono tre giorni che mi eviti.
AGATA: E cosa ti aspettavi? Che ti aprissi le braccia?
DANTE: Lo so, ho sbagliato. Ma a fin di bene.
AGATA: Il fine non giustifica i mezzi. Non per me.
DANTE: Sono disposto a fare qualunque cosa pur di riconquistare la tua fiducia.
AGATA: Senti, Dante: dacci un taglio. Ormai, la decisione è presa. Prima te ne vai, meglio è per entrambi.
DANTE: Mi sto dando da fare, non preoccuparti. Con l'aiuto di Rosalia, conto di trovare presto una sistemazione.
AGATA: (sottolineando) "Presto" è un po' vago. Non provare a fare il furbo.
DANTE: Me ne andrò, ma sappi che i miei sentimenti sono sinceri. Se non li ricambi, lo posso accettare. Devi solo dirmelo guardandomi negli occhi.
AGATA: No, Dante. Io non ti devo proprio niente. E ora chiudiamo questa conversazione inutile.
Suona il campanello.
AGATA: (andando verso la porta) Scommetto che è Rosalia.
Agata apre la porta. Entra Rosalia.
AGATA: Ma guarda un po' chi c'è…
ROSALIA: (esitante) Buongiorno, signora. Perdoni l'intrusione…
AGATA: (infastidita) L'ennesima.
DANTE: Agata, ti ho già spiegato che lei non ha colpe.
AGATA: Sarà… (Va verso il divano)
DANTE: Rosalia, sento di dovermi scusare anche con te per non essere stato del tutto limpido.
ROSALIA: Sarebbe ora…
DANTE: Ti ho fatto fare una brutta figura con Agata, ma ti assicuro che le ho chiarito la tua posizione.
AGATA: Sì, Rosalia. Io ho capito. Spero che anche lei si sia resa conto delle dimensioni del granchio che ha preso e che mi ha portato in casa.
ROSALIA: Sono mortificata, signora. Alla mia età dovrei aver imparato a inquadrare le persone alla prima occhiata, invece…
AGATA: …Invece si è comportata come una volgare portinaia e non come la stimata custode che conoscevo. E io ho pagato per la sua superficialità.
DANTE: Rosalia…
ROSALIA: Taci, ti prego.
AGATA: Taci e sparisci!
DANTE: Rimandiamo a un altro momento. (Esce in cucina)
ROSALIA: Signora, le prometto che farò di tutto per trovare un'altra sistemazione a Dante. A costo di ospitarlo in portineria…
AGATA: Per carità! Così lo vedrei tutti i santi giorni. No, non potrei proprio tollerarlo. Non se ne parla, Rosalia. Non se ne parla proprio! E ora, se vuole scusarmi…
ROSALIA: (mortificata) Certo, signora. Me ne torno giù. Scusi ancora.(Esce)
AGATA: (tirando un sospiro di sollievo e buttandosi sul divano) Finalmente se ne è andata!
DANTE: (entra portando un vassoio con una tazza di tisana e una zuccheriera) Passiflora?
AGATA: (lo guarda fisso per qualche secondo) Per come sto sarebbe più indicato il Valium, ma appoggia pure lì (Indica il tavolino). E vattene.
DANTE: Lo prendo come un grazie. (Appoggia il vassoio sul tavolino ed esce)
AGATA: (mette tre cucchiaini di zucchero nella tisana) Se non mi avesse imbrogliata… Se non fosse stato così subdolo… (Mette altri tre cucchiaini di zucchero nella tisana) mi sarei concessa il tempo di capire, di valutare… Se ci fossimo conosciuti in un'occasione diversa… Chissà… Ma perché gli approfittatori capitano tutti a me? Evidentemente ho qualcosa che li attira. (Mette altri tre cucchiaini di zucchero nella tisana) Avrò addosso l'odore dei soldi di zio Fofò… Comunque sia, finché resterà in questa casa gli renderò la vita un inferno. (Beve un sorso di tisana) (A voce alta) Danteee…
DANTE: (entra di corsa) Presente!
AGATA: (allungandogli la tisana) Porta via questa brodaglia. È troppo dolce.
DANTE: Ma io… Subito. (Prende il vassoio)
AGATA: Poi pulisci i vetri. E, quando hai finito, passa l'aspirapolvere. Nel frattempo, svuota la lavatrice e stendi i panni.
DANTE Altro?
