Cielo sul palcoscenico

di

Giancarlo Loffarelli


personaggi
MARCELLO, attore
PIETRO, portiere
SERGIO, barbiere
SANDRO, sceneggiatore
FEDERICA, moglie di Sandro
ROLANDO, produttore
STELLA, moglie di Rolando



La scena dovrà essere strutturata in maniera tale da favorire i rapidi passaggi di luogo, di tempo e di dimensione (il film, il sogno, la realtà), limitando, ai soli essenziali, gli elementi scenografici naturalistici ed utilizzando la luce per descrivere i diversi ambienti, che saranno dislocati in diversi punti del palcoscenico. Anche i passaggi di tempo su alcuni personaggi (giovane-vecchio) non vanno resi realisticamente ma in forma stilizzata (ad esempio, con l’uso di un capo d’abbigliamento o con altri accorgimenti).



SCENA PRIMA

Buio.

VOCE DI PIETRO REGISTRATA C’era poi una cosa strana, molto strana a pensarci oggi… La cosa strana era proprio questa… sì, proprio questa: che per lui il palcoscenico era… era come se sopra ci avesse il cielo; perché lui… lui, sul palcoscenico… ci viveva.

Una luce strettissima, a sinistra, sul proscenio, illumina il volto di Marcello, un vecchio dall’aria distinta, con un paio di baffetti, un cappello scuro in testa e un cappotto color cammello, mentre si infila un paio d'occhiali d'osso. Cammina stanco, lentissimo. La luce lo segue. 

VOCE DI PIETRO REGISTRATA Erano anni che non metteva piede fuori dal teatro… Da un giorno lontano, che pure lui aveva dimenticato – così, almeno, credevo – da quel giorno lontano, dunque, aveva deciso di non uscire più nella vita… Gli spettacoli finivano quasi a mezzanotte… poi si tirava tardi con qualcuno degli attori che rimaneva a fargli compagnia… All'alba, quando quelli se ne andavano, lui si addormentava in una stanzetta che era riuscito a farsi ricavare da uno dei camerini del teatro… - a quei tempi era possibile una cosa del genere - dormiva quasi tutta la mattinata; poi, il pomeriggio, le prove per qualche nuovo spettacolo e, a sera, si ricominciava da capo… Quella mattina, però, come non gli capitava da anni, da tanti anni, non era riuscito a prender sonno. Aveva tanto insistito con se stesso per riaddormentarsi, tanto insistito inutilmente, che aveva deciso di uscire, non sapeva nemmeno lui perché… Non sapeva, infatti, che quella… era la mattina in cui sarebbe morto.

Compare Pietro, con una scopa in mano, che incrocia Marcello. I due sono praticamente coetanei.

PIETRO (con stupore) Signor Marcello!

MARCELLO Oh, buongiorno Pietro!

PIETRO (con un istante di ritardo) Buongiorno.

MARCELLO Allora?

PIETRO Ma che cosa fa, esce? E' successo qualcosa?

MARCELLO Come? No, non è successo niente.

PIETRO Esce fuori dal teatro?

MARCELLO Sì.

PIETRO Ma non lo faceva da anni…

MARCELLO Trentadue.

PIETRO Trentadue anni?

MARCELLO E sette mesi.

PIETRO Ah sì?

MARCELLO E quindici giorni.

PIETRO Pure!

MARCELLO Ma adesso esco.

PIETRO Sì?

MARCELLO Esco, sì.

PIETRO E perché esce?

MARCELLO Vado a trovare mia moglie.

PIETRO Sua moglie? Ma non era morta?

MARCELLO E' morta. Da trentadue anni, nove mesi e dodici giorni.

PIETRO E allora dove la va a trovare?

MARCELLO Al cimitero, dove vuoi che si vadano a trovare i morti?

PIETRO Certo, ha ragione pure lei.

MARCELLO Tu che fai?

PIETRO Pulisco. Pulisco e guardo il portone: il mio mestiere.

MARCELLO Già.

PIETRO Cosa?

MARCELLO Adesso è il tuo mestiere.

PIETRO Da quarantadue anni.

MARCELLO Da quarantadue anni?

PIETRO Un mese e ventidue giorni.

MARCELLO Un mese e ventidue giorni!

PIETRO (quasi un sospiro) Eh!

MARCELLO (c. s.) Eh!

PIETRO (estraendo una lettera dalla tasca) C’è una lettera per lei, signor Marcello.

MARCELLO Una lettera?

PIETRO (dandogli la lettera) Eccola. 

MARCELLO Grazie. (Prende la lettera e la mette in tasca)

PIETRO Gliel’avrei portata più tardi: approfitto.

MARCELLO Sì, sì.

PIETRO Arrivederci.

MARCELLO Addio. (Esce)

Buio.


SCENA SECONDA

Una luce illumina la zona opposta del palcoscenico. Sandro, Rolando e Federica sono seduti attorno ad un tavolo da cucina: tutti fra i trenta e i quarant'anni. Stanno finendo di cenare mentre la televisione fa da sottofondo. Stella si trova fuori scena ed entrerà poco dopo. 

SANDRO (guardando la televisione) 'Spetta, 'spetta, 'spetta… Bello!… Ma tu guarda! Incredibile!… Hai visto che fanno in televisione? Guarda, Rolando, non lo sapevo… non lo sapevo mica, sai?

ROLANDO (voltandosi verso la televisione) Che è?… Che cosa…?

SANDRO Bellissimo!… Non lo sapevo mica che facevano 'sto film! Chiama tua moglie!

ROLANDO Che film è?… (Guarda la televisione) Aspetta un po’ ché questo l’ho visto pure io… Ah, questo, sì!… Bello! L'avete visto?

FEDERICA Sì, sì, l'avremo visto un paio di volte…

SANDRO Sempre bello, però! Stella! (A Rolando) Ma dov'è andata tua moglie?

STELLA (entrando) Che c'è?

SANDRO Vieni a vedere, Stella, in televisione stanno facendo quel film… ti ricordi?… Quel film che lui è un vecchio attore di teatro che vive dentro il teatro e che non usciva mai…

STELLA Bello!… Quanto m'è piaciuto quel film!

FEDERICA Ecco, vedi Sandro: quello è un film che tu non sapresti mai scrivere!

ROLANDO No! Questo va rivisto!

SANDRO (a Federica) Che c'entra questo? Tu dimmi adesso che cosa cazzo c'entra se io so scrivere o non so scrivere un film del genere?

STELLA Quanto sei permaloso!

SANDRO Io sono permaloso perché lei mi ci costringe!

FEDERICA Guarda che stavo scherzando!

STELLA Ma lascia perdere, no!

FEDERICA Sto scherzando!

ROLANDO (a Sandro) Anche se sono mesi che io sto aspettando uno straccio di soggetto da te!

SANDRO Arriva, arriva, tu non ti preoccupare!

ROLANDO E chi si preoccupa? Aspetto due settimane ancora e poi pago uno che ti spara alle gambe. Sempre risolti così, io i problemi!

STELLA E' tutto il racconto del portiere del palazzo dove sta il teatro, no?… Il film, dico: il film è tutto un racconto suo, no? Del portiere. E' così, mi sembra, vero Federica? 

FEDERICA (fa per rannicchiarsi vicino a Sandro) Credo di sì…

SANDRO Quello con Mastroianni, sì… (Alzandosi) Vado a prendere qualcosa da bere… Faccio come se fosse casa mia… (Esce)

STELLA Sì, scusate, tanto lo sai dove stanno le cose, no?

SANDRO (da fuori) Lo so, lo so!

FEDERICA (come per riprenderlo) Sandro! (Ridendo) Scusatelo, ma mio marito è un vero maleducato…

STELLA (a Sandro che è fuori) Prendi pure qualcosa da sgranocchiare, se c'è?

FEDERICA Un dolcetto, magari…

STELLA Quelli sopra il frigorifero!

ROLANDO Zitte, zitte!

