Caterina e la notte dell’usignolo
Commedia Brillante di
GIULIANO ANGELETTI
NOTA DELL’AUTORE
Ho scritto questa versione teatrale di Caterina e l’usignolo perché la novella di Boccaccio custodisce una grazia rara: la leggerezza dell’inganno innocente, la tenerezza del desiderio giovane,
la comicità domestica che nasce quando l’amore entra in una casa che non è pronta ad accoglierlo. In questa storia non c’è malizia, non c’è crudeltà, non c’è inganno feroce. C’è soltanto la goffaggine luminosa dell’amore, che fa tremare i giovani e rende ridicoli gli adulti. E c’è un padre che brontola per paura di perdere ciò che ama, e una madre che vede più lontano di tutti. Ho scelto di riscriverla in forma teatrale perché il teatro è il luogo dove le ombre diventano personaggi, dove un usignolo può essere un complice,
dove una terrazza può diventare un mondo, dove un padre può essere comico e tragico nello stesso respiro. E ho scelto di far parlare i personaggi con il voi, non per imitare pedissequamente la lingua del Trecento,
ma per avvicinarmi al suo ritmo, alla sua distanza, alla sua eleganza. Il voi restituisce la misura, la cortesia, la timidezza, la soglia tra i corpi e i cuori. È un gesto di rispetto, ma anche di pudore. È un modo per dire che l’amore, allora come oggi, nasce sempre in punta di piedi. Il voi crea un mondo: un mondo dove i giovani arrossiscono, i padri sospettano, le madri sorridono, e gli usignoli cantano come se sapessero tutto. Questa riscrittura non vuole modernizzare Boccaccio, né museificarlo. Vuole soltanto riportarlo in scena,
dargli un corpo, una voce, un respiro, e lasciare che la sua ironia, così umana, così precisa, così affettuosa torni a vibrare davanti a un pubblico. Se, leggendo o ascoltando questa storia, qualcuno sorriderà come sorride un padre che finge di essere severo, o come sorride una madre che sa già come andrà a finire,
allora questa piccola opera avrà compiuto il suo cammino.
Giuliano Angeletti
CARATTERE DEI PERSONAGGI
MESSER LIZIO DA VALBONA È un uomo che si veste da tempesta, ma dentro è un orto di basilico.
Burbero per difesa, tenero per natura.
Ha paura del mondo perché ama troppo la sua casa.
È convinto che ogni ombra sia un pericolo, ogni rumore un presagio, ogni usignolo un complice.
La sua rabbia è sempre finta, il suo amore sempre vero.
È un padre che brontola per non piangere, che minaccia per non cedere, che cede per non perdere.
La sua comicità nasce dalla sproporzione tra ciò che teme e ciò che accade davvero.
Il suo cuore è grande, ma non sa dove metterlo.
MADONNA RAIMONDA È la saggezza che cammina in punta di piedi.
Una donna che vede tutto, capisce tutto, prevede tutto.
Non alza mai la voce: non ne ha bisogno.
La sua arma è il sorriso, la sua forza è la calma, la sua astuzia è la dolcezza.
Sa che il mondo non si ferma, e che i figli crescono anche quando i padri non vogliono.
È la regista invisibile della casa:
sposta letti, sposta pensieri, sposta destini.
Ama suo marito come si ama un uomo che fa rumore: con pazienza, con ironia, con tenerezza.
È la vera custode della pace.
CATERINA È la luce giovane della storia.
Una fanciulla che non conosce la malizia, ma conosce il desiderio.
Il suo cuore è un giardino che si apre al primo canto dell’usignolo.
È rispettosa, educata, gentile… ma non passiva.
Sa ciò che vuole, e lo vuole con grazia.
La sua forza è la sua innocenza, la sua arma è la sua sincerità.
Dice “signor padre” con amore, non con paura.
È la primavera che entra in una casa d’autunno.
RICCIARDO MANARDI È un giovane che trema più di quanto dica.
Ha il coraggio dei timidi: quello che nasce dal cuore, non dalla vanità.
È rispettoso, misurato, sincero.
Non forza nulla, non pretende nulla, non invade nulla.
Ama Caterina con la devozione di chi sa che l’amore è un dono, non un diritto.
La sua ricchezza non lo rende superbo: lo rende libero di essere gentile.
È il giovane che ogni padre teme e ogni madre benedice.
La sua presenza è un chiarore, non un’ombra.
L’USIGNOLO Non è un personaggio, ma è un’anima. È il simbolo del desiderio che canta, della notte che si apre, dell’amore che sboccia. È il complice innocente, il testimone silenzioso, il messaggero del destino. Canta quando serve, tace quando deve.
È la voce della natura che benedice ciò che gli uomini temono.
DOVE L’USIGNOLO CANTA I CUORI SI CONFONDONO
Una terrazza ampia, affacciata su un giardino odoroso di erbe e di rose. È tardo pomeriggio. L’aria è tiepida, e un usignolo canta nascosto tra i rami. Entra Caterina, giovane e luminosa, seguita da Ricciardo Manardi, che porta ancora addosso la freschezza delle corse e delle risa del giorno.
CATERINA
ascoltando il canto
Voi l’udite, Ricciardo?
Pare che questo usignolo sappia più di noi, e nondimeno non dica parola che non sia musica.
RICCIARDO MANARDI
Forse egli canta per celare ciò che ignora.
O forse canta per dire ciò che noi non osiamo.
CATERINA
Voi parlate come un poeta, e non so se ciò mi conforti o mi confonda.
RICCIARDO MANARDI
Io stesso non so se parlo per coraggio o per timore.
Un breve silenzio. I due si guardano come chi teme che un gesto possa rompere un incanto.
CATERINA
Oggi il giorno è stato lungo.
RICCIARDO MANARDI
Lungo e lieto, madonna Caterina.
CATERINA
Lieto sì… ma anche turbato.
Quando sono con voi, mi pare che il mondo si faccia più vasto;
quando torno in casa, mi pare più stretto.
RICCIARDO MANARDI
Allora restate qui, finché il mondo non decide che forma prendere.
CATERINA
con un sorriso timido
Vorrei poterlo fare.
Vorrei dormire qui stanotte, all’aperto, sotto il cielo, con l’usignolo che veglia.
RICCIARDO MANARDI
E il vostro signor padre?
CATERINA
Il mio signor padre vede pericoli dove non vi sono, e ombre dove vi è solo la luna.
Ma mia madre…
Mia madre comprende più di quanto dica.
RICCIARDO MANARDI
E se vostra madre vi aiuta, egli acconsentirà?
CATERINA
Forse brontolerà, forse farà il severo…
Ma alla fine, come sempre, cederà.
Il suo cuore è più buono del suo cipiglio.
RICCIARDO MANARDI
E se non cedesse?
CATERINA
Allora inventeremo qualcosa.
Siamo giovani: è l’unico privilegio che il mondo ci concede.
L’usignolo canta più forte. Caterina chiude gli occhi un istante, come per custodire quel suono dentro di sé.