AGATA: Considerato che è domenica e tu non hai di meglio da fare, potresti anche dedicarti allo stiro. Non è la tua specialità, ma se ti impegni…
DANTE: Vetri, lavatrice, stiro. Obbedisco. (Fa il saluto militare)
AGATA: E ricordati di buttare la spazzatura prima di sera.
DANTE: (entusiasta) La spazzatura, sì.
AGATA: Ti tengo d'occhio.
DANTE: (tra sé e sé, soddisfatto) Non avrà occhi che per me. Per tutto il giorno. Fino a sera. (Esce)
Squilla il cellulare di Agata.
AGATA: (risponde, infastidita) E tu cosa vuoi, Arturo? (Pausa) (Si alza e cammina nervosamente per la stanza) Come? Stai arrivando? Da Milano? (Pausa) Ah, sei già qui. No, non voglio rivederti. (Pausa) Ma non mi dire… Ci inviti a cena? Me e zio Fofò? Per festeggiare il mio compleanno? Guarda che è domani, smemorato… Sei messo proprio male… Comunque, qualsiasi cosa tu abbia in mente, non contare sul nostro aiuto. (Riattacca)
DANTE: (si affaccia timidamente dalla quinta con uno straccio e il Vetril in mano) Problemi?
AGATA: E tu che fai? Origli? Vergognati!
DANTE: (imbarazzato) Pensavo… che… forse… Insomma, se non vuoi incontrare il tuo ex… potrei bloccarlo giù in portineria.
AGATA: (squadrandolo da capo a piedi) Come buttafuori mi sembri un po' scarso.
DANTE: C'è anche Rosalia…
AGATA: Fate proprio un bel paio…
DANTE: Vabbè, io ci ho provato. (Esce)
AGATA: (telefona a zio Fofò, concitata) Pronto, zio? (Pausa) Io bene, sì. Solo un po' nervosa. Sai chi sta arrivando? (Pausa) Come hai fatto a indovinare? Non dirmi che ha osato telefonarti. Quel… (Pausa) Sì, mi calmo. Non merita, lo so. (Pausa) Vieni qui? Bene, così, se si presenta… Credo che Arturo stia venendo in taxi dall'aeroporto. Grazie di esserci sempre, zio. (Riattacca) (A voce alta) Danteee…
DANTE: (trafelato) Che succede? Perché sei così agitata?
AGATA: Sta arrivando mio zio.
DANTE: E allora? Siete in ottimi rapporti, mi pare.
AGATA: Quanto sei ottuso… Zio Fofò non sa niente di noi.
DANTE: Cosa c'è da sapere? Non stiamo mica insieme.
AGATA: (scuotendo il capo) Ma di cosa ti fai per essere così stordito, Vetril direttamente in vena? Intendevo dire che lo zio non è al corrente degli ultimi sviluppi. Capisci, ora?
DANTE: Certo che capisco. Come vedi, nei miei rari momenti di lucidità riesco ancora a elaborare pensieri coerenti.
AGATA: Ciò mi conforta. Ora dobbiamo continuare la commedia del parrucchiere gay e della nipote brava. Sii convincente, altrimenti…
DANTE: …rischiamo di finire in mezzo alla strada tutti e due.
AGATA: Tu, di sicuro.
Suona il campanello. Agata apre ed entra Fofò.
AGATA: È arrivato il mio zione! Ci hai messo un attimo. Hai preso il teletrasporto?
FOFO': Nipotina mia… (La abbraccia) Mi hanno trasportato le mie gambe: ero qui sotto.
Agata e Fofò vanno verso il divano e si siedono.
AGATA: Ti va un caffè?
FOFO': No, grazie. Ne ho già presi due. Piuttosto, dimmi di Arturo. Cosa gli è saltato in mente?
AGATA: In realtà, non lo so. Appena mi ha detto che stava venendo qui gli ho risposto che non volevo incontrarlo e ho riattaccato.
FOFO': Sarà a corto di soldi…
AGATA: Ormai lo conosciamo. Vedrai che tra poco suonerà alla porta.
FOFO': (si alza) E noi lo accoglieremo come merita.
AGATA: (si alza) Io preferirei non aprirgli. Fingiamo di essere fuori.
DANTE: (Si affaccia dalla quinta con due caffè) Un macchiato per te e uno corretto per don Fofò, giusto?
AGATA: No, abbiamo cambiato idea. Niente caffè.
FOFO’: Scusaci, Dante.
DANTE: Nessun problema, me li bevo io. (Esce)
FOFO’: È sempre così disponibile Dante?