STELLA E che sarà mai!

ROLANDO Non si sente niente!

FEDERICA Sssttt, sì, stiamo zitte, stiamo zitte!

STELLA Se vuoi vederti il film senza interruzioni vattelo a vedere al cinema! La televisione, si sa, serve a poter commentare il film…

FEDERICA … a potersi passare cosette da sgranocchiare…

STELLA … ad alzarsi per andare in bagno se scappa…

ROLANDO (grida in falsetto) Aiuto!

FEDERICA Ssstt, stiamo zitte, stiamo zitte!

Buio.


SCENA TERZA

Lato opposto del palcoscenico, verso il fondo. Una luce strettissima scopre la metà del letto su cui sta dormendo Sandro che si sveglia trafelato.

VOCE AMPLIFICATA DI SANDRO (quasi ansimante. Dopo un po’:) Che cos’era?… Quel film di Tornatore!… O non era un film di Tornatore?… Quello con Mastroianni che fa il vecchio attore di teatro… quello con Mastroianni e Brignano che fa il portiere… Mastroianni e Brignano? Ma Tornatore non ha mai fatto un film con Mastroianni e Brignano!… Mi stavo sognando un film di Tornatore che non esiste?… Bellissimo!… E poi… Sì, sognavo che lo stavamo vedendo con Stella e Rolando… Io e Federica a casa di Stella e Rolando. No, no, devo cercare di riaddormentarmi subito per continuare a sognarmelo. Potrebbe essere l'idea giusta per la sceneggiatura che volevo scrivere… (Spegne la luce, ma continuiamo a sentire la sua voce al buio) Che faccio? Mi riaddormento e cerco di continuare a sognarmelo? E se poi me lo scordo?… Allora vado nello studio e comincio ad appuntarmi qualcosa, per sicurezza?… Forse è meglio che dormo!… Ma sì: meglio riaddormentarsi! (Pausa. Si riaccende la luce e Sandro si alza dal letto. Nell'altra metà del letto ora compare Federica che dorme)

FEDERICA (svegliandosi) Dove vai?

SANDRO Eh?!

FEDERICA Dove stai andando?

SANDRO (parla sottovoce) Vado un attimo nello studio a scrivere una cosa che stavo sognando.

FEDERICA Che?!

SANDRO (c. s.) Sogno… cinema… storia… dormi, dormi… poi, poi…

FEDERICA Ma che stai dicendo?

SANDRO (ad alta voce) Allora sei lucida!?

FEDERICA Sto in coma!

SANDRO (di nuovo a bassa voce) Una cosa bellissima. Non mi chiedere niente: domani mattina ti racconto tutto.

FEDERICA Tu sei proprio scemo! (Si rimette a dormire)

Buio. 


SCENA QUARTA

Una luce illumina Pietro. E’ seduto su di una sedia. Vicino a lui, Sergio, un giovane sui venticinque anni, gli sta facendo la barba.

PIETRO E così quella mattina uscì dal teatro.

SERGIO Quanto tempo è passato da quel giorno?

PIETRO Dal giorno che uscì dal teatro?

SERGIO Sì.

PIETRO Cinque anni, tre mesi e ventiquattro giorni.

SERGIO E poi?

PIETRO Poi cosa?

SERGIO Che è successo dopo?

PIETRO E no! Per farti capire quello che è successo dopo, devo cominciare dall'inizio.

SERGIO Dall'inizio?

PIETRO Da quello che per me è stato l'inizio di tutto.

SERGIO E cominciamo dall'inizio!

PIETRO Non t'annoio?

SERGIO No.

PIETRO Non t'annoio. Speriamo!

SERGIO Non è la prima storia che mi racconta!

PIETRO Vuoi dire che te l’ho già raccontata un’altra volta?

SERGIO No, dico che m’ha raccontato altre storie.

PIETRO Questa no?

SERGIO No, questa no.

PIETRO Sicuro?

SERGIO Me lo ricorderei, no?

PIETRO Io no, perciò te lo chiedo.

SERGIO Non me l’ha raccontata!

PIETRO E allora cominciamo… cominciamo… Allora: Marcello era un grande attore. Io t'ho detto che alla fine recitava in questo teatro dove stiamo adesso, che tu lo vedi che è una schifezza. Ma a quel tempo non era una schifezza. Questo era un teatro importante. E lui era il più grande attore di prosa del teatro italiano. Senza esagerare. Tu pensi che io adesso sto esagerando, ma io non sto esagerando, è come ti ho detto: il più grande. Il giorno in cui cominciò tutto quanto – me lo vedo ancora qui davanti come se fosse ieri, me lo vedo - lui aveva appena finito una grande recita… un monologo… adesso non mi ricordo di chi era il monologo, forse non era neppure un monologo, ma non è importante; insomma, diciamo un monologo come non se ne vedevano da tempo! Il pubblico era tutto in piedi e applaudiva, applaudiva… sembrava non volessero smettere più…

Lentamente la scena scompare.


SCENA QUINTA

Compare Marcello, alla ribalta, che prende gli applausi di un pubblico di cui ascoltiamo l'ovazione. E’ molto più giovane rispetto a come l’avevamo visto all’inizio, per quanto se ne distingua la sola silhouette. Si inchina più volte, poi, ancora salutando il pubblico, esce di scena per rientrare in camerino. Mentre esce di scena: cambio di luce.


SCENA SESTA

Sandro è alla scrivania del suo studio e sta prendendo appunti. E’ in vestaglia.

SANDRO … allora, i piani narrativi sono tre… Sì, tre… il sogno aveva tre piani narrativi e altrettanti potrebbe averne la mia sceneggiatura… Primo… noi che stiamo vedendo il film… Poi… secondo… il portiere che racconta la storia mentre il ragazzo gli fa la barba… E terzo… la storia di Marcello così come è raccontata da Pietro, il portiere… Domani mattina ne parlo subito a Rolando: stava sempre a chiedere una storia originale, voglio vedere che ne pensa di produrre questa… Domani mattina gliene parlo subito… (Si blocca, pensieroso) Non posso raccontargli tutto il sogno, però… Eh, no! C'è pure che mi sono sognato la storia con Stella!… Sì, lo so che non c'è niente di reale ed è tutto un sogno, ma dirgli che ho sognato di essere l'amante di sua moglie mi imbarazza un po'!

Buio.


SCENA SETTIMA

Rolando, Stella e Federica stanno vedendo il film in tv così come li avevamo lasciati.

FEDERICA Sapete che non me lo ricordavo quasi per niente?

STELLA (a Sandro che è ancora fuori) Sandro, hai fatto?

FEDERICA Mi sembra di stare a vedere proprio un altro film…

ROLANDO (a Federica) Che hai una sigaretta?

FEDERICA No, pensavo ce le avessi tu.

ROLANDO Io no! Che notizia m’hai dato! E adesso che si fa?

STELLA E adesso se volete fumare ve le andate a comprare: questo è il guaio dei fumatori! Oppure non fumate, che è meglio!

SANDRO (rientrando con qualcosa da bere) Che succede?

FEDERICA Non abbiamo sigarette.

ROLANDO Va be', scendo io, adesso che c'è la pubblicità…

SANDRO Ma dai, non sapete fare a meno di una sigaretta!

ROLANDO Due minuti e torno!

FEDERICA Ti accompagno, dai! Tanto poi fumo pure io… (A Sandro) I soldi ce li hai tu?

SANDRO (dandole i soldi) Tieni. Pure i vizi! Pure quelli, devo passare a mia moglie!

ROLANDO Scendiamo e torniamo!

STELLA Drogati!

ROLANDO Integralisti!

Rolando e Federica escono. Dopo qualche istante, Sandro e Stella si lanciano uno fra le braccia dell'altro e si baciano con passione.

SANDRO Ti amo… ti amo…

STELLA Amore mio… da quando tempo…

SANDRO Non mi sembra vero!

STELLA Io non ce la facevo più a resistere.

