LUNARIA
Commedia brillante di
Giuliano Angeletti
La scena è in un luogo imprecisato. S'immagina la casa di Lunaria , e sullo sfondo il pubblico.
ARGOMENTO
Lunaria, trovata una pentola piena d'oro, la custodisce con grande accanimento, straordinarie sofferenze tanto da logorasi la vita.
(Gabinius ne seduce la figlia)
Frattanto il vecchio Marcus Quirinus è indotto dalla paura di un controllo fiscale chiede la mano della figlia dell'avara, ma solo per dilazionare i suoi averi.
Marcus Quirinus intende sposarla senza dote, e per ottenere l'assenso dell’avara fornisce cuochi e vivande.
La vecchia Lunaria gliela promette a stento, ma timorosa per la pentola, la toglie di casa, nascondendola in vari luoghi fuori casa.
Non visto da nessuno, Gabinius (seduttore della ragazza) sottrae il tesoro.
Gabinius stesso prega lo zio Marcus Quirinus di cedere a lui, la sua promessa.
Marcus Quirinus accetta la proposta del nipote e sposa un’altra donna
Lunaria ha perduto nel frattempo la pentola per l'astuzia del ladro, ma la ritrova insperatamente e ben lieto concede la figlia in sposa a Gabinius.
Gabinius ne riceve in dono l'oro, una moglie e un figlio.
PERSONAGGI PER SCENE
SCENA PRIMA ( Lunaria, Domitia)
SCENA SECONDA (Lunaria, Domitia)
SCENA TERZA (Livius, Tullius)
SCENA QUARTA (Lunaria, Aurelia)
SCENA QUINTA (Lunaria, Domitia)
SCENA SESTA (Gabinius, Ascanius, Manila)
SCENA SETTIMA (Aurelia, Melsonia, Metella)
SCENA OTTAVA (Aurelia, Melsonia, Metella)
SCENA NONA (Aurelia, Domitia, Metella, Melsonia)
SCENA DECIMA (Lunaria, Metella, Melsonia)
SCENA UNDECIMA (Metella, Melsonia)
SCENA DOCICESIMA (Lunaria, Metella, Melsonia)
SCENA TREDICESIMA (Lunaria)
SCENA QUATTORDICESIMA (Marcus Quirinus, Lunaria)
SCENA QUINDICESIMA ( Lunaria, Marcus Quirinus)
SCENA SEDICESIMA (Gabinius)
SCENA DICIASETTESIMA ( Lunaria, Gabinius)
SCENA DICIOTTESIMA (Lunaria)
SCENA DICIANOVESIMA ( Lunaria, Gabinius)
SCENA VENTESIMA (Gabinius)
SCENA VENTUNESIMA (Gabinius, Marcus Quirinus, Domitia)
SCENA VENTITUESIMA ( Gabinius, Marcus Quirinus, Domitia)
SCENA VENTITREESIMA (Gabinius)
SCENA VENTIQUATTRESIMA (Lunaria
SCENA VENTICINQUESIMA( Lunaria, Manila
SCENA VENTISEIESIMA (Lunaria, Gabinius)
LA VECCHIA LUNARIA
madre di Fedria
DOMITIA
serva di Lunaria
TULLIUS
Funzionario corrotto
LIVIUS
Consulente finanziario di Marcus Quirinus
ASCANIUS
Padre di Gabinius
MANILA
Madre di Gabinius
IL VECCHIO MARCUS QUIRINUS
Ricchissimo inprenditore con il terrore del fisco
AURELIA
Persona di fiducia di Marcus Quirinus
MELSONIA
Cuoca
METELLA
Cuoca
GABINIUS
giovane innamorato di Fedria
FEDRIA
giovane figlia di Lunaria
(se ne ode una volta sola la voce dall'interno di casa)
ATTO UNICO
SCENA PRIMA
Lunaria, Domitia.
(Domitia è in casa che sta pulendo e intanto con intervalli regolari beve vino attaccandosi con la bocca ad un fiasco)
DOMITIA ma guarda come sono ridotta, Lunaria è uscita di senno. Vuole che in casa pulisco il minimo indispensabile e poi ci sono zone della stanza dove mi ha proibito non solo di togliere la polvere ma addirittura di guardare, mi costringe a volte ad andare in giro cosi ( si mette la mano sugli occhi)
(intanto si avvicina al fiasco e beve)
E poi sapete la stranezza, non vuole più che io accenda il camino perché il fuoco acceso è sintomo di prosperità, ed io sono costretta a scaldarmi così.
(di nuovo beve)
Per quanto riguarda il mangiare, una misera caciottina basta per tutti e tre, perché in questa casa siamo in tre. Io, quell’avara di Lunaria e sua figlia Fedra che nasconde un segreto. Segreto che se si sapesse in giro, che guaio … che guaio.
(Domitia alticcia in modo furtivo prende il fiasco e al posto del vino bevuto aggiunge acqua presa da una bottiglia e lo rimette al suo posto)
(entra Lunaria che bruscamente la spinge la donna fuori dalla porta)
LUNARIA Domitia brutta spia esci di qui, vai via esci da questa stanza e porta via quei tuoi brutti occhiacci da megera … vai via curiosona, fuori dalla mia vista.
DOMITIA Ma Lunaria io non ho fatto niente, perché devo andare dimmi la regione?
LUNARIA Fammi sentire l’alito, fammi sentire l’alito
DOMITIA io non ti faccio sentire niente
LUNARIA fammi sentire l’alito ci scommetto che hai rubato il vino come il tuo solito
DOMITIA io non ho rubato niente
(Domitia corre per la stanza, invano la vecchia cerca di raggiungerla infine Lunaria si lascia cadere esausta in una sedia)
LUNARIA se ti prendo ti faccio pentire di bere come una ladra il mio vino
DOMITIA intanto non mi hai preso
(prende il fiasco intatto ma annacquato e lo fa vedere ad Lunaria)
Visto il fiasco è intatto
LUNARIA (seduto ed ansante) tanto lo so che mi freghi
DOMITIA Padrone io vado ma non conosco la ragione, io faccio tutto per una ragione
LUNARIA La mia ragione è la mia ragione … la ragione è sempre del padrone.
DOMITIA Ma avrai pur ragione, ma è mio diritto saperne il motivo? Ora vado … vado: ma con calma. Io sono vecchia e piena di dolori
LUNARIA prima quando scappavi non ne avevi di dolore
(Domitia si muove lentamente verso l’uscita)
LUNARIA Domitia più veloce, più veloce. Ma guarda questa come cammina sembra la faccia apposta. Cerca di allungare il passo brutta serva non mi costringere a prendere la frusta per farti correre… vai via velocemente ho detto.
DOMITIA Che modi, la padrona è andata fuori di testa!
LUNARIA Senti come brontola questa vecchia pazza, spiona e pettegola. Questa ha occhi dappertutto. Domitia è una donna invidiosa. Quella è capace di scoprire i miei segreti ed andarli dopo a raccontarli....
DOMITIA (rimane sulla porta) Io non riesco davvero a immaginare quale disgrazia o follia sia capitata a Lunaria. Spesso mi scaccia di casa dieci volte in un giorno solo. Non so, quale bizzarria l'ha preso. Sta sveglia le notti intere, poi, il giorno passa le giornate intere seduto in casa a guardare un punto della casa. E neppure riesco a immaginare un modo per nascondergli l'onta della mia padroncina, vicina com'è a partorire. Sono ormai alla mercé di una pazza.
(Lunaria spinge Domitia fuori dalla porta)
(Lunaria rientra in casa da uno sguardo sospettoso ed accertatosi che non ci sia ripresosi come animato da nuova vitalità di nuovo si avventa sulla serva)
LUNARIA adesso vattene, lasciami solo, fuori da questa casa… ti dico io quando entrare
( con la chiave apre un mobiletto e tira fuori una pentola piena di monete d’oro e d’argento)
LUNARIA (tirando fuori le monete) tesori miei, come siete belle: sesterzi, dobloni, piastre quanto vi voglio bene (le lucida) bello il mio primo sesterzio d’oro, a te voglio più bene che a tutte le altre, perché sei stata la mia prima moneta. E voi mi raccomando non mi serbate rancore non siate gelose perché io vi amo tutte ad una ad una senza distinzioni. Siete cosi brillanti che non permetterò mai a nessuno di toccarvi. Siete i miei amori gli unici amori che non mi hanno mai tradito
(bacia le monete, le chiude a chiave e nasconde la chiave in un posto segreto della stanza)
SCENA SECONDA
Lunaria, Domitia.