AGATA: In questi giorni, particolarmente disponibile. E se andassimo fuori per tutto il giorno? Arturo non troverebbe nessuno e dopo un po’ se ne andrebbe.
FOFO': Agata cara, i problemi vanno affrontati.
AGATA: Spray al peperoncino?
FOFO': (sorridendo) Non ce ne sarà bisogno. Dante rimane in casa tutto il giorno?
AGATA: Sì, ma non ci conterei.
FOFO': In quel senso, neanch'io.
AGATA: Non ci sto capendo niente. Spiegati.
FOFO': Dante sa che tipo è Arturo e come ti ha trattata, vero?
AGATA: Certo.
FOFO': Allora puoi chiederglielo.
AGATA: Cosa?
FOFO': Davvero non lo immagini?
AGATA: No, dovrei?
FOFO': Sì, potresti chiedere a Dante di comportarsi come se fosse il tuo nuovo fidanzato. Io mi fingerò entusiasta della tua scelta e Arturo se ne andrà con la coda fra le gambe nel giro di pochi minuti. Fidati.
AGATA: La vita è tutta una commedia…
FOFO': …e vale la pena metterla in scena.
AGATA: (a voce alta) Danteee, Dantino carooo… Dove sei?
DANTE: (entra con straccio e Vetril) Eccomi.
FOFO': Come va, Dante? Sono arrivato in un brutto momento?
DANTE: (con straccio e Vetril in mano, parlando come un gay) Stavo solo finendo i vetri. Sa com'è… Bisogna approfittare della domenica per pulire la casa a fondo. E poi con due caffè in corpo ho tutta l’energia che serve.
AGATA: (esitante) Dante, dovrei chiederti un favore.
DANTE: Se posso…
AGATA: Non so da dove iniziare. Sono in imbarazzo.
FOFO': Io scendo un attimo a salutare Rosalia. Torno tra poco. Pensaci tu, nipote. (Esce)
AGATA: Allora, Dante…
DANTE: La risposta è sì.
AGATA: Ma se non sai neanche…
DANTE: Ho sentito tutto mentre pulivo i vetri della cucina.
AGATA: Il lupo perde il pelo…
DANTE: Ti ho tolta dall'imbarazzo. Dovresti essermi grata.
AGATA: Che ne dici? Pensi di farcela?
DANTE: Sarà un piacere.
AGATA: Vedi di non allargarti…
DANTE: Vedremo…
AGATA: Sto parlando seriamente.
DANTE: Anch'io.
AGATA: Dobbiamo fingere di essere una coppia felice. Fingere e basta.
DANTE: Se indossassi quel completino leopardato… Mi faresti mooolto felice. Per finta, ovviamente.
AGATA: Dante!
DANTE: Come non detto. (Si siede sul divano)
Suona il campanello. Agata va ad aprire. Entra Arturo.
AGATA: (tra lo stupito e l'infastidito, rivolta ad Arturo) E tu, cosa ci fai già qui? Speravo avessi cambiato idea.
ARTURO: È un vero piacere rivederti, Agata. Sei sempre uno splendore.
DANTE: (si alza e va verso Agata) Tutto merito mio.
ARTURO: (rivolto ad Agata) E lui… sarebbe?
AGATA: Dante. Il mio fidanzato. (Si stringe a Dante)
ARTURO: Ah, non sapevo…
DANTE: (rivolto ad Arturo) Ti immaginavo diverso, sai? (Rivolto ad Agata) Non è poi così male, almeno in apparenza…
AGATA: Tra poco dobbiamo uscire, Arturo. Quindi, mi scuserai se non posso farti restare.
DANTE: Arturo, spiegaci il motivo della tua visita. Non sarai venuto fin qui solo per vedere Agata?
ARTURO: No, effettivamente c'è dell'altro. Anche se… (rivolto ad Agata) ti confesso che sei sempre nei miei pensieri.
AGATA: Sempre in fondo alla lista, immagino.
ARTURO: (fintamente colpevole) Lo so: ti ho sottovalutata. E me ne rammarico.
AGATA: Ormai non ha più importanza, (Rivolta a Dante) vero Dante?
DANTE: (rivolto ad Agata, accarezzandole i capelli) Amore, si sta facendo tardi.
AGATA: Sì, tesoro. (Lo bacia, poi va verso Arturo) Vieni al dunque, Arturo.
Dante è basito: sente che il bacio di Agata non è stato una finzione. Rimane immobile a bocca aperta.