SANDRO Stiamo attenti, però, potrebbero tornare da un momento all'altro…

STELLA Non sospettano niente, sarebbe un bel guaio farci scoprire così da scemi.

SANDRO Come possiamo continuare ad andare avanti così: accontentandoci delle rare volte che possiamo star soli?

STELLA Non c'è altro da fare: accontentiamoci!

SANDRO E' difficile accontentarsi… Ti amo troppo! (Fa per stringerla ancora ma urta un bicchiere rovesciandone il contenuto sul grembo di Stella)

STELLA Oh!

SANDRO Porca…! Che imbranato! Scusa…

STELLA Ma che hai combinato?

SANDRO Scusami, scusami!

STELLA (terrorizzata) E adesso come facciamo?

SANDRO Eh?

STELLA Che facciamo, adesso?

SANDRO Perché?

La discussione diventa sempre più concitata: Stella si agita sempre più e Sandro cerca di calmarla cominciando ad urlare a sua volta.

STELLA Mi hai sporcato, come facciamo?

SANDRO Proviamo a smacchiarlo, casomai lo porti in tintoria…

STELLA Come facciamo con loro, stupido!

SANDRO Ma che c'entra?

STELLA Come che c'entra? Mi hai macchiato!

SANDRO E allora?

STELLA E' una prova.

SANDRO Di cosa?

STELLA Di quello che stavamo facendo!

SANDRO Ma che stai dicendo?

STELLA E’ una prova, ti dico!

SANDRO Ma è aranciata, non sperma!

STELLA Potrebbero crederlo!

SANDRO Ma odora di aranciata, se la leccano è aranciata…

STELLA Ma non la leccheranno…

SANDRO Se fanno l’esame del DNA esce il DNA di un albero d’arance della piana di Catania…!

STELLA Loro però penseranno… Oh Dio, mio!

SANDRO Cerca di star calma, ti è caduto un bicchiere di aranciata addosso: capita a milioni di persone al mondo, in questo momento il quarantotto per cento della popolazione italiana si sta rovesciando addosso per sbaglio fiumi di liquidi vari, perché dovrebbero risalire da questo stupido fatto al nostro tradimento?

Buio.


SCENA OTTAVA

Sergio sta ancora facendo la barba a Pietro.

PIETRO Prima di andare avanti, però, fammi un favore…

SERGIO Che favore?

PIETRO Prendi un foglio e una penna.

SERGIO Un foglio e una penna?

PIETRO Un foglio e una penna! Non ripetere quello che ti dico: fallo e basta!

SERGIO (esegue) Sissignore!

PIETRO Bene. E adesso scrivici sopra il tuo nome. Anzi no, scrivi una cosa… una cosa tipo… "Al mio amico Pietro" e poi metti la tua firma… Avanti! Non stare lì a guardarmi come un fesso!

SERGIO (scrivendo) "Al mio amico… Pietro…" e la firma! … Va bene, così?

PIETRO No, no, non farmelo vedere! Poggia lì capovolto: io non devo vedere… Poi capirai!

SERGIO (esegue) Ma che le sta passando per la mente?

PIETRO Poi capirai!

SERGIO Possiamo andare avanti col racconto adesso?

PIETRO Tu mi devi scusare se sono un po' brusco nei modi di fare, ma io sono sempre stato solo. Non mi sono sposato per questo!… O, forse, sono così perché non mi sono sposato, non lo so: il risultato non cambia. Però me ne accorgo se sono scorbutico: infatti te l'ho detto, hai visto? Questo vuol dire che me ne accorgo… Tu mi capisci, non è vero? E' per questo che ti racconto questa storia… Lo sai che io facevo l’attore? Voglio dire: anch’io facevo l’attore? Come Marcello. Poi ho smesso. Ma se io fossi diventato un grande attore, non mi sarei mai sposato… Certo, non mi sono sposato neanche facendo il portiere, ma è perché ogni vero impegno non ammette distrazioni. E le donne distraggono! Ah, se distraggono!

SERGIO Distraggono pure dal fare il portiere?

PIETRO Non fare l’ironico con me, hai capito?

SERGIO L’ironico!?

PIETRO L’ironico, l’ironico!

SERGIO (tagliando corto) Allora?

PIETRO Tu pensi che queste siano divagazioni, vero? Non sono divagazioni: poi capirai!

SERGIO Se ci arriviamo a questo “poi”!

PIETRO Marcello era appena rientrato in camerino e… stava rientrando in camerino e salutò la sua donna… Non era sua moglie. Lui era sposato, ma con sua moglie aveva… sua moglie, Agnese, era morta. Insomma, una cosa per volta: lui stava salutando la sua donna… Paola si chiamava…

La scena scompare.


SCENA NONA

Il fragore di un lungo applauso, poi silenzio. Quindi, al riaccendersi della luce, una porta si apre ed entra Marcello in abiti di scena. Sulla porta del camerino, continua a parlare con qualcuno che è fuori e che non vediamo.

MARCELLO Sì, non c'è male: buon pubblico… No, c'è stato di meglio le altre sere. Non per questo mi lamento… Direi che è un pubblico, come dire?… Ovvio! Tu fai una battuta, e loro ridono; tieni una pausa, e loro stanno in silenzio: tutto scontato. Di questi tempi bisogna accontentarsi!… Saluta tua madre da parte mia… Ricominciamo tra un quarto d'ora: ce la fai, no, Paola? Caso mai passa un attimo in farmacia così le porti quelle medicine che t'aveva chiesto. (Nota la borsa di Paola sul tavolo) Dimentichi la borsa!… Non ti serve? Va bene, allora lasciala qui. Aspetto che torni per iniziare il secondo atto… No, non ti preoccupare, mi fa piacere aspettarti. Ti aspetto qui: il solito segnale! (Picchia sulla porta tre colpi consecutivi e due distaccati) Ciao, amore! Aspetto il segnale! (Ripete la successione di colpi, manda un bacio, quindi chiude la porta ed accende la luce. Va al tavolo del trucco, che s'è illuminato, e si versa un bicchiere d'acqua. Si allunga un po' sulla sedia come per riposarsi, poi, di scatto, prende il telefono e compone un numero) Pronto… Vorrei parlare con l'avvocato Zinieri… Ciao Carlo, ti disturbo?… No, sono a teatro… una pausa… Sono in camerino, a Milano credo verremo… la prossima settimana, sì, la prossima settimana… Tutto bene, sì, ottimo pubblico, molto perspicace, sai, come piace a me… sì, sì… molto bene… Paola è appena andata dalla madre, doveva prenderle delle medicine, sai ha sempre dei problemi di… Cosa?… Senti, tu non ti mischiare in questa cose… Lo so che sei un amico, lo so… Lascia perdere Paola! Ma che ti salta in testa? Ma neppure per un po' di tempo… No, non ho bisogno di alibi io, perché dovrei? Sì, va bene è morta: ma perché avrei dovuto uccidere mia moglie?… Senti, tu lo sai benissimo perché ci conosciamo da anni: tu lo sai benissimo che io adoravo mia moglie e sai pure quello che ho dovuto fare - e soprattutto quello a cui ho dovuto rinunciare - per sposare Agnese… Ah, ecco, mi fa piacere che te ne ricordi. Tu lo sai che avevo il cinema spalancato davanti… e non sto parlando dell'ambientuccio italiano… A tutto questo ho detto basta, in un momento, per lei! E non mi pentii di questo, bada bene che non mi pentii e non mi sono mai pentito, nemmeno ora, perché l'amavo… Come?… Ma non lo ricordo dov'ero quella sera. Insomma, uno non può mica andare in giro sempre col taccuino in tasca dove appuntarsi tutto quello che fa, minuto per minuto, per paura di essere incriminato, no!?… E allora?… Ma sono loro che devono dimostrare che sono io il colpevole, non io che sono innocente! Ma che scherziamo!… Mi avranno interrogato non ricordo più quante volte… Carlo… Senti, Carlo… Non si sta per vent'anni con una donna senza tradirla mai - perché tu lo sai che io mia moglie non l'ho mai tradita - se non si ama quella donna: perché avrei dovuto ucciderla?… Sì, io lo so che tu mi credi, ma anche loro dovranno pure convincersi di questa cosa… Come?… No, no, questo no, ti prego Carlo… Io… Io Paola l'ho conosciuta dopo che Agnese era morta… No, figurati: se ti dico che non l'ho mai tradita! E poi, scusa, non ti ricordi che Paola me la presentasti tu? E' così, no? E mia moglie era già morta: no, no, non possono dire che io, per Paola, ho… è ridicolo, semplicemente ridicolo, non ci siamo con le date, assolutamente!… La lettera? Quale lettera? La lettera di Agnese?… E allora?

