FUORI CLASSE
Di
Ornella Semino
Commedia adatta alla recitazione di ragazzi dai 16 anni in su.
TEMA
La commedia affronta con leggerezza e ironia alcune delle principali difficoltà dell’adolescenza: bullismo, insicurezza, bisogno di approvazione, pressione scolastica e familiare, pregiudizi, identità personale, difficoltà economiche e paura di non essere all’altezza.
Il tema centrale è il superamento delle etichette. Ogni ragazzo viene inizialmente definito da una caratteristica o da una fragilità, ma nel corso della storia emerge come persona completa, capace di cambiare, aiutare gli altri e trovare il proprio modo di stare nel mondo.
PERSONAGGI: 8 uomini e 4 donne
MATTEO – Professore di educazione fisica. Ama stare con i ragazzi e si interessa sinceramente non soltanto al loro rendimento scolastico, ma anche alle loro vite. Paziente, ironico e tenace, cerca di aiutarli a ragionare sulle proprie difficoltà senza giudicarli.
PINO – Bidello della scuola. Spiritoso, pratico e apparentemente disincantato, osserva tutto ciò che accade nel giardino. Con le sue battute alleggerisce i momenti più delicati, ma dietro l’ironia nasconde un grande affetto per i ragazzi.
GIACOMO – Timido, impacciato e spesso bersaglio degli scherzi di Alice e Simone. Le prese in giro aumentano la sua insicurezza, ma con il tempo impara a reagire e a non vergognarsi più dei propri errori. ALICE – Intelligente, sicura di sé e dominante. Insieme a Simone prende spesso di mira i compagni più fragili. Il suo bisogno di attenzione e la difficoltà a comprendere fino in fondo i sentimenti degli altri emergeranno nel corso della storia.
SIMONE – Complice inseparabile di Alice nelle provocazioni e negli scherzi. Dietro l’atteggiamento da ragazzo forte nasconde molta insicurezza e una forte dipendenza dall’amica. FRANCESCO – Raffinato, ironico ed effeminato. Viene giudicato per il suo modo di essere, mentre lui stesso sta ancora cercando di comprendere la propria identità.
Affronta i pregiudizi con intelligenza, eleganza e una buona dose di sarcasmo. GIANMARIA – Il primo della classe. Studioso, preciso e razionale fino all’eccesso, vive ogni errore come un fallimento personale. Dovrà comprendere che il proprio valore non può dipendere esclusivamente dai risultati scolastici.
FIORELLA – Sempre impeccabile, elegante e appassionata di abiti e accessori firmati. Dietro l’attenzione esasperata per l’apparenza nasconde insicurezze e un forte bisogno di approvazione.
CARMINE – Ragazzo intelligente e particolarmente portato per la scrittura, ma appartenente a una famiglia in difficoltà economica. Orgoglioso e concreto, pensa di lasciare la scuola per lavorare e aiutare i genitori. TATIANA – Schietta, vivace e indipendente. Lavora saltuariamente come cubista per guadagnare qualcosa senza pesare sulla famiglia e per questo viene spesso giudicata. Dietro l’atteggiamento sicuro possiede grande sensibilità e capacità di comprendere le fragilità degli altri.
PIERO – Ragazzo intelligente e ironico con una balbuzie che si accentua soprattutto quando è sotto pressione. Impara gradualmente a non considerare la propria difficoltà come qualcosa che lo rende inferiore agli altri. LA PRESIDE – Autoritaria e molto attenta alle regole e ai ruoli della scuola. Guarda con sospetto il rapporto informale instaurato da Matteo con gli studenti e rappresenta una visione più rigida dell’istituzione scolastica.
I. ATTO
SCENA 1
Il palco è il giardino della scuola: un albero, alcune panche, un tavolino con delle sedie e alcuni scalini sui quali i ragazzi possono sedersi. È l’ora della ricreazione. Entrano in scena Alice e Simone
SIMONE
Che noia la lezione di scienze. Non ho capito niente. Mi stavo addormentando.
ALICE
Perché l'hai seguita?
SIMONE
No. Ma se il Prof. avesse detto qualcosa di interessante magari mi sarei svegliato.
ALICE
Certo. La colpa è sempre degli altri.
SIMONE
E poi il professore, con quel pizzetto tutto disordinato… Spero di non vederlo mai mangiare. Secondo me, lì dentro ci finisce di tutto.
ALICE
(Gli dà una spinta) Smettila! Mi fai venire il voltastomaco. Entra GIANMARIA, con un libro in mano. Senza badare agli altri, va a sedersi su uno scalino, in disparte, e comincia a leggere.
SIMONE
Che fai di bello?
GIANMARIA
Ripasso.
ALICE
Ripassi quello che sai già?
GIANMARIA
Appunto. È per questo che lo so.
SIMONE
Ma fattela una vita!
GIANMARIA
Questa è la mia vita.
SIMONE
Che allegria. Entra FIORELLA, vestita con grande cura. Tiene in mano uno specchietto e controlla il trucco mentre cammina. Poi si siede, facendo attenzione a non sporcare i vestiti, ed estrae dalla borsa un tramezzino.
ALICE
Fiorella, tranquilla. Sei ancora uguale a cinque minuti fa.
FIORELLA
Non posso saperlo senza controllare.
SIMONE
E se fossi cambiata?
FIORELLA
Sarei già tornata a casa. Entra MATTEO, il professore di educazione fisica. Ha con sé un pallone. Si siede su una panca e comincia a mangiare qualcosa.
SIMONE
Professore, ha proprio voglia di stare in mezzo a noi anche durante la ricreazione?
MATTEO
Mi piace stare con i ragazzi.
ALICE
Che strano tipo è lei.
MATTEO
Non fate caso a me. Continuate pure la vostra ricreazione.
SIMONE
Adesso però ci sentiamo osservati.
MATTEO
Fate finta che io sia un albero.
ALICE
Con il pallone?
MATTEO
Un albero sportivo. Entra PINO, il bidello. Ha in mano una scopa e osserva il giardino già sporco.
PINO
La scuola è cominciata appena un mese fa e questo giardino sembra già sopravvissuto a un’invasione. Raccoglie una cartaccia. Io pulisco, voi sporcate. È bello vedere che ognuno ha trovato la propria vocazione.
SIMONE
Noi creiamo posti di lavoro, Pino.
PINO
Sempre spiritoso. Tanto chi sgobba sono io. Entra GIACOMO. Cammina con una certa esitazione, cercando un posto nel quale sedersi. Si avvicina a Gianmaria.
GIACOMO
Posso sedermi qui?
GIANMARIA
Sì. Giacomo si siede accanto a lui, cercando di occupare meno spazio possibile.
ALICE
Fai bene a sederti lì. Così nessuno ti disturba.
SIMONE
E soprattutto lui non disturba nessuno. Giacomo finge di non sentire.
ALICE
Professore, poi è riuscito a fargli finire quell’esercizio?
MATTEO
Quale esercizio?
ALICE
Quello durante educazione fisica. Noi ce ne siamo andati perché la lezione era terminata e non sappiamo come sia finita.
SIMONE
Eravamo preoccupatissimi.
ALICE
Non abbiamo dormito tutta la notte.
GIACOMO
Non era un esercizio difficile. Dovevo solo saltare una corda.
SIMONE
Infatti. Era difficilissimo soltanto per te.
GIACOMO
Dovevo soltanto saltarla tre volte.
SIMONE
“Soltanto” è una parola grossa.
ALICE
Al primo tentativo è partito lui e la corda è rimasta ferma.
SIMONE
Al secondo è partita la corda ed è rimasto fermo lui.
ALICE
Al terzo sono caduti tutti e due. Alice e Simone ridono.
GIACOMO
Mi si era impigliata in una scarpa.
SIMONE
Certo. La corda ti ha aggredito.
ALICE
Era una corda molto violenta.
MATTEO
Alla fine ha fatto i tre salti.
SIMONE
Di seguito?
MATTEO
No. Ma li ha fatti.
ALICE
Dopo quanti tentativi?
MATTEO
Non li ho contati.
SIMONE
Noi sì. Prima di andarcene eravamo a ventisette.
MATTEO
E per ventisette volte siete rimasti lì a guardarlo?
ALICE
Volevamo vedere come andava a finire.
MATTEO
Allora è riuscito a tenere viva la vostra attenzione per quasi tutta la lezione. Non è da tutti.
PINO
Io, per riuscirci, devo suonare la campanella.
SCENA 2
Altro giorno di ricreazione Sono già in scena Giacomo in disparte, Gianmaria con il suo libro, Alice, Simone, Fiorella, Pino che fa i suoi lavoretti. Entra TATIANA. Indossa anfibi, calze a rete e una giacca vistosa. Cammina con sicurezza ma, appena entra, Alice e Simone si scambiano un’occhiata. TATIANA Ciao, raga. Come butta?
SIMONE
A te butta sempre bene. Chiedilo a Giacomo, invece. Lui prima o poi si butta davvero.
ALICE
Con la corda della palestra c’è già andato vicino. Per poco non si strozzava da solo. Alice e Simone ridono. Giacomo abbassa lo sguardo, visibilmente umiliato. TATIANA Ma voi due state sempre insieme perché, dette in coppia, le cazzate sembrano più intelligenti?
SIMONE
Attenta, Tatiana. Potremmo anche spiegare a tutti che la sera fai la cubista.
ALICE
Sempre che non lo sappiano già.
SIMONE
Cubista… È il modo elegante per non dire puttana, no? Tatiana infuriata fa un passo verso Simone.
FIORELLA
Tatiana, vieni a sederti qui. Lasciali perdere. Tatiana continua a fissare Simone.
FIORELLA
È quello che vogliono. Ti dicono una cattiveria, tu ti incazzi e loro si divertono. A me non lasciano neanche vestire come mi pare. Hanno sempre qualcosa da dire.
ALICE
Tu non ti vesti. Tu fai pubblicità.
FIORELLA
Almeno io pubblicizzo qualcosa che vale.
PINO
Posso dire la mia? Non rispondete tanto dico quello che devo dire. Lasciatelo in pace, Giacomo. Anch’io, alla sua età, ero timido e imbranato. SIMONE E poi?
PINO
Poi sono cresciuto. Pino impugna la scopa come fosse un’arma.
PINO
Adesso provate a scocciarmi e vi faccio vedere quanti anni di evoluzione ho fatto.
ALICE
Siamo terrorizzati.
PINO
Fate bene. Ho anche le chiavi del bagno. Basta un gesto e ve la tenete fino alle due. Arriva Matteo (il professore) nel bel mezzo dei discorsi
MATTEO
Adesso basta. State andando decisamente oltre.
