CHI VUOLE LA NONNA?

Commedia in due atti di 

Stefania Del Frate


2020


Personaggi

Gonde = Radegonda. Nonna, madre di Giulio e Beatrice 
Uccia = nuora di Radegonda e moglie di Giulio
Giulio = figlio di Gonde 
Jessica = Figlia di Uccia e Giulio, nipote di Gonde
Kevin = Amico di Jessica
Salvatore = Marito di Beatrice, genero di Gonde
Beatrice = Moglie di Salvatore, figlia di Gonde e sorella di Giulio
Infermiera = infermiera del pronto soccorso
Ortensia = contessa, amica di Gonde, prima candidata badante
Marta = donna del paese, seconda candidata badante
Olga = signora rumena, terza candidata badante
Svenka e Ania = signore rumene conoscenti di Olga


Trama: in una famiglia comune, Uccia e Giulio, già impegnati con il loro lavoro, si trovano a dover ospitare Gonde, l'ormai anziana madre di Giulio. L'evento stravolge il già frenetico ménage famigliare e mette in evidenza le gravi difficoltà di comunicazione tra i protagonisti. L'azione procede in un continuo di incomprensioni e tentativi di trovare una sistemazione per Gonde fino al momento in cui saranno Uccia e Giulio, ormai anziani, a ritrovarsi al punto di partenza.

Indicazioni fonetiche per alcuni personaggi.
Gonde: si esprime in italiano storpiando i vocaboli. A Marta e Ortensia si rivolge esclusivamente in dialetto. Nelle scene con Ortensia e Marta si rivolge in dialetto anche al figlio Giulio.
Uccia: utilizza un italiano canonico solo per le telefonate di lavoro. Per il resto si esprime sempre un dialetto, diverso da quello di Gonde ma perfettamente comprensibile a tutti i protagonisti.
Salvatore: si esprime un italiano con marcata inflessione e termini dialettali siciliani. Nell'ultima scena in dialetto locale, mantiene la marcata inflessione siciliana.
Ortensia: l'atteggiamento affettato è sottolineato da rotacismo accentuato.
Marta: si esprime solo in dialetto locale stretto.
Olga: marcato accento rumeno, si esprime con difficoltà in italiano. Al telefono sciolta in rumeno.
 

PRIMO ATTO 

Atto I, scena 1. Prologo

A sipario chiuso Uccia si avvicina al proscenio dal fondo della sala parlando al telefono. Gonde, 90 anni, è seduta su una sedia in proscenio indossa un cappotto, ai piedi della sedia una borsa. Ha un cellulare in mano, un telecomando sulle ginocchia e il bastone appoggiato alla sedia.

Uccia:     No! Prepara la relazione che ti ho detto. Stasera bisogna consegnarla è urgente. Poi fai i calcoli delle consegne del mese scorso e controlla che le bolle siano tutte state firmate. Telefona ad Herman…Yourman….insomma hai capito…quello là…e digli che non si può fare domani, in caso dopodomani giovedì o venerdì… prima di mezzogiorno … o, se proprio vuole, durante la pausa pranzo. Chiama anche Guideti per sapere di Goneto e di Gianluigi. Mi raccomando. Hai capito tutto? … No, io non ci sarò questo pomeriggio, forse stasera rientro in ufficio. … Ma spetta prima di avvertire Asquini che poi chiami  lui Alessandro e Armando. Per Andrea ci penso io altrimenti quello è capace di prendersela. ….No, non puoi prendere ferie domani, abbiamo da completare i resoconto e il rapporto di sabato scorso. .. Vedremo per la prossima settimana. …. Ora devo andare … mi raccomando! ….

Gonde prende il telefono e digita un numero. Uccia chiude il suo cellulare, sta per metterlo via nella borsa quando suona di nuovo. 

Gonde:     (Quando ancora squilla il telefono di Uccia) Pronto? Uccia? Uccia?

Uccia innervosita risponde al cellulare. Si sente un televisore in sottofondo.

Uccia:     (Urla) Pronto!.... No, …. sto arrivando adesso
Gonde:     Stai ballando?
Uccia:      No, sto …. sto arrivando....
Gonde:      Stai parcheggiando?
Uccia:     AR-RI-VAN-DO. …. No, … NO...NO..

Chiude il telefono imprecando e sale in proscenio avvicinandosi infuriata a Gonde.

Gonde:     (Al telefono) non ti sento.... Uccia? Pronto?...

Uccia compare alle spalle di Gonde.

Uccia:     Si può sapere che cos'ha adesso? Possibile che si senta sempre male?…bisogna anche saper sopportare un pochino!….ha novant'anni, cosa pretende? 
Gonde:     Eh? (cerca di spostare il cellulare per prendere meglio la linea) Non prende?
Uccia:     (Prende il telecomando che ha sulle ginocchia Gonde e spegnere il televisore. A televisore spento si riavvicina a Gonde e si posiziona a 5 cm da lei, naso contro naso) Dico, possibile che non si possa sopportare un po' di fastidio! Che cos'ha adesso che mi ha chiamata in ufficio? ... E poi, non sente niente! …  e al telefono ancora meno … e poi, si può sapere perché chiama me non suo figlio Giulio?… eh? perché mi chiama in continuazione?
Gonde:     (Lamentosa) ma io ho tanto male! Tutto qui nella pancia. Sono due giorni che non posso resistere. (Minacciosa e risoluta) Chiama il medico!
Uccia:     Macché medico, ma se non ha niente! ...Sa solo lamentarsi. Ho dovuto lasciare il lavoro e venire qua, (sottolineando) di corsa, perché pensavo che stesse male e invece … eccola qua, tutta intera …. e allora?
Gonde:     … dici di chiamare il medico di corsa?
Uccia:     (con un gesto di stizza prende il cellulare e chiama il medico) …. Pronto, … pronto ...Salve. Scusi dottor se la disturbo ma sono la nuora della signora Radegonda. La chiamo perché la nonna lamenta mal di pancia da due giorni... No, non credo che sia niente di grave …. (a Gonde) Da quanto non va di corpo?
Gonde:     (Sicura) una settimana.
Uccia:     (Al cellulare) ha detto una settimana. …. No, non mi sembra gonfia …. ma …. ma anche l'altra volta …. no, non era niente, …. siamo andate al pronto soccorso e poi siamo tornate a casa perché non hanno trovato niente …. ma …. dice? …. (a Gonde) ha vomito?
Gonde:     (Decisa) no, solo tanto mal di pancia e tanta malinconia. (Lamentosa) Che sono sempre da sola.
Uccia:     (Al cellulare) no, non ha vomito. … (A Gonde) Ha la pancia dura?
Gonde:     (Decisa) se schiaccio qui (e indica un punto nel fianco) mi fa tanto male. (A voce più alta  per farsi sentire dal medico al cellulare) Da due giorni dottore ….
Uccia     (Al cellulare) … Sì, ha dolore schiacciando. ….Va bene.... Sì, va bene …. allora la porto al pronto soccorso e poi le faccio sapere. (Chiude ila chiamata. A Gonde, con piglio nervoso). Ecco, così adesso andiamo al pronto soccorso. Va bene?
Gonde:     (Curiosa) cos'ha detto il medico?
Uccia:     Ha detto di portarla in ospedale che magari questa volta sta male veramente.
Gonde:     Sto male sì. Sto tanto male. Lo sa il medico!

Uccia aiuta Gonde ad alzarsi, le prende la borsa, il bastone e la trascina per uscire a sinistra. Gonde continua a boffonchiare che sta male. Stacco musicale.


Atto1. Scena 2. Attesa al pronto soccorso.

Si apre il sipario: sala d'aspetto del Pronto Soccorso. Tre sedie allineate a sinistra. In una è già seduto un ragazzo che attende leggendo un libro. Sulla destra l'ingresso al reparto. Sulla sinistra l'ingresso dall'esterno dal quale entrano Gonde e Uccia. Gonde si siede accanto a Ragazzo e lo guarda incuriosita con insistenza mentre Uccia cerca di aiutare Gonde a togliersi il cappotto, sistema sulle sedie anche il suo cappotto, le borse, il bastone e poi si siede anche lei a fianco di Gonde. Uccia è agitata: cerca il cellulare e l'agenda nella borsa, con il cellulare cerca il segnale, legge delle mail e annota qualcosa sull'agenda. Intanto Gonde continua a squadrare il ragazzo. Questo, in un primo momento impassibile, si accorge dell'attenzione di Gonde e risponde salutando educatamente. 

Rag.:     Buongiorno 
Gonde:     (a Ragazzo) 'Ngiorno. 

Ragazzo riprende a leggere il libro.

Gonde:     (Rivolta a Ragazzo ma come pensando a voce alta) Questo ragazzo è del mio paese.
Uccia:     (Senza prestare attenzione a Gonde) cosa?
Gonde:     (Ricordando) ah sì! È il figlio di zia Lisetta.
Uccia:     (Sempre senza guardare Gonde) zia chi?
Gonde:     (Urla a Uccia) Il figlio di zia Lisetta. ... Zia Lisetta, quella dei Carletti! 
Uccia:     (Senza badarle, continua ad annotare sull'agenda) Ah.. sì..sì. Lisetta.

Entra l'infermiera da destra.

Inf.:     (Con voce alta e impostata) Amatulli.... (attende invano poi esce a destra)

    Ragazzo presta attenzione alzando solo la testa dal libro, invece Gonde cerca di alzarsi. Uccia la rimette a sedere. Uccia è sempre in agitazione. Cerca delle monetine e si alza per andare a prendere un caffè.
 
Gonde:     (Allarmata) Dove vai!
Uccia:     Vado un momento alla macchinetta: vuole bere qualcosa? Un tè, un caffè?
Gonde:     (Schifata) No, no. … Non bevo robe della macchinetta io, che sanno solo di cartone.

Uccia si allontana con gli spiccioli per prendere un caffè. Intanto Gonde cerca un approccio con Ragazzo.

Gonde:     Mi scusi... 
Rag.:    (Lentamente si gira verso Gonde) Prego, mi dica.
Gonde:     Mi sembra tanto di averla già vista … non è per caso il figlio di zia Lisetta, quella di Carletti?
Rag.:    Mmmh … No, ...mi dispiace,... non conosco.
Gonde:     (Insiste) Ma sì! Zia Lisetta, … Lisetta! .. quella che abitava in quella casa in piazza, … quella casa che faceva angolo con il vicolo… (ricordando) Aveva sposato zio Geppo, … Geppo Carletti, quello che aveva lavorato tanto tempo alla Snia...
Rag.:     Mmh, (riflette, gentile)… non saprei. 
Gonde:     Ah! … Se ci fosse qui mia figlia … lei sì che si ricorda ...  ma quella là (accenna alla porta da dove è uscita Uccia) quella è mia nuora, e quella ... non sa niente … (ammiccante) è di quelle di città, ...lei.

Uccia rientra da sinistra con in mano il bicchierino del caffè. Ha sentito le ultime parole e si è per un momento fermata in piedi di fianco a Gonde. Gonde simula un attacco di mal di pancia. Uccia lancia a Gonde un'occhiataccia di rimprovero poi si rimette a sedere.

Rag.:     (Sempre gentile) In effetti la sorella di mia nonna abitava in piazza sì, … (benevolo) sono passati tanti anni però.
Gonde:     (Riflettendo) ah, sì, sì.... proprio sì (rivolgendosi a Uccia urlando e prendendo il braccio del ragazzo) vedi Uccia, … questo è il figlio di zia Lisetta. Guarda che bel ragazzo... (compassionevole) e anche lui qui. …(verso il ragazzo, sospirando)... così giovane...
Uccia:     (Sporgendosi, a Ragazzo) buongiorno ...
Rag.:    (Alle donne spiegando) in realtà sto aspettando la nonna …
Uccia:     (Sorpresa) anche tu? (Sentitamente dispiaciuta) Guarda, davvero mi dispiace per te …. 
Gonde:     (Di seguito come un eco, verso il ragazzo, dispiaciuta) … mi dispiace … (tra sé) così giovane...

Gonde riprende a sonnecchiare, Ragazzo riprende la lettura. Suona il cellulare di Uccia e prima di rispondere Uccia vede il numero e alza gli occhi al cielo in segno di speranza. Si alza e passeggia mentre risponde.

Uccia:     Pronto? … sì, sono io. Prego. … Sì, la relazione è pronta. … Sì, come avevamo concordato ho indicato tutti i casi e le valutazioni opportune. Sì. I risultati sono interessanti, sarei felice di poterli esporre. Il lavoro è stato stimolante e penso che possa essere apprezzato nella sua interezza e per i risvolti che ne deriveranno. … Domani a Roma? … Mmmm.... No, no, certo … ne sono onorata … la presentazione davanti al Consiglio è la migliore opportunità, anche per me, … è solo che in questo momento (va a sollevare Gonde che lentamente sta scivolando giù dalla sedia) … mi trovo in un disguido di carattere personale ma credo che per domani possa essere risolto. …. Sì. … D'accordo … ci risentiamo per i dettagli. (chiude la chiamata e ringrazia il cielo entusiasta)
Gonde:     (Pacata) era il medico?
Uccia:     (Rabbiosa) No!
Gonde:     (Pacata) che cosa ti ha detto?
Uccia:     (Sempre rabbiosa) non era il medico! Era il mio capo!
Gonde:     Ah, era Giulio! Gli hai detto che sono all'ospedale?
Uccia:     (Rassegnata) no.

Entra da destra l'infermiera. Uccia e Gonde ascoltano protese e speranzose. L'infermiera declama a voce alta e impostata.

Inf.:    I parenti della signora Carletti. 
Gonde:     (A Ragazzo) Ecco figliolo, guarda che chiamano te! (incitandolo) vai, vai (quando il ragazzo si è già alzato per andare dall'infermiera) … e saluta zia Lisetta: dille che la saluta Gonde, lei si ricorda di sicuro!

Ragazzo si avvicina all'infermiera e si ferma da lei come per scambiare dei documenti. In controscena Uccia e Gonde commentano.

Gonde:     (A Uccia a voce alta) Ma era lui prima di noi?
Uccia:     (Con voce strozzata cercando di non farsi sentire da Ragazzo) sì,... lui era prima di noi. 
Gonde:     Eeeh … Ma sei sicura? (Spazientita, al pubblico) lei è sempre dentro e fuori, fuori e dentro … e il caffè, e il telefono ….(sempre spazientita, a Uccia) e intanto qua, ci passano tutti davanti!

Escono a destra l'infermiera e Ragazzo. Uccia e Gonde rimangono in attesa sulla sedia.

Gonde:     Quanto tempo! Si vede che non è ancora arrivato il primario!
Uccia:     Già.    
Gonde:     Uccia, dovrei andare in gabinetto un momento.
Uccia:     E' laggiù, … aspetti che l'accompagno. 

Si alzano ed escono a sinistra per andare al gabinetto. Quando sono uscite entra l'infermiera da destra.