ARTURO: Si tratta di una grossa opportunità nel settore vitivinicolo. Un'occasione da cogliere al volo. Ma vorrei parlarne anche a tuo zio.
AGATA: Questo è un problema, lo zio non c’è e noi dobbiamo andare. Vero amore?
DANTE: (Ancora imbambolato dal bacio) Andare…
AGATA: È un uomo di poche parole e molti fatti. A me piace così. Un bel cambiamento vero?
ARTURO: Stano che zio Fofò non sia venuto. L’ho chiamato per avvisarlo che sarei passato.
AGATA: Ah davvero, non me lo ha detto. (A Dante) A te ha detto niente?
DANTE: (Ancora imbambolato dal bacio) Niente.
ARTURO: Non puoi chiamarlo? Vi avviso: il tempo stringe.
AGATA: Allora, corri. (Va alla quinta e gli fa cenno di andare)
Entra Fofò.
FOFO’: Arturo... che sorpresa.
ARTURO: Don Fofò… è arrivato.
AGATA: Giusto in tempo... visto che stringe.
FOFO’: Mi hai chiamato tre volte e lasciato otto messaggi.
ARTURO: Ho un’occasione perfetta per lei. Parliamone noi due, visto che Agata… Le garantisco che è il classico treno che non passa due volte.
FOFO': Mi dispiace Arturo, non sono qui per te ma per prendere loro. Il parroco ci aspetta per definire gli ultimi dettagli della cerimonia.
ARTURO: Cerimonia? Significa che…
DANTE: (Cinge la vita di Agata) Indovinato! Ci sposiamo.
Dante la bacia. Agata è basita. Rimane immobile a bocca aperta.
AGATA: (imbambolata dal bacio) Ci sposiamo.
ARTURO: (Allargando le braccia e scuotendo la testa) A questo punto… Auguri?
Buio
ATTO 2° - SCENA 2ª
Stessa ambientazione: soggiorno dell'attico.
Luce. È il compleanno di Agata. Fofò. Dante, Pierluigi e Rosalia sono in piedi al centro della scena con in mano un calice di spumante, già piuttosto "allegri", soprattutto Dante e Pierluigi.
TUTTI: (brindando) Auguriii, Agata. Cento di questi giorniii. Evvivaaa.
AGATA: (emozionata) Bene… eccoci qui riuniti. Devo proprio ringraziarvi tutti per essere qui a brindare con me. Era tanto che non avevo più voglia di festeggiare il mio compleanno. Ma ora che Dante ha preso il posto d'onore nella mia vita…
PIERLUIGI: (faticando a mantenere l'equilibrio, la interrompe) Io ho già in programma di festeggiarne almeno altri cinquanta, dei miei naturalmente.
DANTE: (ridacchiando) Crede di arrivare a novant'anni, lui…
PIERLUIGI: (pavoneggiandosi) Finché mi mantengo così… magari trovo anche marito. (Rivolto ad Agata e Dante) E mica per finta… Voglio una cerimonia degna di un gay pride!
DANTE: Sì, ma ora lasciala parlare! Il momento è topico.
AGATA: (più emozionata, rivolta a Dante) Grazie, mio grande amore. Grazie di esserci. (Pausa) Fino a poco tempo fa non avrei neanche lontanamente immaginato tutto quello che è successo, le persone che ho conosciuto, quelle che mi hanno aiutata, quelle che ancora una volta hanno mostrato la loro vera natura.
DANTE: Una natura malvagia, ma è l'ultima volta, te lo garantisco io.
PIERLUIGI: Il cavaliere senza macchia e senza paura…
DANTE: Lo scemo del villaggio…
FOFO': Ragazzi…
AGATA: Vorrei ringraziare prima di tutto zio Fofò: (Rivolta a Fofò) mi hai sempre sostenuta e hai creduto in me. Mi hai dato un posto dove vivere _ questo meraviglioso attico _ e un posto dove lavorare _ la tua azienda. Indirettamente, mi hai anche trovato un fidanzato adorabile… introvabile e… desiderabile come Dante. (Guarda Dante con occhi adoranti)
PIERLUIGI: Sì, vabbè… L'avevo visto prima io, ma… te lo lascio.
DANTE: (rivolto a Pierluigi) Hai la mia gratitudine eterna.
PIERLUIGI: Vedi di non farla soffrire…
DANTE: (guardando Agata) Come potrei far soffrire questo angelo del paradiso?