ALICE
Eh no, professore. Questa è la nostra ora d’aria. Non può intromettersi.
SIMONE
Perché non va a fare due addominali?
MATTEO
Premesso che posso stare dove voglio, io non mi sto intromettendo nella vostra ricreazione. Mi intrometto quando qualcuno viene umiliato.
SIMONE
Ma stavamo scherzando.
MATTEO
Giacomo, tu stavi scherzando? Ti stavi divertendo? Giacomo esita.
GIACOMO
No.
MATTEO
Tatiana, tu ti sei divertita?
TATIANA
Da morire.
MATTEO
Allora non era uno scherzo. Uno scherzo fa ridere anche la persona a cui è rivolto. Quando ridono soltanto quelli che lo fanno, può diventare bullismo.
ALICE
Addirittura bullismo. Due battute e siamo già dei criminali.
MATTEO
Non ho detto che siete criminali. Ho detto che state usando la cattiveria per colpire chi, in quel momento, non riesce a difendersi.
SIMONE
Che palle, professore. Sembra un prete.
PINO
No. Il prete vi avrebbe già dato una penitenza. Io proporrei cinquanta giri del giardino raccogliendo cartacce.
MATTEO
Quello che non capisco è perché abbiate tanto bisogno di farvi notare in questo modo.
ALICE
Noi non abbiamo bisogno di farci notare.
TATIANA
No, infatti. Siete proprio voi a fare tutto questo casino per passare inosservati.
SIMONE
Tu pensa alla tua reputazione.
TATIANA
La mia reputazione è affar mio. Tu, invece, perché non racconti a tutti che hai paura dei gatti? Così, per una volta, ci divertiamo anche noi. Gli altri ridono. Simone si irrigidisce.
ALICE
Fatti gli affari tuoi.
TATIANA
Me li farò quando tu comincerai a farti i tuoi.
SIMONE
Avere paura dei gatti non è come non riuscire a saltare una corda.
TATIANA
Hai ragione. La corda almeno non ti graffia.
MATTEO
Avete visto quanto ci vuole poco? Basta trovare il punto debole di una persona e premere.
SIMONE
Io non ho nessun punto debole.
PINO
Tranne i gatti.
SIMONE
Pino!
PINO
Miao. Giacomo sorride, ma poi torna serio.
GIACOMO
Più mi prendete in giro, più mi blocco. E più mi blocco, più sembro imbranato. Pensate che non lo sappia? Pensate che non ci soffra?
SIMONE
E certo che ci soffri. Non ne fai una giusta.
MATTEO
Non ne fa una giusta secondo chi?
SIMONE
Secondo tutti.
MATTEO
Facciamo un esempio semplice. Tra Topolino e Paperino, chi è quello a cui riesce sempre tutto?
GIANMARIA
Topolino. È intelligente, razionale e risolve quasi sempre le situazioni.
SIMONE
Ecco, mancava l’enciclopedia.
MATTEO
E chi è il più amato?
FIORELLA
Paperino.
MATTEO
Perché?
TATIANA
Perché è sfigato.
MATTEO
Anche. Ma soprattutto perché sbaglia, si arrabbia, cade, ricomincia. È più umano. Topolino è quello che vorremmo essere. Paperino ci somiglia molto di più.
PINO
Io sono talmente umano che ormai sono un vero Paperino. Ma risolvo le situazioni come Topolino, sappiatelo!
MATTEO
Essere goffi o avere delle difficoltà non rende inutili. E riuscire bene in qualcosa non autorizza a umiliare chi fa più fatica.
GIANMARIA
In realtà non sempre Topolino riesce in tutto. In alcune storie… PINO Gianmaria, è ricreazione. Anche l’enciclopedia ogni tanto deve chiudere per manutenzione. Gianmaria torna al libro, contrariato.
ALICE
Belle storie, professore. Adesso Giacomo dovrebbe sentirsi meglio perché assomiglia a un papero?
GIACOMO
Sempre meglio che assomigliare a te. Silenzio. Tutti guardano Giacomo, sorpresi.
PINO
E Paperino segnò il primo punto. Giacomo trattiene un sorriso. Alice lo fissa, colpita e irritata. Entra la preside: si ferma vedendo Matteo ancora in giardino con gli studenti.
PRESIDE
Professore. Di nuovo qui?
MATTEO
E’ ricreazione.
PRESIDE
Appunto. Anche per lei.
PINO
Io glielo dico sempre di riposarsi. Non mi ascolta.
PRESIDE
Lei, Pino, non lo incoraggi.
PINO
Io? Cerco solo di salvaguardare la salute del personale.
PRESIDE
Professore, stare vicino agli studenti è una cosa. Trasformare ogni intervallo in un consultorio è un’altra.
MATTEO
Stavamo soltanto parlando.
PRESIDE
E’ proprio questo che mi preoccupa. Lei “sta soltanto parlando” con loro molto spesso. La preside guarda i ragazzi E voi approfittatene finché dura. Se ne va
SIMONE
Simpatica.
PINO
Molto. Se ti sorride, controlla di avere ancora il posto di lavoro. Matteo guarda nella direzione in cui è uscita la Preside, pensieroso. BUIO - si accendono le luci su un’altra ora di ricreazione
SCENA 3
Un altro giorno di ricreazione. Il giardino è vuoto. Entra GIANMARIA. È sconsolato, quasi distrutto. Cammina avanti e indietro, si passa le mani tra i capelli, poi si lascia cadere su una panca. Dopo poco entra MATTEO.
MATTEO
Gianmaria? Che ti è successo? Hai una faccia… GIANMARIA Mi sono rovinato la media.
MATTEO
Ah.
GIANMARIA
sei meno.
MATTEO
Sei cosa?
GIANMARIA
Sei in matematica!
MATTEO
E io pensavo fosse successo qualcosa di grave.
GIANMARIA
È grave!
MATTEO
Gianmaria, sei è sufficiente.
GIANMARIA
Appunto. Sufficiente. Io non sono sufficiente.
MATTEO
Ti eri preparato?
GIANMARIA
Sì.
MATTEO
E allora sarà andata male. Succede.
GIANMARIA
Non a me.
MATTEO
Non è un’insufficienza e la recupererai tranquillamente. Siamo solo a metà anno. Entra PINO. Ha in mano un sacchetto della spazzatura e ha sentito le ultime battute.
PINO
Professore, posso dirglielo con rispetto?
MATTEO
Quando cominci così, di solito no.
PINO
Lei non può salvare l’umanità.
MATTEO
Non sto salvando l’umanità.
PINO
No? Per una volta non gli racconti di uno scienziato che ha preso quattro, di un attore bocciato o di un premio Nobel rimandato a settembre.
MATTEO
Volevo solo tranquillizzarlo.
PINO
Ha preso sei meno?
GIANMARIA
Sì.
PINO
Se lo tiene. Succede! Uno prende otto, nove, dieci… una volta prende sei. Vabbè sei meno. Non cade il governo.
GIANMARIA
Pino ha ragione. Mi lasci in pace.
PINO
E poi sei al primo posto della classe da quando esistono i registri elettronici. Che sarà mai un sei meno?
GIANMARIA
Lei non capisce.
PINO
Possibile. Ma la vita è piena di delusioni. Meglio cominciare con un sei meno in matematica che con un mutuo.
MATTEO
Volevo solo dargli un po’ di conforto.
PINO
E per una volta non glielo dia. Magari se lo trova da solo. Matteo lo guarda, poi alza le mani.
MATTEO
Va bene. Mi arrendo. Prende la giacca. Me ne vado a fare un bel giro in bicicletta.
PINO
Bravo.
MATTEO
Arrangiatevi. Esce.
PINO
Ogni tanto bisogna farlo riposare. Gli viene la sindrome del salvatore. Entra TATIANA.
TATIANA
C’è subbuglio oggi. Che succede?
PINO
Gianmaria ha preso sei meno in matematica e sta valutando se cambiare identità.
TATIANA
Sei meno?
GIANMARIA
Sì.
TATIANA
E fai quella faccia per un sei?
GIANMARIA
Sei meno. Tu non puoi capire.
TATIANA
Questa frase la dite tutti prima di spiegare una cosa normalissima.
PINO
Gliel’ho detto anch’io che non è morto nessuno.
TATIANA
Gianmaria, devi smetterla di voler essere perfetto. A volte sei una noia mortale. Gianmaria la guarda offeso. È vero. Studi sempre. Ripassi quello che sai. Controlli quello che hai ripassato. Poi ripassi il controllo.
GIANMARIA
Non faccio così.
PINO
Un po’ sì.
TATIANA
Fai qualcosa di diverso ogni tanto. Sbaglia. Prendi un voto brutto. Dì una cazzata.
GIANMARIA
Io non dico cazzate.
TATIANA
Appunto. È preoccupante.
PINO
Una ogni tanto fa bene alla circolazione.
GIANMARIA
Voi scherzate perché non capite. Si alza. Il mio valore dipende dai risultati scolastici. Tatiana smette di sorridere. Io sono quello bravo. Quello intelligente. Quello che prende nove. Se tolgo quello, cosa rimane?
TATIANA
Tu.
GIANMARIA
Non basta.
TATIANA
A chi? Gianmaria esita.
GIANMARIA
Agli insegnanti.
TATIANA
Non credo.
GIANMARIA
Cambieranno opinione su di me.
PINO
Per un sei meno?
GIANMARIA
E i miei… Si interrompe. TATIANA I tuoi cosa?
GIANMARIA
Resteranno delusi. Pino e Tatiana si scambiano uno sguardo.
TATIANA
Ah.
GIANMARIA
Mio padre controlla i voti prima ancora che io torni a casa.
PINO
Benedetto registro elettronico.
GIANMARIA
Se prendo nove mi chiede perché non dieci. Se prendo otto mi chiede cosa è successo. Oggi ho preso sei, anzi sei meno.
TATIANA
E cosa pensi che farà?
GIANMARIA
Non lo so.
PINO
Ti disereda?
GIANMARIA
Non è divertente.
PINO
Lo so. Infatti sto cercando di capire quanto è grave.
GIANMARIA
Mi dirà che mi sto lasciando andare. Che con tutte le possibilità che mi danno non ho diritto di sprecare niente. Tatiana si siede accanto a lui.
TATIANA
Allora il problema non è il sei. Gianmaria la guarda.
TATIANA
Il problema è che hai paura che, se non sei sempre il migliore, smettano di essere fieri di te. Gianmaria non risponde.
PINO
E questa, ragazzo mio, è una cosa un po’ più pesante di matematica. Silenzio. Entra FRANCESCO.