Inf.:    (Voce alta e impostata) la signora Radegonda ... (nessuna risposta) …. (di nuovo come prima senza espressione) … la signora Radegonda. 
Uccia:     (Rientra trafelata correndo e urlando) … eccola, eccola … è qua.
Inf. :    (Sempre senza espressione) quando chiamo dovete rispondere altrimenti chiamo il prossimo e perdete il turno.
Uccia:      Eravamo al bagno, … alla nonna scappava la pipì ….
Inf.:    La procedura è questa. (Con voce alta e impostata, sempre senza espressione ripete) la signora Radegonda.
Gonde:     (Entra da sinistra camminando a passi brevi e veloci. Sicura) Sì. Eccomi. 
Inf.:    (Gentile e cortese con Gonde) venga, venga con me signora. Vede che c'è il medico proprio per lei. Venga da questa parte che l'aiuto. (Infermiera si rivolge a Uccia, sgarbata) lei aspetti qui che la chiamiamo noi quando serve.
Uccia:    Ma … ma guarda tu che modi!

L'infermiera e Gonde escono a destra. Uccia rimane interdetta nella sala d'aspetto. Poi si siede.  Apre un'agenda come per lavorare. Si sistema per mettersi più comoda utilizzando le borse ed i cappotti come guanciale. Si toglie le scarpe. Poi lentamente si addormenta. Entra l'infermiera da destra.

Inf.:     (Solita voce impostata senza espressione) I parenti della signora Radegonda …. (si avvicina a Uccia. A voce più alta) I parenti... 
Uccia:     (Sussulta, trafelata) … eccomi ... sono qua.
Inf.:    (Guarda sdegnosa Uccia. Da dietro di lei compare Gonde con in mano il referto. Infermiera gentilissima con Gonde) ecco, vede cara signora che sono venuti a prenderla e non si sono dimenticati di lei, anche se ….
Uccia:     (Mentre si sistema) anche se cosa? … Ma … 
Inf.:     (A Gonde) è questa sua nuora? Sì? adesso la porta a casa e non la lascia da sola vero Nuora?
Uccia:     Ma cosa dice?! Dov'è il dottore? Voglio parlare con il dottore!
Inf.:     Il medico ha redatto il referto. È tutto tracciato. Diagnosi e terapia.
Uccia:     (Cerca di restare calma) Posso parlar con il dottore?
Inf.:     (Perentoria a Uccia) Vada e si rivolga al medico curante. (Gentile a Gonde) Vero signora che nessuno conosce meglio del suo medico il male che ha lei?
Gonde:     (Sospirando) Proprio, proprio vero. É tanto bravo sa! Lo conosce lei? É stato lui a farmi venire qua, se fosse stato per lei (indicando Uccia) sarei ancora a soffrire a casa.
Inf.:     Brava signora adesso si sieda un po' qui e poi quando si sente si faccia portare a casa. (indica una sedia della sala d'aspetto. Poi impettita esce a destra).
Gonde:    (A Uccia) Tanto brava quell'infermiera! Quella diventa sicuramente primario.


Atto1. Scena 3. Il referto.

Uccia e Gonde sedute nella sala d'aspetto del pronto soccorso. Gonde ha il referto in mano.

Gonde:     Il medico dell'ospedale mi ha dato la lettera. Dovrai portarla dal mio medico. Prova a leggere quello che c'è scritto, tu che capisci!
Uccia:     (Con voce sostenuta scandendo le parole) “Verbale di pronto soccorso. Codice di priorità d'accesso giallo. Iniziato al visita alle ore 11:32 del 14/12 dal dott. Pazzo.”
Gonde:     Ma ... ma non è la lettera dell'ospedale!
Uccia:     Ma sì che è quella. Me l'ha appena data lei!
Gonde:     E' quella che mi hanno dato lì dentro? Quell'infermiera tanto gentile! Il medico invece era un po' strano. Hanno detto che è pazzo?
Uccia:     Ma no, Pazzo è il cognome. Adesso leggiamo cosa dice.
Gonde:     Sì.
Uccia:     (Legge a tratti con piccoli interventi di Gonde che capisce male) “Situazione attuale: Scompenso ... cronico …. mmmh …. cardiomio…. mmmh... sistolica …. versamento cronico, …. diverticolosi del colon, stipsi, ipoacusia.
Gonde:     … così sia.
Uccia:    (Sempre a voce alta scandendo le parole) Sono scritte tutte le sue malattie.
Gonde:     Sì? Eeeh, quelli sanno tutto. E cosa dicono?
Uccia:     Dicono che è sorda (pausa) e che fa fatica ad andare in bagno. 
Gonde:     Sanno anche quello? 
Uccia:     Sanno tutto!
Gonde:     E allora! (Spazientita) non potevano darmi qualche pastiglia per farmi andare di corpo che faccio tanta fatica! Ma guarda che robe! E sì che sono stata lì tanto tempo! Hanno pur visto no?
Uccia:    (Continua a leggere) “arrivato con mezzi propri, proveniente da domicilio. Non farmacoallergica”.
Gonde:     Sanno anche che sono proprio a domicilio con i miei mezzi? 
Uccia:     Ha detto lei che è arrivata da sola!
Gonde:     Eeeeeh sì. Sono sempre sola io, sola come un cane! É dura sai, stare sempre sola, non avere nessuno che vede di te!.
Uccia:    “dispnea ingravescente negli ultimi tre giorni, dolore addominale.” (A Gonde) dicono che le hanno fatto i controlli perché aveva mal di pancia e non le veniva il fiato.
Gonde:     Avevo mal di pancia sì. Erano tre giorni che non potevo stare né seduta né in piedi e neanche dormivo che mi veniva tutto sù! Che tanto male!
Uccia:     “Vigile ed orientata, apiretica eupnoica … addome trattabile peristalsi presente” …abbastanza bene!
Gonde:     (Con una smorfia di dolore) ...tanto male.
Uccia:     “Si segnala minimo versamento pleurico sin..”. … mmh … Hanno trovato un po' di liquido, come l'altra volta. Ma con le pastiglie che le ha dato il medico la po’ star tranquilla. 
Gonde:     C'è scritto anche delle pastigliette della mattina?
Uccia:     Dopo scrivono anche delle pastiglie. (Continua a leggere) “Parametri funzionali: AVPU, Dolore, FC, FR, FiO2, PAS/PAD, Polsi, SpO2, T ....” 
Gonde:     Mi hanno fatto tutte le analisi … 
Uccia.     Sì, ci sono i risultati.
Gonde:     Gli ho detto di farmi anche il cardiogramma ma mi hanno attaccato solo il scotch senza i fili.
Uccia:     No, le hanno messo anche i fili perché qui c'è il risultato!
Gonde:     No, questa volta  mi hanno messo solo il scotch. Ma dici che viene lo stesso?
Uccia:     Non lo so. Mi sembra strano però. 
Gonde:     No, no, gli ho detto a questo dottore qua di mettermi i fili che il dottore dell'altra volta mi ha fatto il gramma con i fili e andava bene.
Uccia:     (Incuriosita) e lui che cos'ha detto?
Gonde:     Che era lui anche l'altra volta
Uccia:     (Sghignazzando) si vede che si ricordava di lei!
Gonde:     Ma possono fare senza i fili?
Uccia:     (Esasperata, scandendo le parole) Non-lo-so! Comunque qua c'è il risultato e va tutto bene.
Gonde:     Sarà il risultato dell'altra volta!
Uccia:     (Riprende a leggere esasperata) “Conclusioni: controllo presso il medico curante”.
Gonde:     Dicono che devo andare a un controllo?
Uccia:     No, dicono che deve andare dal suo dottore quando sta male, per un controllo.
Gonde:    Ho proprio bisogno sì di un controllo. Quando dice che devo tornare?
Uccia:     Non dice.
Gonde:    Non dice? E io che sto tanto male! … Quel medico lì non sa proprio niente!

Stacco musicale. 
Cambio scena. 

Atto1. Scena 4. Jessica

A casa di Uccia e Giulio. Un tavolo al centro della scena con due sedie. Una terza sedia a destra. A sinistra una sedia a dondolo ed un cesto per il lavoro a maglia. A destra una credenza con diversi soprammobili, un lavandino ed un piccolo sgabello. Attorno e sopra il lavandino molti raccordi e tubi in plastica.
Jessica è una ragazza di circa 18 anni, indossa un maxi pigiama. É seduta in una delle sedie dietro al tavolo. Si sta mettendo lo smalto alle unghie dei piedi e ascolta musica con le cuffie. Canticchia e un po' balla. Si sente la musica tecno in sottofondo. Suona il cellulare di Jessica. Lei risponde con le cuffie ancora parzialmente indossate.

Jessica: Pronto? … (delusa) sì, ah, sei tu mamma!….. sì. No, no, aspettavo che mi chiamasse Giulia invece sei tu. Ma sbrigati che aspetto la sua chiamata. Sì. … sì. Dimmi. Ti ascolto. … no, non ho le cuffie (ha le cuffie e sta ascoltando musica), no. No, non so dov'è papy. Prima stava di là. … Ma che ne so! non avrà sentito la chiamata! … No. …. Cosa? …. no, non sto ascoltando musica ti ho detto! Uffa. (spazientita) Dai che mi deve chiamare Giulia!.. … Va bene. Sì, ho capito... sì.. glielo dirò. … Ma dai, non serve che ti ripeto ho capito. … Uffa! allora: tu stai tornando dal pronto soccorso con la nonna e la porti a stare da noi per un po'. (Spazientita) va bene così? E adesso basta, che se no Giulia non mi chiama e poi. …. Sì, Sì, glielo dico adesso al papy, appena lo vedo. … Comunque io stasera non ci sono a cena che vado con Giulia da Sara e poi da Milly. Poi andiamo al baretto e forse mi fermo dalla Caty. Ok? Papy mi ha già detto di sì. … ciao. 

Riattacca con una smorfia. E riprende a canticchiare. Entra Giulio. Ha una gamba ingessata e si muove con una stampella.

Giulio:     Ah, sei qui? 
Jessica:     Ciao papy.
Giulio:     Senti, ti ho cercata dappertutto...
Jessica:     (Interrompe) ero con mamma. Dice che da noi è come stare al pronto soccorso. E poi la nonna non ho capito dove va. Ma non sembra importante.
Giulio:     Cosa ci facevi con la mamma al pronto soccorso?
Jessica:     (Ascolta musica e non sente tutta la frase) ...ma non so! degli esami penso!
Giulio:     (Si ricorda cosa deve dire a Jessica e cambia tono: arrabbiato) Senti signorina! mi ha telefonato il preside... (aspetta una reazione da Jessica che continua a canticchiare) e togliti quelle cuffie! (Jessica si toglie le cuffie ma continua a canticchiare) Mi ha detto che la tua professoressa di tedesco si è lamentata con lui perché durante la lezione usi il libro di testo per fare dei collage. …. (nessuna reazione da Jessica) Ma è vero? 
Jessica:     Uso anche il libro di francese se è per questo e anche quello di matematica.
Giulio:     Ma tu lo sai quanto costano quei libri di testo?
Jessica:     No.
Giulio:     (Urlando) no? …. no? …. ma... te lo dico io quanto costano!... (tentenna perché neanche lui lo sa)... Beh, te lo dirà la mamma. Di sicuro costano tantissimo, più di quanto tu possa permetterti. Il tuo dovere è quello di stare attenta a lezione, non di fare i giochetti. Ma non ti rendi conto … (Jessica continua a canticchiare)  Ma insomma. (esasperato) mi stai ascoltando?
Jessica:     (Tranquilla) non tanto. 
Giulio:     (Isterico) non tanto? …. non tanto? …. io ti sto sgridando e tu “non tanto”?…. quando lo saprà la mamma!
Jessica:     (Tranquilla) papy, … per il tatuaggio, … sai, ho visto uno bellissimo.... sono due ali di uccello qui (indica l'inguine), una su una gamba e una sull'altra. Una figata vero?
Giulio:     (Scoppiando) un tatuaggio? Ma di che tatuaggio parli? Io ti parlo del preside …
Jessica:     (Interrompendo) ma io ti dicevo del tatuaggio, quello che devo fare, mi devi ancora dare i soldi.
Giulio:     I soldi?
Jessica:     Beh, non è che viene tanto, mi sono informata da quel tatu che sta all'angolo, è appena arrivato, mi pare che venga dal Bangla o giù di là. Comunque hai ragione, è meglio aspettare. Soprattutto adesso che mi crescerà la pancia. 

Giulio si allarma e cerca di interrompere senza riuscirci.

Jessica:     Penso che non verrebbe bene. Si rischia che le ali diventino grandi …(le viene un'idea)  o magari intanto potrei farmi fare il serpente, sai, quello di Eva, che si attorciglia alla gamba. Bellissimo! L'ho visto l'altro giorno in un affresco, in gita, l'ho fotografato, guarda (armeggia con il cellulare per cercare la foto).
Giulio:     (Atterrito) … che cosa intendi con “adesso-che-mi-crescerà-la-pancia”?
Jessica:     (Tranquilla) sì, i bambini crescono prima un po' dentro la pancia e poi quando non ci stanno più, escono. (Con intenzione) Dovresti saperlo, papy!
Giulio:     (Si siede) quale bambino?
Jessica:     Ma quello che avrò, che domande.
Giulio:     (Cauto e ancora speranzoso) quando?
Jessica:     (Calcola mentalmente) beh, ...considerando che adesso ha più o meno tre mesi, (come risolvendo un'equazione, calcolando al cellulare) tra circa sei mesi.
Giulio:     (Sconvolto) ma … sei incinta di tre mesi?
Jessica:     Sì.
Giulio:     (Sempre più sconvolto) ma come “sì”? Hai 18 anni! E fai collage con il libro di tedesco...
Jessica:     (Interrompe per correggerlo) anche con quello di francese.
Giulio:     (Sconvolto scandisce e urla incredulo)… anche con quello di francese … e il preside mi chiama... e devi farti il tatuaggio …
Jessica:     … e stasera esco con Giulia e forse resto a dormire da Caty.
Giulio:     (Come sopra) … e stasera esci con Giulia e da Caty  … e …..e ….e ….(balbetta monosillabi senza senso. Poi si ricompone) Ma chi è il padre del bambino? Non sarà mica quello strano che ti sta sempre tra i piedi? Eh? (incalza) Allora? Chi è?
Jessica:     Ma quale dici, strano? (Quasi offesa) Io non ho amici strani! Voi siete strani.
Giulio:     Ma voi chi? 
Jessica:     Voi: tu, la mamma, il preside, la proff. … 

Suona il cellulare di Jessica e lei risponde.

Jessica:     Ciao Giulia. No, no, dimmi. … Sì, hai visto? Ma sì, …. stavo pensando anch'io che forse il serpente è meglio per adesso. Me l'ha detto anche papy. Sì, Sì, ti aspetto giù allora. Poi andiamo da Sara ok?... No non mi piace quello rosso. Preferisco quello nero con lo strappo, comunque adesso lo provo poi ti mando il selfie e mi dici …. Sì, 

Si alza e mentre parla al telefono esce a sinistra. Giulio resta impietrito in mezzo alla scena.