LUNARIA (fra sé) Ora posso uscire di casa, ho controllato tutto ed ho salutato tutti i soldini ad uno ad uno. Loro sì che mi vogliono bene, non mi separerò mai da loro … nessuno deve sapere che esistono. Questa è la bellezza del mio segreto. La mia vita è dentro quella pentola .
( Domitia fuori dalla porta cerca goffamente di mascherare la propria curiosità)
Domitia torna dentro alla svelta e sorveglia l'interno della casa
DOMITIA (sarcastica) Come no? Ma perché sorvegliare l'interno? Per impedire che rubino i muri? In casa non c'è niente di buono per attirare in ladri, i soffitti sono piene di ragnatele e le stanze sono vuote, sembra la casa di un povero.
LUNARIA (alterato) Brutta strega taci! Io sono veramente povera, e quelle ragnatele me le voglio tenere da conto. Gli affari non vanno bene; ciò che la provvidenza mi dà io lo prendo. Entra e chiudi la porta. Domitia se trovo acceso il fuoco guai a te. Così pure, se qualcuno dei vicini ti domanderà qualcosa a prestito, dì che in questa casa non c’è niente. Insomma, nella mia casa non voglio che s'introduca nessuno, in mia assenza, però se qualcuno ci regala qualcosa prendi e ringrazia. Però non farlo entrare. Perché la mia porta non è aperta neppure alla fortuna.
DOMITIA La fortuna non credo proprio venga da noi. Lei si guarderà ben dall'entrare. La buona sorte ha sempre girato alla larga da casa nostra.
LUNARIA Taci, hai parlato anche troppo, tu porti male.
DOMITIA Taccio.
LUNARIA (tra sé e sé) , Ora devo andare, ma torno subito.
(tra sé e sé) Che tormento in cuore, dovermi allontanare da casa! Ma so ben io cosa faccio. Il presidente della associazione ci ha avvertiti che distribuirà del denaro ai poveri, tanto a testa. Se non ci vado e non chiedo nulla, subito tutti sospetterebbero, e direbbero Lunaria non è povera e se non è povera nasconde del denaro in casa. Non è certo verosimile che una poveretta disdegni una somma anche piccola e non ne chieda. Già ora, che mi preoccupo di nascondere a tutti quanto non devono sapere, mi sembra che tutti lo sappiano. Ora vado dove sono diretta, poi a casa di nuovo, più presto che si può.
(Parte e esce di scena in casa rimane Domitia che beve ed esce di scena).
SCENA TERZA
Livius, Tullius (fuori scena)
LIVIUS (preoccupato) illustrissimo Tullius perché mi hai convocato così con tanta premura
TULLIUS Se ti ho chiamato in questo luogo lontano da occhi ed orecchie indiscrete io avrò le mie buone ragioni, Aldus vai via lasciaci soli, allontanati ma rimani a grido di voce perché quando avrò bisogno di te chiamerò. Ora vai …
ALDUS Va bene io vado.
(Aldus esce di scena)
LIVIUS Ora che siamo finalmente soli e possiamo quindi parlare liberamente. Forse il corrispensivo mensile che Marcus Quirinus tramite me versa nelle tue casse non è di tuo gradimento, se il problema è solo questo io ho la facoltà di aumentare l’importo i Sesterzi e i Denarii non mi mancano. Le attività del mio principale stanno attraversando un florido periodo.
TULLIUS Forse anche troppo. Sai che in questo periodo ostentare troppo ricchezze è diventato un lusso che purtroppo si paga
LIVIUS Lusso che però noi paghiamo già a caro prezzo e tu sei nel nostro libro paga da tanto tempo
TULLIUS Ma Livius, il fatto che in un modo o nell’altro che voi non avete mai avuto un controllo fiscale non giustifica che non lo abbiate in futuro
LIVIUS il tuo compito Tullius è quello di non farne avere
TULLIUS Io per adesso per bontà tua sono riuscito a non fare mandare ispezioni ma purtroppo le cose stanno cambiando e sicuramente in peggio
MARCUS QUIRINUS Cavolo! Ma fai qualcosa, io ti pago per questo
TULLIUS Io non posso fare più di tanto: capisci io non posso espormi, ho famiglia. Ho tre figli, una moglie non possono farli vivere nel disonore. Per loro e per la gente io sono un fuzionario pubblico integerrimo
LIVIUS Un funzionario talmente ligio al dovere e fedele allo stato che sono anni che prende “ mazzette” di denaro per pilotare gli appalti e tutto quello che ne consegue
TULLIUS Non farmi sentire in colpa io l’ho fatto anche per l’amicizia che c’è tra noi due
LIVIUS Diciamo che tu eri più amico delle signorine del bordello di Marcus QUIRINUS
TULLIUS Quello faceva parte del contratto che abbiamo stipulato
LIVIUS Avessi mai pagato una volta una prestazione con loro: vergognati! Noi con te ci abbiamo solo rimesso tanti soldi
TULLIUS Ma tanti te ne ho fatti guadanare
LIVIUS Insomma la situazione è piuttosto grave!
TULLIUS Gravissima
LIVIUS Fatti venire in mente qualcosa, ci sarà pure un rimedio
TULLIUS Rischi confisca dei beni e una vacanza nelle patrie galere
LIVIUS E tu cosa rischi!
TULLIUS Io sono nella tua solita situazione, solo che mi farei qualche anno di più … praticamente sono rovinato.
LIVIUS E quando dovrebbe succedere?
TULLIUS A breve
LIVIUS Cosa vuole dire a breve! Esiste un lasso teporale. Non succederà tutto domami. Abbiamo ancora tempo per rimediare. Insomma Marcus QUIRINUS corre rischio che gli confiscano tutto
TULLIUS Devi dire a Marcus QUIRINUS che per salvare capra e cavoli bisogna fare in modo di intestare una buona parte dei tuoi possedimenti a prestanomi, in modo che loro risultano proprietari ma in effetti non li sono
LIVIUS Ma loro si mangerebbero il frutto di tutte le sue fatiche
TULLIUS No se con loro fai un patto
LIVIUS Che patto?
TULLIUS Con loro pattuisci che possono solo spendere solo piccole somme il resto rimane vincolato fino a quando lo vuoi tu
LIVIUS Gabinius è il suo unico erede. Ma se gli lasciasse tutto adesso dei soldi ne rimarrebbe ben poco perché se li giocherebbe tutti tra dadi e corse . Suo nipote erediterà solo quando chiuderò gli occhi.
TULLIUS No fiscalmente gli lasciate solo una buona perte di eredità, ma lui può usufruire solo di una piccola somme settimanale il resto rimane sotto vincolo come ti ho già ripetuto ed in compenso lui paga le tasse al fisco
LIVIUS Si pagherebbe le tasse per un patrimonio non ancora sua. Sei astuto come una volpe Tullius
TULLIUS Ma il patrimonio è talmente grande che è troppo per una persona o due persone ci vorrebbe che
LIVIUS Cosa consigli di fare
TULLIUS Io se fossi in Marcus Quirinus mi sposerei
LIVIUS Marcus Quirinus sposarsi, alla sua età. Lui non ho bisogno di una donna perché come sai meglio di me è il proprietario di tre bordelli.
TULLIUS Non è questo che volevo dire
LIVIUS Allora cerca di essere più esplicito
TULLIUS Se lei si sposasse diciamo con una donna che non l’ opprime e lo lascia libero di fare ciò che vuoi potrebbe ripetere con lei quello che facciamo con Gabinius
LIVIUS Vero ma dove trova una donna così ingenua ormai non cene ne sono più. Le donne sono brave e gentili solo prima del matrimonio dopo diventano egoiste ed opprimenti. Non saprei dove trovarla una così e poi pe Marcus Quirinus
TULLIUS Io avrei pensato a Fedria la figlia di Lunaria. Se non è umile lei, suo padre pur di risparmiare non le compra neppure uno scialle
LIVIUS Sono anni che ha sempre il solito vestito
TULLIUS Lei sarebbe la persona giusta per lui
LIVIUS Va bene ma dammi qualche giorno di tempo
TULLIUS Nessun giorno. L’ispezione fiscale non aspetta
LIVIUS Ma guarda che sacrifici bisogna fare per salvare il patrimonio di Marcus QUIRINUS
TULLIUS Io ho già preparato il fogli
(tira fuori i fogli) basta aggiungere il nome e farli firmare. Questo è per tuo nipote e questo in bianco è per Fedria. Ora devo lasciarti perché anche i muri hanno orecchie. Aldos
( entra Aldos)
Aldos portami via
A presto Livius e buona fortuna al nobile Marcus Quirinus
LIVIUS Incaricherò Aurelia per portare avanti questo progetto, perché il fallimento di Marcus QUIRINUS porterebbe in rovina non solo anch’io ma anche Aurelia.
