FEMINA (IG)NOBILIS
Psicodramma in Due Atti di
GIUSEPPE ACONE
PERSONAGGI
Carmen Gianni
Don Vincenzo, il boss
Assie, amica di Carmen
Capapelata, sgherro del boss don Vincenzo
Tempo Presente
ATTO PRIMO
(Un muro bianco è il luogo -molto appartato- di un appuntamento).
Lei è Carmen. Entra in scena. Si siede su una delle due panchine (quella a destra. Lì vicino vi è presumibilmente il mare). Aspetta piuttosto in ansia, e fuma. Non pare
felice. E’ pensosa e vagamente triste. Tra se e se contemplando il sole al tramonto,
la sua luce o altro:
Carmen: Domani tutto questo finirà. Domani, o domani l’altro, o tra un anno, o tra
un milione d’anni.
D’improvviso le arriva un mess su cell, ed ella, leggendo, repentinamente scoppia in una fragorosa risata, che tradisce il momento nel suo cuore. La risata cessa, allorchè Carmen digita…
Nel frattempo arriva Gianni, il quale, arrivando all’appuntamento con Carmen, “alle spalle” di lei, decide di guardarla un po' di nascosto e si cela parzialmente dietro al muro bianco (noi però lo vediamo in scena). Poi di nuovo, Gianni, vuol manifestarsi, ma pare indeciso e si cela nuovamente. Ecco che arriva Assie…
Carmen: Mappporca miseria, m’hai seguita! Come fai a essere già qui?!
Assie: Ecccerto che t’ho seguita!! Ancora non s’è fatto vivo?! (Gianni da par suo si
cela meglio). Non ti vedo convinta, non ti vedo convinta e non ti vedo convinta!
Carmen: (Civettuola) Ovvio: mi lasci da sola! Lo sai che senza di te sto male!
Assie: (Ironica) Rimango allora!
Carmen: (Giocosa) Okay… (pausa e poi più seria mettendosi poggiata alla fronte di
Assie) No dai, abbiamo detto da soli.
Assie: Lo so!
Carmen: L’unica cosa è che… Insomma c’incontreremo solo perché, a un certo punto
-a questo punto, dopo tanta “chat”- non si può più non farlo… E non mi va! Lui mi piace eh! Vabbè, comunque…
Assie: E’ la prima volta che v’incontrate, anche se vi conoscete da tempo. Penso
insomma sia normale come ti senti.
Assie seguita a far compagnia a Carmen, e Carmen guarda l’orologio e gironzola:
Carmen: In questa calma (Carmen cammina come sull’orlo del palco, in bilico) mi sento come fossi da un’altra parte, in un altro Paese, su un altro pianeta. E’ tutto così sospeso... Se poi penso all’incontro da qui a tra poco… vorrei che quest’attimo non finisse mai! Se accadesse qualcosa di davvero importante, di imponente, di davvero grosso: se accadesse davvero questa cosa che tutti dicono debba accadere, allora si, allora non dovrei manco incontrarlo. Uff che palle!
Assie: Del resto ci diamo dei “doveri” solo per seguitare a vivere, anche se sappiamo che in fin dei conti non servono a nulla. Perseverare nell’inutilità delle cose e dei discorsi! Anche se poi, chissà… potrebbe… potrebbe pure piacerti! Anzi di sicuro ti piacerà: del resto vi conoscete da un sacco di tempo, pur incontrandovi adesso per la prima volta…!
Carmen: Vabbè dai, magari sarà proprio lui a non presentarsi neppure. (Ridono).
Si baciano e Assie va via. Rimane nuovamente Carmen da sola. Gianni tentenna,
indietreggia, e finge d’arrivare in quel momento, irrompendo in scena, fintamente
affannato… Si guardano.
Carmen: Sei venuto davvero allora. Chi l’avrebbe detto!
Gianni: Beh, è come se ci fossimo visti sempre durante tutto ‘sto tempo. Seguitano a mirarsi, con circospezione “novità” e trasporto (tra corteggiamento e
diffidenza reciproci)
Gianni: Preferisci che mi metta di profilo?! (E ci si mette, scenicamente canzonante). Gianni tenta poi un approccio: un bacio. Carmen dolcemente si ritrae.
Carmen: Sei tutto sudato.
Gianni: Sò sudato eh?!
Seguitano a guardarsi negli occhi, e a un dato momento, come un giuoco erotico- conoscitivo, Gianni la rincorre in scena, e lei, più o meno lascivamente, si lascia rincorrere e indietreggia. Si riavvicinano, e Gianni ritenta il bacio, e Carmen si ritrae piano e nuovamente maliziosa, ma stavolta Gianni non ci sta: istintivamente le butta le mani alla gola, ma non appena si rende conto d’esagerare, fa il gesto di ritrarre le mani e alzarle in segno di scuse. L’atmosfera a questo punto si fa ambigua. E le
“corse” per arrivar alla copula si fanno meno “eleganti” e più “grevi”. Corrono
ancora e Gianni s’affanna. Lei tira la lingua fuori (spregio e gioco erotico a un tempo) e Gianni tenta di acchiappargliela coi denti ma lei la ritrae in tempo. Gianni le mette un dito in bocca (un ultimo tentativo d’erotismo), ma lei bofonchia qualcosa col dito di lui in bocca senza cogliere l’intenzione erotica. Hanno comunque un amplesso, e dopo finiscono per scambiarsi dolcezze, sembrano anche “felici”, ma Gianni è davvero sfatto:
Gianni: Cristo santo che squallore… il dopo-orgasmo… di domenica pomeriggio poi! Prima dell’orgasmo è tutto un luccichìo di gioie… di cose belle, poi… dopo… . Mi sa che deve esserci qualcosa di sbagliato… di terribile nell’orgasmo… Eh si, altrimenti non si spiega una simile differenza tra prima e dopo.