FRANCESCO
Che clima. Che succede oggi? Non c’è nemmeno il professore.
TATIANA
Spiegaglielo tu a Gianmaria che aver preso un voto più basso del solito non è un dramma.
FRANCESCO
Che voto hai preso?
GIANMARIA
Sei meno. Francesco lo guarda incredulo.
FRANCESCO
Gianmaria, ma sei impazzito?
GIANMARIA
Grazie. Molto delicato.
FRANCESCO
Perfino i computer più sofisticati ogni tanto vanno in tilt. Figurati tu.
PINO
E lui non ha neanche l’assistenza tecnica.
FRANCESCO
Essere perfetti è noiosissimo. E comunque tutti hanno dei difetti. Se te lo dico io…
TATIANA
Non sei un robot.
PINO
Benvenuto sulla Terra, finalmente.
FRANCESCO
Un brutto voto è un numero. È stata un’ora della tua vita. Un’ora storta, magari. Ma non puoi usare quell’ora per giudicare tutto il resto.
GIANMARIA
Non è così semplice.
TATIANA
No, perché tu hai già deciso che se sbagli qualcosa crolla il mondo.
GIANMARIA
Ti ho parlato dei miei. Non voglio deluderli.
TATIANA
Se io dovessi piangere ogni volta che qualcuno mi giudica, a quest’ora avrei allagato la Pianura Padana.
PINO
E io dovrei pure chiamare la Protezione Civile.
FRANCESCO
Ma dai, tesoro, guarda me. Gianmaria lo guarda.
FRANCESCO
C’è gente in questa scuola che pensa che io sia un errore della natura. Pino smette per un attimo di scherzare. Eppure eccomi qua. Vivo, vegeto e pure ben vestito. Tatiana sorride.
FRANCESCO
Tu pensi di non poter sopravvivere a un sei meno?
GIANMARIA
Io so solo essere quello bravo. Pausa. Se non sono quello bravo… cosa mi resta?
FRANCESCO
Tu.
GIANMARIA
Tatiana mi ha già dato questa risposta.
FRANCESCO
Allora, per una volta, Tatiana ha detto una cosa intelligente.
TATIANA
Per una volta?
FRANCESCO
Non roviniamo il momento.
PINO
Sta migliorando anche lui.
FRANCESCO
E poi fidati: un briciolo di imperfezione ti rende molto più interessante.
GIANMARIA
Ah sì? Dici?
FRANCESCO
Certo. Altrimenti sei come un comodino dell’IKEA.
GIANMARIA
Che significa?
FRANCESCO
Perfetto, squadrato, funzionale…
TATIANA
…e uguale a tutti gli altri.
PINO
E con almeno una vite che avanza. Gianmaria finalmente ride.
GIANMARIA
Va bene. Si alza e prende il libro. Grazie, ragazzi. Davvero. Siete i peggiori modelli educativi che potessero capitarmi… …ma probabilmente gli amici migliori che potessi desiderare. Francesco si porta una mano al cuore.
FRANCESCO
Oddio. Il sei meno gli ha provocato un’emozione.
PINO
Segnate la data.
GIANMARIA
Adesso me ne vado.
TATIANA
Dove?
GIANMARIA
Rientro dentro. Prima che arrivino Alice e Simone a peggiorare la mia ansia.
FRANCESCO
Perché?
GIANMARIA
Perché vorrei vivere abbastanza da poterlo recuperare e non commettere un atto violento verso quei due. Gianmaria esce. Pino, Tatiana e Francesco lo guardano andare.
PINO
Comunque un miracolo l’abbiamo fatto.
TATIANA
Quale?
PINO
È uscito senza ripassare.
SCENA 4
Un altro giorno di ricreazione. I ragazzi hanno un abbigliamento un po’ più pesante. Giubbotti, sciarpe… le stagioni stanno scorrendo TATIANA è seduta su una panca e guarda il cellulare. MATTEO è poco distante. Questa volta non osserva i ragazzi: sta leggendo tranquillamente un libro.
Entra di corsa FIORELLA, furiosa. Tiene in mano una borsa.
FIORELLA
Tatiana! Tatiana alza appena gli occhi dal cellulare.
TATIANA
Che entusiasmo. Ciao anche a te.
FIORELLA
Tu ne sai qualcosa della mia borsa? Guarda! Me l’hanno rovinata!
TATIANA
Chi?
FIORELLA
Se lo sapessi non lo chiederei a te.
TATIANA
Logico.
FIORELLA
E’ macchiata. Non so neanche cosa ci abbiano rovesciato sopra. Ho provato con tutto… niente. Non viene via.
TATIANA
Mi dispiace.
FIORELLA
“Mi dispiace”?
TATIANA
Che devo fare? Un minuto di silenzio?
FIORELLA
Questa borsa costa un sacco di soldi.
TATIANA
Chiediamo a Pino. Quello riesce a togliere dai pavimenti roba che secondo me risale agli anni Novanta. Fiorella continua a fissarla. FIORELLA Questa cosa è stata fatta apposta. E io sospetto di te.
TATIANA
Di me? Ma sei scema?
FIORELLA
Non insultarmi.
TATIANA
Mi accusi di averti rovinato la borsa e dovrei pure essere gentile?
FIORELLA
Io so perché fai la cubista.
TATIANA
Sentiamo.
FIORELLA
A casa tua non navigate nell’oro. Lavori per arrotondare.
TATIANA
Certo che lavoro per arrotondare. E allora?
FIORELLA
Allora magari vedere tutti i giorni le mie cose… TATIANA Fermati subito. Io faccio la cubista perché mi pagano. Ballo, faccio animazione, torno a casa e studio. Fine.
FIORELLA
Non ho detto—
TATIANA
La gente invece dice eccome. Per molti “cubista” significa automaticamente una che fa chissà cosa. Guarda Fiorella. Io sono una ragazza normalissima. Studio, ho una famiglia normale e ogni tanto mi piace comprarmi qualcosa senza chiedere soldi a casa.
FIORELLA
Appunto. Sei gelosa. Tatiana la guarda incredula. L’ho visto come guardi le mie cose.
TATIANA
Fiorella, io credevo che fossimo amiche.
FIORELLA
Lo siamo.
TATIANA
No. Se pensi davvero che io possa rovinarti una borsa perché non posso permettermela, non hai capito niente di me. Io non sono gelosa di te. Ti compatisco. Fiorella sgrana gli occhi. FIORELLA Cosaaa? Tu compatisci me?
TATIANA
Un po’.
FIORELLA
E sentiamo perché.
TATIANA
Perché tu puoi metterti addosso tutte le firme che vuoi, ma se hai bisogno che gli altri le vedano per sentirti importante, qualcosa non torna.
FIORELLA
Ma che psicologa sei diventata?
TATIANA
Nessuna. Ti conosco.
FIORELLA
Tu non sai niente di me.
TATIANA
So che controlli continuamente come sei vestita. So che se una cosa non è firmata ti sembra meno bella. E so che quando entri in un posto guardi subito se gli altri ti stanno guardando. Fiorella si volta verso Matteo. FIORELLA Professore!
Matteo continua a leggere.
FIORELLA
Professore!
MATTEO
Mmh?
FIORELLA
Ha sentito?
MATTEO
Abbastanza.
TATIANA
Glielo spieghi lei che non sto dicendo una stupidaggine.
MATTEO
No.
TATIANA
Come no?
MATTEO
Oggi sono in sciopero.
FIORELLA
In sciopero da cosa?
MATTEO
Da voi.
TATIANA
Ma lei è un professore!
MATTEO
Appunto. Dovete crescere. Arrangiatevi. Torna a leggere. Entra PINO.
PINO
Che succede?
TATIANA
Il professore non vuole più fare il professore.
PINO
Colpa mia. L’altro giorno gli ho detto che non può salvare l’umanità e adesso fa l’offeso.
MATTEO
Non sono offeso.
PINO
No. Sta leggendo senza considerare nessuno. È chiaramente una forma di protesta.
FIORELLA
Pino, guarda la mia borsa!
PINO
Brutta macchia.
FIORELLA
Si può togliere?
PINO
Tutto si può togliere. Tranne certe persone. Quelle tornano sempre. Tatiana ride.
TATIANA
Professore, per favore! Stavolta gliel’ho chiesto io.
PINO
Su, professore. Torni tra noi. Mi è mancato. Matteo chiude lentamente il libro.
MATTEO
Se insistete…
PINO
Eccolo. Bastava poco.
MATTEO
Fiorella, non posso sapere perché ti piacciono le cose firmate. Però posso dirti una cosa. A sedici, diciassette anni è normalissimo cercare negli altri una conferma del proprio valore.
FIORELLA
Io non cerco conferme.
MATTEO
Il problema nasce quando cominciamo a pensare che quello che possediamo dica quanto valiamo.
FIORELLA
E adesso arriva il personaggio famoso.
PINO
Lo sento anch’io.
MATTEO
No. Oggi niente personaggio famoso.
PINO
Si è offeso proprio.
MATTEO
Vi basta guardare intorno. Ci sono persone che hanno tutto e continuano a sentirsi insufficienti. Altre hanno pochissimo e sanno benissimo chi sono. Tatiana annuisce.
MATTEO
Le cose belle possono piacere. Non c’è niente di male. Il problema è quando diventano necessarie per sentirsi belli noi.
FIORELLA
Io non sono insicura.
TATIANA
No. Mi hai solo inseguito per il giardino accusandomi di un attentato contro Gucci.
FIORELLA
Non è Gucci.
PINO
Ecco. La cosa importante era questa. Fiorella trattiene un sorriso.
PINO
E comunque, per par condicio, parliamo anche di Tatiana.
TATIANA
No, grazie.
PINO
È una brava ragazza, professore. Ma lei non sa quante gliene dicono dietro perché lavora la sera.
MATTEO
Lo immagino.
TATIANA
Io me ne frego.
MATTEO
Non sempre. E va bene anche non fregarsene. Non siamo obbligati a essere impermeabili.
TATIANA
Però io sono fiera di lavorare.
MATTEO
E fai bene.
TATIANA
Non sto facendo niente di male.
MATTEO
Appunto.
PINO
Niente Coco Chanel?
MATTEO
Se proprio ci tieni…
PINO
Ormai mi ero preparato.
MATTEO
Coco Chanel veniva dalla povertà e costruì la propria indipendenza lavorando. Direi che per oggi può bastare come personaggio famoso. Fiorella si interessa immediatamente.
FIORELLA
Chanel?
PINO
Ah, questa la ascolta.