RICCIARDO MANARDI
Madonna Caterina…
CATERINA
Sì?
RICCIARDO MANARDI
Se voi dormiste qui…
Io…
CATERINA
apre gli occhi, lo guarda
Lo so.
E nondimeno non temo.
RICCIARDO MANARDI
Io non vorrei recarvi alcun danno.
CATERINA
E io non vorrei che voi ve ne andaste.
Si siedono sul bordo della terrazza, vicini ma senza toccarsi. Il vento muove i capelli di Caterina; Ricciardo la osserva come si osserva una cosa preziosa che non si osa sfiorare.
RICCIARDO MANARDI
Che faremo dunque?
CATERINA
Chiederò a mia madre che il letto sia posto qui.
Ella parlerà al signor padre.
E se Dio vorrà, l’usignolo avrà compagnia stanotte.
RICCIARDO MANARDI
E se Dio non vorrà?
CATERINA
Allora sarà l’usignolo a volerlo.
E a volte basta.
La luce cala lentamente. I due restano seduti, sospesi tra timore e desiderio, come due promesse che ancora non sanno se possono mantenersi.
MADONNA RAIMONDA PIEGA IL BURBERO
Una sala ampia, con un grande tavolo di legno scuro. Una finestra aperta lascia entrare l’odore del giardino e un filo di canto dell’usignolo. Messer Lizio da Valbona è seduto, intento a leggere un manoscritto che tiene al contrario senza accorgersene. Brontola piano, come se il mondo intero gli desse fastidio per principio. Entra Madonna Raimonda, con passo leggero e sguardo deciso.
MADONNA RAIMONDA
Messere… posso dirvi una parola?
MESSER LIZIO DA VALBONA
senza alzare lo sguardo
Voi me la dite già.
MADONNA RAIMONDA
Allora ve ne dirò due.
MESSER LIZIO DA VALBONA
sbuffa, ma è uno sbuffo domestico, quasi affettuoso
Parlate, parlate.
Tanto, in questa casa, la quiete è virtù sconosciuta.
MADONNA RAIMONDA
È di Caterina che voglio discorrere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
alza lo sguardo, già preoccupato
Che ha fatto?
Ha corso troppo?
Ha letto troppo?
Ha pensato troppo?
MADONNA RAIMONDA
Nulla di tutto ciò.
Ella desidera soltanto che il suo letto sia posto sulla terrazza, per dormire all’aria aperta.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sbalza sulla sedia come punto da un’ape
Sulla terrazza?!
Di notte?!
All’aria?!
Tra venti, ombre e… e… creature?!
MADONNA RAIMONDA
Messere, vi prego…
Non vi sono creature, se non l’usignolo che canta.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Eccolo!
L’usignolo!
Sapevo che c’era di mezzo un pennuto!
Io non mi fido degli uccelli che cantano troppo:
chi canta troppo, qualcosa nasconde.
MADONNA RAIMONDA
È un uccellino, messere.
Non un congiurato.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Gli uccellini sono i peggiori.
Prima cantano, poi si avvicinano, poi fanno i gentili…
E alla fine vi trovate la casa piena di piume e di guai.
MADONNA RAIMONDA
gli si avvicina, gli sistema il mantello
Voi temete più del necessario.
Caterina è una fanciulla assennata.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Non è lei che temo.
Sono gli altri.
Il mondo.
Le notti.
Gli usignoli.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Ella desidera soltanto respirare un poco di cielo.
È giovane: lasciatele almeno questo.
MESSER LIZIO DA VALBONA
la guarda con sospetto affettuoso
Voi mi state circuendo.
MADONNA RAIMONDA
Io?
Mai, messere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sì che lo fate.
E sempre con quel sorriso che mi disarma.
È ingiusto.
MADONNA RAIMONDA
È amore.
MESSER LIZIO DA VALBONA
È ingiusto e amore.
Una combinazione letale.
Madonna Raimonda sorride. Il Messere tenta di resistere, ma il suo volto si ammorbidisce come pane caldo.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Dunque…
Ella vuole dormire sulla terrazza?
MADONNA RAIMONDA
Sì, messere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E voi volete che io acconsenta?
MADONNA RAIMONDA
Sì, messere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E l’usignolo vuole cantare tutta la notte?
MADONNA RAIMONDA
Pare di sì, messere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
si arrende con un sospiro che sembra un temporale
E sia.
Mettetele il letto sulla terrazza.
Ma se accade qualcosa…
Se odo un fruscio…
Se scorgo un’ombra…
Se un usignolo osa guardarla con troppa insistenza…
MADONNA RAIMONDA
lo interrompe con un bacio sulla guancia
Nulla accadrà, messere.
State sereno.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sereno?
Io?
In questa casa?
Con una figlia che dorme all’aperto e un usignolo che complotta?
Ah, Raimonda…
Voi mi condurrete alla tomba.
MADONNA RAIMONDA
E vi ci condurrò amato.
Madonna Raimonda esce, vittoriosa. Messer Lizio resta solo, guardando verso la terrazza come un generale che sa già di aver perso la battaglia prima ancora di combatterla.
MESSER LIZIO DA VALBONA
tra sé, con un sorriso che non vuole confessare
Che Dio mi guardi…
Perché contro queste donne…
Io non vinco mai.
Buio lento.
IL LETTO CHE SALE IN TERRAZZA
La scena si apre sulla terrazza. Due servi robusti trascinano un grande letto di legno, ansimando come se stessero trasportando un carro di pietre. Caterina osserva con un misto di trepidazione e gioia. Madonna Raimonda dirige l’operazione come un capitano di ventura. L’usignolo canta, quasi divertito.
SERVITORE PRIMO
ansimando
Madonna… questo letto pesa come un peccato antico.
MADONNA RAIMONDA
I peccati antichi si portano con grazia, buon uomo.
Avanti, un altro passo.
SERVITORE SECONDO
Madonna, se facciamo un altro passo, il letto ci trascina giù dal terrazzo.
MADONNA RAIMONDA
Allora fate mezzo passo.
E poi un altro mezzo.
E poi un altro ancora.
Così si conquista il mondo.
I servi obbediscono, rassegnati. Caterina osserva il letto che avanza come un trono in processione.
CATERINA
Madre…
Voi siete certa che il signor padre non si adirerà?
MADONNA RAIMONDA
Certo che si adirerà.
È il suo modo di respirare.
Ma poi gli passerà.
CATERINA
E se non gli passasse?
MADONNA RAIMONDA
Allora gli passerà domani.
O dopodomani.
Gli uomini sono come il vino:
si agitano quando li si muove, ma poi tornano quieti.
I servi posano finalmente il letto al centro della terrazza. Si asciugano la fronte come se avessero scalato una montagna.
SERVITORE PRIMO
Madonna…
È fatto.
MADONNA RAIMONDA
Ben fatto.
Ora andate, e non dite parola a nessuno.
SERVITORE SECONDO
A nessuno, madonna?