Atto1. Scena 5. Kevin

In scena Giulio disperato seduto. Entra Uccia da destra con un trolley. 

Uccia:     Eccomi. Sono tornata adesso dall'ospedale. (Vede Giulio disperato). Hai saputo cos'è successo? Ti ha detto Jessica? Sì, lo so, è una seccatura ma non possiamo far altro. 
giulio:     Ma con te aveva parlato?
Uccia:     Sì, mi ha chiamata al lavoro. Siamo andate subito al pronto soccorso per gli accertamenti.
giulio:     Al pronto soccorso? Addirittura? Mi  sembra un po' esagerato!.
Uccia:     No, no, meglio così. Ogni volta un falso allarme, non si sa mai qual è la volta bona. 
giulio:     Ogni volta?
Uccia:     Ma sì, non ti ricordi! Comincia a lamentarsi di mal di pancia,... mal di pancia e nausee … e così dobbiamo portarla al controllo. 
giulio:     Mah, io non mi ricordo di tutti questi mal di pancia che dici!
Uccia:     Per forza ah! Sono sempre io che ci penso!
giulio:     (Ancora allucinato) comunque, per me è stato un colpo! E adesso?
Uccia:     Beh, adesso la teniamo qua. Non si può mica lasciarla  da sola, anche se lo meriterebbe!
giulio:     Volevi lasciarla sola? 
Uccia:     Ma no. No penso che si possa lasciarla da sola.
giulio:     Ma chiaro che no. 
Uccia:     Allora sei d'accordo? Pensavo di mettere un letto nella camera di Jessica. Cosa ne dici?
giulio:     Di già? Ma c'è tempo mi pare.
Uccia:     Come tempo? Bisogna prepararsi il prima possibile. Ho già portato dei vestiti.
giulio:     Dei vestiti? Tu ti preoccupi dei vestiti?
Uccia:     Beh, dovrà pur cambiarsi no?
giulio:     Che cos'hanno detto all'ospedale?
Uccia:     La solita storia … non mi hanno fatto neanche entrare! Ho dovuto aspettare fuori per ora e non ho neanche potuto parlare con il dottore. Abbiamo solo il verbale del pronto soccorso.
giulio:     Ed è tutto a posto?
Uccia:     Beh, tutto a posto un poco, il solito mal di cuore un po' di versamento e dolore addominale …non va in bagno da una settimana ...
giulio:     Mal di cuore? Stipsi? Ma quel medico è pazzo!
Uccia:     (Stupita) sì era proprio il dottor Pazzo, lo conosci?
giulio:     (Esasperato)…. ma non hanno visto che è incinta? 
Uccia:    Ma … 

Entra Kevin da destra.

kevin:     (Gioioso) Salve a tutti. (Ricordandosi) Oddio, la nonna!

Torna indietro a prendere Gonde.

Gonde:     (Entra lenta con il bastone) Guardate chi ho incontrato: questo bel ragazzo che mi ha aiutata a salire le scale. Siamo venuti su un po' alla volta. É tanto un bravo ragazzo sapete! Mi ha fatto vedere la sua nuova macchina (si rivolge a Kevin) una affa mi hai detto? 
kevin:     (Orgoglioso) Una alfa!
Gonde:     Sì, sì, un'affa, … se la vedi Giulio…. è una macchinona: da qua a là! … tutta nuova, lustra … e lui la tiene come la morosa: la tira fuori...
Giulio:    … (mima) la mette dentro … 
Gonde:    … gli mette la copertina, …. e si sta tanto comodi. Ho provato a stare seduta e sembra di stare distirata nel letto!
Giulio:     Sì, sì va bene …. (tra sé) e adesso anche questa! (a Uccia) ma perché è qui mia madre?
Uccia:    Ma come “perché”, eri pur d'accordo! 

Suona il cellulare di Uccia. 

Uccia:    Pronto? Sì, mi dica dott. Giolitti, sì, la relazione è pronta,... gliel'anticipo via mail se desidera ...

Uccia esce a sinistra rispondendo al telefono.

Giulio:     (A Kevin) Bene bene, eccoti qua! Proprio tu. Sei tu quello strano che sta sempre a girare intorno a mia figlia. (Squadrandolo) e non sei cambiato vedo. Hai niente da dire? Anzi, hai niente da dir-mi?
Kevin:     (Risponde sereno) beh, ha sentito la notizia vero?
Giulio:     Altroché!
Kevin:     Era tanto tempo che volevo farmene una e così …
Giulio:     (Sconvolto) “fartene una”?

Gonde guarda Kevin ammirata.

Kevin:     Sì, è stato un prezzo alto da pagare, ma è proprio vero che “al-cuor-non-si-comanda”. Ci pensavo giorno e notte, e così l'ho fatto. E ora sarà mia per sempre!
Giulio:     (Sconvolto ripete alcune parole di Kevin) “un prezzo alto da pagare”?
Kevin:     Sì, abbiamo contrattato un po', su e giù, ma alla fine abbiamo combinato.
Giulio:     (Ripetendo attonito) “sù e giù”?
Gonde:     Sù e giù ... É proprio un bravo ragazzo vero! anche tuo padre faceva così! 
Giulio:     Anche mio padre così cosa?
Gonde:     (Ricordando soddisfatta) Era tanto un bravo ragazzo!

Entra Jessica da sinistra indossa una mise da Lolita provocante, attraversa veloce la scena ciattando al cellulare.

Jessica:     Eccomi, sono pronta, …. (prende per mano Kevin e lo trascina via) ciao io vado. Mi fermo fuori stanotte lo sapete vero? 

Jessica e Kevin escono a destra.

Atto1. Scena 6. Bea e Salvatore

In scena: Gonde, Giulio..

Gonde:     E' tanto un bravo ragazzo.
giulio:     (Urla) bravo ragazzo un corno!

Entra Uccia da sinistra spegnendo il cellulare.

Uccia:     Quindi ... dicevamo che resta qua! (a Gonde urlando) Vero? (poi di nuovo a Giulio) ma guarda che io non posso vedere di lei, anche adesso mi hanno chiamato per quella relazione. La devo presentare alla commissione domani o la prossima settimana, ora non so …  
Giulio:     Ma hai visto che Jessica è andata via con quello, in quelle condizioni! E tu non le dici niente?
Uccia:     Senti, diamoci una calmata e risolviamo un problema alla volta. Sei d’accordo?
Giulio:     (Calmandosi) Sì. (Si siede)
Uccia:     Bene. Allora, vediamo … per prima cosa dobbiamo sistemare il letto e i vestiti … e chi  vederà di lei. 
Giulio:     (Stravolto) Il letto e i vestiti sono la priorità? Ma non hai visto con chi è uscita Jessica!
Uccia:     Ma cosa vuoi che mi importi se Jessica esce con Kevin … sono ragazzi, è normale … lo fanno tutte. Sei proprio vecchio eh! … Ma senti questa invece: mentre tornavo a casa ho incontra Salvatore e tua sorella Beatrice. Hanno visto che stavo con la nonna così li ho invitati a bere un caffè … forse arrivano adesso. Così forse riusciamo a liberarci di lei per un po’ di tempo ... 
Gonde:     (Va a sedersi sulla sedia a dondolo) chi viene qua? 
Uccia:     (Urlando) Sua figlia!
Giulio:     Ma liberarci di chi? Ma di chi parli? 
Uccia:     Ma di tua madre, no? Di chi pensi che stia parlando! 

Suona il campanello della porta d'ingresso.

Uccia:     Eccoli, devono essere loro. 

Salvatore e Beatrice entrano da destra. Non tolgono il cappotto. Beatrice si siederà vicino alla sedia a dondolo, Salvatore resta in piedi dietro a Beatrice, Giulio si porta vicino al lavandino e Uccia dopo aver accolto i cognati si siede al tavolo.

Uccia:     Accomodatevi. Volete togliervi il cappotto? Fa caldo qui e poi quando si va fuori si sente il freddo. Bevete un'acqua, un caffè ...
Salv:     No, no, ci fermiamo solo un momento. Dobbiamo tornare a casa subito che arriva nostra figlia a portarci i bambini.
Bea:     Ah... se sapessi che lavoro con quei bambini! Non si può stare un momento tranquilli che ti scappano da tutte le parti: “E nonno vieni qua... e nonno vieni là.... e cos'è questo … e quello ...”.
Salv:     … Sempre correre, sempre! noi non siamo mica così giovani, non possiamo mica stare sempre dietro a loro! … è una responsabilità non indifferente.
Giulio:     Ma li tenete ogni giorno?
Salv:     eeh, quando loro sono a lavorare, tutti e due, a chi li devono portare? Poi loro fanno i turni, non possono mica chiamare la baby sitter un giorno sì e uno no! Costano sai, e poi non sai come te li tengono … lo sai come sono queste baby sitter: sono ragazzine che non ti puoi fidare ….
Bea:     (Continuando)… e così siamo impegnati tutto il giorno.
Salv:    Sì, sì, proprio tutto il giorno, tutti i giorni.
Bea:     Anche di domenica!
Gonde:     Povera la mia bambina.
Giulio:     (Come riflettendo tra sé) … mai un giorno libero... tutti i giorni impegnati …. anche la domenica …. 
Bea:     (A Giulio) ma tu con quella gamba ingessata che cosa fai tutto il giorno a casa?
Uccia:     Beh, guarda, se solo volesse, ci sarebbero tanti lavoretti da fare anche con il gesso! 
Giulio:     Ma se non posso muovermi!
Uccia:     (A Beatrice) Sempre una scusa! Ci sarebbe il lavandino da sturare ad esempio, ma lui dice che non può muoversi ….! 
Salv:     (Rivolgendosi a Gonde urlando e scandendo le parole come si fa con i sordi) Nonna, e tu come stai? Ti vedo bene. Guarda che bel colorito che hai.
Gonde:     Eeh, tu non sai quanto male ho io! Non posso far niente, devono farmi tutto loro. Anche accompagnarmi in gabinetto. … Dici che sto bene tu.... ma non vedi in che condizioni sono qua. Ah! Almeno che il Signore si decidesse a volermi con sé!
Salv e Bea (Esclamazione di sdegno) ma nonna - mamma!, ma cosa dici!
Salv:     Non si dicono certe cose … è peccato!
Bea:     E poi guarda Salvatore, ... che cosa dovrebbe dire lui, eh? Con quel mal di schiena che ha ogni giorno, tante volte non riesce neanche ad alzarsi dal letto.
Salv:     Sì, e poi cammino tutto storto. Mi prende da quassù e giù giù fino alla gamba. .. Certi dolori! … Certe fitte! … che dico … “ma perché ..., perché Signore proprio a me?”
Bea:      Siamo andati dalla dottoressa, dal fisioterapista, dal fisiatra, dal cinese che gli ha fatto l'agopuntura, … in ospedale ci hanno rimandati dal medico di base, figurati quello! Salvatore è andato anche da quella giovane cinese che fa i massaggi. Da tanto male che ha, ha avuto il coraggio di andare anche da quella ma… niente, non funziona niente!
Uccia:     Ah! (alludendo a Giulio) Come ti capisco!
Salv:     (Perentorio) Ho un'ernia. 
Giulio:     (Sottolinea) Ha un'ernia!
Salv:     È per quello che sto così male! Gliel'ho detto già dieci anni fa al mio medico, ma quello ha detto che avevo uno strappo e mi ha dato una pomata. Una pomata! Ti rendi conto?
Bea:    Sì, (dolce) e io a metterti la pomata ogni sera, ti ricordi?
Salv:     Abbiamo finito tutte le scorte della farmacia … 
Bea:     Sì, non ne avevano più e abbiamo dovuto aspettare per più di un mese che arrivasse la nuova scorta!
Salv:     Pensa, che incompetenti! Ma ti rendi conto! …. ah, che Italia! ….e i soldi che abbiamo speso? Costano sai le medicine, tra medico e bollette ti va quasi tutta la pensione, (a Gonde urlando) vero nonna? Ma tu non te la passi male, hai una bella pensione, la casa, tutto quel pezzo di terra che vale un bel po' di soldi … 
Gonde:     Ma tu non sai che male che ho io! Io ho lo stomaco! … E poi ora mi è venuta fuori questa brutta cosa … i calcoli …. nella stifellea …. e il fegato, no? … ho tutto malato dentro e non digerisco. Se sapessi, Tore, che male! E poi ho l'esaurimento: adesso devono farmi tutto, anche accompagnarmi in gabinetto, eh, Tore. Magari essere come te! …. sono gli ultimi anni questi, mi toccherà fare testamento! 
Uccia:     (A Beatrice) E Bamby come  sta?
Bea:     Aaah, è sempre a lavorare … ci porta i bambini e adesso anche il cane! Devo fare da mangiare anche per il  cane.
Uccia:     Ma lo porta da voi? E va d'accordo con il gatto, sì?
Bea:     Il gatto, non ce l'abbiamo più: è morto!
Giulio:     Morto? Quando?
Salv:     Sì. Morto. Povera bestia. Saranno due mesi! Ma che dico due mesi … due mesi!
Uccia:     Ma come è morto?
Salv:     Se lo vedevi! Lui capiva tutto! Gli parlavi … e lui capiva … e rispondeva anche!
Giulio:     (Scettico) Eeeh, adesso, rispondeva...
Salv:     (Esclamando) Siiiiì, rispondeva ti dico! Quando mi vedeva arrivare faceva certi salti … più di un metro. Ma che dico “un metro”, … un metro!
Bea:     Era un trovatello, ma noi lo abbiamo tenuto come un figlio.
Uccia:     Ma da quanto tempo lo avevate con voi?
Bea:    Adesso erano quattordici anni.
Uccia:     Beh, una bella età per un gatto.
Salv:     Ma lui era così speciale, pensa che non voleva mangiare il prosciutto, Bea gli comprava il prosciutto, il San Daniele, mica le sottomarche!
Bea:     Sì, poi lo sgrassavo tutto e glielo preparavo nel piatto. Beh, lui non lo mangiava! Se glielo davi con la mano, in bocca, (mima con Gonde) … anche anche, ma se lo lasciavi nella ciotola … lo lasciava lì.
Salv:     E poi? Quando noi si andava via, che gli dicevo: “stai attento, aspettaci che noi andiamo via un momento, fai la guardia” 
Giulio:     La guardia? Il gatto?
Salv:     Siii! E la faceva sai. Meglio di un cane! Pensa! … che robe...
Uccia:      già, … pensa tu che robe ….
Salv:     E adesso è morto. Abbiamo tanto pianto ...
Giulio:     Ma come è morto? È andato sotto un'auto?
Salv:     No, ho tanto pregato per lui! Pensa che dicevo: “Signore, fammi venire un male a me ma risparmia lui!”.
Giulio:     E così ti è venuto il mal di schiena.
Uccia:     E il gatto è morto. 
Salv:     Negli ultimi tempi non era più lui. Era sempre stanco, stava sempre sulla sedia vicino alla stufa, come se avesse un esaurimento o qualche male che non si sapeva cosa. E poi aveva l'occhio spento …. 
Bea:     Sì, non aveva più quel bell'occhio vispo di sempre, Salvatore lo diceva ….
Salv:     (interrompendo) Sì era così mogio, … con quello sguardo appannato.
Uccia:     Avete chiamato il veterinario?
Salv:     Sì, non potevamo più vederlo così. Soffriva. E così ho detto a Bea: “Bea, chiama il veterinario, che viene a fargli la puntura”.
Giulio:     E allora il veterinario gli ha fatto la puntura.
Salv:     (Sdegnato) Nooo, ma tu pensa quello! …. non ha mica voluto fargli la puntura!
Giulio:     (Sorpreso) Ah, e perché no?
Salv:     Perché ha detto che il gatto non aveva niente: “è sano” mi dice. “Ma come” gli dico io “non vede com'è, che se ne sta lì, e non si muove neanche quando gli diamo da mangiare il prosciutto!”. Il veterinario ha detto che non gli trova niente di strano, che è normale. Ma ti immagini? Normale! Lui, ... per lui non era normale.
Uccia:     E allora?
Bea:     E allora quell'incompetente non ha voluto fargli la puntura!
Uccia:     (Esasperata) Allora il gatto come se morto?
Bea:     Non ce l'abbiamo più. Abbiamo detto al veterinario di portarselo via perché noi non potevamo più vederlo in quelle condizioni.
Salv:     Ah, sì. (ringalluzzito) Gli ho detto: “Se non vuoi fargli la puntura qui, lo porti nel tuo ambulatorio!”.
Bea:     E così lo ha portato via. 
Salv:     Sì. Ma ti pare un professionista quello! Gli dici di fare una cosa … e lui fa come vuole, di testa sua! Ma pensa! … Comunque poi se l'è portato via.

