Non c’è pace nel convento
Commedia Brillante di
GIULIANO ANGELETTI
Atto Unico
NOTA DELL’AUTORE
Questa commedia nasce da una domanda semplice e terribile:
che cosa succede quando l’ordine perfetto viene sfiorato da un soffio di vita?
Non una tempesta, non un terremoto: un soffio. Un corpo che cade davanti a un portone.
Un respiro fuori posto. Un errore del destino. Il monastero di Santa Penitenza è un luogo che vive di immobilità: mura che non cedono, regole che non cambiano, gesti che si ripetono da secoli come un rosario di pietra. Eppure, sotto quella superficie immobile, c’è un cuore che pulsa, che trattiene il fiato, che aspetta senza sapere di aspettare. Le suore non sono macchine della disciplina: sono creature che hanno imparato a stare ferme, ma non a spegnersi. Sono donne che hanno scelto il silenzio, ma non l’assenza. L’arrivo del giovane non è solo un evento erotico, né scandaloso: è un evento cosmico. È il vento che entra in una stanza chiusa da troppo tempo. È il mondo che bussa, senza chiedere permesso. È la vita che ricorda a chi si crede al sicuro che nulla è mai davvero al sicuro. E che la quiete, quando è troppo perfetta, diventa una forma di sonno. Il giovane non porta solo tentazione: porta movimento. È un corpo che respira, che sbaglia, che cade, che scappa. È l’imprevisto, il fuori copione, l’errore che apre una crepa nella pietra. E attraverso quella crepa passa la luce Le suore, nel loro goffo e tenero tentativo di nasconderlo, scoprono sé stesse: la paura, la curiosità, la fragilità, la comicità involontaria, la capacità di proteggere ciò che non dovrebbero proteggere. E soprattutto scoprono che la disciplina non basta a contenere il mondo. Che la regola non basta a contenere il cuore. Che la fede non è un muro, ma un varco. Madre Badessa Usimbalda è il guardiano della forma, della norma, della liturgia. Ma anche lei, alla fine, deve arrendersi all’evidenza che il divino non è mai dove lo si aspetta. Che il miracolo non è un’apparizione, ma un cambiamento. Che la vita, quando entra, non chiede permesso: spalanca. La fuga finale non è una sconfitta: è un rito di passaggio. Il giovane se ne va, ma lascia dietro di sé un monastero diverso, più vivo, più vulnerabile, più vero. Isabetta lo segue con il suo velo che vola nel vento, è il simbolo di ciò che resta quando tutto passa: la voglia di vivere per lei non è libertà, non è fuga, ma una luce che non è scandalo. Questa commedia è una celebrazione dell’imprevisto. Una risata che nasce dalla paura. Un caos che rivela la grazia. Un vento che entra e non chiede scusa. Perché, alla fine, il mondo non cambia quando arriva un uomo. Cambia quando qualcuno, anche solo per un istante, decide di guardare oltre il portone.
Giuliano Angeletti
PERSONAGGI
MADRE BADESSA USIMBALDA
Badessa del monastero. Figura imponente, verticale, inflessibile.
Custode della regola, del silenzio, dell’ordine immobile.
Ha un olfatto morale: sente il peccato come un profumo fuori posto.
È comica suo malgrado: la sua severità assoluta diventa fragilità quando il mondo cambia.
È il muro che si crepa, la pietra che scopre di essere viva.
SUOR AGNESE
La più rigida delle suore.
Una spada, una colonna, una regola incarnata.
Vive nella convinzione che tutto debba essere controllato, previsto, contenuto.
È la prima a spaventarsi e l’ultima ad ammetterlo.
La sua comicità nasce dalla serietà assoluta con cui affronta l’assurdo.
SUOR TEODORA
La calma fatta persona.
Una donna che ha trasformato la quiete in filosofia.
Osserva, ascolta, pondera.
È la voce della ragione, ma anche quella che, senza volerlo, dice le verità più disarmanti.
La sua comicità è zen: arriva lenta, precisa, inevitabile.
SUOR BEATRICE
La più inquieta, la più curiosa, la più “umana”.
Ha fame di vita, di storie, di movimento.
È quella che dice sempre la cosa sbagliata nel momento sbagliato.
È un personaggio fisico, impulsivo, irresistibilmente comico.
Il caos la segue come un cagnolino fedele.
SUOR ISABETTA
La più giovane. La più luminosa.
La più vulnerabile. Porta negli occhi un mondo che non ha mai visto.
È il punto di rottura, il varco, la crepa da cui entra il vento.
Il suo rapporto con il giovane è fatto di sguardi, intuizioni, silenzi.
È la poesia della commedia.
IL GIOVANE
Un viandante, un fuggitivo, un mistero.
Non è un seduttore: è un corpo vivo in un luogo fermo.
È l’imprevisto, l’errore del destino, il vento che spalanca il portone.
La sua comicità nasce dalla sua fragilità, dalla sua goffaggine, dalla sua disperata necessità di sopravvivere. È il catalizzatore di tutto ciò che cambia.
IL PRETE
Figura laterale ma fondamentale. Entra nei momenti di massimo caos e lo amplifica.
È un uomo che non capisce mai cosa stia succedendo, ma pretende di capirlo.
È il Dottore della Commedia dell’Arte: verboso, confuso, inutile e indispensabile.
LE SUORE MINORI
Coro muto e mobile.
Entrano e escono come vento, come eco, come onde.
Rendono il monastero un organismo vivente.
Sono la massa che reagisce, amplifica, commenta senza parlare.
PROLOGO — Non c’è pace nel convento
Il chiostro del monastero di Santa Penitenza.
È mattina presto.
La luce è ancora pallida, come se il sole avesse paura di entrare.
Le arcate sono immobili, le colonne fredde, l’aria immobile.
Un luogo che sembra non aver mai conosciuto il disordine.
Le suore entrano una alla volta, in silenzio.
Suor Agnese, rigida come una spada.
Suor Teodora, calma come un lago.
Suor Beatrice, inquieta come un gatto.
Infine Suor Isabetta, la più giovane, con lo sguardo che cerca qualcosa che non sa nominare.
Le quattro si dispongono in cerchio per la preghiera del mattino.
SUOR AGNESE
Oggi è un giorno come gli altri.
SUOR TEODORA
Come ieri.
SUOR BEATRICE
Come domani.
SUOR ISABETTA
Come… nessun altro.
Le altre tre la guardano.
Isabetta arrossisce.
Abbassa lo sguardo.
SUOR AGNESE
Che intendete dire?
SUOR ISABETTA
Niente.
Solo…
che l’aria è diversa.
SUOR TEODORA
Diversa come?
SUOR ISABETTA
Come se…
qualcosa stesse per accadere.