MATTEO
Il punto non è diventare Chanel.
TATIANA
Peccato.
MATTEO
Il punto è che un lavoro non definisce il valore morale di una persona. E cercare di essere economicamente indipendenti non è qualcosa di cui vergognarsi.
TATIANA
Professore, sicuro di non aver sbagliato mestiere? Io la vedrei meglio a insegnare filosofia.
PINO
No, no. Lui insegna educazione fisica. E vi fa fare ginnastica al cervello.
FIORELLA
Tati… Ti chiedo scusa. Ero furiosa per la borsa e ho detto una cosa veramente stupida.
TATIANA
Abbastanza.
FIORELLA
Grazie.
TATIANA
Prego.
FIORELLA
Mi perdoni?
TATIANA
Sì. A una condizione.
FIORELLA
Quale?
TATIANA
Mi presti la cintura di Gucci.
FIORELLA
Quella nuova?
TATIANA
Quella nuova.
FIORELLA
Sei pazza.
TATIANA
Allora non hai imparato niente.
FIORELLA
Va bene!
TATIANA
Sabato sera.
FIORELLA
Ma non me la rovini. Oh scusa, una piccola ricaduta. Ridono. Entra GIANMARIA, di passaggio.
GIANMARIA
Che è successo alla tua borsa?
FIORELLA
Era la mia borsa. Adesso è una tragedia.
GIANMARIA
Fammi vedere. Fiorella gliela porge.
GIANMARIA
Ah, ma questa macchia l’ho vista fare. Tutti si voltano verso di lui.
FIORELLA
Come sarebbe a dire? Chi è stato?
GIANMARIA
Nessuno.
FIORELLA
Come nessuno? La macchia mica è comparsa per generazione spontanea.
GIANMARIA
Stamattina, prima della lezione, la tua borsa era appoggiata sotto la finestra dell’aula di disegno. L’ho vista. Sul davanzale c’era un bicchiere con dell’acqua sporca di tempera. Quello che usano per lavare i pennelli.
PINO
Già vedo la tragedia arrivare.
GIANMARIA
Una folata di vento ha fatto sbattere la finestra. Il bicchiere è caduto e un po’ d’acqua è finita sulla borsa. Non ho dato peso alla cosa e… non sapevo fosse la tua.
TATIANA
Quindi sono stata accusata per colpa di una corrente d’aria.
PINO
Pericolosissime, le correnti d’aria. Mia nonna lo diceva sempre.
FIORELLA
Ma perché nessuno me l’ha detto?
GIANMARIA
Io pensavo che lo sapessi. C’erano almeno quattro persone in aula.
TATIANA
Quattro persone e nessuna ero io.
FIORELLA
Tati… Ti ho già chiesto scusa.
TATIANA
Sì, ma prima non sapevamo che il colpevole fosse il vento.
PINO
E quello è difficile da interrogare.
GIANMARIA
Comunque dovrebbe venire via. Era tempera molto diluita. Fiorella si illumina.
FIORELLA
Davvero?
GIANMARIA
Credo di sì.
PINO
Venite. Prima interveniamo, meglio è. Fiorella prende Tatiana sottobraccio. FIORELLA Vieni con me. Devo farmi perdonare. Ti presto la cintura di Gucci.
TATIANA
Quella nuova?
FIORELLA
Quella nuova.
TATIANA
Allora ti perdono anche due volte.
PINO
Che bello vedere come i grandi conflitti internazionali si risolvono con gli accessori. Fiorella e Tatiana escono insieme. Gianmaria le guarda andare.
GIANMARIA
Secondo me quella cintura vale più del mio computer.
PINO
E pensa che non sa neanche fare le equazioni. Matteo sorride senza alzare gli occhi dal libro.
MATTEO
Però ha appena risolto un conflitto.
PINO
Professore…
MATTEO
Cosa?
PINO
Stava quasi riuscendo a non intervenire. Matteo torna a leggere.
BUIO
SCENA 5
Un altro giorno. È l’ora della ricreazione. PINO è solo in giardino. Sistema le sedie, raccoglie qualche cartaccia e rimette in ordine. Entra CARMINE. Indossa una felpa un po’ scolorita, jeans puliti ma consumati e un paio di scarpe da ginnastica molto usate. Una delle suole comincia a staccarsi.
Porta uno zaino vecchio, chiaramente utilizzato da anni.
CARMINE
Ciao, Pino. Tutto bene?
PINO
Ciao, ragazzo. Tutto a posto. Tu?
CARMINE
Il solito.
PINO
Il solito bene o il solito male?
CARMINE
Il solito basta.
PINO
Ah. Quello lo conosco. Entrano TATIANA e FIORELLA, entrambe concentrate sui cellulari.
FIORELLA
Ciao, Carmine. Sei stato bravo oggi a italiano.
TATIANA
È vero. Quando si tratta di scrivere sei il migliore.
CARMINE
Due belle ragazze che mi fanno complimenti insieme. Deve essere la mia giornata fortunata.
TATIANA
Non ti abituare.
CARMINE
Infatti. Mi stavo già preoccupando. Entrano ALICE e SIMONE. Alice nota immediatamente le scarpe di Carmine.
ALICE
Carmine, bellissime le Superga. Carmine guarda le proprie scarpe.
ALICE
Un po’ vissute, però. Ti si sta staccando una suola.
SIMONE
Fiorella, magari puoi consigliargli qualcosa di un po’ più trendy.
CARMINE
Non sono vecchie. Sono vintage. Tra due anni pagherete mille euro per averle ridotte così.
FIORELLA
Carmine ha ragione. Sei tu che sei il solito coglione.
ALICE
Ehi, vacci piano con i termini.
FIORELLA
Senti da che pulpito.
PINO
Comunque, Carmine, io un po’ di colla ce l’ho.
CARMINE
Per la scarpa?
PINO
Anche per qualche bocca, se serve. Alice e Simone lo guardano.
PINO
Dicevo così. Per manutenzione generale. Entra MATTEO insieme a FRANCESCO e PIERO. Francesco è un ragazzo molto curato, con modi delicati ed evidentemente effeminati. Piero ha una balbuzie che si accentua soprattutto quando è agitato o si sente osservato.
SIMONE
Oh, guarda. Arriva il trio perfetto: il tuttologo, il ricchione e il tartaglione. Matteo si ferma e guarda Simone, ma prima che possa intervenire parla Alice.
ALICE
Piero, l’interrogazione di storia stamattina è stata uno spasso. Quanto ci hai messo a dire la data della Rivoluzione francese?
PIERO
Mi-mi-millesettece-ce-cento… Alice ride.
PIERO
…ottantanove.
TATIANA
Però l’ha detta.
PIERO
E ho pre-pre-preso otto. Guarda Simone.
PIERO
Tu invece hai p-p-preso due. Simone cambia immediatamente espressione.
SIMONE
Due. Ma ti rendi conto? Due! Il professore ha esagerato. Non poteva darmi cinque?
TATIANA
Cinque è comunque insufficiente. Se ti ha dato due devi aver fatto proprio schifo.
SIMONE
Io a casa come glielo dico?
ALICE
E basta, Simo. Non andare in paranoia.
SIMONE
Mio padre mi ammazza.
ALICE
Non ti ammazza nessuno. Domani ti tiro su io il morale.
SIMONE
Come?
ALICE
Qualcosa ci inventiamo. Una bella grossa.
SIMONE
Per Giacomo?
ALICE
Per chi se no?
SIMONE
Ci sto.
TATIANA
Che meraviglia. Lui prende due e per stare meglio deve rovinare la giornata a un altro.
PIERO
Sei andato in crisi p-p-per un brutto voto?
SIMONE
Non sono andato in crisi.
PIERO
No, infatti. Ti manca solo di bu-bu-buttarti per terra e scalciare. Qualcuno ride.
PIERO
Anche il tuo cervello, se vo-vogliamo chiamarlo così, va facilmente in co-corto.
SIMONE
Molto spiritoso.
PINO
Professore, ma lei perché viene qui tutte le ricreazioni? Non le basta sentirle in classe tutte queste stronzate?
MATTEO
Perché ci tengo a questi ragazzi.
PINO
Anche a quei due? Indica Alice e Simone.
MATTEO
Soprattutto a quelli che fanno di tutto per dimostrare che non hanno bisogno di nessuno. Alice lo guarda.
MATTEO
Vorrei che arrivassero tutti al diploma. E con tutte le fragilità che vedo qui dentro…
SIMONE
Io non sono fragile.
MATTEO
Non ho fatto nomi.
TATIANA
Però hai risposto.
MATTEO
Appunto. Piero, lo sai che Bruce Willis da ragazzo balbettava?
PIERO
Bruce Wi-Wi-Willis?
MATTEO
Proprio lui. Ha raccontato che per anni faceva una fatica enorme a parlare. Poi, a scuola, ha scoperto una cosa: quando saliva su un palcoscenico e diventava un personaggio, la balbuzie spariva.
SIMONE
Bruce Willis?
PINO
Sì, quello di Die Hard. Quindi attento, Piero. Fra qualche anno potresti entrare qui sfondando una finestra.
MATTEO
Poi Willis si fece aiutare anche da un logopedista. Ma il teatro gli diede fiducia. Gli fece scoprire che quella difficoltà non decideva chi fosse. Piero ascolta con interesse.
MATTEO
Anzi, sai cosa ti dico? Voglio parlare con la preside. Potremmo organizzare un corso di teatro qui a scuola.
PIERO
Io?
MATTEO
Tu per primo, se ti va.
PIERO
Ma io bal-b-balbetto.
MATTEO
Lo so.
PIERO
E a-allora?
MATTEO
E allora reciti balbettando. Non devi aspettare di diventare qualcun altro per cominciare a fare qualcosa che ti piace. Piero rimane colpito.
MATTEO
Una difficoltà può essere un ostacolo, anche grande. Ma non deve diventare automaticamente un limite. E il teatro, comunque, fa bene a tutti. Ti obbliga a guardare gli altri, ad ascoltarli, a fidarti.
PINO
E soprattutto insegna una cosa fondamentale.
SIMONE
Cosa?
PINO
Che quando parla uno, gli altri devono stare zitti. Io renderei il corso obbligatorio. Risate.
ALICE
Professore, a forza di guardarci dentro, qui finiamo tutti dallo psicologo.
MATTEO
Non sarebbe necessariamente una disgrazia.
PINO
Dipende dalla parcella. Alice guarda Francesco.
ALICE
A proposito di fragilità… come stai, Francesco?
FRANCESCO
Benissimo. Grazie dell’improvvisa premura.
ALICE
Hai finito di sistemare la vecchia sala per l’open day?
