L’odio di Medea

monologo di

GIULIANO ANGELETTI

Da MEDEA di Euripide 

Donne Corinzie , non mi guardate con collera come se fossi una donna senza ragione, io non sono pazza ma sono solo una povera straniera distrutta dal  dolore: ma perché mi sfuggite: e a me date  occhi di paura e di sgomento. Io sono uscita dal palazzo perché sentivo i vostri brusii ma sappiate che  non voglio la vostra compassione anche se  non pretendo che non abbiate nulla da rimproverarmi; l’uomo a cui ho offerto la vita e due amorevoli  figli ed era tutto per me si è rivelato un individuo infame, inaffidabile. Il mio sposo Giasone è il più vile degli uomini, un uomo che deve tutto a me e che un giorno, io sì proprio io ho creato eroe: uomo che ora irriconoscente mi ha abbandonato ad un indegno destino . Noi donne purtroppo siamo gli esseri più meschini , relegati in casa siamo paurose nei confronti delle guerre, ma quando veniamo umiliate nel talamo nuziale, per ragioni di leggi ingiuste e veniamo scacciate e costrette a mendicare, dobbiamo subire in silenzio senza manifestare rivalse, ma se è questo il segno della civiltà greca, preferisco il mio paese di barbari che è molto più civile . Questo nella selvaggia Colchide non sarebbe successo, ed io sarei  rimasta nel palazzo reale e nessuno mi avrebbe scacciata ed esiliata. Voi greci che vi considerate emancipati e ve ne fate vanto avete ancora molto da imparare dai popoli cosidetti barbari. Nel mondo nessuno può   egualiare la feroce punizione di una donna ferita. La mia condizione è miserabile e nella mia mente vivono solo condizioni in cui solo la morte mi è amica, ma non ho ancora deciso  quale tipo di morte per i  miei nemici perseguire. Forse utilizzerò il fuoco  per ardere la casa nuziale: o con un ferro accuminato durante la notte entrerò nelle segrete stanze e pugnerò mortalmente il re, la bionda Glaude ed il frutto ancora nel suogrembo, e nel sonno taglierò la gola a Giasone il  mio marito malvagio per dopo bearmi nel vedere il suo sangue scorrere e la sua vita fuggire. Ma non posso: troppi rischi sono costretta a correre perché se vengo scorta da una guardia e gli dei mi abbandonano, non la loro  vita avrà fine ma purtroppo la mia, sciuscitando il riso e il divertimento tra i miei nemici.
Sì devo giocare di scaltrezza, e in questo caso sono abbastanza esperta: ho deciso vendicarmi dei miei nemici usando il veleno di cui io conosco tutti gli arcani, in fondo noi donne siamo sì incapaci di eroiche imprese ma siamo anche cagione di molti mali e ne siamo  fiere.  Io sono e sarò tutto meno che infedele, io chiedo ai miei dei non una esistenza agiata ma maltrattata,ma neppure una vita vissuta tra sofferenze ed privazioni, ma o dei fate in modo che torni nella mia città che ora mi manca più che mai. Ma prima di entrare nel  regno di Ade, voglio prendermi una rivincita sui miei nemici che in questo  momento mi vorrebbero morta, gli amici mi hanno abbandonato, perché nessuno perona la gagione di una donna in disgrazia ,  solo gli animi puri sono al mio fianco e sono sempre pochi e molto meno, ma li capisco a nessuno è conveniente aver nemici i potenti. Ma anche i potenti sconteranno  le loro pene, anche se gemo nel pensare all’atto orrendo che sto progettando e presto dovrò compiere.  