MADONNA RAIMONDA
A nessuno.
Neppure all’usignolo.
I servi si guardano, confusi, poi si inchinano ed escono. Caterina si avvicina al letto, lo sfiora con la mano come se fosse un oggetto sacro.
CATERINA
Madre…
È bellissimo.
Pare un’isola nel cielo.
MADONNA RAIMONDA
È un letto, figlia mia.
Ma se per voi è un’isola, che sia un’isola.
L’importante è che vi porti pace.
CATERINA
E voi credete che il signor padre non sospetti nulla?
MADONNA RAIMONDA
Sospetterà tutto.
Ma non indovinerà niente.
È la sua più grande virtù.
Si sente un colpo di tosse teatrale. Entra Messer Lizio da Valbona, con passo pesante e sguardo severo. Ma sotto il severo, si intravede già la resa.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Che accade qui?
Che tumulto è questo?
Perché il mio terrazzo pare un campo di battaglia?
MADONNA RAIMONDA
Messere, non è un campo di battaglia.
È un letto.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Lo vedo che è un letto!
Non sono cieco!
Ma perché è qui?
Perché non è dove i letti devono stare?
Perché il mondo non può restare com’è?
MADONNA RAIMONDA
Perché il mondo cambia, messere.
E anche le fanciulle crescono.
MESSER LIZIO DA VALBONA
si gira verso Caterina, con finto terrore
Figlia mia…
Voi volete dormire qui?
All’aperto?
Sotto il cielo?
Tra venti, ombre e… e… bestie?
CATERINA
inchinandosi con dolcezza
Sì, signor padre.
Se a voi piace concedermelo.
MESSER LIZIO DA VALBONA
A me non piace nulla di tutto ciò!
Ma…
si ferma, guarda Raimonda, poi Caterina, poi il letto, poi l’usignolo
…ma se ciò vi dà gioia…
E se vostra madre lo desidera…
E se l’usignolo non ha nulla in contrario…
L’usignolo canta, come per approvare.
MESSER LIZIO DA VALBONA
…allora sia.
Dormite qui.
Ma guai se accade qualcosa!
Guai se odo un fruscio!
Guai se un’ombra si muove!
Guai se un usignolo vi guarda con troppa confidenza!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
L’usignolo è un uccellino.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E gli uccellini sono i peggiori!
Ma…
si rassegna
…che Dio vi protegga, figlia mia.
CATERINA
Grazie, signor padre.
Lizio si volta per uscire, ma prima di farlo lancia un’ultima occhiata al letto, come se temesse che potesse muoversi da solo.
MESSER LIZIO DA VALBONA
tra sé
Questo letto mi seppellirà.
Esce. Madonna Raimonda sorride. Caterina respira profondamente, felice.
MADONNA RAIMONDA
Ecco fatto, figlia mia.
La notte è vostra.
CATERINA
E l’usignolo pure.
L’usignolo canta. La luce cala dolcemente.
Buio lento.
LA NOTTE CHE SI PREPARA
La scena è la terrazza, ora rischiarata da una luce più tenue. Il letto è al suo posto, come un’isola bianca in mezzo al cielo che scurisce. L’usignolo canta a tratti, come se provasse la voce per la notte imminente. Caterina è sola: sistema le lenzuola, liscia il cuscino, osserva il cielo con un’emozione che non sa nominare.
CATERINA
tra sé, piano
Pare che il cielo si avvicini, quando lo si guarda da qui.
E pare che il cuore batta più forte, quando si attende qualcuno.
Un lieve rumore. Caterina si volta. Entra Ricciardo Manardi con passo attento, quasi timoroso di disturbare l’aria stessa.
RICCIARDO MANARDI
Madonna Caterina…
Posso avanzare?
CATERINA
Voi siete già avanzato, Ricciardo.
E non mi dispiace.
Ricciardo si avvicina di qualche passo, poi si ferma, come se temesse di profanare un luogo sacro.
RICCIARDO MANARDI
Io ho veduto i servi trascinare il letto fin qui.
E ho udito Messer Lizio brontolare come un temporale.
E ho pensato…
“Questa notte sarà lunga.”
CATERINA
Lunga sì.
Ma non per timore.
RICCIARDO MANARDI
Per che cosa, allora?
CATERINA
Per attesa.
Un silenzio. L’usignolo canta una breve frase, come un commento.
RICCIARDO MANARDI
Vostra madre…
Ella ha fatto miracoli.
CATERINA
Ella fa miracoli ogni giorno, Ricciardo.
Solo che nessuno li chiama così.
RICCIARDO MANARDI
E vostro padre…
Egli ha ceduto?
CATERINA
Ha ceduto come cedono gli alberi forti:
con molto rumore, e molta dignità.
RICCIARDO MANARDI
Io temo che egli mi odi.
CATERINA
Egli non odia nessuno.
Finge soltanto.
È un uomo che si traveste da tempesta, ma dentro è un orto di basilico.
RICCIARDO MANARDI
ride piano
Un orto di basilico…
È la più bella immagine che abbia udito.
CATERINA
È la verità.
E la verità, quando è detta con amore, pare poesia.
Ricciardo si avvicina ancora. Ora è a pochi passi da lei.
RICCIARDO MANARDI
Madonna Caterina…
Voi non temete questa notte?
CATERINA
No.
La temo solo se voi non venite.
RICCIARDO MANARDI
Io verrò.
Ma verrò con rispetto.
Con timore.
Con cuore sincero.
CATERINA
È tutto ciò che vi chiedo.
Un vento leggero muove le tende della terrazza. La notte avanza, lenta e morbida.
RICCIARDO MANARDI
Vostro padre…
Egli non salirà?
CATERINA
Salirà.
E brontolerà.
E fingerà di non vedere.
E poi scenderà.
E pregherà per me.
E forse anche per voi.
RICCIARDO MANARDI
Per me?
CATERINA
Sì.
Perché egli sa che chi ama sua figlia deve essere protetto quanto lei.
Ricciardo abbassa lo sguardo, commosso.
RICCIARDO MANARDI
Madonna Caterina…
Io non so se merito tanta grazia.
CATERINA
Nessuno la merita.
La si riceve, e basta.
L’usignolo canta più forte, come se annunciasse l’arrivo della notte.
RICCIARDO MANARDI
Quando verrò…
Voi mi attenderete?
CATERINA
Io vi attendo già.
Un silenzio lungo, dolce, sospeso. I due si guardano come se il mondo fosse diventato più piccolo e più grande nello stesso istante.
RICCIARDO MANARDI
Allora…
Io verrò quando la casa tace.
Quando le luci si spengono.
Quando il cielo si fa più scuro.
CATERINA
E io sarò qui.
Con l’usignolo.
E con il cuore che non sa stare fermo.
Ricciardo fa un inchino lieve, come un voto silenzioso.
RICCIARDO MANARDI
Che Dio vegli su voi, madonna Caterina.
CATERINA
E su voi, Ricciardo Manardi.