Le suore si scambiano uno sguardo scettico.
Poi si voltano verso il portone del chiostro.
È chiuso.
Immenso.
Immobile.
SUOR BEATRICE
Nulla accade mai qui.
SUOR AGNESE
E così deve essere.
SUOR TEODORA
La quiete è la nostra virtù.
SUOR BEATRICE
E la noia il nostro destino.
Un colpo di vento improvviso.
Forte.
Violento.
Il velo di Isabetta si solleva come un uccello spaventato.
Le suore gridano.
Il vento attraversa il chiostro come un ospite inatteso.
SUOR AGNESE
Che è stato?!
SUOR TEODORA
Un segno?
SUOR BEATRICE
Un presagio!
SUOR ISABETTA
Un avvertimento.
Le tre la guardano.
Isabetta si stringe il velo tra le mani.
Il vento si placa.
Silenzio.
Poi… un rumore.
Lontano.
Un tonfo.
Un gemito.
Un colpo secco.
SUOR AGNESE
Avete sentito?
SUOR TEODORA
Sì.
SUOR BEATRICE
Sì.
SUOR ISABETTA
Sì.
Le quattro si avvicinano al portone.
Lo osservano come se fosse vivo.
SUOR AGNESE
Forse…
è caduto qualcosa.
SUOR TEODORA
O qualcuno.
SUOR BEATRICE
O è entrato qualcosa.
SUOR ISABETTA
O qualcuno.
Le tre la guardano.
Isabetta arrossisce di nuovo.
Un altro colpo.
Più forte.
Come un corpo che sbatte contro il legno.
SUOR AGNESE
Apriamo?
SUOR TEODORA
Non dovremmo.
SUOR BEATRICE
Dobbiamo.
SUOR ISABETTA
Sì.
Le quattro si guardano.
Poi, insieme, spingono il portone.
Si apre con un gemito antico.
Fuori, disteso a terra, c’è un giovane.
Svenuto.
Sporco di polvere.
Con un sacco sulle spalle.
E un volto che sembra uscito da un sogno proibito.
Le suore restano immobili.
Il vento solleva il velo di Isabetta e lo fa cadere sul volto del giovane.
SUOR BEATRICE
È un uomo.
SUOR AGNESE
È un problema.
SUOR TEODORA
È un pericolo.
SUOR ISABETTA
È…
è…
è vivo?
Si inginocchia accanto a lui.
Gli sfiora la fronte.
Il giovane apre gli occhi.
La guarda.
Sorride.
Poi sviene di nuovo.
Le altre tre urlano.
SUOR AGNESE
Chiudete il portone!
SUOR TEODORA
Nascondetelo!
SUOR BEATRICE
Toccatelo!
Le altre due la fulminano con lo sguardo.
SUOR BEATRICE
Volevo dire: soccorretelo!
Le quattro si chinano sul giovane.
Il vento entra nel chiostro.
La luce cambia.
Qualcosa è iniziato.
Buio.
L’ARRIVO DEL GIOVANE
Il chiostro, subito dopo il Prologo.
Le quattro suore sono ancora chine sul giovane svenuto.
Il vento si è calmato, ma l’aria è carica come prima di un temporale.
Il portone è socchiuso.
Il silenzio è irreale.
Il giovane respira piano.
Le suore lo osservano come si osserva un animale mitico apparso per errore in un luogo sacro.
SUOR AGNESE
Dobbiamo portarlo dentro.
SUOR TEODORA
Dentro dove?
SUOR BEATRICE
Dentro qualcosa.
SUOR ISABETTA
Dentro… al monastero.
Le altre tre la guardano come se avesse detto un’eresia.
SUOR AGNESE
Un uomo… dentro il monastero?
SUOR TEODORA
È proibito.
SUOR BEATRICE
È pericoloso.
SUOR ISABETTA
È vivo.
Silenzio.
Le tre suore più anziane si scambiano uno sguardo.
Poi sospirano.
SUOR AGNESE
Aiutiamolo.
Ma in fretta.
Le quattro afferrano il giovane per braccia e gambe.
È più pesante del previsto.
Le suore barcollano, inciampano, si urtano.
SUOR BEATRICE
È… robusto.
SUOR TEODORA
È… solido.
SUOR AGNESE
È… un problema.
Il giovane emette un gemito.
Le suore sobbalzano.
SUOR ISABETTA
Ha parlato!
SUOR AGNESE
Non ha parlato.
Ha… rumoreggiato.
SUOR BEATRICE
È un segno che respira.
SUOR TEODORA
O che pesa troppo.
Le quattro trascinano il giovane verso il corridoio laterale.
Ogni passo è una lotta.
Ogni metro un’impresa.
Arrivano davanti alla porta della sala delle erbe.
SUOR AGNESE
Qui.
SUOR TEODORA
Qui?
SUOR BEATRICE
Qui?!
SUOR AGNESE
È l’unico posto dove Madre Badessa Usimbalda non entra mai.
SUOR TEODORA
Perché odia l’odore del rosmarino.
SUOR BEATRICE
E del timo.
SUOR ISABETTA
E dell’uomo?
Le altre tre la guardano.
Isabetta arrossisce.
SUOR AGNESE
Apri la porta.
Isabetta apre.
La stanza è buia, piena di sacchi, erbe appese, polvere, misteri.
Le suore trascinano il giovane dentro e lo adagiano su un tavolo di legno.
Lui geme.
Si muove.
Apre gli occhi.
GIOVANE
Dove… sono?
Le suore urlano.
Il giovane si spaventa.
Le suore si spaventano del suo spavento.
Un caos perfetto.
SUOR AGNESE
Zitto!
SUOR TEODORA
Respirate!
SUOR BEATRICE
Non muovetevi!
SUOR ISABETTA
State bene?
Il giovane la guarda.
La riconosce.
Sorride piano.
GIOVANE
Voi…
mi avete trovato.
SUOR ISABETTA
Sì.
GIOVANE
Mi avete… salvato.
SUOR AGNESE
Non ancora.
SUOR TEODORA
Non del tutto.
SUOR BEATRICE
Non sappiamo come.
Il giovane si solleva a fatica.
Le suore lo spingono giù.
SUOR AGNESE
State fermo!
GIOVANE
Chi… siete?
SUOR TEODORA
Siamo…
suore.
GIOVANE
Tutte?
SUOR BEATRICE
Sì.
Purtroppo.
SUOR AGNESE
E voi chi siete?
Il giovane inspira.
Si siede.
Si passa una mano tra i capelli.
Ha un’aria stanca, ma fiera.
GIOVANE
Sono un viandante.
Un pellegrino.
Un…
un uomo in fuga.
Le suore si irrigidiscono.
SUOR AGNESE
In fuga da cosa?