Ucciderò i miei figli e dopo aver ucciso tutti nella nuova casa di Giasone mio padre il dio Helios mi porterà con se. Perché non è ammissibile  essere dileggiati e non struggo che tutti mi valutano una inesperta ,una fragile perché la mia vera indole è un altra : io sono amabile con gli amici e tremenda con i miei nemici. Mi spiace solo che per causare loro dolore , me ne procurerò uno immenso a me, un dolore straziante ed ineguagliabile, perché le mie creature presto entreranno nel regno  di Ade.  Mermero e Fere i miei figli biondi e con gli occhi del mare figli di un eroe, belli come un eroe. Ma un eroe che ho creato io, perché Giasone non è il figlio di un dio ma un mortale, con tutti i suoi difetti e nessun pregio: perché mai  e poi mai potrà essere un semidio come Eracle, famoso per la sua forza e la sua audacia. I mei due figli Mermero: è il più grande e sta cominciando a cimentarsi nella corsa e nella lotta dove primeggia come un vero uomo della Colchide, il bambino ha la mia forza interiore e il volto di suo padre il greco. Invece Fere è un animo gentile, non è portato per l’arte della guerra, e neppure è affascinato dalle armi Corinzie degli opliti, ma è affascinato dalla musica come un novello  Orpheus l’eroe che affascina: ha la mia bocca, la mia fronte ma i suoi occhi sono del colore del cielo, il suo carattere è mite non da Colchide ma non è neppure infame come un greco. Io li  ucciderò per troppo amore verso di loro, perché sono la mia vita ed io non ne posso fare a meno. Ma se io  vengo esiliata e loro non vengono con me io potrei solo fargli fare una vita di stenti e privazioni: una vita ramenga che loro non meritano: e poi non è detto che siano al sicuro da eventuali sicari di Creonte perché appena nascerà il figlio di Giasone e Glaude, partiranno  i sicari per uccidere tutti i potenziali eredi al trono di Corinto. E se loro rimangono in città con il padre e la madrigna e non partono con me hanno si una vita agiata ma per un breve periodo, appena ha partorito Glaude, perché so che partorirà un bambino sano, maschio e quindi erede: la madre il padre infame e il nonno cercheranno di rendere la sua vita più tranquilla ed agevole … e per renderla più tranquilla bisogna eliminare gli ostacoli, e il modo più semplice per spianare la strada al giovane erede è in una notte un sicario con un ferro acuminato. Se i miei figli devono morire come è scritto dal Fato, allora mi sembra giusto che debba ucciderli io che sono la madre, io li ho creati, io  li ho amati ed accuditi e dovrò essere io ad occuparmi del loro trapasso e per me sarà molto doloroso. Però lo farò con cura: prima li lavo con latte d’asina, un bagno profumato solo fatto per le grandi occasioni,  perché il viaggio che dovranno fare sarà lungo e doloroso dopo ungerò i  loro corpi fragili con oli e spezie pregiate dopo li metterò a letto e li bacerò, e li bacerò talmente tanto manifestando tutto  il mio grande amore per loro per poi durante la notte con un ferro acuminato tagliare loro la gola. Grande è il mio dolore ma un padre così non merita altro. Sapete o donne che vi sono molti uomini superbi, in pubblico e in privato; e altri che, per i loro modi riservati, si sono procurati la cattiva fama di persone insensibili. Ma non c’è giustizia negli occhi di coloro che, solo a vederlo, odiano un uomo prima di conoscere il suo cuore e senza averne ricevuto offesa. Certo è necessario che uno straniero si adatti alla città che lo accoglie; ma non apprezzo neppure il cittadino arrogante che per la sua ignoranza si rende odioso agli altri.
La sciagura che mi ha colpito all’improvviso mi ha spezzato il cuore; è finita, ho perduto la gioia di vivere, voglio solo morire. Lui, che era tutto per me, si è rivelato il peggiore degli uomini.