(Tullius e Aldos escono di scena)
SCENA QUARTA
Lunaria, Aurelia.
(Aurelia gira per la scena aspettando Lunaria)
LUNARIA (fra sé) Me lo sentivo, che facevo la strada per niente. Ecco perché sono uscito di casa malvolentieri. Dunque, nemmeno uno dei curiali è venuto, e nemmeno il presidente, che avrebbe dovuto distribuire il denaro. È proprio vero a parole sono tutti generosi, ma in quanto ai fatti lasciano desiderare. Nessuno pensa a un bisognoso come me! Ora ho una gran fretta di andare a casa mia, perché, se io son qui, il cuore è in casa, lì i miei soldini mi aspettano.
(Lunaria vede Aurelia e tentenna sospettoso)
AURELIA Salute e fortuna per sempre a te, Lunaria.
LUNARIA contraccambio.
AURELIA Come va? Bene?
LUNARIA (a parte) Questo non è un caso, la persona di fiducia di un ricco si mostra cortese con una poveretta. Questa donna sa che ho dell'oro, e quindi mi saluta con tanta cortesia solo perché vuole fregarmi.
AURELIA Come non stai bene?
LUNARIA Non molto bene a denari, purtroppo.
AURELIA Lunaria, tu sei fortunata perché hai la serenità, e chi è serena non ha bisogno di denaro
LUNARIA (a parte) Dannazione la vecchia Domitia si è massa a spettegolare è chiaro come il sole. Ma appena torno a casa, mi sente quella pettegola.
AURELIA Cosa stai dicendo fra te e te?
LUNARIA Io mi lamento di essere povera. Ho una ragazza a casa senza dote e neppure tanto bella, nessuno la vuole sposare!
AURELIA L'accaserai, ti aiuto io. Dimmi se ti occorre qualcosa.
LUNARIA (a parte) Questa qui chiede, ma mentre promette, sicuramente cerca di fregarmi .
AURELIA Lunaria io ti voglio parlare, nell'interesse mio e tuo.
LUNARIA (a parte.) Oh povera me! Mi hanno rubato l'oro. Adesso so cosa vuole costei: stringere un patto con me. Ma io entro a vedere. (S'incammina).
AURELIA Dove vai?
LUNARIA Torno subito. Devo urgentemente andare in casa. (Entra).
AURELIA Quando gli dirò del progetto, sono convinto che penserà a una burla.
LUNARIA (uscendo di casa, fra sé) La roba è salva quanto è salvo ciò che non è perduto. Ma che spavento! Mi manca quasi il respiro. (Ad alta voce) Dimmi, Aurelia.
AURELIA Ora vuoi rispondere alle mie domande.
LUNARIA Certo
AURELIA Dimmi: cosa pensi del mio principale?
LUNARIA Bene.
AURELIA Davvero.
LUNARIA (a parte) Fiuta l'oro, costei, (A Lunaria) Insomma, cosa vuoi da me?
AURELIA Tu mi conosci, come ti conosco io. Marcus QUIRINUS vuole sposare tua figlia.
LUNARIA Marcus Quirinus, io sono un poveraccio mentre lui è ricchissimo, non mi sembra il caso che voglia burlarmi di me.
AURELIA Ma Io, ti assicuro che non è una burla
LUNARIA Perché allora chiedi mia figlia in sposa per procura?
AURELIA Per star meglio entrambi: tu grazie a lui, io grazie a te e ai tuoi.
LUNARIA Ma io non posso dimenticare, che tu sei una persona di fiducia ricca e influente, mentre io sono altrettanto il più povero fra i poveri. Se accasassi con Marcus Quirinus mia figlia, dico, lui sarebbe ancora più padrone mentre io sarei condannato ad essere l’asino della famiglia.
LUNARIA (a parte) Dannazione la vecchia Domitia si è messa a spettegolare ormai è chiaro come il sole.
AURELIA Che vai dicendo fra te e te?
LUNARIA Lamento fra me e me di essere povero. Ho una ragazza adulta senza dote e difficile da collocare. Non riesco a collocarla con nessuno!
AURELIA Taci, Lunaria. L'accaserai, ti aiuto io. Dimmi se ti occorre qualcosa dimmi pure.
LUNARIA (a parte) Questo qui chiede, mentre promette. Sicuramente questa sanguisuga vuole mettere le mani sul mio oro, è meglio non fidarsi più di tanto.
AURELIA Accetta la mia proposta, dammi ascolto.
LUNARIA Ma non ho dote da darle.
AURELIA E tu non dargliela. La ragazza, è già dotata abbastanza.
LUNARIA Non vorrei che tu pensassi che ho trovato un tesoro.
AURELIA Lo so, non occorre che me lo insegni. Prometti dunque.
LUNARIA E va bene. (Dall'interno giungono dei rumori). Che rumore è questo?
AURELIA Cosa ti succede?
LUNARIA Un rumore, come di ferro, poco fa. Cos'è stato? (Si precipita in casa).
AURELIA Zappano l'orto. Ma dov'è Lunaria? Scappata in casa ancora una volta.
LUNARIA (uscendo di casa e rivolto a Domitia nell'interno) Domitia, sei una grande pettegola, arriverà si il giorno che ti butto fuori da questa casa.
AURELIA Mi sembra chiaro, che ora mi deve una risposta.
LUNARIA Marcus Quirinus? Nemmeno se volessi, non potrei.
AURELIA Ebbene? Mi prometti ?
LUNARIA Prometto, ma non ha dote!
AURELIA Dunque prometti?
LUNARIA Prometto.
AURELIA Bene accetti.
LUNARIA Mia figlia non ti porterà neppure una minima dote.
AURELIA E allora!.
LUNARIA Ma io conosco gli imbrogli che sei solito fare: il pattuito non è pattuito, il non pattuito è pattuito, secondo che vi piace.
AURELIA Ti assicuro che non ci saranno contrasti, ma Marcus QUIRINUS si vuole sposare al più presto?
LUNARIA Senz'altro.
AURELIA Dunque andrò a fare i preparativi. Vuoi altro da me?
LUNARIA Questo: va', e sta' bene.
AURELIA (Esce).
LUNARIA Ecco lì che se n'è andato. Ma, io dico! Secondo me quest'uomo ha sentito che in casa ho un tesoro, e pur di averlo vuole imparentarsi con me.
SCENA QUINTA
Lunaria, Domitia.
(Davanti alla porta di casa)
LUNARIA (rivolto verso casa, a Domitia) Domitia figlia del demonio, dove sei! Solo una mente contorta come te poteva macchinare una cosa così vile. Brutta comare hai avuto il coraggio che di raccontare cose che non devi in tutto il rione ? Ehi, Domitia, dico a te, mi senti?. Presto brutto serpente vai dentro a lavare per bene le stoviglie. Ho promesso la figlia, io. Oggi stesso la darò in moglie a Marcus QUIRINUS.
DOMITIA Ma non è possibile, ripensa a quello che fai, non prendere decisioni affrettate...
LUNARIA Zitta e via. Fa' che tutto sia pronto quando torno dal foro. E chiudi bene la porta. Io sarò subito qui di ritorno.
(Si allontana ed esce di scena).
DOMITIA E adesso, cosa faccio, anzi cosa facciamo? Adesso a che amaro destino andiamo incontro, io e la figlia della padrona. Che vergogna! Non si deve scoprire il fatto. Tutto deve rimanere nascosto, ma ora non si può più. Povera me, povera me, ed ora non so che fare.
(Entra in casa).
SCENA SESTA
Gabinius, Ascanius, Manila
( in strada)
ASCANIUS Ma cosa aspetta ad arrivare Gabinius, fosse mai puntuale e fedele alla parola data. Sicuramente da me non ha preso. La colpa è tutta tua se è cresciuto così … ma vedrai che le cose cambiano, e se cambiano. Mio figlio lo hai rovinato tu, sei tu che lo hai viziato quel perdigiorno.
MANILA Povero Gabinius, povero figlio mio, se non ci fossi io a proteggerlo tu lo manderesti a lavorare, ma non lo vedi che è ancora un ragazzo.
ASCANIUS un ragazzo scemo, io alla sua età avevo già trenta dipendenti che lavoravano e rendevano bene. La mia azienda è nata così, ed ora se lui fa una vita agiata lo deve a me che mi sono spaccato la schiena facendo quel mestiere che ora ti fa stare bene anche te Manila.
MANILA Spaccarti la schiena è una parola grossa solo dietro ad una scivania. Loro si spaccavano la schiena mentre tu …
ASCANIUS Lasciamo perdere, con te non si può ragionare, perchè in ogni caso lo difendi sempre
MANILA Povero ragazzo, io cerco solo di proteggerlo
ASCANIUS Ma cosa vuoi proteggere, se tuo figlio è diventato così la colpa è solo tua.