FRANCESCO
Quasi.
FIORELLA
L’ho vista. Sta venendo benissimo.
ALICE
Non ne dubitavo. Con il suo innato gusto per l’arredamento…
SIMONE
E per il trucco. Si avvicina a Francesco e lo osserva.
SIMONE
Oggi hai messo il rimmel?
FRANCESCO
Mascara.
SIMONE
Ah, scusa. Mascara. Ti dona. Ti dà quel certo non so che… Pausa. …da ricchione. Silenzio. Matteo sta per intervenire, ma Francesco lo precede.
FRANCESCO
È incredibile.
SIMONE
Cosa?
FRANCESCO
Io non so ancora esattamente chi sono. Voi invece sembrate saperlo benissimo.
ALICE
Non ci vuole molto.
FRANCESCO
Vedi? A volte la perspicacia di certe persone mi lascia senza parole.
TATIANA
E ce ne vuole.
FRANCESCO
Io magari ci metterò un anno. Magari cinque. Magari un giorno mi sveglierò e capirò tutto.
SIMONE
Sai che impresa.
FRANCESCO
Per me sì. Perché, a differenza vostra, io sto cercando di capire chi sono. Voi avete già deciso chi devono essere tutti gli altri. Matteo guarda Francesco con approvazione.
SIMONE
Oh, non prendertela. Era una battuta.
FRANCESCO
No. Era una domanda travestita da insulto. Simone rimane per un attimo spiazzato.
FRANCESCO
E siccome siete così curiosi, quando avrò capito qualcosa ve lo comunicherò.
TATIANA
Per iscritto.
FRANCESCO
Con raccomandata.
FIORELLA
Con ricevuta di ritorno.
PINO
Fate due copie. Una la protocolliamo. Qualcuno ride. Anche Matteo sorride.
SIMONE
Ma figurati se me ne frega qualcosa.
FRANCESCO
Perfetto. Allora abbiamo risolto ancora prima di cominciare. Francesco va tranquillamente a sedersi vicino a Fiorella e Tatiana. Matteo osserva Simone e Alice.
MATTEO
Interessante.
ALICE
Cosa?
MATTEO
Niente. Continuate pure la vostra ora d’aria. Direi che non c’è molto da aggiungere.
PINO
Io qualcosa ce l’avrei.
MATTEO
Non ne dubitavo. Suona la campanella.
ALICE
Finalmente.
SIMONE
Domani, Giacomo. Fa un gesto ad Alice.
ALICE
Domani. Escono Alice e Simone.
TATIANA
Ogni tanto mi viene voglia di investirli.
FIORELLA
Non hai la macchina.
TATIANA
È l’unica cosa che mi trattiene. Escono Tatiana, Fiorella, Francesco.
PIERO
Professore…
PIERO
Per il co-corso…
MATTEO
Ci provo.
PIERO
Matteo si volta. Piero sorride. Allora magari ci pro-provo anch’io. Esce. Pino raccoglie qualche cartaccia. Matteo prende il pallone. Carmine è rimasto seduto.
MATTEO
Carmine? È suonata.
CARMINE
Lo so.
MATTEO
Non rientri? Carmine guarda le proprie scarpe. Istintivamente sistema con un dito la suola che si sta staccando.
CARMINE
Professore, posso dirle una cosa?
MATTEO
Certo.
CARMINE
Tanto prima o poi lo verrà a sapere. Matteo lo guarda.
CARMINE
Da lunedì non vengo più.
MATTEO
Dove?
CARMINE
A scuola. Silenzio. Pino smette di raccogliere.
MATTEO
Che significa? Carmine si alza e si mette lo zaino in spalla.
CARMINE
Che ho trovato un lavoro.
MATTEO
Carmine, sei in quarta!
CARMINE
Lo so.
MATTEO
Ti manca poco più di un anno al diploma.
CARMINE
A casa mia manca molto meno alla fine dei soldi. Silenzio. Carmine fa per uscire.
MATTEO
Carmine. Lui si ferma, senza voltarsi. Guarda che ne riparliamo.
CARMINE
Possiamo parlarne quanto vuole, professore. Si volta. Ma le bollette non ascoltano. Carmine esce. Matteo rimane immobile. Pino guarda nella direzione in cui è uscito.
PINO
Quello non scherzava.
MATTEO
No. Pausa.
MATTEO
E io non ho intenzione di lasciarlo andare.
FINE PRIMO ATTO
II. ATTO
SCENA C
Siamo verso maggio. L’abbigliamento dei ragazzi è più leggero. La fine della scuola si avvicina. Il giardino è vuoto. Entra Carmine. E’ più stanco del solito. Ha ancora lo zaino in spalla. Poco dopo entra Matteo.
MATTEO
Sei ancora qui.
CARMINE
Non faccia quella faccia soddisfatta.
MATTEO
Quale faccia?
CARMINE
Quella da “ho salvato un altro studente”.
MATTEO
Non ho salvato nessuno.
CARMINE
Sono ancora a scuola perché mi ha fatto promettere di aspettare.
MATTEO
E hai fatto bene.
CARMINE
Intanto il pomeriggio lavoro. Torno a casa morto e poi studio. Non posso andare avanti così per sempre.
MATTEO
Lo so.
CARMINE
Sta facendo qualcosa, vero? Matteo esita appena
MATTEO
Sto cercando di capire se esistono delle possibilità.
CARMINE
Professore, non faccia miracoli.
MATTEO
Non sono attrezzato.
CARMINE
Meno male. Quelli costano sicuramente più delle bollette. Carmine fa per andarsene
MATTEO
Carmine. Carmine si volta Dammi ancora un po’ di tempo. Poco.
CARMINE
Carmine lo guarda poi annuisce ESCE Improvvisamente entra ALICE, camminando velocemente. Dietro di lei arriva SIMONE, che quasi la rincorre.
SIMONE
Non puoi trattarmi così!
ALICE
Così come? La smetti di venirmi dietro?
SIMONE
E’ come se da un giorno all’altro non esistessi più.
ALICE
Non fare il melodrammatico. Ho conosciuto un ragazzo che mi piace. Tutto qui.
SIMONE
E quindi?
ALICE
E quindi a lui non piace che io stia sempre appiccicata a te.
SIMONE
Ah. Perfetto. Quindi trovi il fidanzatino nuovo e io finisco nel cestino.
ALICE
Non sei nel cestino.
SIMONE
No. Sono nella raccolta differenziata.
ALICE
Simo, ma che ti prende?
SIMONE
Mi prende che fino alla settimana scorsa eravamo sempre insieme e adesso, se ti mando un messaggio, rispondi dopo tre ore.
ALICE
Ho anche una vita.
SIMONE
Ce l’avevi pure prima.
ALICE
Non sei il maschio alfa che credevo. Io mi allontano un po’ e tu crolli.
SIMONE
Io non sto crollando.
ALICE
Mi stai inseguendo per il giardino.
SIMONE
Perché voglio capire! Entra GIANMARIA.
GIANMARIA
Vi ho sentito urlare da dentro.
SIMONE
Perfetto. Arriva anche il servizio di consulenza.
GIANMARIA
Che succede?
SIMONE
Alice mi ha usato e adesso si è stufata.
ALICE
Ma non dire idiozie.
SIMONE
Sono stato un usa e getta.
GIANMARIA
In che senso?
SIMONE
Nel senso che finché le servivo andava tutto bene. Adesso ha il fidanzato e io posso sparire.
ALICE
La spiegazione te l’ho data. Al mio ragazzo dà fastidio che siamo sempre insieme.
GIANMARIA
Quindi hai deciso di eliminare il problema.
ALICE
Non ho eliminato nessuno.
GIANMARIA
Hai ridotto Simone da “migliore amico e complice” a “presenza occasionale”.
SIMONE
Esatto!
ALICE
Ma tu da che parte stai?
GIANMARIA
Non sto da nessuna parte. Sto analizzando. A me sembra che Simone fosse una specie di stampella.
ALICE
Una cosa?
GIANMARIA
Una persona che ti faceva sentire forte, importante, sempre accompagnata. Adesso ne hai trovata un’altra e hai cambiato appoggio.
ALICE
Ma che discorsi fai?
GIANMARIA
Discorsi logici.
ALICE
La logica nei sentimenti non serve a niente.
GIANMARIA
Finalmente dici una cosa che condivido.
SIMONE
Noi eravamo amici. Amici veri. Non c’era niente tra noi.
ALICE
Lo so.
SIMONE
E allora perché il tuo fidanzato decide se possiamo vederci?
ALICE
Perché gli dà fastidio.
SIMONE
E a te non dà fastidio che dia fastidio a me? Alice rimane un attimo senza risposta. Entrano PINO e MATTEO.
PINO
Non ditemi che oggi c’è crisi ai vertici.
MATTEO
Che succede?
GIANMARIA
Alice si è fidanzata e Simone è stato temporaneamente sospeso dal servizio.
SIMONE
Grazie.
PINO
Ah! Hai capito! Allora è confermato. La scuola resterà senza bulli.
ALICE
Pino!
PINO
Io devo organizzarmi. Se cala il lavoro magari chiedo il part-time.
SIMONE
Non è divertente.
PINO
Un pochino sì.
MATTEO
Sentiamo.
SIMONE
Non c’è molto da sentire. Alice adesso ha il ragazzo e io non servo più.
ALICE
Non ho mai detto che non servi più.
SIMONE
Ti comporti così.
MATTEO
Alice?
ALICE
Io sto bene. Ho conosciuto una persona che mi piace. Che devo fare, chiedere il permesso a Simone?
SIMONE
Non ho detto questo.
ALICE
Con Simone ci siamo divertiti. Abbiamo fatto un sacco di cose insieme. Cazzate divertenti. Non lo dimentico.
PINO
Su alcune sarebbe meglio. Parlo da archivista della memoria scolastica.
MATTEO
Io l’ho sempre detto: tutti abbiamo delle fragilità.
SIMONE
Adesso tocca a noi?
MATTEO
Prima o poi tocca a tutti. Tu, Alice, sei molto brava a capire cosa vuoi tu. Un po’ meno a capire cosa provoca negli altri quello che fai.
ALICE
Quindi sono senza empatia.
MATTEO
Non ti sto dando una diagnosi. Ti sto dicendo che, in questo momento, stai pensando soprattutto a te.
SIMONE
È quello che dico io.
MATTEO
E tu non approfittarne.
SIMONE
Perché?
MATTEO
Perché hai costruito buona parte della tua sicurezza appoggiandoti ad Alice.