GIOVANE
Da chi.
SUOR TEODORA
Chi?
GIOVANE
Da uomini che mi vogliono morto.
Le suore si guardano.
Paura.
Curiosità.
Eccitazione.
SUOR BEATRICE
Perché?
GIOVANE
Perché ho visto ciò che non dovevo vedere.
SUOR AGNESE
Cosa?
GIOVANE
Un segreto.
Un grande segreto.
Le suore si avvicinano.
Tutte.
Troppo.
SUOR TEODORA
Che segreto?
GIOVANE
Non posso dirlo.
SUOR BEATRICE
Dovete.
SUOR AGNESE
Non dovete.
SUOR ISABETTA
Potete.
Il giovane la guarda.
Sorride.
GIOVANE
Forse…
a voi.
Le altre tre si indignano.
SUOR AGNESE
A lei?!
SUOR TEODORA
Perché a lei?!
SUOR BEATRICE
Cosa ha lei che noi non abbiamo?!
Isabetta arrossisce.
Il giovane pure.
GIOVANE
Lei…
mi ha toccato la fronte.
Le suore si voltano verso Isabetta come se avesse commesso un sacrilegio.
SUOR AGNESE
Lo avete toccato?!
SUOR TEODORA
Con la mano?!
SUOR BEATRICE
Con la fronte?!
SUOR ISABETTA
Era… caldo.
Le altre tre sospirano, scandalizzate.
Un rumore nel corridoio.
Passi.
Pesanti.
Lenti.
Terribili.
SUOR AGNESE
È lei.
SUOR TEODORA
Madre Badessa Usimbalda.
SUOR BEATRICE
Siamo morte.
SUOR ISABETTA
Nascondiamolo!
Le suore guardano intorno.
Un sacco di farina.
Un armadio.
Un mucchio di erbe.
Un tavolo.
SUOR AGNESE
Lì!
SUOR TEODORA
No, lì!
SUOR BEATRICE
No, lì!
SUOR ISABETTA
Qui!
Le quattro afferrano il giovane e lo spingono… da qualche parte.
Il rumore dei passi si avvicina.
La porta si apre.
Entra Madre Badessa Usimbalda.
Imponente.
Sospettosa.
Terribile.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Cosa fate qui?
Le suore sorridono.
Tutte insieme.
Troppo.
SUORE
Niente!
Buio.
LE PRIME TENTAZIONI
La sala delle erbe.
Il giovane è nascosto dietro un mucchio di sacchi di farina.
Le suore sono davanti a lui, schierate come tre guardie del corpo improvvisate.
La porta è chiusa.
Il silenzio è teso, ma vibrante.
SUOR AGNESE
Dobbiamo capire chi è.
E cosa vuole.
SUOR TEODORA
E se dice la verità.
SUOR BEATRICE
E se respira bene.
Le altre due la guardano.
SUOR BEATRICE
Intendo… se sta meglio.
Il giovane si sporge un poco dal nascondiglio.
Le suore sobbalzano.
GIOVANE
Io… posso sentire tutto.
SUOR AGNESE
Allora state zitto.
GIOVANE
Sto zitto.
SUOR TEODORA
Non abbastanza.
SUOR BEATRICE
Parlate pure.
Le altre due la colpiscono con il gomito.
SUOR AGNESE
Dobbiamo interrogarlo.
Ma con prudenza.
SUOR TEODORA
E distanza.
SUOR BEATRICE
E attenzione ai dettagli.
Le altre due sospirano.
SUOR AGNESE
Diteci la verità.
Perché siete qui?
Il giovane esce lentamente dal nascondiglio.
Si siede sul tavolo.
Le suore si irrigidiscono.
GIOVANE
Sono in fuga.
Da uomini che mi cercano.
E ho camminato per giorni.
Finché non sono caduto davanti al vostro portone.
SUOR TEODORA
Perché vi cercano?
GIOVANE
Perché ho visto ciò che non dovevo vedere.
SUOR BEATRICE
Cosa?
GIOVANE
Un segreto.
Un segreto che può costarmi la vita.
Le suore si scambiano uno sguardo inquieto.
SUOR AGNESE
E perché siete venuto qui?
GIOVANE
Non sono venuto.
Sono caduto.
SUOR BEATRICE
Una caduta… provvidenziale.
SUOR TEODORA
O disastrosa.
SUOR AGNESE
O entrambe.
Il giovane si passa una mano tra i capelli.
Le suore seguono il gesto con gli occhi.
Poi si ricompongono.
SUOR AGNESE
Dobbiamo decidere cosa fare di voi.
GIOVANE
Io… non voglio creare problemi.
SUOR TEODORA
Li avete già creati.
SUOR BEATRICE
Ma sono problemi interessanti.
Le altre due la fulminano.
SUOR AGNESE
Se Madre Badessa Usimbalda vi trova…
siamo perdute.
GIOVANE
Chi è Madre Badessa Usimbalda?
Le tre suore si irrigidiscono come statue.
SUOR TEODORA
La nostra Badessa.
SUOR AGNESE
La nostra guida.
SUOR BEATRICE
Il nostro incubo.
Le altre due la colpiscono.
SUOR AGNESE
È severa.
È inflessibile.
È…
è…
è Madre Badessa Usimbalda.
GIOVANE
Capisco.
SUOR TEODORA
Dubito.
SUOR BEATRICE
Anch’io.
Un rumore nel corridoio.
Passi.
Lenti.
Pesanti.
SUOR AGNESE
È lei.
SUOR TEODORA
Di nuovo.
SUOR BEATRICE
Sempre lei.
SUOR ISABETTA
Nascondiamolo!
Le suore guardano intorno.
Sacchi.
Erbe.
Armadi.
Tavoli.
SUOR AGNESE
Lì!
SUOR TEODORA
No, lì!
SUOR BEATRICE
No, qui!
SUOR ISABETTA
Qui!
Le quattro afferrano il giovane e lo spingono dietro un grande sacco di lavanda.
Il giovane sparisce tra le erbe.
Solo un piede sporge.
Isabetta lo spinge dentro.
La porta si apre.
Entra Madre Badessa Usimbalda.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Cosa fate qui?
Le suore sorridono.
Tutte insieme.
Troppo.
SUORE
Niente!
MADRE BADESSA USIMBALDA
Perché siete tutte… rosse in volto?
SUOR AGNESE
È il caldo.
SUOR TEODORA
È la polvere.
SUOR BEATRICE
È l’emozione.
Le altre due la colpiscono.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Ho sentito rumori.
Voci.
Movimento.
SUOR AGNESE
Topi!
SUOR TEODORA
Molti topi!
SUOR BEATRICE
Topi enormi!
Usimbalda le guarda con sospetto glaciale.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Io controllerò ogni stanza.