Ma eccolo che arriva.
(entra Gabinius)
GABINIUS Ecco sono arrivato!
ASCANIUS In ritardo come al solito
GABINIUS Non vedo il motivo di tutta questa premura
MANILA Lico ha ragione, non c’era bisogno di tutta questa fretta, e ti Ascanius cerca di calmrti ed essere educato, perché Lico è pur sempre nostro figlio e voglio che cresca bene
ASCANIUS Cresce Bene! Ma se è un debosciato … ma lo vedi sembra un ebete. L’unica cosa che sa fare è rubare i soldi dal mio portafogli o dalla borsetta di sua madre
MANILA Lico non mi ha mai rubato niente dalla borsetta, anzi sono io che gli do qualche spicciolo e non di più
GABINIUS E no! Io spiccioli non ne voglio, piuttosto niente! Io ho la mia dignità
MANILA Si Lico ha la sua dignità
ASCANIUS Si il povero Lico ha la sua dignità, questo è bello! E poi sapete che cose ne fa dei soldi questo esempio da imitare
MANILA E cosa ci farebbe con i soldi, sentiamo
ASCANIUS I miei soldi gli servono per giocare ai cavalli, a carte ed andare per puttane… ecco che fine fanno i miei soldi frutto del mio sudore
MANILA Sudore, non mi sembra
GABINIUS Neppure a me sembra che abbia sudato tanto
ASCANIUS Stai zitto e non stare a rispondere a tuo padre
GABINIUS Io non ho detto niente
MANILA Lico non ha detto niente, povero ragazzo
ASCANIUS Povero ragazzo, un corno. Manila la devi finire di proteggerlo perché se non lo sai è anche pieno di debiti. Il signorino pensa solo a dire! Tanto paga papà, ma papà da oggi non paga più niente, perché o metti la testa a posto oppure vai in galera. Perché da me non vedrai neppure un Sesterzio chiaro!
GABINIUS Tanto per me è lo stesso i soldi meli faccio dare da mio zio Marcus QUIRINUS lui si che mi capisce, infatti mi ha nominato il suo unico erede
ASCANIUS Solo un tipo bizzarro come mio cognato poteva fidarsi di te
MANILA Mio fratello Marcus Quirinus si che è un uomo di bun cuore. Tu non sei un essere umamo Ascanius. Io ho sposato un mostro
GABINIUS purtroppo non si può avere tutto dalla vita
ASCANIUS Cosa dici, hai anche il coraggio di protestare
MANILA Ascanius devi dare più fiducia a nostro figlio, e vedrai che ci darà molte soddisfazioni
ASCANIUS Ma se ha dediti di gioco con tutti … lui si diverte e io pago
GABINIUS Tutti hanno debiti di gioco. Non posso fare la brutta figura di non giocare. Quando te lo chiedono. Anch’io ho la mia dignità ed un nome da portare avanti
MANILA Sei Convinto Ascanius, diamo fiducia al nostr Lico e ci contaccambierà magari fidanzandosi con un donna della grande società e con un ingente patrimonio. Sono sicuro che nostro figlio non ci deluderà
GABINIUS forse grande società no … ma quasi
MANILA Visto mio figlio si è fidanzato
ASCANIUS Ma che donna di grande società. Ma lo sapete dove girozola questo degosciato. Questo essere privo di dignità gira intorno a Fedria la figlia di quel’avara di Lunaria di quelle due donne non ne fai una decente. Ci vorrebbero giornate intere per ricordare tutte le sue tirchierie. Sua figlia è brutta e non fa vita sociale ma dicono che sia di indole molto più parsimoniosa che la madre. Gabinius dammi ascolto io sono disposto a pagarti tutti i debiti basta che non vedi più Fedria… vattene dove vuoi perfino in vacanza ma promettimi che non la verdai più.
MANILA Nostro figlio deve essere libero di decidere in maniera autonoma
ASCANIUS Allora voi due siete tutti contro di me. Basta io me ne vado altrimenti non riesco più a trattenermi
( Ascanius esce di scena)
MANILA Non farci caso Nico sai com’è tuo padre, abbaia ma non morde, tu fai quello che ti senti e ricorda che io sono dalla tua parte. E poi riguardo a Fedria vedrai che tuo padre si adatterà
GABINIUS Si lo so, di questo ne sono sicuro, ma ora avresti qualche Sesterzio da darmi
MANILA Tieni ora posso darti solo questi
GABINIUS Ciao a presto
MANILA Ciao Lico, divertiti
SCENA SETTIMA
Aurelia, Melsonia (cuoca), Metella (cuoca).
(Giungono dal mercato, carichi di provviste, Zenobia; due cuochi: Melsonia e Metella)
AURELIA Marcus QUIRINUS ha fatto provviste ingaggiato i cuochi, e mi ha dato il compito di dividere tutto quello che ha raccolto.
MELSONIA Dividere, non vorrai per caso farci a pezzi!
METELLA Ma guarda con che deficiente mi tocca lavorare!
AURELIA E io che l'avevo detto in un altro senso, non in quello che tu insinui, Melsonia. Marcus QUIRINUS oggi sposa.
MELSONIA La figlia di chi sposa?
AURELIA Della vecchia Lunaria. A lui, appunto, spettano le provviste e tutti e due i cuochi.
MELSONIA Per davvero?
AURELIA Sì proprio così.
MELSONIA Ma perché? Lunaria non poteva provvedere da sé al pranzo per la figlia?
AURELIA Mah!
MELSONIA Che c'è?
AURELIA Che c'è, mi chiedi? La casa della pidocchia è arida come la sabbia del deserto.
MELSONIA Dici sul serio?
METELLA Ma veramente è così?
AURELIA A sentir lei è una spiantata. Anzi, è talmente legata alle sue cose che quando va a dormire, si stringe un sacchetto davanti alla bocca.
MELSONIA A che pro'?
AURELIA Per non perdere il fiato mentre dorme.
MELSONIA Non chiuderà anche l’altra tromba per non perdere fiato mentre dorme?
AURELIA Tu devi credermi come io ti credo: quello è una donna così
MELSONIA Ma io ti credo.
AURELIA Sai ancora a che punto arriva? Quando si lava, non butta neppure via l’acqua, anzi la ricicla più volte e poi la fa decantare.
MELSONIA Pensi che a questa vecchia potrei chiedere un prestito ?
AURELIA Perfino la fame, se gli chiedessi in prestito, te la negherebbe. Pensa che tempo fa la parrucchiera gli aveva tagliato, i capelli, e lei raccolse tutti i ritagli per portarseli via e venderli.
MELSONIA Lunaria è la più spilorcia del rione.
AURELIA Ma sai quanto è spilorcia e miserabile nel vivere? Tempo fa un cane randagi gli portò via dell’ arrosto. Lunaria va a piagnucolare dal pretore e li comincia a fare istanza con pianti e gemiti perché gli sia concesso di citare il cane in giudizio. Non finirei più di raccontarne, se ci fosse tempo. Ma chi è la più svelta di voi due.
MELSONIA Io, e sono anche la più brava.
AURELIA A cucinare io chiedo, non a rubare.
MELSONIA Perciò io parlo di cucinare.
AURELIA (a Metella) Tu che dici?
METELLA Son come mi vedi.
MELSONIA Metella è una cuoca da fiera; di solito va a far cucina solo alle sagre.
METELLA Ehi, con che coraggio mi insulti! Babbea!
MELSONIA Babbea sei tu, ed ora cerca di fare silenzio
SCENA OTTAVA
Aurelia, Melsonia, Metella.
AURELIA Zitte adesso prendi le provviste
MELSONIA Sissignora. (Esegue).
AURELIA Anche tu, non stare con le mani in mano.
METELLA O Zenobia ci hai cacciate, da una vecchia spilorcissima, dove, se mi occorre qualcosa, dovrò gridare fino a perdere la voce, prima di averla.
AURELIA E lo chiedi? Anzitutto in quella casa non avrai l'intoppo di molte persone; se ti occorrerà qualche utensile, te lo porti direttamente da casa tua per non sprecare la fatica di chiederlo. Seguimi dunque per di qua.
METELLA Ti seguo.
SCENA NONA
Aurelia, Domitia, Metella, Melsonia
AURELIA (alla porta di Lunaria) Ehi, Domitia.
DOMITIA (dall'interno) Chi chiama?
AURELIA Aurelia.
DOMITIA (apparsa sull'uscio) Che vuoi?
AURELIA Vieni queste sono le provviste per le nozze. Marcus QUIRINUS mi ha ordinato di portare tutto a Lunaria.