Ricciardo esce piano, senza voltarsi. Caterina resta sola sulla terrazza, guardando il letto come si guarda una promessa.
Buio lento.
LA CASA CHE SI ADDORMENTA
La scena si apre nella grande sala della casa. Le luci sono basse, come se il giorno stesse facendo l’ultimo inchino. Una servetta spegne lentamente le candele, una dopo l’altra, mentre l’usignolo canta lontano, come un richiamo che attraversa le stanze. Entra Madonna Raimonda, con passo leggero e sguardo vigile. Poco dopo, compare Messer Lizio da Valbona, che cammina come un uomo che teme di mettere il piede nel posto sbagliato.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
È tempo di quiete.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Quiete?
In questa casa?
Con un letto sulla terrazza e un usignolo che complotta?
Raimonda, voi avete un concetto assai curioso di quiete.
MADONNA RAIMONDA
La quiete non è l’assenza di rumore, messere.
È l’assenza di timore.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E voi credete che io non tema nulla?
Io temo tutto!
Tremo per la mia casa, per mia figlia, per la mia pace…
E soprattutto tremo per quell’usignolo che canta come un menestrello innamorato!
MADONNA RAIMONDA
con dolcezza
Messere…
Voi siete un uomo buono.
E gli uomini buoni temono perché amano.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io temo perché prevedo disastri!
E i disastri, in questa casa, arrivano sempre quando cala la notte.
MADONNA RAIMONDA
O quando voi li immaginate.
Lizio la guarda, sospira, e si siede pesantemente su una sedia, come se portasse sulle spalle il peso del mondo.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Dove è Caterina?
MADONNA RAIMONDA
Sulla terrazza, messere.
Ella prepara il suo giaciglio.
MESSER LIZIO DA VALBONA
scatta in piedi
Sola?!
MADONNA RAIMONDA
Sola.
E serena.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Serena lei…
Ma io?
Io non sarò sereno finché il sole non tornerà a sorgere!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Ella è vostra figlia.
E voi l’avete cresciuta con onore.
Non vi è nulla da temere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
borbotta
Non vi è nulla da temere…
Lo dite voi.
Io temo anche le ombre dei mobili, la notte.
MADONNA RAIMONDA
Allora non guardate i mobili.
Guardate me.
Lizio la guarda. E si calma. Come sempre.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Raimonda…
Voi siete la mia rovina.
MADONNA RAIMONDA
E la vostra salvezza.
Un breve silenzio. L’usignolo canta più vicino, come se si fosse avvicinato alla casa.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Eccolo!
Lo sentite?
È venuto a controllare se il letto è pronto!
Io lo sapevo!
È un uccello di cattive intenzioni!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
È un usignolo.
Non un cavaliere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Peggio!
I cavalieri almeno si annunciano.
Gli usignoli no: arrivano, cantano e…
E poi?
E poi…
si interrompe, non sapendo come finire
…e poi nulla!
Ed è questo che mi inquieta!
Madonna Raimonda ride piano, con affetto.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
È tempo di andare a riposare.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io non dormirò.
Veglierò come una sentinella.
Se qualcosa accade, io sarò pronto.
MADONNA RAIMONDA
Pronto a che?
MESSER LIZIO DA VALBONA
A brontolare!
A minacciare!
A fare il padre!
MADONNA RAIMONDA
E a voler bene.
MESSER LIZIO DA VALBONA
si arrende
Sì…
Anche a quello.
La servetta spegne l’ultima candela. La sala si oscura. Solo la luna illumina la scena.
MADONNA RAIMONDA
Venite, messere.
La notte è lunga, ma non è cattiva.
MESSER LIZIO DA VALBONA
La notte non è cattiva…
Ma io sì, quando non dormo.
Madonna Raimonda gli prende il braccio. Lizio si lascia condurre, brontolando a mezza voce.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Che Dio protegga questa casa…
E soprattutto quella terrazza.
Escono. La scena resta vuota per un istante. Poi, dall’alto, si sente il canto dell’usignolo, limpido e ostinato.
Buio lento.
L’ARRIVO DI RICCIARDO NELLA NOTTE
La scena si apre sulla terrazza. La notte è ormai piena: la luna illumina il letto come un altare silenzioso. L’usignolo canta a tratti, come se facesse la guardia. Caterina è seduta sul bordo del letto, avvolta in un mantello leggero. L’aria è immobile, come se attendesse qualcosa.
CATERINA
tra sé, piano
La casa tace.
Il vento tace.
Persino il mio cuore vorrebbe tacere…
Ma non può.
Un lieve rumore di passi. Non passi sicuri: passi che cercano di non essere passi. Caterina si volta. Una figura appare nell’ombra della scala. È Ricciardo Manardi, che avanza come un ladro inesperto.
RICCIARDO MANARDI
quasi sussurrando
Madonna Caterina…
Siete voi?
CATERINA
Chi altri dovrebbe essere, Ricciardo?
Un fantasma?
RICCIARDO MANARDI
In questa notte, madonna, anche un fantasma avrebbe timore di voi.
CATERINA
E voi no?
RICCIARDO MANARDI
Io temo tutto…
Tranne voi.
Ricciardo avanza di qualche passo, poi si ferma, come se il pavimento potesse tradirlo.
CATERINA
Venite avanti.
La notte non morde.
RICCIARDO MANARDI
La notte no…
Ma vostro padre sì.
CATERINA
con un sorriso
Il signor padre dorme.
O finge di dormire.
O brontola nel sonno.
In ogni caso, non è qui.
RICCIARDO MANARDI
E vostra madre?
CATERINA
Ella veglia sempre.
Ma veglia per amore, non per sospetto.
Ricciardo si avvicina ancora. Ora è vicino al letto. La luna illumina il suo volto: è emozionato, quasi tremante.
RICCIARDO MANARDI
Madonna Caterina…
Io non so se merito di essere qui.
CATERINA
Meritare non è il verbo giusto, Ricciardo.
Essere qui è un dono.
E i doni non si meritano: si accolgono.
RICCIARDO MANARDI
Io lo accolgo…
Con tutto il cuore.
Un silenzio. L’usignolo canta una breve frase, come un incoraggiamento.
CATERINA
Ricciardo…
Voi siete venuto con passo lieve.
Come se temeste di svegliare il mondo.
RICCIARDO MANARDI
Io temo di svegliare vostro padre.
CATERINA
Il mondo è più facile da svegliare di lui.
RICCIARDO MANARDI
E se egli salisse?
CATERINA
Allora io direi la verità:
che voi siete venuto a parlarmi.
A vegliare con me.
A udire l’usignolo.
RICCIARDO MANARDI
Egli non crederebbe una parola.
CATERINA
E nondimeno sarebbe vero.
Ricciardo si siede accanto a lei, ma a debita distanza, come un cavaliere che teme di mancare di rispetto.
RICCIARDO MANARDI
Madonna Caterina…
Io non voglio recarvi alcun danno.
Né voglio che il mondo pensi male di voi.
CATERINA
Il mondo pensa male anche dei santi, Ricciardo.
