C L A U C I D E

 

Atto unico di Alberto Ticconi

 

 

PERSONAGGI

 

Claucide

Atto unico

Personaggi:

 

Claucide

Tirrina

Polluce/Prologo/Epilogo

Matonide

Antica Roma

Villa patrizia, immersa nel verde di lussureggianti colline, a centinaia di chilometri dalla grande città capitale del mondo.

Giace sulla piattaforma scenica un giovane: figura avvolta in un gran drappo nero.

Al lato dello schermo di centro una tipica porta romana, tra due colonne in stile ionico, complete di capitelli e fregi sul frontale. Ci sono, qua e là, delle statue e un lungo sedile di marmo su una piattaforma in fondo, sulla sinistra.

Alcuni operai sono a lavoro: sistemano la scena, quando entra uno dei personaggi a recitare il prologo.

 

POLLUCE/Prologo - (Dopo vani tentativi per iniziare, caccia, in malo modo, gli addetti alle scene) Questa massa di .....Scusate amici, ma non se ne può più. E' il solito tentativo di ricatto delle maestranze. In questo modo essi pretendono il loro salario anticipato altrimenti non può iniziare lo spettacolo e noi, che siamo la vera anima dell’evento, rischiamo anche di non coprirci le spese. Comunque queste sono cose che all'arte, quella con l'a maiuscola, non possono e non devono interessare. E' logico che non è assolutamente vero, pur tuttavia diciamolo ugualmente, tanto la virtù, per stare nel mezzo, deve appoggiarsi sempre a degli estremi. Iniziamo.

 

Benvenuti tra noi, amici e amiche,

signore e signori,

conoscenti e sconosciuti.

Vogliamo qui rappresentare ciò che nessuno ha mai

visto ed ascoltato.

Lo faremo attraverso il sacrificio di quattro

disgraziati

e la pazienza di cento e cento sfortunati.

Se presunzione c'è nel nostro dire

ci consentano, lor signori, vogliam smentire.

 

Noi saremo bravi, brevi, bui e delicati.

Essenziali, chiari, leggeri e colorati.

I nostri dialoghi saranno lunghi, corti, poveri e

ricchi di significati,

e mai oscureranno quella grande voglia che è in voi

di al vero esser consacrati,

ovunque, comunque e per chiunque esso sia,

dato che è in questo che l'uomo con l'aratro si da’

il via.

 

Ma poco importa se il dardo dell'aratro, affondando,

ci chiamerà al grido,

poiché noi e voi, voi e noi, costringeremo lo

spirito.... a bere.

 

E lo farà sicuro quando, per non morire, approderà

al nostro lido.

 

Non questi attori dovete vedere;

non nel primo senso cadere:

ma al secondo, al terzo, al quarto, al quinto.....

 

Per finire:

Non importa se a noi resteranno i sì abbondanti lazzi

ed altri s'ingozzeranno ...... da pazzi.

Noi e voi e loro, potremmo comunque dire,

tornando a casa, ubriachi e sazi,

"Anche oggi è stato un giorno da digerire!"

Per il momento!!

 

Uscendo di scena pesta il personaggio sotto il drappo, il quale urla per il dolore. Nel silenzio un esteso canto di un gallo. Subito dopo cinguettii, rumori e suoni dalla campagna in crescendo.

 

TIRRINA - (Entra in scena dopo aver litigato con il marito)

Sono stanca dei tuoi lamenti, Matonide! Sapesse fare qualche altra cosa, oltre lamentarsi, lo sopporterei.

Un suono lievissimo di flauto accompagna il monologo.

 

Magica questa mattina! Magica davvero, con questi venticelli carichi di umidi baci notturni.

Vedete: l'inizio di un giorno è sempre stregato. Scompaiono i fantasmi della notte e appaiono quelli del giorno. (Sotto il drappo la figura comincia a contorcersi sempre di più) Così il canto della civetta diviene un ricordo e sentiamo quello del marito imbecille. Ci sono anche mariti non imbecilli. Ma non sono mai i nostri, e se lo sono, non sono imbecilli perché idioti. Ma questi canti sbiadiscono subito: prima di esserci, al cospetto di uno splendido sole. Di questa adorabile volta celeste. (pausa)

Tuttavia essa è comunque una prigione, perché fa ugualmente schiavo il nostro spirito.

Una coperta di piombo su di noi, per il nostro desiderio di volare. (Esce)

CLAUCIDE - (Si scopre lentamente e si alza in piedi) Non voglio nemmeno sperare ad albe fatte di qualcosa di diverso dal canto del gallo mattutino e del saluto al giorno di mia madre. Io non potrei più vivere al solo apparire di una speranza simile. Devo invece marcire in questa campagna. Annoiarmi, fino alla morte, in questo mare di serenità campestre. E Virgilio si tenga le sue maledette convinzioni. Ma chi gli ha chiesto di scrivere della magia di una vita fra le pecore e le capre? "A Virgilio!!??" Mio padre non avrebbe letto da qualche altra parte simili idiozie, e neanche mia madre. Loro due non vanno d'accordo su nulla se non su questo. Io, ora, sarei nato in una lussuosissima città. Forse poverissima e sporca, o polverosa e puzzolente. Magari Roma! (Pausa) Ma non qui! Tuttavia è meglio continuare a vivere come una gallina, tanto quei rimbambiti dei miei genitori qui sono e qui resteranno. (Entra in scena Polluce, mercante di stoffe pregiate) E con loro resterò anch'io: a morir di noia.

POLLUCE - Un giovine come te, ricco di tante risorse, che a prima vista si possono valutare tutte, che muore di noia!?

CLAUCIDE - Si!!

POLLUCE - Non può essere! A vederti sei la freschezza in persona, come Venere è la bellezza.

CLAUCIDE - Si, si. E lei chi è, scusi?

POLLUCE - Polluce. Sono un mercante di stoffe pregiate. Passando di qua ho visto questa splendida tenuta e mi sono detto: "Vuoi vedere che a questa brava gente interesserà comprare un po della mia buona stoffa?" Vi interessa?

CLAUCIDE - A me no! Dovresti domandarlo ai miei. Ma, credo, a loro potrebbe interessare di più un aratro, della semenza e qualche toro di qualità pregiata.

POLLUCE - Cosa che a te non possono che ispirare, a dir poco, nulla!?

CLAUCIDE - Assolutamente no!

POLLUCE - Neanche il toro?

CLAUCIDE - Soprattutto quel..... Ma tu dove vuoi arrivare?

POLLUCE - E cosa t'interessa, invece?

CLAUCIDE - La poesia. La letteratura. Insomma tutte quelle cose che richiedono creatività.

POLLUCE - Ma è giusto, per Bacco! Si vede subito il tipo alta classe; l'artista ispirato. L'elemento capace di creatività infinita. Tu non sei assolutamente paragonabile a tutti gli altri mortali: i quali rubano ossigeno e cibo a questo mondo. Io potrei fare qualcosa per te, giovanotto. Se, ad esempio, vieni con me a Roma ti potrei far conoscere la gente giusta: la sola che sappia apprezzare arte.

CLAUCIDE - Tu dici davvero? Ti confesso che ho sempre avuto la passione di inventare storielle divertenti, e quando le racconto alle galline, credimi, sono un pubblico esigente...

POLLUCE - Che cosa? Tu racconti le tue storie alle galline?

CLAUCIDE - Non sempre! Alcune volte le racconto al mulo. E qualche altra volta....

POLLUCE - Aspetta! Mi stai parlando di quell'animale a quattro zampe? Voglio dire... Calma!

CLAUCIDE - Non posso certo raccontarle a mio padre! Comincerebbe con le sue barzellette oscene. O ai servi. O addirittura a mia madre, che non ha nessun senso dell'humour.

POLLUCE - Mentre le galline?

CLAUCIDE - Ne hanno moltissimo. Al confronto con mio padre, penso, hanno un quoziente altissimo d'intelligenza. A volte, quando la mia storiella viene fuori troppo, troppo interessante loro aspettano anche dei giorni per applaudirmi.

POLLUCE - E come fanno?

CLAUCIDE - Un baccano. Loro applaudiscono così. Ora però mi sono stufato di parlare con le galline.

POLLUCE - (Intimidito dall'ipotesi di trovarsi di fronte ad un pazzo) Era ora!

CLAUCIDE - Da questo momento voglio conquistare una città intera con le mie piccole satire, le mie storie comicissime. Voglio conquistare Roma!!

POLLUCE - Finalmente!? (Al pubblico) Ma non sarà pericoloso questo qui?

CLAUCIDE - (Prendendo per il petto il povero mercante) Voglio dar sfogo alla mia immaginazione. Alle mie profondissime ispirazioni. Alle mie pulsioni più intime.

