Biografia della Peste

di Francesco d’Amore e Luciana Maniaci

© 2011. Tutti i diritti sono riservati

 

 

PERSONAGGI:

Cris
La madre
La Vegetala

 

 

PRIMO TEMPO

 

Un ragazzo sta percorrendo una strada trafficata. Sembra quasi camminare ballando o forse, il suo, è solo un modo disarticolato di muoversi. Tutto in lui esprime una certa allegra stranezza, un buffo scoordinamento motorio. Si guarda intorno divertito. D’improvviso si ferma, come colpito da una riflessione.

CRIS: Tutti i paesi felici sono felici alla stessa maniera. Ma ogni paese infelice è infelice a modo suo.

Il ragazzo sembra avvertire lo sguardo di qualcuno che lo scruta. Sono gli abitanti del suo paese, o forse il pubblico. Il rumorio della strada, delle macchine e della folla lo circonda.

La gente non fa che guardare cosa fa l’altra gente. È la noia. Ho letto che sono più numerosi i vivi di oggi che i morti di tutta la storia dell’umanità. Eppure tutta questa compagnia ci dà solo un senso di vuoto. (Si ferma un attimo, pensieroso, poi si decide) Se riuscirò a percorrere questa strada senza far caso alle persone che mi guardano, questa sarà una settimana felice!
No, forse è troppo.
Se riuscirò a percorrere questa strada senza pensare alla Felicità, questa sarà una giornata felice.
No, no, ho sbagliato!
Se riuscirò a percorrere questa strada senza pensare affatto, questa sarà semplicemente una strada!

Improvvisamente una luce abbagliante, il suono dello schianto di una macchina. Cris viene scaraventato a terra, morto.
La situazione cambia. Siamo in una casa.
Il corpo di Cris è riverso al suolo.
Entra una donna.

MADRE: Che bella giornata, Cris. Che bello tornare a casa e trovarti ad aspettarmi. Mi dà un senso di soddisfazione materna. Hai comprato il pane?

Cris tace, morto.

Stamattina sono andata a lavorare nell’orto e a un certo punto la giornalaia passa e mi fa: “Signora ha saputo? Pare che aumenteranno l’affitto dei terreni entro la fine dell'anno”. E io le ho detto: “Per me, possono morire tutti!”. Io non pago una lira di più! Già devo mantenere i figli, che il Signore te li dà e basta! Sono pazzi, Cris, pazzi! Alzati ora, parla tu!

Il ragazzo, pur morto, lentamente, all’ordine della madre, si alza.

Ah, dimenticavo, a un certo punto stavo per chiudere il negozio, torna la giornalaia e mi fa: “Nell’altra strada hanno messo sotto un ragazzo con la macchina!”.

Cris ha un moto di paura.
La madre continua a raccontare ridacchiando.

Cose assurde, no? Sarà stato un po’ cretino però questo ragazzo, ti pare? “Forse era ubriaco”, dice la giornalaia. Ma non chi guidava, il ragazzo che si è fatto investire! Perché devi essere cretino per farti investire, no? Ci pensi? Passi e ti mettono sotto! Cose strane della vita, proprio! Mi viene da ridere! Parla tu ora.
CRIS: (prova a fare ordine nei pensieri) Stamattina esco di casa e vado al bar.
MADRE: Mmh.
CRIS: Incontro Ludovico.
MADRE: E l’hai salutato?
CRIS: Sì. Ludovico mi dice: “Ti offro io la colazione”.
MADRE: E come mai?
CRIS: Dice: “Per il tuo ormai prossimo matrimonio. Mi fa piacere”.
MADRE: Proprio così dice? “Mi fa piacere”?
CRIS: Sì.
MADRE: Mmh. E tu te la sei fatta offrire?
CRIS: E che dovevo fare?
MADRE: Hai fatto bene.
CRIS: Faccio la colazione, lo saluto e vado a comprare il pane. E, uscito dal panettiere, mi hanno investito.

La madre tace.

Mi hanno investito e sono morto, mamma.
MADRE: (si blocca, come sorpresa. Come se non capisse di cosa sta parlando suo figlio) Morto?

Una voce si sprigiona da qualche parte remota.

