La truce opera

Reality horror di 

Enzo Ferrara


Personaggi:
Virgilius, il conduttore (o conduttrice)
Coriolanus, generale ministro della guerra perenne
Quadratas, ministra della castità e della fecondità
Beneplacidus, ministro della cultura e del patriottismo
Pompadus, ministro della benevolenza del sovrano
Victorius obiettore di coscienza
Icarus rifiuta la procreazione
Arianna rifiuta la procreazione
***** uomo con cartello 
Scrivanus vilipendio alla patria 
Brutus pluriomicida

 

SCENA 1

Siamo in uno studio televisivo.
Fra pochi minuti va in scena un reality: “Giustizia, verità e perdono”.
Il conduttore, Virgilius, entra seguito dalla segretaria, dall’esterno giungono voci di regia.
“fra tre minuti in diretta” 
“le camere 1,2 e 3… Okay”
“Virgilius. Due minuti.” 
Virgilius: “Sono pronto”
Liquida la segretaria, arriva da destra uno che gli porge un foglietto. Virgilius lo prende, lo legge velocemente, lo piega e lo mette in tasca.
VoceFuoriCampo: Cinque, quattro, tre, due, uno, via.
Virgilius; Compatrioti, amici, compagni, benvenuti nel nuovo reality, il più coinvolgente, il più appassionante reality della storia della televisione. Benvenuti a: “Giustizia, Verità e Perdono”.
Applausi registrati
Il mahatma Ghandi diceva: “La verità è, di per sé la più potente forza al mondo e la giustizia consiste nel rendere a ciascuno ciò che gli è dovuto”
E aggiungeva: “Il perdono è la qualità del coraggioso, non del codardo” 
Ed è questa la nostra missione stasera, dare giustizia attraverso la verità e il perdono.
Questa è la missione che il nostro programma si pone: dare giustizia attraverso la ricerca della verità e praticare il perdono. Abbiamo, estratto a sorte cinque casi di persone che sono stati già giudicati dai nostri magistrati e già stati condannati, ma noi vogliamo offrire a loro una ultima possibilità, un ultimo grado di giudizio: quello del rappresentante dello stato a cui è stata fatta offesa e il pubblico. Sarà il rappresentante dello stato prima e il vostro giudizio a dire se costoro sono stati giudicati con giustizia e se meritano il perdono o devono scontare la pena inflitta. Ognuno di voi può, attraverso il televoto, dire se la persona accusata merita la condanna o il perdono. Sarete voi a dire la parola finale, ad emettere la sentenza.
Bene, Adesso vi presentò i nostri giudici: 
(Su uno schermo appariranno due volti: da un lato quello del giudice e dall’altro quello dell’accusato.)
il Generale Coriolanus, ministro della guerra perenne, capo dell’esercito di terra, di cielo, di mare, dello spazio e prossimo conquistatore delle terre d’occidente, ora anche capo dei servizi segreti.
Il Generale, giudicherà il Cittadino Victorius, disertore, che rifiuta di compiere il suo dovere: combattere per la patria.
Sarà poi la volta della ministra Quadratas, ministra della castità e della fecondità, che giudicherà i cittadini: Icarus e la sua fidanzata Arianna, che hanno deciso di stare insieme ma non sposarsi e non avere figli.
Ci sarà poi Beneplacidus, Il ministro della cultura e del patriottiosmo. Che giudicherà il cittadino Scrivanus, che ha scritto un libro scandaloso e offensivo della patria. 
Infine, ci sarà con noi il ministro Pompadus, ministro della benevolenza al sovrano e vice del vice, del vicepresidente sovrano, prossimo imperatore. Che giudicherà il cittadino che ha protestato contro il nostro presidente sovrano prossimo imperatore, per le strade della nostra città con un cartello.
C’è infine, Brutus, un uomo condannato per omicidio multiplo che sarà giudicato solo dal pubblico dei telespettatori. 
(Musica)
Facciamo entrare il primo giudice: il Generale Coriolanus.
(entra, con aria impettita e il petto pieno di medaglie, il Generale)
Il Generale Coriolanus è il ministro della guerra perenne, capo di stato maggiore dell’esercito di terra, di mare e dell’aria, adesso anche capo dei servizi segreti. Il generale si è coperto di medaglie nella sua lunga carriera. Generale, ci dica quante guerre ha fatto?
Coriolanus: Tante, tante belle guerre, fuori dai confini si intende, Ho sempre fatto onore alla mia patria. Ho combattuto per tutta la vita. Sono stato un uomo fortunato e così auguro ai miei compatrioti; che mandino i loro figli a combattere, ci sono tante occasioni di guerra, ne devono approfittare. Oggigiorno si tende a non fare più guerre, ci sono paesi che hanno eliminato il servizio di leva, questo è ignobile per un paese sano.

Virgilius: Generale lei oggi dovrà giudicare un cittadino che ha rifiutato di fare il suo dovere: andare a combattere. Nei paesi ostili li chiamano “obiettori di coscienza”. Si sente pronto a giudicare serenamente e senza pregiudizi questa persona.
Coriolanus: Certamente. Sono un padre di famiglia, ho anche dei nipotini a cui insegno come usare le armi, ma rimango un uomo con capacità di giudizio obiettivo.
Virgilius: Adesso, Generale la faremo accomodare in un salotto da cui può vedere e ascoltare il condannato e potrà dare il suo giudizio, che sarà aggiunto al giudizio dei telespettatori. Come dice il regolamento.
(Il generale esce) 
Virgilius: Facciamo entrare il condannato, che sarà giudicato dal generale, a cui è stata comminata la condanna a trent’anni di carcere.
(Entra il personaggio)
(buio. Luce al centro sull’obiettore di coscienza.)
Victorius: Mi chiamo Victorius, non sono più un soldato. Non appartengo allo stato, appartengo a me stesso. Lo stato si è appropriato della mia vita fin dalla nascita. Dal primo vagito ogni messaggio che ricevevo era un messaggio di odio per il nemico. Nemico che io non sapevo nemmeno chi fosse.
Avevo cinque anni a scuola e già cominciarono ad impossessarsi del mio cervello. La mia mente ancora pura veniva sporcata, da uno stillicidio di odio, di disprezzo. Hanno ucciso tutto il mio potenziale di amore. Hanno fatto un deserto di iniquità del giardino della mia mente. Hanno sporcato la purezza dei miei sentimenti. Il mio primo amore non si doveva chiamare Anna, Maria, Ivana, si doveva chiamare: patria. Un mostro, con le sembianze di criminali. Io dovevo amare questo mostro. Più di mia madre, di mio padre, dei miei fratelli, dovevo amare lei. Poi mi hanno chiamato a fornicare con questo essere schifoso, dovevo sporcare la mia anima uccidendo e torturando esseri umani, colpevoli solo di non essere come la mia oscena patria voleva. Dovevo prendere un giovane uomo che non aveva la fortuna di avere la stessa madre patria e ucciderlo. Mi avevano trapiantato dentro il cervello un mostro che cresceva e mi divorava. Come potevo estirpare dalla mia anima, dal mio cuore, dalla mia mente, questo ripugnante, orrido, essere?