POLLUCE - Allora c'è qualcosa di intimo!?

CLAUCIDE - Tu pensa al toro. (Lo lascia cadere a terra) Scolpire su quella pietra chiamata realtà la mia realtà, e varare, finalmente, la nave del successo. Tu mi darai una mano, e vero?

POLLUCE - Ma come non potrei! (Al pubblico) Mi taglierei un braccio prima di dire una sola parola in suo favore. E se ciò non dovesse bastare anche la lingua. Bravo ragazzo. Ora devo andare e quando sarò a Roma, avrò preso i contatti necessari, spianato la strada, ecc. ecc., ti farò sapere. (Dimentica a terra la sua borsa da viaggio) E non ringraziarmi, devi sapere che noi abbiamo il dovere verso la Somma Madre Arte di allevare e proteggere i suoi figli prediletti, affinché la vita possa essere vita e non un pollaio. (Esce)

CLAUCIDE - (Come preso da un sogno si siede su un capitello e comincia fantasticare)Roma. Roma! Roma!!!

 

Un sottile sibilo riempie la scena.

 

Se è andato a preparare un anfiteatro intero per me devo averlo colpito sicuramente molto in profondità.

MATONIDE - (Matonide, padre di Claucide, entra in scena con aria preoccupata e accorgendosi di suo figlio sente crescere ancora di più la sua preoccupazione)

 

Il sibilo cessa di colpo.

 

Solo guardando dietro se l'uomo può capire tutta la strada che ha fatto. Solo guardando avanti a se, capire tutta la strada che ancora deve fare. (Claucide si accorge del padre) E guardando suo figlio quella che mai, mai, avrebbe dovuto fare. A vederlo così signori; bello ed aitante, si potrebbe pensare a chissà quali cose. Ma è inganno. Confusione suicida!

 

Lentamente riprende il sibilo, ma con toni molto più striduli.

 

Il bellimbusto non ama la campagna ed oltre al colloquio quotidiano con i capponi non persegue altro scopo se non quello di esasperare me, suo padre, ed illudere la povere madre ad avere un figlio poeta. Ora, se ciò fosse vero, sarei io il primo a gioirne e di cuore. Ma è cosa appena auspicabile che l'immondo possa mettere una parola dietro l'altra.

 

Il suono cessa di nuovo di colpo.

 

CLAUCIDE - Ne sei certo?

MATONIDE - E' una delle poche certezze della mia vita.

CLAUCIDE - E se ti dicessi che qualcuno, un cittadino esperto di cose mondane, ha riconosciuto in me il poeta, l'inventore, il fantasista, il condottiero instancabile di effluvi artistici?

MATONIDE - Sarà stato sicuramente lui stesso preda di qualche effluvio, al cervello. Ah! Ah! Ah!

CLAUCIDE - Mettimi alla prova, allora!

MATONIDE - Alla prova? Vorresti raccontarmi una delle tue stupide storie?

CLAUCIDE - Se così ti pare!

MATONIDE - Una di quelle che fino a ieri hai raccontato alle galline!?

CLAUCIDE - Esattamente!

MATONIDE - Quelle cose così balorde da far venire il vomito!?

CLAUCIDE - Certo!

MATONIDE - Ebbene se oggi dev'essere il nostro giorno di penitenza accettiamolo, con obbedienza al foto, nostro signore. (Al pubblico) Forse è più opportuno assecondarlo. (Va a sedersi sul sedile di marmo) Come vedi sono pronto. Il mio animo ti ascolta attento. Va bene così?

CLAUCIDE - Io sono un grande poeta e te lo dimostrerò. La sai quella dei due pescatori?

MATONIDE - E' una poesia?

CLAUCIDE - Ma non importa che cos'è! Ora te la racconto.

"Una ragazza un giorno, passeggiando, incontra un paio di... Di...

MATONIDE - Di?!

CLAUCIDE - Non mi viene la parola! Di... Sono delle cose...

MATONIDE - S'incontra con delle cose?!

CLAUCIDE - No!! Hanno la forma a ... (Mima con le mani delle sfere) Ma non lo sono. O meglio, lo sono, ma non necessariamente. Sono diverse.

"Questa ragazza mentre passeggia incontra...

MATONIDE - Il primo pescatore!?

CLAUCIDE - Bravo! come l'hai capito? E' più divertente che raccontarlo ai polli, però. Andiamo avanti.

"Mentre questa ragazza continua a passeggiare per la riva di un lago incontra ecc. ecc.. Insieme, cammina e cammina, giungono ad un grosso tronco cavo."

MATONIDE - Un grosso?

CLAUCIDE - Un grosso tronco cavo!

MATONIDE - Così incontra il secondo pescatore.

CLAUCIDE - Non so proprio come fai a capire.

"Insomma la ragazza e i due pescatori, cammina e cammina e cammina, ..."

Vedi quello che m'interessa in questo racconto è il mistero dell'incontro.

MATONIDE - Bello. Ma come finisce?

CLAUCIDE - Non importa come finisce. E' bello l'incontro. E' bello come tu l'abbia potuto capire bene senza aver capito assolutamente nulla.

MATONIDE - Che cosa!? Tu vuoi morire!!

Se andrai a raccontare questa tua storia al cospetto di un vero pubblico, a Roma, senza dare il finale, quelli ti uccideranno.

CLAUCIDE - Le mie storie le racconto come mi pare. Nessuno mi può dire come devo finire le mie storie! Esse sono intoccabili! (Esce completamente infuriato)

MATONIDE - (Sbigottito) Cosa avrò fatto a tutti gli dei per questa condanna? Ho forse giurato di essere una persona onesta per farmi eleggere senatore? Non l'ho mai desiderato, anche se lo sono. Mi sono mostrato uomo democratico per derubare fattorie o gestire a mio piacimento le Terme di Caracalla? Ma questo non l'ho neppure mai pensato, anche se l'ho fatto.

TIRRINA - (Entrando con fare nervoso) Devi pur essere te stesso ogni giorno.

MATONIDE - Questa è mia moglie, signori.

TIRRINA - Devi pur essere te stesso?

MATONIDE - E una moglie può avere pregi e difetti.

TIRRINA - Potevi non essere te stesso!!

MATONIDE - Mia moglie ha il pregio di avere dei buoni denti e il difetto di essere un roditore.

CLAUCIDE - (Chiudendo con forza la porta, lasciata socchiusa dalla madre) La porta!!?

TIRRINA - Potevi non infierire ancora su quel mio povero figlio? Non lo lasci mai esprimere.

MATONIDE - Io?!

TIRRINA - Si! Tu!! E ci conosciamo.

MATONIDE - Ci conosciamo?!

TIRRINA - Sappiamo bene di che stoffa siamo fatti.

MATONIDE - Siamo fatti della stessa stoffa.

TIRRINA - Nooo! Ti prego. Per questa volta, almeno per questa volta, lascialo parlare.

MATONIDE - Si! Lo riconosco. Ho sbagliato. Ho sbagliato. Mi sono lasciato andare ancora una volta. E' più forte di me. Ma chiamalo, ti prego. E dagli tu stessa le mie scuse.

TIRRINA - Dici sul serio?

MATONIDE - Certo. (Al pubblico) Forse riusciremo a sapere come va a finire tra la ragazza e i due pescatori. Ancora sei qui? Vai! Vai!!

TIRRINA - (Mandando baci con la punta delle dita al marito) Vado di corsa, amore mio.

MATONIDE - Si.

TIRRINA - Mio diletto. (Esce)

MATONIDE - Solo tuo. E va'!!

POLLUCE - (Entrando affannato per la corsa) Mamma mia!! Mamma mia!!! La mia borsa?! (Cerca la sua borsa) La mia borsa! La mia borsa?! (Riesce finalmente a trovarla)

La mia borsa. Ho avuto una paura matta. Se l'ho persa, mi sono detto, se l'ho persa l'ho persa.

MATONIDE - E invece non l'ha persa.

POLLUCE - Come no!? L'ho persa e l'ho anche ritrovata. Se non l'avessi persa adesso non sarei riuscito a ritrovarla. E se adesso l'ho ritrovata è segno evidente che io abbia dovuto perderla, prima. Domani potrei dire di non averla mai persa.

MATONIDE - Ma che cos'è, uno scioglilingua?

POLLUCE - Tutte le volte che la perdo medito sulle cose di questa terra. Se perdo con tanta facilità una cosa che tengo tra le mie meni ben stretta, e legata a me con cinghie di cuoio, tanto più potrei perdere la mia vita, che non so nemmeno come accarezzare. Mi prende una paura matta che quasi mi fa perdere la ragione. Ma lei chi è?

MATONIDE - Cosa fa nelle mie proprietà?