Carmen, come disturbata da codeste parole, si distrae, s’allontana (Gianni tenta di
riacchiapparla, ma non ci riesce). Intanto lui, come seguitando a delirare:
Gianni: Ci immagino sposati, che abitiamo laggiù, ove tu m’aspetti la sera. Entro, mi baci. C’è il nostro giardino, la camera dei nostri figli…
Si ritrovano faccia a faccia
Carmen: E pensare che quando mi facesti quel ritratto, fu bellissimo, fu come se –
nel ritrarmi- tu m’accarezzassi dappertutto, e adesso…
Gianni: E adesso…?
Carmen: Adesso… non lo so.
Gianni: Cos’è che non sai? (Pausa) Sai, m’hanno incaricato di fare un film, e di mostrare quello che non è mai stato mostrato. E’ un incarico “serio”, di quegli
incarichi che, considerando da dove vengono, rifiuteresti immediatamente; se non fosse per quel senso di sfida che sovente propiniamo a noi stessi per poi
sorprenderci a riuscire, o a piangerci addosso se falliamo. E’ un incarico, comunque, che viene dall’”alto”, da molto in alto. Mi inorgoglisce ma un po' lo temo. Lo temo,
ma un po' m’inorgoglisce. La cosa è “segreta”, ma te ne parlo perché per me tu sei tu! Hai mai sentito parlare di un certo Don Vincenzo…?>>
Carmen: Non mi sorprendi!
Gianni: Nel senso che te l’aspettavi? Sei al corrente di qualcosa?
Carmen: No no, nel senso che non mi sorprendi più! Gianni: Ah capito! E che cazzo è cambiato di grazia? Carmen: Boh!
Gianni: Accidenti, con te è sempre come giocare a dama. (Pausa pensosa e spazientita) Mi metto allora ai tuoi ordini… Sono ai tuoi ordini. Va bene così?!
Carmen: Ma io… non ho ordini da darti.
Gianni: Ci sarà pure qualcosa che io possa fare?! (Pregante ma non troppo, e
percependo l’allontanamento di lei) Dammi qualcosa da fare…
Carmen: Non devi fare nulla… O almeno nulla che sia utile!
Gianni: Ci conosciamo da parecchio… anche se appena incontrati, e tu sei sempre stata attrattissima da me; perché ora…?
Carmen: Forse ti sei esposto troppo… Mi hai fatto capire troppo… tutto! Ho capito
tutto di te, già tutto, e non mi va!
Gianni: Come cazzo è possibile che tu abbia capito già tutto di me?! Manco un dubbio da parte tua?!
Carmen: Beh, anche se non ho capito proprio tutto… certo il resto non mi interessa… o almeno non mi interessa più!
Gianni: Eh certo, fin a che ero l’uomo del mistero… pure piuttosto sicuro di se, di poche parole, avevo la tua attenzione, la tua ammirazione, la tua stima, la tua vaga sottomissione…!
Carmen: Magari hai ragione! Per quello che conta poi… aver ragione.
Gianni: Ah cazzo, ma allora è davvero solo questione di bravura conquistare una
donna?!... Nient’altro?!
Carmen: Vado!
Gianni: No, ti prego. E se ora fossi io a sottomettermi a te?! A essere, come ho detto prima… ai tuoi ordini?! Ricomincerò facendo il tuo zerbino… Ti prego, fammi ricominciare, sia pure da tappetino, ma fammi ricominciare. Tornerai ad ammirarmi, vedrai!
Carmen: Questo è impossibile! Ma… non saprei… In effetti… un “cagnolino” non mi
dispiacerebbe.
Gianni: Farò tutto quello che vuoi (Intanto i pensieri di lui sono di rabbia, ma li cela a lei, e li manifesta subdolamente “di spalle”).
Carmen: Si, però adesso non esagerare, mi disgusti (Pausa) Dai su… ci vediamo (Carmen va via, e Gianni pare cacciar fuori dalla tasca qualcosa di minaccioso, ma è solo un fazzoletto bianco in segno di resa, e lei quasi subitamente ritorna e
guardandolo dice) Su… avanti… fammi vedere!
Gianni s’inginocchia e cammina –ginocchia a terra- fino a lei, e, una volta sotto di lei:
Carmen: bacia (indicandogli la scarpa)!
Lui esegue. Lei lo schiaffeggia, e poi va via… ma ritorna nuovamente a lui. Vi s’inginocchia di fronte e gli sussurra delle cose all’orecchio, e lui:
Gianni: (Sorpreso e adirato e urlante) Ecco perché allora! Ecco perché! Ecco perché mi fai –insolitamente per me- tanto penare>>
Carmen: Ecco perché cosa?
Gianni: Tu stai anche con le donne! Sei una lesbica del cazzo! Ecco perché mi fai una simile resistenza!
Carmen s’alza, fa un passo indietro, e gli molla un terribile calcio in faccia che lo
manda a terra in un attimo. Carmen va via davvero, e Gianni rimane lì a terra.
Dopo qualche minuto di pausa/stasi della scena in questione, entrano due ragazzine di passaggio. S’accorgono del corpo lì in terra. Con circospezione s’avvicinano ad esso: provano a smuoverlo, ma niente. Non pare dar segni di vita.
Ragazzina 1: (Parlando come “in silenzio”) E’ meglio far finta di nulla, meglio star
fuori dai guai.
Gli daranno qualche smossa, qualche calcetto: con quel vago “sadismo” di cui posson essere capaci delle ragazzine, con un uomo a terra che non si muove e non reagisce. Qualche strana e ovvia e isterica risatina più o meno divertita e…
Ragazzina 2: Meglio non dire niente a casa… Alle amiche si, ma a casa no!
Ragazzina 1: Giustissimo! Anzi: facciamo la conta (o altro giochino attuale) su chi racconterà la cosa alle amiche (e ridacchiano).
Ragazzina 2: No dai: la conta pure per chi ne racconterà?! Ehi, ma è sangue!