Cominciai a sentire dentro una rabbia incontenibile, dovevo depurare la mia coscienza, lavare la mia mente da tutto questo. Ci sono voluti anni di cura. Ho lavorato dentro di me con metodo, perseveranza, rigore e, alla fine, sono arrivato ad una consapevole scelta. Ero già al grado di capitano. Un riconoscimento delle mie azioni, un premio alla mia stupidità. Ho buttato le mie armi, bruciato le mie divise. 
Questi gesti sono stati interpretati come segnali di un mio disturbo mentale, Non potevano comprendere. Le mie erano immersioni nel mare della mia coscienza primigenia, la mia essenza di uomo, di essere nato dall’amore. Mi stavo rigenerando. Loro, chiusi in una bolla di stupidità e brutalità erano, e sono ancora convinti di essere fortunati arcangeli di un esercito del giusto. Togliere la vita ad altri esseri umani li fa sentire appagati, anelano a quella immonda medaglia che il capo criminale gli assegnerà come premio per la loro scellerata azione.
Ho buttato le mie armi e mi sono consegnato ai miei stupidi superiori. Li ho guardati negli occhi e ho visto il loro stupore. Non riuscivano a comprendere il prodigio che stavo vivendo. Mi hanno processato, non ho capito cosa dicessero, parlavano di onore, patria, nemici, un processo noioso, banale. Una ridicola rappresentazione della loro civiltà. Mi hanno condannato e non mi appellerò. Adesso questa stupida pantomima in televisione, io non chiedo nessuna grazia. Graziato da chi? Da un corrotto assassino…

(Giunge il conduttore che fa segno di togliere la telecamera. Prende per un braccio il giovane e lo tira a sé, ma il giovane continua a parlare.)
…un ignorante, stupido, tronfio, io disprezzo…
(Virgilius. Dopo qualche secondo, rientra e con un sorriso forzato continua)
Virgilius: Il secondo condannato, anzi, condannati, sono due. Sono il cittadino Icarus e la cittadina Arianna, due giovani cittadini, lui di 28 anni, lei di 22. Sono stati condannati a otto anni di prigione, perché hanno ammesso pubblicamente che non voglio regolarizzare la loro unione con il matrimonio e in più hanno detto che non vogliono procreare. Capirete che questo è un reato. A decidere della loro sorte sarà il ministro Quadratas, ministro della castità e della fecondità. 
(entra la ministra)
Virgilius: Prego ministro Quadratas, Lei cosa pensa di questi ragazzi che hanno preso questa decisione?
Quadratas: Penso che questo sia un gesto di ingratitudine. Lo stato li ha cresciuti, ha dato loro tutto quello che dei giovani possono desiderare: istruzione, orgoglio patriottico, protezione e loro rifiutano di adempiere il loro dovere: dare figli alla patria. Capirete che questo può generare anche emulazione, pensate se altri giovani decidessero di seguire il loro esempio. Per questo abbiamo messo una tassa a chi non fa figli. La patria ne ha bisogno. Chi andrà a combattere? Se nessuno procrea non ci saranno più soldati. Ma noi offriamo una possibilità di ripensamento. Se rivedono il loro atteggiamento potranno essere perdonati.
Ascolterò questi ragazzi e in qualità di ministro della castità e della fecondità, parlerò per convincerli della importanza della legge che ha emanato il nostro parlamento sulla castità e fecondità. Mantenersi casti fino al matrimonio e dopo il matrimonio fare il proprio dovere e dare dei figli alla patria che ne ha tanto bisogno per combattere contro i suoi nemici.
Virgilius: Bene, adesso la accompagnerò nel suo salottino da cui potrà ascoltare e vedere i condannati.
(Virgilius e Quadratas escono.)
(Cambio di luci, entrano i due ragazzi, mano nella mano, si fermano al centro del palco.)
Icarus: Ho ventotto anni, mi chiamo Icarus, Lei (indica la ragazza) mi chiama Artù, come il re della tavola rotonda. Sono cresciuto in un palazzo di periferia, un brutto palazzo, avrà almeno cento anni di vita. Non avevamo il bagno in casa, dovevamo andare in cortile. Vedevo i miei compagni andare via, ricevere una casa migliore, ma a noi restavamo lì, in quello schifo di casa. Chiedevo a mia madre: perché non ci danno una casa più dignitosa? Mi rispondeva che la colpa era di mio padre. Da giovane aveva criticato il presidente sovrano, e loro lo avevano iscritto nella lista dei terroristi pericolosi e ingrati. Per questo non ci davano niente. Mio padre e mia madre dovevano fare lavori duri, pesanti. A me hanno impedito di andare a scuola. Dopo le prime classi elementari mi hanno detto di non venire più. Dovunque vada per cercare lavoro, non me ne danno; basta scrivere il mio nome nel computer per avere la scritta: “elemento pericoloso, ingrato, figlio di terrorista”. Mi sono arrangiato, faccio disegni, sono bravo, firmo, con uno pseudonimo, li mando a qualche editore e guadagno qualcosa. Mi andava bene. Ma un giorno ho conosciuto lei: Arianna, ma io la chiamo Ginevra, e da quel giorno sono rinato. Avevo giurato a me stesso che non avrei degnato di attenzione tutti quelli che mi avevano maltrattato, gli idioti, che per obbedire al loro capo supremo, mi sputavano addosso, senza nemmeno conoscermi. Ma lei mi ha aperto gli occhi. “Lottare contro i soprusi non è arroganza è un atto di giustizia. Chi non lotta è complice della ingiustizia”. Ha ragione. Noi ci amiamo, vogliamo vivere una vita insieme, ma non come vuole il presidente sovrano o chi per lui, noi vogliamo vivere a modo nostro e per questo non vogliamo sposarci, e non vogliamo mettere figli per poi mandarli a morire in guerra.
Arianna: Mi chiamo Arianna, ma lui mi chiama Ginevra. Ho ventidue anni, mio padre è un ingegnere, ma soprattutto è un artista. Ma gli artisti non hanno la possibilità di vivere in questo paese. Questo paese uccide l’arte, mi diceva sempre mio padre. La creatività ha bisogno di libertà. Mia madre è una impiegata nella pubblica amministrazione. Ho fatto le scuole statali mi hanno insegnato come usare un fucile, come uccidere persone, mi hanno insegnato a spiare e denunciare chi si lamenta delle autorità, mi hanno insegnato ad essere patriota, che la patria è stata eroica, che tutto il mondo ci odia, ma ci teme, perché noi siamo forti, abbiamo armi terribili, se ci assalgono faremo stragi, uccideremo tutti. Ecco a scuola ho imparato a odiare il mondo, ho imparato ad obbedire al nostro presidente sovrano.  Adesso con lui (guarda Artù) ho imparato a non credere alle false dichiarazioni del presidente sovrano.… non so se sarà imperatore, se lo sarà, sarà un imperatore del mondo distrutto, sarà imperatore dei morti. Ma a noi non importa, noi siamo già un re e una regina. (guarda il suo ragazzo) Con lui, ho imparato cosa vuol dire amare. Anche se ci dividerete, ci imprigionerete, il nostro amore sarà sempre vivo. 