POLLUCE - Il mio nome è Polluce, signore. Sono di ritorno a Roma, e sono un mercante di stoffe di primissima qualità. Sono un....

MATONIDE - Un roditore. Quasi come mia moglie.

POLLUCE - Lei ha sposato un roditore!? Non mi guardi cosi, avrà avuto le sue ragioni.

MATONIDE - La smetta! Lei ha parlato con mio figlio!?

POLLUCE - C'era, infatti, un giovanotto da queste parti, poco fa.

MATONIDE - E lo ha maledettamente illuso: più di quello che già è!

POLLUCE - Le assicuro che se l'ho fatto è stato senza spirito di male.

MATONIDE - Solo per vendergli qualche corbelleria.

POLLUCE - Dobbiamo pur vivere. Però la meteria c'era, éh?! Un bel viso, ispirato; delle belle spalle, da genio. Un portamento da uomo, insomma, pronto a scavalcare la storia.

MATONIDE - Queste sono eresie.

POLLUCE - Come il padre. Anzi, quasi come il padre. Lei, maledizione, lei mi ricorda Virgilio! Che presenza! Penso che una tunica in raso puro, con ornamenti in purissimo oro intrecciato renderebbe giustizia alla sua persona.

MATONIDE - E' geniale.

POLLUCE - In che senso?

MATONIDE - Ha individuato in me cose che nessuno ha mai saputo cogliere. Addirittura Virgilio.

POLLUCE - (Tra se) Bisogna pur vivere.

MATONIDE - Ma io sono anche disposto a comprare questa sua tunica....

POLLUCE - Beàtiful! Wonderful!!

MATONIDE - (Attimi di stupore) Comprerei anche un ricchissimo mantello se...

POLLUCE - Omero!! Ecco chi, oltre Virgilio, il vostro portamento riesce a rimembrarmi.

MATONIDE - Va bene, ma adesso basta. In cambio lei....

POLLUCE - Ma diamine! Diamoci del tu.

MATONIDE - Certo. Tu....(Matonide si fa minaccioso) Tu, adesso, dopo il danno dovrai riparare. Figlio di un cane.

POLLUCE - Non pretenderà che sposi suo figlio!

MATONIDE - Io voglio che tu...

POLLUCE - Tutto quello che vuole.

MATONIDE - Tu, dopo averlo illuso, ora farai qualcosa per risolvere il problema.

POLLUCE - Confesserò. Dirò tutto. Dirò niente. Voglio dire; che non è vero niente.

MATONIDE - Nooo! Guai a te. Ce una maledetta storia di pescatori che deve avere un suo finale, ad ogni costo. Ti è chiaro il concetto?

POLLUCE - Maledizione, no!

MATONIDE - E' chiarissimo a me.

POLLUCE - E allora io me ne potrei anche tornare a casa.

MATONIDE - Dopo. Molto dopo!! Ora devi semplicemente continuare il tuo lavoro. Anzi, esagerare. Esagerare!! Vieni dentro. Nelle mie stanze saremo al sicuro, e davanti ad un buon boccale di ottimo vino ti spiegherò il resto. Vedi, tu non riesci a capire come sia importante per me conoscere come va a finire tra i due pescatori e quella maledetta ragazza.

POLLUCE - Quale ragazza? E una vostra conoscente?

MATONIDE - E' una disgraziata che prima incontra un pescatore e poi ne incontra un altro. (Si avviano alla porta) E tutti e tre, cammina e cammina, non si sa dove vanno a finire. Hai capito adesso?

POLLUCE - No!!

MATONIDE - Non importa. Questa cosa più non si capisce e più funziona. (Escono )

TIRRINA - (Morbosamente agitata entra in scena Tirrina seguita da Claucide, il quale è molto guardingo) Tuo padre era qui, poco fa! Vedrai che verrà. Perché, vedi, era così desideroso di ascoltare le tue storie. Stranamente.

CLAUCIDE - Lo so io perché era desideroso. Non per me, ma per la mia storia. Anzi, per il finale.

TIRRINA - Che finale? Avrai inventato qualche storia veramente interessante, allora? Perché non me ne fai ascoltare una anche a me?!

CLAUCIDE - Potrei anche farlo. Però non devi dirmi come e se deve finire. Va bene? Altrimenti non aprirò più bocca a vita.

TIRRINA - Bene!? O mio buon Giove! Nemmeno per chiamare la tua dolcissima mamma?!

CLAUCIDE - Siedi e raccogliti nel più profondo silenzio.

"Un giorno, ma potrebbe essere anche

domani, o, forse, fra qualche anno...

Dunque, un giorno l'asino dei cugini..."

TIRRINA - Dei cugini di chi?

CLAUCIDE - I nostri!!?

Mamma ti avevo detto di non intervenire!

TIRRINA - Io volevo solo capire meglio. Ma scusami. Scusami.

CLAUCIDE - Bene.

"Questo asino portava sulla schiena, schiena di

asino, un altro asino. Ed il portato

si lamentava così: - Quanto è doloroso portare

pesi pesanti e pesantissimi, come

accade a questo povero asino che mi porta, e

quanto soffre l'animale che per lo

sforzo nemmeno può resistere e lamentarsi;

soffocato dagli spasimi e dalla

polvere.- Mentre così andavano le cose un

usignolo si posò sulla testa dell'asino

portato e questi, preso da ira, stava per

rivolgersi con mali modi verso l'uccello.

Poi ripensandoci disse: ma ancor più duro è dover

maltrattare questo povero

usignolo per conto di un amico che non si vuol

far nemici, ma da come sbotta,

qui sotto, di sicuro se lo sbranerebbe, il

volatile. L'usignolo, ascoltato che ebbe,

disse a Tito..."

TIRRINA - Da dove è uscito questo Tito, adesso?

CLAUCIDE - Un asino avrà pure il diritto ad avere qualche nome?! Mamma!!!

Hai ancora avuto qualcosa da dire sulle mie storie!? Ora basta!! Non continuerò più. Anche tu, anche tu peggio di mio padre. Siete cattivi e crudeli. Ecco cosa siete. Non vi racconterò più un accidente. Basta!! (Esce nervosissimo)

TIRRINA - Non te ne andrai così!!?? Non te ne andrai in questo modo!!?? Claucide!

Non mi vorrai lasciare senza avermi detto che fine ha fatto il volatile!? Quel povero uccellino così in pericolo. (Entrano in scena, non visti, Matonide e Polluce) E quei due asini, (Matonide posa il braccio sulla spalla di Polluce) uno che si poggiava all'altro, il più scemo. (Matonide toglie subito il braccio dalla spalla di Polluce e lo nasconde dietro la schiena) L'avranno aggredito e soffocato quel povero uccello. Quell'uccellino chissà quali melodiose melodie sapeva cantare.

MATONIDE - Tirrina?!

TIRRINA - (Emette un forte grido per lo spavento) AHHHH!!!

(Il pubblico applaude e chiede il bis) AAAAHHH!! (Si riposa un attimo ma il pubblico applaude sempre con più forza e pretende il bis) AAAAAAAHHHHH!!! Adesso basta!

(Si mette a posto la pettinatura e la veste) Chi è questo signore?

MATONIDE - Un disperato.

TIRRINA - Che bello! Finalmente ne incontro uno dal vivo, oltre te, caro.

MATONIDE - Ha cercato di vendere qualcosa a tuo figlio, con l'unico risultato di aver concluso la tua opera. Ora quell'animale è completamente illuso.

TIRRINA - Però è più divertente di prima, se solo desse un finale dignitoso alle sue storie.

MATONIDE - Ne ha raccontata una di fresco anche a te?

TIRRINA - Si!

MATONIDE - I due pescatori!?

TIRRINA - No. Però era una bella storia, e sembrava che avesse un senso. Devo confessare che è stata colpa mia; ho interrotto sul più bello.

MATONIDE - Vai a chiamare quel "genio", e digli che un suo amico, di ritorno da Roma, è qui. Io intanto vado a prepararmi per la mia parte. (Esce Tirrina )E sarà dura, gente. Sarà dura! (Esce anche Matonide)

POLLUCE - Guardate o Numi che qui si schiatta. Si esce da ogni regola e da ogni buon senso. Qui si schiatta maledettamente. Non ho venduto un accidente, ed ora mi tocca fare il commediante su ordinazione. Alla fine di tutta questa storia avrò' il fegato in poltiglia, maledizione! Ma ecco che si avvicina qualcuno.

CLAUCIDE - Polluce!? Lei è già di ritorno?

POLLUCE - Ho preso i contatti necessari e sono tornato.

CLAUCIDE - Bene! (Al pubblico) Questo mi vuol vendere qualcosa ad ogni costo. E già mi attendono ansiose le folle?