Guarda…!
Impaurite, escono di scena.
Dopo una ventina di secondi rientrano Carmen e Assie
Assie: Oh cazzo, l’hai ammazzato?
Carmen: Non lo so, e forse manco m’interessa!
Assie: Domenica pomeriggio… La domenica pomeriggio succedono le peggio cose. E’ il momento più stagnante e affascinante… e noioso. E’ il momento in cui tutto può accadere, e, quelle rare volte in cui succede qualcosa, di domenica pomeriggio,
succede sempre qualcosa di terribile… Informati e vedrai che ho ragione…
Carmen: M’informerò.
Assie tocca/scrolla coi piedi Gianni lì a terra (pare morto)
Assie: Sicchè hai smesso di scappare, cara la mia Carmen?!
Carmen: L’ho sempre detto che tu mi capisci al volo, Assie amore mio. E Pensare che
l’avevo mollato, ma lui ha voluto che tornassi
Assie: Perché l’avevi mollato?
Carmen: Aveva detto qualcosa che m’aveva dato un fastidio…!
Assie: Ho ho… e che ti disse mai?
Carmen: Mah, non me lo ricordo nemmeno più. Ti rendi conto: manco ricordo più
cosa m’ha tanto infastidito da mollarlo! Comunque un futile motivo senz’altro!
Accidenti quanto poco basta a farci cangiare umore e visione delle cose. Tutto sta diventando maledettamente facile: persino privarsi di un fastidio, di un dolore.. Ma ora non ci voglio proprio soffrire!... Poi, non contento, m’ha detto quello che sai, e allora…
Assie: E allora l’hai steso! Uhm, io lo so cosa è successo… Siete stati insieme vero?!
Carmen: Si.
Assie: Ascoltami bene…!
Carmen: Dai su, sentiamo cosa ti dicono le tue carte… i tuoi tarocchi… e la tua
amabile testolina.
Assie: Vi siete come travasati energie, convinzioni, debolezze, certezze, incertezze.
Lui ha perso, tu hai vinto! Parliamoci chiaro: tu sei sempre stata un esempio di
“semplicità”, media o mediocre –non t’offendere amoremio. Peraltro mi sei sempre piaciuta proprio per ciò, in quanto avevo inteso… intuivo insomma che avevi
dell’altro dentro, molto altro; e lui è sempre stato il contrario: magari un po’ stronzo, ma un pittore e regista discretamente affermato. Ordunque, quando un uomo ama una donna, non fa altro che renderla più forte, e quel che lui le dà lui lo perde. La rende forte, talmente forte da potere fare a meno di lui… e lui non può che rimanerne come svuotato… svuotato come in un perenne orgasmo. Ecco perché tra donna e donna facciamo molti meno danni! Dai su, amiamoci, così ti renderò ancora più forte!
Carmen. Hahahahahha, che scema!
Assie: Io almeno saprò renderti ancora più grande. Altro che lui!
Carmen: <<(De-erotizzando l’atmosfera saffica) Non so… So solo che proprio adesso che mi sento come liberata, in un cambiamento anelato che tardava ad arrivare, e non appena ne assaporo l’inebriante senso di rinascita… dovrei pagarlo col peso di un morto sulla coscienza… sul groppone?! Ti dico una cosa; in passato… tra timidezze e torti subìti, tra mediocrità e scelte sbagliate, ho già pagato forse più di quel che dovevo e, pur consapevole che ogni liberazione ha un prezzo, io… beh io… mi sento innocente! L’innocenza come prezzo da pagare!>>
Assie: Bel prezzo da pagare, stronza! (La bacia) Si ma cosa facciamo noi adesso?
Carmen: Partiamo!!!
Escono entrambe di scena, e rimane Gianni lì a terra, che, dopo qualche secondo comincia a riprendersi e ci mostrerà il volto insanguinato, e s’alzerà a gran fatica (avrà ascoltato le due, o no?). Gianni, con l’incerto incedere dovuto alla tranvata, presa, esce di scena.
Dopo una decina di secondi entrano Assie e Peppe, mano nella mano (Assie ha uno zaino).
Assie: Ma tu lo hai mai incontrato ‘sto Don Vincenzo?
Peppe: Ci ho parlato, ma non l’ho mai visto di persona… almeno non ancora. Questo
è un posto bello appartato: possiamo litigare!... Ho scoperto tutto!
Assie: Tutto… cosa?
Peppe: Chi l’avrebbe mai detto: tu, così dabbene, tutta casa e dolcezza, riservatezza e amor familiare. Tu… hai un altro!
Assie: Ma che dici?
Peppe: Francamente da te mai e poi mai me lo sarei aspettato, ma mai davvero. E’ per ciò che m’è ancora più intollerabile. E da un anno poi! Ma come cazzo hai potuto?!
Assie: Come l’hai scoperto?
Peppe: (Attonito) Ehi un momento, ma io stavo scherzando!
Assie: (In difesa) Anch’io… ovviamente!
Peppe: No no no, non ti credo affatto. Ma tu guarda… ma è roba da teatro, ma, ma…
Assie: Ma che roba da teatro?! T’ho detto che scherzavo anch’io! O puoi scherzare
soltanto tu?
Assie: (Confessa dopo breve pausa) Va bene, tanto oramai: è’ vero! Non scherzavo!
Peppe: Azz, vero?! Ah cazzo, mi è troppo intollerabile. Guarda, nemmeno se tu morissi mi si estinguerebbe ‘sto disagio orribile. Me ne andrei lontano se ne avessi la voglia, ma per l’appunto non ne ho voglia. Ho solo voglia di… vendicarmi! Si ma pur
vendicandomi, non riuscirei comunque a cancellare nulla. Quante persone oltre te lo sanno?
Assie: Qualcuno!
Peppe: Non riesco ad accettarlo, maledizione! Se tu fossi stata una donna
dall’atteggiamento più… frivolo, forse sarei riuscito a farmene una ragione, ma così mi sento come uno ch’è stato sfregiato irreparabilmente.