Icarus: Non comprendiamo questa farsa, volete farci sposare per forza? Volete che facciamo dei figli per forza? Siete così sciocchi da volere questo?

Arianna: Andiamo via Artù. 
(I due ragazzi si prendono per mano e si avviano.
(Entra Virgilius.)
Virgilius: Dove andate ragazzi? Non potete andare, Dovete spiegare il vostro comportamento e chiedere perdono e il ministro vi perdonerà.
Icarus: Ma noi non vogliamo essere perdonati.
Arianna: Ma di cosa dovremmo chiedere perdono? Andiamo Artù.
Virgilius: Ragazzi, voi siete stati condannati. Non potete andare. Dovrete tornare in prigione. 
Icarus: (a lei) Tu vuoi tornare in prigione?
Arianna: Dobbiamo. 
Virgilius: Intanto andate nel posto di prima.
(I ragazzi escono)
Virgilius: Passiamo adesso all’altro caso. Il caso del cittadino Scrivanus. Egli è l’autore del romanzo “La bella opera”. Per questa opera lo scrittore è stato condannato a diciotto anni di carcere. Un romanzo che ha destato molto scalpore ed è stato ritirato dalle librerie dal ministro Beneplacidus, ministro della cultura e del patriottismo, per la sua oscena descrizione che offende la nostra patria e il nostro presidente sovrano, prossimo imperatore. 
(Entra il ministro della cultura Beneplacidus)
Virgilius: Ministro Beneplacidus ha letto il libro del condannato? Cosa risponde?

Beneplacidus: Questo libro orrendo, che abbiamo ritirato dalle librerie offende i milioni di patrioti che sono morti per la patria. Mio padre è morto in una guerra per la patria, La patria ci ha dato gloria, forza, potenza, tutto il mondo ha paura di noi. Grazie a Dio il nostro sovrano, prossimo imperatore, non è come il personaggio del romanzo che odia la guerra, il nostro sovrano ama la guerra e ne ha fatto una ragione di vita per noi tutti, fortunatamente.
Virgilius: Ministro conosciamo la sua opera di educazione del popolo.
Beneplacidus: Sì, è vero, ho fatto in modo che la cultura della guerra si diffondesse a tutti i livelli. Da ormai vent’anni anni, molti scrittori hanno un contratto con lo stato che li obbliga a scrivere romanzi educativi che vengono venduti in tutti i negozi. Fino ad oggi ne sono stati pubblicati cinquemila titoli che sono stati letti milioni di uomini e donne, e che hanno trasmesso loro il fuoco della lotta perenne.
Virgilius: Conosciamo questi libri che sono molto diffusi. Ricordiamo: “la strage dei nemici”, “Attacco alla nazione ostile”, “Morte e distruzione dei nemici della patria”, tutti grandi capolavori della letteratura.
Beneplacidus: Tutti libri che la patria ha commissionato a grandi scrittori per educare il popolo alla guerra.
(I due escono. Entra il personaggio scrittore)
(Lo scrittore rimane solo al centro del palco) 
Scrivanus: “Morte e distruzione dei nemici della patria”. Questa è la grande letteratura? Noi che abbiamo avuto i più grandi narratori della storia, ci siamo ridotti a leggere: “La strage dei nemici”; “La rovina e la morte del nemico”. Perché siamo arrivati a questo miserabile livello? Qualcuno ha scelto il nostro sovrano presidente e noi lo abbiamo accettato. Senza vedere, senza vagliare, chi è costui. Ci hanno detto: è lui. E noi abbiamo detto. Si. Ci hanno detto: Lui difenderà la patria. E noi abbiamo detto: si. La patria? Cos’è la patria? Qualcuno ha detto: La patria, è l’ultimo rifugio dei furfanti. Puoi commettere i più orrendi delitti e giustificarli con il patriottismo. Cosa sono le guerre, se non stragi giustificate dal patriottismo.  
(Prende un foglio da una tasca e legge)
“Il patriottismo nel suo significato più semplice, chiaro e indiscutibile non è altro che un mezzo dei governanti per soddisfare la loro ambizione e i loro desideri; per i governati significa la rinuncia alla dignità umana, alla ragione, alla coscienza e comporta la sottomissione servile da parte di chi è al potere. Questa è la natura del patriottismo, ovunque venga predicato. Il patriottismo è schiavitù. Gli uomini devono capire che quel sentimento di patriottismo che da solo sostiene questo strumento di stupro è un sentimento rozzo, dannoso, opprimente e cattivo, ma soprattutto immorale.” 
Sapete chi ha scritto questo? Un grande scrittore, il più grande. Uno che fate studiare a scuola ai ragazzi, che citate come se lo conosceste. Sì, lui, proprio lui. Perché non lo arrestate? Perché non stracciate i suoi romanzi. Vi vantate di essere suoi conterranei, ma quanti voi lo hanno letto? E venite ad accusare me di essere un agente straniero, un nemico della mia terra solo perché io racconto una storia, una favola, una invenzione della mia fantasia. Quanti crimini pesano sulla vostra coscienza da farvi spaventare da una favola. La bella opera è una favola che racconta di un sovrano che non vuole fare guerre, non perché abbia paura, ma perché le ritiene stupide, inutili; un sovrano che abbraccia gli altri sovrani, perché è più conveniente avere amici che nemici, un sovrano che vuole che il suo popolo lo ami perché lui li accudisce, provvede ai loro bisogni, cura i malati, crea lavoro per i giovani invece di mandarli in guerra, perché sa che un popolo felice è un popolo che cresce, che progredisce. Ho immaginato un sovrano amico, vicino al popolo. Amare il popolo non vuol dire farlo sentire potente, aggressivo, come un lupo selvaggio. La potenza come ogni cosa nel mondo, invecchia, si corrode, nessun grande potere ha mai resistito a lungo. Ci sono stati imperi che hanno conquistato il mondo, ma hanno lasciato solo rovine. Il nostro paese è governato da menti rattrappite, da intelligenze corrose dalla ossessiva ripetizione di una storia che il tempo ha alterato. Non fu vera gloria quel massacro, non fu vittoria del bene sul male, fu una terribile, esplosione di follia. E voi continuate a guardare al passato, ad un passato di morte, di distruzione e ne fate una icona. Guardare al passato vuol dire non dare prospettive al futuro, vuol dire disumanizzare. Il popolo vuole guardare avanti, il futuro deve essere gioia, solidarietà, amore. Il nostro sovrano vuole essere imperatore ma egli è come quel pianista stonato che suona più forte per attirare l’attenzione, ma le sue non sono note sono solo rumori, non hanno armonia.