Silenzio imbarazzato. Tutti riflettono.

Salv:     (A Gonde urlando come ai sordi) Nonna, come ti senti, eh? Hai sonno? ... ti vedo che hai un occhietto …  sei stanca? Vieni da noi un giorno a pranzo che così chiacchieriamo un po'. Così, se devi fare i documenti per il testamento Bamby ti dà una mano. 
Bea:     Sì, Bamby è brava con le carte.
Salv:     E poi se sei stanca e hai freddo puoi sederti vicino alla stufa, si sta così comodi lì.
Uccia:     Beh, è una buona idea, così, per andar fuori un poco... 
Gonde:     (Terrorizzata si alza dalla sedia a dondolo con vigore) No, no...., non è che mi piaccia tanto il prosciutto,... e poi adesso mi sento abbastanza bene, … sì, sì. Tutto bene.


Atto 1. Scena 7. La spiegazione

In scena Gonde, Beatrice, Salvatore, Uccia e Giulio. Entrano da destra trafelati Jessica e Kevin.

Jessica:     (Gioiosa e frenetica) ciao, siete tutti qui? Ho dimenticato di prendere il portafogli e Kevin mi ha riaccompagnata a casa un momento. Mamma hai visto il portafogli? Domani vado a scuola direttamente da casa di Milly, mi accompagna il Pil con la moto. Ma prima facciamo colazione. A proposito, papy, hai venti euro?

Giulio prende il portafoglio per dare i soldi a Jessica, Uccia si alza e prende il portafogli da un armadio.

Bea:     (Si avvicina a Jessica) Che grande che ti sei fatta, fatti vedere …. come va a scuola?
Jessica:     (Sbrigativa) Tutto molto molto bene zia. … Allora papy?
Salv:     E questo giovanotto, non ce lo presenti?
Gonde:     Ah, è tanto un bravo ragazzo, ha appena preso la macchina nuova.
Kevin:     Sì, un'alfa.
Gonde:     Proprio un'affa. Se vedi come la tiene bene... per San Valentino ha detto che gli compra i cioccolatini!
Uccia:     Ma dai! Davvero? (Sarcastica) E lei che cosa gli regala? (Sghignazza).
Kevin:     (Entusiasta) sapeste che emozione sentire il pedale sull'acceleratore, fare un po' di pressione, giusto quel po' intanto che lei comincia a muoversi … e poi, quando parte … é un'emozione che non si può spiegare. Bisogna provare.
Gonde:     (Come ricordando) Già!
Giulio:     (A Jessica con fare un po' isterico) e allora, … non lo presenti a tutti questo fenomeno! 
Jessica:     Sì, ecco, lui è Kevin, è il fratello di un mio compagno di scuola. Fa giurisprudenza all'università. Io gli chiedo che mi porti da Patty con la sua nuova alfa e lui mi porta.
Kevin:     Sì, per me è di strada, uscendo dall'università, quando ho finito di seguire le lezioni faccio uno stage dal notaio e così le do un passaggio. (A Giulio) e poi sono certo che lei conosca le capacità persuasive di sua figlia ... 
Salv:     Che bravo ragazzo, studia e lavora, da un notaio poi!
Giulio:     Ah, sì, sì … a me pare che abbia fatto ben di più!
Uccia:     Ma, cosa vuoi dire?
Giulio:     Beh lo sai no, e non far finta di niente perché ci sono loro adesso (indica tutti quanti). Tanto prima o poi lo verranno a sapere tutti!
Uccia:     Ma sapere cosa?
Giulio:     Come cosa? Del bambino, no!
Uccia:     Quale bambino?
Bea:     (A Uccia) sei incinta?
Uccia:     Macché incinta, è lui che è fissato. Anche prima mi ha detto che la nonna è incinta!
Salv:     (Entusiasta) Complimenti Nonna, ben fatta! È un maschio o una femmina?
Bea:     Speriamo che sia femmina.
Gonde:     Beh, sì, le femmine sono più tranquille!
Uccia:     (A Gonde) ma che cosa dice! (tra sé) Adesso ha anche l'Alzheimer! (A tutti) Ma se ha novant'anni!
Bea:     (Seria) ma Ucccia, non si sa mai, con le invenzioni che fanno al giorno d'oggi!
Giulio:     (Sbottando) Ma non capite che è Jessica che è incinta e questo qui (indica Kevin) è il padre del bambino!
Uccia:     Cosa?
Jessica:     Cosa? Lui il padre?
Kevin:     Chi? Io? Scusate ma davvero io non mi sono accorto!
Giulio:     Guarda che devi prenderti le tue responsabilità, mica che scappi adesso. (facendogli il verso) “Non me ne sono accorto” … ma come si fa! Ha 18 anni! Guardatela è una bambina! (tutti guardano Jessica che, vestita da Lolita, sembra tutto tranne che una bambina)
Salv:     Mah! Una bambina ...
Uccia:     (Seria) Cos'è questa storia?!
Giulio:     (A Jessica) Dai, parla tu, spiegaci cosa ti è passato per la testa!

Tutti aspettano che Jessica parli.

Jessica:     Beh, … pare che nascerà un bambino e che sarà figlio mio.
Giulio:     Figlio tuo sì, ma poi di chi altro? Di questo qua, vero? (Urla) Vieni qua!

Kevin cerca di scappare e Giulio lo insegue. Li segue anche Salvatore. Beatrice cerca di assistere Uccia che è quasi svenuta. Jessica rimane indifferente e si accovaccia vicino a Gonde.

Gonde:     (Con calma) è tanto un bravo ragazzo!
Jessica:     (A Gonde) Nonna, non è che mi daresti cinquanta euro?

Sipario.


SECONDO ATTO 

Atto II. Scena 1. Il lavandino

In scena Gonde e Giulio. Uccia entra da destra con due grosse borse con la spesa. Gonde sulla sedia a dondolo recita il rosario. Giulio sta armeggiando sotto il lavandino nel tentativo di sturarlo. Giulio è goffo e si innervosisce per piccole cose. Uccia appoggia le borse sulla tavola e ripone i prodotti nell'armadio.

Uccia:     Come va ?
Giulio:     E' un casino, era tutto otturato. Vengono fuori dei blocchi di detersivo e grasso, duri come cemento. Non so come faceva a passare neanche una goccia d'acqua.
Uccia:      Per questo si otturava una volta sì e una anche. Potevo ben buttare giù acidi e usare la ventosa! (Con intenzione) Comunque ... dopo 20 anni senza mai fare manutenzione!… è il minimo che potesse capitare.
Giulio:     (Ribatte) è perché si usa la lavastoviglie! E senza pulire prima i piatti. Lavando a mano non succederebbe.
Uccia:     Parli tu che non hai mai lavato neanche una forchetta! Devo fare io? E allora preferisco la lavastoviglie! Problemi?

Un attimo di silenzio teso.

Giulio:     … mmmh. …. porco …. ah! ….ma! …

Giulio è nervoso e agitato: continua a tentare di rimontare i raccordi ma senza grande successo; sbatte i tubi e gli attrezzi invece di posarli.

Giulio:     Che cos'hai combinato con Salvatore questo pomeriggio? Mi ha telefonato mezzo incazzato perché non andavi ancora a prenderla.
Uccia:      Già, … comunque anche se sta là un pomeriggio … e poi Salvatore ...Quello non ha tutte le rotelle a posto!

Giulio passa un pezzo di tubo a Uccia.
 
Giulio:     Tieni. Vedi che è tutto bloccato? Però qui c'è la curva e non si riesce a pulirlo bene.

Mentre Giulio parla, il lavandino perde copiosamente acqua e Giulio si bagna e impreca.

Uccia:     Beh, basta smontare la curva, così lo pulisci meglio. Vedi così …

Uccia smonta la curva del raccordo e l'appoggia sul tavolo vicino alla spesa e agli altri pezzi di tubo.

Giulio:     (Peoccupato) Però ricordati com'era prima, altrimenti non si riesce a rimontarlo. Guarda che è un casino!
Uccia:     Ma sì, … non è  difficile. 

Uccia racconta a Giulio l'incontro con Salvatore. Nel frattempo riprende la curva e smonta ancora un pezzo di tubo. Appoggia i pezzi di nuovo sul tavolo dove ci sono altre curve ed i pacchetti della spesa facendo cadere delle cose. Raccoglie il raccordo del tubo e cerca di rimontarlo ma fa difficoltà. Armeggia un po' e poi lo riattacca storto. Giulio non se ne accorge. Giulio è ancora steso sotto il lavandino e sbuffa per la fatica di smontare i tubi. Uccia passa a Giulio il raccordo montato male. 

Uccia:     Insomma, faccio le mie commissioni con calma e poi vado a prendere la nonna, - tanto non mi avevano detto l’ora alla quale dovevo andare - e quindi me la son presa comoda. Beh, … guarda  ...arrivo lì e Salvatore mi apre la porta sconvolto e agitato. Mi viene vicino e capisco che qualcosa non va. Mi guarda e me dice: (fa il verso) “Ho telefonato due volte a casa tua perché qui non arrivava nessuno. Sì ... perché io devo andare via adesso, anzi dovevo già essere andato via. Beatrice è già andata da un bel po' ”.
Giulio:     (Da sotto il lavandino) Ma tu sei andata lì tardi, per quello era così!
Uccia:     (Arrabbiata) Macché tardi!, come faccio ad essere arrivata tardi! Tardi rispetto a cosa? 
Giulio:     Non so magari dovevano andare via!
Uccia:     Ma mica lo sapevo! (Calmandosi per continuare il racconto) insomma, entro in casa e trovo la nonna in piedi in mezzo alla stanza, già con il cappotto addosso e la borsa in mano. Secondo me stava aspettando in piedi da così tanto tempo…poverina.
Giulio:      Passami quel tubo là …

Giulio armeggia per collegare i tubi sotto il lavandino e Uccia gli passa i raccordi montati storti.

Uccia:     La nonna mi accoglie con un: “ohhh” lamentoso e preoccupato e mi dice: “ma dov'eri che non arrivavi mai?”. Vista la situazione ho preso la borsa in mano e le sue cose senza dire  niente, predo anche la nonna sotto braccio e la porto via. É pronta da chissà quanto tempo che va fuori da sola quasi di corsa. Salvatore ci rincorre con altre borse ma le prende così male che si aprono e cade tutto a terra: le pantofole, i pacchetti di medicine, lo scialle …Allora pianto lì la nonna e torno indietro a raccogliere tutto.
Giulio:      E Salvatore cos'ha detto?
Uccia:     Continuava a dire cavolate e che lui deve correre come un matto per andare da Beatrice che lo aspetta e anche da Bamby con i bambini … e poi non so da chi altro. 
Giulio:      Ma allora doveva andare via ed era in ritardo? 
Uccia:     Ma che cosa ne so!.... io non ne sapevo niente! Comunque, ... cerco di fare la persona matura e organizzata e gli dico di andar pure dove vuole che tanto, io, mi arrangio da sola!
Giulio:     Sì, proprio matura e organizzata! E lui?
Uccia:      E lui mi si pianta davanti, muso contro muso, tutto rosso di rabbia con una vena grossa in mezzo alla fronte e mi dice: (fa il verso) “Se per caso, in un futuro molto, molto lontano, Gonde volesse tornare qua, …. vedi di non dimenticare di portarle il SUO rosario”. Mi manda un altro sguardo schifato,  si gira e va via. Gli manca un venerdì a quel là!
Giulio:     Ma magari doveva andare via e poi … anche tu, …. la porti via senza il suo rosario! ….
Uccia:      (Esasperata) Ma che rosario!… E' lui che è completamente fuori di testa! Non si può  trattare  la gente  così solo perché le cose non vanno come le hai programmate! E se l'è presa con me solo perché non ha un rosario a casa. Può accadere un imprevisto, bisogna tenere la calma, mica che tutto va per il verso giusto!
Giulio:    Ma porca … ma perché non entra questo tubo? … Comunque, secondo me, eri tu che dovevi andare prima a prenderla e ricordarti di tutte le sue cose, sai com'è fatta!
Uccia:      Ma se ti ho già detto come è andata la faccenda! … Lui  non mi ….
Giulio:  (Interrompe) Ma sei sicura di aver rimontato giusta la curva. Guarda che qui non funziona niente!. … Passami quella pinza!

Uccia distratta passa una scatola della spesa.

Giulio:  Ma cosa? …. (Urla) La pinza! (intanto l'acqua continua a gocciolare e Giulio ha tutte le maniche della camicia bagnate). Ma guarda qua, non funziona niente. Com'è possibile! … Sei sicura di aver rimontato giusto il raccordo?
Uccia:     Ma sì, …. e poi basta che guardi l'altro scarico e fai uguale.
Giulio:  Ma quell'altro l'ho rimontato sulla base di quello che mi avevi passato tu! Ma porca …. Ma possibile! Una cosa ti avevo detto! …. Guarda qua, guarda! ….
Uccia:     Adesso la colpa è mia? Se non sei capace, allora la colpa è mia!. … Lascia stare, se non  vuoi fare, farò io dopo! (Le viene un'idea) Oppure … possiamo chiamare Kevin, è un buon meccanico, magari è anche un buon idraulico.
Giulio:     (Rabbioso) Non parlarmi di quello là, ha già fatto troppo mi pare.  … Ma non vedi che è tutto storto qua. …. Guarda qua!.... e questa guarnizione! C'era una guarnizione qua, dov'è andata? ….
Uccia:      Ma  cosa vuoi che sappia io della guarnizione! Sarà scappata!...
Giulio:     (Ormai fuori di sé) Vai a prendere un secchio almeno, non vedi che è tutto un lago!