POLLUCE - Ehh!!(Claucide si unisce al gesto di Polluce) Ansiosissime. Stanno morendo dalla voglia.

CLAUCIDE - (Al pubblico) Che vi dicevo?! E sono trepidanti i divoratori d'arte?

POLLUCE - Ehh! (c.s.) Hanno addirittura la bava alla bocca. Non resistono più.

CLAUCIDE - Questo è pazzo. E allora andiamo!

POLLUCE - Si!! Però... Però prima di andare io devo saggiare la forza delle tue creazioni. Non che già io non ne immagini tutta la bellezza, tuttavia, affinché possa ben prepararli al grande impatto, e che essi non ci "crepino" all'istante, come sta capitando a me, prim'ancora di ascoltare un tuo verso a qualche povero... a qualche fortunato, occorre che io ne assapori almeno una briciola, e non più, di questa grandezza, e bellezza, e soavità e possanza...(Immobile, quasi pietrificato)

CLAUCIDE - Dev'essere crepato lui! Ehi!! Ehi!!

POLLUCE - (Riprendendosi) Scusami. A volte mi accade. (Rivolto al pubblico) Purtroppo quando le dico troppo grosse finisce che m'inceppo. Se questo mio difetto ce lo avessero anche certi personaggi che ben conosciamo ci sarebbero più mummie che asini. (A Claucide) Se proprio devi darmi un saggio della tua bravura accomodati pure. (Claucide si prepara a cominciare) No!! Aspetta! Dimenticavo. Con me, da Roma, è giunto un intenditore, o intenditrice. Dipende dal punto di vista.

CLAUCIDE - Che cos'è? Un gay!?

POLLUCE - No. Peggio! E' il padre della mia disgrazia.

CLAUCIDE - Ed è un esperto in arte.

POLLUCE - Se io sono esperto questo è un vero dio. Già doveva essere qui, però. Mi ha promesso che sarebbe venuto al momento opportuno.

MATONIDE - (Entra in scena travestito da grossa gallina) Eccomi! Eccomi!! Scusate il ritardo, ma quell'energumeno di mio marito non era d'accordo che partecipassi a questa cosa. La verità é ben altra. Non gli piace covare le uova al posto mio. Così quando io devo uscire per forza per qualche faccenda va su tutte le furie. Ma ha pure ragione, poverino. Nell'ultima covata, al momento che i piccoli venivano fuori, si era addormentato. I bambini erano affamati e se non si fosse svegliato in tempo a quest'ora nel pollaio c'era una gallina in più. AH! Ah!! AH!!

POLLUCE - Se lo raccontassi a qualcuno in un pollaio ci finirei anch'io. Ragazzo questo è il più grosso intenditore di poesia che tu possa mai desiderare.

CLAUCIDE - Per me questo è solo un grosso pollo!

MATONIDE - Questo grosso pollo tra poco avrà qualcosa di stupido su cui razzolare.

POLLUCE - Calma! Calma. La calma è lo stato migliore per assaporare arte.

CLAUCIDE - Non sono disposto a declamare le mie storie al cospetto di un simile pollo.

MATONIDE - Ce l'ha con me!?

CLAUCIDE - Quando è mai capitato che un vero poeta, un'artista come me, possa esibirsi al cospetto di una gallina? Cosa potrà mai pensare questo pubblico di me? Io non sono assolutamente disposto a fare quel che devo fare ed aspettare che un "coccodè" mi gratifichi.

MATONIDE - Magari una bella beccata in testa!?

POLLUCE - Oh! Ohh!!? E' impaziente. E' solo impaziente. E' molto impaziente.

CLAUCIDE - E poi tra le tante galline che conosco questa qui mi sembra la più deficiente. Di sicuro la più sciocca. O almeno tra le più grosse stupidità che la natura abbia mai concepito.

MATONIDE - La stessa cosa è successa a tua madre.

CLAUCIDE - Che cosa ha detto?

POLLUCE - Nulla! Nulla!! Che cosa può dire una gallina!?

CLAUCIDE - Una gallina no... Ma quella gallina si!!

POLLUCE - Per favore..

MATONIDE - Un'altra parola offensiva...

POLLUCE - Per favore! Roma ci attende! E' ansiosa tutta la città di accogliere uno dei più grandi poeti.. Fermiamoci qui, altrimenti m'inceppo ancora. Prendiamo posto. E tu, magnif.. E tu, ispirato dalle muse - Qualche ispirazione ce la deve pur avere. - inizia a... A... A cantare le gesta della tua... fantasia.

MATONIDE - Del pelide Achille!?

POLLUCE - E chi è?

MATONIDE - Un vicino di casa di tua nonna.

POLLUCE - (Molto ironico) E se avrai tempo ci canterai anche quella famosa ballata: "Una gallina oggi, un buon brodo domani."

CLAUCIDE - Sono ispirato!? Sono ispirato!? E' una forza mai conosciuta. Di colpo mi ha preso, e ora mi sta trascinando dove vuole, per i calli delle generazioni. Generazioni di sconfinati versi. Generazioni di fasi sensibili. Di fini vapori antichi. Odori di arcano ed echi di mistero. Vicende germogliate sui rami mai morti della storia non scritta.

 

La scena si riempie di suoni simili a boati sotterranei o sibili dalle sfumature orride.

 

"C'era una volta un maiale, sazio più che mai

della sua condizione.

Sazio da far invidia.

 

Dovrebbe essere, a questo punto, disperso tra il pubblico l'odore tipico del recinto dei maiali.

 

Il suo mondo, uno steccato ai confini di una

radura,

pullulava di piccoli insetti.

Erano gli insetti-idea.

O meglio, erano tutte le idee del maiale, che

non potendo

pretendere di diventare grandi come il maiale,

perché il maiale, dovreste saperlo.

ha un cervello da porco, sono rimaste piccole.

Quindi insetti.

Delle zanzare, dei moscerini,

e anche qualche bacarozzo.

Ma il maiale non era contento delle proprie

idee, e a causa del cattivo odore

nemmeno le idee erano contente del maiale.

L'unico personaggio che accettava la

situazione...

POLLUCE - Ma è una storia da pazzi!?

MATONIDE - Non interrompere, che se questa storia non avrà il suo finale tu avrai il tuo boia!

CLAUCIDE - Il vento oggi produce suoni strani.

POLLUCE - Questo vento irriverente!

CLAUCIDE - Dunque.

"L'unico personaggio, dicevamo, che accettava

questa situazione era lo steccato. Uno

steccato glorioso. Aveva visto e sopportato,

infatti, decine e decine, centinaia, di

maiali. Uno dopo l'altro cresciuti ai confini

della radura. Una radura radente

l'orizzonte. E un orizzonte tutto sviluppato

in orizzontale. Che carino! Che carino!!

Che carino!! Ma torniamo al maiale ed alle

sue idee. E... Sorpresa! Non c'è più

ne il maiale e nemmeno le idee.

Ci siamo distratti con l'orizzonte!

Maledizione!!

Qualcuno avrà rubato sia il maiale che le

idee del maiale!

- Infatti, ancora oggi, spacciate da uno

spacciatore suino, esse girano per il mondo.

anche se del maiale non se ne è mai più

trovata traccia. -

 

Ora fatemi riposare. Forse tra poco ne racconterò ancora qualcuna. (Si sdraia sotto la coperta e dorme)

POLLUCE - Ma questa è una storia da pazzi?!

MATONIDE - Però, almeno, ha un finale.

POLLUCE - Ma quale finale è questo? Il maiale e le idee del maiale!? Non si trova nessuna traccia del maiale?! E' logico! E' finito in salsicce e prosciutti. Idee sotto forma di insetti, tra cui anche bacarozzi? Spacciate da chi? Da chi??? Da uno spacciatore idiota.

MATONIDE - Suino!?

POLLUCE - Ma quello lo sono tutti! Suini e idioti. E chi le avrebbe comprate se non compratori idioti!?

MATONIDE - Ti stai facendo troppi problemi. La storia va valutata non per il suo contenuto, logico o no...

POLLUCE - A no!?

MATONIDE - Assolutamente. Essa va valutata per la sua forma ispirata. Hai capito adesso?

POLLUCE - Che cosa "Hai capito"? Ancora peggio, per Demetra! Un orizzonte sviluppato in orizzontale che serve per il "nascondimento" di un furto di zanzare, "Che carino!", è qualcosa che può portare a perdere ogni tipo di equilibrio. -"Che carino!"- Io già mi sento vacillare.

MATONIDE - Non esageriamo, basta non pensarci!

POLLUCE - E' sempre la soluzione che ho adottato. Ho sempre sorvolato.

MATONIDE - Ebbene?

POLLUCE - Ma adesso non ci riesco! -"Che carino!" E' questa storia che gestisce me!