Ogni angolo.
Ogni ombra.
Le suore trattengono il fiato.
MADRE BADESSA USIMBALDA
E soprattutto…
controllerò voi.
Esce.
La porta si chiude.
Le suore crollano a terra.
Il giovane emerge dal mucchio di lavanda, tossendo.
GIOVANE
Non voglio più vedere un’erba in vita mia.
IL SOSPETTO DI USIMBALDA
Il corridoio principale del monastero.
Madre Badessa Usimbalda cammina avanti e indietro con passo rigido, come un metronomo della disciplina.
Il velo perfetto, le mani intrecciate dietro la schiena, lo sguardo che taglia l’aria come una lama.
Le suore la osservano da lontano, nascoste dietro colonne e porte socchiuse.
MADRE BADESSA USIMBALDA
C’è qualcosa che non va.
Le suore si immobilizzano.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Qualcosa…
puzza.
Le suore si guardano tra loro, terrorizzate.
SUOR AGNESE
Puzza?
SUOR TEODORA
Di cosa?
MADRE BADESSA USIMBALDA
Di segreto.
Le suore trattengono il fiato.
SUOR BEATRICE
Forse è il rosmarino.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Il rosmarino non mente.
SUOR AGNESE
E cosa mente?
MADRE BADESSA USIMBALDA
Voi.
Le suore si stringono l’una all’altra come tre pecore davanti al lupo.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Da due giorni…
vedo occhi che brillano troppo.
Guance troppo rosse.
Passi troppo leggeri.
SUOR TEODORA
È la primavera.
MADRE BADESSA USIMBALDA
È il peccato.
Le suore si irrigidiscono.
MADRE BADESSA USIMBALDA
E io…
lo sento.
SUOR BEATRICE
Dove?
MADRE BADESSA USIMBALDA
Ovunque.
Usimbalda si avvicina a Suor Agnese.
La guarda negli occhi, troppo da vicino.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Voi…
avete l’aria colpevole.
SUOR AGNESE
Io ho sempre quest’aria.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Appunto.
Passa a Suor Teodora.
MADRE BADESSA USIMBALDA
E voi… siete troppo tranquille.
SUOR TEODORA
È la mia natura.
MADRE BADESSA USIMBALDA
La vostra natura mi inquieta.
Passa a Suor Beatrice.
MADRE BADESSA USIMBALDA
E voi…
voi siete un problema.
SUOR BEATRICE
Grazie.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Non era un complimento.
SUOR BEATRICE
Lo so.
Ma lo prendo lo stesso.
Usimbalda inspira profondamente.
Poi si volta verso la sala delle erbe.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Da quella stanza…
proviene un odore strano.
Le suore sbiancano.
SUOR AGNESE
Strano?
SUOR TEODORA
Che tipo di strano?
SUOR BEATRICE
Strano buono o strano cattivo?
MADRE BADESSA USIMBALDA
Strano…
maschile.
Le suore quasi svengono.
SUOR AGNESE
Maschile?!
SUOR TEODORA
Impossibile!
SUOR BEATRICE
Incredibile!
SUOR ISABETTA
…probabile.
Le altre tre la fulminano con lo sguardo.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Io controllerò quella stanza.
Adesso.
Le suore si lanciano davanti alla porta come un muro umano improvvisato.
SUOR AGNESE
No!
SUOR TEODORA
Non potete!
SUOR BEATRICE
È pericoloso!
MADRE BADESSA USIMBALDA
Pericoloso?
Una stanza delle erbe?
SUOR BEATRICE
Sì!
Molto!
Erbe…
polveri…
allergie…
si soffoca!
Usimbalda le guarda con sospetto glaciale.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Perché siete così…
agitate?
SUOR AGNESE
Noi?
Agitate?
Mai!
SUOR TEODORA
Siamo calme.
SUOR BEATRICE
Calmissime.
Un rumore improvviso.
Un tonfo.
Metallico.
Proveniente dalla sala delle erbe.
Le suore impallidiscono.
Usimbalda si gira verso la porta come un falco che ha avvistato la preda.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Cos’è stato?
SUOR AGNESE
Il vento!
SUOR TEODORA
Un gatto!
SUOR BEATRICE
Un miracolo!
Le altre due la colpiscono.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Aprite quella porta.
Le suore si guardano.
È finita.
SUOR AGNESE
Siamo morte.
SUOR TEODORA
Definitivamente.
SUOR BEATRICE
E lui pure.
Usimbalda posa la mano sulla maniglia.
Le suore trattengono il fiato.
La porta scricchiola.
Buio.
IL NASCONDIGLIO IMPOSSIBILE
La sala delle erbe.
La porta è socchiusa.
I passi di Madre Badessa Usimbalda si avvicinano come un tamburo di guerra.
Le suore sono nel panico.
Il giovane è in piedi, confuso, pronto a correre ma senza sapere dove.
SUOR AGNESE
Nascondiamolo!
SUOR TEODORA
Dove?!
SUOR BEATRICE
Ovunque!
SUOR ISABETTA
Subito!
Le quattro guardano la stanza.
Sacchi di farina.
Ceste di lavanda.
Un armadio.
Un tavolo.
Un pentolone vuoto.
Un mucchio di timo.
Un cesto di rosmarino.
Un barile.
SUOR AGNESE
Lì!
Indica il barile.
SUOR TEODORA
È troppo piccolo!
SUOR BEATRICE
Lì!
Indica il pentolone.
SUOR AGNESE
È troppo evidente!
SUOR ISABETTA
Qui!
Indica l’armadio.
SUOR BEATRICE
È troppo… armadio!
I passi si avvicinano.
Le suore si stringono.
Il giovane le guarda disperato.
GIOVANE
Io… posso anche uscire dalla finestra.
SUOR AGNESE
È chiusa.
SUOR TEODORA
Sigillata.
SUOR BEATRICE
Maledetta.
SUOR ISABETTA
Non c’è via d’uscita.
Un colpo alla porta.
Le suore urlano.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Aprite.
Le suore si guardano.
Poi guardano il giovane.
Poi guardano il pentolone.
SUOR AGNESE
Dentro!
GIOVANE
Dove?!
SUOR TEODORA
Lì!
GIOVANE
Nel pentolone?!
SUOR BEATRICE
È un nascondiglio perfetto!
GIOVANE
È un pentolone!
SUOR ISABETTA
Per favore!
Il giovane sospira, si arrende, e si infila nel pentolone.
Le suore gli abbassano il coperchio.
Solo un ciuffo di capelli sporge.
Agnese lo spinge dentro con decisione.
SUOR AGNESE
Zitto.
GIOVANE
Sto zitto.
SUOR TEODORA
Respirate piano.