Chi mi giudicherà? Il ministro della cultura? Quale cultura? La cultura della morte? Non lo accetto come giudice. 
(Entra Virgilius e il ministro della cultura Beneplacidus)
Virgilius: Ministro Beneplacidus ha sentito lo scrittore? Cosa risponde?
Beneplacidus: Mi riservo una risposta a queste farneticazioni. Tutte menzogne.
(va via)
Virgilius: Adesso introduciamo il prossimo condannato, l’ultimo del nostro programma. è un caso che tutti conoscete, la stampa ne ha parlato molto. Fu chiamato “L’uomo col cartello bianco”. Il cittadino è stato condannato a otto anni per offesa al nostro presidente sovrano prossimo imperatore. A giudicare sarà il ministro Pompadus. Prego Ministro.
(Entra il ministro Pompadus)
Virgilius: Sapete che il ministro Pompadus, è il ministro della benevolenza al sovrano e vice del vice, del vicepresidente sovrano, prossimo imperatore.
Ministro il caso dell’uomo col cartello bianco è diventato una notizia che per mesi ha incuriosito il pubblico. 
Pompadus: Ascolterò cosa ha da dire a sua discolpa. La nostra è una democrazia, ma esistono le leggi, e c’è una legge che proibisce di seminare discordia e discredito alla patria.
Virgilius: Ma il nostro condannato non aveva scritto niente sul suo cartello.
Pompadus: Questo lo rende ancora più pericoloso, perché in quel niente si può nascondere anche un pensiero antipatriottico.
Virgilius: Ma confidiamo nella sua benevolenza.
Pompadus: Vedremo, vedremo.
(i due escono)
(Entra l’uomo con cartello bianco)
Uomoconcartello: (l’uomo è un tipo collerico. Infarcisce il suo discorso di imprecazioni.)
Cosa dovrei dire? Per la miseria! Devo parlare al Ministro? Signor ministro, io avevo un cartello bianco, non vi era nessuna scritta. Perché sono stato condannato? C’è una legge che proibisce di portare cartelli bianchi? Mi dica: Qual è questa legge? In quale codice è scritta? Io ancora non capisco. 
Perché mi accusate di offesa? Chi avrei offeso con un cartello bianco? Lei è ministro della benevolenza al nostro presidente sovrano, e anche futuro imperatore, almeno così voi dite che sarà. Io non ho motivo di non crederci. Ma sono affari suoi. Il giudice mi ha chiesto: perché era bianco il mio cartello? Vede signor giudice, gli ho detto, io avevo tante cose da scriverci: pensieri, domande, idee, ma erano così dense, così affollate che hanno bloccato l’uscita e sono rimaste nella mia mente. Mi creda è così che succede! Il bianco non sempre è il vuoto, il bianco è il pieno, sono tante domande che farne una non ha senso. Ma, ora che ci penso, una parola forse avrei potuto scriverla, grande quanto è largo il cartello. Avrei potuto scrivere: PERCHE’? Qualcuno mi può rispondere? Perché? Perché facciamo le guerre? Perché introduciamo odio nelle menti dei ragazzi? Perché non viviamo in pace con i nostri vicini? Perché non siamo liberi di vivere come vogliamo? Perché siamo poveri se abbiamo tanta ricchezza? Ci sono tanti altri “perché”, ma un perché personale lo vorrei dire al presidente sovrano: Perché vuole diventare imperatore? Signor ministro della benevolenza, perché il tribunale mi ha condannato? Per benevolenza al presidente sovrano? Ma un tribunale deve essere imparziale, sopra le parti, deve guardare alla GIUSTIZIA, non al sovrano. Io sono stato giudicato nel senso della giustizia secondo lei? Io non voglio privilegi, favori, benevolenze. Io voglio giustizia.
L’uomo esce
Virgilius: Ora è il turno del Cittadino Brutus che è stato condannato per l’omicidio della moglie e del figlio. Il Cittadino Brutus era stato condannato, alcuni anni fa, per un doppio omicidio di due ragazze, pena che gli era stata condonata per essersi offerto volontario al fronte per un anno. Il Cittadino Brutus sarà giudicato dal pubblico dei telespettatori. Sarete voi con il televoto a dire se deve scontare i trent’anni di condanna o essere lasciato libero.
(Virgilius esce) 
(Entra il Cittadino Brutus)
Brutus: Sono il cittadino Brutus. Io mi sono pentito, mi hanno detto che mi devo pentire e io mi sono pentito. Non dovevo uccidere mia moglie, Tatiana, si chiamava così, Tatiana. Ma lei ce l’aveva con me. Mi sgridava sempre, perché bevevo qualche bicchiere di vodka,  ma che male facevo a bere. Un giorno avevo perso la pazienza e gli ho dato una coltellata, e poi mio figlio è venuto pure lui e che dovevo fare, ho dato una coltellata anche a lui. Ora io prometto che non lo faccio più. Se mi perdonate, se no, vuol dire che vado al fronte per un anno.
Buio
(In scena: i condannati)
(I ragazzi si guardano intorno, smarriti. )
Arianna: Cosa dobbiamo fare adesso?
Icarus: Non lo so. Non aver paura.
Arianna: Non ho paura, ma non capisco, perché siamo qui:
Victorius: Siamo in attesa della sentenza.
Icarus: Ma ci hanno già condannato. 
Scrivanus: Siamo in una specie di appello. E la giuria si è allargata: milioni di giudici. 
Ginevra: Ci possono assolvere e possiamo tornare a casa?
Victorius: Non si tratta di assoluzione ma di perdono. Il mio giudice non credo mi perdonerà.
Scrivanus: Faranno finta di perdonare, per dimostrare al mondo come sono magnanimi, ma poi faranno quello che sanno fare: uccidere, imprigionare, torturare. 
Icarus: Allora perché questa buffonata? 
Uomocolcartello: (che fino ad ora è stato in silenzio) Perché il potere ha bisogno dello spettacolo: che sia una parata di ridicole bombe ammazza cristiani o una sceneggiata piena di lacrime. Sono organizzati meglio di una compagnia teatrale.
Brutus: Io mi devo pentire, così mi hanno detto. E io mi pento, tanto che ci vuole a pentirsi. NO?
Victorius: Tu sei una bestia. Altro che perdono, dovrebbero chiuderti in una fossa e seppellirti vivo.
Brutus: (minaccioso) Stai attento a come parli, che tanto un morto in più non fa differenza.
Scrivanus: (mettendosi fra i due) Stai calmo amico. Anche tu (a Victorius) Sono sicuro che ci sia qui, non so dove, una telecamera che ci sta spiando.