E nondimeno i santi non smettono di essere santi.
RICCIARDO MANARDI
E voi…
Voi siete una santa?
CATERINA
No.
Sono solo una fanciulla che ascolta un usignolo.
E che attende un giovane che le è caro.
Ricciardo abbassa lo sguardo, commosso.
RICCIARDO MANARDI
Madonna Caterina…
Io vi sono caro?
CATERINA
Sì.
E più di quanto io sappia dire.
Un silenzio lungo, pieno di respiro. La notte sembra trattenere il fiato.
RICCIARDO MANARDI
Posso restare?
CATERINA
Sì.
Ma con rispetto.
Con cuore sincero.
Con la notte come testimone.
RICCIARDO MANARDI
Così sarà.
Ricciardo si siede accanto a lei, questa volta un poco più vicino. Non la tocca. Non osa. Ma la vicinanza parla da sé.
CATERINA
Ricciardo…
Guardate il cielo.
RICCIARDO MANARDI
Lo guardo.
CATERINA
Pare più grande, stanotte.
RICCIARDO MANARDI
Pare grande perché voi lo guardate.
L’usignolo canta, come se approvasse la frase.
CATERINA
Ricciardo…
Voi tremate.
RICCIARDO MANARDI
Non è paura.
È…
È la notte.
CATERINA
E la notte, quando è buona, fa tremare.
Un silenzio. I due restano seduti, vicini, mentre la luna li avvolge.
RICCIARDO MANARDI
Madonna Caterina…
Io veglierò con voi.
Finché il cielo non impallidisce.
CATERINA
E io veglierò con voi.
Finché l’usignolo non tace.
La scena resta sospesa, come un respiro trattenuto. La notte avanza, lenta, morbida, luminosa.
Buio lento.
IL SIGNOR PADRE CHE NON DORME
La scena si apre nella camera di Messer Lizio da Valbona. La stanza è buia, ma la luna filtra dalle imposte socchiuse. Sul letto, Lizio è disteso, rigido come un soldato in guardia. Accanto a lui, Madonna Raimonda dorme con la serenità di chi sa che tutto andrà come deve andare. L’usignolo canta lontano, ma abbastanza forte da tormentare il Messere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
tra sé, borbottando
Eccolo.
Canta ancora.
Non ha mai cantato così tanto in vita sua.
È un canto sospetto.
Un canto… strategico.
Si gira su un fianco. Nulla cambia. Si gira sull’altro. Nulla cambia. Si siede sul letto, sconfitto.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Raimonda…
Dormite?
MADONNA RAIMONDA
sussurrando, senza aprire gli occhi
Sì, messere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Come potete dormire?
Non udite quel canto?
È un canto di… di… complicità!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
È un usignolo.
Non un complice.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Voi non capite!
Gli usignoli sono creature astute.
Cantano per distrarre.
Cantano per coprire.
Cantano per… per…
si ferma, non trovando la parola
…per qualcosa!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Voi state immaginando troppo.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io non immagino mai!
Io prevedo!
E ciò che prevedo non mi piace.
Si alza dal letto, cammina avanti e indietro come un generale in preda a un presagio.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Caterina è sulla terrazza.
Sola.
Con un letto.
Con la luna.
Con l’usignolo.
E con…
si blocca, spalanca gli occhi
…e con il mondo intero che potrebbe salire quelle scale!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Il mondo intero non salirà.
E se anche salisse, Caterina saprebbe difendersi.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Difendersi?!
Ella è una fanciulla!
E il mondo è pieno di… di…
si ferma di nuovo, cercando la parola
…di giovinastri!
MADONNA RAIMONDA
con un sorriso che non si vede, ma si sente
Giovinastri come Ricciardo Manardi?
Lizio si immobilizza come se qualcuno gli avesse tirato una freccia.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ricciardo Manardi?!
Perché lo nominate?
Perché?
Perché?!
si avvicina al letto, agitato
Voi sapete qualcosa!
Voi sempre sapete qualcosa!
MADONNA RAIMONDA
Io so che Ricciardo è un giovane onesto.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Onesto?!
Nessun giovane è onesto dopo il tramonto!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Voi state esagerando.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io non esagero mai!
Io…
si ferma, ascolta
…udite?
Non canta più.
Silenzio. L’usignolo tace davvero.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ecco!
Lo sapevo!
Quando l’usignolo tace, accade qualcosa!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Forse dorme.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Gli usignoli non dormono!
Complottano!
Si avvicina alla porta, apre piano, sporge la testa nel corridoio.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io vado a vedere.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Non fate sciocchezze.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io non faccio sciocchezze!
Io faccio il padre!
MADONNA RAIMONDA
E il marito?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Il marito resta qui.
Il padre sale.
Raimonda apre un occhio, lo guarda con infinita tenerezza.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Andate piano.
E non fate rumore.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io?
Rumore?
Mai!
Esce.
Un secondo dopo, si sente un tonfo sordo nel corridoio.
MESSER LIZIO DA VALBONA
fuori scena, sussurrando furioso
Chi ha messo questo sgabello qui?!
Raimonda sospira, scuote la testa e si rimette a dormire.
Buio lento.
MADONNA RAIMONDA E LE MILLE SCUSE
La scena si apre nella camera da letto. La luna filtra dalle imposte. Madonna Raimonda è distesa con eleganza, ma con gli occhi ben aperti. Messer Lizio da Valbona è in piedi davanti alla porta, con la mano sulla maniglia, pronto a uscire come un soldato che parte per la guerra.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Raimonda… io vado.
MADONNA RAIMONDA
senza muoversi
Dove andate, messere?
MESSER LIZIO DA VALBONA
A vigilare!
A controllare!
A proteggere!
A… a…
si ferma, cercando la parola
…a fare il padre!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Non è prudente uscire ora.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Perché non sarebbe prudente?
La notte è giovane!
MADONNA RAIMONDA
Proprio per questo.
La notte giovane è la più imprevedibile.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io sono più imprevedibile della notte!
MADONNA RAIMONDA
E proprio per questo dovreste restare qui.
Lizio apre la porta di un palmo. Raimonda si solleva appena, con un gesto lento, calcolato.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Aspettate.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Che c’è ancora?
MADONNA RAIMONDA
Ho udito un rumore.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Un rumore?!
Dove?!
MADONNA RAIMONDA
Qui.
Nella stanza.
Forse sotto il letto.
Lizio si immobilizza. Guarda il letto come se potesse saltargli addosso.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sotto il letto?!
Che rumore era?
MADONNA RAIMONDA
Un rumore…
pausa drammatica
…di nulla.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Di nulla?!
MADONNA RAIMONDA
Sì.
E il nulla è la cosa più insidiosa del mondo.
Lizio chiude la porta, incerto.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Raimonda…
Voi mi state sviando.
MADONNA RAIMONDA
Io?
Mai, messere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io devo salire in terrazza!
Devo vedere se Caterina respira!
Se dorme!