MATONIDE - E chiaro! Dovevi allenarti ad affrontare i problemi quotidiani un poco alla volta. E invece non l'hai fatto; ed ora non sai affrontare la vita. Adesso che siamo sul duro tu ci sei rimasto.

POLLUCE - Sul che carino!?

MATONIDE - Sul che carino!? Ma che cos'è questo "Che carino!"?

POLLUCE - E' tuo figlio che...

MATONIDE - Lascia stare quel disgraziato.

POLLUCE - Ma mi resta il che carino!

MATONIDE - E dove ti resta?!

POLLUCE - Qua! In testa! L'ha ripetuto tre maledettissime volte. E ora mi è rimasto qui, come inchiodato, con un ferro lungo un palmo.

MATONIDE - Ma lascia perdere questo "Che carino!"

POLLUCE - Se lo facessi resterebbe il chiodo.

MATONIDE - Tu stai proprio male. Ma forse ti posso aiutare.

POLLUCE - Sono maciullato da questa storia ridicola. Ho le vertigini; la nausea; il "Che carino!"; il mal di pancia.

MATONIDE - Non sarai in cinta?!

POLLUCE - Preferirei esserlo in verità.

MATONIDE - Stai morendo. Ma fidati di me.

POLLUCE - Sto proprio male! Tra le altre cose mi accorgo anche di parlare con una gallina. Peggio di così.

MATONIDE - Non sono una gallina!

POLLUCE - Anche gli assassini e i ladri dicono di non essere ladri ed assassini.

MATONIDE - Ma una gallina non ha nulla di cui vergognarsi!?

POLLUCE - Allora sei una gallina!?

MATONIDE - No!

POLLUCE - Che ne sai di quello che ha o non ha una gallina, allora? E perché le difendi tanto, infine?

MATONIDE - Il nostro problema non sono le galline. (Claucide comincia a muoversi sotto la coperta) Ecco… Ecco che il poeta si sveglia. E' di nuovo pronto per la sublime azione. Accomodiamoci.

POLLUCE - La questione resta.

MATONIDE - Accomodiamoci.

POLLUCE - La questione resta.

MATONIDE - Lasciamo...

POLLUCE - La questione resta però!

MATONIDE – (Con violenza) Lasciamo che il poeta ci dia il suo nettare! Ohhh!!

POLLUCE - (Con disgusto) Il suo nettare!??

CLAUCIDE - (Si alza di scatto) Folgorante! E' bello vedere la propria fantasia creare e scoprire. Sondare ed estrarre da se stessa, o da chissà che cosa, materiale succulento per lo spirito.

Ora, per esempio, ho una storia che mi borbotta dentro. Una cosa tutto sapore e frenesia. Una bestia prigioniera che vuole uscire ad ogni costo.

 

"Un re mosse guerra ad un pidocchio.

E un bel giorno si schierarono sul

campo di battaglia.

Il re aveva cannoni, fucili, bombe...

POLLUCE - Che cosa sono questi cannoni, fucili e bombe?

MATONIDE - Saranno qualcosa utile alla pace. Ora stai zitto!

CLAUCIDE - "Il pidocchio aveva se stesso.

POLLUCE - Pidocchio coraggioso.

CLAUCIDE - Se qualcuno interrompe non dico come va a finire questa guerra.

 

" Il pidocchio aveva se stesso.

Il re, personalmente, afferrò una

grossa mitragliatrice e sferrò il

primo attacco.

Migliaia di vittime caddero sul campo,

ma il pidocchio lanigero del pero

selvatico, malgrado le molte perdite,

non si scoraggiò. Beffardo rimase

impassibile, aspettando il secondo

attacco.

Altre vittime; migliaia di vittime;

Centinaia di migliaia di vittime.

Decine di centinaia di migliaia di

vittime. Eh!?

Ma il pidocchio non dette nessun segno

di paura. Oh!!

Allora il re continuò fino

all'esaurimento di tutte le sue

munizioni.

E fu notte.

Il campo era ricoperto completamente

da corpi maciullati.

Quando la luna si levò alta nel cielo

stellato non un filo d'erba si vedeva

per tutto l'orizzonte.

Ogni cosa era ricoperta completamente

da quei maledetti corpi.

Da pidocchi morti.

Da grossi pidocchi... carnivori!!

Infatti, solo per evadere le tasse

erano in possesso di

tessera del povero e buon pidocchio

del pero selvatico.

Ma in realtà erano dei mostruosi

pidocchi carnivori.

Anche sugli alberi c'erano

pidocchi. (I due spettatori cominciano

a grattarsi)

I pidocchi ricoprivano le foglie.

Erano sopra e sotto ogni pietra, e

venivano trascinati dalle acque dei

fiumi.

Pidocchi grandi e piccoli. Pidocchio

neri e rossi. Pidocchi verdi e

bianchi.

Pidocchi ....V I V I!!!

POLLUCE - O Dio!!

CLAUCIDE -

"Vivissimi! E adesso si agitano come

ossessi, cercando qualsiasi cosa da

succhiare."

 

MATONIDE - Ma non erano morti?

POLLUCE - Sarebbe stato troppo bello!

CLAUCIDE -

"Sono vivi, per Bacco! (Disperato)

Sono vivi perché nessuno, dico,

nessuno,

ha ancora inventato cannoni, bombe, e

tanto meno fucili..."

 

POLLUCE - Ma prima di iniziare questa storia lo si doveva sapere, maledizione!

CLAUCIDE - "Adesso ho tutti questi pidocchi in

testa, e li devo far uscire ad ogni

costo.

Pidocchi sulle nuvole, sui monti, (I

due si grattano terribilmente) su

questi due polli."

POLLUCE - Su uno prego!

MATONIDE - Ma se ti stai grattando più di me?!

CLAUCIDE - (Calmandosi di colpo)"E mentre tutti questi pidocchi

vivi e vegeti succhiano,

e succhiano!

Anche il re, il re, che in realtà è

un altro grosso pidocchio

travestito,

si è attaccato alla coscia di uno

struzzo e succhia a crepapelle.

Ma non finisce qui!"

 

POLLUCE - Perché no!?

CLAUCIDE - "Una grossa squadra speciale di

pidocchi d'assalto ha fatto a pezzi

una cospicua

fetta della mia fantasia. Ma questo

gli sta costando caro. La mia

fantasia non

solo non è commestibile, ma è anche

altamente tossica!"

 

POLLUCE - Me ne sono accorto, maledizione!

MATONIDE - E smettila di grattarti!

CLAUCIDE - "Non solo! Non solo. Da quei corpi

avvelenati si sta sviluppando una

malattia

contagiosissima, mortale, per i

pidocchi. I quali, infatti, stanno

morendo

tutti. Tutti! Anche il re.

Anche il re!

Finalmente torna la pace e le

carogne dei pidocchi si disgregano

al sole di un

nuovo giorno.

Il pericolo è passato; ora è solo

un ricordo."

MATONIDE - Era ora! A furia di grattarmi cominciavo a sanguinare.

CLAUCIDE - Ora devo riposarmi. (Si infila di nuovo sotto la sua coperta)

MATONIDE - (Rivolto al pubblico) Qualcuno vuole prendere il mio posto. Qui si schiatta.

POLLUCE - Questo l'ho detto prima io. Comunque qui...

MATONIDE + POLLUCE - Qui si schiatta!

TIRRINA - (E' nervosa) E' quello che vi auguro. Avete iniziato senza di me?! (Si accorge del pollo) Ma questa è una grossa gallina?!

POLLUCE - Vedi? Se lo dice lei.

MATONIDE - Non perdiamo tempo in chiacchiere! "Se lo dice lei?" Il poeta potrebbe risvegliarsi da un momento all'altro e ricominciare a rovinarci.

POLLUCE - Con me l'opera è già compiuta. Il mio cervello è fuso.

TIRRINA - (Al marito) Caro, quando mi hai sposato mi hai promesso amore... e non uova. Ah! Ah! Ih! Ih!!

MATONIDE - Non scherzare in questo momento. Non in questo momento!!!

POLLUCE - In questo momento si fa solo una cosa.

MATONIDE + POLLUCE - Si schiatta!!!

TIRRINA - Datemi almeno una spiegazione.

MATONIDE - Ebbene..

POLLUCE - Perché ce ne qualcuna?

MATONIDE - Per stimolare tuo figlio alla poesia ho dovuto travestirmi da quello che vedi. Dovevi capirlo a volo.

TIRRINA - A si!? Allora avresti dovuto travestirti da piccione. (I due si guardano increduli) A volare se la cava certamente meglio di una gallina. Ah! Ah! Non vi è piaciuta?? Mi sembrava divertente.

MATONIDE - E' solo sua madre.

TIRRINA - Mi voglio travestire anch'io!