Buio.


SCENA DECIMA

La camera da letto di Sandro e Federica. I due si stanno alzando.

SANDRO Buongiorno, amore.

FEDERICA Ma cos'è successo stanotte?

SANDRO Stanotte?

FEDERICA Sì, quando ti sei alzato… Mi parlavi di un sogno…

SANDRO Ah, sì.

FEDERICA E allora?

SANDRO Un sogno bellissimo, guarda!

FEDERICA E perché ti sei alzato?

SANDRO Dovevo prendere appunti.

FEDERICA Appunti del sogno?

SANDRO Sì, c'era il rischio che adesso non mi ricordavo più niente.

FEDERICA Era così importante?

SANDRO Importantissimo!… Ti ricordi che ti dicevo sempre che ero entrato in una fase di crisi creativa e che non riuscivo più a trovare uno straccio d'idea per un soggetto, che Rolando sono mesi che mi sta appresso a chiedermi una sceneggiatura, o almeno un trattamento, o un soggetto? Dico, ti ricordi di questo, no? Ti ricordi?

FEDERICA Mi ricordo? Me l'hai ripetuto per cinque mesi, dodici volte al giorno, mi chiedi pure se me lo ricordo?

SANDRO Ecco. La crisi è finita!

FEDERICA Ma no!

SANDRO Ma sì!

FEDERICA Col sogno?

SANDRO Proprio col sogno.

FEDERICA Cioè, praticamente, t'è apparsa la Madonna in sogno e t'ha detto: "Vai Sandro e scrivi!" Siamo alle crisi mistiche: devo cominciare a preoccuparmi.

SANDRO Ma che stai dicendo! Ho fatto un sogno che è pari pari il soggetto di un film.

FEDERICA Ah sì! Bella forza!

SANDRO Come, bella forza?

FEDERICA Così sono capace anch'io di fare la sceneggiatrice: te li sogni i film! E' come uno che sogna i numeri al Lotto: non è abilità, è culo!

SANDRO Smettila di dire stronzate!

FEDERICA E' inutile che neghi: è culo! Se è culo è culo!

SANDRO Io ho sognato una cosa, ma a me è venuta in mente l'idea di farne un film. E poi il film è ancora tutto da scrivere: l'abilità sta in quello, che c'entra!

FEDERICA E quale sarebbe questa storia bellissima?

SANDRO (vago) Ah… Ci sei pure tu in mezzo.

FEDERICA Grazie!

SANDRO Sì ma non in un bel ruolo.

FEDERICA Che significa, non in un bel ruolo?

SANDRO E' un sogno, comunque…

FEDERICA L'ho capito che è un sogno, non fai che dirmi questo da appena ci siamo svegliati!

SANDRO Voglio dire: non è che se uno si sogna una cosa, poi quella cosa è vera, no, non so se mi spiego…

FEDERICA Mi stai trattando da cretina? Vuoi che non sappia che i sogni sono sogni. (Pausa) A meno che non siano l'occasione per far venir fuori qualcosa che di giorno si vuol tener nascosto…

SANDRO Ecco!… E io lo sapevo che tu proprio questo potevi pensare: perciò facevo quella premessa.

FEDERICA Che ti sei sognato?

SANDRO Sbaglio o sento un tono un po’ inquisitorio?

FEDERICA E’ inquisitorio: non ti sbagli!

SANDRO Non facciamo scenate, però!

FEDERICA Non faccio scenate ma tu parla!

SANDRO Ho sperimentato, forse per la prima volta - fammi dire solo questo e poi ti racconto il sogno - ho sperimentato per la prima volta la libertà di poter creare senza condizionamenti esterni: senza un produttore che mi chiede di fare così, o senza pensare a quello che potrebbe dire il pubblico, ché pure quello è un condizionamento; così: ho sognato quello che sentivo dentro e basta! Anche se, comunque, già so che per farne un film dovrò cambiare parecchie cose, quantomeno dare alla cosa una certa forma estetica che…

FEDERICA Che cazzo ti sei sognato?

Buio.


SCENA UNDICESIMA

Sergio sta ancora facendo la barba a Pietro.

SERGIO Ma come vi eravate conosciuti con Marcello?

PIETRO Come?

SERGIO Dico: come vi eravate conosciuti?

PIETRO Io e Marcello?

SERGIO Sì, voi.

PIETRO E' lungo.

SERGIO Abbiamo tempo.

PIETRO Abbiamo tempo?

SERGIO Non ho altri clienti, oggi. E devo fare ancora il contropelo…

PIETRO Se devi fare il contropelo!

SERGIO Allora?

PIETRO Però ancora non ho finito di dirti di Marcello, della telefonata che ti dicevo…

SERGIO Dopo, dopo.

PIETRO Va bene: apriamo una parentesi. Io faccio il custode di questo palazzo.

SERGIO Lo so, questo.

PIETRO Non te lo sto dicendo perché non lo sai. E' solo per iniziare il discorso. Un espediente retorico. Lo sai cos'è un espediente retorico?

SERGIO No.

PIETRO E perciò fai il barbiere!

SERGIO Perché non so cos'è un espediente retorico?

PIETRO Anche per questo!

SERGIO Ma a me non dispiace fare il barbiere.

PIETRO Va bene. Ma se un giorno deciderai di smettere di fare il barbiere per fare qualcosa di più… di più… di più! Se deciderai questo, allora per prima cosa impara cos'è un espediente retorico.

SERGIO Cos'è un espediente retorico?

PIETRO Hai deciso di smettere di fare il barbiere?

SERGIO No.

PIETRO E allora non ti serve saperlo!… Dunque… Io faccio il portiere in questo palazzo. In questo palazzo c'è anche un teatro. Non ti fa pensare a niente questo fatto?

SERGIO No.

PIETRO Io un tempo facevo l'attore.

SERGIO Me l’aveva già detto.

PIETRO Ah, te l’avevo detto?

SERGIO Poco fa.

PIETRO E questo è Alzheimer, allora!

SERGIO E che relazione c'è?

PIETRO Con l’Alzheimer?

SERGIO No, col fatto che lei faceva l’attore e adesso fa il portiere in un palazzo dove c’è pure un teatro.

PIETRO Nessuna. Puro caso.

SERGIO E allora?

PIETRO E' bello, no?

SERGIO E' bello! E allora?

PIETRO Allora niente! E' bello e basta. Non ti basta?

SERGIO Andiamo avanti, per favore!

PIETRO Facevo l'attore. Noi, io e Marcello, ci siamo conosciuti perché eravamo tutti e due attori.

SERGIO Amici?

PIETRO Cosa?

SERGIO Dico: eravate anche amici?

PIETRO Amici: certo! Però da quando ho cominciato a fare il portiere, ho cominciato a chiamarlo "signor Marcello".

SERGIO E perché?

PIETRO E a dargli del “lei”.

SERGIO Ma perché?

PIETRO Come, perché?

SERGIO Perché chiamarlo "signor Marcello", se eravate amici?

PIETRO Perché io non ero più un attore ma il portiere del palazzo dove c’era il teatro in cui lui recitava.

SERGIO E che c'entra?