VOCE DELLA MADRE: Morte. In latino mors.
Disambiguità: può riferirsi alla bevanda russa Mörs, a base di mirtillo e mortadella di palude, prodotta a Nubrisk, aspro territorio islandese.
O può riferirsi alla gothic band newyorkese Mors Syphilitica, molto nota per la pettinatura del chitarrista, a caschetto.
Oppure ancora a Morse, codice Morse: sistema per trasmettere lettere e numeri per mezzo di un codice a intermittenze, una forma ante litteram di comunicazione digitale.
CRIS: Mamma, hai capito? Uscito dal panettiere mi hanno investito e sono morto.
MADRE: Cos’è che hai preso al bar?
CRIS: Una brioche e un caffè.
MADRE: Ecco. Ora la prossima volta che incontri Ludovico tu gli offri due caffè, capito? Due caffè e due brioche. E dici: “Mi fa molto piacere”. No, anzi, tu gli dici: “Mi fa piacerissimo”.
CRIS: Mamma sono morto. Mi hanno investito. Ti sembrerà strano vedermi qui accanto a te ma ti assicuro che sono morto e tra un pochino non ci sarò più.
MADRE: Vuoi un poco d’acqua?
CRIS: No, grazie.
MADRE: Vuoi un poco di pane con le olive? Ti vedo mogio.
CRIS: So che potrà essere un duro colpo per te, ma devi capire, è una cosa che è successa, non l’avevo programmata, è successa e basta. Sono morto.
MADRE: Ma quale morto!
CRIS: Mamma davvero, sono morto!
MADRE: Impossibile! Noi, “morti”, in casa nostra non ne abbiamo avuti mai! Ti sembriamo una famiglia di morti, noi? Io ti sembro morta?
CRIS: Ma zio Enrico ha avuto quel brutto male qualche anno fa.
MADRE: Zio Enrico è sempre stato una testa calda! E poi tu non puoi morire perché fra un anno ti devi sposare e io ho già ordinato il baccalà.
CRIS: Mamma, mi dispiace, ma vedrai che in qualche agenzia fanno quei funerali dove si mangia, e magari puoi far servire il baccalà lo stesso!
MADRE: Ma che dici, che c’entra? Ora nei funerali si mangia il pesce, cretino?
CRIS: (si alza in piedi e fa per andare via) Mamma, credo di dover andare ora. C’è un ordine di azioni preciso da seguire: tra poco si aprirà un varco luminoso, io devo varcare la soglia, chiudere gli occhi e cantare dentro di me Show Must Go On. (Si allontana, come preparandosi al passaggio)
MADRE: Cris che fai? Cris, trecento euro di baccalà ho dovuto anticipare! Quante volte ti ho detto che devi stare fermo tu, come gli ortaggi miei. Sai quante carote ho dovuto vendere per guadagnare trecento euro? Neanche per l’operazione alla prostrata di zio Enrico li ho spesi!
CRIS: (inizia a fare le prove cantando) “Show must go on
Inside my heart is breaking
My make-up may be flaking
But my smile… still stays on…
MADRE: Cris abbi pietà, chi li annaffia i pomodori? Chi zappa la terra? E poi abbiamo comprato le felpe per l’inverno prossimo, a chi le do? Quelle con la faccia di Kurt Cobain, ti ricordi?
CRIS: Mamma, ho 27 anni!
MADRE: Appunto, ti devi sposare!
CRIS: Magari una volta giunto dall’altra parte mi sposerò.
MADRE: Sarà tardi.
CRIS: (è pronto ad andare) Mamma, la nostra foto, quella in cui hai il top a pois e io ti passo lo smalto sulle unghie dei piedi, è sotto il mio materasso.
MADRE: Cris, almeno saluta Adelina!

Nell’udire questo nome, Cris si blocca repentinamente.
Lei capisce di aver toccato il tasto giusto. Sorride sorniona. Poi parla.

Lo sai che domenica faccio le crudité? E anche il pane con le olive, perché a te piace il pane con le olive e a me piacciono le crudité, sei contento?
CRIS: Forse dovremmo chiamare Adelina. Per informarla.
MADRE: Non la vorrei disturbare. Sai, lei a quest’ora annaffia le piante della città, perché lei crede all’anima delle piante. Crede alla natura. È simpatica questa cosa che crede alla natura, no?
CRIS: Non lo so.
MADRE: Cosa non sai?
CRIS: Se Adelina è simpatica.
MADRE: Certo che è simpatica.
CRIS: (sembra affascinato dalla figura di Adelina, e quasi si dimentica di essere morto) Ed è dolce Adelina?
MADRE: Quanto basta.
CRIS: Ed è bella?
MADRE: È molto timida.
CRIS: E quanto è alta?
MADRE: (indica l’altezza di una bambina piccola) Così. Perlomeno, l’ultima volta che l’ho vista era grande così. Ma il padre era molto alto, sarà cresciuta intanto.
CRIS: “Era”? È morto il padre?
MADRE: Non è morto, è avvocato! Infatti Adelina crede molto alla giustizia. Crede alla pace e alla giustizia. Ma io gliel’ho detto anche alla madre: quando avrete dei bambini dovrà smetterla di credere alla natura, alla pace e alla giustizia, perché dovrà occuparsi della casa!

Squilla il telefono. Madre e figlio si guardano allarmati.

CRIS: Forse è Adelina.
MADRE: Dubito, lei non crede alla telefonia. (Risponde al telefono) Pronto? Alfio, sei tu? (A Cris, delusa) È tuo padre.
CRIS: Passamelo mamma.
MADRE: (al telefono) Sì, Cris è qui. Ma no, sta benissimo. Quale tram? Chi è stato investito dal tram? (Al figlio, rabbiosa) Ma non era una macchina?
CRIS: A me è sembrata una macchina.
MADRE: (al telefono) Vedi che c’è l’imbroglio, Alfio! Una macchina o un tram?

Una luce irradia la scena. Si sente in lontananza la canzone Show Must Go On cantata da un coro gospel.

CRIS: (capisce che è giunto il momento di andare) Mamma, è ora! La musica, il varco! Devo andare! Passami papà così lo saluto!
MADRE: (al telefono) Comunque Alfio sta tranquillo, anche fosse stato investito, mi sono fatta promettere che non ci saranno conseguenze!
CRIS: Passamelo mamma!
MADRE: (a Cris) No! Se senti la voce ti viene la nostalgia.
CRIS: Ma è da dieci anni che non me lo passi!
MADRE: Appunto! (Al telefono) Alfio non ti fissare ora! Tuo figlio sta benissimo. Allora, visto che non sei tranquillo fa’ qualcosa invece di lamentarti. Non so, informati, va’ in ospedale. Non fare nomi però, resta sul generico! Ecco: fatti un check-up tu. Un check-up completo, sei pur sempre il padre.

Cris è preso dalla trepidazione, vuole attraversare il varco ma sembra indeciso, vorrebbe salutare il padre ma sa che la madre glielo impedirà. Alla fine si decide, e inizia a spogliarsi per attraversare il varco luminoso.