SIMONE
Io senza di lei mi sgonfio. Pausa. È la prima volta che lo ammette davvero.
PINO
Questo l’avevamo notato.
SIMONE
Pino...
PINO
Taccio.
SIMONE
Con lei mi veniva tutto facile. Entravo in un posto e non me ne fregava niente di nessuno.
GIANMARIA
Perché eravate in due.
SIMONE
Forse.
ALICE
E adesso sarebbe colpa mia se tu non sai stare da solo?
GIANMARIA
No. Ma non puoi neanche pretendere che per lui sia indifferente.
ALICE
Uffa! Adesso uno non può frequentare chi vuole?
MATTEO
Certo che può.
ALICE
Finalmente.
MATTEO
Ma ogni scelta ha delle conseguenze.
ALICE
E quindi cosa dovrei fare?
MATTEO
Non lo so. Tutti lo guardano. PINO Come “non lo so”?
MATTEO
Non lo so.
GIANMARIA
Non ha un consiglio?
MATTEO
No.
PINO
Mi preoccupa.
MATTEO
Il mio ruolo è educare, non emettere sentenze. Questo è un problema che Alice e Simone devono affrontare da soli.
SIMONE
Bel servizio.
MATTEO
State vivendo una rottura. Fa male, ma a volte le rotture servono a capire quanto di noi dipendeva dall’altra persona.
PINO
Però una volta lei era più preparato.
MATTEO
In che senso?
PINO
Un personaggio famoso ce lo trovava sempre. Che so.… i Beatles si sono sciolti. Eppure sono sopravvissuti tutti.
GIANMARIA
Non è esattamente la stessa situazione.
PINO
Lo so. Loro almeno sapevano suonare. Simone lo guarda male. PINO Era solo per alleggerire. Entra PIERO.
PIERO
Mi ha-hanno detto che i due di-dittatori si stanno separando. Alice e Simone si voltano. ALICE Chi te l’ha detto?
PIERO
La scuola. Tutta.
SIMONE
Sono passati cinque minuti!
PINO
Questa scuola ha una connessione fantastica.
GIANMARIA
C’è qualche problemino.
PIERO
Quindi è ve-vero?
SIMONE
Alice si è fidanzata.
PIERO
Ah. E tu a-adesso non vuoi più stare con Simone?
ALICE
Non ho detto questo.
PIERO
Però lui ha la fa-faccia di uno che gli hanno tolto il Wi-Fi. Pino ride.
SIMONE
Molto divertente.
PIERO
Ve-vedete? Nessuno è pe-perfetto. Neanche chi passa tu-tutto l’anno a cercare i difetti degli altri. Simone resta in silenzio. PINO Questa me la segno.
PIERO
Se-segnala pure.
MATTEO
Piero ha detto una cosa importante.
PINO
Professore, non ricominci.
MATTEO
Ho detto solo che ha detto una cosa importante.
PINO
Va bene. Una frase gliela concediamo.
SIMONE
E quindi io che faccio?
MATTEO
Impari a stare in piedi senza Alice. Poi guarda Alice. MATTEO E tu impari che le persone non sono oggetti che si possono mettere da parte quando cambia qualcosa nella nostra vita.
PINO
Insomma, dobbiamo preoccuparci oppure no?
ALICE
Di cosa?
PINO
Del bullismo. Se voi due vi separate davvero, chi lo porta avanti?
PIERO
Possiamo se-sempre aprire un bando. Gianmaria ride. Perfino Simone accenna un sorriso. Alice lo guarda. Simone ricambia lo sguardo. Per la prima volta non sembrano due complici, ma due ragazzi che non sanno bene cosa fare l’uno dell’altra.
BUIO
SCENA 7
Un altro giorno di ricreazione. GIANMARIA è seduto al tavolino con davanti una pila di libri, quaderni e fogli. Sta studiando con concentrazione esasperata. Poco distante SIMONE è seduto da solo. Guarda nel vuoto. Ogni tanto prende il cellulare, scrive un messaggio, aspetta. Nessuna risposta.
Cancella qualcosa, riscrive. Alla fine si alza e raggiunge Gianmaria.
SIMONE
Che fai dopo scuola?
GIANMARIA
Niente di particolare. Vedo mio padre e vado con lui dal meccanico.
SIMONE
Ti accompagno? Gianmaria alza gli occhi dal libro. Magari quando hai finito ci facciamo una birra.
GIANMARIA
Simone. È inutile che cerchi di sostituire Alice con me.
SIMONE
Ma chi la vuole sostituire?
GIANMARIA
Mi hai appena proposto di accompagnare me e mio padre dal meccanico. Sei disperato.
SIMONE
Volevo solo fare qualcosa.
GIANMARIA
Allora trovati un interesse vero.
SIMONE
Tipo?
GIANMARIA
Superare brillantemente la quarta.
SIMONE
Hai detto un interesse.
GIANMARIA
Quello sarebbe già rivoluzionario.
SIMONE
Non riesco a fare niente senza Alice.
GIANMARIA
Prova con Tatiana. Magari ha voglia di fare la sostituta. Proprio in quel momento entrano TATIANA e FIORELLA, scherzando fra loro. Sono evidentemente diventate molto amiche.
SIMONE
Ciao, ragazze.
TATIANA
Ciao.
SIMONE
Tati, tu che fai stasera dopo la tua performance?
TATIANA
Fiorella viene a prendermi. Ci facciamo una birra e poi dorme da me.
FIORELLA
Dobbiamo riposarci. Siamo agli sgoccioli con la scuola.
SIMONE
Potrei venire anch’io. Tatiana e Fiorella si guardano. TATIANA Simone… Noi non abbiamo nessuna voglia di sostituirci ad Alice.
SIMONE
Non vi ho chiesto questo.
FIORELLA
Un pochino sì.
SIMONE
Volevo solo uscire.
TATIANA
E noi, non offenderti, volevamo uscire senza averti tra i piedi.
SIMONE
Grazie.
TATIANA
Hai chiesto. Ci hai tartassato per mesi e ora vuoi uscire. Ma smettila!
SIMONE
Siete tutti degli stronzi. Se ne va furioso.
FIORELLA
Forse siamo state un po’ cattive.
TATIANA
Forse.
GIANMARIA
Sicuramente.
TATIANA
Ma smettila, tu.
GIANMARIA
Sto solo constatando.
FIORELLA
È proprio solo.
TATIANA
Lo so. Le due ragazze escono lentamente parlando fra loro. Gianmaria torna immediatamente ai propri libri. Entra PIERO e va a sedersi vicino a lui. Gianmaria fruga fra i quaderni. Prima con calma. Poi sempre più velocemente.
GIANMARIA
Aspetta. Continua a cercare. Dov’è?
PIERO
Co-cosa?
GIANMARIA
Il quaderno giallo.
PIERO
Quale qua-quaderno?
GIANMARIA
Giallo. Quello piccolo. Era qui. Solleva libri, fogli, quaderni.
GIANMARIA
Guarda anche tu. Per favore. Guarda se lo trovi. Piero cerca.
PIERO
Qui non c’è ne-nessun quaderno giallo. Gianmaria si blocca.
GIANMARIA
No.
PIERO
Che succede?
GIANMARIA
Non capisci. Comincia a respirare più velocemente. Lì dentro c’erano gli appunti per la prossima ora.
PIERO
Va-va bene…
GIANMARIA
No, non va bene. È l’effetto domino della catastrofe.
PIERO
Gianmaria…
GIANMARIA
Se suona la campanella prima che trovi quel quaderno con le varianti del participio futuro, si crea un paradosso spazio-temporale nella media. Piero lo guarda sbalordito. Il professore applicherà il principio di indeterminatezza. Fluttuazione quantistica delle valutazioni. Diventerò un reietto accademico. Un atomo isolato nel vuoto cosmico del giardino scolastico.
Siamo alla deriva nel caos primordiale della ricreazione!
PIERO
Io ti a-a…
GIANMARIA
Ascolto?
PIERO
Sì. Ti vorrei a-a…
GIANMARIA
Aiutare?
PIERO
Sì! Ma non ho ca-ca…
GIANMARIA
Capito?
PIERO
Ecco. Sì. Capito. Stavi un po’ de-de…
GIANMARIA
Delirando?
PIERO
Sì! Quello. Bevi il mio succo di frutta. Ti farà bene Ca-calmati. Bevi. Gianmaria prende il succo.
PIERO
Non muore nessuno se non hai un qua-quaderno. Gianmaria beve e lentamente riprende fiato. GIANMARIA Grazie. Piero alza le spalle. Sono andato completamente in panico e tu non hai riso.
PIERO
Perché a-vrei dovuto?
GIANMARIA
Non lo so.
PIERO
Ho fa-fatto quello che potevo.
GIANMARIA
E hai fatto bene. Pausa. Gianmaria guarda la pila di libri. Forse mi sto facendo prendere un po’ troppo.
PIERO
Un po’?
GIANMARIA
Molto? Piero annuisce. Va bene. Molto.
PIERO
Anche tu mi hai sempre ri-rispettato. Gianmaria lo guarda.
PIERO
Non mi hai mai preso in giro finendo per me le frasi.
GIANMARIA
Tecnicamente te ne ho finite almeno sei negli ultimi cinque minuti. Piero ci pensa. PIERO È vero.
GIANMARIA
Ma perché avevo fretta.
PIERO
Tu hai se-sempre fretta.
GIANMARIA
Questa è diffamazione.
PIERO
È statistica. Gianmaria sorride. Suona la campanella.
GIANMARIA
È suonata. Devo andare.
PIERO
Vai tranquillo. Gianmaria prende i libri.
PIERO
Sei un genio, ma se parli a una ragazza come hai parlato prima, rimani vergine fino al duemilaquaranta. Gianmaria si immobilizza. Guarda Piero.
GIANMARIA
Ehi.
PIERO
Ti ho offeso?
GIANMARIA
No. Non hai balbettato. Piero rimane immobile. PIERO Cosa?
GIANMARIA
Hai detto tutta la frase senza una sola esitazione.
PIERO
Da-davvero?
GIANMARIA
Liscio come l’olio. Piero sorride, incredulo.
PIERO
Non ci credo.
GIANMARIA
Perché non ci stavi pensando. Eri troppo impegnato a risolvere la mia crisi e mi hai anche insultato.
PIERO
Quindi per non ba-balbettare devo offenderti?
GIANMARIA
Preferirei trovare un’altra terapia. Piero ride.
GIANMARIA
Però è curioso. Tu eri concentrato sul mio panico e ti sei dimenticato del tuo.
PIERO
E tu eri concentrato sulla mia voce e hai sme-smesso di impazzire.