PIETRO Che c'entra? Ma che domande mi stai facendo? Un attore e un portiere!

SERGIO E allora?

PIETRO Va be': lascia perdere come lo chiamavo. Che volevi sapere: come ci siamo conosciuti, no?

SERGIO Sì.

PIETRO E allora sta' zitto e non fare domande sceme!… C'è una storia. Una storia divertente. Divertente adesso a raccontarla. Perché in quel momento, quando è successa… Dopo il diploma all'Accademia, io e Marcello decidemmo di lasciar perdere il teatro, ché si guadagnava poco e niente, per fare cinema. Cominciammo a frequentare tutti i posti dove circolava gente del cinema, soprattutto produttori, anche registi… e un giorno decidemmo di andare alla Mostra del cinema di Venezia. Non andammo a vedere nemmeno un film, anche perché non potevamo permettercelo. Il piano era questo: risparmiare su tutto: dormire, mangiare, film, tutto. Cercare di conoscere più gente possibile e poi puntare tutto sulla serata della premiazione. Per dormire avevamo scelto la pensione più scalcinata di Venezia e lì, fra l’altro, conoscemmo un tizio, un francese - si chiamava Jean – che, quando capì ch’eravamo attori, faceva di tutto per starci alle costole. E’ chiaro che noi non potevamo portarcelo appresso negli ambientini che volevamo frequentare: aveva l’aspetto di un… di uno stracciarolo, uno di questi robivecchi… Insomma: ogni mattina era tutto un guardarsi attorno circospetti per non farsi beccare da Jean al momento in cui uscivamo dalla pensione. Fatto è che arrivammo al giorno della premiazione e c’eravamo presentati tutti e due belli eleganti nella sala della cerimonia zeppa di pezzi grossi del cinema. Contatti buoni: manco uno. Non ci restava che goderci quella serata finale e poi via di nuovo a casa, di nuovo fra le braccia del teatro, come un marito che torna dalla moglie dopo che gli è andata buca coll’amante. Dunque… premiazione. Al momento di uno dei premi più importanti, sentiamo quello che parlava che… dice: … “Premiato il film – mo manco me lo ricordo più qual’era – ritira il premio il produttore Jean non mi ricordo più come si chiamava”! Hai capito? Ti vediamo arrivare sul palcoscenico… lo stracciarolo tutto tirato a lucido… Grande figlio di una gran puttana! Era un produttore, altro che stracciarolo!

SERGIO Incredibile!

PIETRO Eravamo stati tutto il tempo a cercare l’occasione buona e non c’eravamo accorti che c’era capitata; anzi: l’avevamo scacciata come si scaccia un cane rognoso!

SERGIO Ma potevate approfittarne in quel momento, dopo la premiazione. Se è vero che vi aveva sempre cercato!

PIETRO E’ quello che voleva fare Marcello.

SERGIO E lei?

PIETRO Io gli dissi che adesso era da vigliacchi, che prima l’avevamo evitato, che, insomma, non stava bene… 

SERGIO E Marcello che fece?

PIETRO Mi diede ascolto.

SERGIO No!

PIETRO Purtroppo sì.

SERGIO Incredibile!

PIETRO Il fatto è che… adesso a te posso dirlo… Il fatto è che io mi sentivo bene solo fintantoché non ci capitavano le occasioni per emergere. Voglio dire: in quella e in altre occasioni, lottavo… lottavo con Marcello per cercare di sfondare, ma appena si presentava l’occasione, cominciavo a star male e mi calmavo solo quando l’occasione era sfumata. E’ per questo che poi Marcello m’ha mollato ed è andato avanti da solo. E fece bene. Io portiere ero nato, non attore. E’ per questo!… 

SERGIO Ma tu pensa!

PIETRO (pausa) Per questo, ma non solo.

SERGIO In che senso?

PIETRO Cosa?

SERGIO Non solo per questo, ma per cos’altro?

PIETRO La ragione per cui Marcello m’aveva mollato?

SERGIO Sì.

PIETRO Anche per un’altra ragione.

SERGIO Quale?

Buio.


SCENA DODICESIMA

Marcello, nel suo camerino, è ancora al telefono.

MARCELLO Un movente? La lettera!… La lettera di Agnese? Certo, capisco… Sì, questo è vero… sì, è vero, fu quella lettera ad aprirmi gli occhi sul tradimento di mia moglie… Se non avessi scoperto quella lettera che scriveva al suo amante, non me ne sarei accorto. Da lei non me lo sarei mai aspettato. E ancora oggi, guarda, mi sembra impossibile immaginarla con un altro uomo tra le gambe… Ogni tanto ci provo, sai? Ogni tanto chiudo gli occhi e provo ad immaginare come poteva essere lei insieme con un altro, ma non ci riesco: riesco a vedere i corpi ma non i volti, è incredibile! Neppure il volto di lei riesco a vedere… Se non fosse vero?! Come, se non fosse vero?! E la lettera?… Quella lettera mi permise di ricollegare tanti particolari, tante cose… roba insignificante, va bene, ma che ricollegata a tante altre cose… Quelle tagliano la testa al toro!… Ma è normale che lei negasse! Negava l'evidenza della lettera al suo amante!… Eh no, l'alibi - se proprio ci tieni - me lo devi trovare tu, se no, perché ho un avvocato?… Sto scherzando, lo so che lo fai per amicizia… Ma pensa qualcosa tu… Per me non ci sono problemi, cosa vuoi che sia per un attore recitare… Posso sostenere qualsiasi storia… Una pistola? No, mai posseduta una pistola… Sono sicuro, sì, non sono cose che non ci si fa caso, no?… Va be'… Va bene… Va bene… Ti saluto, adesso ti saluto… sta per tornare Paola… Insisti? Che cosa devo lasciar perdere?… Guarda Carlo, in Paola mi è parso di ritrovare quelle cose che mi avevano fatto innamorare di mia moglie, ed una su tutte: l'assoluta incapacità di essere doppia, di essere falsa. Forse è perché faccio questo mestiere che mi sembra una virtù particolarmente… No, questa volta con Paola non mi sto ingannando, lo sento. Con lei ho ricominciato a vivere, dopo che avevo smesso quando seppi che mia moglie mi tradiva… Luce. Buio. Luce. Come i proiettori di scena: luce, buio, luce. Saranno pure stronzate, ma mi ci sto attaccando, capisci? Lo so che è quello che fanno tutti gli innamorati, ma per me è come se fosse la prima volta… Oggi mi ha mandato dei fiori, li ho qui in camerino: è la prima volta che mi manda dei fiori e ti giuro mi veniva da piangere per come ero felice… (Prende il biglietto che accompagna i fiori. Nel prendere il biglietto sposta i fiori e fa cadere a terra la borsa di Paola, dalla quale fuoriesce una lettera color cilestrino) Sai che mi scrive?… (Poggia il biglietto dinanzi a sé e si china a raccogliere la borsa e la lettera) No, per farti capire che tipo è… (Rialzandosi, poggia la borsa e la lettera cilestrina accanto al biglietto, prende in mano quest’ultimo e lo legge) "Al mio primo, unico, grande amore." Capisci? E' una ragazzina ancora: solo una ragazzina ingenua e senza malizia ti scrive queste banalità come se le avesse dette lei per la prima volta al mondo… (Ripone il biglietto dinanzi a sé, accanto alla lettera cilestrina) E io pure mi sento più giovane con lei… Non sono rimbambito, non preoccuparti… (Mentre continua a parlare al telefono, la sua attenzione si concentra sempre di più sulla lettera cilestrina che ha dinanzi a sé. La prende e comincia a rigirarsela tra le mani) Sì… sì… Come?… No, no… Senti… senti, Carlo, una cosa… Quando… No, no, niente, non ti preoccupare… Cristo! Fa' che non sia vero!… No, non ti preoccupare… Non ti preoccupare, t'ho detto, è una cosa mia… No, no, non è niente, ti saluto, ciao! Ciao! 