Se l’usignolo non le canta troppo vicino!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Prima che voi saliate, dovreste bere un sorso d’acqua.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Un sorso d’acqua?!
MADONNA RAIMONDA
Sì.
La vigilanza richiede idratazione.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io non ho sete!
MADONNA RAIMONDA
Allora bevete per precauzione.
Lizio si avvicina al tavolino, prende la brocca, beve un sorso. Raimonda lo osserva come un gatto che osserva un uccellino.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ecco.
Ho bevuto.
Ora vado.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Aspettate.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ancora?!
MADONNA RAIMONDA
Voi non avete preso il mantello.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Non mi occorre!
MADONNA RAIMONDA
La notte è fresca.
E un padre raffreddato è un padre inutile.
Lizio si ferma. Sospira. Torna indietro. Indossa il mantello.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ora posso andare?
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Aspettate.
MESSER LIZIO DA VALBONA
disperato
Per l’amor di Dio, Raimonda!
Che c’è ancora?!
MADONNA RAIMONDA
Voi non avete le pantofole.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Le pantofole?!
Io non vado a una festa!
Vado a spiare!
MADONNA RAIMONDA
E proprio per questo dovete essere silenzioso.
Le pantofole non fanno rumore.
Lizio si guarda i piedi. È scalzo. Sconfitto, infila le pantofole.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ora…
Ora posso andare?
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Aspettate.
MESSER LIZIO DA VALBONA
urla sussurrando
Raimonda!
MADONNA RAIMONDA
Voi non avete salutato vostra moglie.
Lizio si blocca. La guarda. Si ammorbidisce.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Raimonda…
Voi siete la mia rovina.
MADONNA RAIMONDA
E la vostra salvezza.
Lizio si avvicina, le dà un bacio sulla fronte. Raimonda lo trattiene un istante, con dolcezza.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
State attento.
Non fate rumore.
E soprattutto…
Non fate sciocchezze.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io?
Mai!
Esce finalmente.
Un secondo dopo, fuori scena, si sente un tonfo.
MESSER LIZIO DA VALBONA
furioso e sussurrato
Chi ha lasciato questo sgabello qui?!
Raimonda sorride, si rimette a letto, e chiude gli occhi con la serenità di chi ha fatto il possibile.
Buio lento.
IL SOSPETTO CRESCE COME LA LUNA
La scena riprende nel corridoio, appena fuori dalla camera. Messer Lizio da Valbona avanza con passo deciso, pantofole ai piedi, mantello sulle spalle, brocca d’acqua in mano (che non sa dove posare). Dietro di lui, come un’ombra elegante e ostinata, compare Madonna Raimonda, che tenta ancora di trattenerlo.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Aspettate ancora un istante.
MESSER LIZIO DA VALBONA
senza voltarsi
Raimonda…
Per l’amor del cielo…
Che c’è adesso?
MADONNA RAIMONDA
Ho pensato che…
Forse…
Non è bene salire in terrazza a quest’ora.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E perché non sarebbe bene?
MADONNA RAIMONDA
Perché…
Perché la luna è troppo piena.
MESSER LIZIO DA VALBONA
La luna?!
MADONNA RAIMONDA
Sì, messere.
La luna piena confonde gli uomini.
Li rende impulsivi.
Li fa vedere cose che non ci sono.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io vedo benissimo ciò che c’è!
E ciò che temo che ci sia!
Si volta di scatto verso di lei.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Raimonda…
Voi mi state nascondendo qualcosa.
MADONNA RAIMONDA
Io?
Nulla, messere.
Nulla affatto.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Allora perché mi seguite come un’ombra?
Perché mi fermate ogni tre passi?
Perché mi parlate della luna come se fosse una cospiratrice?
MADONNA RAIMONDA
Perché…
Perché temo per voi.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Per me?!
Io sono un uomo forte!
MADONNA RAIMONDA
Sì, messere.
Ma siete anche un uomo che inciampa negli sgabelli.
Lizio si irrigidisce, offeso nella dignità.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Quello sgabello era fuori posto!
Qualcuno l’ha messo lì apposta!
MADONNA RAIMONDA
Sì, messere.
Lo sgabello.
L’usignolo.
La luna.
Tutti contro di voi.
MESSER LIZIO DA VALBONA
stringe gli occhi, sospettoso
Raimonda…
Voi mi state prendendo in giro.
MADONNA RAIMONDA
Io?
Mai, messere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sì che lo fate!
E quando voi mi prendete in giro…
Significa che qualcosa non va!
Si avvicina a lei, la guarda negli occhi.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ditemi la verità.
Voi sapete qualcosa che io non so?
MADONNA RAIMONDA
con un sorriso angelico
Io so molte cose che voi non sapete, messere.
Ma nessuna riguarda la terrazza.
MESSER LIZIO DA VALBONA
si allontana, agitato
Questo è proprio ciò che direbbe chi vuole nascondere qualcosa!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Forse dovreste sedervi un momento.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sedermi?!
Quando mia figlia dorme all’aperto?!
Quando un usignolo canta come un menestrello ubriaco?!
Quando il mondo intero potrebbe salire quelle scale?!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Il mondo intero non salirà.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E voi come lo sapete?!
MADONNA RAIMONDA
Perché il mondo intero dorme.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E se qualcuno non dormisse?!
MADONNA RAIMONDA
Allora sarebbe un insonne.
Non un pericolo.
MESSER LIZIO DA VALBONA
si passa una mano sulla fronte, esasperato
Raimonda…
Voi mi state facendo impazzire.
MADONNA RAIMONDA
Meglio impazzire qui…
Che fare sciocchezze lassù.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sciocchezze?!
Io non faccio sciocchezze!
Io faccio il padre!
MADONNA RAIMONDA
E io faccio la moglie.
E la moglie dice:
“Restate.”
MESSER LIZIO DA VALBONA
E il padre dice:
“No.”
Si gira verso la scala. Raimonda gli afferra il mantello.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Aspettate ancora un istante.
MESSER LIZIO DA VALBONA
si libera piano, con dignità
Raimonda…
Se voi mi fermate ancora…
Io penserò davvero che qualcosa accade sulla terrazza.
Raimonda si immobilizza.
Lizio la guarda.
Lei tace.
E il suo silenzio è più sospetto di mille parole.
MESSER LIZIO DA VALBONA
terrorizzato
Raimonda…
Perché tacete?!
MADONNA RAIMONDA
Perché…
Perché non so più che scusa inventare.
Lizio spalanca gli occhi, sconvolto.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Allora è vero!
Qualcosa accade!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Io…
Io volevo solo proteggervi.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Proteggermi da cosa?!
MADONNA RAIMONDA
Da voi stesso.
Lizio si gira verso la scala, deciso.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Basta!
Io salgo!
E se trovo qualcosa…
Guai a tutti!
Esce di corsa (per quanto si possa correre in pantofole).
Raimonda resta sola, sospira, e si passa una mano sulla fronte.
MADONNA RAIMONDA
Che Dio lo accompagni…
E lo trattenga.