AGATA: Grazie anche a Rosalia, presenza indiscreta e indispensabile per tutto il palazzo. Anche a lei sono debitrice di un fidanzato. Che poi… è sempre lo stesso. (Si avvicina a Dante e si stringe a lui)
ROSALIA: (imbarazzata e compiaciuta) Signora…
AGATA: E ora lascio la parola a zio Fofò. Vuoi aggiungere qualcosa a questo mio commovente discorso?
FOFO': Sì. Sto per partire.
AGATA: (allarmata) Partire? E per dove?
FOFO': Argentina.
TUTTI (meno Fofò): Argentina?
FOFO': Proprio così. Vado a raggiungere Gaetano, un vecchio amico.
AGATA: Ma… ti tratterrai a lungo?
FOFO': In realtà, si tratta di un trasferimento definitivo.
TUTTI (meno Fofò): Definitivo?
FOFO': Sì, ma voi potrete sempre venire a trovarmi o chiamarmi con Skype. So usarlo anch'io, cosa credete?
AGATA: Pensi di impiantare dei vigneti in Argentina insieme al tuo amico?
FOFO': No, conto di godermi la vita che mi rimane. Basta lavorare!
AGATA: E l'azienda?
FOFO': Quella è compito tuo.
AGATA: (strabuzzando gli occhi) Mio?
FOFO': Stai per essere nominata amministratore unico. Te lo sei meritato.
AGATA: (con voce strozzata) Che cosa?
PIERLUIGI: Hai capito la nipotina… Finalmente può permettersi il trompe- l'oeil.
DANTE: Non so se essere contento o triste, o tutte e due le cose insieme.
PIERLUIGI: Gioisci, Dantuccio. Essere l'uomo, nonché il parrucchiere, del capo supremo ha i suoi vantaggi. Se poi riuscissi anche a sposartela per davvero…
DANTE: Materialista!
PIERLUIGI: No, realista.
AGATA: (sospettosa) Rosalia è silenziosa. Ciò mi perplime.
ROSALIA: (leggermente imbarazzata) Sono rimasta basita.
FOFO': Rosalia: ora non c'è più bisogno di fingere. Ho deciso di fare outing, come dicono i giovani.
TUTTI (meno Fofò): Outing?
FOFO': Sì, ragazzi. Andrò a convivere con Gaetano.
AGATA: (incredula) Gaetano?
PIERLUIGI: Gaytano, semmai. Agatina bella, svegliati una buona volta!
AGATA: Pier…
ROSALIA: (imbarazzata) Fofò… potevi dirmelo.
FOFO': Agata, Rosalia, perdonatemi se non ve ne ho parlato prima. Per un uomo nella mia posizione è molto difficile uscire allo scoperto. Ho dovuto nascondere la mia vera natura per tutta la vita. La mentalità della gente era così chiusa… Le chiacchiere mi avrebbero danneggiato anche negli affari.
AGATA: Ti capisco, zio. Avresti rischiato davvero tanto.
PIERLUIGI: Se c'è qualcuno che può capirlo fino in fondo, quello sono io.
DANTE: Tu sei malato di protagonismo, Pier. Però, hai ragione. Ha tutto il mio rispetto, don Fofò.
FOFO': Grazie anche a voi, ragazzi, per la comprensione e l'affetto.
ROSALIA: Mancherai tantissimo anche a me, Fofò.
FOFO': Non so se avrai il tempo per sentire la mia mancanza. Durante la prossima riunione di condominio sarai nominata amministratrice del palazzo. Per ora è un segreto, non fartelo scappare…
ROSALIA: (quasi in lacrime) Oddio, Fofò… Non ci speravo più. Grazie, grazie, grazie. (Lo abbraccia)
FOFO': Aspetta a ringraziarmi quando arriveranno le rogne da risolvere. Perché arriveranno…
AGATA: (seria) Zio, c'è qualcosa che non mi quadra.
FOFO': Che cosa?
AGATA: Il tuo ruolo nella storia di Dante.
ROSALIA: (si mette le mani nei capelli) A posto…
FOFO': (rivolto a Rosalia) Dobbiamo dirglielo.
ROSALIA: Penso proprio di sì.
AGATA: Cosa dovete dirmi?
FOFO': Dopo il fallimento del tuo matrimonio con Arturo volevo darti l'occasione di essere ancora felice. Mi sono confidato con Rosalia e lei mi ha presentato Dante.