Victorius: Al punto in cui siamo non mi interessa. Ci spiano? Bene, allora parliamo, senza paura.  
Uomocolcartello: Personalmente ho già detto al giudice quello che dovevo dire. Ho un’età, e ho avuto la disgrazia di nascere in questo paese, che è pieno di gente per bene, ma è gente semplice, che non è abituata a scegliere, non distingue un imbroglione da un uomo onesto.  
Scrivanus: Ma forse questa è l’occasione per dare una scossa, un segnale, questo programma è visto da milioni di spettatori, qualcuno sentirà svegliarsi qualcosa dentro, una scintilla, non so cosa, ma un popolo che non si ribella è un popolo schiavo.
Uomocolcartello: Gli schiavi sanno di esserlo. Loro non lo sanno. Il loro cervello è già occupato.
Victorius: Questo fanno i dittatori: occupano le menti, non lasciano spiragli di ragione.  
Arianna: Qualcuno si deve ribellare.
Victorius: Ma la lotta non può essere combattuta da individui solitari, le masse devono scendere in piazza, e questo non avverrà, i primi ad ostacolarla sono i funzionari del regime. La delazione, il tradimento sono la norma, Ti può tradire il vicino, il collega di lavoro, persino tuo figlio o tuo padre. Ormai il tessuto è liso, sfibrato, cede in ogni punto. 
Icarus: Allora non c’è speranza di un futuro giusto?
Victorius:: No, mi dispiace per te e la tua compagna. Vi consiglio di andare via da questo paese. Giocate d’astuzia: dite che accetterete le loro sconclusionate idee e appena potete andate via.
Arianna: Ma cosa c’è di sbagliato in quello che vogliamo?
Uomocolcartello: Di sbagliato, ragazza, non è il vostro pensiero, sbagliato è il posto in cui siete nati. Questo paese è precipitato in una specie di incubo, un incubo che dura da troppo tempo, da cui non riesce a svegliarsi. Abbiamo creduto per un po’ di essere fuori dal sonno, come quella storia dell’uomo che si sveglia dal coma, crede che sia finito, che tornerà a vivere, invece il sonno ritorna di nuovo. 
(i due ragazzi si guardano)
Victorius: Per quanto mi riguarda non mi aspetto nessun perdono, non lo chiedo e non lo voglio. Combatterò con ogni mezzo questo regime di criminali a costo della vita. 

Scrivanus: Saresti disposto anche a morire?
Victorius: Non è vita quella che ci costringono a fare. Ma è una mia scelta.
Tu potresti accontentarli, scrivere quello che vogliono loro e fregartene. Cosa credi di fare con le tue storie?  
Scrivanus: Anni fa anch’io scrivevo quelle stupide storie di eroi che uccidono per la patria. Eroi rimbecilliti dal senso dell’onore patriottico, storie ridicole. Ma il regime le pubblicava, la gente li comprava, li leggeva. Le nostre biblioteche sono piene di libri di grandi scrittori ma la gente legge: Fiamme sul nemico, Marcia della vittoria… è deprimente.
Uomocolcartello: Una volta mi è capitato fra le mani un libro del genere… un vero e proprio immondezzaio. Come quello che si vede in televisione: una continua pioggia di scemenze che alla lunga lavano il cervello.   
Scrivanus. Mi vergogno di averne scritto qualcuno, ma avevo problemi di denaro. Ho usato uno pseudonimo ma il senso di disgusto mi è rimasto. Volevo riparare con questo libro. Ho usato il mio vero nome, volevo scrivere per far capire ai miei compatrioti in quale abisso ci sta portando il nostro presidente. Ho raccontato la storia di un popolo che vuole vivere in pace con gli altri popoli, che ha raggiunto la saggezza, che pratica la compassione, il perdono, la gentilezza. Un popolo che ha compreso che questo mondo non è stato creato per le guerre, che credersi migliori di altri è un’idiozia suprema. 
Uomocolcartello: Avevo un televisore in casa che guardavo, dopo due anni mi accorsi di non riuscire a formulare un pensiero che fosse soltanto mio. Ore, mesi, anni di propaganda e di bugie avevano bruciato il mio cervello. Quando me ne sono accorto ho buttato il televisore ed ho fatto una cura disintossicante.
Scrivanus: Come ti sei disintossicato?
Uomocolcartello: Poesia e calcio. 
Icarus: E noi? Cosa possiamo fare? Siamo nati qui, non conosciamo niente del mondo fuori. Com’è? Come ci dicono? Un mondo decadente? Senza valori? Un mondo pieno di insidie, di peccato? 
Arianna: Dicono che fuori il mondo è immorale, corrotto, pieno di vizi e cattiveria.
Scrivanus: No, non è vero. Non è certamente il giardino dell’Eden, è un luogo con vizi e virtù, ma scegli tu cosa vuoi fare della tua vita. Devi sgombrare la mente da tutte quelle menzogne che hanno versato dentro di te. Hai un giovane intelligente e coraggioso al tuo fianco, affronterete la vita a fronte alta.
Uomocolcartello: (Si avvicina ai due ragazzi) Ragazzi, voi siete ancora nel pieno della vita, non arrendetevi, per la miseria, non arrendetevi! Nessuno si dovrebbe arrendere. Tutti ci dovremmo ribellare. Io per primo. 
(Buio)
Virgilius: Mentre i nostri condannati e i nostri giudici sono chiusi nelle loro stanze a discutere, noi dobbiamo doverosamente avvisare il nostro pubblico che abbiamo infiltrato un elemento provocatore fra i condannati. Chi è, non posso rivelarlo, ma uno di loro fa un doppio gioco. Chi sia lo sapremo alla fine dello spettacolo. Ma adesso abbiamo una sorpresa: Il nostro presidente sovrano prossimo imperatore ci ha mandato un video messaggio. Ascoltiamo.
Sullo schermo appare una figura.
Presidente: Cari cittadini, cari veterani, soldati, marinai, sergenti, maggiori, sottotenenti e marescialli, ufficiali, generali, ammiragli, la nostra patria è in pericolo, forze nemiche ci minacciano, vogliono invaderci e uccidere i nostri figli, le nostre mogli, perché noi siamo più potenti, più forti. Le nostre armi sono terribili, possono colpire le loro città, i loro palazzi, distruggere tutte le loro terre, renderle deserte, fare della loro terra una landa desolata e invivibile. Ma noi non siamo cattivi, non siamo crudeli, noi vogliamo solo che la nostra potenza ci venga riconosciuta, che si tremi quando si pronuncia il nome della nostra patria. Per troppo tempo ci hanno negato il diritto di essere i più forti, i più potenti, ma il nostro popolo ha saputo reagire, con determinazione e ci siamo riappropriato delle terre che i nostri avi avevano conquistato e che ci appartenevano per diritto divino. Perché Dio è con noi, egli sa che il nostro popolo deve avere il dominio su questa terra. Dio è con noi. 