Buio lento.
IL PADRE ARRIVA IN TERRAZZA E VEDE LE OMBRE
La scena si apre sulla terrazza. La luna è alta, bianca come un occhio vigile. Il letto è lì, immobile, ma le tende leggere mosse dal vento creano ombre che danzano. Caterina e Ricciardo sono seduti vicini, parlano a voce bassa, come due anime che temono di svegliare il cielo. L’usignolo tace, come se ascoltasse.
Dal fondo della scala si sente un passo incerto, poi un altro, poi un altro ancora. Entra Messer Lizio da Valbona, avvolto nel mantello, pantofole ai piedi, occhi spalancati come un uomo che teme di vedere ciò che non vuole vedere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
tra sé, sussurrando furioso
Eccola… la terrazza.
Il luogo del misfatto.
Il nido dell’usignolo.
Il teatro del destino.
Avanza di qualche passo, guardandosi attorno come un ladro che teme di incontrare un altro ladro.
MESSER LIZIO DA VALBONA
sempre tra sé
Silenzio…
Troppo silenzio.
Il silenzio è peggio del rumore.
Il rumore almeno dice dove si nasconde il pericolo.
Un lembo di tenda si muove. Lizio sobbalza come punto da un serpente.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Chi va là?!
La tenda si muove ancora. È solo il vento. Ma Lizio non lo accetta.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Vento…
O complice?!
Si avvicina al letto. Vede due ombre sedute. Non distingue i volti. La sua immaginazione galoppa.
MESSER LIZIO DA VALBONA
terrorizzato
Due ombre?!
Due?!
Non una…
Due!
Si avvicina ancora, con passo felpato e tragico. Caterina e Ricciardo non lo vedono: parlano piano, voltati verso il cielo.
CATERINA
Ricciardo…
Guardate come brilla la luna.
RICCIARDO MANARDI
Ella brilla perché vi guarda.
Lizio spalanca gli occhi, sconvolto.
MESSER LIZIO DA VALBONA
tra sé, indignato
La luna la guarda?!
E lui glielo dice?!
Ohimè…
È peggio di quanto pensassi!
Si avvicina ancora. Ora è a pochi passi. Le ombre si fondono, sembrano una sola. Lizio porta una mano al cuore.
MESSER LIZIO DA VALBONA
quasi svenendo
Una sola ombra?!
Sono… sono…
Troppo vicini!
Troppo!
Fa un passo avanti. Una tavoletta scricchiola sotto il suo piede. Caterina e Ricciardo si voltano di scatto.
CATERINA
spaventata
Chi è là?!
MESSER LIZIO DA VALBONA
con voce che vorrebbe essere tonante ma esce strozzata
Sono io!
Il padre!
Il signor padre!
Ricciardo balza in piedi come un soldato colto in flagrante. Caterina si alza subito dopo.
RICCIARDO MANARDI
Messere…
Io…
Io posso spiegare!
MESSER LIZIO DA VALBONA
Non voglio spiegazioni!
Le spiegazioni sono il rifugio dei colpevoli!
CATERINA
Signor padre…
Voi vi siete spaventato?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io?!
Io non mi spavento mai!
Io…
si ferma, ansima
…io vigilo!
RICCIARDO MANARDI
Messere, io non ho fatto nulla di sconveniente.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Nulla?!
E allora perché eravate…
gesticola verso le ombre
…così vicini?!
CATERINA
Perché parlavamo, signor padre.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Parlavate?!
Di notte?!
Alla luna?!
Con l’usignolo che ascolta?!
RICCIARDO MANARDI
Messere…
Io vi giuro che il mio cuore è puro.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Il cuore puro non si vede!
Si sospetta!
CATERINA
Signor padre…
Voi siete venuto qui per vegliare su me?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sì!
E per vegliare su lui!
E sull’usignolo!
E sulla luna!
E su tutto ciò che respira!
Ricciardo abbassa il capo, rispettoso.
RICCIARDO MANARDI
Messere…
Se voi credete che io sia venuto con cattive intenzioni…
Io me ne andrò.
CATERINA
con dolcezza
Ricciardo…
MESSER LIZIO DA VALBONA
si blocca, improvvisamente colpito da un dubbio
Aspettate!
Perché parlate così?
Perché siete così pronto ad andarvene?
Perché…
Perché sembrate innocente?!
RICCIARDO MANARDI
Perché lo sono, messere.
Lizio resta interdetto.
Non sa più se sospettare o commuoversi.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io…
Io devo riflettere.
Si gira verso la scala.
Poi si gira di nuovo verso i due.
Poi di nuovo verso la scala.
Poi di nuovo verso i due.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io…
Io torno dopo!
Scende le scale di corsa, inciampando nelle pantofole.
CATERINA
tra sé, sospirando
Oh, signor padre…
RICCIARDO MANARDI
Madonna Caterina…
Egli tornerà?
CATERINA
Sì.
E brontolerà.
E sospetterà.
E poi…
Forse capirà.
L’usignolo canta di nuovo, come se volesse rassicurare tutti.
Buio lento.
IL PADRE TORNA DALLA MOGLIE E SI DISPERA
La scena si apre nella camera da letto. La luna è la stessa, ma ora sembra guardare con un sorriso ironico. Madonna Raimonda è seduta sul letto, sveglia, come se avesse previsto tutto. La porta si spalanca: entra Messer Lizio da Valbona, ansante, sconvolto, con il mantello storto e una pantofola quasi persa.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Raimonda!
Raimonda!
È accaduto l’irreparabile!
MADONNA RAIMONDA
calma come un lago
Messere…
Che cosa è accaduto?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io…
Io ho visto!
Ho visto tutto!
MADONNA RAIMONDA
E che cosa avete visto?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ombre!
Due ombre!
Una vicina all’altra!
Troppo vicine!
Pericolosamente vicine!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Le ombre sono fatte per stare vicine.
È la loro natura.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Non queste!
Queste erano…
Erano…
si ferma, cercando la parola
…compatte!
MADONNA RAIMONDA
Compatte?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sì!
Come se fossero una sola!
Una sola ombra!
Una sola anima!
Una sola…
si blocca, scandalizzato da sé stesso
…una sola cosa!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Forse la luna inganna.
MESSER LIZIO DA VALBONA
La luna non inganna!
La luna rivela!
E ciò che ho visto…
Ohimè…
Ciò che ho visto…
Si siede sul letto, sconfitto, con la testa tra le mani.
MADONNA RAIMONDA
gli accarezza la spalla
Messere…
Respirate.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io non posso respirare!
L’aria è piena di sospetti!
MADONNA RAIMONDA
E di che sospetti parlate?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Di lui!
Di Ricciardo Manardi!
Quel giovinetto!
Quel… quel…
si ferma, non trovando un insulto che non sia eccessivo
…quel giovane!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Ricciardo è un bravo ragazzo.
MESSER LIZIO DA VALBONA
È proprio questo che mi inquieta!
I bravi ragazzi sono i più pericolosi!