AGATA: (indignata, rivolta a Rosalia) E così, avete orchestrato tutto voi? E Dante sapeva tutto. (Fulmina Dante con lo sguardo)
ROSALIA: No, signora. Lui era all'oscuro di tutto. Giuro! Io ho fatto il doppio gioco.
FOFO': Dante mi è subito sembrato perfetto per te. E credo di averci azzeccato.
AGATA: Altroché… (Molto commossa, non riesce a dire altro)
DANTE: Don Fofò, Rosalia… avete fatto un miracolo. Non stavo così bene da anni.
PIERLUIGI: Badilate di eteromelassa…
DANTE: E levati quella maschera da cinico, Pier! Almeno oggi…
PIERLUIGI: Va bene, va bene. Non voglio rovinare la festa. (Fa il gesto di togliersi una maschera) In fondo, stiamo per andare a un matrimonio…
DANTE: Matrimonio? In che senso?
PIERLUIGI: Sarebbe un bello scherzetto per Arturo in caso si ripresentasse proprio nel giorno del compleanno della sua ex moglie.
AGATA: Sarebbe capace, quello è uno che non molla.
FOFO': Sarebbe divertente.
DANTE: (tra sé e sé guardando Agata) Matrimonio… Quasi quasi…
Suona il campanello.
AGATA: (andando verso la porta) Chi sarà? Non ho invitato nessun altro. (Apre la porta)
ARTURO: Buon compleanno, Agata! Ci tenevo a farti gli auguri di persona.
AGATA: Ma non mi dire…
ARTURO: So che ora hai altro da fare, ma vorrei che mi dedicaste qualche minuto, tu e don Fofò, possibilmente in privato. Affollato questo attico…
AGATA: Stiamo festeggiando.
ARTURO Il tuo compleanno, lo so.
PIERLUIGI: Non solo…
ARTURO: Ascoltatemi un momento, Agata, Fofò. Con la mia idea potremmo vivere di rendita tutti e tre nel giro di un anno, massimo due. Permettetemi di illustrarvela.
Agata e Fofò si scambiano un'occhiata di intesa.
FOFO': (rivolto ad Arturo) Ormai dovresti aver capito come la pensiamo.
AGATA: Arturo, ti prego… non rovinarmi anche questo matrimonio!
ARTURO: Matrimonio? Ma allora… vi state sposando per davvero?
PIERLUIGI: (rivolto ad Agata) Duro di comprendonio il tuo ex…
AGATA: Non capisce la felicità. Che ci vuoi fare…
DANTE: (rivolto ad Arturo) Hai perso il treno, rassegnati.
FOFO’: (rivolto ad Arturo) Sarà una cerimonia memorabile.
ARTURO: Nessuna apertura da parte vostra, a quando vedo. E va bene. Peggio per voi! Avete perso l'affare del secolo. Addio. E per sempre questa volta. (Esce di casa infuriato)
TUTTI: (tirando un sospiro di sollievo) Finalmente!
DANTE: (rivolto ad Agata) Ora vorrei parlare io, se posso.
AGATA: (con sguardo adorante) Certo, amore.
DANTE: (si mette in ginocchio di fronte ad Agata e le prende la mano) Agata, tesoro: per rendere solenne questo momento ci vorrebbe un anello, ma spero che per te non faccia differenza.
PIERLUIGI: (sottovoce) Cominciamo bene…
DANTE: Dal primo momento in cui ti ho vista…
PIERLUIGI: (sottovoce) Originale come dichiarazione…
AGATA: Pier, non è il momento…
DANTE: …ho sognato noi due insieme ogni giorno. Tutti i giorni.
ROSALIA: (con aria sognante) Com'è romantico…
PIERLUIGI: (sottovoce) Che barba, che noia…
DANTE: Basta, Pier. Ora parlo io!
AGATA: (sottovoce) E dai, Pier. Siete diventati amici…
Pierluigi si tappa la bocca da solo, tra il divertito e l'ironico. Dante prende un respiro profondo.
DANTE: Noi due insieme, nelle piccole e nelle grandi avventure della vita. Qui, nella casa in cui tutto è cominciato, anche se in modo un tantino burrascoso… Avrei tanto altro da dirti, ma l'emozione…
AGATA: (commossa) Oh, Dante…
DANTE: E poi… le parole non sono mai state il mio forte…
AGATA: Ne mancano giusto quattro o cinque.
DANTE: Agata: vuoi diventare mia moglie?
AGATA: (aprendo le braccia) E me lo domandi?
Dante si alza e bacia Agata.
Buio
Sipario