DOMITIA Ma queste qui, o Zenobia, son le nozze di ?
AURELIA Perché mai?
DOMITIA Non avete portato nemmeno una goccia di vino, mi pare.
AURELIA Lo porteranno presto, appena torna dal mercato Marcus QUIRINUS.
DOMITIA Legna qui da noi non ce n'è
METELLA Ci sono le travi?
MELSONIA Bruciamo tutto, il cibo ha bisogno di fuoco
DOMITIA Ma siete pazze, la legna si trova.
METELLA E allora c'è legna, perché cercarne fuori?
DOMITIA Ma voi due volete dar fuoco a casa nostra per cuocere il pranzo o per intascare la paga?
METELLA Io non voglio il giusto.
MELSONIA Io i soldi li voglio
AURELIA Domitia fai entrare i cuochi.
DOMITIA Seguitemi. (Entra con Metella, anche Melsonia, Aurelia si allontana ed esce di scena).
SCENA DECIMA
Lunaria, Metella, Melsonia
Lunaria torna dal mercato, parlando fra sé; reca per mano due ghirlande.
LUNARIA Avevo deciso di prender animo quanto meno oggi, per farmela bene alle nozze di mia figlia. Arrivo al mercato, domando del pesce, me lo mostrano: caro, cara la carne d'agnello, caro il manzo, il vitello, il tonno, il maiale, caro tutto, e tanto più caro per esserci andato senza soldi, io. Me ne vengo via stizzita, poiché mi mancava di che comprare. Poi, strada facendo, comincio a riflettere tra me e me: «Se sperperi nel giorno festivo, in quello feriale potresti avere bisogno, non avendo risparmiato». visto che sono riuscita con la minima spesa a dare un marito a mia figlia ho acquistato questo pizzico d'incenso e queste ghirlande di fiori da appendere perché rendano fortunate le nozze di mia figlia.
Ma com'è che vedo aperta la porta di casa mia? E che frastuono dentro! Non mi staranno spennacchiando, povera me?
METELLA (dell'interno, ad Melsonia) Chiedi una pentola più grande al vicinato, se puoi: questa è piccola, non può bastare.
MELSONIA E a chi la chiedo, una pentola più grande?
LUNARIA Ahimè, sono rovinato. Si ruba l’oro, cercano una pentola. Come no? Sono morta, se non mi affretto a correre dentro rischio di essere rovinata del tutto.
(Entra in casa concitatamente).
SCENA UNDECIMA
Metella, Melsonia
Dalla casa di Lunaria e Melsonia escono correndo, inseguiti da Lunaria con un bastone in mano.
METELLA Aiuto , aiuto questa donna è pazza. Noi siamo qua per lavorare. Aiuto aiuto…
MELSONIA Scappiamo questa è fuori si senno
(Impugna il coltello).
LUNARIA Torna! Dove scappate adesso? Prendetele, prendetele!
METELLA Che gridi?
LUNARIA Io voglio vedervi entrambe in catene.
LUNARIA Non c'è donne al mondo più infami di voi due, entrate in casa mia senza autorizzazione.
METELLA Ci deve essere un equivoco, noi non siamo entrate senza permesso?
LUNARIA Che, che? Ne vuoi ancora? Forse ho fatto meno di quanto dovevo?
MELSONIA Lasciami spiegare, vedrai che si risolve tutto.
LUNARIA (in atto di bastonare Metella) Voi due siete in casa mia, in mia assenza e senza ordini miei? Io voglio sapere il perchè.
METELLA Lasciami dunque parlare. Noi Siamo venute a cuocere il pranzo per le nozze.
LUNARIA Ma cosa volete, non sono fatti vostri. Io non ho bisogno di nessuna!
MELSONIA Io vorrei sapere se ci lasci cuocere la cena in casa tua, o no.
LUNARIA E io vorrei sapere allo stesso modo se in casa mia si salverà la mia roba.
METELLA Mi accontenterei di salvare e portar fuori soltanto i miei arnesi, dopo averli portati dentro. Non mi curo d'altro, la tua roba io non la vorrei nemmeno.
MELSONIA La tua roba! Nessuno vuole miseria e ragnatele! ( segna con il tito)
LUNARIA Si sì, non c'è bisogno che me me lo fai notare.
METELLA Ma per quale ragione ora non vuoi che cuciniamo il pranzo qui da te? Cos'abbiamo fatto, cosa ti abbiamo detto che ti dispiace?
LUNARIA E lo domandi, scellerata. Voi mi aprite e ispezionate tutti gli angoli di casa mia e senza la mia presenza? Ora conosci il mio pensiero.
Adesso uscite da quasta casa, ed aspettate vi chiamo io.
( le due quochè escono dalla casa. Lunaria rimane in casa).
SCENA DOCICESIMA
Lunaria, Metella, Melsonia
(Lunaria prende la pentola d’oro la nasconde sotto le vesti e furtivamente esce di casa)
LUNARIA (fra sé) Questa pentola, dovunque io vada, sarà sempre con me, la porterò con me senza lasciarla qui un momento sola, soldini miei io vi proteggerò dai pericoli della vita.
(Rivolto a Metella) Ormai entrate pure tutti. Ed ora cucinate.
METELLA Noi lavoriamo basta che non ci prendi più a bastonate.
MELSONIA Povera me, sono piena do dolori
LUNARIA Voi siete state ingaggiate per la vostra opera, non per lamentarvi.
METELLA Ehi, io voglio essere rimborsata per le bastonate. Io sono stato ingaggiata per cucinare, non per prenderle.
MELSONIA Sicuramente qualcuno pagherà per i danni che abbiamo subito
LUNARIA Citami pure in giudizio, ma non molestarmi adesso. Andate a cucinare il pranzo, o andate tutte e fuori da questa casa.
MELSONIA Ma guarda dove sono capitata.
( le cuoche escono di scena. Lunaria rimane in scena con la pentola).
SCENA TREDICESIMA
Lunaria.
LUNARIA Questo è quello che succede ad una poverella quando si mette con un uomo ricco! Marcus Quirinus aggredisce la mia miseria con ogni mezzo. Ha finto di mandarmi a casa dei cuochi per deferenza, ma lui li ha mandati per sottrarmi questa pentola, e rendermi così ancora più misera. Per adesso mi è andata bene, devo strare attenta anche ai discorsi di quella vecchia ciabatta di Domitia che per un pelo non mi ha rovinato. Ma ecco Marcus QUIRINUS che torna bello bello dal mercato. Ora voglio ascoltare quello che dice senza essere visto.
SCENA QUATTORDICESIMA
Marcus Quirinus, Lunaria.
Sopraggiunge Marcus Quirinus, parlando fra sé, mentre Lunaria si apparta e ascolta non vista.
MARCUS QUIRINUS I molti amici, a cui ho raccontato questo mio progetto di sposarmi, dicono che ho fatto bene e che il progetto è buono. E in verità, almeno a mio parere, se tutti gli altri uomini agiati facessero anche loro come me, sposando e prendendo in casa, senza dote, le figlie dei poveretti, la cittadinanza diverrebbe molto più concorde, noi saremmo oggetto di minor invidia di quanto siamo.
LUNARIA (a parte) Come ascolto volentieri quest'uomo. Con quale finezza ha discorso della parsimonia!
MARCUS QUIRINUS Perciò nessuna dirà: «Non ti ho portato una dote di molto superiore al tuo patrimonio? Quindi è ben giusto che io abbia porpora e gioielli, ancelle, muli, mulattieri, paggi, messi e carrozze per scarrozzarmi».
LUNARIA (c.s.) Come conosce bene e a fondo il comportamento delle donne, costui.
MARCUS QUIRINUS Oggigiorno, dovunque vai, vedi più carri nei palazzi che in campagna quando ti rechi alla villa. Ma è ancora una delizia tutto questo a paragone del momento in cui vengono a chiedere i soldi per le spese: c'è il lavandaio, il ricamatore, il gioielliere, e dopo profumieri, merciai, calzolai; i ciabattini, a cui si aggiungono i pantofolai, tutti sempre a chiedere qualcosa.
LUNARIA (c.s.) Gli rivolgerei la parola, se non temessi d'interrompere un così bel quadro dei costumi femminili. Lasciamolo continuate.
MARCUS QUIRINUS Sistemati finalmente tutti i conti con questi spacca palle, allora si presenta il banchiere. Fatti i conti col banchiere, si scopre che sei tu a doverne a lui. Si è meglio avere una moglie senza dote è che non sa nulla del marito che una moglie con la dote invece infligge malanni e danni.
Ma ecco Lunaria davanti a casa sua. Che fai, Lunaria?