GIOVANE
Sto respirando piano.
SUOR BEATRICE
Ancora più piano.
GIOVANE
Sto morendo.
SUOR AGNESE
Meglio morire che essere scoperti.
La porta si apre.
Entra Madre Badessa Usimbalda.
Imponente.
Sospettosa.
Terribile.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Cosa fate qui?
Le suore sorridono.
Tutte insieme.
Troppo.
SUORE
Niente!
Usimbalda annusa l’aria.
Si avvicina al pentolone.
Lo tocca.
È tiepido.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Perché questo pentolone è caldo?
SUOR AGNESE
Preghiera.
SUOR TEODORA
Meditazione.
SUOR BEATRICE
Cottura lenta.
Le altre due la colpiscono.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Cottura… di cosa?
SUOR AGNESE
Di…
di…
di erbe!
SUOR TEODORA
Molte erbe!
SUOR BEATRICE
Erbe enormi!
Usimbalda si avvicina ancora.
Allunga la mano verso il coperchio.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Voglio vedere.
Le suore si lanciano davanti al pentolone.
SUOR AGNESE
No!
SUOR TEODORA
Non potete!
SUOR BEATRICE
È pericoloso!
MADRE BADESSA USIMBALDA
Pericoloso?
Un pentolone?
SUOR BEATRICE
Sì!
Molto!
Pentole…
coltelli…
fuoco…
olio…
scivola tutto!
È un inferno!
Usimbalda la guarda con sospetto glaciale.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Perché siete così… nervose?
SUOR AGNESE
Noi?
Nervose?
Mai!
SUOR TEODORA
Siamo calme.
SUOR BEATRICE
Calmissime.
Un rumore.
Dal pentolone.
Un colpo secco.
Le suore impallidiscono.
Usimbalda si irrigidisce.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Cos’è stato?
SUOR AGNESE
Il vento!
SUOR TEODORA
Un gatto!
SUOR BEATRICE
Un miracolo!
Le altre due la colpiscono.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Aprite.
Le suore si guardano.
È finita.
SUOR AGNESE
Siamo morte.
SUOR TEODORA
Definitivamente.
SUOR BEATRICE
E lui pure.
Usimbalda posa la mano sul coperchio.
Lo solleva.
Piano.
Piano.
Piano…
Buio.
IL PENTOLONE MISTICO
La sala delle erbe.
Il coperchio del pentolone è sollevato a metà.
Madre Badessa Usimbalda sta per scoprire il giovane.
Le suore trattengono il fiato come quattro statue tremanti.
Il giovane, dentro il pentolone, sente il pericolo.
Chiude gli occhi.
Inspira.
E decide di fare l’unica cosa che gli resta:
fingere l’impossibile.
GIOVANE
con voce profonda, cavernosa, irreale
Uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuh…
Usimbalda si blocca.
Le suore pure.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Cos’è… questo suono?
SUOR AGNESE
Lo Spirito Santo.
SUOR TEODORA
È sceso.
SUOR BEATRICE
Nel pentolone.
Usimbalda le guarda come se fossero impazzite.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Lo Spirito Santo…
nel pentolone?
SUOR AGNESE
È un nuovo…
rituale.
SUOR TEODORA
Molto profondo.
SUOR BEATRICE
Molto… immersivo.
Un altro colpo dal pentolone.
Il coperchio vibra.
Un soffio di vapore esce.
GIOVANE
Uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuh…
Pentitevi…
Usimbalda indietreggia.
Le suore si inginocchiano.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Pentirci… di cosa?
GIOVANE
Di…
di…
di tutto.
SUOR AGNESE
Avete sentito?!
È un ammonimento!
SUOR TEODORA
Un richiamo!
SUOR BEATRICE
Un rimprovero!
Usimbalda si avvicina al pentolone, tremante.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Spirito…
se sei tu…
dammi un segno.
Silenzio.
Poi un colpo fortissimo.
Il coperchio salta di qualche centimetro.
Le suore urlano.
SUOR AGNESE
È un segno!
SUOR TEODORA
Un grande segno!
SUOR BEATRICE
Un segno enorme!
Usimbalda si inginocchia.
Per la prima volta nella sua vita… ha paura.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Che cosa vuoi da noi?
GIOVANE
Andate via…
tutte…
subito…
Le suore si alzano di scatto.
SUOR AGNESE
Avete sentito?!
SUOR TEODORA
Dobbiamo andare!
SUOR BEATRICE
Prima che… esploda!
Usimbalda annuisce, pallida.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Andiamo.
Lasciamo…
lo Spirito…
lavorare.
Le suore escono in fila, inciampando l’una nell’altra.
Usimbalda le segue, guardando il pentolone come se fosse un vulcano sacro.
La porta si chiude.
Silenzio.
Il coperchio si solleva piano.
Il giovane emerge, sudato, rosso, tremante.
GIOVANE
Non farò mai più il fantasma in vita mia.
Buio.
IL CONSIGLIO SEGRETO DELLE SUORE
Il dormitorio delle suore.
È notte.
Le candele sono accese, tremolanti.
Le ombre danzano sulle pareti come spiriti inquieti.
Le quattro suore sono riunite attorno a un tavolo basso, come una piccola congiura monastica.
SUOR AGNESE
Dobbiamo parlare.
SUOR TEODORA
Seriamente.
SUOR BEATRICE
Segretamente.
SUOR ISABETTA
Sì.
Le suore si guardano.
Il silenzio è denso, quasi solenne.
SUOR AGNESE
Il giovane…
non può restare qui.
SUOR TEODORA
Ma non può nemmeno andarsene.
SUOR BEATRICE
E non può essere scoperto.
SUOR ISABETTA
No.
Le tre anziane la guardano.
Isabetta abbassa lo sguardo, ma non arretra.
SUOR AGNESE
Se Madre Badessa Usimbalda lo trova…
si scatenerà l’inferno.
SUOR TEODORA
E noi con lei.
SUOR BEATRICE
E lui per primo.
Le suore sospirano.
SUOR AGNESE
Dobbiamo proteggerlo.
SUOR TEODORA
Dobbiamo nasconderlo.
SUOR BEATRICE
Dobbiamo… studiarlo.
Le altre due la colpiscono.
SUOR AGNESE
Studiare cosa?!
SUOR BEATRICE
La sua…
situazione.
SUOR TEODORA
La sua situazione è semplice:
è un uomo.
SUOR BEATRICE
Appunto.
Le suore sospirano di nuovo.
SUOR AGNESE
Dobbiamo stabilire delle regole.
SUOR TEODORA
Regole ferree.
SUOR BEATRICE
Regole elastiche.
SUOR AGNESE
Ferree.
SUOR BEATRICE
Elastiche.
SUOR TEODORA
Silenzio.