POLLUCE - Io non me ne potrei andare? Qui è tutta una cosa in famiglia. Che cosa ci sto a fare? Tra poco arriverà anche il mio cervello travestito da insaccato. Per favore, non lasciate che impazzisca così! Non lasciate che tutte le possibilità della mia esistenza si dissolvano stritolate da queste storie mostruose.

MATONIDE - Sei esagerato.

TIRRINA - Le storie di mio figlio non sono mostruose.

POLLUCE - Nooo! Sono omicide.

TIRRINA - Che bello. Voglio partecipare anch'io! Anch'io!!

MATONIDE - Ma non puoi farlo così.

POLLUCE - Infatti dovrebbe tapparsi gli orecchi come fece Ulisse ai suoi compagni di sventura. Lei potrebbe fare l'oca. Senza offesa.

TIRRINA - Ho trovato. Ho trovato!! (Fugge via)

MATONIDE - Devo aver perso il filo di questa storia.

POLLUCE - Perché c'era?!

MATONIDE - Quest'azione aveva uno scopo preciso quando è incominciata.

POLLUCE - Io so solo che mi sento male.

MATONIDE - (Claucide si agita di nuovo sotto la coperta) Si sta per svegliare. Gustiamoci quest'altra storia.

POLLUCE - Ma io rischio di morire.

MATONIDE - Questi sono fatti tuoi!

POLLUCE - Però il colpevole è tuo figlio! E se reciterà una poesia mi ammazzerò da solo.

MATONIDE - A si?! Va béh, va béh! Sediamoci, sediamoci.

POLLUCE - Potrei già sdraiarmi? E' per non disturbare cadendo.

MATONIDE - Taci e ascolta.

CLAUCIDE - (Si alza lentamente)

"Oltre la siepe del biancospino,

fra i cavoli e le verze...."

POLLUCE - Adesso inizia addirittura senza prologo.

MATONIDE - Stai zitto! Siamo sul vegetale.

CLAUCIDE - "...quattro cospiratori erano in

attesa della loro vittima.

Guardavano con attenzione i loro

coltelli affilati.

I loro archi ben tesi.

I dardi avvelenati.

Le loro scuri assassine e ben quattro

vipere nei loro sacchi.

MATONIDE - Mi chiedo chi sarà la vittima.

POLLUCE - Io!!

MATONIDE - Soprattutto; che ci va a fare fra i cavoli e le verze!?

CLAUCIDE - " Ma erano mesi ormai, e la loro

vittima tardava. Tardava!

Decisero, alfine, di non aspettare

più:

Raggiunsero il mercato più vicino e

cambiarono le loro armi con vanghe

e zappe.

Tornati sul luogo dell'agguato

cominciarono a coltivare la terra.

La morale di questa storia è:..

POLLUCE - Questo è il colpo di grazia.

CLAUCIDE - "Chi la dura la vince,

e se non vince, beh,

si vede che è ora di cambiare

mestiere.

Ma questo non è il caso dei nostri

cospiratori.

Infatti, ancora oggi, lavorano la

terra con le mani,

ma con il cuore aspettano sempre

la loro vittima,

la quale, essendo il padrone del

campo,

non ha nessuna intenzione ad

andare a quell'incontro micidiale.

Anche perché le verze e i cavoli

al mercato rendono bene.

La morale di questa storia è:..."

MATONIDE - Ma non l'aveva già detta?

CLAUCIDE - "Chi vuol far due cose in una

finisce per farne anche tre in

due, addirittura

contro la propria volontà, e senza

accorgersene.

Infatti la loro vittima visse a

lungo felice e contenta,

ed alla fine seppellì, con

cerimonia costosissima, i

cospiratori,

per ringraziarli della propria

ricchezza.

Ma i poverini questo non l'hanno

mai saputo.

Tra le altre cose, essendo dei

cospiratori,

avrebbero dovuto solo cospirare

e non coltivare.

La morale di questa storia è:.."

 

POLLUCE - Ma quante luride morali ha questa maledetta storia?

CLAUCIDE - "Chi vuole iniziare una

difficile impresa

non deve tener conto della

propria sfortuna

ma della sfortuna dell'altro.

E l'avverso destino è sempre

fortunatissimo."

MATONIDE - Questa mi pare che sia una cosa sensata.

POLLUCE - Aspetta e vedrai.

CLAUCIDE - Attenzione!

"L'avverso destino colpisce ai fianchi.

Il suo pugno stritola ossa e schiaccia

nasi;

quel pugno impietoso, è sempre in

azione,

senza fermarsi mai.

Non come me, che ora riposerò."

(Si nasconde furtivo sotto la sua coperta)

MATONIDE - (Come se fosse disorientato da un abbaglio) Qui occorre qualcosa.

POLLUCE - Hai visto che avevo ragione?

MATONIDE - Qui occorre qualcosa!

POLLUCE - Hai visto che avevo ragione??

MATONIDE - Qui occorre qualcosa!

POLLUCE - Hai visto che avevo regione!

MATONIDE - (con occhio maligno)Devi ripetere: "Hai visto che avevo ragione".

POLLUCE - Tu pensi che sia una cosa buona?

MATONIDE - Non si sa. Tu ripetimi un'altra volta "Hai visto che avevo ragione".

POLLUCE - Ma ti piace come lo dico o ad attirarti è il significato profondo, esistenzialista?

MATONIDE - Se "Hai visto che avevo ragione" lo sento risuonare un'altra volta ti ceco due occhi, e non di più!

POLLUCE - (Dopo attimi di silenzio) Mettiamo che io me ne volessi far cecare quattro? Adesso non rispondi? Non dici niente, adesso? Quattro me ne voglio far cecare, va béh?!! Perché due si e quattro no? "Qui occorre qualcosa" adesso lo dico io!

MATONIDE - Hai visto che avevo ragione?

POLLUCE - In che senso?

MATONIDE - Non te lo dico! Se io ti dicessi in che senso occorre qualcosa e che cosa occorre, tu, disgraziato, saresti costretto a ripetere: "Hai visto che avevo ragione!" E a quel punto io, che sono un uomo d'onore, sarei costretto a cecarti due occhi. Ti garantisco che con due occhi ben cecati tu non vedresti più un accidente.

POLLUCE - Non sono d'accordo!

TIRRINA - (Con grembiule ed un pezzo di stoffa legato intorno al capo) Pio pio pio! Venite pulcini piumosi e profumati. E voi gallinelle, mie adorate. Coo coo cooo!! Voi pollastre gentili e prelibate. Galletti vispi e irriverenti. (Accostandosi al marito) Vecchie galline, sporche e coriacee, buone solo per il brodo. Venite a beccare dalle mani della vostra padroncina lo squisito granone del meriggio. Venite! Venite!! Assaporate quale affetto e premura il cibo che mai nessuna massaia vi nega. Volatili pigri o laboriosi. Accorti a mostrarvi affettuosi e utili; con le vostre carni, le vostre uova, il vostro canto mattutino e (c.s.) ahimè, il vostro tanfo notturno.

MATONIDE - Tirrina!

TIRRINA - Venite! Venite! Pio pio, coo coo!!

POLLUCE - Tirrina!!

MATONIDE - Chi le da questa confidenza?

POLLUCE - Io sono ai limiti, ormai. (Si asciuga il sudore)

TIRRINA - Tirrina vuole assaporare le meraviglie dell'arte, e assistere alle emanazioni del grande demiurgo.

MATONIDE - Qua, fino ad ora, abbiamo assistito solo alle emanazioni stupidissime di un imbecille.

POLLUCE - Emanazioni mortali. Gas nervino!

TIRRINA - Non vi credo. Se così fosse non stareste qui, attenti, inamovibili. Voi pendete dalle sue labbra.

MATONIDE - Ma c'è un limite anche ad una madre.

POLLUCE - E quello, il disastro, è avvenuto al momento dello sposalizio.

TIRRINA - Matonide di qualcosa.

MATONIDE - Quello, il disastro è avvenuto in quel momento

POLLUCE - Se tutti fossero come me!

CLAUCIDE - (Alzandosi di scatto) Questa storia è meravigliosa. E' la migliore che abbia mai concepito.

MATONIDE - I due pescatori!?

POLLUCE - Non ce la faccio più! Ho lo stomaco capovolto.

MATONIDE - Non sarai in cinta un'altra volta?!

POLLUCE - Ma che ne so!!

TIRRINA - Che bello!! E' come andare a teatro.

CLAUCIDE - E' bellissima questa storia. (Pausa) Ma non posso raccontarla.

MATONIDE - Come non puoi raccontarla?

CLAUCIDE - E' così bella che non si può assolutamente raccontare.

TIRRINA - E allora come si fa?