Assie: Lasciamo perdere. Se vogliamo possiamo benissimo lasciar perdere. Io sto con te. Sono con te. Non so se ti amo alla follia, ma è con te che sto.
Peppe: Già! E perché non te ne vai a fare in culo?!
Assie: Se vuoi me ne andrò anche a fare in culo! Peppe: Ti prego, smettila d’essere tanto accomodante. Assie: Accomodante lo sono sempre stata!
Peppe: Lo sei sempre stata. Lo so!
Assie: Non succederà più!
Peppe: Non succederà più…! Ma sai qual è la cosa buffa e orribile? E’ che non me ne frega niente che e se non succederà più. Anzi, sarò matto, ma paradossalmente sopporterei meglio la cosa se continuasse ad accadere, almeno ciò farebbe di te una troia patentata, e amen!
Assie: Ma io non sono…
Peppe: … Lo so, lo so, ed è per questo che mi uccidi! Non c’è modo di cancellarla ‘sta
cosa (Pausa) Chi è che sa?
Assie: Armando, Gianna, Daniela, Lucia, Giuseppe… e te
A questo punto, repentinamente, molto repentinamente (scioccando tutti), Peppe si spara alla tempia, e cade a terra (Pausa. Durante la quale Assie è -va da sé-
impietrita e inorridita. Col passare dei secondi è però via via più rassegnata… fino all’indifferenza: comincia difatti come a distrarsi, e allora…). Poi, di scatto, Peppe si rialza:
Peppe: Allora?! Che te ne pare?
Assie: Devo ammettere che stavolta è niente male davvero!
Peppe: E mi pare anche abbastanza nuova come cosa. Certo non il tema, ma “il modo”. Stavolta Don Vincenzo dovrà darmene atto. Lo chiamo subito!
Intanto Assie è lì che gironzola, attende che Peppe termini con Don Vincenzo, e pare avere qualche altra cosa da dire. Peppe chiama col cell, ma Don Vincenzo non risponde.
Peppe: Niente! Impegnato certamente con qualche troietta, o sarà in meditazione, o
chissà…
Assie: Comunque è vero… Ho un’altra storia per davvero!
Peppe: Un’altra?! Meglio di questa?
Assie: Ma che hai capito? Ho un’altra storia, io!
Peppe: Una storia tua?! Ho capito! Ma l’autore devo essere io… Oddio s’è meglio di
questa, te la rubo senza dubbio.
Assie: (Urlando) Ho un’altra storia, amorosaaaaaaa!
Peppe: (Urlando anch’egli) Ho capitoooooooo. Sentiamolaaaaaaaa…
Assie: (Disperata e sconfortata per l’imbecillità di Peppe) Oddio!! Io ho una storia d’amore con un’altra persona!!!
Peppe: Questo è il tema?
Assie: (Piange comicamente accasciata sulla panchina. E poi ripete come a sillabare per essere ben intesa) Io… non voglio stare più con te… Ho un’altra storia… Nella realtà e non nella finzione. E’ chiaro adesso?!!
Peppe: Aaaaaaaahhh ora ho capito! (Repente sorpreso) Come hai un’altra storia, e
con chi??? Si vabbè dai, non è aria adesso! Assie: Peppe! Ho un’altra storia!... Per davvero! Peppe cade a sedere sulla panchina.
Peppe: (Affranto, ma comunque ironico. Apparentemente tranquillo, calmo e un po' “sfottente”) Chi è costui? Nome cognome, quant’anni ha? Che lavoro fa…? Ecco perché ti sei portata lo zaino!
Peppe, grottescamente, tenta di riaverla prendendola per la mano, ma ella gli dà un bacio simulato e va via.
Peppe: (Si “spara” nuovamente, mestamente) Vai… vai pure… Sai quante ne trovo?! (Urlando…) Ammesso che voglia trovarne!!! (Si dirige verso l’uscita di Assie) Ammesso che ne voglia!!! E sappi… che i miei orgasmi… erano tutti finti!! (tra il serio e il faceto ovviamente, anche con se stesso. Ora bighellona, perde tempo, si
maledice… Sopraffatto dai nervi esce anch’egli per rincorrere Assie, ma rientra quasi subito, spinto da qualcuno. Questo qualcuno è Capapelata (sgherro di Don Vincenzo) che entra in scena
Capapelata: Jammo, sbrigati…!
Peppe: L’unico modo che Don Vincenzo conosce, per mandarmi a chiamare, è
questo?!
Capapelata: Muoviti scemo!
Peppe: Farò le mie rimostranze a Don Vincenzo! Capapelata: Mme fai nu’ nureco ‘mponta ‘a coda! Peppe: Eh??
Capapelata: Muovete, scè…!
Escono e, uscendo, Capapelata seguita un poco a spingerlo.
BUIO O SIPARIO
ATTO SECONDO
Qualche mese dopo
Il boss “Don Vincenzo” è in pieno relax a bordo piscina. E’ in accappatoio. Con estrema flemma va ad accomodarsi sulla sua sdraio. Si stiracchia. Fa un cenno a Capapelata (ch’è sempre lì, guardia del corpo) e Capapelata a sua volta fa un cenno a una donna discinta ch’era seduta su una sedia a laccarsi le unghie dei piedi. La donna s’alza, va dinanzi a Don Vincenzo, e abbozza una danza sensuale (leggera musica di sottofondo) atta a intrattenerlo. Don Vincenzo, dopo qualche secondo sorseggia da un bicchiere e si mette a danzare con essa, ma si stufa e si ri-sdraia. E’ scocciato; la donna seguita a danzare, ma oramai Don Vincenzo assiste senza eccezional interesse… tant’è che punto s’addormenta… e russa anche un po’ (la donna va nuovamente a sedersi come prima). Quand’ecco arrivare Gianni.