Una regola alla volta.
Le suore si dispongono come un piccolo tribunale improvvisato.
LE REGOLE DEL CONSIGLIO SEGRETO
SUOR AGNESE
Prima regola:
nessuna deve restare sola con lui.
SUOR TEODORA
Seconda regola:
nessuna deve parlargli troppo.
SUOR BEATRICE
Terza regola:
nessuna deve guardarlo troppo.
SUOR ISABETTA
Quarta regola:
nessuna deve…
pensarlo troppo.
Le altre tre la fissano.
Isabetta arrossisce.
SUOR AGNESE
Queste regole…
valgono per tutte.
SUOR BEATRICE
Per tutte tutte?
SUOR TEODORA
Sì.
SUOR BEATRICE
Anche per lei?
Indica Isabetta.
Isabetta si irrigidisce.
SUOR ISABETTA
Io…
io non…
Non finisce la frase.
Le altre tre sospirano.
IL DUBBIO DI AGNESE
SUOR AGNESE
C’è un’altra questione.
Importante.
SUOR TEODORA
Quale?
SUOR AGNESE
Lui…
ha detto di essere in fuga.
SUOR BEATRICE
Da uomini pericolosi.
SUOR TEODORA
Da un segreto.
SUOR ISABETTA
Da un destino.
Le altre tre la guardano.
Isabetta si stringe il velo.
SUOR AGNESE
Se lo cercano…
potrebbero arrivare qui.
SUOR TEODORA
E se arrivano qui…
siamo perdute.
SUOR BEATRICE
E lui pure.
SUOR ISABETTA
No.
Le altre tre si voltano verso di lei.
SUOR AGNESE
No?
SUOR ISABETTA
No.
Non se lo proteggiamo.
SUOR TEODORA
Proteggerlo…
da chi?
SUOR ISABETTA
Da tutto.
Da tutti.
Da noi stesse.
Le suore restano in silenzio.
Isabetta parla piano, ma con una forza nuova.
SUOR ISABETTA
Lui non è un pericolo.
È un passaggio.
Un vento.
Un segno.
SUOR AGNESE
Un segno di cosa?
SUOR ISABETTA
Che nulla resta fermo.
Nemmeno qui.
Le suore si guardano.
Qualcosa si incrina.
Qualcosa si apre.
IL GIURAMENTO
Le quattro si alzano.
Formano un cerchio.
Mettono le mani al centro.
SUOR AGNESE
Giuriamo di proteggerlo.
SUOR TEODORA
Di nasconderlo.
SUOR BEATRICE
Di non farlo scoprire.
SUOR ISABETTA
Di non farlo soffrire.
Le mani si stringono.
SUORE
Giuriamo.
Un colpo improvviso alla porta.
Le suore urlano.
La porta si apre.
È il giovane.
Scompigliato.
Confuso.
Con un sacco di lavanda in testa.
GIOVANE
Posso…
parlare?
Le suore lo guardano.
Poi si guardano tra loro.
Poi sospirano.
SUOR AGNESE
Siamo morte.
SUOR TEODORA
Definitivamente.
SUOR BEATRICE
E lui pure.
SUOR ISABETTA
No.
Buio.
IL SEGRETO DEL GIOVANE
La sala delle erbe, subito dopo il Consiglio Segreto.
Le candele sono ancora accese.
Le suore sono sedute attorno al giovane come quattro giudici improvvisati.
Il giovane, ancora con qualche rametto di lavanda nei capelli, cerca di mantenere un minimo di dignità.
SUOR AGNESE
Dovete dirci la verità.
SUOR TEODORA
Tutta la verità.
SUOR BEATRICE
E anche qualcosa in più.
Le altre due la colpiscono.
SUOR AGNESE
Perché siete in fuga?
GIOVANE
Perché…
ho visto ciò che non dovevo vedere.
SUOR TEODORA
Lo avete già detto.
SUOR BEATRICE
Ma non lo avete spiegato.
SUOR ISABETTA
E noi…
dobbiamo capire.
Il giovane inspira.
Si alza.
Cammina lentamente nella stanza, come un attore che prepara una confessione drammatica.
Le suore lo seguono con gli occhi, tese, curiose, spaventate.
GIOVANE
Ero in un villaggio lontano.
Un villaggio tranquillo.
Troppo tranquillo.
E una notte…
ho visto uomini riuniti in una stalla.
Uomini armati.
Uomini che parlavano di un piano terribile.
SUOR AGNESE
Un complotto?
GIOVANE
Peggio.
SUOR TEODORA
Una rivolta?
GIOVANE
Peggio.
SUOR BEATRICE
Un matrimonio?
Le altre due la colpiscono.
GIOVANE
Parlavano…
di un furto.
Le suore si irrigidiscono.
SUOR AGNESE
Un furto?!
SUOR TEODORA
Di cosa?
GIOVANE
Di reliquie sacre.
Le suore si portano una mano alla bocca.
SUOR BEATRICE
Quali reliquie?
GIOVANE
Quelle del monastero di San Rutilio.
SUOR AGNESE
San Rutilio?!
SUOR TEODORA
Il martire?!
SUOR BEATRICE
Quello con la gamba miracolosa?!
SUOR ISABETTA
Quello che…
camminava anche da morto?
Le altre tre la guardano.
Isabetta arrossisce.
GIOVANE
Sì.
Quelle reliquie.
E io…
io li ho sentiti.
Ho sentito tutto.
E loro…
mi hanno visto.
Le suore trattengono il fiato.
SUOR AGNESE
E vi hanno inseguito.
GIOVANE
Sì.
SUOR TEODORA
Per uccidervi.
GIOVANE
Sì.
SUOR BEATRICE
Perché avete origliato.
GIOVANE
Sì.
SUOR BEATRICE
E perché siete curioso.
GIOVANE
Sì.
SUOR BEATRICE
E perché siete bello.
Le altre due la colpiscono.
SUOR AGNESE
Dunque…
siete un testimone.
SUOR TEODORA
Un pericolo per loro.
SUOR BEATRICE
E un problema per noi.
SUOR ISABETTA
No.
Non un problema.
Un…
un passaggio.
Le suore la guardano.
Isabetta non abbassa lo sguardo.
IL DUBBIO
SUOR AGNESE
Dobbiamo decidere cosa fare.
SUOR TEODORA
Se tenerlo.
SUOR BEATRICE
Se nasconderlo.
SUOR ISABETTA
Se aiutarlo.
Il giovane le guarda.
È stanco.
È ferito.
È sincero.
GIOVANE
Io…
non voglio mettervi in pericolo.
Se volete…
posso andarmene.
Le suore si irrigidiscono.
SUOR AGNESE
No!
SUOR TEODORA
È troppo rischioso!