GIANMARIA
Quindi siamo due disastri che si fanno bene?
PIERO
Questo l’ho detto io.
GIANMARIA
Giusto. Io ho troppe parole.
PIERO
Questo è sicuro.
GIANMARIA
Tu invece le pensi talmente tanto che ogni tanto rimangono bloccate.
PIERO
Più o meno.
GIANMARIA
Forse abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Piero lo guarda.
PIERO
Per sopravvivere alla scuola?
GIANMARIA
Almeno fino a giugno.
PINO
Scusate… I due si voltano. PINO La campanella l’avete sentita?
GIANMARIA
Sì.
PIERO
Sì.
PINO
Bene. Ent ra PIN O. Li tro va anc ora lì. E allora state facendo un esperimento scientifico per vedere dopo quanto arriva la nota? Gianmaria afferra tutti i libri.
GIANMARIA
Andiamo. I due corrono verso l’uscita. PINO Piano! Uno balbetta e l’altro è maniacale, almeno non fatemi chiamare anche l’ambulanza! Piero e Gianmaria escono. Pino scuote la testa.
PINO
A giugno ci devo arrivare anch’io.
BUIO
SCENA 8
Siamo ormai vicini alla fine dell’anno scolastico. Tutti i ragazzi sono in giardino, tranne Pino. C’è agitazione. Qualcuno consulta il cellulare, qualcuno parla sottovoce, altri camminano avanti e indietro.
MATTEO
Ragazzi, state calmi. Andrà tutto bene. Specialmente se mantenete la calma e la mente aperta.
FRANCESCO
Facile per lei. La scuola l’ha già finita tutta.
MATTEO
Sì, ma quello che state vivendo voi l’ho vissuto anch’io.
SIMONE
Anche lei aspettava con l’ansia di sapere se veniva promosso?
MATTEO
Qualche volta aspettavo soprattutto di sapere se sarei arrivato vivo a giugno.
GIANMARIA
Statisticamente, a questo punto dell’anno—
TATIANA
Gianmaria, no.
FIORELLA
Ti prego.
FRANCESCO
Abbiamo già abbastanza ansia naturale. Non aggiungere quella scientifica. Entra PINO piuttosto in fretta.
PINO
Attenzione. Sta arrivando la preside.
ALICE
E allora?
PINO
Allora niente. Però ha il passo da bersagliere.
SIMONE
È arrabbiata?
PINO
Diciamo che non sta venendo a distribuirvi caramelle.
MATTEO
Mettetevi buoni e composti. I ragazzi cercano rapidamente di assumere posizioni presentabili. Probabilmente vorrà farvi un discorso per la fine dell’anno.
PINO
Sì. Soprattutto a lei. Entra la PRESIDE. Ha un’espressione severa.
MATTEO
Buongiorno, Preside. È passata a salutare i ragazzi?
PRESIDE
No. Cercavo proprio lei. Ed ero sicura di trovarla qui.
MATTEO
Sa che mi piace stare con i ragazzi.
PRESIDE
Professore, le ricordo che lo stipendio le viene erogato per svolgere il suo lavoro di insegnante, non per diventare il leader spirituale di una setta di adolescenti confusi. Qualcuno trattiene una risata. Queste panchine non sono un prolungamento della sua palestra e lei non può trascorrere sistematicamente la ricreazione organizzando sedute collettive. MATTEO Non organizzo sedute collettive.
PINO
In effetti vengono spontaneamente. La Preside lo guarda. PINO Io non c’entro.
PRESIDE
Professore, le era già stato chiesto di limitare questa sua... attività.
MATTEO
Ho soltanto ascoltato i ragazzi.
PRESIDE
E continuerà ad ascoltarli durante le ore e nelle sedi appropriate. Alla prossima violazione non mi limiterò a un richiamo scritto. Chiederò che venga valutato formalmente il suo comportamento. Poi guarda gli studenti. E voi ragazzi, …lo spettacolo è finito. Circolare.
Nessuno si muove.
PRESIDE
Ho detto circolare. Gianmaria alza una mano. PRESIDE No.
GIANMARIA
Non ho ancora parlato.
PRESIDE
La conosco.
GIANMARIA
Se vuole, professore, le preparo una memoria difensiva di venti pagine entro il suono della campanella.
MATTEO
Gianmaria…
GIANMARIA
Con bibliografia.
PINO
È meglio che lo fermi subito. È capace.
GIANMARIA
A mio parere una sanzione per aver ascoltato degli studenti presenta diversi punti contestabili.
PRESIDE
Nessuno le ha chiesto un parere.
CARMINE
E se gli fanno una multa?
PRESIDE
Non ho parlato di multe.
CARMINE
Comunque noi facciamo una colletta. Matteo lo guarda.
CARMINE
Io ci metto cinque euro. Sono quelli che tengo per l’autobus. A casa ci vado a piedi.
MATTEO
Tu non metti proprio niente.
CARMINE
Professore, lei da qui non se ne deve andare.
FRANCESCO
Assolutamente no. Si alza con teatralità. Preside, mi permetta: questa sarebbe una caduta di stile cosmica.
PRESIDE
Francesco, siediti.
FRANCESCO
Mi siedo, ma resto indignato. Si siede elegantemente.
PINO
L’indignazione seduta è comunque molto dignitosa. Alice si alza.
ALICE
Preside, posso dire una cosa?
PRESIDE
Temo di sì.
ALICE
Con tutto il rispetto, questo professore è stato l’unico che si è interessato veramente a quello che ci succedeva. Matteo la guarda, sorpreso. Non soltanto ai voti. A noi.
SIMONE
Ed è riuscito persino a sopportare lei. Indica Alice.
ALICE
Guarda che posso sempre tornare come prima.
SIMONE
Ritiro.
ALICE
Ci ha spiegato quando stavamo sbagliando. Anche quando non avevamo nessuna voglia di sentirlo.
TATIANA
Soprattutto allora.
FIORELLA
Ci ha ascoltati.
PIERO
E ci ha la-lasciato il tempo di parlare.
GIACOMO
Anche quando ci mettevamo più tempo degli altri. Matteo guarda Giacomo. ALICE Io pensavo che il compito di una scuola fosse anche questo. Silenzio.
PRESIDE
Avete finito?
FIORELLA
No. Si alza anche lei. FIORELLA Noi vogliamo il nostro professore.
TATIANA
Fiorella, sembra uno slogan sindacale.
FIORELLA
E allora scioperiamo.
SIMONE
Io allo sciopero ci sto.
GIANMARIA
Tu ci stai a qualunque iniziativa che preveda di non entrare in classe.
SIMONE
Non roviniamo un momento storico. Uno dopo l’altro i ragazzi si alzano. Matteo comincia a essere seriamente imbarazzato.
MATTEO
Ragazzi, basta. Francesco guarda gli altri. FRANCESCO Aspettate. Sale su uno scalino o sulla panca. Guarda Matteo. O Capitano! Mio Capitano! Matteo sgrana gli occhi. Piero si alza sulla panca.
PIERO
O Ca-capitano! Mio Capitano!
GIANMARIA
O Capitano! Mio Capitano! Uno dopo l’altro, tutti salgono sulle panche o sugli scalini. TUTTI O Capitano! Mio Capitano!
MATTEO
Scendete immediatamente.
PINO
No, professore. Questo è bello. La Preside guarda incredula la scena.
PRESIDE
Siete completamente impazziti. Questo non è quel film. Si volta verso Matteo.
PRESIDE
E lei è responsabile di tutto questo.
MATTEO
Temo di sì.
PRESIDE
Ne riparleremo. Non perdiamo l’attimo! Roba da matti! Esce furibonda. Silenzio. I ragazzi rimangono ancora in piedi.
MATTEO
Adesso potete scendere. Nessuno si muove.
MATTEO
Giù! Scendono tutti.
PINO
Capitano autoritario.
MATTEO
Grazie, ragazzi.
SIMONE
Siamo stati forti, eh?
MATTEO
Siete stati fuori di testa.
FRANCESCO
Ma con grande eleganza.
CARMINE
Professore.
MATTEO
Dimmi.
CARMINE
Matteo sorride. Carmine gli si avvicina. A casa le cose sono cambiate. Matteo lo guarda.
CARMINE
I miei stanno riuscendo a tirare avanti. Sono arrivate delle agevolazioni, hanno sistemato un po’ di cose... Pausa. E ormai la quarta la finisco. Matteo sorride.
CARMINE
Lei ne sa qualcosa?
MATTEO
Io?
CARMINE
Professore.
MATTEO
Va bene. Confesso.
MATTEO
Ho parlato con i tuoi genitori.
CARMINE
Lo sapevo.
MATTEO
Con il loro consenso ho chiesto informazioni sui sostegni che potevano ottenere. C’erano contributi per lo studio che non avevano mai richiesto e altre possibilità di aiuto.
CARMINE
E lei ha fatto tutto questo senza dirmi niente?
MATTEO
Non ho fatto tutto io. Ho bussato a qualche porta.
PINO
Parecchie.
MATTEO
Qualcuna era chiusa.
PINO
E lui ha continuato a bussare.
MATTEO
Finché qualcuna si è aperta. Carmine lo guarda.
CARMINE
Lei è pazzo.
MATTEO
Possibile.
CARMINE
Completamente.
MATTEO
Probabile. Ma tu finisci la quarta. Carmine sorride.
MATTEO
Poi fai la quinta.
CARMINE
Piano.
MATTEO
Poi fai una bella maturità.
CARMINE
Professore…
MATTEO
Poi trovi un lavoro decente, aiuti i tuoi se vorrai, e soprattutto ti costruisci la vita che meriti.
CARMINE
Ha già deciso tutto lei?
MATTEO
No. Ho soltanto fatto in modo che fossi tu ad avere ancora la possibilità di decidere. Carmine rimane in silenzio. Poi gli tende la mano. Matteo la guarda. Invece di stringergliela, Carmine lo abbraccia rapidamente.
CARMINE
Grazie, prof. Subito si stacca, imbarazzato.
CARMINE
Però non si abitui.
PINO
Tranquillo. Tra poco finisce la scuola e torniamo tutti anaffettivi. Suona la campanella.
MATTEO
Dentro. I ragazzi cominciano a uscire. PINO Professore?
MATTEO
Sì?
PINO
Se li promuovono tutti, io organizzo una festa.
MATTEO
E se ne bocciano qualcuno? Pino guarda verso l’uscita.
PINO
Festeggiamo quelli che ce l’hanno fatta. Da fuori:
SIMONE
Ti abbiamo sentito!
PINO
Allora studiate!