POLLUCE - Come mi piace questa storia che non si può assolutamente raccontare. Dovrebbero essere tutte così.

MATONIDE - Ma ci dev'essere un modo. Un sistema. I due pescatori...

CLAUCIDE - Si!! Si. Ci dev'essere. Ma io non riesco assolutamente a trovarlo. Un momento! Certo che c'è! E' logico che ci sia. Doveva per forza essere cosi.

POLLUCE - Allora devo per forza morire.

TIRRINA - Diccelo questo sistema. Sto fremendo.

CLAUCIDE - Io l'ho pensata...

POLLUCE - e questo è il dramma.

CLAUCIDE - ... ma per dirla, per pronunciarla, per comunicarla a voi in tutta la sua interezza dovete essere voi a dirla a me.

MATONIDE - (Dopo attimi di smarrimento viene colto da crisi violenta) Questo è pazzo! E' pazzo!! Questo è proprio pazzo!!

POLLUCE - Hai visto che... Che bella giornata?

TIRRINA - Calmati caro. Bisogna solo capire.

POLLUCE - Io comunque ci sto. E' sempre meglio che la racconti lui.

CLAUCIDE - Io vi darò solo il ruolo. Il vostro ruolo. Capite? Voi gestirete e sarete gestiti dai vostri ruoli. Sarete un tutt'uno con il personaggio-idea e creeremo in nuovo. Così, insieme, conosceremo questa nuova, bellissima storia, Se non è arte questa.

MATONIDE - Io vado a togliermi queste penne.

TIRRINA - Vai caro, e non lasciarmi le uova per le stanze. Chissà perché me lo sentivo di aver sposato qualcuno con qualcosa di strano. Ma non avrei mai pensato ad una gallina. Ah! Ah! Ah!!

POLLUCE - Beata lei che si diverte. Io sto proprio male.

CLAUCIDE - Il personaggio che dovrai impersonare non sta male. Hai capito? Tu non stai male. Anche se stai malissimo tu sta bene. (Accostandosi a Polluce e sottovoce) Allora, cosa dice la gallina... Voglio dire; il critico.

POLLUCE - E' entusiasta. Che nausea!

CLAUCIDE - Allora, ci andiamo a Roma?

POLLUCE - A Roma? Non ci sono dubbi. Il difficile sarà tornare. Ho voglia di vomitare.

CLAUCIDE - E cosa dice, in particolare, delle mie creazioni. Gli piacciono?

POLLUCE - Sii! Dice... Dice che sconvolgono. Sconvolgono! L'esofago mi pesa. Mi prude il naso e l'intestino si sta gonfiando.

CLAUCIDE - Ma a quanti mesi stai?

TIRRINA - Non vi accorgete, miei signori, a che cosa questo mio figlio ci rende partecipi?!

POLLUCE - Fate finta di nulla. Muoio! (Claucide va a sedersi pensieroso su un grosso masso al centro della scena, in fondo)

TIRRINA - (Rivolgendosi al pubblico) Ora voi non lo sapete apprezzare, ma, senza rendervene conto, siete scesi nella pura creazione. Per mano ci ha trascinati e coinvolti nell'evento, ed ora, ricchi di questa esperienza, possiamo anche iniziare una nuova vita. Ora siamo consapevoli che anche su questa lorda dimora terrena può esistere e sussistere la pura creatività. Dirò di più e vi proporrò un test. Scrutate in fondo ai vostri cuori. Soppesate le vostre reazioni. Ebbene quello che avete pensato di lui è, essenzialmente, quello che pensate di voi. Se avete giudicato egli grande, voi siete grandi. Se lo avete giudicato meraviglioso voi siete meravigliosi. Se lo avete giudicato un vero artista voi siete...

POLLUCE - Pazzi!!

TIRRINA - Taci tu, che rivesti i corpi e inamidi i cervelli.

POLLUCE - Non sono una lavandaia!

TIRRINA - E' solo questione di tempo. (c.s.) Riportate, quindi, il vostro giudizio su voi stessi. Vi conoscerete di più e vi amerete meglio.

POLLUCE - Non fatele! C'è gente che si ammazza per molto meno.

TIRRINA - Non ascoltate questo coniglio. Egli è, essenzialmente, un cretino. Mentre voi siete tutto ciò che avete pensato di mio figlio.

POLLUCE - Io sono sull'orlo di una crisi isterica.

CLAUCIDE + TIRRINA - Non ce ne frega niente!!

MATONIDE - (Entrando in scena) Eccomi pronto per il mio ruolo! Datemelo bello, interessante, articolato, consistente.

POLLUCE - Duro! (Gli altri lo guardano scandalizzati) Non datemelo troppo duro, difficile, che già così non reggo.

TIRRINA - Certe battute si potevano anche evitare, Diamine!

POLLUCE - Perché la commedia no?! Che cosa ci stiamo guadagnando questa sera? Quel signore là ha detto che alla fine dello spettacolo mi farà due occhi così.

TIRRINA - Perché?

MATONIDE - Mentre io ero a cambiarmi ho visto l'impresario che se la squagliava con la cassa. Non beccheremo un quattrino e dovremo pagare anche le spese.

POLLUCE - Io non voglio che mi facciano così gli occhi!

MATONIDE - E che cosa?

CLAUCIDE - Ma voi non siete qui per i soldi! Ne per l'impresario o per il pubblico!

MATONIDE - A no!?

TIRRINA - E io per chi sarei venuta, allora?

CLAUCIDE - Non avete ancora capito niente.

POLLUCE - Guarda che per te certo no!

CLAUCIDE - Voi siete qui per l'arte! Per morire ad essa consacrati.

MATONIDE - A casa ho quattro figli.

CLAUCIDE - Voi appartenete all'arte.

TIRRINA - Gli taglierei quella lingua a fettine.

CLAUCIDE - Voi siete qui per essere immolati. Vittime sacrificali da ardere all'arte pura, nostra divinità estrema.

POLLUCE - Io sono veramente sull'orlo di una crisi isterica.

CLAUCIDE + MATONIDE + TIRRINA - Non ce ne frega niente!!!

MATONIDE - E va bene! Per qualsiasi cosa siamo qui non possiamo fare altro che andare avanti e concludere questo mistero.

POLLUCE - E' facile per te. Nessuno ti ha promesso quello che è stato promesso a me.

TIRRINA - Se è per questo a me qualcuno mi ha assicurato che mi farà un bel mazzo di fiori così. (Rivolta a qualcuno del pubblico) La ringrazio già da ora. Grazie.

MATONIDE - Bene! Andiamo avanti con lo spettacolo.

TIRRINA - Insomma, qual è il mio ruolo?

CLAUCIDE - "La verde Estate". Mentre il pollo travestito da mio padre farà..

POLLUCE - Voglio sapere la mia condanna! Le galline possono aspettare.

MATONIDE - Matonide non è una gallina. Io sono Matonide e non sono una gallina. Comunque sentiamo il ruolo di quest'essere degenere.

CLAUCIDE - Egli sarà "il profondo Bosco".

MATONIDE - Avrai degli alberi schifosi. Ed io?

CLAUCIDE - Tu sarai "il Fumo etrusco". Bene da questo attimo in poi siete la storia. La favola per eccellenza. Da questo momento voi siete le parole vive.

TIRRINA + MATONIDE + POLLUCE - (Con convinzione) Noi siamo parole vive! ....?

CLAUCIDE - Il suono-materia!

TIRRINA + MATONIDE + POLLUCE - Il suono-materia!!......??

POLLUCE - Carne da spiedo.

MATONIDE - Meno male che ben pochi sono come te!

TIRRINA - Sì!

" Odori e forze nuove m'inebriano.

Scivolano le mie membra per sentieri ispirati.

Per brune albe, vissute alla luce di un sole

irrefrenabile.

-Tuttavia comprendo solo ora che per essere uno

devo essere prima molti.-

Ed i molti ruoli si dilaniano

per esser tali.

E la mia anima si dispera...

e grida,

da una spiaggia inquinata,

alla foce di una fogna radioattiva:

- Non venite dove io sono!

Non venite!!

Qui si schiatta! -

MATONIDE - E' entrata magistralmente nella parte. Brava! Ma come un Fumo etrusco può essere un personaggio? Forse non lo deve essere?!

POLLUCE - Forse sarà come finiremo per questa strada: In fumo!! Mi ribello al mio personaggio! Un profondo Bosco?! E che è? Perché poi profondo? Perché Bosco??

TIRRINA - Uffa!!! Perché lui? Questa spazzatura d'attore!?

POLLUCE - Credi che non voglia collaborare perché incapace a reggere la parte, vero? E va bene!! Farò "il profondo Bosco"!