SUOR BEATRICE
È troppo presto!
SUOR ISABETTA
È troppo…
troppo.
Le suore sospirano.
Il giovane sorride piano.
IL GIURAMENTO DEL GIOVANE
GIOVANE
Se resterò…
vi prometto una cosa.
Non parlerò.
Non uscirò.
Non farò nulla che possa danneggiarvi.
Le suore si guardano.
Poi annuiscono.
SUOR AGNESE
Allora resterete.
SUOR TEODORA
Per ora.
SUOR BEATRICE
Per un po’.
SUOR ISABETTA
Per il tempo necessario.
Il giovane annuisce.
Le suore si rilassano.
Per un istante, tutto sembra possibile.
Poi… un colpo alla porta.
Le suore urlano.
Il giovane sobbalza.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Aprite!
Le suore si guardano.
Panico.
SUOR AGNESE
Nascondiamolo!
SUOR TEODORA
Di nuovo!
SUOR BEATRICE
Sempre!
SUOR ISABETTA
Qui!
Le quattro afferrano il giovane e lo spingono dietro un armadio.
La porta si apre.
Entra Madre Badessa Usimbalda.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Cosa state tramando?
Le suore sorridono.
Tutte insieme.
Troppo.
SUORE
Niente!
Buio.
Giuliano, se vuoi, passo subito al:
LA SCOPERTA DI USIMBALDA
La sala delle erbe.
Le suore sono schierate davanti all’armadio dove hanno nascosto il giovane.
Madre Badessa Usimbalda è entrata con passo lento, sospettoso, come un falco che scruta la preda.
La luce delle candele tremola.
L’aria è tesa come una corda pronta a spezzarsi.
MADRE BADESSA USIMBALDA
C’è qualcosa…
che non mi avete detto.
Le suore sorridono.
Tutte insieme.
Troppo.
SUORE
No!
MADRE BADESSA USIMBALDA
Qualcosa…
che nascondete.
SUOR AGNESE
Noi?
Nascondere?
SUOR TEODORA
Mai.
SUOR BEATRICE
Quasi mai.
Le altre due la colpiscono.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Da questa stanza provengono rumori strani.
Odori strani.
Movimenti strani.
SUOR AGNESE
Topi!
SUOR TEODORA
Molti topi!
SUOR BEATRICE
Topi enormi!
Usimbalda si avvicina all’armadio.
Le suore si stringono davanti come un muro umano tremante.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Perché state davanti all’armadio?
SUOR AGNESE
Per…
proteggerlo.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Proteggerlo da cosa?
SUOR TEODORA
Dalla polvere.
SUOR BEATRICE
Dai ricordi.
SUOR AGNESE
Dalla Badessa.
Le altre due la colpiscono.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Aprite.
Le suore si guardano.
È finita.
SUOR AGNESE
Siamo morte.
SUOR TEODORA
Definitivamente.
SUOR BEATRICE
E lui pure.
SUOR ISABETTA
No.
Usimbalda posa la mano sulla maniglia.
La gira.
L’armadio si apre.
Silenzio.
Il giovane non c’è.
Le suore restano a bocca aperta.
Usimbalda pure.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Dov’è?
SUOR AGNESE
Era qui!
SUOR TEODORA
Un attimo fa!
SUOR BEATRICE
È evaporato!
Un rumore alle spalle.
Le suore si voltano.
Usimbalda pure.
Il giovane è… sopra una mensola.
Accovacciato.
Immobilissimo.
Come una statua votiva troppo viva.
Le suore trattengono un urlo.
Usimbalda strabuzza gli occhi.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Che…
cos’è…
quello?!
SUOR AGNESE
Una statua!
SUOR TEODORA
Antica!
SUOR BEATRICE
Miracolosa!
MADRE BADESSA USIMBALDA
Una statua… che respira?!
Il giovane, nel panico, smette di respirare.
Diventa rosso.
Le suore lo guardano terrorizzate.
SUOR AGNESE
Respirate!
SUOR TEODORA
Ma piano!
SUOR BEATRICE
Ma respirate!
Il giovane inspira.
Forte.
Troppo forte.
La mensola vibra.
Un sacco di lavanda cade.
Esplode in una nuvola profumata.
Usimbalda tossisce.
Le suore tossiscono.
Il giovane tossisce.
È il caos.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Questa statua…
tossisce?!
SUOR AGNESE
È…
è…
è un miracolo!
SUOR TEODORA
Un segno!
SUOR BEATRICE
Un prodigio!
Usimbalda si avvicina.
Molto.
Troppo.
Il giovane è immobile come un gatto spaventato.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Io…
conosco tutte le statue di questo monastero.
E questa…
non l’ho mai vista.
SUOR AGNESE
È nuova!
SUOR TEODORA
Appena arrivata!
SUOR BEATRICE
Appena… scolpita!
Le altre due la colpiscono.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Chi l’ha scolpita?
Silenzio.
Le suore si guardano.
Poi guardano Isabetta.
SUOR AGNESE
Lei.
SUOR TEODORA
Lei.
SUOR BEATRICE
Lei!
Isabetta sbianca.
SUOR ISABETTA
Io?!
MADRE BADESSA USIMBALDA
Avete scolpito… questo?
Isabetta guarda il giovane.
Il giovane la guarda.
Un istante sospeso.
SUOR ISABETTA
Sì.
Le altre tre quasi svengono.
MADRE BADESSA USIMBALDA
È…
molto…
realistica.
SUOR ISABETTA
Ho…
osservato bene.
Le suore la guardano scandalizzate.
Usimbalda pure.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Portatela…
nella cappella.
Voglio…
valutarla meglio.
Le suore si guardano.
Panico assoluto.
SUOR AGNESE
Portarla?!
SUOR TEODORA
Nella cappella?!
SUOR BEATRICE
Davanti a tutti?!
MADRE BADESSA USIMBALDA
Subito.
Le suore si voltano verso il giovane.
Il giovane le guarda.
Sconvolto.
GIOVANE
No.
SUOR AGNESE
Sì.
SUOR TEODORA
Subito.
SUOR BEATRICE
E sorridete.
Buio.
LA FUGA FINALE
La cappella del monastero.
Le suore sono schierate come un coro tragico, ma tremano come foglie.
Al centro, su un piedistallo improvvisato, c’è il giovane travestito da statua:
coperto di polvere di farina, con un velo rigido sulla testa, immobile come un santo… troppo vivo.
Madre Badessa Usimbalda entra.
Solenne.
Sospettosa.
Terribile.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Questa statua…
non mi convince.
Le suore trattengono il fiato.
SUOR AGNESE
È molto antica.
SUOR TEODORA
Molto rara.
SUOR BEATRICE
Molto… molto.