Uccia esce a destra per prendere il secchio. Giulio continua a imprecare ed armeggiare sotto il lavandino. Intanto Gonde che ha pregato e sonnecchiato per tutto il tempo, pian piano si avvicina al lavello.

Gonde:    (Sommessamente) Riesci?
Giulio:     (in dialetto) Mamma, lasciami stare, almeno tu!

Giulio prova lo scarico, l'acqua schizza in giro e bagna completamente Giulio che impreca di nuovo

Gonde:     Vai, vai a cambiarti figliolo, prima che ti veda Uccia.

Giulio si tampona con un asciugamano ed esce a sinistra. Entra Uccia da destra. Trascina un secchio con un mocio. Gonde è in piedi vicino al lavandino e guarda compiaciuta il lavoro di Giulio.

Uccia:     (Sarcastica) vede che bel lavoro sta facendo Giulio. Eh, vede?
Gonde:     (Serena e compiaciuta) Giulio è tanto bravo! Sa fare tutti i lavori, puoi stare contenta che hai chi ti aiuta in tutto. Anche il lavandino adesso. 

Uccia asciuga il pavimento e nel contempo manda Gonde a sedersi sulla sedia a dondolo. Gonde parlando attraversa la scena per andare a sedersi ma si gira e torna da Uccia, come per spiegarle meglio. La scena si ripete più volte.

Gonde:     Mi ha fatto vedere che era tutto intasato con il detersivo della lavastoviglie. Lo dico io che è meglio lasciare stare quella lavastoviglie e lavare a mano i piatti, … cosa si sta! Mezz'oretta ed è fatta. Ma le donne di oggi non hanno voglia di lavorare, loro vogliono solo andare in giro e la lavastoviglie che lava i piatti e così si intasano i tubi. Eeeh, Giulio sa fare proprio di tutto. Vedi che ti mette a posto anche il lavandino! E poi ha tanta pazienza. È come Salvatore! Anche quello è tanto buono e tranquillo! Pensa che abbiamo detto insieme tre rosari questo pomeriggio, io e lui, perché io non avevo la mia corona nella borsa e non veniva nessuno a prendermi. … Non me l'avevi data vero la mia coroncina del rosario? … Eh sì, sono proprio bravi. Potete stare contente tu e Beatrice!


Atto II. Scena 2. Il concerto

In scena Gonde e Uccia.
Entra da destra trafelata Jessica seguita da Kevin, attraversa la scena correndo.

Jessica:     Mamy mamy mamy
Uccia:     Dove vai? Dove vai?

Va da Uccia e l'abbraccia, poi va da Gonde e le dà un bacio in fronte.

Jessica:    Mamy lo sai che io e la Patty andiamo al concerto di XKISA? Ho i biglietti gratis, ….Siiii …. stiamo fuori in tenda …. ci porta Kevin ….. (poi a Kevin e con fare mellifluo) … vero che ci porti, vero? … 
Kevin:     Ma io non ho il biglietto!
Jessica:     Ma non importa, te lo compra il papy …. vero mamy? 
Uccia:     (Decisa con ironia) Sicuro!
Jessica:     (A Kevin) Hai visto? Dai … dai … dai … partiamo la mattina del giorno prima … dormiamo in tenda e così siamo subito al concerto …
Uccia:     (Perentoria) Non si discute nemmeno! (Enumera) Sei incinta, minorenne e devi studiare altrimenti ti bocciano anche stavolta e non potrai neanche finire la scuola. Mi sembra che possa bastare così.
Gonde:     (A Jessica) Dove vai in gita con la scuola?
Jessica:     Ad Amsterdam, non con la scuola, con Kevin! A sentire un concerto di XKISA (esulta).
Gonde:      Ah, un concerto in chiesa, che bella gioventù, verrei anch'io!
Jessica:     Ecco mamy vedi? Viene anche la nonna. (A Kevin) vero che portiamo anche la nonna? 
Kevin:     (Imbarazzato) mah, non so se la sua salute … in tenda …
Gonde:     Cantano in trenta? Proprio un bel coro.
Uccia:     (Pensandoci) mmh ….  portare anche la nonna … mmm …. 

Jessica confabula con Kevin in controscena. Entra Giulio con un grosso asciugamano si sta asciugando i capelli e la faccia. Parla tra sé senza accorgersi che c'è anche Kevin in scena.

Giulio:     (Al pubblico)…  e dovrei chiamare Kevin adesso! per mettere su un rubinetto! … ma quello se lo prendo gli faccio passare un brutto quarto d'ora …. eh, sì, deve prendersi le sue responsabilità …. non può mica cavarsela così … ma quello è anche capace di prendere la sua dannata Alfa e andarsene chissà dove... e magari anche portarsi via la mia piccola che deve ancora finire di studiare …

Jessica vede Giulio e gli corre incontro.

Jessica:     Papy, papy, è vero che dai i soldi a Kevin (e lo indica) che mi porta ad Amsterdam con la sua alfa? Vero papy?

Giulio ha finito di asciugarsi e si accorge di essere di fronte a Kevin che intanto sta cercando di defilarsi passando inosservato. Giulio lancia un urlo e cerca di ricorrerlo ma avendo una gamba ingessata se lo lascia scappare. Kevin scappa da destra a sinistra attorno al tavolo, Giulio lo rincorre. 

Giulio:    Dove vai, vieni qua che ti prendo!

Escono a destra Kevin e Giulio. Jessica li segue squittendo. Restano in scena Uccia e Gonde.

Uccia:     (A Gonde scandendo per farsi capire) Lei non è mai andata ad Amsterdam? 
Gonde:     No, ma una mia cugina abita là, ormai ha quasi cento anni. Mi manda sempre, per il mio compleanno, un sacchettino di origano. Di quello buono. Io faccio la tisana per dormire.
Uccia:     Ah, la tisana! Ma tu guarda. Con l'origano! Mi piacerebbe provarla.
Gonde:     Sì, sì, fa tanto bene sai, specie quando si è un po' nervosi … vedo se ne ho un po' nella borsa. (Esce pian piano a sinistra)
Uccia:     Perché? Le sembro nervosa io? (Isterica) Eh? Sono nervosa? 


Atto II. Scena 3. La ricerca della badante

In scena Uccia.
Rientra da destra Giulio trafelato torcendo l'asciugamano.

Uccia:     (Cerca di fare ordine buttando un po' della spesa e dei tubi nel secchio) senti, io non ce la faccio più. Non posso seguire il mio lavoro, a Roma alla commissione è andato il mio capo, ha portato il mio lavoro e si è preso i miei soldi, non esco più da nessuna parte, … dobbiamo trovare una badante.
Giulio:     (Ansimante per la corsa) dobbiamo trovare un boia! Quello là corre come una gazzella! 
Uccia:     Ma adesso lasca perdere Kevin. Risolviamo un problema alla volta. Prima quello più grosso …

Giulio e Uccia insieme:

Giulio:     Sistemare Jessica. 
Uccia:     Sistemare Gonde.
Uccia:     D'accordo, d'accordo … hai ragione tu ma facciamo come dico io. Troviamole una badante!
Giulio:     Già, come se fosse facile! Non puoi mica trovarne una così, come con la bacchetta magica. Sai che queste se ne approfittano, lo sanno tutti.
Uccia:     Ma tutti hanno la badante! Possibile che non possiamo trovarne una anche noi! Non penserai mica che io vada a lavorare, sistemi la casa, veda di Jessica e tra un po' anche del bambino e che faccia anche da badante!
Giulio:     Beh!... (intendendo “sì”)
Uccia:     Cosa vorresti dire con: “beh!” 
Giulio:     No! Era solo così per dire ... stavo pensando.
Uccia:     Garda tutti ne hanno una! Prendi ad esempio questa via dove viviamo noi (enumera) Ginute, quella che abita in fondo alla strada,  sono tre anni che ce l'ha ...
Giulio     (Interrompendola) … Beh, ha 109 anni!
Uccia:     Allora prendi Bepi, quello che abita nel portone a sinistra, lui è più giovane e ha la badante già da un anno.
Giulio:    Quello ha la pensione da falso invalido, ha preso la badante per non perdere i soldi!
Uccia:     Anna, la mamma de Maria, va a camminare con la badante per strada e vanno a fare la spesa insieme.
Giulio:     Ma no, quella non è la badante, quella è Maria, sua figlia.
Uccia:     Ma come Maria? 
Giulio:     Sì, proprio “la sua” Maria.
Uccia:     (Stupita) ma non era dirigente di una grande multinazionale e lavorava a New York, Londra, Tokyo … no si era sposata con l'amministratore delegato …. anche quello straricco … con lo yacht di 20 metri e andava a cena con il ministro ...
Giulio:     Sì, fino a che l'amministratore delegato è scappato con il ministro ….
Uccia:     (Con aria soddisfatta) Ma che  storia! 
Giulio:     E così è tornata a casa. Adesso vive con la pensione di sua madre e con un cagnetto piccolo che abbaia sempre.
Uccia:     (Compiaciuta) Guarda tu come certe volte va la vita, eh! (Riprende) Comunque dobbiamo trovare una badante, io non ce la faccio più.
Giulio:     E ti sembra facile! Non si sa chi ti porti in casa!
Uccia:     Ma cosa dici! Sono persone che lavorano come tutti.
Giulio:     Ma non hai sentito che storie girano: Gigi aveva quella brava, che stava con lui tutto il giorno e non chiedeva quasi niente. Era ucraina ma parlava anche in dialetto.
Uccia:     Vedi, una brava persona! E allora chiamiamo quella.
Giulio:     No, intanto perché Gigi è ancora vivo, e poi si sono sposati.
Uccia:     Allora bisogna dire che era proprio brava! E quella di Toni? Non era brava pure quella?
Giulio:     Quella si è bevuta tutta la cantina. 
Uccia:     Mmh… meglio di no. Ma possibile! Ci sono pure quelle serie ed oneste, forse basta rivolgersi ad un'agenzia!
Giulio:     Sì, così ti prosciugano tutto lo stipendio e anche la casa. E poi bisogna anche vedere se la mamma accetta di stare con una badante, sai come sono i vecchi, non vogliono ammettere di aver bisogno di aiuto. ... Ci vorrebbe una che conosce già, una sua amica, una di fiducia….
Uccia:     (Spazientita) Senti, vedi di trovarne una prima che vada fuori di testa. Cercala dove vuoi, bella, brutta, che beve, che non beve, bianca, nera, gialla …. basta che venga qua subito altrimenti me ne vado via io!

Uccia esce a destra e porta con sé il secchio con gli oggetti.

Giulio:     oh, (gli lancia l'asciugamano) che caratteraccio!


Atto II. Scena 4. Ortensia

In scena Giulio. 
Gonde entra da sinistra con una tazza di tisana. 

Gonde:     Uccia è andata via,... proprio adesso che ho fatto la tisana anche per lei. É un po' nervosetta vero? Sarà la menopausa …  a una mia cugina, quella che abitava a Udine, è venuto il saurimento e l'hanno portata al ricovero. (Appoggia la tazza sul tavolo e si siede nella sedia a dondolo)
Giulio:     (Si siede vicino a Gonde) senti, non conosci qualche tua amica che verrebbe a farti un po' di compagnia durante il giorno e magari, già che c'è, ti aiuta anche ad andare in bagno, a vestirti ...
Gonde:     (Sospettosa) intendi dire una badante?
Giulio:     No, (stempera) non proprio una badante, una che ti faccia compagnia!
Gonde:     In compagnia di una badante?
Giulio:     No, no, una tua amica che ti faccia compagnia
Gonde:     L'amica di una badante?
Giulio:     Noo! Dicevo ... una tua amica.
Gonde:     Una mia amica fa la badante?
Giulio:     (esausto) Senti, … lascia stare.
Gonde:     Ah, che peccato, perché pensavo ... sai a Ortensia, la contessa, Le Cheeche. (pettegola) É sola adesso anche lei, … povera, … le è morto il marito e siccome il marito aveva firmato in garanzia per questo e per quello che invece quelli hanno speso tutto al casinò e alla fine ha perso tutto anche lui. … E così lei è rimasta sola e senza un soldo. Pensa, con tanti che ne aveva! (Quasi vendicativa) Ho pensato che potrebbe venire qui qualche volta così ci facciamo compagnia. Dici che Uccia se l'avrà a male?
Giulio:     (Incredulo) Ortensia, la contessa?
Gonde:     Sì, Ortensia. La chiamano Le Cheeche. Siamo dello stesso paese sai, abitavamo vicine da ragazze. Lei è sempre stata un po' più “chi sono io”. È giovane, ma ci conosciamo da tanto tempo …
Giulio:     Giovane?
Gonde:     Giovane, sì. Ha dieci anni meno di me.
Giulio:     Un'ottantina passata quindi!
Gonde:     Sì, ti ho pur detto che è giovane!
Giulio:     Va bene, la chiamo subito.
Gonde:     No guarda, non serve ho dato il numero a Jessica la chiama lei

Suona il campanello della porta d'ingresso.

Gonde:     Cos'hai detto?
Giulio:     Forse é arrivata.
Gonde:     Uccia è arrabbiata?
Giulio:     (Urlando mentre va ad aprire la porta a destra) NO!
Gonde:    Ma che nervoso che sei anche tu!

Entra Ortensia: è una signora anziana signorile, molto elegante. Porta anche un cagnolino bianco tipo un maltese in braccio. Il collare è di strass.

Ort:     (Altezzosa) Buonasera, arrivo forse in un brutto momento?
Giulio:     No, no. Entri la prego, stavamo solo chiacchierando. Sa, mamma è un po' sorda e a volte devo alzare la voce.
Gonde:     Non sono per niente sorda. (Poi a Ortensia, melliflua) Ortensia, sei riuscita a venire a trovarmi, che contenta che sono! Siediti, siediti. Scusa il disordine ma Uccia non è tanto appassionata di lavori di casa … sai, è una donna moderna! … (facendole il verso) una donna in carriera ….
Ort:     Sì, sì, (schifata)… vedo! (complice a Gonde) Ma farò finta di non vedere! (Sogghigna. Aspetta che Giulio le porga una sedia e si siede). Grazie caro. (Con sufficienza) Adesso vai pure a prepararci un caffè. (Giulio perplesso esce a destra per il caffè)
Gonde:     Dimmi, come stai? Ti vedo bene. Io invece guarda qua in che stati che sono
Ort:    Ma cosa dici! stai benissimo. Sei bianca e rossa, io invece faccio fatica a camminare, devo andare piano piano …
Gonde:     Ma perché hai anche il cane! Io invece sto attenta dove metto i piedi che se cado …(tragica) è finita!
Ort:     Ma non cadi no!
Gonde:     Perché sto attenta! E poi sai non posso più far niente, sono qui così, tutto il giorno, sola.  Sola, senza nessuno. É brutto sai, essere soli.
Ort:     Ma come sola, c'è pur tuo figlio, tua nuora, tua nipote ….
Gonde:     … il suo amico ….
Ort:    … il suo amico chi?
Gonde:     E' tanto un bravo ragazzo! è tanto innamorato
Ort:     Di chi?
Gonde:     Di Affa.
Ort:     E chi è Affa?
Gonde:     Questo non l'ho mai capito.