CLAUCIDE - Muovetevi. Muovetevi di più nella parte! Riempitene gli spazi. Saturatene le profondità. L'arte dev'essere piena come pietra. Dovete farne una scultura viva. Dare la parola a Mosé!

POLLUCE - Anche questo?

MATONIDE - Non vi è riuscito nemmeno Michelangelo!?

CLAUCIDE - Attraverso voi io riuscirò!

TIRRINA - Michelangelo?! Ma in che secolo siamo?

CLAUCIDE - Ignoranti! L'arte supera la storia, non lo sapevate? Un grande artista non solo sarà conosciuto dopo la propria morte, ma anche prima, molto prima della sua nascita!

TIRRINA - (Presa da forte ispirazione)

"In Estate

fra gli ulivi

sì tempo di letizia e pace

altissima

che gemeva il vento

e lo sfronnar suo amico

di simil poco movimento.

 

A chiocchi

e con sberleffi

e guizzi incerti

diceva al mondo un merlo:

- Olà!

Ci sono anch'io!

Eccomi qua!!-

 

E in Estate

l'alba

da molto tempo andata

portava ancora il suono di

fresco

e nella dolcezza del dì

ammaestrava le ore

fermando i venti

e carezzando i veli

solitari

di che il giorno continui

il suo splendore

fino a sera

in Estate.

 

E quando è sera

morente l'aria

d'infuocati bagliori

il suono del merlo si

redime.

 

Anzi

piange

e dimentica

in quella pace altissima

che la notte

presto

passerà… in Estate!

CLAUCIDE - Ecco.. Ecco che germoglia arte! A' maaaa! E si proprio brava!

MATONIDE - "Non solo in Estate

leggiadro e soave

mi diramo sui colli

dell'Etruria....

Quando i venti sono

favorevoli!

POLLUCE - Certo, certo! "Nel mio ventre questi

uccellini beccano semi e

germogli.

MATONIDE - (Dopo una lunga attesa) Quali uccellini?

POLLUCE - I merli!?

TIRRINA - "La caligine! La caligine divampa nel mio tempo!

MATONIDE - "E le ultime gocce della pioggia...

forse le prime, mi preoccupano."

Il Fumo etrusco teme l'umidità!

POLLUCE - (Ondeggiando) Spero che qualcuno non appicchi un incendio. Spero che l'Estate non giunca mai!

TIRRINA - Ed io spero che le piogge dell'inverno ti ammuffiscano il fogliame.

MATONIDE - Devi pur bruciare se io devo esistere.

TIRRINA - Ha ragione! Tu sei il Bosco etrusco e lui è il Fumo etrusco; se tu non brucerai egli non potrà esistere. Matonide ha ragione.

MATONIDE - E se l'Estate, anche se verde, non viene lui non potrà mai bruciare. Vieni o Estate, verde Estate, affinché da esso nasca io; il Fumo etrusco.

POLLUCE - Ma che tenerezza. Ed io che cosa ci guadagno in tutto questo? Sarò il solo a rimetterci, addirittura!

TIRRINA - E' vero, poverino. Lui finisce in fumo mentre noi, noi, non ci rimettiamo niente. Che bello!

MATONIDE - Non è vero! Di fatto io ancora non esisto se lui non brucia. Mentre lui cresce e si moltiplica da milioni di anni. Deve pur morire in un modo, almeno lo faccia subito, e nel mio interesse.

TIRRINA - Fate come vi pare, tanto io esisto con voi e senza di voi.

POLLUCE - Sei un'egoista spietata! In ultima analisi non è vero. Senza il mio verde chi direbbe "la verde Estate"? Chi?? Il mondo sarebbe un deserto senza vita e quel che resterebbe ti odierà in eterno.

MATONIDE - La mia vita è comunque troppo breve, dato che il vento mi disperderebbe troppo in fretta. Tutto sommato preferisco nemmeno iniziare ad esistere. Tu Bosco, soave distesa di verde, dolce casa degli uccellini, rifugio di tutti gli uccellini, non bruciare. Non bruciare!! Non bruciare o possente tempio degli uccellini!

TIRRINA - Non bruciare o dolce distesa di profondo verde.

POLLUCE - Non brucerò.

MATONIDE - Non devi assolutamente bruciare!!! Non ti permettere.

POLLUCE - E non lo farò certo per te!!?

MATONIDE - E allora per chi lo farai?

TIRRINA - Questi sono fatti suoi.

MATONIDE - Per chi lo farai?

POLLUCE - Sono fatti miei!

MATONIDE - Noooo! Io devo sapere. Per chi?

TIRRINA - Io penso che con tutti quegli uccellini... Lo farà per gli uccellini?!

MATONIDE - Tirrina, ma questo è un chiodo fisso!

TIRRINA - Non lo farebbe certo per me! (a Polluce) Lo faresti per me?

MATONIDE - Non può farlo!

TIRRINA - E perché? Forse che a me manca qualcosa? (Al pubblico) Voi che dite? Che ve ne pare? Guardate che fianchi e che petto. Vi garantisco che questo non è ancora niente. Sono degna di un sacrificio? Un uomo potrebbe immolarsi per me?

POLLUCE - Che orrore!

MATONIDE - Ma lui è... E'... E' un Bosco! A lui piacciono solo le boscaglie, gli alberi... i tronchi. Gli uccellini, ahimè! Non gli può piacere una tenera cerbiatta, un'agnellina... un'oca .

POLLUCE - E neanche un bue come te!

CLAUCIDE - Morale della favola....

MATONIDE - Alt!! Nessuna morale prego. Mi ha dato del bue e questo è grave!

CLAUCIDE - Signori la storia è terminata. Il finale è già avvenuto e ora bisogna dare la morale.

MATONIDE - Nessuna storia finirà con me bue! Gallina si, ma bue mai!

TIRRINA - Ma qual è il problema.

POLLUCE - Potevo benissimo nominare qualsiasi altro stupido animale.

CLAUCIDE - E' vero.

MATONIDE - Tu stai zitto! (Con molto imbarazzo) E'... E'... E' un problema di corna! (Tirrina ride) E non c'è niente da ridere!!

CLAUCIDE - Signori la storia è finita.

MATONIDE - Io non sono un bue. Confesso di essermi sentito, leggermente, un Fumo etrusco. Accetterei in via straordinaria di recitare anche la parte di quel maiale finito in salsicce, come tutti maiali, d'altronde, e anche una cicala con la raucedine. Ma non bue!!

TIRRINA - Stiamo facendo degenerare questa bellissima opera d'arte.

POLLUCE - Sai che perdita!

CLAUCIDE - Non è questo il punto! Questo non è il problema. L'arte anche quando s'inabissa nel fango non perde mai il suo valore. Tuttavia bisogna che sempre sia sorretta da una ragione, meglio ancora da una morale. Qui occorre dare la morale.

POLLUCE - E diamola questa morale! Mi sono sbagliato. Ritiro tutto. Tu non sei un bue! Matonide non è un bue!!

MATONIDE - Adesso può accadere la morale.

TIRRINA - Qual è la morale?!

CLAUCIDE - Bene, la morale è... (Avendo dimenticato l'accaduto non riesce a trovare la morale) Mi avete confuso le idee. La morale di questa storia non viene, e rischiamo di restare senza una morale. Tutto ciò che abbiamo fatto fino ad ora verrà cancellato dalla storia della nostra esistenza. Mi avete rovinato l'evento artistico più elevato di tutta la mia vita. E tutto per la vostra puerile vanità!

MATONIDE - Vanità puerile?! Qui passo per un bue! Signore e signori, non so se mi spiego.

CLAUCIDE - Qui occorre una morale. Per pietà! (Piange)

POLLUCE - Ho trovato! Ho trovato.

CLAUCIDE - (Ritornando a vivere) Meno male.

MATONIDE - E allora?

POLLUCE - Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Che ve ne pare?

TIRRINA - Ma... potrebbe.. Eh? Potevi sforzarti un pò di più. Matonide che ne pensi?

MATONIDE - Devo ammettere che ha una certa sagacia. Però io avrei preferito: " Chi prima ride poi piange. E chi prima piange...

POLLUCE + TIRRINA + MATONIDE - Poi crepa!!

CLAUCIDE - Se sta bene a voi sta bene anche a me. (A questo punto iniziano delle violente discussioni a soggetto che portano i quattro a darsele di santa ragione e cadere a terra. Si alza Polluce, liberandosi dagli altri e si avvicina al proscenio.)

POLLUCE - Signore e signori, per quel che ci pagano, noi possiamo anche finirla qui. Io da domani farò il mugnaio. Se, malgrado tutto, voi siete ancora interessati a conoscere per forza la morale di questa… di questa "cosa"... di questa storia insomma, abbiate la santa pazienza di cercarvela da soli. Garzie!

F I N E