(al telefono) Alfio, poi fammi sapere cosa ti dicono, ma vedrai che starai bene. Alla tua età ti mantieni ancora bene, fresco, tonico. E le femmine ti trovano ancora attraente, me lo diceva ieri la giornalaia: “Com’è sexy Alfio”.

Aumenta la luce e anche la musica. Cris è nudo, quasi pronto per trapassare. La madre d’improvviso si volta e si accorge di quello che sta succedendo.

Cris! Cris dove vai?
CRIS: Esco.
MADRE: Cris ti prego!
CRIS: Mamma tu non puoi capire, quando muoiono gli altri non è come morire di persona.
MADRE: Cris ti prego non andare. Dice tuo padre che ha tutti i valori a posto.
CRIS: Nudo sono uscito dal ventre della terra e nudo vi faccio ritorno! Addio mamma!
MADRE: Cris fermati, vedrai che si risolve tutto, tuo padre ha tanti amici, metterà una buona parola.
CRIS: Cenere siamo e cenere torneremo. Dio ha dato e Dio ha tolto.
MADRE: (ha un atto isterico, urla) E basta con questa musica. È troppo alta! Ci stai facendo sentire da tutto il paese!

Quasi fosse intimidita dalla autorevolezza della madre, la musica si interrompe. Cris si blocca. Il passaggio non è avvenuto.

CRIS: (è disperato) Mamma!
MADRE: (lo guarda con disprezzo) La gente ha già cominciato a parlare, Cris. Tuo padre come lo sapeva? Che vergogna, Cris, che vergogna. Tu adesso però mi devi dire chi è stato.
CRIS: Non lo so, non sono riuscito neanche a prendere la targa.
MADRE: No, no, tu mi devi dire chi è stato a parlare. Chi si è messo a dire in giro a tutto il paese che tu sei… Che tu sei… Chi era presente durante l’incidente?
CRIS: (inizia a rivestirsi) Nessuno!
MADRE: Nessuno è impossibile, sennò a che servirebbero i paesi?
CRIS: Non so, forse c’era Ludovico.
MADRE: Ludovico! Sempre lingualunga è stato, sempre invidioso.
CRIS: E mi ha anche offerto la colazione.
MADRE: C’è chi ti bacia sulla guancia, c’è chi ti offre la colazione… E tu l’hai anche accettata.
CRIS: E che dovevo fare?!
MADRE: E adesso nessuno ti offrirà più niente al bar!
CRIS: No!
MADRE: E molti non ti saluteranno. E molti ti sputeranno in faccia. E molti ti tireranno le pietre. Ma tu non ti curare di loro. Certo sarà difficile per te guardare ad esempio la partita di calcio in compagnia, ma col tempo troverai il tuo equilibrio. Inizia però a fare il letto in cantina, Cris. Adesso verranno tutti a spiarti, meglio se ti organizzi. Il paese è spietato, lo sai. Verrai spiato, additato, insultato… Ti mancherà l’aria, Cris!
CRIS: (esasperato) Ma spiato di cosa, mamma, di cosa, se sono mor…
MADRE: (gli dà uno schiaffo e lo trascina in proscenio. Indicando il pubblico) Ma non vedi come ti guardano? Ti stanno fissando tutti, te ne accorgi? Cosa pensi che siano venuti a fare qui, queste persone? Li senti tutti questi occhi su di te? Si chiedono tutti se tu sei vivo o no, lo capisci? (Di colpo, sembra avere un’idea. Inizia a parlare ad alta voce, come se volesse farsi sentire da qualcuno) Allora Cris, che hai fatto di bello stamattina?
CRIS: Uscito dal panettiere, una macchina mi ha investito e sono mor…

La madre minaccia di schiaffeggiarlo.

(Capisce e si corregge) Ah, no: niente!
MADRE: Niente?
CRIS: Ho comprato il pane.
MADRE: Buono il pane. E poi?
CRIS: E poi ho preso un caffè al bar.
MADRE: Con chi?
CRIS: Con Ludovico.
MADRE: Ah, quel ciccione traditore bugiardo. E poi?
CRIS: Niente, sono tornato a casa, sono stato al computer, coi videogiochi… Cose così, da vivi.
MADRE: Che bella mattinata. E sai niente di un incidente?
CRIS: Ah sì, l’ho sentito.
MADRE: Pare che un ragazzo si è schiantato ed è morto davanti a tutti. Che ne pensi tu di questa storia?
CRIS: Non so, un po’ cretino dev’essere stato questo ragazzo.
MADRE: Eh sì. In paese dicono che sei stato tu a essere investito.
CRIS: Io? E ti pare che non lo direi?
MADRE: Difatti!
CRIS: Mica sono come il marito della maestra Pina che pare si sia rotto la testa tre anni fa cadendo dalle scale e lei fa finta di niente.
Mica sono come il postino che è da anni che è imbalsamato ma tutti stanno zitti.
Mica sono come l’Assessore allo Spasso che si è candidato postumo.
Mica sono come le coppie che vanno all’outlet la domenica.
Mica sono come la televisione, io!
MADRE: Dillo, dillo al paese che sei innocente, dillo come è andata la tua mattinata, dillo! (Gli mette un megafono in mano)
CRIS: (lo impugna, si ricompone e tenta di rassicurare la folla) Cari amici, care amiche, cari concittadini, vorrei tranquillizzare tutti. Stamattina mi sono svegliato e da allora tutto procede come al solito. Ho una madre che mi ama e un padre che mi fa un sacco di telefonate. So che si dice che sia successo qualcosa di mostruoso e irreparabile all’incrocio tra via Pisicane e via Asparano ma sono sicuro che si chiarirà tutto. D’altronde noi siamo un paese meraviglioso, abbiamo il 70% dei beni culturali mondiali, abbiamo il sole, abbiamo il mare, abbiamo il cibo…
MADRE: (suggerendo) “E semmai è successo qualcosa…”
CRIS: E semmai è successo qualcosa non riguarda me!
MADRE: “Bensì…”
CRIS: Bensì, mi pare di aver visto Ludovico da quelle parti stamattina, che usciva dal panettiere. E pace all’anima sua!
MADRE: Sempre strano è stato quel ragazzo. “E riguardo il mio matrimonio…”
CRIS: E riguardo il mio matrimonio io credo che presto potrebbe succedere…
MADRE: “È sicuro…”
CRIS: Sicuramente l’anno prossimo…
MADRE: “Siete tutti invitati…”
CRIS: Siete tutti invitati al mio matrimonio con la bella Adelina!
MADRE: Viva gli sposi! Viva gli sposi! (Invita la folla ad applaudire la scelta del figlio, che sviene, sfiancato dalla finzione) Cris alzati. Cris torna su, dài! non fare scena.