Capapelata gli si piomba addosso per perquisirlo. Capapelata mal sopporta Gianni, e ciò lo si nota da come lo accompagna “da dietro” (poi lo trascina per un braccio e lo “sfrocolea” sovente) al cospetto di Don Vincenzo. D’improvviso Don Vincenzo si
sveglia… urlando… come conseguentemente a un incubo; dà un altro sorso di whiskey, e si rivolge a Gianni:
Don Vincenzo: A che punto stai? (Nessuna risposta da parte di Gianni, anzi cogliamo il suo imbarazzo). Ho capito va: tu vuoi essere sostituito! (Vagamente minaccioso)
Gianni: Se mi sostituite, poi sono libero, o mi sopprimete?
Don Vincenzo: Guagliò tu vuò sapè troppe cose, vuoi troppe certezze… Ti devi prendere i tuoi rischi… assumere le tue responsabilità del cazzo… Allora, che fai?
Gianni: Io di attrici disposte a fare ‘sta cosa… non ne ho trovata manco una!
Don Vincenzo: Ma quante ne vuoi? Quante cazzo ne vuoi????
Gianni: Don Vincè, con tutto il rispetto, le zoccole che piacciono a voi non vanno bene per la cosa.
Don Vincenzo: Ne guagliò, ma che ti sei messo ‘ncapa, di fare ll’opera d’arte?!
Gianni: fidatevi di me…!
Don Vincenzo: Io, il film, lo devo vendere a chi dico io… e come dico io!
Gianni: Don Vincè, si tratta di mostrare l’immostrabile, quello che non è mai stato mostrato… Nessuno ha mai fatto una cosa del genere.
Don Vincenzo: Eh! E se qualcuno dovesse farla prima di noi, sarai tu a rimetterci!
Gianni: E ti pareva!
Don Vincenzo: Guagliò, se tieni paura dimmelo… che ti sostituisco.
Gianni: Non c’è bisogno… Io non tengo paura di niente!
Don Vincenzo: Bravo… bravo…! Mò me piaci! (Don Vincenzo s’alza e accompagna Gianni “paternamente”). Se tieni bisogno di qualche cosa in particolare, qualche consiglio… io sto quà, hai capito?!
Gianni: (Più in silenzio) Don Vincè, mi togliereste a Capa Pelata dai piedi?! Mi ha sempre tenuto sul cazzo, e con me cerca sempre lo scontro… e secondo me cerca pure qualcosa d’altro (intendendo che Capa Pelata gli pare pure un poco
“ricchione”).
Don Vincenzo: (Ridendo e, roboante e ironico, salutando Gianni che va via con qualche passo di una scema e belluina danza) Ai vostri ordini eccellenza!
Poi ancora Don Vincenzo a Capa Pelata:
Don Vincenzo: E accova sta pistola (fa come per dargli dei ceffoni, e Capapelata comicamente e fanciullescamente tenta di schivarli)… E non lo scocciare… Capito?! Mettiti a disposizione, ma senza scocciarlo troppo… Intesi?!! (Ambiguamente) Non mi rovinare i piani, deficiente!
Don Vincenzo, ora si leva l’accappatoio e, prima di buttarsi in piscina, fa strani gesti rituali, a torso punto nudo e tatuato; esegue dunque gesti meditativi piuttosto
misteriosi e bislacchi ma di discreta fascinazione… Poi va e sta per buttarsi in piscina, quando ritorna Gianni, come uno che ha dimenticato qualcosa da dire:
Don Vincenzo: Ch’è ancora ne Guagliò?
Gianni: Don Vincè scusate… Ma c’avete pensato a sto fatto del meteorite… a fine d’o
munno?! Ma perché non lasciamo perdere tutto?!
Don Vincenzo: Ma quale fine d’o munno e fine d’o munno?!! Per noi la fine del
mondo nun esiste! Guagliò, impara, noi la scamperemo sempre!
Gianni: Eggià, voi la scamperete sempre (come tra se e se).
Don Vincenzo: Mò lasciame sta, vattènne e obbedisci! (Don Vincenzo esce smargiasso mentre abbozza le parole di una canzone, e si butta in piscina –udiamo lo splash- e seguita un poco a cantare)
Gianni intanto controlla meglio chi può essere quella donna sulla sinistra, seduta, intenta a laccarsi le unghie dei piedi (è sempre la stessa che prima ha danzato per Don Vincenzo, e che non è mai uscita di scena. Intanto, Capa Pelata -ch’era uscito- rientra accompagnando Peppe: anche quest’ultimo deve recarsi al cospetto di Don Vincenzo)
Peppe: (Facendo un importante cenno di saluto a Gianni, e rivolgendosi a Don
Vincenzo “fuori campo”) Carissimo Don Vincenzo, arrivo subito (ed esce dalla parte di Don Vincenzo).
Intanto, Gianni (che s’era distratto un attimo nel lanciar un’occhiata/saluto a Peppe, che non ha mai veduto prima), ritorna a interessarsi a costei sulla sedia, che si lacca le unghie dei piedi.
Gianni: Se la canta Don Vincenzo… e tiene pure una bella voce! (Guarda bene la
donna e…) Oh Gesù Gesù! Non ci credo…!
Carmen: Eggià! L’ho poi saputo… che non eri morto.
Gianni: Stronza maledetta. Per colpa tua non sono più quello d’una volta. Sto pure
in analisi…!
Carmen: Seeee, mò è colpa mia?!
Intanto Carmen chiede gestualmente a Gianni -stralunato- di mettersi lì dinanzi a lei e smaltarle l’altro piede. Gianni s’inginocchia ed esegue: sempre meglio che star lì a guardarsi straniti, a lambiccarsi il boccino e ringhiarsi addosso. Gianni le smalta con perizia le unghie del piede. Carmen, con maliziosa dolcezza, leziosamente, prende il volto di lui tra le mani, prende lo smalto e lo adopera per spennellare sulla faccia di Gianni, un bel paio di baffi rossi. Egli, come rincoglionito, se lo lascia fare fino a che, riavendosi, s’alza di scatto per indietreggiare ma inciampa e cade all’indietro.