Entra da destra Giulio con i caffè.

Giulio:     Ecco i caffè. In onore della contessa ho utilizzato il servizio buono, con i cucchiaini d'argento. Immagino che per lei sia un'abitudine … ma noi siamo persone semplici...
Ort:     (Prende in mano un cucchiaino e lo esamina, lo strofina con il tovagliolo e lo esamina contro luce per verificare se è veramente d'argento) Vedo... vedo …. (lo mette in tasca in un momento che Giulio non vede).
Giulio:     Qui ci sono anche dei biscottini, se desiderate, con il caffè … Ora vi lascio chiacchierare in pace. Avrete tante cose da dirvi! Stia, cara contessa, stia pure quanto le pare, è la benvenuta in questa casa. Se poi volesse tornare anche domani …. e dopodomani … così per fare un po' di compagnia a mia mamma.
Ort:     Beh, vedremo, la mia compagnia è richiesta anche altrove. (A Giulio) Ma resta pure caro e fammi la cortesia di tenere in braccio Scipione mentre io sorseggio il caffè. (Passa a Giulio il cane) Fà attenzione, massaggialo un po' e non fargli prendere freddo al pancino che soffre di disturbi gastro-intestinali. (Giulio si siede e tiene il cane sulle ginocchia).
Gonde:     (Lamentosa, al pubblico) Ah, mia cara Ortensia come siamo ridotte! E io ben peggio di te. Ma tu sei come una fantaccina, hai dieci anni meno di me. Sei giovane tu. Io, fino ad 80 ho lavorato sodo. Poi sempre meno. Eh sì, io ho sempre lavorato. E ho tenuto tutti i miei fratelli, e poi i figli delle zie, che si era tutti in famiglia e tutti lavoravano i campi e nella stalla … e poi andavo anche da loro (indica Ortensia) a fare i lavori e a tenere lei e le sue sorelle. (a Ortensia) Ti ricordi?
Ort:     Eh, sono passati tanti anni sì, ma certi ricordi non passano mai.
Gonde:     Ah, quanto ho lavorato. Quanti stracci che ho lavato! E sua madre, “Lasignora”, (al pubblico quasi sottovoce) “Lacarogna”, che ogni mattina mi comandava: “Radegonda, cambia le lenzuola e le mutande alle bambine. Anche stanotte hanno bagnato il letto, sbrigati” e io a lavare tutto, ché quella volta ancora si andava al lavadore, mica come le donne di adesso che hanno tutte le comodità e si lamentano! Ah, quanto ho lavorato io…
Ort:     (in piedi, teatrale) Sì, la povera mamma, quanto ci voleva bene! Si faceva in quattro per noi! Voleva che fossimo sempre ordinate e con i vestitini puliti. Che santa donna la mamma …

Ortensia passeggia sulla scena e mette in borsa vari oggetti dopo averli esaminati senza farsi scoprire da Gonde e Giulio.

Gonde:     … E diceva sempre: “ma perché il Signore mi ha mandato tanti figli! E tutte femmine” ...
Ort:     … Si preoccupava sempre per il nostro futuro, che ci realizzassimo nella vita, ci spronava a studiare ed esercitarci nelle arti: la pittura, la musica, il canto...
Gonde:     … “E tutte femmine, che non valgono niente le femmine! Mi manderanno sulla-strìco per la dote”. Io dicevo di sì (a Giulio) ma non ho mai capito dov'era questa strìco.
Giulio:     Forse intendeva “sul-lastrico” non “sulla-strico”.
Gonde:     Ci sei stato anche tu?
Giulio:     No, per ora no. Anche se con Jessica non è detta l'ultima parola.
Ort:     Eh, sì. La mamma era sempre disponibile con una parola di conforto per tutti. Ricordo che dava ospitalità ai poveri che arrivavano a piedi in paese in cerca di fortuna. Lei offriva loro un comodo giaciglio ed un pasto caldo. (Commossa) Desiderava dare un po' di gioia a chi non aveva avuto niente dalla vita.
Gonde:     (A Ortensia)... e poi ti ricordi quando arrivavano quei disgraziati da chissà dove e lei li faceva dormire sulla panchina di pietra, fuori di casa, perché aveva paura che portassero le pulci e gli dava un pezzo di pane secco e una patata …
Ort:     … (A Giulio) e Don Giovanni, il parroco, veniva sempre a trovare la mia povera mamma…
Gonde:     (A Giulio) ah, sì, sì, Lesiore dava sempre la patata anche a Don Giovanni quando veniva a trovarla …
Giulio:     (Interrompendo) Direi di non approfondire questa parte della storia.
Gonde:     (A Giulio, ricordando) E' stato Don Giovanni a soprannominare Ortensia “Le Cheeche”, sì, sì … è stato lui, sì, (a Ortensia) ti ricordi?
Giulio:     Le Cheeche? Come dire “la gazza ladra”? Ma perché?
Ort:     (Spiegando) E' stato per via dei miei capelli corvini e di un ciuffo più chiaro che mi contornava la fronte e suppongo - anche se Don Giovanni non lo ha mai ammesso apertamente - anche per il portamento fiero ed elegante che mi contraddistingueva al tempo, (compiaciuta) e tuttora. 
Gonde:     Sì, sì, è stato proprio Don Giovanni, dopo quella volta che l'ha vista portar via le bottigliette dell'offertorio e l'ha seguita ….
Ort:     … ah, sì, ero piuttosto ammirata … modestamente.
Gonde:     … e così ha trovato il suo nascondiglio ….
Ort:     … sì, sì, in effetti ero anche un po' timida …
Gonde:     ... ha trovato collane, anelli, profumi, scarpe, monete …
Ort:     … nascondevo un tesoro nel mio animo: i semi di una predisposizione a ricercare e far mio tutto  ciò che la vita ci offre di prezioso.
Giulio:     (Sarcastico) Un dono del cielo!
Gonde:     (A Giulio) pensa che Lesiore aveva dato la colpa a me, diceva che ero io che prendevo le sue cose! Robe che a mia madre gli viene un colpo quella volta che Lesiore viene a casa nostra con la scusa di comprare una borsa di radicchio e invece mi dice che sono una ladra. A me!
Ort:     (Riprende dalla battuta di Giulio) … eh, mio caro, davvero un dono difficile da sostenere. Facili sono i fraintendimenti e le invidie!
Giulio:     Invidie?
Gonde:     Siii, una borsa di indivia! E mia madre, per paura di chissà cosa, gliel’ha anche regalata. Quella e anche mezza forma di formaggio!
Ort:     (Continua) Certo, invidie mio caro! Ricordo, ad esempio quando - eravamo ormai ragazze da marito - la mia cara madre mi presentò Arduino, giovane rampollo della casata di Silicon, una persona così a modo, distinta, di una bellezza discreta, (rimane assorta al ricordo)…
Gonde:     (Interrompendo e continuando il suo racconto) … dopo quella volta della borsa di indivia Lesiore non è più tornata a casa nostra. Mai più. Fino a quando, un po' di anni dopo, ha costretto mio fratello (a Giulio) tuo zio, il più bel cristiano del paese, a lasciare Ortensia, che era già un po' che morosavano. E così, caromio, Le Cheeche ha sposato il povero Duino ….
Giulio:     Povero, … non mi pare che fosse tanto povero.
Gonde:     … il povero Duino era sì pieno di soldi, ma aveva la gobba sulla schiena e un occhio di vetro e non lo voleva nessuna!
Ort:     (Riprende dal suo racconto) … una bellezza discreta che saltava all'occhio, forse un po' appesantita alle spalle da un cospicuo patrimonio …
Gonde:     Le Cheeche ha pianto un mese di fila e poi ha sposato Duino. 
Giulio:     Si è convinta.
Gonde:     Duino le ha regalato un anello di brillanti grosso come un melone.
Ort:     (Mostra a Giulio l'anello) sai caro, il mio Arduino aveva gusti così raffinati …
Gonde:     … e poi Duino ha perso tutti i soldi per andar dietro agli amici …
Ort:     Dotato di smisurata generosità e senso degli affari. (A Giulio) Sai caro, era un uomo di così profonda cultura, grande amico di D'Annunzio!
Giulio:     Ma come, D'Annunzio? ma quanti anni …
Gonde:     … Il povero Duino non lo sopportava più nessuno. Raccontava quella e sempre quella: di quando un suo vecchio zio era andato a piedi fino a Fiume per vedere il Vater …quando noi si andava nella roggia dietro casa!
Ort:      (Riprende dal suo discorso) … sì, sì, D’Annunzio, il Vate, un grande amico di famiglia.
Giulio:     (Interrompe, si alza e tiene il cane sollevato) … mi scusi contessa Ortensia ….
Ort:     (Commossa) Ah, quanti ricordi cara Radegonda! (A Giulio) E tutte verità vissute!
Giulio:     Sono spiacente di interrompere il flusso dei vostri accorati ricordi ma temo che Scipione abbia dato il meglio di sé sulle mie ginocchia.
Ort:     Che cosa intendi con ciò caro?
Gonde:     (Lapidaria) Cheeche, mi pare che il tuo cane ha il cagotto!
Ort:     Ne hai sentore cara Radegonda? (Verifica con Giulio la macchia sui pantaloni. Poi schifata a Giulio) Portalo, portalo pure in giardino a detergersi… Vai, vai caro!

Giulio porta via il cane ed esce a destra.

Gonde:     E così Ortensia anche tu sei rimasta sola!
Ort:     In che senso?
Gonde:     Non è morto il tuo Duino, l'anno scorso?
Ort:     Ah, mio marito Arduino intendi... sì, sì, è morto, (definitiva) morto! Dio l’abbia in gloria! Lo ha trovato la badante, nel letto.
Gonde:     Davvero aveva la badante?
Ort:     Sì, Katiuscia, 22 anni, russa, … bella presenza.
Gonde:     Ah, e cosa gli faceva?
Ort:     Tutto.
Gonde:     Davvero? Era mal messo allora! …  E adesso?
Ort:     Adesso Katiuscia e il fidanzato Igor, arrivato anche lui or ora dalla Russia, abitano nella nostra depandance. Arduino gliel'ha regalata prima di morire.
Gonde:     Eh, sì, era bello dentro il tuo Duino. Anche quando ha firmato per questi e per quelli che poi si sono mangiati tutto, eh? Che robe, eh? Era tanto buono ….
Ort:     Così tanto buono che adesso sta così bene in Paradiso che non mi pare vero! Certe persone sono così buone che è meglio che stiano in paradiso. Dico bene?
Gonde: Ah, sì, sì. Hai ragione. Povero Duino. … Ortensia, devo chiederti un favore: mi accompagneresti in bagno che ho paura di cadere? Uccia è andata via di corsa senza accompagnarmi in bagno. È tanto nervosa sai!
Ort:     Ma certo, eccomi qua, piano piano ... (Ortensia aiuta Gonde ad alzarsi e si avviano all'uscita a sinistra) Così mi fai vedere un po' la casa. Sai che mi è sempre piaciuto vedere le cose belle: i quadri, i gioielli, le borse … sai quelle di Hermés ad esempio. Ne ha per caso una anche tua nuora?
Gonde:     Ma se sono di Ermes perché deve averle mia nuora?
Ort:     Ma così, in prestito … comunque adesso vediamo insieme.

Escono a sinistra.

Atto II. Scena 5. Marta

Entra Jessica da destra, ha il broncio e si siede al tavolo. Manda messaggi al cellulare. Ortensia entra da sinistra con due borse pesanti colme di oggetti. Passa alle spalle di Jessica, afferra ancora qualche oggetto e attraversa la scena per uscire di nascosto a destra. Entra Gonde da sinistra.

Gonde:     Eccola qui la piccola. Sei già tornata? Hanno cantato bene in chiesa?
Jessica:     No, (rassegnata) devono ancora farlo il concerto. Senti nonna, non è che convinceresti il papy a lasciarci andare al concerto?
Gonde:     In che chiesa hai detto che cantano?
Jessica:     Ad Amsterdam. Forse il papy non vuole che vado a dormire in tenda.
Gonde:     Se siete in trenta sarà difficile trovare posto. Potresti telefonare a mia cugina per sentire se vi ospita per la notte. Fa delle tisane così buone …magari te ne dà un poca anche per tua madre che è sempre così nervosa ...
Jessica:     E' nervosa perché non riesce a trovare una persona che venga a farti compagnia. Lo sai che le dispiace di lasciarti sola.
Gonde:     E' venuta Le Cheeche a farmi compagnia, con il cane, ma è andata via di corsa: aveva due grosse borse piene di roba. Neanche dovesse venderla.
Jessica:     (Euforica) Uh, mi è venuta un'idea …. ora metto un annuncio su fb per una badante per te così sicuramente troviamo qualcuna … e io posso andare ad Amsterdam. Sì, che ideona. Vado a preparare subito lo zaino con il sacco a pelo. 

Jessica esce a sinistra.

Gonde:     (Urla per farsi sentire da Jessica) Porta via un paio di mutande … e prendi quello un po' più largo, … ti conviene!

Entrano in scena Uccia e Giulio: lei viene da sinistra e lui da destra.

Uccia:     (A Giulio) Eccoti qua. Ma dove'eri finito? (Annusa) Ma che cos'è questa puzza?
Giulio:     (Si pulisce i pantaloni) Lasciamo perdere va!
Uccia:     Senti Giulio, ho incontrato Maria per strada e parlando mi ha detto che non ce la fa ad andare avanti solo con la pensione di sua madre e quel poco stipendio di sua sorella. Con tutte le bollette da pagar e le medicine e tutto il resto. 
Giulio:     Come non ce la fa?
Uccia:     Sì ha anche le rate della piscina e quelle della porche. 
Giulio:     E ti credo che non ci riesce!
Uccia:     Poi si è presa il nuovo iPhone e le hogan …
Giulio:     … La borsa Louis Vuitton ce l'aveva già?
Uccia:     Quella vecchia l'ha data a sua sorella e lei voleva prendersi il nuovo modello.
Giulio:     Giusto! Ma sua sorella vive con loro?
Uccia:     Beh, sì, lei è sempre stata lì, ad accudire sua madre.
Giulio:     E che lavoro fa? 
Uccia:     Fa la segretaria all'ufficio dell'erario … saranno più di trent'anni che sta in quell'ufficio, e poi si prende cura di sua madre, e adesso anche di sua sorella!
Giulio:     Una vita emozionante!
Uccia:     Beh, sì … più o meno … però, parlavo con Maria di tua madre e del fatto che stiamo cercando una badante. Mi ha detto che sua sorella Marta potrebbe venire qua per qualche ora, dopo il lavoro. 
Giulio:     (Stupito) Maria ti ha detto di sua sorella? E lei? Non è a casa senza far niente dopo che è tornata da New York?
Uccia:     Sì, ma lei non è adatta, … lei è brava nelle “public relations”, si e no porta a spasso sua madre, così si ferma a spettegolare con questo e con quello. 
Giulio:     Sì, Maria è più adatta a spenderle tutta la pensione!
Uccia:     Beh, comunque … oggi Marta, la sorella di Maria, verrà qua per un caffè dopo il lavoro, così sentiamo cosa dice.