Viva la patria, viva la guerra, viva il popolo.    
Entrano i giudici:
Beneplacidus: Grande discorso del nostro presidente sovrano prossimo imperatore, come sempre egli ci sprona a lottare contro tutti i nemici che nel mondo ci vogliono distruggere.
Quadratas: Io mi commuovo sempre nei suoi discorsi.
Coriolanus: Io invece ricevo la carica e odio ancora di più i miei nemici.
Virgilius: Bene: Cari giudici, dopo il grande discorso del nostro presidente sovrano prossimo imperatore, dobbiamo tornare alla nostra trasmissione: Avete ascoltato le dichiarazioni dei condannati, cosa avete deciso. Stanno arrivando i televoti del pubblico, occorrono anche le vostre decisioni.
Coriolanus: Io non posso perdonare, no, mai e poi mai. Insultare la patria e il nostro presidente sovrano futuro imperatore.
Quadratas: Io non ho ancora preso una decisione, francamente non so cosa decidere. I ragazzi fanno delle affermazioni orribili, abbiamo educato i nostri figli alla assoluta obbedienza allo stato e al nostro presidente sovrano prossimo imperatore e non mi spiego come mai non abbiano assimilato i nostri insegnamenti.
Coriolanus: Già, a che cosa sono servite i continui programma di educazione a scuola e in televisione?
Pompadus: Non dimentichiamo che anche questa è televisione, ma il nostro presidente sovrano prossimo imperatore l’ha voluta per dare anche un segno della sua benevolenza, per questo vi consiglio di mostrare clemenza.
Coriolanus: Ma è una cosa intollerabile, un soldato che rifiuta di combattere, se questo venisse accettato sarebbe un disastro. No, non posso farlo. Non lo perdonerò.
Quadratas: È questo il vero problema. Se noi insegniamo una cosa e perdoniamo chi quella cosa non osserva, la gente si chiederà dove sia la verità. Se io perdono i ragazzi che devo giudicare, sarà come dare un segnale che la legge si può trasgredire e non si viene puniti. Non è possibile.
Virgilius: È vero. Ma se i ragazzi si pentono e accettano la legge?
Quadratas: Ah, beh; in quel caso, si, si possono perdonare.
Virgilius: Vede. Così si dà un messaggio a tutti i ragazzi.
Pompadus: Anch’io perdonerò quello sciocco con il cartello.  Sicuramente si pentirà e chiederà scusa al nostro presidente sovrano prossimo imperatore.
Virgilius: Certamente si pentirà. È un povero vecchio, malato. Non ha scritto nulla perché evidentemente è già fuori di senno.
Pompadus: Lo penso anch’io. Faremo un gesto di clemenza.
Virgilius: Bene ministro. Avremo già due perdonati su quattro. Un bel risultato per il nostro programma.
Pompadus: E il nostro presidente sovrano prossimo imperatore sarà ancora di più venerato dal popolo.
Beneplacidus: Io sono indeciso. Lo scrittore è un personaggio un po’ strano. So che è stato un fedele servitore della patria, ma perché ha scritto quell’orribile romanzo?
Coriolanus: Lo avete letto? Io, no. Quando ho saputo che cosa diceva ho avuto una repulsione. Trattare il nostro presidente sovrano prossimo imperatore come un debole, non è accettabile.
Beneplacidus. In verità, ministro non è proprio così. Lui racconta di un paese immaginario in cui il sovrano non fa guerre, non conquista regioni, non ha un esercito forte e potente…
Coriolanus: Assolutamente ridicolo!
Beneplacidus: … certamente ridicolo. Uno stato che non ha armi! sarebbe uno stato straccione.
Coriolanus: Ripeto: ridicolo.
Beneplacidus: Dice addirittura: che la migliore arma contro i nemici è non avere nemici. 
Coriolanus: Pazzesco! Spero non vorrai perdonarlo? Non diamo questo cattivo esempio.
Virgilius: Ma se fa un atto di pentimento?
Beneplacidus: Dovrebbe strappare il libro in mille pezzi, qui, davanti alle telecamere. Allora… forse.
Buio
Luce sui sei condannati
Uomocolcartello: Mia moglie Irina, pace all’anima sua, era una giornalista, una grande giornalista, ha combattuto la mediocrità al potere. Mi diceva sempre: La mediocrità cammina a fianco della stupidità e insieme nascondono il male. Perché il male esiste. 
Come ci siamo ridotti a questo? Eppure, abbiamo avuto uomini d’ingegno, grandi artisti, menti eccelse che con la loro arte hanno superato la barriera del tempo, sono entrati nella storia. Ma adesso? Adesso siamo stati imprigionati dalla mediocrità. Perché? Cosa è successo? 
(Si avvia risoluto, come chi ha preso una decisione.)
Victorius: Dove vai? Ci sono le guardie.
Uomocolcartello: Sono armato.
Scrivanus: Armato?
(Sorpresa e paura negli occhi degli altri)
Uomo cartello: Non seguitemi.
Victorius: Cosa vuoi fare? 
Scrivanus: Rischi la vita.
Uomo cartello: È affar mio, 
Victorius: Vengo con te;
Uomo cartello: Perché? Può darsi che ti perdonino e potrai andare via.
Victorius: No, non mi perdoneranno… e ho già detto che non voglio essere perdonato.
Scrivanus: Ma cosa sperate di ottenere, non è così che si cambiano le cose
Uomocolcartello: Cambiale tu se ci riesci, io sono vecchio, la sola cosa che posso fare è ribellarmi, per la mia Irina. (rivolto ai ragazzi) Voi due, mettetevi in salvo, andate via da questo paese. 
(Esce di scena.)
(L’omicida, si apparta, prende un telefono dalla tasca e pigia un tasto)
(Victorius esce di scena seguendo l’uomo del cartello)
(I due ragazzi si abbracciano)
Buio
Luce nel gruppo dei giudici
Virgilius sta parlando con uno di loro.
Virgilius: Forse…? 
(Fa un gesto con la mano per dire che è arrivata una comunicazione nel suo telefono)
(Fa una faccia alterata, è confuso, si guarda intorno, balbetta qualcosa, chiude il telefono e con faccia grave si rivolge agli astanti, che intanto si sono radunati attorno a lui)
Virgilius: Signori, mi è stato comunicato che due dei condannati sono scappati dalla stanza e sono armati
Tutti, in uno stato di agitazione: Ma come è stato possibile? 
Chi sono?
Armati?
Ma non ci sono guardie?
Dobbiamo sospendere il programma.
Virgilius: Signori, calma, calma; non c’è pericolo, le guardie si sono già messe alla ricerca; no, non consiglio di fermare il programma, vedrete che il nostro servizio di sorveglianza farà il proprio dovere e prenderà i fuggitivi.