Non si alza, pare morto definitivamente.

Cris basta ora. Riprenditi, ricomponiti, risvegliati, smarina Cris. (Sembra credere che tutto sia finito. Lo prende sul suo grembo, come La Pietà di Michelangelo) Cris non morire, Cris. Non capisci, è terribile, cosa dirà la giornalaia, cosa farò domani? Mi resteranno solo le mie verdure, i miei ortaggi, cosa si può dire a un ortaggio? Cris ti prego, riprenditi. Cris… (Inizia a piangere. Poi ha un’idea illuminante. Si asciuga le lacrime, parla) Cris, ho pensato a un regalo che posso farti, per mettere le cose a posto. Dio mi ascolterà, vedrai. Andrò io al posto tuo, d’accordo? È giusto così, è questo il ciclo della vita. Questo mi sembra giusto. Andrò io!
CRIS: Davvero?

La madre tace, come sorpresa di se stessa. Cris sembra essersi completamente ripreso.

Grazie mamma. (Si rialza e accompagna la madre verso il luogo del passaggio) Che bello che fai questo sacrificio per me. Guarda, è semplice ora, vedrai. Adesso mamma tu devi distenderti qui, devi chiudere gli occhi, attraversare la luce e cantare dentro di te Show Must Go On.
MADRE: Come?
CRIS: “Show Must Go On”.
MADRE: “Sciò mas go on”.
CRIS: “Inside my heart is breaking…
MADRE: “Insain mai har is brein…”
CRIS: Va bene, non fa niente, di’ solo il primo verso tu. (La accompagna verso il varco, ancora un po’ recalcitrante). Ciao mamma, grazie.
MADRE: Cris, ma se ti chiedono di me cosa dici?
CRIS: Che sei stata la madre migliore del mondo.
MADRE: No, dico, se ti chiedono dove sono, dove sono finita?
CRIS: Dico che stai cucinando. Che stai preparando il sushimi, caponata e beccafico.
MADRE: Sì, sì, voglio essere ricordata così: antica e moderna al tempo stesso.
CRIS: Addio mamma.
MADRE: E di’ che sto facendo la raccolta differenziata, perché l’ho sempre fatta.
CRIS: D’accordo mamma.
MADRE: E di’ che sto pulendo tutti i servizi a cento gradi, perché sono una persona pulita.
CRIS: Va bene, addio.
MADRE: E di’ che un giorno ritornerò e farò un grande concerto gratuito in piazza, un memorial!
CRIS: Sì, sì, va bene mamma, addio!
MADRE: E mi raccomando Adelina!
CRIS: Adelina? (Pare di nuovo scosso da quel nome, il suo sogno d’amore) Come la riconoscerò Adelina, mamma? Io non l’ho mai vista.

La madre è soddisfatta, Cris sembra di nuovo essersi fatto distogliere dalla sua ossessione per la morte grazie al miraggio di Adelina.

MADRE: Adelina ha un sorriso dolce, calmo, biondo. Adelina verrà presto per consolarti e ti porterà i cannoli.
CRIS: Ma io non li voglio i cannoli.
MADRE: Invece li devi mangiare, perché fanno bene. E Adelina crede alla buona cucina. Crede alla pace, alla natura e alla buona cucina. E non vuole il ponte sullo Stretto perché dietro ci sono le multinazionali che sfruttano i bambini che fanno i sedili dei treni ad alta velocità. Lei crede che i treni devono andare molto piano.
CRIS: Ed è bella Adelina? Come li hai i piedi?
MADRE: I piedi?
CRIS: No, volevo dire il petto. Com’è di petto? E di cosce? Come sono il petto e le cosce? È proporzionata di petto e cosce?
MADRE: Più petto. Più petto che coscia. Il petto è più nutriente.
CRIS: E mi farà sentire giusto, onesto, pulito?
MADRE: Ti farà sentire pulito, stirato, inamidato.
CRIS: Mi farà sentire bello, pieno di bellezza?
MADRE: Ti farà sentire ora pieno ora vuoto, a seconda del momento: pranzo, dopopranzo, cena…
CRIS: E come sarà? Sarà come me? Sarà morta come me? In un paese come me, pieno di gente morta come me? E io e lei insieme in questo paese creeremo qualcosa di bello e lei mi farà sentire che la mia presenza nel mondo è più importante di quanto non sia? Che il senso sia dentro di me, che io stesso sia il senso, e che io e lei insieme creiamo il senso del…
MADRE: Santo cielo, Cris! È solo una donna. Ti cucina, ti pulisce la casa, si fa legare al letto, si lamenta, è sottomessa! Cosa deve fare una donna secondo te? Cosa deve fare? Il manager?
CRIS: (si spazientisce) Senti mamma, lasciamo perdere. Vado io. Non mi sembri molto tagliata per questa cosa. Vado io.
MADRE: Ma io ci tenevo.
CRIS: Come se, come se. D’altronde sono stato investito io, non tu.
MADRE: Davvero Cris, io volevo…

Torna la musica, la luce. Il varco è di nuovo aperto.