Suona il campanello della porta d'ingresso.

Uccia:     Eccola, sarà lei. (Corre ad aprire la porta)

Uccia fa entrare Marta. si presenta come una signora di mezza età, piuttosto grassoccia e in abiti castigati, aspetto dimesso. Ha una vistosa fasciatura in un polpaccio ed è molto raffreddata. Marta, Giulio e Gonde parlano in dialetto locale.

Uccia:     Ciao Marta. Vieni, vieni cara, entra pure, ti stavamo aspettando.
Marta:     Sì, sì, scusa, ma devo muovermi piano… 

Marta si avvicina al tavolo zoppicando. Uccia sostiene Marta e l'aiuta a sedersi. Marta si siede con fatica chinandosi con una smorfia di dolore e un sospiro di sollievo si lascia cadere sulla sedia.

Uccia:     Accidenti Marta, che cosa ti è successo?
Marta:     Aaah, niente, niente. Stavo preparando il minestrone, sai quello denso con la cipolla, le carote, il sedano e tanti fagioli … 
Gonde:     Buono!
Marta:     Ne ho fatto un pentolone pieno pieno e stava bollendo sul gas quando ...
Uccia:     (Con terrore) ma no! Non ti sarà mica caduto addosso il pentolone? 
Marta:     No, no... Avevo quasi finito quando è arrivato il cane di mia sorella. Sapete quello piccolo bianco che abbaia sempre … Insomma, io non so che cos'ha visto quando si è messo a correre come un matto ...   
Giulio:     … E l'ha ha fatta cadere?
Marta:     No, no... il cane aveva visto un gatto e così ha fatto un salto giù dalla finestra, proprio dove avevo messo quel bel vaso di gerani ...
Uccia:     … e ti è caduto il vaso sul piede? 
Marta:     Nooo… il cane ha fatto un salto dalla finestra e io volevo prenderlo perché …  voi sapete che sto al primo piano …
Giulio:     Uh, mica sarà saltata anche lei dalla finestra del primo piano!
Marta:     Ma no! .. sotto la mia finestra c'è la tenda da sole che ha messo il padrone del negozio sotto casa mia. Insomma, il cane di mia sorella è caduto sulla tenda e non riusciva a venire né su né giù. Così sono andata a prendere una scala … 
Uccia:     Mamma mia, è caduta dalla scala!
Marta:     Ma no! La tenda era coperta di guano, con tutti quei colombi che girano. Ma sulla tenda, oltre ai colombi, c'era anche un grande nido di vespe ...
Giulio:     Ecco cosa, è stata punta dalle vespe!
Marta:     No, no. Sono scesa dalla scala e sono andata a prendere l'insetticida. Sono risaltia sulla scala ma mi sono accorta che la bomboletta non funzionava …
Uccia:     Le è scoppiata addosso la bomboletta!
Marta:     Ma no! Mi sono accorta che il tappo non si chiudeva bene e … prova di qua, prova di là, mi sono pizzicata un dito. Guarda, guardate qua che pizzicotto!

Marta fa vedere a Uccia e Giulio un cerotto in un dito.

Uccia:     (Sorpresa) Questo?
Gonde:     Chi si è fatta male?
Giulio:     (Sarcastico) E' stata davvero fortunata a cavarsela!
Gonde:     Eh, bisogna stare attenti ad andare con la vespa! E un cane ti ha tagliato la strada? Che pericolo!
Marta:     Ma no Gonde, non è stato il cane!
Gonde:     E allora chi?
Uccia:     Marta, vuole un caffè, un succo di frutta, una fetta di torta?
Gonde:     Anche a me la torta.
Marta:     Grazie, vorrei tanto una torta, ma non posso! Nelle ultime analisi mi hanno trovato un po' di diabete e così sto facendo la cura. Vedete (si alza e mostra le forme generose). Sono dimagrita di due etti in sei mesi!
Giulio:     (Sghignazza) Sì, sì, si vede tutto.
Uccia:     … un caffè?
Gonde:     Anche a me il caffè.
Marta:     Cosa? Il caffè proprio non posso. Mi fa venire le palpitazioni.
Uccia:     Un bicchiere d'acqua? 
Marta:     Ecco sì, grazie! Ma no fredda, altrimenti mi vengono i crampi nella pancia e poi sto tutto il giorno sul water. 
Gonde:     Beata tu!
Uccia:     Anche niente se non vuole.
Marta:     Guarda, giusto per non fare la maleducata, dammi un bicchierino di grappa. Fa tanto bene … un bicchierino la mattina e tre la sera, uccide tutti i microbi.
Gonde:     Anche a me un bicchierino.
Uccia:     (Stupita) Grappa?
Marta:     Si, si. Grazie! Fa davvero bene! Dai un goccetto anche a Gonde. Vero Gonde?

Uccia prende la bottiglia di grappa e versa un bicchierino per Marta e uno per Gonde. Marta prima di passare il bicchiere a Gonde lo travasa nel suo. Poi beve tutto in un sorso. Gonde vuole bere ma il suo bicchiere è vuoto).

Uccia:     Vuole ancora un goccetto?
Marta:     Ma sì, sì ... propio un goccetto per digerire quell'altro. 
Giulio:     Sì, grappa scaccia grappa!

Marta beve di nuovo in un sorso.

Marta:     Allora Gonde, come stai?
Gonde:     Perché urla?
Marta:     Mi ha detto lei (indica Uccia) che sei sorda.
Gonde:    Non sono per niente sorda.
Uccia:     Beh, sì, sì, sta bene. È solo un po' depressa. Non riesce a muoversi bene e deve essere accompagnata al bagno.  Ma, considerando che è appena uscita dall'ospedale, non sta male. Lei però si lamenta di continuo; ormai sappiamo come è fatta. Cosa vuole farci, portiamo pazienza.
Marta:     Eh sì, hai ragione. Anche mia madre faceva così. Mi chiamava ogni momento al telefono, anche al lavoro. Sì, sì, proprio così. Però, io, a mia madre, ah sì miacara, l'ho messa a dieta ...
Uccia:     Sì, ma noi, visto che è così giù, abbiamo pensato di prepararle qualche dolcetto... cose così … non grasse … sì, senza burro, per tirarla un po' su …
Marta:     (Perentoria) Guarda, è importante che segua una dieta, altrimenti le tornano le coliche, e allora sì che sarà peggio!
Uccia:     Sì, sì, va bene … ma … pensavo, si trova qualche ricettina bella in internet, … ricotta, marmellata light, … che ne so ... mele cotte con il miele, biscotti secchi ….
Marta:     Eeh, però, attenzione. Non si deve esagerare! Tanto meno con lo zucchero. Non fa bene, soprattutto quello raffinato.
Uccia:     Però è importante che riprenda un po' d'animo e di voglia di vivere, altrimenti è difficile che si senta meglio.
Marta:     Sì, convengo, l'animo è importante. Ma è necessario fare attenzione ai grassi, al colesterolo, si infiamma il fegato e poi le viene la stitichezza.
Uccia:     Sì, ma io dicevo così, qualche volta, senza esagerare, … magari un biscotto secco con un po' di tè … 
Marta:     Beh, guarda, tu fai come vuoi ma io, con mia madre, faccio così: preparo sempre dei piatti senza condimento, senza sale, senza burro. Solo una puntina di cucchiaino di olio nella pasta o nel pesce lesso.
Uccia:     Ah, ecco … signora Marta, lei è proprio brava.
Marta:     Ieri sera per esempio, ho preparato lo spezzatino di manzo con la polenta e le patate …
Uccia:     (Interrompe) Sì, mi ricordo che diceva Maria che a sua mamma piace molto la polenta ...
Marta:     Ah no no … alla mamma non gliel'ho mica data! È troppo pesante, fa male al fegato!
Uccia e Giulio: Giusto, ha ragione!
Marta:    E poi, avevo il minestrone, quello denso con i fagioli, l'orzo ...
Giulio:     Quello gliel'avrà dato, è verdura non dovrebbe far male. E poi adesso che fa freddo ...
Marta:     E no, caro! Ho preferito non darglielo. C'è il soffritto. Non ho voluto rischiare.
Uccia:     Giusto, non ci avevo pensato! Che brava che è lei, io avrei sbagliato.
Marta:     E dopo, stasera, preparo il frico con le patate. Quello di certo non glielo do. Lo mangiamo io e mia sorella. A lei do un pezzettino di formaggio di soia, quello non fa male.
Uccia:     Ma ... ma non le viene gola a vedervi mangiare così e a lei niente? 
Marta:     Ma no, ma cosa dici! Lo sa anche lei che deve mangiare poco. Non mangia neanche il tofu, figurati!
Uccia:     E adesso? Sua mamma si sente meglio? 
Marta:     Ma certo, adesso non si lamenta più. Sta tutto il giorno buona buona, come se non ci fosse.
Uccia:     Tace tutto il giorno?
Marta:     (Ripete) Tutto il giorno! Sta tutto il giorno così (mima la madre stesa con gli occhi sbarrati e la bocca aperta. Si ridesta). Beh, ragazzi, ora devo lasciarvi. Ma prima di andare dammi ancora un bicchierino …(Uccia glielo versa e Marta beve in un sorso. Poi a Gonde urlando) Allora Gonde? Torno a trovarti un'altra volta e ti preparo un piatto vegano. Sei contenta? 
Gonde:     (Senza capire) Un dolce indiano? 
Marta:     (A Uccia) Accidenti, che male che è! È proprio sorda del tutto. Ricordati quello che ti ho detto: la dieta.

Cade il bastone di Gonde e Marta si alza per raccoglierlo. É dolorante e ubriaca e sta per cadere. Uccia la aiuta ma Marta non vuole. A fatica raccoglie il bastone e lo dà a Gonde. Poi sta in piedi reggendosi al tavolo.

Marta:     Beh, ragazzi adesso devo proprio salutarvi … (accenna ad un saluto ma è ubriaca e si regge in piedi a fatica)
Giulio:    Uccia, vedi … vedi di lei. 
Uccia:    (Tra sé) Adesso mi tocca vedere anche della badante! (A Marta) Beh, adesso signora Marta è meglio che vada a casa da sua mamma. Ma l'aspettiamo per il dolcetto vegano. 

Marta barcolla e Uccia cerca di accompagnarla all'uscita verso destra.

Giulio:     Aspetti signora Marta, non ci ha detto che cosa ha fatto nella gamba, con tutta quella fasciatura … dev'essere una gran botta.
Marta:     Questo? (si guarda la gamba reggendosi a fatica) Ah, se sapessi … stavo facendo il minestrone … un pentolone grande …. quando … 
Uccia:    (interrompe) va bene, va bene signora Marta. Andiamo a casa adesso.

(Uccia e Marta escono)

Gonde:     Va a prepararare un dolcetto indiano? Qualcosa con la grappa?
Giulio:    No, non ti preoccupare.
Gonde:    A me quella Marta non piace.


Atto II. Scena 6. Salvatore e Beatrice seconda parte

In scena Gonde e Giulio.
Entrano Salvatore e Beatrice.

Bea:     Eccoci qua. Stavamo andando a fare la spesa quando abbiamo detto: “andiamo a vedere come sta la mamma”.
Salv:     Avrà trovato il suo rosario? (a Gonde urlando in un orecchio) Hai trovato il tuo rosario?
Gonde:     Non urlare che non sono sorda. Sì, sì, trovato, grazie che ti sei interessato. É quello che mi ha regalato Don Pietro. É fatto con le pietre preziose della corona della regina, sai quella che hanno trovato a Parigi?
Salv:     (Interessato) Davvero? Le pietre preziose?
Gonde:     Sì, guai se lo perdo, Don Pietro si offenderebbe.
Salv:     Guai se Don Pietro si offende! Me lo fai vedere il tuo rosario?
Gonde:     E' quasi ora di dirne uno, (porge il rosario a Salvatore che sta per prenderlo) se vuoi lo diciamo insieme che sei così bravo a dire i misteri!
Salv:     (Si allontana di scatto) Beh, facciamo un'altra volta.
Bea:     (A Giulio) Ho visto Uccia che usciva a braccetto con Marta. Povera donna ….
Giulio:     Chi? Uccia o Marta?
Bea:     Ah, tutte quelle disgrazie nella vita! Adesso anche a casa deve vedere di tutto lei … e la vecchia che non può stare sola, e quell'altra che è viziata e non muove un dito ….
Giulio:     Ma di chi parli? Quale delle due?
Bea:     E tu con quella gamba lì? Hai ancora tanto da tenere il gesso?
Giulio:     Beh, sì ancora un ….
Bea:     (Interrompe) Ma come hai fatto a farti male?
Giulio:     Stavo andando al bar quando ….
Bea:     (Interrompendo) Eeh, come succedono le cose! In un momento! Pensa che una volta stavo andando a fare la spesa quando ho sbattuto contro una scala che era in mezzo al marciapiede e c'era Marta che stava cercando di recuperare il cane che era caduto sulla tenda da sole di un negozio! Robe che mi cade il cane per la testa! … Povera donna! … Ma dimmi, dimmi, come ti sei fatto male!
Giulio:     Sì, stavo andando al bar, quello qua sotto ...
Salv:     (Interrompendo) Hai saputo cosa è successo a quella del bar? Un giorno si è accorta che non aveva più neanche un cucchiaino da caffè, pensa! Neanche uno! (Ride) Non sanno ancora chi glieli ha portati via, erano nuovi nuovi, appena presi, pensa! E non sanno mica! C'erano state solo delle signore a bere il tè, sai quella contessa …
Giulio:     Ortensia?
Bea:     Siiii, proprio lei, …. pensa! … Ma dimmi, dimmi, com'è che ti sei fatto male?
Giulio:     Stavo andando al bar qua sotto, quando un'alfa ha parcheggiato proprio vicino a me ed è scesa Jessica …
Bea:     Aaah, che bella ragazza, adesso che poi è incinta è ancora più bella! Ma il padre del bambino è quel suo amico? Anche l'altro giorno dalla parrucchiera si diceva proprio così, abbiamo parlato di lei tutta la mattina, sai, avevo da fare la permanente e il colore e la piega, si sta un bel po' di tempo ….
Giulio:     Immagino!
Bea:     (A Gonde) Mamma, e te? ti portano dalla parrucchiera? Bisogna tenersi bene anche se si è vecchi vero? Devi dire a Uccia che ti porti qualche volta.
Gonde:     Tu quando vai?
Bea:     Eh, io sono appena stata, adesso raccontavo a Giulio che si fanno delle belle chiacchierate là, anche un po' per passare il tempo. Si parlava di Jessica che è incinta e che va a scuola. (A Giulio) che scuola fa?
Giulio:     Ha cominciato con la scuola d'arte, poi …
Bea:     (Interrompendo) Anche Bamby era tanto brava a scuola, i professori mi dicevano sempre che non avevano mai visto una ragazza così brava, studiosa, intelligente, educata ….
Giulio:     Un miracolo!
Bea:     E quella volta che ha fatto quel compito, ti ricordi (a Salvatore)? Ah, che roba, ha vinto il premio, ti ricordi? (a Gonde) E lei è tanto affettuosa poi …
Gonde:     Ma chi?
Bea:     E poi l'altro giorno … (continua a parlare a raffica).
Gonde:     (Interrompe. A Salvatore) Tore, è l'ora del rosario, lo dici con me?
Salv:     Accidenti, purtroppo adesso dobbiamo proprio andare a fare la spesa, davvero mi dispiace. Vero Beatrice?
Bea:     Beh, sì, … dovevo finire di raccontare ... ma se hai premura.
Gonde:     (A Beatrice) Potresti prima accompagnarmi in bagno?
Bea:     Eh, ma proprio adesso dobbiamo andare sai, che poi si fa tardi e chiudono. Guarda qua c'è Giulio, ti porta lui. 