BUIO
SCENA 9
La scuola è finita. Il giardino è addobbato in modo semplice ma festoso. Sul tavolino Pino ha sistemato bibite, panini, patatine, bicchieri di carta e qualche dolce. PINO e MATTEO sono già in scena. Pino continua a sistemare tutto con grande attenzione.
MATTEO
Pino, va benissimo così.
PINO
No. I panini devono stare da questa parte.
MATTEO
Perché?
PINO
Perché le bibite sono dall’altra.
MATTEO
E quindi?
PINO
Professore, non roviniamo mesi di crescita personale con un buffet organizzato male. Matteo ride. Dall’esterno si sentono urla, trombette e schiamazzi.
MATTEO
Eccoli.
PINO
Troppo tardi per scappare? Irrompono tutti i ragazzi con cappellini da festa, trombette e stelle filanti. TUTTI PROMOSSI! Si precipitano su Matteo e Pino, li abbracciano, li sommergono di stelle filanti.
PINO
Piano! Uno alla volta! Ho una certa età!
TATIANA
Ma se dici sempre che sei nel fiore degli anni!
PINO
Il fiore è delicato! Risate.
PINO
Bravi, i miei tormenti. Tutti promossi. Non ci posso credere.
SIMONE
Neanche alcuni professori.
ALICE
Parla per te.
SIMONE
Infatti parlavo per me. Alice gli suona una trombetta vicino all’orecchio. Simone risponde con la propria. I due cominciano a sfidarsi ridendo.
MATTEO
Ehi! Adesso si festeggia. Ce l’avete fatta tutti. Non avevo dubbi.
PINO
Io qualche dubbio sì. Guarda Simone. SIMONE Pino!
PINO
Ma pochi.
MATTEO
Non fate troppo casino, però. Se arriva la preside caccia via me, Pino e forse chiude direttamente il giardino.
TATIANA
Siamo dei grandi!
FIORELLA
Ce l’abbiamo fatta!
FRANCESCO
Siamo meravigliosi.
GIANMARIA
Avete visto i miei voti? Tutti gemono.
PINO
Ma ce-certo che li abbiamo vi-visti. Gianmaria lo guarda. Non ce n’era bi-bisogno. Lo sapevamo già. Piero scoppia a ridere.
GIANMARIA
Molto spiritoso. Sono contento anche per te. Gli tende la mano. Dammi il cinque. Piero gli dà il cinque.
PIERO
Que-questo lo so fare senza balbettare.
PINO
Perché usi le mani.
FIORELLA
Che gruppo straordinario.
FRANCESCO
Rimarremo nella storia di questa scuola.
PINO
Questo è sicuro. Per vari motivi.
GIACOMO
Anche io. Tutti lo guardano. Cosa guardate! Ho superato quasi tutte le mie vergogne.
ALICE
Quasi?
GIACOMO
Se dico tutte poi domani inciampo davanti a cinquanta persone.
PINO
Molto saggio.
GIACOMO
Però adesso, se inciampo, mi rialzo. Guarda Alice e Simone. GIACOMO E se qualcuno ride… …problemi suoi. Alice sorride.
CARMINE
E io che volevo mollare tutto. Guarda Matteo. Invece sono qui. Promosso.
MATTEO
E resti qui.
CARMINE
Non si allarghi. Devo ancora pensarci.
PINO
No, ragazzo. Tu ormai sei incastrato. Risate. Matteo prende una bibita.
MATTEO
Allora. Programmi per l’estate?
FRANCESCO
Io lavoro.
FIORELLA
Dove?
FRANCESCO
In una boutique al mare. Si mette in posa. Abiti meravigliosi. Firmati. Eleganti. Raffinatissimi.
TATIANA
Ecco. L’abbiamo perso.
FRANCESCO
Guadagno qualcosa, mi diverto e nella pausa pranzo vado a nuotare.
FIORELLA
Ma fanno gli sconti agli amici?
FRANCESCO
Dipende dagli amici.
FIORELLA
Io vengo a trovarti.
TATIANA
E io vengo con lei. Per impedirle di spendere lo stipendio dei suoi genitori in quarantacinque minuti.
FIORELLA
Sono cambiata.
TATIANA
Certo.
FIORELLA
Molto.
TATIANA
Certo.
FIORELLA
Non mi credi?
TATIANA
Ti accompagno lo stesso. Risate.
PINO
Carmine, tu che fai?
CARMINE
Quindici giorni di niente.
PINO
Bravo.
CARMINE
Dormo. Mangio. Respiro. Guardo il soffitto.
MATTEO
Programma intenso.
CARMINE
Poi faccio il barista fino a settembre.
PINO
E studi?
CARMINE
Pino!
PINO
Era per vedere se il professore mi ha contagiato.
MATTEO
Gianmaria, che fai quest’estate?
GIANMARIA
Io comincio a prepararmi per l’anno prossimo. Tutti protestano. TUTTI NOOO!
GIANMARIA
Calma! Solo un’ora al giorno.
TATIANA
È grave.
GIANMARIA
Ma c’è una novità. A luglio Piero viene per quindici giorni a Santa Margherita Ligure con me e i miei genitori.
PIERO
È vero. Mi hanno i-i-i… Gianmaria sta per aiutarlo, poi si ferma. Piero lo guarda.
PIERO
…invitato. Gianmaria sorride. GIANMARIA Esatto.
PIERO
E io ho accettato.
PINO
Benissimo. Farete stragi.
PIERO
Se troviamo due a-amanti degli strambi, forse.
GIANMARIA
Parla per te.
PIERO
Tu vai in vacanza con i libri.
GIANMARIA
Uno solo.
PIERO
Due.
GIANMARIA
Uno e mezzo. Si danno il cinque.
MATTEO
Alice?
ALICE
Io sto con il mio ragazzo. Simone finge di piangere. ALICE Smettila.
SIMONE
Sto benissimo.
ALICE
Meno male.
SIMONE
Anzi, io sto puntando una tipa.
TATIANA
“Puntando” è già inquietante.
SIMONE
Mi piace un casino. E va al mare dove vado io.
PINO
La poveretta lo sa?
SIMONE
Non ancora.
ALICE
Prima regola: non seguirla per tutto lo stabilimento.
SIMONE
Ho imparato.
ALICE
Seconda regola: se non ti vuole, sopravvivi.
SIMONE
Ho imparato anche quella. I due si guardano e sorridono. MATTEO Mi sembra che abbiate davanti una bella estate. Ve la siete meritata. Godetevela.
TATIANA
Professore. Adesso lei e Pino chiudete gli occhi.
PINO
Perché?
FIORELLA
Chiudeteli.
PINO
Io non mi fido.
SIMONE
Pino!
PINO
Va bene. Matteo e Pino chiudono gli occhi. I ragazzi confabulano. Francesco tira fuori una corona di plastica e uno scettro giocattolo. Li mette a Matteo. Tatiana sistema il mantello improvvisato sulle sue spalle.
TATIANA
Professore, può aprire gli occhi. Matteo apre gli occhi. Guarda la corona, lo scettro, poi i ragazzi. Scoppia a ridere.
MATTEO
Ma siete completamente scemi.
ALICE
Abbiamo votato.
MATTEO
Quando?
SIMONE
Durante matematica.
GIANMARIA
Io mi dissocio.
ALICE
È ufficiale. Lei è il Professore dell’anno. Tutti applaudono e suonano le trombette. Matteo è divertito ma visibilmente emozionato. Pino apre gli occhi.
PINO
E io perché li ho dovuti chiudere? Francesco prende una seconda corona.
FRANCESCO
Perché c’è stata un’altra votazione. Gli mette la corona in testa. Poi prende una scopa nuova, decorata con un fiocco enorme, e gliela consegna come fosse uno scettro.
PINO
Una scopa.
TATIANA
Nuova.
PINO
Ah, allora cambia tutto.
FRANCESCO
Pino… Bidello dell’anno.
FIORELLA
Perché ci hai sopportato.
PIERO
Ci hai a-ascoltato.
GIACOMO
Ci hai difeso.
CARMINE
E ci hai fatto ridere quando non ne avevamo proprio voglia.
SIMONE
Anche quando ridevi di noi.
PINO
Soprattutto allora.
TATIANA
Ti vogliamo bene.
PINO
Ecco. Pino rimane immobile. Abbassa gli occhi sulla scopa. Adesso avete fatto il danno.
ALICE
Piangi?
PINO
Io? Si asciuga rapidamente un occhio. PINO Mi è entrata una stella filante.
GIANMARIA
Non vedo stelle filanti vicino al suo occhio.
PINO
Gianmaria, sei promosso. Non esagerare. Risate. Matteo guarda tutti.
MATTEO
Sapete una cosa? Io ho passato tutto l’anno a cercare di insegnarvi qualcosa.
PINO
Molto.
MATTEO
Troppo, forse.
ALICE
Decisamente.
MATTEO
Alla fine ho capito che non sempre bisogna avere una risposta. Che sbagliare non significa valere meno. E soprattutto che nessuno cresce davvero da solo. I ragazzi lo ascoltano. Lui li guarda.
MATTEO
Il resto, in qualche modo, me l’avete insegnato voi.
PINO
Professore, adesso però basta.
MATTEO
Perché?
PINO
Stavamo facendo una festa. Risate. Gianmaria guarda intorno.
GIANMARIA
Quasi mi dispiace non vedervi fino a settembre. Silenzio. Tutti lo guardano.
CARMINE
Tu stai meglio a scuola che a Honolulu.
GIANMARIA
Non sono mai stato a Honolulu.
TATIANA
E non andarci. Potresti divertirti. Risate. Matteo alza il bicchiere.
MATTEO
Voi siete il mio orgoglio. Pino alza il proprio. PINO Pure il mio. Guarda i ragazzi. PINO E adesso ve lo devo proprio dire. Siete stati rumorosi, insopportabili, permalosi, arroganti, complicati, confusionari…
SIMONE
Grazie, Pino.
PINO
Non ho finito. Ma siete anche riusciti a cadere, rialzarvi, sbagliare, cambiare idea e perfino ad aiutarvi. Insomma… Alza il bicchiere. Siete proprio dei Fuori classe. I ragazzi esultano. TUTTI FUORI CLASSE! Trombette, abbracci, stelle filanti.
In mezzo alla confusione Giacomo inciampa. Tutti si immobilizzano. Giacomo guarda gli altri. Silenzio. Si rialza tranquillamente.
GIACOMO
Che c’è? Non avete mai visto uno inciampare?
PINO
Ecco. Adesso possiamo chiudere. Riparte la festa.
BUIO - SIPARIO - FINE