CRIS: Ora devo andare mamma.
MADRE: Cris, aspetta, non fare così. Cosa non ti piaceva della tua vita?
CRIS: (ormai è risoluto) Niente, mamma. Addio.
MADRE: È perché non hai avuto un padre, è per questo?
CRIS: No.
MADRE: Tu sei nato sotto un cavolo, Cris, sei fortunato, hai ereditato i problemi di un solo genitore. È bello essere un cavolo, è più facile.
CRIS: (si avvicina alla madre, l’abbraccia) Addio mamma.
MADRE: (capisce che è finita. Ricambia l’abbraccio. Sembra rassegnata e commossa) Addio Cris. E non parlare male di me giunto dall’altra parte.
CRIS: Non parlerò affatto di te.

La luce è abbagliante. Cris si allontana.
Un suono di pioggia copre il coro di Show Must Go On.
Cris si volta, saluta. Sparisce.
È tutto finito.

MADRE: Figlio, mi hai lasciata.
Figlio, povero figlio, eri bianco, rosso, vermiglio.
Figlio. Fiato del mio cuore. Disgraziato!
Minchione senza palle! Disgraziato! Dopo che ti ho cresciuto…
Figlio, povero figlio.
Figlio, a chi m’appiglio?
Figlio, m’hai lassato.
Figlio attossecato.
Figlio, malamente trattato. (Piange)

Buio.

 

 

SECONDO TEMPO

 

Una voce fuori campo racconta l’aldilà in cui si trova.

VOCE DI CRIS: Qui dove mi trovo è un piccolo villaggio come il nostro, o quasi.
Si racconta di un paese dove tutti gli abitanti non facevano che lamentarsi di ogni cosa, da sempre. Perfino la tabaccaia, che aveva una grossa attività al centro della piazza, ed era perciò molto ricca, passava tutto il suo tempo a disperarsi. Così un giorno la Peste andò da lei e le chiese i motivi della sua sofferenza.
“Io poteva essere una grande cantante, se mio marito a 18 anni non mi avrebbe ficcato in questo tabacchino!” disse la tabaccaia.
“Ma signora – rispose la Peste – dovrebbe essere contenta perché lei era povera e suo marito grazie al tabacchino le ha permesso il benessere.”
“Sì, va be’, ma poi mio marito non c’era mai e io aveva tutte le responsabilità, anche dei figli.”
“Ah, e lei non voleva figli, signora?”
“Sì certo, però io voleva fare anche la cantante, io era brava!”
“Ma lei cantava, signora?”
“Io cantava nella chiesa. Ma il fatto è che io era pure bella, se avessi nata in una grande città, magari…”
“Certo signora, però è nata in un paesino, era povera e ha fatto fortuna come tabaccaia, dovrebbe essere contenta!”
“Bah, fortuna… In paese ci sono signore ricche il triplo rispetto a noi! Meglio se io faceva la concessionaria, la farmacistica, la cantante! Meglio la cantante!”
“Ma non sapeva cantare signora! Forse ha qualche dispercezione!”
“Come??”
Così la Peste le tocco il cuore e lei morì.
Ma ogni abitante del villaggio aveva qualcosa di cui lamentarsi. La Peste dunque dovette portarsi via anche il marito della tabaccaia, il fattorino del negozio, il prete, la pescivendola, il maestro… E pian piano tutto il paese si ritrovò morto.
Ma Dio dall’alto vide questa carneficina, chiamò la Peste e le impose di donare a questi morti almeno un’ora di vita al giorno.
“Magari – disse – in quest’ora si impegneranno a migliorare la loro biografia.”
Così i morti qui giù un’ora al giorno vivono, durante il tramonto, ma in quest’ora si danno solo ai festeggiamenti più sfrenati: giocano a poker, bevono alcolici e bestemmiano.
Solo uno durante la sua ora si comporta bene. Ed è Cris… Che poi sarei io. Perché avendo sempre vissuto tra gli ortaggi ho imparato dal mondo vegetale ad accettare il mio destino.

La luce rischiara la scena.
Siamo dall’altra parte.

CRIS: (seduto su una sedia, accanto a un cavolo volante. Un po’ spaesato ma contento, è come se fosse ancora confuso tra una dimensione e l’altra. Guarda il cavolo con tenerezza. Gli parla) Papà finalmente ti ho qui, con me, per sempre. Io voglio essere come te! E mamma diceva che se fossi stato fermo fermissimo un giorno non sarei stato più un semplice ragazzo ma un ortaggio vero, come te. E allora sarò fermo, zitto, buono, buonissimo. Tu mi sarai sempre accanto, vero papà? È molto importante questo per me sai!
CAVOLO: (animato da Cris) Lo so, è uno dei gravi deficit dell’essere umani, il bisogno d’amore. Io resto cavolo anche se non mi pensa nessuno.
CRIS: È vero, noi per essere felici dobbiamo essere amati e per essere amati dobbiamo essere sempre felici. È complicatissimo!

Una voce lontana interrompe il dialogo.