Di tutte le creature che hanno anima e cervello, noi donne siamo le più infelici; per prima cosa dobbiamo, a peso d’oro, comprarci un marito, che diventa padrone del nostro corpo – e questo è il male peggiore. Ma c’è un rischio più grande: sarà buono o cattivo? Separarsi è un disonore per le donne, e rifiutare lo sposo è impossibile. Se poi vieni a trovarti tra nuove usanze e abitudini diverse da quelle di casa tua, dovresti essere un’indovina per sapere come comportati con il tuo compagno. Se ci riesci e le cose vanno bene e il marito sopporta la convivenza di buon grado, la vita è bella; se no, meglio morire. Quando si stanca di stare a casa, l’uomo può andarsene fuori e vincere la noia in compagnia di coetanei o di amici: noi donne invece dobbiamo restare sempre con la stessa persona. Dicono che viviamo in casa, lontano dai pericoli, mentre loro vanno in guerra: che follia! E’ cento volte meglio imbracciare lo scudo piuttosto che partorire una volta sola. Capisco il vostro scetticismo e la vostra paura
Ma questo vale per voi e non per me; voi  vivete nella vostra città, nella casa paterna, avete una vita serena, l'affetto dei cari; io sono sola, senza patria, e l'uomo che da terra straniera mi ha rapito come una preda, ora mi oltraggia; non ho una madre, un fratello, dei parenti da cui trovar rifugio in questa mia sciagura. Ma io vorrei una cosa sola: che trovassi un modo, un mezzo per far pagare a quell’uomo il male che mi ha fatto, a lui, alla fanciulla che ha sposato e all’uomo che gliel’ha data in sposa, tu non parlare, taci! Di solito una donna è piena di paura, non sa usate la forza, trema al vedere un’arma; ma quando è offesa nei suoi diritti di moglie, non vi è cuore che sia più sanguinario del suo.
ebbene, in questo giorno attuerò la mia grande vendetta, io farò morire i miei nemici. Posso farli morire in molti modi e non so quale scegliere: potrei dare fuoco alla casa oppure penetrare furtiva nella stanza nuziale e affondare una spada affilata nel cuore degli sposi. Ma c’è un ostacolo: se mi sorprendono mentre varco la soglia con intenzioni ambigue, mi uccideranno: e che gioia per i miei nemici! E’ meglio scegliere un’altra via, quella in cui sono più esperta: sì, li ucciderò con il veleno di cui io sono regina. 
E dopo quando , sono morti? Dove andrò in esilio? In quale polis ? Chi mi ospiterà, dopo quello che  farò,  nessuno mi offrirà più rifugio e protezione ? E, nel breve tempo dell’attesa, troverò una via di salvezza, allora li ucciderò, con l’inganno e senza la mia presenza Ma se, per disgrazia, sarò costretta ad esiliare, impugnerò la spada e, a costo di morire, li ucciderò tutti,e lo farò in nome della dea che venero e che considero mia alleata, per Ecate, che solennemente siede al mio focolare, io  giuro che nessuno di loro riderà per il dolore che mi stanno infliggendo. Giuro per la mia dea  che saranno amare le loro nozze. Coraggio, Medea! Non risparmiare nessuna erba per le tue pozioni ; affronta questo spaventoso presente , adesso devi solo essere forte e coraggiosa. Guarda che cosa ti hanno fatto, non sembri neppure più una donna, adesso sembri un relitto! No, i tuoi nemici non devono ridere di te,  questi discendenti di Sisifo alle nozze di Giasone: tuo padre Medea è un uomo nobile, tu discendi dal Sole; sai molte cose, e poi, sei una donna, e noi donne per natura siamo incapaci di belle azioni ma nelle arti del male siamo molto esperte, e tu Medea sei una maestra, invoco te Ècate dea magsa, protettrice della Colchide mia patria lontana . 
Infame! Non trovo parola peggiore per definire la sua viltà. Giasone osa presentarti a me, a me, essere odioso, il più odioso a me, agli dei e a tutto il genere umano, con l’alibi di dirmi che un giorno mi ha amato, ed ora mi scaccia. Non è segno di coraggio né di audacia guardarmi in faccia dopo tutto il male che mi ha fatto: è impudenza soltanto, il peggiore dei vizi umani. Ma il mio passato sposo, ha fatto bene a venire: mi sentirò più leggera dopo avergli detto quello che penso senza remore, mentre per lui sarà un tormento ascoltarmi. Incomincerò dal principio.  Io come ho già ripetuto gli salvai la vita e la vita la salvai a tutti gli altri  – lo sanno tutti i Greci che insieme a lui salirono sulla nave Argo – quando venne mandato ad aggiogare i tori che soffiavano fuoco e a seminare il campo della morte. Ricordate,  il serpente che sorvegliava  il Vello d’oro e nel groviglio delle sue spire lo teneva avvinto, fui io ad ucciderlo, e allora gli salvai la vita per la seconda volta. Per lui  e per il suo amore tradii mio padre, la mia famiglia, e con te venni a Iolco, seguendo il cuore più che la ragione: Pelia ucciso nel modo più crudele, per mano delle sue figlie: ho annientato la sua casa e la sua famiglia . E  lui il vile come ringraziamento mi ha tradito, il malvagio, con una nuova donna. E aveva dei figli, non ha pensato a loro. Se non fossero nati io lo avrei potuto perdonare, ma ora non posso più . Non c’è più fede nei giuramenti; forse gli dei  non esistono più per lui o pensi che tra gli uomini l’onta è diventata una nuova legge? Io non lo so, ma  lui sai bene di avermi tradito e giurato il falso. Infame , quante volte  mi ha stretto a se, quante volte mi ha  baciato, ma era tutto vano, e le mie speranze sono state tradite.