Carmen e Gianni rimangono senza parole. Si guardano. A un dato momento pare si vogliano prendere per mano e così accade. Lui è quasi piangente … Certo, con dei baffi rossi dipinti sul grugno è poco credibile e, con tutta la buona volontà, è almeno
grottesco! Ma Carmen gli carezza struggentemente i capelli. Nel frattempo arriva Assie che, leggendo sul cell le ultime notizie, ragguaglia gli altri due sul fatto del meteorite che sta per colpire la Terra
Assie: Guardate qua: il fatto della meteora è serio per davvero!
Gianni: (Riferendosi ad Assie) Anche tu qui! Dovevo immaginarlo! (Poi a Carmen) Da quanto tempo conosci Don Vincenzo?
Carmen: Da prima di conoscere te
Gianni: Da prima di conoscer me “epistolarmente” o “di persona”?
Carmen: Da prima di tutto!
Gianni è stranito, turbato, pensa in fretta, non capisce.
Gianni: Un attimo!... Impazzisco! Avete mai avuto la sensazione d’essere burattini?
Carmen: Tante volte, non sai quante, specie avendo a che fare con Don Vincenzo. Se torni indietro con la mente e la memoria capisci molte cose. Capisci che dovevi arrivare ad adesso e dovevi arrivarci come ci sei arrivato. La nostra “volontà” è ben poca cosa!
Gianni: Non ci capisco nulla (la testa tra le mani). Hai mollato me e sei divenuta la concubina di Don Vincenzo! O lo eri già da prima? E me allora…? Che c’entravo io? (Gianni urla forsennatamente come a manifestare il fatto che non riesce a venire a capo delle vicende. Poi, riavendosi…). Forse davvero l’innamorarsi d’una donna è solo a condizione che lei ti rubi energie, cuore, cervello… Non sono più lo stesso di prima e solo adesso sono davvero innamorato di te. Me lo dicevano che quando
t’innamori di una donna, tutto quello che le dai tu lo perdi, magari con sommo piacere ma lo perdi. Ebbene è così che mi sono sentito e mi sento. Io ho perduto la sicurezza che tu mi prendesti. Non ho più combinato nulla. Provai a riaverti sottomettendomi a te, ricordi?… Contavo di riconquistarti e di avere poi io
l’iniziativa di lasciarti. Ma tu non ci cadesti. M’avevi oramai già “svuotato” di tutto: del mio orgoglio e della mia virilità… Ricordo che nelle nostre ultime conversazioni in chat, prima d’incontrarci di persona, m’eri quasi divenuta indifferente. L’incontro fu da noi concertato come una sorta di “dovere”, ma non ci credevamo manco noi stessi. Difatti quando poi c’incontrammo -prima di stendermi- mi stavi già piantando per chissà quale cazzata…
Carmen: L’incontro da noi concertato… Sei così sicuro che il nostro incontro fu concertato da noi? Obbediamo a forze che non conosciamo, quasi completamente indipendenti dalla nostra volontà, tant’è che, come abbiamo già appurato, il nostro incontro è avvenuto quasi totalmente senza la nostra volontà: il rapporto s’era
praticamente già quasi esaurito in chat. Ci siam indi incontrati perché si “doveva”,
pena la cessazione dei nostri rapporti.
Gianni: Ma come cazzo parli?! Ero io prima a parlare così! M’hai preso pure
questo?!! Ma com’è possibile?! (Disperato).
Carmen: Ora, Don Vincenzo, chi è Don Vincenzo? E come faccio a dirtelo in due parole? Don Vincenzo -in questo caso lui- ci ha sempre osservati, e osservandoci ha anche determinato quello che c’è accaduto (un po' come nella fisica dei quanti,
secondo cui l’osservatore determina la realtà che osserva). C’è sempre un “Don
Vincenzo”, e non solo per noi. Nel tuo caso, lui, se non erro, già da un po' di tempo t’aveva affidato il compito di filmare l’impossibile: ovvero quel che nessuno ha mai filmato. Quale miglior occasione dunque, se non questa della meteora…?! Vedi che tutto torna?! Il tempo è circolare caro mio… Don Vincenzo c’era anche quando ci siamo incontrati. Ha il filmato del nostro incontro. E dopo averlo visionato qualche volta ha stabilito che tu eri adatto per una determinata cosa.
Gianni: Quale cosa? Filmare l’impossibile?!... Non credi di star attribuendo a Don Vincenzo un potere divinatorio eccessivo? Porca puttana, ci ha filmati?! Ma a che scopo?
Carmen: Te l’ho detto, per vedere s’eri il tipo adatto
Gianni: Ma adatto a cosa? C’è qualcos’altro?
Carmen: Beh, tra poco te ne accorgerai, ma te lo anticipo comunque… del resto se lui non avesse preventivato l’eventualità che te ne parlassi non l’avremmo certo fatto… Sei il tipo adatto, a filmare l’impossibile, o almeno a tentare.
Gianni: … E questo lo abbiamo capito, cazzo!
Carmen: Noi tra un po' andremo ai rifugi. Tu no. Tu sei “sacrificabile” e, nel caso in cui dovessi salvarti, quello che filmerai (che certamente filmerai: non hai scelta!), nel nuovo mondo post-meteora avrà un valore inestimabile. E’ un rischio che corriamo insomma (la tua vita vale molto poco per noi… l’avrai inteso oramai!): se rimarrai in
vita, e filmerai, assolverai al tuo compito; altrimenti pazienza! Ovviamente, se tu
pure volessi aggregarti a noi… verso i rifugi… ti sarà impedito.