MADRE: Cris!
CRIS: (crede d’avere un’allucinazione e continua a parlare col cavolo) Per esempio, mamma per essere felice doveva occuparsi di me, che io ne avessi bisogno o meno.
MADRE: Cris!
CRIS: Ma io non ne ho più bisogno papà, non ne ho più bisogno!
MADRE: Crisostomo!
CRIS: (capisce che non può ignorare tale voce) Che vuoi ancora?
MADRE: (riappare, come un fantasma da un’altra dimensione) Cris devi tornare, devo farti il bagnetto.
CRIS: No mamma, non torno! E poi il medico diceva che dovevo farmelo da solo il bagnetto, per una questione di autonomia, diceva.
MADRE: Che carino che si interessava a noi il medico. E dimmi, Cris, tu lo sai cosa vuol dire essere autonomi? Vuol dire essere soli. Non aver bisogno di nessuno e quindi essere soli. Solo i cretini non lo capiscono. Tu sei cretino Cris?
CRIS: No. Io ho un disturbo della comunicazione, non intellettivo, derivato da un attaccamento ansioso resistente con la madre – che poi saresti tu – ma capisco tutto intellettivamente.
MADRE: In paese dicono che sei cretino.
CRIS: (furioso) Chi è che in paese dice che io… (Guardando la madre che lo fissa con ferma serietà, si calma e rettifica) C’è molta ignoranza su queste tematiche.
MADRE: Bravo Cris, così mi piaci, mai lamentarsi. Ora lo vuoi fare il bagnetto?
CRIS: (sconfortato) Ma il medico forse ha ragione quando dice…
MADRE: Ha figli il medico?
CRIS: Sì, uno.
MADRE: Cretino!

Crisostomo d’improvviso si alza in piedi e inizia ad agitarsi, esibendosi in svariati tic. Batte i piedi, salta, allarga le braccia.

Che fai Cris?
CRIS: Ho dei nuovi tic, mamma, li dedico a te!
MADRE: Ma non vanno bene questi tic, Cris, sono brutti.
CRIS: Ma così faccio movimento, mi fa bene.
MADRE: (alterata) Cris, se dipendono da me i tuoi disturbi decido io quali sono!

Cris si blocca.

Guarda potresti fare questo, Cris. (Stende la bocca in un enorme sorriso simile a una smorfia di dolore, e poi torna neutra. Ripete la cosa più volte) È più gradevole questo, perché sembra un sorriso smagliante…

Il figlio cerca di imitare la smorfia della madre.

Tu lo sai perché i broccoli fanno simpatia alla gente? Perché sembrano sorridere sempre.
CRIS: (continua a imitare la smorfia del sorriso) Ma mamma se io sono nato sotto un cavolo…
MADRE: Sotto un tavolo, Cris.
CRIS: Eh, sotto un cavolo… Ma allora perché non sono un vegetale anch’io?
MADRE: Tu sei come i miei ortaggi, identico.
CRIS: Ma io ho i piedi.
MADRE: Anche tu hai le radici qui, ben radicate qui.
CRIS: Ma questo è solo un concetto.
MADRE: No, non lo è.
CRIS: Ma sì invece, io ho i piedi.
MADRE: No, hai le radici! E ora devi tornare, perché devi farti il bagnetto, devo annaffiarti le radici. Torna subito, Cris!
CRIS: No mamma, no!
MADRE: Torna Cris! Subito!
CRIS: (urlando) Nooo!

Il suo urlo disperato fa sì che la madre sparisca, si volatilizzi come un sogno. Piange, affaticato dalla lotta.
Il cavolo pare animarsi e parlare per confortarlo, ma è sempre lui a dargli la voce.

CAVOLO: Cris, tu sei bello, tu sei coraggioso, tu sei diverso in senso positivo, tu hai la luccicanza.
CRIS: Oh papà, grazie.
CAVOLO: Figliolo, io capisco le tue istanze di autonomia, e voglio indicarti la via. Tu sai che sono stato un umile ortaggio per tutta la vita mia, ora però mi sto guastando, è la fine, e così sia. E io non voglio perire pian piano, scivolando verso l’abulia, voglio scegliere io la mia morte mia. Vorrei essere mangiato, da una ragazza. Non importa se viva o morta. L’importante è che la scelga io, così che mi piaccia per il solito motivo che l’ho scelta.
CRIS: Una ragazza? E hai una ragazza precisa in mente? Io la dovevo conoscere una ragazza. Ma tu che ragazza hai in mente? Chi vuoi che ti mangi? A me puoi dirlo, chi è questa ragazza? Chi?
CAVOLO: C’è effettivamente tra le morte una ragazza di cui ho sentito sparlare al bar. Essa ha una particolarità che la distingue da tutti gli altri morti. È l'unica che durante la sua ora di vita, invece di lamentarsi o darsi ai divertimenti, dorme, perché è sempre stanca. Per questo motivo le hanno affibbiato un soprannome dolcissimo: “la vegetale”!

Improvvisamente, suonano le campane.
Qualcosa di pericoloso sta per accadere.
Entra in scena una ragazza. Sembra drogata, o semi-addormentata, fa degli strani suoni, a metà tra urla e sbadigli. È molto simile alla madre ma ha come una perpetua smorfia di paura sul volto.

VEGETALA: Ho sonno anche da viva, come devo fare?! Io volessi essere ben sveglia da viva e invece c’ho sonno, sono senza energia… Se mangerei qualcosa almeno forse starei meglio! Così mi alzassi e nella mia ora di vita ballerei e ballando me ne andessi da qui… Ma ai morti è vietato mangiare. E poi forse a me piace dormire, perché se sarei sveglia dovessi incrementare l’autostima, affinare il punto vita, pagare le tasse… E poi dovrei vivere coi procreatori! E lì allora discussioni, liti… “Non essere triste, aiuta la tua matriarca, sei una figlia snaturale”… E chi ama chi, chi ama cosa? Meglio dormire.
CRIS: (si avvicina a lei, lentamente. Man mano che le s’affianca perde i suoi tic, i suoi disturbi della parola e diventa quasi completamente normale) Forse dovresti fare un po’ di movimento.