Ora voglio rivolgermi a lui in maniera calma ed amichevole , anche se non mi aspetto di ottenere niente di buono ma le mie domande lo faranno apparire ancora più reietto: adesso ditemi, dove vado, chi mi accoglie con la triste fama che mi perseguita? Nella mia patria, mio padre, che ho tradito per te, non so se mi accoglierà e mi perdonerà ? Dalle  figlie di Pelia? Mi fai ridere chissà come sarebbero felici di accogliere colei che le spinse a uccidere il padre! Ecco la verità io sono nemica alla mia famiglia e, per causa tua, ho nemici coloro a cui non era necessario che facessi del male, i quali non vedrebbero l’ora di aspettarmi con i ferri acuminati per vendicarsi. Per altre persone invece, per molte donne greche sono una moglie felice: ed ho un marito meraviglioso e fedele, e se devo andarmene in esilio via da questa terra, priva di amici, e sola; fa parte della vita delle donne grece che vengono ripudiate che vergogna per il novello sposo che manda la sua passata moglie e i figli a mendicare , ed  io che ti ho dato la mia vita ed ho salvato la tua. O Zeus, perché mai a noi donne ci hai concesso in questa terra a torto non ritenuta barbara  di subire senza torto il marchio di un uomo malvagio? 
O Zeus, divina  giustizia, luce del Sole ascoltami ! Ho finalmente imboccato la strada che mi darà giustizia sui miei nemici, ora finalmente c’è speranza che paghino le loro colpe. Nel momento della mia angoscia, quest’uomo saggio è apparso: è lui il porto dove getterò gli ormeggi, giungendo alla città e alla rocca di Pallade.
Ora mia dea Ecate  ti  rivelerò  i miei piani: so che non ti farà piacere quello che dico. Io manderò a Giasone uno dei miei servi per pregarlo di venire da me; e quando sarà giunto, gli parlerò con gentilezza, gli dirò che sono d’accordo con lui, che ha fatto bene a tradirmi per sposare la figlia del re; e la sua è statsa una decisione utile e saggia. Gli chiederò anche che i miei figli rimangano a Corinto, non perché voglia abbandonarli in un paese ostile, esposti agli oltraggi dei nemici, ma perché penso di uccidere la figlia del re con un inganno. Li manderò da lei a portarle dei doni, li manderò dalla sposa, perché non li scacci dalla Polis, con un peplo sottile e una corona d’oro; se prende questi doni e se ne adorna, morirà in modo atroce e insieme a lei chiunque la tocchi, perché saranno intrisi di potenti e sconosciuti veleni di cui nell’Ellade non esiste rimedio.
Ma ora basta, farò molto di più. Se penso a quale azione compirò dopo questa: ucciderò i miei figli, nessuno potrà salvarli. E dopo aver distrutto  la casa di Giasone in modo che nessuno ne abbia più ricordo me ne andrò da Corinto, via lasciando la città infame nell’angoscia, la strage dei miei figli da me teneramente amati. Sia come sia e accada quello che vogliono gli dei: a che serve vivere? Non ho più patria, non ho più casa e alle sventure non c’è rimedio, non ho più scopi . Ho sbagliato allora, non dovevo seguire il mio cuore,  quando abbandonai la casa di mio padre fidandomi  nelle parole false di un greco: che ora da me  pagherà tutto, se dio mi aiuta! I figli che ha avuto da me non li vedrà più ne vivi ne potrà piangerli da morti per il resto della vita, e dalla giovane sposa altri non ne avrà perché, coi miei veleni, io la farò morire in modo atroce e con lei morirà anche il greco che ha in grembo. Non credere dea  che io sia sciocca oppure debole o mite: altra è la mia natura, coi nemici crudele, mentre buona e gioviale con gli amici veri. E’ un carattere il che procura gloria e fama nella vita quanto tristezza ed angoscia.