SCENA QUINDICESIMA
Lunaria, Marcus Quirinus.
(Lunaria si fa avanti)
LUNARIA Mi sono gustato davvero il tuo sermone.
MARCUS QUIRINUS L'hai udito?
LUNARIA Parola per parola.
MARCUS QUIRINUS Tuttavia, Lunaria faresti molto meglio a rassettarti un poco per le nozze di tua figlia.
LUNARIA Chi ha l'assetto secondo l'avere e la pompa secondo il potere si mostra memore della propria origine. O Marcus QUIRINUS, né io né le altre poveracce abbiamo in casa più di quanto si sa.
MARCUS QUIRINUS Però hai quanto basta, non lamentarti.
LUNARIA (a parte) Secondo me questo sa tutto. (Accenna alla pentola) La vecchia ha cantato.
MARCUS QUIRINUS Perché non mi sembri contento?
LUNARIA Io potrei lamentarmi di te.
MARCUS QUIRINUS Per che cosa?
LUNARIA Hai introdotto in casa mia quei due cuochè che non conosco e non riesco a sorvegliare . Io non mi fido di loro
MARCUS QUIRINUS Sono fidati, pensa ti manderò anche un pollo.
LUNARIA Vivo
MARCUS QUIRINUS Ma io l'ho preso per cucinarlo.
LUNARIA No io lo preferisco vivo.
MARCUS QUIRINUS Oggi voglio fare una bevuta con te, Lunaria.
LUNARIA Tu con me, non so.
MARCUS QUIRINUS Ma io farò portare da casa mia un barile di vino vecchio.
LUNARIA No no no, io sono abituato a bere solo acqua.
MARCUS QUIRINUS Io, com'è vero che son vivo, oggi ti voglio vedere ubriaca fradicia, ora dimentica l’acqua.
LUNARIA (a parte) So ben io cosa sta tramando. Si apre questa via per stroncarmi col vino e poi far cambiare padrone a questa mia proprietà. Ma io lo scanso: vado a mettere la pentola da qualche parte fuori casa. Gli farò perdere la fatica e il vino insieme, a costui.
MARCUS QUIRINUS Io, se non vuoi altro da me, vado a cambiarmi. (Esce).
LUNARIA Ora pentola mia il meglio ch'io possa fare è di portarti fuori, pentola mia, ora ti trovo un bel posticino. (che sorge sullo sfondo, nasconde la pentola tra il pubblico e rientra) .
SCENA SEDICIESIMA
Gabinius.
(Giunge Gabinius)
GABINIUS Io devo cercare di mantere un comportamento non troppo indolente e nello stesso tempo discreto. Mio zio Marcus QUIRINUS mi manda in esplorazione lui vuole sapere tutto su tutti, ma se sapesse veramente la verità la smetterebbe di comportarsi così. Già si sposa controvoglia e non capisco il perché perché ormai alla sua età bollori non ne ha più e quelli pochi che gli rimangono li sfoga nel suo “casino”. Li si che ci sono ragazze disponibili per ogni gusto e tipo pronte per denaro a soddisfare ogni tipo di voglie. Comunque conoscendolo mio zio se sapesse che Fedria, la figlia di quel “pidocchio” di Lunaria aspetta un figlio da me, lui capirebbe e me la lascerebbe. Anche perché se non lo facesse non farebbe una bella figura con la gente. Tutti lo sanno meno che lui! E poi io sono anche l’unico erede del “vecchiardo” si tratterebbe solo di anticipare l’eredità di qualche anno. Intanto mi fermo vicino a casa di Lunaria voglio vedere se vedo Fedria.
SCENA DICIASETTESIMA
Lunaria, Gabinius.
Lunaria esce dal pubblico, ove ha nascosto la pentola con l'oro. Passa davanti a Gabinius che sente.
LUNARIA ( tra se e se) Ora devo solo guardarmi dal rivelare a chicchessia che il mio oro sta li. Non ch'io tema che qualcuno lo trovi, tanto è sistemato a dovere in quell'angolo nascosto; ma, se qualcuno lo vedesse, si porterebbe via un bel bottino davvero, una, bella pentola carica di soldi. E ora vado ad aspettare mio genero, non vedo l’ora che sì porti subito a casa quella spendacciona di mia figlia. Io spero solo di poter portare sana e salva la mia pentola a casa. (Parte).
GABINIUS Ma cosa ho sentito dire da Lunaria! Ha nascosto una pentola piena di soldi proprio lì tra la gente. E costui, giurerei. Adesso, mentre è occupata altrove, vado a vedere se trovo in qualche posto il suo oro; e se lo trovo … ho in mente qualcosa di grande... (Entra nel pubblico, mentre già ritorna Lunaria).
SCENA DICIOTTOSIMA
Lunaria.
LUNARIA Ma cosa sta combinando quel giovinastro di Gabinius, cosa sta cercando! Sicuramente il mio oro (Entra nel pubblico e prende per un orecchio Gabinius).
SCENA DICIANOVESIMA
Lunaria, Gabinius.
LUNARIA Fuori di qui,non ti nascondere ormai ti ho colto sul fatto fammi vedere cosa hai rubato.
GABINIUS Ma che accidente ti piglia? cos'hai da spartire con me ? Io non ho fatto niente?
LUNARIA Sai cosa sei tu un ladro! Anzi più di un ladro: un triladro!
GABINIUS Che ti ho rubato?
LUNARIA Restituisci subito, dico!
GABINIUS Restituirti cosa, dici?
LUNARIA Lo chiedi?
GABINIUS Ma se non ti ho preso nulla!
BUGLIONE Quello che ti sei portato via, fuori dunque. Cosa aspetti?
GABINIUS A far che?
LUNARIA Non puoi portarlo via,
GABINIUS Ma cosa vuoi?
LUNARIA Dammi quello che nascondi dietro.
GABINIUS Niente, proprio niente.
LUNARIA Dammi qua, guarda che io non sto scherzando.
GABINIUS Cosa dovrei dunque darti? Tu piuttosto chiama la cosa col suo nome. Io non ho preso né toccato un bel niente.
LUNARIA Mostrami qua le mani.
GABINIUS Tieni, eccotele in mostra.
LUNARIA Ora confessa
GABINIUS Confessarti cosa?
LUNARIA Hai rubato?
GABINIUS Figurati se ho rubato qualcosa di tuo.
LUNARIA Suvvia, scuoti su il mantello.
GABINIUS Finché ti pare. (Esegue).
LUNARIA Non l'avrai sotto la camicia?
GABINIUS Cerca dove vuoi.
LUNARIA Su di nuovo, mostra qua la mano destra.
GABINIUS Tieni.
LUNARIA Ora mostra la sinistra.
GABINIUS Anzi, te le porgo tutt'e due insieme.
LUNARIA La perquisizione è finita. Adesso restituisci.
GABINIUS Restituire cosa?
LUNARIA Ah, tu scherzi: l'hai tu certamente.
GABINIUS Ho io? Cosa ho?
LUNARIA Non lo dico. Vuoi sentirlo, eh! Qualunque cosa tu abbia è mia: restituisci.
GABINIUS Tu sei pazzo. Hai fatto tutte le perquisizioni che hai voluto e non hai trovato niente di tuo.
LUNARIA Costui ormai l'ho perquisito, non ha nulla. Vai pure dove vuoi.
GABINIUS Io non ho fatto assolutamente niente, vecchia pidocchia.
LUNARIA Un bel ringraziamento! Ora ti togli dalla mia vista? Te ne vai o no?
SERVO DI GABINIUS Me ne vado.
LUNARIA E guai se mi compari ancora davanti agli occhi.
SCENA VENTESIMA
Gabinius.
GABINIUS Ma guarda la vecchia. Ormai non oserà più lasciare l’oro nel suo nascondiglio; lo porterà via certamente e gli cambierà posto. Ah ah! Ora mi nascondo, voglio proprio spiare ogni sua mossa. (si nasconde).
SCENA VENTUNESIMA
Lunaria, Gabinius.
(Lunaria esce con la pentola).
LUNARIA Ora sto pensando a un luogo solitario, ove riporre questa roba. Sceglierò un posto sicuro. Spero che vada tutto a buon fine.
(Parte verso il pubblico, nasconde la pentola ed esce di scena).
GABINIUS (rispuntando) Ecco la vecchia che nasconde il proprio denaro, povero ingenua ora la seguo. (Parte anch’egli per il pubblico ).
(torna verso il pubblico)
Ora che ho scoperto il nascondiglio devo andare a risolvere un problema ai soldi penserò dopo.
SCENA VENTIDUESIMA
Gabinius, Marcus Quirinus, Domitia
Entra Gabinius con Marcus Quirinus.