Perché nessuno li sospetta!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Voi state esagerando.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io non esagero mai!
Io…
si ferma, ascolta il proprio cuore che batte come un tamburo
…io prevedo!
MADONNA RAIMONDA
E che cosa prevedete?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Prevedo…
Prevedo…
si alza in piedi, tragico
…che mia figlia si innamori!
MADONNA RAIMONDA
con un sorriso dolce
Messere…
È una previsione assai probabile.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Probabile?!
È una catastrofe!
MADONNA RAIMONDA
È la vita.
MESSER LIZIO DA VALBONA
È la rovina!
MADONNA RAIMONDA
È la natura.
MESSER LIZIO DA VALBONA
È la fine!
MADONNA RAIMONDA
È l’inizio.
Lizio si ferma. La guarda. È disarmato.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Raimonda…
Voi parlate come se tutto fosse semplice.
MADONNA RAIMONDA
Perché lo è.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Per voi!
Per me no!
Io sono il padre!
Io devo temere!
Io devo sospettare!
Io devo…
si ferma, esausto
…io devo fare qualcosa!
MADONNA RAIMONDA
E che cosa farete?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io…
Io…
si accascia sul letto
…io non lo so.
Raimonda gli prende la mano, con infinita tenerezza.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Voi non potete impedire alla luna di brillare.
Né all’usignolo di cantare.
Né ai giovani di parlarsi.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ma posso brontolare!
MADONNA RAIMONDA
Sì.
E lo farete.
Ma poi…
Poi vi arrenderete.
Come sempre.
Lizio la guarda, sconfitto ma amato.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Raimonda…
Voi siete la mia saggezza.
MADONNA RAIMONDA
E voi siete il mio rumore.
Lizio sospira, si lascia cadere sul cuscino.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Io…
Io domani parlerò con lui.
MADONNA RAIMONDA
Con Ricciardo?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sì.
E gli farò tremare l’anima.
MADONNA RAIMONDA
E poi?
MESSER LIZIO DA VALBONA
E poi…
si arrende
…vedremo.
Raimonda spegne la candela.
La luna illumina i due, come una benedizione silenziosa.
Buio lento.
IL CONFRONTO E LA GRANDE RIVELAZIONE
La scena si apre nel giardino, all’alba. La luce è ancora pallida, come un pensiero che non ha deciso se diventare giorno. Ricciardo Manardi attende in piedi, composto, con l’aria di chi ha passato la notte in veglia.
Dal fondo entra Messer Lizio da Valbona, con passo deciso, mantello agitato, volto contratto in una falsa furia che gli trema sulle labbra. È un uomo che vuole essere terribile… ma non ci riesce del tutto.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ricciardo Manardi!
RICCIARDO MANARDI
Messere…
Io sono qui.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Lo vedo che siete qui!
E sapete anche perché siete qui!
RICCIARDO MANARDI
Sì, messere.
Perché io vi devo una spiegazione.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Una spiegazione?!
Voi mi dovete molto più di una spiegazione!
Voi mi dovete…
si ferma, cercando un’accusa
…mi dovete…
non trova nulla
…rispetto!
RICCIARDO MANARDI
E io ve lo porto, messere.
Con tutto il cuore.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Il cuore!
Il cuore!
Tutti parlano del cuore!
Ma il cuore non paga i danni!
RICCIARDO MANARDI
Messere…
Io non ho recato danno alcuno.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Lo dite voi!
Ma io ho visto ombre!
Ombre vicine!
Ombre sospette!
RICCIARDO MANARDI
Messere…
Le ombre ingannano.
MESSER LIZIO DA VALBONA
No!
Gli uomini ingannano!
Le ombre sono innocenti!
Ricciardo abbassa il capo, con umiltà.
RICCIARDO MANARDI
Messere…
Io vi chiedo perdono se vi ho turbato.
Ma io amo vostra figlia.
Lizio si irrigidisce come un albero colpito dal vento.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Amore?!
Amore?!
Voi osate pronunciare questa parola davanti a me?!
RICCIARDO MANARDI
Sì, messere.
Perché è la verità.
MESSER LIZIO DA VALBONA
La verità?!
La verità è che voi siete un giovinetto senza mestiere, senza terre, senza…
RICCIARDO MANARDI
Messere…
Io possiedo terre.
Molte terre.
Lizio si blocca.
La sua furia si incrina.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Terre…?
Che terre?
RICCIARDO MANARDI
Le vigne di Montelupo.
Le tenute di Valdimontone.
I poderi lungo l’Arno.
E tre mulini.
Lizio spalanca gli occhi.
La sua voce cambia tono, come un liuto che passa dal lamento alla festa.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Tre… mulini?
RICCIARDO MANARDI
Sì, messere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E… e… le vigne…
Sono… produttive?
RICCIARDO MANARDI
Produttive, messere.
E rinomate.
Lizio si avvicina, improvvisamente più dolce.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E… vostro padre…
Che dice vostro padre?
RICCIARDO MANARDI
Egli sa tutto, messere.
E ha acconsentito.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ha acconsentito?!
RICCIARDO MANARDI
Sì, messere.
Perché anche voi siete uomo di grande sostanza.
Egli ha detto:
“Un’unione tra due case così ricche è benedizione del cielo.”
Lizio si illumina come un altare al mattino.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Ha detto così?!
Davvero?!
RICCIARDO MANARDI
Sì, messere.
MESSER LIZIO DA VALBONA
si raddrizza, gonfio d’orgoglio
Ebbene…
Allora…
Allora…
si schiarisce la voce, dolcissimo
…Ricciardo, figliuolo mio…
Voi siete un giovane di grande giudizio.
RICCIARDO MANARDI
Messere…
Dunque…
Voi acconsentite?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Acconsento?!
Io…
Io benedico!
Io approvo!
Io…
si commuove
…io vi concedo mia figlia!
Entra Caterina, che ha udito tutto. Corre verso il padre e gli prende le mani.
CATERINA
Signor padre…
È vero?
MESSER LIZIO DA VALBONA
Sì, figlia mia.
È vero.
Voi sarete sposa di Ricciardo Manardi.
E io sarò il padre più felice della Toscana!
Entra Madonna Raimonda, sorridendo come chi sapeva tutto da sempre.
MADONNA RAIMONDA
Messere…
Avete fatto la scelta giusta.
MESSER LIZIO DA VALBONA
Raimonda…
Io faccio sempre la scelta giusta.
Solo che a volte ci metto un po’ a capirlo.
Ricciardo prende la mano di Caterina.
L’usignolo canta, come se benedicesse le nozze.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E ora…
Che si prepari la festa!
Che si chiami il notaio!
Che si svegli il villaggio!
Che si apra il vino migliore!
MADONNA RAIMONDA
Messere…
È l’alba.
MESSER LIZIO DA VALBONA
E allora…
Che l’alba sia lieta!
I quattro si abbracciano.
La luce cresce.
La scena si chiude come un sorriso.
Buio lento.
SIPARIO