Riaggancia e si mette ad aprire la lettera con foga.





SCENA TREDICESIMA

Sandro e Stella sono intenti ad asciugare con un phon la macchia al vestito di quest'ultima.

STELLA Niente, niente, non viene via!

SANDRO Ti ho detto di calmarti!

STELLA Io sono calma, solo che non viene via!

SANDRO Pazienza.

STELLA Pazienza!?

SANDRO Non è un dramma…

STELLA Tu mi rovesci addosso un bicchiere d’aranciata…

SANDRO … e non prova niente: convincitene!

STELLA … e io dovrei star calma?

SANDRO Devi solo stare calma.

Rolando e Federica tornano, dopo aver comprato le sigarette.

ROLANDO E' ricominciato il film?

SANDRO Da due minuti.

FEDERICA Cos'è successo?

STELLA Niente: Marcello da giovane è appena rientrato nel camerino e sta leggendo la lettera che ha trovato per caso nella borsa di Paola e…

FEDERICA No, cos'è successo al tuo vestito?

SANDRO Ah, niente, s'è rovesciata addosso un po' d'aranciata…

STELLA (punta l’indice contro Sandro) E' stato lui!

SANDRO Sì, volevo dire… ho urtato un bicchiere e le ho macchiato il vestito…

STELLA (subito) E' aranciata, però: solo aranciata!

FEDERICA Ah, sì?

SANDRO Sì, voleva dire che è aranciata e non dovrebbe lasciare macchie.

FEDERICA Ah, sì, sì, l'aranciata va via.

STELLA Infatti è solo aranciata e va via senz'altro. Se va via, quella è la prova che si tratta solo di aranciata.

FEDERICA La prova?!

SANDRO (per cambiare discorso) Adesso non è che vi mettete a fumare qui, no?

ROLANDO Tutto calcolato: alla prossima pausa pubblicitaria andiamo a fumare fuori in balcone.

FEDERICA Una ce la siamo fumata tornando.

STELLA Drogati!

ROLANDO Integralisti!

SANDRO Zitti ché così non sentiamo niente.

FEDERICA Riprendiamo a vedere il film, sì?

Cambio di luce.


SCENA QUATTORDICESIMA

Senza soluzione di continuità, semplicemente spostandosi dallo spazio dove si sono svolte le scene dei quattro che guardavano la televisione a quello in cui si trovavano Sandro e Federica dopo il loro risveglio, si passa dal sogno della scena precedente alla realtà di questa scena. Rolando e Stella giungono in casa di Sandro e Federica. I quattro si salutano.

SANDRO Benvenuti!

FEDERICA Ciao Stella.

ROLANDO Vi siete appena alzati?

STELLA Siamo arrivati troppo presto, forse.

FEDERICA Figuratevi!

SANDRO Ci siamo appena alzati ma non è un problema.

ROLANDO Dalla tua telefonata mi è parso che dovessimo precipitarci.

FEDERICA Aveva paura che gli scappasse l'idea.

ROLANDO Che idea?

STELLA Stanotte ha sognato.

ROLANDO E tu mi fai annullare tutti gli appuntamenti della mattinata solo perché ieri sera hai mangiato l’impepata di cozze coi peperoni al forno?

SANDRO Che cazzo dici?

ROLANDO Avrai avuto gli incubi?

SANDRO Ho avuto un'idea che riempirà le tasche di un fesso di produttore come te!

ROLANDO Cazzo!

STELLA (con rimprovero) Rolando!

ROLANDO Sorbole!

STELLA (a Sandro) Ma che idea? Di che idea si tratta?

SANDRO Sediamoci.

ROLANDO Pure l'atmosfera deve creare.

STELLA Allora?

FEDERICA Prendete qualcosa? Un caffè, qualcosa…

ROLANDO Per me un caffè, grazie.

SANDRO E allora anche per me: ancora non lo prendo…

STELLA Io un bicchiere d'aranciata, se c'è.

SANDRO (subito) No!

FEDERICA Ma che dici?!

SANDRO Come?

STELLA Ho sete, ma va bene anche un'altra cosa…

FEDERICA Abbiamo l'aranciata, se ti fa piacere perché non dovresti berla?

STELLA Sul serio, è la stessa cosa…

SANDRO Pensavo non ci fosse in frigo…

ROLANDO Insomma, vuoi dirmi di che si tratta?

Federica esce a preparare il caffè.

SANDRO Un sogno che era un film! Ce l'ho tutto qui: chiaro, preciso che deve solo essere buttato giù su carta.

ROLANDO Mi prendi per il culo?

SANDRO Fatti raccontare.

ROLANDO E racconta, allora!

SANDRO Allora senti… Insomma, tieni presente che è solo un’idea e che va ancora molto dettagliata, per cui…

ROLANDO Lo so, lo so, ma tu dimmi di che si tratta.

SANDRO E’ la storia di un vecchio attore che…

ROLANDO (alzandosi) Va be', ho capito. Arrivederci, è stato un piacere…

SANDRO Ma dove cazzo vai?

ROLANDO Io ho proprio una mattinata zeppa d’impegni…

SANDRO Ma che t’ha preso?

ROLANDO Che m’ha preso?

SANDRO E’ quello che vorrei sapere.

ROLANDO Ancora stiamo alla storia dell'attore?…

SANDRO Che significa?

ROLANDO No, dico, ancora stiamo alla storia dell’attore?

SANDRO Ma fammi finire! Cioè: fammi cominciare ché ancora non ho detto niente!

ROLANDO Allora te lo dico io. Film sul cinema non interessano a nessuno oggi…

SANDRO E infatti questo è un attore di teatro.

ROLANDO Peggio! Attori di cinema, attori di teatro, la storia di una compagnia teatrale che fa questo, la storia di una troupe cinematografica che fa quest'altro, uno scrittore importante che sta in crisi creativa, un pittore famoso che gli sono venute le emorroidi… Puttanate! Ecco: puttanate, lo vuoi capire? Medici. Avvocati. Carabinieri. Poliziotti. Commesse. Questo vuole la gente: vita, non arte. Storie vere, non letteratura!

SANDRO Ma chi te l'ha detto? Ma che ne sai tu di quello che vuole la gente?

ROLANDO Faccio il produttore: è il mio mestiere sapere quello che vuole la gente. E, modestia a parte, io lo so quello che vuole la gente, altrimenti a questo punto ero a culo per terra da un pezzo! E invece non ho sbagliato un film che è uno!

STELLA Ma che c’entra?

ROLANDO No, ditemi voi se m’è mai capitato di sbagliare un film!

STELLA Va bene, ma stai almeno a sentirlo. Se alla fine non ti piace non se ne fa niente. Che ti costa?

SANDRO (a Rolando) Non lo sapevo mica che la pensavi in questo modo!

ROLANDO Questo è il modo in cui la pensano tutti quelli che nel mio mestiere hanno fatto e fanno i soldi. Quelli che non la pensano così te li vai a leggere sui libri di storia del teatro o del cinema. Saranno pure passati alla storia, ma con le pezze al culo ci sono passati!

STELLA Ma quanto sei cinico!

ROLANDO Tuo marito è cinico, non lo scoprirai mica adesso, no?

STELLA L’ho sempre saputo che eri cinico ma tu hai il grande pregio che non finisci mai di sorprendermi.

ROLANDO Ah, ti sorprendo!? Ma guarda un po’: io pensavo che ti sorprendesse di più avere in saccoccia una carta di credito senza fondo e invece ti sorprende averci un marito cinico. Ma guarda un po!

SANDRO Fatti raccontare, Rolando! Non sono il ragazzetto che ti manda le sceneggiature per posta, sono un tuo amico: dammi un’opportunità!

Pausa.

STELLA Dagli un’opportunità.

Pausa.

ROLANDO (tornando a sedere) E diamogli un’opportunità!

Buio.