MARCUS QUIRINUS Carissimo nipote cosa ti spinge a volermi vedere con tanta premura
GABINIUS Zio ti devo parlare di una cosa importante, una cosa che solo tu puoi risolvere
MARCUS QUIRINUS Se ne ho la facoltà sicuramente sarò a tua disposizione
GABINIUS Zio hai gia fatto tutte le partecipazioni per le tue nozze
MARCUS QUIRINUS Non ancora, sto ancora vagliando sul numero degli invitati
GABINIUS Ma in Chiesa
MARCUS QUIRINUS Non ho ancora avuto il tempo, io avrei pensato anche di invitare …
(entra di corsa Domitia)
DOMITIA Nessuno Marcus Quirinus, non invitare nessuno
MARCUS QUIRINUS Domitia sei gia ubriaca
DOMITIA Mai quanto te, le tue sbronze sono famose e ricordate da tutti con schermo, mentre le mie rimangono tra le mura domestiche
MARCUS QUIRINUS Insomma cosa sta succedendo che non so?
GABINIUS Allora nessuno sa ancora niente
DOMITIA Solo noi per fortuna
MARCUS QUIRINUS Io ho il diritto di sapere
DOMITIA Fedria la vostra promessa è incinta
MARCUS QUIRINUS e di chi?
GABINIUS Zio non sposerai alla tua età una ragazza incinta; pensa alla gente …
DOMITIA Marcus QUIRINUS tu hai bisogno di un’altra donna non una donna già incinta e per di più che beve solo acqua
MARCUS QUIRINUS Chi è stato a rendermi ridicolo, io ho il diritto di sapere!
GABINIUS Zio ti chiedo perdono, ma sono stato io
MARCUS QUIRINUS Brutto disgraziato mi vuoi rovinare …io ti …
DOMITIA Gabinius ti ha salvato la reputazione, quindi fai sposare lui al tuo posto
GABINIUS Fedria mi ama ed io amo lei
MARCUS QUIRINUS E io cosa sono becco e mazziato prima ancora di convogliare
DOMITIA Per salvare la situazione, dovresti fare come ti ho suggerito. Fedria non fa per te
MARCUS QUIRINUS Ma a me mi serve una donna fidata che stia accanto a me nella mia vecchiaia, mentre io sono impegnato nei miei affari
GABINIUS Nei tuoi bordelli
MARCUS QUIRINUS Sempre affari sono
DOMITIA Per questo più fidata di me, insieme ci possiamo prendere certe sbronze
MARCUS QUIRINUS Questo è vero, mi sembra una soluzione giusta, ma chi avverte Lunaria
GABINIUS Ci penso io
DOMITIA Ed io cosa faccio
MARCUS QUIRINUS Vieni via con me, se accetti di essere la mia compagna devi lasciarmi libero di fare ciò che voglio ed io ti lascio una rendita e le chiavi della cantina
DOMITIA Accetto anche per le chiavi della cantina, e poi devi sapere che io sono una donna che sa tutto di tutti quindi ti posso solo essere utile
MARCUS QUIRINUS Quello sicuramente, ora andiamo via noi due vecchia comare
DOMITIA Vecchia non proprio, diciamo anzianotta come tu per il resto
( i due escono abbracciati rimane in scena Gabinius)
SCENA VENTITREESIMA
Gabinius
Gabinius rimasto solo in scena recupera la pentola e la nasconde di nuovo.
GABINIUS Io adesso mi ritrovo con questo furtarello più ricco di tanta gente, ma chi lo avrebbe immaginato che la vecchia che da sempre si finge povera si ritrovasse ricchissima ma avarissima, ora mi nascondo e voglio godermi la scena. Adesso si che finalmente ho in mano le carte per sposare Fedria naturlmente visto la benevolenza di mio zio Marcus Quirinus. Ma cosa vedo, vedo la vecchia tornare a casa.
(Esce, mentre sopraggiunge Lunaria).
SCENA VENTIQUATTRESIMA
Lunaria
LUNARIA (solo, gridando «al ladro!» dal giardino; arriva in scena ) Al ladro! Al ladro! All’assassino! All’omicida! Giustizia, cielo! Sono rovinata, sono assassinata! Mi hanno scannata: mi hanno rubato i denari. Chi è stato? Dove è andato? Dov’è? Dove sta nascosto? Come faccio a trovarlo? Da che parte correre? Da che parte non correre? Sarà di là? Sarà di qua? Chi è? Ferma! (A se stesso afferrandosi un braccio) restituiscimi i miei denari, carogna!... Ah son io! La mia testa si confonde, non so dove sono, chi sono, che cosa faccio. Ahi ahi, il mio povero denaro, il mio povero denaro! Il mio caro! Ti hanno strappato a me; tu non ci sei più, e io non ho più il mio sostegno, il mio conforto, la mia gioia: tetto è finito per me, non ho più niente da fare al mondo. Senza te, non posso vivere. È fatta, non ne posso più: muoio: sono morto: sono sotterrato. Non c’è più nessuno che voglia resuscitarmi restituendomi il mio caro denaro, insegnandomi chi me l’ha preso? Chi me l’ha preso? Eh? Che cosa dite?
(Si volge a uno del pubblico e così poco più oltre a tutto il pubblico)
E questa gente, quanta gente!... stanno a ridere
Niente. Chiunque è stato, bisogna che abbia spiato il momento molto bene; ha preso giusto il minuto che mi sono distratto. Voglio andare a chiamare la giustizia: voglio far dar la corda a tutta la casa: serva, figlia, anche a me. Quanta gente! Non ne vedo uno, che non mi dia sospetto. Tutto mi pare il mio ladro. Eh di che cosa parlate là? Di quello che mi ha rubato? Che baccano laggiù. C’è il mio ladro? Vi scongiuro, se si hanno notizie del mio ladro, vi supplico, ditemele. È nascosto in mezzo a voi? Mi guardano tutti, stanno a ridere; vedrai che ci han preso parte, sicuro, al mio furto: presto presto, dei delegati, delle guardie, delle autorità, dei giudici, delle torture, delle forche, dei boia! Voglio fare impiccare tutti; e se non ritrovo i miei denari, mi impiccherò anche io, poi. Sono rovinato, perduto, defunto. Dove correre, e dove no? Acchiappalo, acchiappalo! Acchiappare chi? Chi è stato? Non so, non vedo nulla, cammino a tastoni; dove vado, dove sono, chi sono? Non riesco più a saperlo con certezza.
(Rivolto agli spettatori)
Vi prego, vi supplico, vi scongiuro, aiutatemi voi, indicatemi l’uomo, chi l’ha portata via. Che dici tu? Sono disposto a crederti: ti vedo dalla faccia, che sei onesto. Che c’è? Di che ridete? Vi conosco tutti quanti, so che qui ci sono molti ladri, nascosti sotto la toga candida e assisi come galantuomini. Come, non ce l’ha uno di costoro? Ah, che pugnalata! Di’ dunque: chi l’ha? Non sai? Oh, quale gran sventura! Che uomo sventurato, conciato per le feste! Che gemiti, che fitte, che lutti questo giorno mi ha dato: son ridotto a fame e povertà. Sono un uomo finito : perché, che faccio in vita se l’oro mio, serbato con grandi cure, è perso? Senza di quello mi manca il soffio della vita; se penso a coloro che ridono della mia tanta rovina. Io certo ne morrò.
(Gabinius nascosto)
GABINIUS (a parte) Sentite come si lamenta la vecchia per i suoi soldi, pensate cosa accadrebbe se sapesse che sua figlia è addirittura incinta e che io sono il padre. Le nozze di zio con Fedria non si faranno più perché Marcus QUIRINUS l’ha ripudiata. Io non ho il coraggio di dirgli niente. Mio zio ha delegato Povera Lunaria non lo invidio proprio. Ecco Zenobia ora me ne vado, tornerò più tardi.