Usimbalda si avvicina.
Molto.
Troppo.
Il giovane non respira.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Ha un’espressione…
strana.
SUOR AGNESE
È l’estasi.
SUOR TEODORA
La contemplazione.
SUOR BEATRICE
La fame.
Le altre due la colpiscono.
MADRE BADESSA USIMBALDA
E perché…
trema?
Il giovane trema.
Le suore pure.
SUOR AGNESE
È il freddo.
SUOR TEODORA
È il sacro.
SUOR BEATRICE
È vivo.
Le altre due la colpiscono più forte.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Io…
voglio toccarla.
Le suore urlano.
SUORE
No!
Usimbalda si irrigidisce.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Perché no?
SUOR AGNESE
Perché…
è fragile.
SUOR TEODORA
Molto fragile.
SUOR BEATRICE
Fragilissima.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Io sono delicata.
Allunga la mano.
Sta per toccare il volto del giovane.
Le suore trattengono il fiato.
Il giovane pure.
Il mondo pure.
Un colpo improvviso.
Una porta che sbatte.
Un vento che entra.
Il velo della “statua” vola via.
Silenzio assoluto.
Usimbalda guarda il volto del giovane.
Il giovane guarda Usimbalda.
Le suore guardano il cielo.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Tu.
GIOVANE
Io.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Un uomo.
GIOVANE
Sì.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Nel mio monastero.
GIOVANE
Sì.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Sul mio piedistallo.
GIOVANE
Sì.
Usimbalda esplode.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Prendetelo!
Le suore si guardano.
Poi guardano il giovane.
Poi guardano Usimbalda.
SUOR AGNESE
Prendetelo!
SUOR TEODORA
Proteggetelo!
SUOR BEATRICE
Baci—
salvatelo!
Il giovane salta giù dal piedistallo.
Corre.
Le suore corrono.
Usimbalda corre.
Il prete, sentendo il caos, entra e corre anche lui.
È un carosello perfetto da Commedia dell’Arte: il giovane corre come Arlecchino. Agnese come Pantalone. Teodora come Colombina. Beatrice come Smeraldina. Usimbalda come la Capocomica furiosa. il prete come un Dottore confuso
Si rincorrono per il chiostro, tra colonne, scale, porte che sbattono, veli che volano, candele che cadono, pentole che rotolano.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Fermatelo!
SUOR AGNESE
Prendetelo!
SUOR TEODORA
Proteggetelo!
SUOR BEATRICE
Aiutatelo!
PRETE
Dove vado?!
Il giovane arriva al portone.
Lo apre.
La luce del mattino lo investe.
Si volta.
Guarda Isabetta.
Lei è immobile.
Il velo in mano.
Gli occhi pieni di tutto ciò che non può dire.
GIOVANE
Addio.
SUOR ISABETTA
Andate.
Il giovane esce.
Il portone si chiude.
Il velo di Isabetta vola via, portato dal vento.
Lei lo guarda andare.
Usimbalda arriva trafelata, lo vede volare e urla.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Ridatemi quel velo!
Le suore scoppiano a ridere.
Il prete sviene.
Usimbalda resta immobile, furiosa e commossa.
EPILOGO (VERSIONE LUNGA)
Il chiostro.
È mattina.
La luce è morbida, come se il cielo avesse deciso di perdonare tutto.
Le suore sono sparse: alcune sedute, altre in piedi, altre ancora appoggiate alle colonne come attrici stanche dopo lo spettacolo.
Madre Badessa Usimbalda è al centro.
Il velo un po’ storto.
La postura meno rigida del solito.
Gli occhi… non più furiosi, ma pensosi.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Il giovane è fuggito.
Il portone si è chiuso.
E noi… siamo ancora qui.
Le suore si guardano.
Si scambiano un sorriso complice.
SUOR AGNESE
È stato… un evento.
SUOR TEODORA
Un terremoto.
SUOR BEATRICE
Una benedizione.
Usimbalda la fulmina con lo sguardo.
Beatrice abbassa la testa, ma sorride.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Da oggi…
nessun uomo entrerà più in questo monastero.
Le suore annuiscono.
Poi, insieme, rispondono:
SUORE
Mai!
E tutte e tre… guardano il portone.
Usimbalda sospira.
MADRE BADESSA USIMBALDA
E nessuna di voi…
penserà più a lui.
Le suore annuiscono.
Poi, insieme, rispondono:
SUORE
Mai!
E tutte e tre… arrossiscono.
Usimbalda si passa una mano sul volto.
È stanca.
Ma non sconfitta.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Forse…
forse questo monastero aveva bisogno di un po’ di…
movimento.
SUOR AGNESE
Di vita.
SUOR TEODORA
Di respiro.
SUOR BEATRICE
Di muscoli.
Le altre due la colpiscono con una gomitata.
Beatrice tossisce, finge di pregare.
MADRE BADESSA USIMBALDA
E voi, Suor Isabetta?
Che cosa avete da dire?
Isabetta è in fondo al chiostro.
Tiene in mano il suo velo, quello che il vento ha strappato via durante la fuga.
Lo guarda come si guarda un ricordo che non si vuole perdere.
SUOR ISABETTA
Io…
dico che…
non tutto ciò che entra…
deve restare. Il cielo ha deciso per me.
Le suore si voltano verso di lei.
Usimbalda pure.
SUOR ISABETTA
E non tutto ciò che fugge…
se ne va davvero.
Io da Suor Isabetta tornerò Elisabetta.
Silenzio.
Un silenzio dolce, pieno di immagini.
Isabetta alza il velo.
Lo lascia andare.
Il vento lo prende.
Lo porta in alto, sopra il chiostro, sopra le teste delle suore, sopra la Badessa.
Il velo danza.
Poi cade.
Si posa sulle mani di Usimbalda.
La Badessa lo guarda.
Poi guarda Isabetta.
Poi guarda il cielo. Suor Isabetta apre la porta del monastero e se ne va libera aspettata dal giovane fuori dalla porta.
MADRE BADESSA USIMBALDA
Forse… meglio così
Suor Isabetta non aveva la vocazione. Ed io lo avevo capito per prima. Sono o non sono Madre Badessa Usimbalda.
La campana suona.
Non per ordine di nessuno.
Suona da sola.
SUOR BEATRICE
È un segno!
SUOR AGNESE
È un richiamo!
SUOR TEODORA
È un invito!
MADRE BADESSA USIMBALDA
È l’ora della preghiera.
Le suore si dispongono in cerchio.
Isabetta resta un attimo indietro.
Guarda il portone chiudersi.
Sorride.
Poi esce di scena.
La luce cresce.
Il chiostro si riempie di pace.
E di qualcosa di nuovo, sottile, segreto, luminoso.
SIPARIO