Salvatore e Beatrice  escono a destra correndo.

Giulio:     (A Gonde, sconsolato) Vediamo quel rosario!
  

Atto II. Scena 7. Olga 

In scena Gonde e Giulio.
Entra Uccia insieme a Olga. Olga è una donna rumena sulla cinquantina. Porta i leggins brillantinati, le scarpe con la zeppa, una grande borsa, una T-shirt con grandi stampe, una capigliatura bionda e cotonata con un fermacapelli in plastica, rossetto. 

Uccia:     Questa signora stava lì fuori. Dice che si chiama Olga e che ha risposto ad un annuncio su fb per la ricerca di una badante. Voi sapete qualcosa? 
Giulio:     Io no, ma già che c'è …. 
Uccia:     Ecco, Olga, questa è la nonna e questo è Giulio.
Olga:     Messaggio dice solo nonna per aiuto no anche Giulio.
Uccia:     Sì, si solo nonna ha bisogno di assistenza. Lui è mio marito: lo assisto io!
Olga:     Lui no aiuto? (lo guarda di nuovo)… sicura?
Uccia:     Sì, sì, io sicura, solo nonna.
Giulio:     Sì, sì anche io sicuro. 

Olga si siede vicino a Gonde.

Olga:     Bene nonna, tu stai bene vero? no tanto bene vero?
Gonde:     Eh, non sto bene sai, sono sempre sola qua. Mi devono fare tutto sai? E io non posso fare niente. Proprio niente!
Olga:     Ora sono io qua. Ti aiuto per quello che fai. Vai in bagno, io porto; ti vesti, io vesto; vedi televisione, io vedo televisione con te; mangi, io mangio; tu paghi, io mangio….
Uccia:     Ecco, Olga, vorremmo sapere le tue referenze!!...
Olga:     io rumena. Io seguito un vecchio nonno per uno anni fino a che lui tanto vecchio, andato in ospedale e non più uscito.  
Uccia:     Ah, e dove? 
Olga:     A Napoli.
Uccia:     A Napoli?
Olga:     Sì, ora torno in Romania per vedere miei figli.
Uccia:     Sei sposata? Hai figli?
Olga:     Io due figli uno di 25 e uno di 23 anni. 

Olga cerca nella borsa e toglie dalla borsa alcuni oggetti che appoggia sulla tavola: tre pacchetti di sigarette, un caricabatterie, una spazzola, un phon, un portafogli, un cellulare che apre ma si accorge che non è quello che stava cercando, un paio di occhiali, … fino a che trova un cellulare che riavvia, emette un'esclamazione di soddisfazione e cerca le foto dei figli.

Olga:    Tu vedi, vedi …. questo è Mirko, più vecchio. (mostra la foto dal cellulare) Vedi? Vedi? Anche tu nonna, vedi? (prende un biglietto dalle cose che ha estratto dalla borsa) Questo suo … come dite? …. mmm.... biglietto da visita. (Dà il biglietto a Giulio)
Giulio:     … Mirko (cerca di leggere il cognome) Fran...chi...cie...scu Medico chirurgo, specializzato in anatomia patologica, bioplastica dei sistemi complessi, poeta, drammaturgo… Però! (Continua a leggere mentre Olga annuisce) Poliglotta … idraulico. 
Giulio e Uccia: Idraulico? 
Olga:     Sì. Tu hai hai bisogno di aggiustare tubi acqua? (Indica il lavandino) Hai bisogno di aiuto? (Indica la gamba ingessata di Giulio) Anche con tua gamba, lui aiuta. Lui no tanto lavoro adesso, solo lavoro vicino a Brasov, Transilvania, conosci? 
Giulio:     Eh, come no.
Olga:     Vive ora con mia mamma, nel vecchio castello.
Uccia:     In un vecchio castello in Transilvania? Ma chi è, Frau Blucher? 

Nitriti da fuori scena.

Olga:     (Stupita) Tu conosci?
Uccia:     Chi?
Olga:     Mia zia Frau Blucher! 

Nitriti da fuori scena.

Uccia:     (Allarmata, come tra sé) Non voglio più sapere niente della sua famiglia.
Olga:     (Cerca un'altra foto sul cellulare). Questo è secondo figlio: Janko. Bello.
Giulio:     E Janko Bello cosa fa? Come minimo sarà professore universitario!
Olga:     Oh no, lui no studia, lui non fa niente. È amico di tua figlia su fb. Lui risposto messaggio e detto me di fermarmi qui prima di tornare in.Romania... (intenerita) Janko Bello.... Guarda, … guarda bello Janko. No piace a tua figlia? 
Giulio:     Ci mancherebbe solo questa. Jessica amica di Janko Bello! Conosciuto su fb! Dei due figli proprio quello che non ha voglia di far niente! Abbiamo già abbastanza problemi!
Olga:     No problemi, moglie di Janko già andata via con altro uomo. Non chiama più. Lui così solo e triste. Sta sempre al telefono su fb. … Così ha conosciuto tua figlia. Sono amici su fb. Vanno tanto d'accordo sono amici amici, sempre like! … 

Suona il suo cellulare di Olga: una suoneria chiassosa.

Olga:    Privet? (Continua a voce alta in una lingua incomprensibile).
Giulio:     ( A Uccia urlando per sovrastare la voce di Olga) Non penserai mica di prendere questa Olga? La madre di Janko? 
Uccia:     Anche di Mirko! Magari viene a sistemarci il lavandino e ci fa lo sconto. E poi a tua madre piace.
Giulio:     Ma non vedi che non sa neanche l'italiano, chissà adesso con chi sta parlando!

Uccia, Giulio e Gonde ascoltano Olga che urla e gesticola al telefono per capire cosa dice.

Gonde:     Telefona a suo figlio Janko Bello …. dice che è arrivata e che sta conoscendo nonna e la sua famiglia. Dice che vuole conoscere anche Jessica per vedere se va bene per lui come moglie.
Uccia:     (stupita a Giulio) Tua madre la capisce?
Giulio:     (A Gonde) Ma tu capisci cosa dice? 
Gonde:     Sì. Ha una voce forte e si sente bene. 

Olga avvicina il suo cellulare all'orecchio di Gonde.

Olga:     Janko, da , da …
Gonde:    (al telefono con tono sostenuto) Ciao Janko.
Olga:     (Chiudendo la chiamata) … da, da da. Ciao, ciao. (A Gonde) Allora nonna, cosa mi dici, mi vuoi bene tu vero nonna? Tu mi fai vedere tua nipote, sì? Per Janko Bello?
Giulio:     (Cercando di mantenere la clama) Senti Olga: grazie per aver risposto al messaggio ed essere passata di qua. (Prende la borsa di Olga e rimette dentro tutte le sue cose sparpagliate sulla tavola). Adesso io Uccia e Gonde parliamo e vediamo cosa fare. Poi ti faremo sapere. Adesso tu prendi le tue robe ed esci un po'.
Olga:     No, no, io no posto dove andare adesso. Messaggio di fb dice dormire in casa di nonna. (cerca il messaggio sul cellulare e lo fa vedere a Giulio). Io sto qui fino a che voi deciso. Dove è mia camera? 

Olga prende la sua borsa e sbraitando attraversa veloce la scena più volte seguita da Uccia. Poi escono a sinistra. Entra da destra correndo Jessica.

Jessica:     Papy, papy … ho sentito il mio amico Janko su fb, ha detto che sua madre viene qua... 
Giulio:     (Asettico) Stavolta l'analogico è stato più veloce del digitale: sua madre è già qua! 
Jessica:     Sì, sì, ... ma sono qua anche sua zia Ania, la sua amica Katerina, l'altra sua zia Svenka …

Olga e Uccia rientrano in scena da sinistra.

Uccia:     Olga dice che c'è posto anche per Ania e le altre!
Olga:     (Decisa) Ania dorme con nonna, Svenka nella camera di Jessica … eccole!

Entrano dalla  porta tre o quattro signore sullo stile di Olga con i bagagli, i cellulari, un cane … riempiono la scena vociando; parte anche una musica tzigana. Salutano festose Gonde, Giulio, Jessica, fanno un gran baccano. Una delle badanti prende Gonde e le fa fare un balletto, anche Jessica si mette a ballare, Giulio e Uccia, sovrastati dalle badanti si lasciano cadere sulla sedia spossati e tramortiti.


Atto II. Scena 8. Epilogo 

Cambio scena. 
Stessa sala d'aspetto del prologo: al Pronto Soccorso molti anni dopo. Su una sedia è seduto Kevin: abiti ed atteggiamento da adulto. Entra l'infermiera da destra: indossa la stessa divisa del prologo ma ha i capelli grigi e due paia di occhiali, è molto rallentata nei movimenti.

Inf:     (Con voce alta e impostata) I parenti della signora Cian. 

Kevin presta attenzione. Nessuna risposta. Kevin torna a sonnecchiare.

Inf:    I parenti della signora Cian. (Attende la risposta che non arriva. Poi esce a destra).

Entra da sinistra Jessica: indossa una mise da ufficio e parla al cellulare.

Jessica:     Sì, la relazione è stata spedita ieri. Domani la commissione potrà visionarla. … Certo che la presenterò io, sarò certamente disponibile. Ora ho un piccolo problema da risolvere ma sarò da lei al più presto. (Spegne il telefono e sospira).
Jessica:     (Si siede vicino a Kevin) Non hanno ancora chiamato? 
Kevin:     No
Jessica:     E Sara dov'è?
Kevin:     Si è stufata di stare qua ed è andata via con la mia macchina.
Jessica:     E tu l'hai lasciata andare via?
Kevin:     Senti, è TUA figlia!
Jessica:     Con la TUA alfa? 
Kevin:     Ha detto che era in ritardo per un concerto ….

Entra da destra l'infermiera.

Inf:     La signora Ivanov … La signora Ivanov …. (nessuna risposta, esce).
Kevin:     Pensi che stavolta li tengano dentro?
Jessica:     Figurati … non li sopportano più neanche loro!
Kevin:     No è che forse hanno mangiato qualcosa che non va perché avevano mal di pancia tutti e due …forse dovrebbero seguire la dieta della signora Marta, ti ricordi? A sua madre aveva fatto bene.

Entrano da destra Giulio e Uccia sostenendosi l'un l'altro, camminando pian piano accompagnati dall'infermiera. L'infermiera consegna loro un referto.

Inf:     Eccovi qua le analisi e cercate di riposare adesso. Vedete (indica Jessica) che c'è vostra figlia che è venuta a prendervi e che non vi lascia soli. Adesso aspettate un po' qua e poi andate a casa con lei. 
Uccia:     (All'infermiera) è sicura che sia il referto giusto? Non è che nella confusione …
Inf:     Ora signora vada con sua figlia e le dica di rivolgersi al suo medico curante che qua abbiamo da fare. … I parenti della signora Azikiwe … i partenti della signora Azikiwe (esce).
Giulio:     (Rimprovera Uccia) Devi sempre rimbeccare con quell'infermiera … 
Uccia:    Ma è sempre così scorbutica! … (ridacchia) ma non doveva diventare primario?

Jessica e Kevin si alzano dalle sedie. 
Entrano da destra Salvatore e Beatrice. Sono molto invecchiati. Si sostengono l'un l'altro e camminano piano.

Salv:     Guarda, guarda chi c'è qua! 
Bea:     Vi abbiamo visti là dentro. Anche noi siamo passati per un controllo. Facciamo tutti e due  le analisi del sangue ogni 20 giorni. Ma voi perché siete qui?
Giulio:     Stamattina ci siamo alzati con un dolore qui sotto ...
Bea:     (Interrompendo) … anche la cognata dell'amica della mia parrucchiera, mi ha raccontato che le ha detto il medico di fare dell'agopuntura che funziona per i dolori, sai, aveva dei dolori in una spalla, proprio qui (tocca Giulio nella spalla) e aveva provato di tutto: le punture, gli impacchi, le pastiglie di cortisone …
Uccia:     Sì, anche noi …

Si distraggono a chiacchierare in un crocchio tra loro quattro e intanto Kevin e Jessica si allontanano di soppiatto dalla scena fino ad uscire.

Salv:      Avete fatto le carte per l'esenzione del ticket? Guarda che mio cugino si era dimenticato e ha pagato una multa che non finiva più … vero Bea? … io vi ho avvertiti!
Uccia:     Sì, credo che sia andato Kevin al CUP, …. 
Giulio:     … è tanto un bravo ragazzo. 
Bea:     … e poi sono andati dall'avvocato per riavere i soldi a hanno dovuto pagare anche quello. Era, sai quello che abita sopra il supermercato, in quella casa blu,  … no? … beh, è andato avanti per anni senza ottenere niente …. e poi ha pagato quello e anche quell'altro … Perché magari potete farvi fare un'esenzione dal Comune, … per tanti vecchi non autosufficienti c'è il servizio, noi abbiamo provato a chiedere, ci ha fatto le carte Bamby. E voi? 
Salv:      … Possiamo chiedere a Bamby come ha fatto, è qui che ci aspetta per portarci a casa …

I quattro si girano per cercare i figli nella sala d'aspetto che però è vuota.

Giulio:     Ma dove sono andati?
Giulio:     Kevin?
Uccia:     Jessica?
Salv. e Bea: Bamby?

I quattro si sparpagliano per cercare i figli ed escono di scena chiamandoli: Giulio e Uccia da una parte e Salvatore e Beatrice dall'altra. 
Riprende la musica tzigana.

Sipario