SCENA VENTICINQUESIMA
Lunaria, Manila
MANILA Lunaria cos’hai da lamentari, calmati ogni cosa ha il suo rimedio, e poi non sarà il primo caso e neppure l’ultimo
LUNARIA Sono un uomo rovinato, rovinato ed ogni giorno sempre più povero
MANILA Tutti siamo poveri, meno il mio principale
LUNARIA Marcus Quirinus invece è ogni giorno più ricco
MANILA Io sono solo una messaggera e i messaggeri non portano il fardello delle loro missive
LUNARIA Ambasciator non porta pena
MANILA Lunaria, purtroppo devo portarti una notizia per te infausta
LUNARIA Dimmi ormai sono pronto a tutto, la sventura si è accanita contro di me
MANILA Sai che Marcus Quirinus ha per te una stima immensa
LUNARIA Questo è vero, una stima che io non potrò mai contraccambiare
MANILA Ed è per quasto che non sentendosi di affrontarti mi ha incaricato di dirti che
LUNARIA cosa devi dirmi di tanto importante e nello stesso tempo di catastrofico
MANILA Io dico, ma vorrei che tu non ti alterassi
LUNARIA Dimmi, non avere timore
MANILA Marcus Quirinus ha deciso di annullare le sue nozze con tua figlia
LUNARIA Questo lo avevo immaginato, tanto mirava alla pentola
MANILA Alla pentola, non capisco
LUNARIA Lo so io! Non mi importa del matrimonio di Fedria io ho cose più importanti a cui pensare
MANILA Marcus Quirinus sposerà Domitia
LUNARIA Stanno benissimo insieme quei due ubriaconi
MANILA La causa per l’annullamento è
LUNARIA Ora sentiamo la causa
MANILA Tua figlia Fedria aspetta un bambino che non ha ancora un padre. Marcus Quirinus certamente non ha accettato
LUNARIA Via via Zenobia non ti voglio più vedere via … lasciami sola
(Manila asce di corsa)
LUNARIA Adesso sono completa, sono senza soldi e con una figlia che presto mi darà un’altra bocca da sfamare sono disperata
SCENA VENTISEIESIMA
Lunaria, Gabinius.
GABINIUS Che rovina, ragazzi! Si è scoperto tutto, e lei sa certamente che a quest’ora sua figlia è madre. Ma io non so se andare o restare, se affrontarla o fuggire. Che fare? Non lo so proprio.
LUNARIA Chi è questo qui che sta parlando?
GABINIUS Io sono Gabinius e sono venuto per riparare
LUNARIA Per riparare per tutti i malanni e per tutte le sventure che mi sono toccate.
GABINIUS No quello proprio no, ma nel mio piccolo possiamo venirci incontro
LUNARIA Come potrei ?
GABINIUS Questa birbonata che ti sconvolge, è opera mia, lo confesso.
LUNARIA Eh?! Cosa dici?
GABINIUS La verità.
LUNARIA E che male t’ho fatto, giovinastro, perché mi giocassi un tiro simile, mandandomi i rovina ?
GABINIUS Rovina è una parola grossa, ad ogni cosa vi è un rimedio.
LUNARIA In che modo?
GABINIUS Confesso di essere in torto.
LUNARIA Come hai osato toccare ciò che non era tuo?
GABINIUS Che vuoi fare? Ormai è fatto.
LUNARIA Io invece penso che tu sia un ladro.
GABINIUS Non dire così.
LUNARIA Che diritto hai tu di rubare la mia roba ?
GABINIUS Io mi prendo la colpa.
LUNARIA Che sfacciato, che sfacciato! Osi accostarti qui a me con simili discorsi, spudorato? Se questa è una ragione per scusare il tuo misfatto, io non perdono nessuno. Io rivoglio quello che è mio
GABINIUS Ma io vengo da te spontaneamente, a implorare il perdono della mia follia.
LUNARIA Mi piace poco la gente che si giustifica dopo una malefatta. Sapevi che non ti apparteneva, e non dovevi toccarla.
GABINIUS Appunto perché ho osato toccarla, non cerco cavilli e me la tengo senz’altro.
LUNARIA Che? Vorresti tenerti la roba mia senza il mio assenso?
GABINIUS Senza il tuo assenso non la voglio; ma la convenienza che sia mia mi pare indubbia, Lunaria.
LUNARIA Se non restituisci…
GABINIUS Restituirti cosa?
LUNARIA II mio, che mi hai preso. Altrimenti, ti trascino all’istante davanti al pretore e ti faccio causa.
GABINIUS Io ti prendo il tuo? Da quando mai? E di cosa si tratta?
LUNARIA Spudorato fai il finto tonto.
GABINIUS Lo ignoro, se non mi dici cosa stai cercando.
LUNARIA La pentola che mi hai confessato tu stesso di aver rubato.
GABINIUS Io nego!
LUNARIA Neghi?
GABINIUS Stranego anzi. Non so e non ho mai saputo nemmeno di che pentola tu parli.
LUNARIA Quella che hai portato via dal nascondiglio! Fuori! Vai a riprenderla. Sono disposto persino a spartirla con te. Per quanto tu mi abbia derubato, non ti molesterò. Va’ dunque a riprenderla.
GABINIUS Non devi essere sano, se mi dai del ladro. Credevo, o Lunaria, che tu avessi saputo di un’altra faccenda che mi riguarda, una faccenda importante, di cui vorrei parlarti, ma con calma, se possibile.
LUNARIA Giurami di non aver rubato tu i miei risparmi.
LICOKIDE Lo giuro.
LUNARIA E non conosci nemmeno chi l’ha portato via?
GABINIUS Io non so proprio niente.
LUNARIA E se verrai a sapere chi l’ha portato via?
GABINIUS Sì certo io ti aiuterò.
LUNARIA Mi basta. Su, adesso di’ cosa vuoi.
GABINIUS Nel caso che tu non conosca né me né la famiglia da cui vengo, ecco qua: Marcus QUIRINUS, il tuo vicino, è mio zio; mio padre è Ascanus, mi chiamo Gabinius, mia madre è Manila.
LUNARIA La famiglia mi è nota. Ebbene, cosa vuoi? È quello che voglio sapere.
GABINIUS Tu hai una figlia.
EUCLIOKE Certo, è li in casa.
GABINIUS Tu l’hai promessa, credo, a mio zio.
LUNARIA Sei perfettamente informato.
GABINIUS Ora mio zio mi ha incaricato di annunciarti il suo ripudio.
LUNARIA Ripudio, si ripudio ho saputo anche che al posto di mia figlia si sposa quella pazza di Domitia, contento lui contenti tutti. Lo per colpa sua oggi ho avuto il danno di perdere tutti i miei risparmi.
GABINIUS Ora facciamo in modo che questa faccenda si concluda nel bene e nella felicità tua e di tua figlia! Ora ascolta Lunaria: confesso di aver sedotto tua figlia in preda all’irruenza giovanile e in più sono il padre di del nascituro
LUNARIA Ohimè, la scelleraggine che ascolto dalla tua bocca!
GABINIUS Perché strilli? Tua figlia sta per avere un bambino, mio zio ha mandato il ripudio, per causa mia, però bravo com’è mi sposo io al posto suo mentre lui si sposa Domitia e tutto si è risolto.
LUNARIA Sono rovinato del tutto, con tutte queste altre disgrazie che si appiccicano alla più grossa!
(Entra in casa).
GABINIUS Ti seguo .
LUNARIA Tu non sposi nessuno mia figlia è senza dote ed io sono senza denari. Io ho con la mia pentola perso tutto
GABINIUS Ma se tu la ritrovassi
(silenzio)
LUNARIA In questo caso si potrebbe ragionare! Ma allora sei tu il ladro
GABINIUS Ladro è parola grossa. Volevo dire se io ritrovassi la pentola
LUNARIA Me la restituisci e io ti dico grazie
GABINIUS Ma un buon cittadino la deve consegnare alle guardie perché sulla pentola non c’è scritto nessun nome
LUNARIA Disgraziato io ti ammazzo
GABINIUS Se mi ammazzi non ritrovi niente anzi hai anche una bocca in più da sfamare
LUNARIA Allora come facciamo
GABINIUS Dividiamo, tanto i soldi rimangono in casa parchè sono tuo genero ed anche erede dei soldi e dei poderi di mio zio Marcus Quirinus
LUNARIA Va bene ragioniamo
( Gabinius esce di corsa e ritorna con la pentola)
LUNARIA La mia pentola ( gioco tra i due per prendere la pentola)
GABINIUS Finiscila e ora vai a prendere un’altra pentola
( Lunaria va a prendere un’altra pentola e Gabinius divide i soldi)
GABINIUS Ecco per te vanno bene questi
LUNARIA Ma sono i miei soldi!
GABINIUS ora posso sposare tua figlia
LUNARIA Si anche subito
GABINIUS Bene bene …
( Gabinius fa per uscire di scena quando Lunaria)
LUNARIA Gabinius sono contento che sposi mia figlia ma …
GABINIUS ( abbandonando la sua pentola con una parte dei soldi ) Ma !
LUNARIA Ho cambiato idea! Io voglio la dote
( correndo prende anche la pentola di Gabinius e con le due pentole scappa in casa)
Ecco la tua dote ora sposatevi e andate via da casa mia !
( Gabinius a centro scena rimane beffato e basito)
GABINIUS Ma questa vecchia pidocchia non la frega proprio nessuno.
SIPARIO