La ragazza urla, terrorizzata. Anche il ragazzo fa lo stesso.

VEGETALA: (nota il cavolo) Hai da mangiare?
CRIS: (terrorizzato, circospetto) No, non ne ho! Non mi chiedere queste cose!
VEGETALA: Ti prego, lo so che è vietato per i morti, ma non prendo niente da mesi, sto male… Ho bisogno di un po’ di cibo, solo un po’. Con lo stomaco pieno potessi anche danzare. Prima io danzava notti intere.
CRIS: Danzavi? Con le radici?
VEGETALA: Come?
CRIS: Coi piedi? Danzavi coi piedi? E me lo faresti vedere un piede?
VEGETALA: Non lo so, ormai sono morta da tempo. Non ho neanche una buona circoluzione. Perché il sangue smette di pullulare nelle vene quando sono morta, poi riprende, poi ristoppa, poi riprende e poi ristoppa… (sbadiglia. Sembra si stia addormentando)
CRIS: Stai morendo nuovamente?
VEGETALA: No, è che io c’avrei sempre sonno.
CRIS: Allora potresti sognare il cibo, così almeno nel sonno mangeresti.
VEGETALA: Se tu dormiressi quanto dormo io, sapessi che non si può scegliere cosa sognare!
CRIS: Magari se ti impegni sì, secondo alcuni studi neuro-scientifici moderni… Comunque non fa niente, buonanotte. Cioè, buonamorte. Buonamorte, buonamorte, mille volte buonamorte.
VEGETALA: Ma ho ancora tanti minuti nella mia ora di vita, perché vuoi che muoio subito? Sei una persona cattiva, Cris!
CRIS: Ehi, io non ti ho detto il mio nome!
VEGETALA: Forse l’ho sognato.
CRIS: Ah sì? Mi hai sognato?
VEGETALA: Ho detto “forse”.
CRIS: E che altro hai sognato… Adelina?
VEGETALA: Adelina? Chi è?
CRIS: Tu non sei Adelina?
VEGETALA: Io fossi… Dunque io… Io fossi contro i bambini che sfruttano i treni, fossi a favore delle piante che innaffiano l’anima e credo alla buona cucina delle multinazionali. E mi chiama… Non lo so, mi sono dimenticata. Comunque tutti qui ormai mi chiamano la Vegetala.
CRIS: La Vegetala?
VEGETALA: Troppo sexy?
CRIS: (va in confusione) Sexy?
Disambiguità. Può riferirsi a: Sesso, frazione di Reggio Emilia, piccolo paesino di campagna di cui è famosa la sagra della patata.
Oppure può riferirsi a Sex on the Beach, un cocktail nato a Manhattan negli anni ’90 il cui nome è stato pensato per attirare i clienti con la promessa implicita di una passeggiata sulla spiaggia.
Oppure può riferirsi a Sex, libro della popstar Madonna in cui la diva appare insieme a Naomi Campbell e alcuni uomini di colore in atteggiamenti affettuosi.
VEGETALA: (è confusa) Sei disadattato?
CRIS: E perciò cosa hai sognato, Vegetale?
VEGETALA: Ho sognato che Cris andava alla toy house.
CRIS: Dove?
VEGETALA: Alla sala giochi!
CRIS: Ah, allora non hai sognato me, io non ci sono mai entrato in una sala giochi.
VEGETALA: Allora ha sognato che eri campione di soccer ball
CRIS: Di cosa?
VEGETALA: Calcetto, calcetto! Che giocavi al calcetto, volevo dire.
CRIS: Allora non sono io, mai giocato a calcetto!
VEGETALA: Allora ha sognato che andavi ad allenarti alla Fitness First e facevi tutti i muscoli nei bicipiti.
CRIS: Io? Ma ti pare? Fra poco non ho nemmeno le braccia. No, guarda, ti sei confusa, io non le faccio queste cose.
VEGETALA: E che fai tu durante la tua ora di vita?
CRIS: Niente.
VEGETALA: Davvero? Tu non dormi, non fai niente e non ti deprimi?
CRIS: Be’, no.
VEGETALA: Raccontami, Cris, raccontami come fai.
CRIS: Ma, non saprei.
VEGETALA: Come fai a non deprimerti?
CRIS: Ma non lo so, ognuno ha le sue cose.
VEGETALA: Ti prego dimmi come fai!
CRIS: Non lo so, io per esempio ho i miei tic… Ma non saprei cosa potresti fare tu.
VEGETALA: Fammeli, imparameli anche a me, tu che sei colto. Imparami a stare sveglia senza fare niente. Imparami i tuoi tic.
CRIS: Ma trovati una cosa tua, cosa ne so io. Ognuno c’ha le sue cose! Mia mamma per esempio è metempsicotica.
VEGETALA: Cosa?
CRIS: Metempsicotica. Mi leggeva nel pensiero!
VEGETALA: Davvero?
CRIS: Sì. Per esempio lei mi guarda e mi diceva: “Broccoli”. E io pensavo: broccoli!
VEGETALA: Prima o dopo?
CRIS: Cosa?
VEGETALA: Tu pensavi ai broccoli prima che te lo diceva o dopo?
CRIS: (confuso) Mentre lo diceva! È una magia!
VEGETALA: È bellissimo questo potere, imparamelo anche a me ti prego.
CRIS: Ma che dici? Cosa c’entri tu con mia mamma?
VEGETALA: Me la impari la psicosi? Me la impari?
CRIS: Basta! Stiamo esagerando!