Gianni: E tutte le menate sul fare il film, sul cercare di farlo presto?! E le minacce?! E l’insistenza, e il mandarmi sovente a chiamare per ricordarmi il suo potere e il fatto che dovevo ottemperare al compito affidatomi?!
Carmen: Ma per fotterti meglio, piccolo mio! Avere il controllo su di te, e far si che non scemasse, ma che anzi si protraesse per il tempo necessario: minacce e buon paternalismo a un tempo.
Gianni: (Sfatto oramai) Cos’è che mi fregò?
Carmen: Credo la tua sostanziale stupidità! Non c’era bisogno di fingere d’arrivare tanto in ritardo, al nostro incontro, e nasconderti in quella maniera stupida e meschina… dietro il muro. Più tutto il resto ovviamente: inginocchiarti, baciarmi i piedi, eccetera eccetera eccetera…
Gianni: Io non filmerò un cazzo di niente
Carmen: Come vuoi. Morrai dunque… e se non ti sopprimerà la catastrofe, lo farà Don Vincenzo… dopo. Dà retta a me, hai la possibilità di fare la storia… fallo!
Gianni: Ora ti dico come io la vedo: tu stai cercando di nobilitare, ammantando di mistero cospiratorio, quella ch’è invece stata una tua scelta precisa… da puttana: ovvero essere la concubina di Don Vincenzo… per ovvii motivi materiali. Punto!
Assie: Starei a osservarvi e ascoltarvi per ore… gran spettacolo! Ma debbo ricordarvi
che dobbiamo correre ai rifugi.
Carmen: Mi raccomando, Gianni… “occhi aperti”! E non è un mero consiglio di circostanza. Occhi aperti… perché… perché nei tuoi occhi, in questo momento,
stanno installando delle minuscole e specialissime videocamere (sorridendo) Certo,
co sti baffi rossi…!
Carmen gli dà un bacio col dito, e va via insieme ad Assie. Gianni rimane solo in scena. Vaga un attimo co la mente… E comincia a muoversi come “al contrario” (all’indietro. Come un nastro che si riavvolge), fino ad andare ad adagiarsi su un
lettino ch’è sempre stato in scena: toglie il grande panno che lo copre e vi si corica…
sempre movendosi nello strano modo di cui prima. Gianni risulta difatti essere
dormiente/anestetizzato durante l’operazione che ha detto Carmen. Entrano due
medici… sempre movendosi come al contrario (ma solo quando entrano). Uno è una donna, l’altro medico è piccolo e molto effeminato. Si pongono entrambi all’altezza degli occhi di Gianni e, simulando fretta –debbono poi correre subito ai rifugi-
terminano l’operazione e armeggiano ancora un attimo sugli occhi di Gianni.
Dottoressa (che poi sarebbe Assie): Ecco fatto! Operazione riuscita perfettamente…
almeno credo!
Dottorino: Ma chissenefrega?! Sbrighiamoci -Santo Dio- o vogliamo rimaner fuori?!
Dottoressa: Ci conviene sperare che l’operazione sia ben riuscita!
Dottorino: Capirai! Con tutto ‘sto casino, chi diamine vuoi che s’accorga s’è riuscita
bene o male?
Dottoressa: Testolina di cazzo (lo prende per un orecchio)… E se tutto va secondo i
piani? E se tutto riesce come previsto e sperato? Non possiamo mica rischiare
d’essere i soli ad aver fatto un cattivo lavoro?!!! (gli lascia l’orecchio).
Dottorino: Tanto sei tu la responsabile! Al limite daranno la colpa a te!
Dottoressa: (Di nuovo all’orecchio del dottorino) Ricordati ch’è grazie a me se ti hanno accettato ai rifugi insieme a noi… Preferisci che cambi idea?!
Dottorino: Ehm no di certo. Sono ai tuoi ordini…!
Dottoressa: Oddio, eccone un altro… che si mette agli ordini: maschietti insulsi! Andiamo su…!
Escono
Gianni si sveglia.
Gianni: E’ stato un incubo?! Ah cazzo è stato un incubo! Dio ti ringrazio: è stato un incubo del cazzo! E’ stato un incubooooo (Momentaneamente felice… poi, sente dolore, e capisce che non è stato affatto un incubo, ma è tutto vero!) No!!!! Macchè incubo! E’ tutto vero!... Devo solo “guardare” dunque! Cazzo che male!!! Guardare… e cercare di salvarmi la pelle. Non c’è certezza: non si conoscono gli effetti reali della catastrofe, si sa solo che sarà “parziale”… Ce ne saranno altri come me in altri
luoghi? Altri “sacrificabili”?... Dai su che con un po' di pazienza ci si abitua anche al
pericolo di morire. Calma. Nulla è certo. Potrei vedere cose che, se sopravvissuto, segneranno la mia esistenza per sempre. Potrei non vedere nulla di che. Potrei
rimanerci… molto probabilmente. E’ incredibile come solo ora cominci a capire un’infinità di cose. Passato presente e futuro mi si fondono in mente come in un unico solo istante (chiude gli occhi). Una donna, Carmen. Un’altra donna Assie, un boss Don Vincenzo… Tieni gli occhi chiusi Gianni, e aprili quando è il momento… Comincio a sentire un tremore che viene da lontano… in questo momento sto
diventando tutto quello che mi circonda, mi sento in ogni luogo. Sono in ogni cosa… Apri gli occhi Gianni… e guarda quand’è il momento. Cerca il tuo riscatto nell’abbandono dello sguardo. L’abbandono, senza più coscienza. Sta per cambiare tutto, caro Gianni: altri sentimenti, altre emozioni ti serviranno dall’altra parte.
Tutto quel che qui hai vissuto avrà poco senso probabilmente… o non ne avrà affatto. Guarda Gianni… e non temere. Sii quello che vedi. La catastrofe come rinascita. Il tremore aumenta… ho paura. No, niente paura. Ho paura. Nooooo,
niente paura!!!!! Niente più paura dall’altra parte… Ecco… ecco!!!! Eccooooooo!!!