No, per i demoni infernali, non non posso, per gli dei vendicatori, non sarà mai e poi mai che io abbandoni i figli all’oltraggio dei nemici: perché io so che moriranno uccisi da un sicario appena  Glaude metterà alla luce il prossimo erede al  trono. I  miei figli devono morire. E se così dev’essere,  li ucciderò io che li ho messi al mondo e non un freddo sicario . Tutto è deciso ormai, tutto è inevitabile. Ecco; ora Glaude ha sul capo ha la corona, è già avvolta nel peplo la giovane e bionda regina,in questo momento muore: io lo so. Ed ora mi avvio sulla strada del dolore e manderò i miei figli verso un destino ancora più doloroso . Voglio salutarvi sapete quanto vi amo, quanto vi amo e come amo questa mano , e questa bocc che sta parlando e la figura e il bel volto dei miei figli, siete figli di Medea bellezza Colchide e di Giasone il  biondo eroe! Siate felici, ma non qui, nella prossima vita: qui vostro padre vi ha tolto tutto e presto la vita: amori miei; le sventure mi vincono. So quanto male sto per fare ma la passione dell’animo non si placa  ed è causa delle sciagure più grandi in questo mondo – la passione dell’animo è più forte in me della ragione, spero che quando ci rincontreremo nel regno delle ombre, voi figli miei comprenderete il mio grande amore ed il mio grande gesto.Tante volte ormai ho intrapreso la via dei ragionamenti filosofali sottili  e mi sono impegnata in discussioni superiori alla capacità di un uomo,  perché gli uomini ci sottovalutano e ci discriminano, ma solo perché in cuor loro ci temono . Perché noi donne di qualsiasi nazionalità abbiamo una Musa che ama parlarci di sapienza; certo non a tutte: sono poche le donne - forse una fra mille -che non siano estranee alle Muse. E dunque io vi dico: a tutte quelle che non hanno mai generato figli, voi siete più felici di quelli che ne hanno avuti. Chi non ha figli non può sapere se procurano gioia o dolore. Gli  uomini, non possono sapere quante angosce gli sono risparmiate.Chi invece ha in casa figli che nel crescerli vive invece  nel continuo tormento, io per esempio soiffro ,prima per allevarli bene,poi per lasciar loro da vivere. E mentre chi non ne ha non si affanna non sa,perché non può sapere se saranno buoni o cattivi. Infine, il male estremo, il peggiore di tutti i mali: quando sono giunti al fiore della giovinezza, hanno quanto basta per vivere, e sono dei bravi giovani: eppure,  se un dio vuole così,  la Morte te li rapiscee se li porta nell’Ade. Che vantaggio c’è dunque ad aver figli se oltre a tutte le altre sciagure gli dei aggiungono anche questo dolore, il più tremendo, il più atroce? Da tempo sono qui in attesa degli eventi e guardo, come andrà a finire laggiù, nella regale dimore di Creonte… 
Tutto è deciso. Il fato lo ha permesso .Ucciderò i miei figli, subito, e me ne andrò da questa terra; non voglio indugiare e abbandonare i piccoli ad altre mani, ben più nemiche delle mie. Perché so che presto pur lasciandoli vivi a Corinto la loro sorte è segnata. Allora se  è necessario che muoiano, e se così dev’essere, li ucciderò io, perché  li ho generati. Fatti coraggio, anima mia, che cosa aspetti a compiere questo gesto orrendo ? Prendi, povera mano mia, ed avviati sulla strada del dolore, non essere vile e cerca di dimenticare che sono figli tuoi e che li ami tanto; forsa Medea devi dimenticarti di loro, dopo avrai tempo per piangere.. e in quanto a  Giasone io lo condanno maledendolo non a morte ma a vivere fino a tarda età con il rimorso di un uomo privo di senno perché il dolore che proverà il re sarà talmente orribile che gli farà perdere la ragione …
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(esce di scena)

SIPARIO