La ragazza si ammutolisce.

Non bisogna raccontare mai niente a nessuno. Se lo fai, finisce per sentire la mancanza di tutti.
VEGETALA: (piccata) Quindi tu vorresti dire che abbiamo perso solo tempo insieme io e te? Che parlare non serve. Allora sai che ti dico? Hai ragione, si sprecano solo energie. Meglio dormire!

La ragazza si mette a dormire. Dopo qualche secondo di silenzio, Cris si accorge che lei non c’è più. Forse è finita la sua ora di vita.

CRIS: (al cavolo) Bravo papà! “Voglio essere mangiato… da una ragazza che ho scelto io…” Complimenti! Bella scelta! Questa si addormenta sempre. E se si addormentasse mentre ti mangia? Non ti digerirà mai e resterai nel suo stomaco addormentato per sempre. Papà? Papà mi senti? Perché non parli papà?

Il cavolo pende inerme di fronte a lui.

Oddìo papà, lo sapevo che non dovevo parlare con quella morta, adesso ho solo la sua strana voce in testa e non mi ricordo più la tua. (Afferra il cavolo, come se fosse un teschio. Indicandone un punto) Qui, proprio qui, c’era una bocca che cantava “Dreams is my reality, the only kind of real fantasy…” E ora? Niente, neppure l’ombra del suo sonnambulismo… (Piangendo) Ma io che me ne faccio dei miei problemi di comunicazione se non ho nessuno con cui comunicare?

Piange, disperato. Non gli resta più nessuno. Né la madre, né il padre, né la ragazza. Poi, da qualche parte, una voce.

VEGETALA: Broccoli.
CRIS: (sorride. Pensa sia la madre. Ripete quello che sente) Broccoli.
VEGETALA: Fine pianto.
CRIS: (asciugandosi le lacrime) Fine pianto.
VEGETALA: Sorridere.
CRIS: (sorridendo) Sorridere.
VEGETALA: Alzarsi in piedi.
CRIS: (alzandosi) Alzarsi in piedi.

Cris, che da quando era arrivato nell’aldilà, era rimasto sempre seduto, come seguendo il vecchio ordine della madre, è quasi sorpreso di essere di nuovo in piedi. Si guarda le estremità come se le scoprisse ora per la prima volta. Poi si volta e vede la ragazza.
Continuano così a dettarsi le cose che devono fare. Inizia una timida partitura di azioni durante la quale provano teneramente ad avvicinarsi.

VEGETALA: Che bello Cris. Tutto questo mi fa sentire… unita. A te, unita. Mi fa sentire viva. Forse è così: a ragionar da morti, si resta sempre morti. E per essere vivi basta fare cose da vivi. Quindi ascolta Cris, se tu fuggissi da questo posto con me, se anche io mi liberassi dei miei genitori, se entrambi eliminassimo le nostre madri, magari… Tutte queste cose sono proprio da vivi, capisci? Noi saremo vivi! (Si accorge d’un tratto di qualcosa) Cris, mi senti? Già non sbaglio nessun verbo!
CRIS: E io prima ne ho sbagliato uno… Ma sì, facciamolo! Tutto quello che vuoi! Andiamo, partiamo! Che ci importa? Magari a mia madre non la elimino, però.
VEGETALA: Va be’ questo magari no, se sei affezionato.
CRIS: Ma per il resto sì, partiamo!
VEGETALA: Sì, che bello! Andiamo!
CRIS: Sì.

Si guardano incerti per un po’, finché la ragazza ha un’idea.

VEGETALA: Fai autostop.
CRIS: Sì. (Si sporge in proscenio col pollice alzato)

Attendono.
Passano alcune auto.
Lui si diverte a imitarne il suono: per uscire dall’imbarazzo, come se fosse tutto un gioco, simula macchine lente, veloci, motorini e anche cavalli. La ragazza all’inizio ride, poi smette.
Silenzio.

VEGETALA: Cris. Ma cosa c’è in questo posto in cui andiamo?
CRIS: Tante cose belle.
VEGETALA: Dimmene una.
CRIS: Non lo so.
VEGETALA: Dimmene almeno una, Cris.
CRIS: “C'è un paese che danza notti intere, tra giardini di melagrane, e i frutti più squisiti, vaniglia e zafferano, cannella e cinnamomo, e ogni specie d’alberi da incenso.”
VEGETALA: E dov’è questo posto, Cris?
CRIS: Lontano lontano.
VEGETALA: Ma dicono che la felicità è dietro l’angolo.
CRIS: Sì, ma l’angolo è lontano.

Silenzio.

(Sente il cavolo perdere, una a una, le foglie. Lo afferra e lo offre alla ragazza) Prendi Vegetala. Con questo io ti do la mia carne, il mio sangue, prendine e mangiane. E vedrai che dopo ci dimenticheremo tutto: questo posto, la morte, e persino mia madre… (nel dire questo, d’improvviso guarda la ragazza con sospetto, vede per un attimo la preoccupante somiglianza con la madre)

Musica de Il Tempo delle mele. La Vegetala è commossa dal gesto altruistico di Cris. La musica sale, loro si avvicinano al cavolo e lo mangiano come se fosse una mela.

(Si appoggia sulla pancia della ragazza) Allora, cavolo, sei contento ora? Adesso puoi dirmi com’è dentro la pancia? È come mi ricordo io? È com’era la mamma, dentro, prima che io uscissi? È rosa? È morbida? È dolce com’era la mamma? È calda? È luminosa, come la mamma?

La ragazza si abbassa a livello del ragazzo. Gli sorride. Lui smette di parlare della madre. Le sorride a sua volta, incerto.

Forse stanno per baciarsi.