Quadratas: Ma chi sono? 
Virgilius: Non so chi siano.
(Si allontana e in disparte parla al telefono)
(Momento di tensione nel gruppetto. Virgilius torna)
Virgilius: Ho saputo chi sono i fuggitivi.
Tutti: Chi?
Buio
(Luce su l’uomocolcartello e Victorius)
Victorius: Cosa vuoi fare? Che arma hai?
Uomocolcartello: Perché mi hai seguito? Torna dentro.
Victorius: No, vengo con te. Dov’è l’arma?
Uomocolcartello: Quale arma? Io non ho nessuna arma.
Victorius: Hai detto di essere armato.
Uomocolcartello: Non mi piacciono le armi. Il cartello bianco era la mia arma. Ma tu torna dentro.
Victorius: Non hai armi? E come speri di fare?
Uomocolcartello: Fare cosa?
Victorius: Non capisco. Sei uscito dalla stanza…
Uomocolcartello: Ti sembro un idiota, vero?
Victorius: Non ho detto questo, ma, non so cosa vuoi fare?
Uomocolcartello: Voglio andare via… via da questa follia, da questo posto… (è smarrito, confuso, quasi allucinato)
Victorius: (capisce lo stato d’animo, le poggia le mani sulle spalle) Va bene, andiamo…
(Le mette una mano sulle spalle)
Uomocolcartello: Dove mi porti?
Victorius: Fuori. Andiamo fuori.
(escono)
Buio
Luce sui ragazzi:
Icarus: Dobbiamo aspettare
Arianna: Cosa?
Icarus: Qualcosa. Deve succedere qualcosa.
Arianna: Qualcosa di buono?
Icarus: Al punto in cui siamo non può succedere niente di più brutto.
Arianna: E noi? Cosa dobbiamo fare? Aspettare. Aspettare il perdono?
Icarus: Sì, credo di sì.
Arianna: Ma per avere il perdono, dobbiamo chiederlo? Io non voglio chiedere il perdono. Non ho fatto niente.
Icarus: Nemmeno io voglio chiedere perdono.
Arianna: Allora, andiamo. (lo prende per mano e si avviano)
Buio
Luce sull’omicida e il conduttore.
Virgilius: Le cose non sono andate come dovevano. Avresti dovuto capirlo.
Brutus: Come potevo capirlo?  Quelli sono pazzi. Parlavano di cose che io non capivo. Hai detto che si sarebbero pentiti pur di avere la libertà, ma a loro la libertà non interessa, sono dei pazzi. 
Virgilius: Questo programma sarà un fallimento. Da un lato gente che non vuole essere perdonata, dall’altro gente che non vuol perdonare. Se non ottengo nemmeno un perdono mi chiudono il programma.
Brutus: E io? Io voglio essere perdonato. 
Virgilius: (lo guarda come per dire ma tu quanto vali?) Tu? Tu non hai un giudice qui presente, Tua hai solo i telespettatori che ti giudicheranno. Prega che lo facciano. Ma gli altri sono importanti per lo spettacolo
(Arriva una telefonata. Virgilius prende il cellulare, ha l’aria 
disperata, Emette solo dei suoni esclamativi)
Brutus: Che succede? Che succede?
(Virglius senza rispondere va via)
Buio
Luce sui giudici. Arriva concitato Virgilius, Gli si raccolgono intorno.
Coroilanus: Che succede?
Virgilius: I condannati hanno tentato la fuga ma sono… 
Coriolanus: Cosa?
Virgilius: Sono stati ripresi dalle telecamere
(Sbigottimento, sorpresa, domande: Come, chi, dove
Pompadus: Chi ha visto? Come è potuto succedere? Nessuno deve sapere.
Virgilius: Si, si, vado a dare disposizioni. 
Pompadus: (Ai presenti) Siamo tutti d’accordo. Non è successo. Negare, negare anche l’evidenza, questo è sempre stata la nostra linea di condotta. 
Coriolanus: Ovviamente! Negare, sempre negare, 
Quadratas: Ma sempre con un frammento di verità, per dissipare ogni sospetto
Beneplacidus: Allora mettiamoci d’accordo. Cosa diremo alla gente?
Pompadus: Diremo che perdoniamo solo tre condannati. Se li perdonassimo tutti sarebbe sospetto.
Coriolanus. Sono d’accordo. Io non perdono il mio condannato, per il resto fate voi come volete.
Beneplacidus: E io? Dovrei perdonare lo scrittore pazzo che ha scritto quell’orrore?
Pompadus: Io perdonerò il vecchio, in fondo è solo un poveraccio, che male può fare?
Quadratas: Allora io devo perdonare i ragazzi. Dirò che si sono pentiti e si sposeranno e faranno figli.
(Ritorna Virgilius)
Virgilius: Lo scrittore, ha detto che vuole intervenire nel programma.
Beneplacidus: Intervenire? Per dire cosa?
Virgilius: Gliel’ho chiesto. Dice che vuole leggere pagine del suo libro e poi si appellerà al pubblico. 
Beneplacidus: È escluso. Ha già detto quello che doveva dire.
Virgilius: Signor ministro, secondo me non otterrà niente, il pubblico non è in grado di capire. Lo lasci fare. E poi farà un po’ di spettacolo.
Beneplacidus: Va bene, purché finisca questa buffonata.
Virgilius: Grazie signor ministro.
Buio.
Luce su Virgilius.
Virgilius: Cari telespettatori, uno dei condannati di cui si parla è Scrivanus lo scrittore. Egli è stato condannato per offesa allo stato. L’accusa è di aver scritto una storia che parla di un regno, inventato che è una parodia del nostro paese, dove i personaggi sono descritti come caricature che offendono i nostri rappresentati. Egli si difende, dicendo che questa è solo una invenzione della fantasia e qualsiasi riferimento al nostro paese è del tutto infondata. Prima che il pubblico e il ministro lo giudichino egli ha chiesto di leggere alcune pagine del suo libro. Il ministro della cultura gli ha dato il permesso. Ecco a voi Scrivanus, lo scrittore.
Buio
Luce su Scrivanus
Scrivanus: Ho chiesto di leggervi alcuni brani del mio libro, ma non posso, non ci sono più copie, tutti i libri sono stati bruciati. Quello che vi leggerò è una raccolta di oensieri che dovrebbero diventare un racconto ma di sicuro non sarà ma pubblicato perché non lo vorrà il nostro beneamato presidente sovrano e, chissà, prossimo imperatore. Si intitola: La truce opera del Male.
Comincia a leggere
Il Male non ha un volto, non ha una forma, eppure è sempre stato lì, fin dall’inizio. Non è un’entità, ma una forza, un’energia che si nutre della fragilità umana. Nasce nel vuoto, nel silenzio, nel momento in cui l’uomo, per la prima volta, ha guardato dentro se stesso e ha visto il nulla. È lì che il Male ha trovato la sua culla: nell’incertezza, nella paura, nella solitudine. Non è un dio, non è un demone, ma è qualcosa di più insidioso: è la parte oscura dell’anima umana, quella che rifiuta la luce, che teme la verità, che preferisce la comodità dell’ignoranza alla fatica della conoscenza.