SCENA QUINDICESIMA

Nuovamente, ancora senza soluzione di continuità, i quattro tornano a casa di Rolando e Stella a guardare la televisione.

ROLANDO Pubblicità!

FEDERICA Sigaretta!

ROLANDO Svelti!

FEDERICA Balcone!

ROLANDO Ci mettiamo un attimo.

FEDERICA Due minuti.

Rolando e Federica prendono l'occorrente per fumare ed escono.

STELLA Drogati!

ROLANDO (da fuori) Integralisti!

SANDRO Quanto mi stanno sulle palle!

STELLA Con queste sigarette, è vero?!

SANDRO Le sigarette?

STELLA Devono fumare continuamente…

SANDRO Ma non è per quello! Non è solo per quello.

STELLA Non solo per le sigarette?

SANDRO Non solo per quello, ti dico!

STELLA Per cos’altro?

SANDRO Come fanno a non accorgersi di niente?

STELLA Di noi?

SANDRO Certo, di chi, se no?

STELLA Meglio così, non ti pare?

SANDRO Meglio così, certo, ma mi fa un strana sensazione.

STELLA Lascia perdere.

SANDRO Mi verrebbe da dirglielo.

STELLA Cosa?

SANDRO Di noi.

STELLA Ma sei matto?

SANDRO Pensi che non ne sia capace?

STELLA Ma che ti viene in mente?

SANDRO No, tu dimmi: pensi che non ne sia capace?

STELLA Non penso niente, io…

SANDRO Guarda che sono capace.

STELLA … ma non dirlo manco per scherzo!

SANDRO Hai paura?

STELLA Smettila, Sandro!

SANDRO (chiaramente scherzando) Io glielo dico.

STELLA Sei scemo?

SANDRO Io quasi quasi glielo dico…

STELLA Non scherzare…

SANDRO Tu pensi che io non ne sia capace e io ti faccio vedere.

STELLA Sta' zitto, per favore: mi stanno sudando le mani.

SANDRO Non ci credi?

STELLA Ci credo, ci credo: basta, per favore!

SANDRO Non è vero: tu non ci credi. Aspetta che rientrano e ti faccio vedere se non ho il coraggio.

STELLA (quasi piangendo) Dio, Sandro, non fare una cosa del genere, ti prego…

SANDRO (sempre più divertito dallo spavento di Stella) Appena rientrano!

STELLA Io me ne vado!

SANDRO Aspetta: stanno rientrando.

STELLA No, no, Sandro, ti prego, non farlo…

SANDRO Hai paura?

STELLA Mi gira la testa per la paura…

SANDRO Adesso glielo dico…

STELLA (gridando) Sandro!

Rolando e Federica rientrano.

FEDERICA Che avete da strillare?

Buio.


SCENA SEDICESIMA

Marcello è in camerino e sta leggendo la lettera. Dopo un po’:

MARCELLO Anche lei! Pure lei!… (Gettando a terra la lettera) Maledizione, è un destino infame! Pure quest’altra, pure quest’altra! Pure lei ha un altro! Come Agnese!

Con calma, Marcello estrae una pistola da un cassetto chiuso a chiave e se la punta alla tempia. In quello stesso istante si sentono alla porta i colpi ripetuti del segnale convenuto. Marcello discosta la pistola dalla tempia e spegne la luce.

MARCELLO Avanti!

Un rettangolo di luce individua la porta che si apre. Un colpo di pistola. Buio.


SCENA DICIASSETTESIMA

Stella, Sandro, Rolando e Federica si trovano esattamente nelle stesse posizioni in cui si è chiusa la scena quindicesima.

ROLANDO (a Stella) Perché urlavi chiamando Sandro?

SANDRO No, ecco, il fatto è che io…

STELLA (di getto) Rolando, Federica! Io e Sandro siamo amanti da due anni!

Rolando, Federica e Sandro restano di pietra. Poi:

SANDRO Ma tu sei scema!?

STELLA Ho preferito farlo io.

SANDRO Che cazzo hai preferito fare?

STELLA Ho preferito dirlo io…

SANDRO Ma io stavo scherzando, cretina! Ma allora pensavi veramente che io volevo fare la scenata e rivelare che siamo amanti?

STELLA Stavi scherzando?

SANDRO Ma è chiaro che stavo scherzando, ma per chi mi hai preso?

STELLA Vuoi dire che tu stavi davvero scherzando?

SANDRO Ma è chiaro che sì! Pure un bambino lo avrebbe capito.

STELLA Io ci ho creduto.

SANDRO Perché sei scema! Per questo ci hai creduto!

STELLA Ma guarda che eri serio.

SANDRO Ma come hai fatto a non capire che volevo farti uno scherzo?

STELLA Scherzo del cazzo! Ma perché volevi farmi prendere un colpo?

SANDRO Ma per ridere, no? Perché si fanno gli scherzi?

STELLA Non si scherza su queste cose!

SANDRO (sconsolato, quasi a cercare conforto da Rolando e Federica) Ha detto tutto! Ma si può essere più scemi? No, voi ditemi se c'è un modo più cretino di far scoprire una cosa del genere!

Silenzio. Poi, come riavendosi, Federica lancia un urlo lancinante e scoppia a piangere.

ROLANDO Brutti figli di puttana! Ma io vi ammazzo tutt'e due con le mie mani… Io vado a finire in galera ma quant'è ver'Iddio vi tolgo dalla faccia della terra…

SANDRO Rolando, guarda, lo so che è difficile ma io posso spiegarti…

STELLA No, ti prego, Rolando, non dare troppo peso alle parole…

ROLANDO Non dare troppo peso? Ma che cazzo ti stai inventando, brutta troia…?

Le voci si accavallano, mentre Rolando insegue Sandro e Stella che cercano di sottrarsi alla sua ira e Federica continua a piangere urlando. Buio.


SCENA DICIOTTESIMA

Sergio sta facendo la barba a Pietro.

PIETRO Marcello sparò.

SERGIO A Paola?

PIETRO No. Forse è quello che avrebbe voluto fare, ma quella volta sparò a se stesso. Non riuscì ad ammazzarsi, però. Per due volte, una lettera, la lettera della donna che egli amava, prima Agnese e poi Paola, gli distrusse la vita. La prima volta uccise sua moglie…

SERGIO E non lo scoprirono?

PIETRO Insufficienza di prove: fu assolto. La seconda volta provò ad ammazzarsi lui. E quando lo dimisero dall’ospedale, trovò quell’altro modo di uscire dal mondo.

SERGIO Si chiuse in teatro.

PIETRO Si chiuse in teatro fino al suo ultimo giorno, quel giorno che lo incontrai mentre usciva… Aveva di nuovo messo il suo cappotto cammello ed il cappello che per trentadue anni non gli erano più serviti.

Pausa.

SERGIO Mi dica un’altra cosa.

PIETRO Cosa?

SERGIO Qual’era l’altro motivo per cui vi separaste con Marcello?

PIETRO Già… l’altro motivo.

SERGIO Qual’era?

PIETRO Agnese era la mia ragazza. E Marcello me la portò via. Poi se la sposò.

Pausa.

SERGIO E poi?

Pausa.

PIETRO Dammi un foglio di carta e una penna.

Sergio esegue. Pietro scrive qualcosa, poi consegna il foglio a Sergio.

PIETRO Prendi quell’altro foglio che ti avevo fatto scrivere e guarda.

SERGIO (dopo aver confrontato i due fogli) Ma è uguale alla mia calligrafia!

PIETRO Sono bravo, eh? Sai chi è bravo ad imitare le calligrafie? Chi non ha una propria personalità. Meno personalità hai e più riesci ad assorbire quella degli altri. A me è bastato vedere una volta la tua calligrafia.

SERGIO E allora?

PIETRO Non ci vuole mica tanto, per me, a scrivere qualcosa con la calligrafia di un’altra persona.

SERGIO Ma allora quelle lettere…!

PIETRO Bravo! Sei un ragazzo intelligente.