Benvenuti nel nuovo mondo.>> Buio.
Entra poi, in uno scenario “scarno e vuoto”, Gianni, e, subito dopo, Peppe:
Gianni: Tu?! Tu ed io… mai avemmo da dirci… che senso ha confrontarci ora. Ci vedemmo solo di sfuggita. (Pausa) Dove siamo? Cosa siamo? Io ricordo solo che i miei occhi hanno visto cose… e cose, ma al momento non ricordo quasi nulla. Un dolore tremendo m’ha impedito di tenerli sempre aperti… almeno credo.
Peppe: Anch’io risultai “sacrificabile”! Fui “inaccettato” ai rifugi. Mi illusi un attimo del contrario, ma niente. Qualcosa mi dice che io e te abbiam fatto osservato la medesima trafila. Il Potere sceglie i maschi solo quando li ritiene validi, altrimenti si becca le femmine, almeno… “le utilizza”. Io fui incaricato di scrivere un testo per il teatro, un testo “nuovo”, che nessuno avesse mai scritto, sia nel tema che nei modi… ma fui mollato dalla mia donna, e questo fu solo l’inizio della fine per me… Il resto fu tutto un barcamenarmi per non disperdere quel po' di virilità che mi restava, ma, senza fartela lunga -a che servono del resto i dettagli in queste cose: non so manco se e quanto siamo reali- risultai un pusillanime. Il potere ti dà degli incarichi. Il più delle volte sa già quando e se riuscirai a portarli a termine. Te li dà per “tenerti buono”, tenerti occupato, per farti pensare il meno possibile ai fatti
importanti… dei fatti importanti se ne occupano loro… come vedi! Adoperare poi
l’arte come “inganno” è la cosa più facile per il potere. (Brevissima pausa) Ti controllano attraverso i tuoi comportamenti, attraverso le tue debolezze, e lì decidono. E quando hanno deciso hanno deciso! Loro lo sanno ma tu no. Hanno già deciso se sei una persona valida per loro, una persona che merita la loro reale
attenzione, la loro “amicizia”. E intanto noi affannosamente lavoriamo e ci
scorniamo per farceli amici… loro. Siamo pronti a scannarci tra di noi per la loro considerazione.
Gianni: Ah già! E io dovevo “filmare”! Beh, se l’ho fatto, non me ne sono certo
accorto. Non ricordo nulla. Mi sa che l’intervento oculare non è andato affatto bene! Ma dove cazzo siamo? (Pausa) Ricomincio lentamente a ricordare, ma mi pare tutto così privo di senso qui!
Peppe: Forse lo è davvero! Il solo scopo di quel che abbiamo vissuto, è stato quello d’essere qui. Sento che qui siamo in una… “sospensione di passaggio”. Certo, non so se questa “visione” sia tua o mia, ma… che differenza fa?! Questo è forse un “limbo di comprensione”.
Gianni: Dì un po', tu sei riuscito a vedere com’è andata? Ricordi qualcosa?
Peppe: Ho veduto tutti preoccuparsi finalmente di quello che stava per accadere. Tutti attendevamo insomma la meteora. Quali potessero essere i danni a contatto con essa, rimaneva ignoto o parzialmente tale. Alcuni cominciarono a tirar fuori le profezie bibliche. Gli scienziati dissero –ricorderai- che c’erano da aspettarsi non meglio spiegati e previsti effetti sul clima, qualche sommovimento tellurico, qualche strana influenza elettromagnetica… Ma non appena la meteora fu ben visibile in
cielo, prossima insomma, un terrore mai visto né sentito ci prese… mi prese. Mi sentii il petto spaccarsi dalla paura. Un incubo senza risveglio e con la coscienza di sentimenti ed eventi prossimi orribili. A un dato momento, non potendone più, cominciai comunque ad abituarmi all’idea che stavo per morire… malamente!
Pensavo a me, non agli altri. L’atmosfera mutò come un Angelo muta in Diavolo. Ricordo che non respirai più, se non a gran fatica. Il tremore cagionato da queste orribili sensazioni pare accompagnarmi anche in questo limbo dove siamo adesso. Un bagliore fortissimo m’investì… c’investì e -rosso fuoco- tutto terminò. (Pausa) Dei “privilegiati rifugiati” non so nulla. Ma che senso ha oramai?! Manco sappiamo se esistono davvero… da qualche parte. Se essi seguitano a vivere, noi qui certamente non lo percepiamo
Gianni: Dove andremo adesso?
Peppe: Lo sapremo presto… E tutto ebbe origine e fine –origine e fine sono la stessa cosa- da una Femina nobilis, anzi da due
Gianni: Ignobilis vorrai dire!
Peppe: Già!
Gianni: Io ho paura!
Peppe: Di cosa?
Gianni: Di non esistere più
Peppe: Se non esisterai più… non te ne avvedrai! Ergo… non ti peserà!
Gianni: E allora ho paura che sia impossibile non esistere più. E se ciò dovesse dunque esser possibile solo sotto forma di sofferenza?
Peppe: E perché non sotto forma di gioia?
Gianni: Già! (sollevato) Giusto! Perché non sotto forma di gioia?! Ma chi sei tu davvero?
Peppe: In questo momento sono una parte di te! Stai adoperando la mia immagine per chiarirti delle cose
Gianni: Perché proprio la tua immagine?
Peppe: Beh non lo so. Forse perché m’hai solo intravisto, e hai pensato subito… m’hai insomma attribuito, chissà perché, il tuo stesso destino?!... Forse perché abbiam avuto a che fare comunemente con delle persone, che ora forse manco esistono più
Gianni: E’ tutto così dannatamente evanescente!
Peppe: Olografico vorrai dire!
Gianni: Già!
Peppe: Chiudi gli occhi… e sta a guardare che succede
Gianni: Si! (Esegue e s’accovaccia… in attesa).
SIPARIO