Il Male non ha bisogno di manifestarsi in modo eclatante. Non ha bisogno di fuoco, di catene, di urla. Si insinua lentamente, come un veleno, attraverso le crepe della coscienza. È un maestro dell’inganno, un tessitore di illusioni. Sa come sedurre, come promettere, come illudere. Sa come far credere all’uomo che il Male non esista, che sia solo un’invenzione, una favola per spaventare i bambini. E così, mentre l’uomo si convince di essere libero, il Male lo avvolge, lo imprigiona, lo trasforma. 
Il Male non è sempre stato così potente. All’inizio era solo un’ombra, un sussurro. Ma l’uomo, con la sua capacità di pensare, di immaginare, di creare, gli ha dato forza. Il Male è nato quando l’uomo ha scoperto il potere. Il potere di dominare, di controllare, di distruggere. È nato quando il primo uomo ha alzato una pietra contro un altro uomo, non per difendersi, ma per affermare la sua superiorità. È nato quando il primo gruppo di uomini ha deciso che alcuni erano più degni di altri, che alcuni avevano il diritto di comandare, mentre altri dovevano obbedire.
(dopo alcuni minuti di lettura del libro, si attenua la luce su Scrivanus e si accende su Virgilius e Brutus)
Brutus: Devo darti una brutta notizia.
Virgilius: Cosa è successio?
Brutus: Victorius e l’uomo del cartello sono morti.
Virgilius: Morti? 
Brutus: Victorius ha disarmato una guardia e ha tentato una fuga…
Virgilius: E allora?
Brutus: Le altre guardie hanno risposto al fuoco e li hanno uccisi.
Virgilius: Uccisi? Tutti e due?
Brutus: Si. Erano insieme e sono morti.
Virgilius: E i ragazzi?
Brutus: Li stanno cercando.
(Luce su Scrivanus che continua a leggere.)
Nella storia, il Male ha preso molte forme. È stato il tiranno che opprime il popolo, il sacerdote che usa la fede per controllare, il mercante che sfrutta il debole. È stato il filosofo che giustifica l’ingiustizia, il politico che promette il paradiso e costruisce l’inferno. Il Male è stato il nazionalismo che divide, il capitalismo che consuma, il totalitarismo che annulla. Ma in ogni forma, il Male ha sempre avuto un obiettivo: distruggere l’umanità dell’uomo, trasformarlo in una marionetta, privarlo della sua coscienza. 
Il Male non si presenta mai come tale. Non arriva con corna e zoccoli, non urla, non minaccia. Arriva con un sorriso, con una promessa, con una menzogna. Sa come parlare alla mente umana, come sfruttare le sue paure, le sue debolezze, i suoi desideri. Sa come far credere che il Male sia il Bene, che l’oppressione sia libertà, che la guerra sia pace. 
Buio su Scrivanus.
Luce su Virgilius e Brutus
Brutus: Hanno trovato i ragazzi.
Virgilius: Bene.
Brutus: Non direi. Hanno trovato i corpi.
Virgilius: I corpi?
Brutus: Si, erano a terra. Erano saliti in cima al palazzo e si sono buttati giù.
Virgilius: Perché? Il ministro era disposto a perdonare.
Brutus: Valli a capire i giovani.
(Luce su Scrivanus che continua la lettura del libro)
Il Male sa anche come sfruttare la paura. La paura dell’altro, del diverso, dell’ignoto. Ha usato la paura per dividere, per creare muri, per giustificare la violenza. Ha trasformato l’uomo in un animale, pronto a uccidere per sopravvivere, pronto a rinunciare alla sua umanità per un’illusione di sicurezza.
Il Male non imprigiona il corpo, imprigiona la mente. Sa come creare catene invisibili, come rendere l’uomo schiavo senza che nemmeno se ne accorga. Usa la propaganda, la disinformazione, la distrazione. Riempie la mente di rumore, di confusione, di falsità. Fa credere all’uomo che sia libero, mentre lo controlla. Fa credere all’uomo che sia felice, mentre lo consuma.
Ma il Male non si ferma qui. Sa come distruggere anche la memoria, la storia, la cultura. Sa come cancellare il passato, come riscrivere il presente, come controllare il futuro. Sa come rendere l’uomo incapace di ricordare, di imparare, di crescere. Sa come rendere l’uomo eternamente bambino, eternamente dipendente, eternamente prigioniero.uio. 
(Luce su Virgilius)

Virgilius: Siamo alla fine dello spettacolo. Stanno arrivando i vostri voti. I ministri hanno deciso chi perdonare. Le loro decisioni sono in queste buste. Il nostro notaio conteggerà i vostri voti che si aggiungeranno alle decisioni dei ministri che sono contenute in queste buste, (mostra le buste) alla fine saranno lette le sentenze
Luce su Scrianus che continua la lettura del libro)
La ribellione al Male non è facile. Non è una battaglia che si vince in un giorno, in un anno, in una vita. È una battaglia che richiede coraggio, determinazione, sacrificio. Ma è una battaglia che vale la pena combattere. Perché è una battaglia per la libertà, per la verità, per l’umanità.
La ribellione inizia con un gesto semplice: dire “no”. No alla menzogna, no all’ingiustizia, no all’oppressione. Inizia con il rifiuto di accettare il Male come normale, come inevitabile, come giusto. Inizia con il risveglio della coscienza, con il ritorno alla verità, con la ricerca della luce.
Ma la ribellione non è solo individuale. È anche collettiva. È una ribellione che coinvolge tutti, che unisce, che crea comunità. È una ribellione che costruisce, che crea, che trasforma. È una ribellione che non distrugge, ma che libera.
Luce su Virgilius
La giustizia, la verità il perdono? Hanno lottato, da sempre, ma non hanno mai vinto. Qualche volta ci hanno detto di sì, ma non era vero. Quello che ha sempre vinto è stato un compromesso, una falsa verità, una falsa giustizia, un falso perdono. Anche adesso hanno perso. La giustizia, la verità e il perdono sono stati sconfitti. Il nostro programma viene chiuso. Ordini dall’alto. Ordini che non si discutono ci ingiungono di chiudere il programma. Peccato. Un’altra occasione perduta. Ce ne sarà un’altra? 
Buio
Nel buio la voce di Scrivanus.
E così, anche nel buio più profondo, c’è sempre una speranza. Una piccola, fragile, ma potentissima luce. Una luce che può illuminare il mondo, che può trasformare l’oscurità in giorno, che può far rinascere l’umanità. Una luce che è dentro ognuno di noi. Basta accenderla.

FINE