SERGIO Le aveva scritte lei!

PIETRO Tutte e due. Quella di Agnese e quella di Paola.

SERGIO Posso capire la prima: se Agnese era la sua donna, forse cercò in quel modo di riconquistarla…

PIETRO E’ così. Ma io pensavo che Marcello l’avrebbe lasciata, non che l’avrebbe uccisa. E quando gli chiesi il perché, sai che mi rispose?… Perché l’amavo troppo. Così mi disse: la uccise perché l’amava troppo.

SERGIO Ma perché anche a Paola?

PIETRO Eh sì, anche per lei scrissi una lettera con la sua grafia indirizzata ad un amante inesistente…

SERGIO Perché?

PIETRO Perché, perché, perché? Ma come si fa a spiegare quello che passa per la mente di un uomo come me? (Pausa) Io… io non avevo avuto l’opportunità di poter essere fedele ad Agnese perché Marcello me l’aveva rubata. Ma lui non le era stato fedele…

SERGIO Era morta!

PIETRO Era morta! E che vuol dire? (Pausa) Dovevo costringere Marcello a tornarle fedele. (Pausa) E ci sono riuscito.

SERGIO C’è riuscito?

PIETRO Quando quel giorno uscì finalmente dal teatro, io gli diedi una lettera che mi ero preparata da anni.

SERGIO Come, da anni?

PIETRO Per il giorno in cui Marcello sarebbe uscito dal teatro. Perché io lo sapevo che se un giorno fosse uscito dal teatro… quel giorno sarebbe andato alla tomba di Agnese.

Buio.


SCENA DICIANNOVESIMA

Stella, Sandro, Rolando e Federica sono a casa di Sandro e Federica e stanno bevendo il caffè (Stella l'aranciata).

ROLANDO Pure il fatto che tu e Stella ve la facevate, ti sei sognato?

SANDRO Va be', è un sogno!

ROLANDO E pure questo vuoi mettere nel film?

SANDRO Ma i nomi son diversi, che cosa c'entra?

STELLA Non si capirebbe che tu sei un cornuto!

ROLANDO E tu una scema che rivela tutto.

FEDERICA E' o no una cretinata?

STELLA Perché? A me è piaciuto molto.

ROLANDO E come finisce?

SANDRO Che Marcello, ormai vecchio, dopo essere uscito quella mattina, per la prima volta dal teatro dopo tanti anni, va a trovare la moglie al cimitero, le porta dei fiori e muore su quella tomba.

STELLA Bellissimo! E' come se avesse sentito che doveva morire ed ha voluto riunirsi alla donna che aveva ucciso.

SANDRO Tu, Rolando, che ne dici?

ROLANDO Non funziona.

SANDRO Non funziona?

ROLANDO Non funziona.

STELLA Ma perché?

FEDERICA E' quello che pensavo anch'io…

SANDRO Tu stai zitta ché voglio sentire quello che pensa lui! Perché non funziona?

ROLANDO Primo: questa storia del sogno confonde solo le idee del pubblico che…

SANDRO … che per te è fatto di idioti capaci solo di bersi stronzate!

ROLANDO Vuoi il mio parere o vuoi solo aggredirmi?

SANDRO Scusa.

ROLANDO Allora!… Primo: il sogno confonde. Secondo: la storia dell'attore è poco credibile. Terzo: il portiere è troppo patetico.

SANDRO Ma coma fai a dirlo? Ti ho solo raccontato la storia senza sviluppare niente dei personaggi…

ROLANDO Però…

SANDRO … come fai a sapere quello che ho in mente… Però, cosa?

ROLANDO Però… Con qualche ritocco, forse…

SANDRO Ritocco?

STELLA Che ritocco?

ROLANDO Non so, qualcosa tipo… tipo un uomo d'affari, un manager…

SANDRO Un manager, dove?

ROLANDO Al posto dell'attore…

SANDRO Ma è un'altra storia!

ROLANDO Non dico che devi fare un'altra storia, dico che modificando l'estrazione sociale dei personaggi, mantenendo in linea di massima i fatti così come sono, dando meno peso al sogno…

SANDRO … ti sei fatto un altro film!

ROLANDO Oh, il film sei tu che lo scrivi, sia chiaro.

STELLA Ma guarda che la bellezza della storia sta proprio in questi personaggi che sono così normali e al tempo stesso tutti un po' particolari, io credo che forse ci sarà solo da approfondire i rapporti ma nella sostanza il film è fatto e, se posso esprimere il mio umile parere, è anche un film che incontrerà un certo favore del pubblico, di questo io sarei quasi certa e poi…

Gesticolando, Stella urta il bicchiere d'aranciata e lo rovescia addosso a Federica.

FEDERICA Ah!

STELLA Oh, scusa, che scema: ma guarda che ho fatto!

FEDERICA Non è niente…

STELLA Ma come ho fatto?

FEDERICA Basta farlo asciugare…

STELLA Non ti preoccupare, rimedio subito: conosco un sistema per non far venire la macchia, però mi serve del bicarbonato e un po' di chiara d'uovo…

FEDERICA Lascia perdere, tanto è una cretinata…

STELLA No, anzi, bisogna fare in fretta se no resta l'alone, tu però non muoverti, cerca si tenere scostata la macchia dalla pelle…

FEDERICA Stella, ti dico che non è niente…

STELLA Dove ce l'avete il bicarbonato?

SANDRO Vieni, ti faccio vedere…

STELLA Mi serve anche un uovo…

SANDRO Ti do pure l'uovo…

FEDERICA L'uovo non lo voglio ché poi è peggio…

STELLA (uscendo preceduta da Sandro) Fidati di me: soddisfatta o rimborsata…

Appena Sandro e Stella sono usciti, Rolando e Federica si abbracciano e si baciano appassionatamente. Poi:

ROLANDO Stiamo attenti, potrebbero tornare.

FEDERICA Questa storia del sogno mi ha un po' spaventata.

ROLANDO Pensi che sia una sorta di proiezione inconscia perché lui ha capito qualcosa di noi?

FEDERICA Non lo so, tutto può essere. Dobbiamo stare più attenti.

ROLANDO Non avrai mica intenzione di raccontare tutto a loro?

FEDERICA Io?

ROLANDO Come nel sogno.

FEDERICA Non sono mica scema, io!

ROLANDO Se è per questo, manco io!

Si baciano. Buio.


SCENA VENTESIMA

Marcello, nuovamente anziano come lo avevamo visto all'inizio, è seduto davanti alla tomba della moglie su cui ha deposto dei fiori. Parla lentamente, con lunghe pause.

MARCELLO Ciao, Agnese, come ti va?… Oggi m’è venuta voglia di venirti a trovare… Che sole! Vero? Fa freddo ma questo sole mi dà fastidio… Io non ci sono più abituato. (Infila le mani in tasca per proteggersi dal freddo e ne estrae la lettera che gli aveva dato Pietro) Ah, la posta che mi aveva dato Pietro… (Mentre apre la busta) Te lo ricordi Pietro? S’è fatto vecchio pure lui, sai? Ti vuole bene Pietro, t’ha sempre voluto bene. Qualche volta mi sono pentito di averti presa a lui. (Tace e comincia a leggere la lettera) Ma, Agnese… è la tua calligrafia… (Leggendo) “Mio caro Marcello, non stupirti per questa brevissima lettera…”

Marcello resta per qualche istante in silenzio, poi comincia sentirsi male: si stringe un braccio, poi il petto, ha caldo, si toglie il cappello; quindi si irrigidisce e cade a terra.

VOCE REGISTRATA DI PIETRO (leggendo) “Mio caro Marcello, non stupirti per questa brevissima lettera. Credo sia giunto il momento, ora che anche tu ti sei riconciliato con Agnese, di farti conoscere la sua totale innocenza. Leggendo questa lettera con la sua grafia, capirai tutto. Il tuo amico Pietro, che l’amò prima di te.”

SIPARIO