Penelopeide

di

Patrizia Monaco


Nota dell’autrice

Ho sempre preferito la mitologia alla storia, perché la storia è una verità che di bocca in bocca si deforma e diventa menzogna, mentre il mito, di bocca in bocca, prende forza e diventa verità. (Jean Cocteau)

Il testo è molto liberamente ispirato al libro di Margaret Atwood Penelopiad, di cui mi aveva colpito essenzialmente l’ironia.
La drammaturgia è sperimentale. Per evitare di cadere nel didascalico, nel polpettone storico, nella banalizzazione, ho voluto evitare i dialoghi diretti che evocassero “scenette mitologiche”.
Il testo è costituito prevalentemente da una serie di monologhi contrapposti e incrociati.
Non c’è azione sulla scena, se non per le coreografie e piccoli gesti, il movimento è dato all’interno delle battute che provengono simultaneamente dall’Ade e da Itaca. Infatti, i due personaggi Penelope ed Euriclea sono contemporaneamente ora nell’ Ade e allora ad Itaca.
Si parlano ma è come non interagissero mai direttamente
Si ricorre anche alla tecnica del montaggio, sfalsando le linearità del racconto di Omero, pertanto la storia viene ricostruita nella mente dello spettatore.
I personaggi seguono le linee del teatro di narrazione, eseguendo una partitura verbale dal ritmo interno accuratamente costruito.
Il ritmo suggerisce la cifra dello spettacolo che deve essere allegro, vivace, ma soprattutto vivo!



Personaggi

PENELOPE, ora e allora, dai 15 ai 35 anni
EURICLEA, ora e allora, dai 40 ai 60 anni
DANZATRICI in numero ottimale di tre



La scenografia è verbale, luoghi e persone sono evocati dalle parole.


Oggetti di scena: velo, maschera di Ulisse, tisane, acqua, urne greche, ulivo, fagottino che è Telemaco, tela, telaio.



PROLOGO

Pantomima col velo. Penelope e Ballerina. Ballerina - Elena con il velo la imprigiona. Penelope se ne libererà. Escono.
Palco vuoto
Entra Euriclea con un fagottino in braccio.

EURICLEA Ghi ghi ghi go go glu glu glu. Ghirighì ghirighì, pi po po. ( versi a soggetto)

PENELOPE (le gira attorno ma E. non se ne avvede) Dovevo capirlo subito. Non avrei dovuto lasciarlo in mano a lei, appena nato! Ne ha fatto una loro creatura.

EURICLEA E’ proprio vero che con i piccolini ci si ringrullisce. (ci gioca e intanto si siede nell’angolo di proscenio a destra, opposto all’entrata)

PENELOPE E adesso lo sbarbatello me lo ritrovo contro!

EURICLEA (al fagottino) Sei proprio bello sai, Telemacuccio mio, anche più di tuo padre, quando mi ciucciava al seno.
(al pubblico, orgogliosa) Io, Euriclea, ho allattato Ulisse dal multiforme ingegno. (riprende) Gli gli gli… pissi pissi…

SCENA PRIMA

Luogo deputato dell’Ade. Vapori o velo. Penelope, Euriclea, Ballerina e coreografia del Fuoco.
PENELOPE (angolo sinistro del proscenio) Ora che sono morta dovrei sapere tutto. (pausa)
Ma dopo … (interrogativa) tremila? anni… ho almeno imparato questo… non si sa mai tutto… mai … Da quando mi trovo qui nell’Ade ho scoperto cose che avrei preferito non sapere, come quando si origlia ad una porta o si apre una lettera altrui. E ho capito che nel mondo si è affermata la versione ufficiale dell’Odissea, quella dalla parte di Ulisse.
Sono paziente per natura. Sono famosa per questo. Ho atteso qualche migliaio di anni e mi pare ora il momento di raccontare la mia versione dei fatti. Il mio matrimonio con Ulisse, la sua partenza per la guerra e il ritorno di mio marito a Itaca, dopo vent’anni.

EURICLEA (culla Telemaco)
Sempre nella tua mente tieni Itaca.
E’ il tuo destino che lì sia l’approdo.
Ma non aver fretta nel tuo viaggio.
E’ meglio che duri molti anni:
già vecchio devi ormeggiarti all’isola,
ricco di quanto hai guadagnato in via,
senza che ti dia ricchezza Itaca.
(pausa breve)
Anche se la trovi povera, Itaca,
non ti ha illuso.
Così saggio sei diventato, e così esperto.
Avrai capito Itaca, che cosa significa.

PENELOPE Persino la vecchia balia analfabeta dopo tutti questi anni si è acculturata. Con il via vai di cervelloni che c’è nell’Ade! Ma fra tutti ti va proprio a citare Costantino Kavafis: “non aver fretta nel tuo viaggio!”
Ulisse fretta non ne ha avuta di certo. Dieci anni per tornare a casa da Troia.

Fuoco, coreografia sulla guerra di Troia.

PENELOPE E così io sono diventata una leggenda edificante. Un bastone per picchiare le altre donne. Non ne posso più!
(con altra voce) “Non potete essere fedeli come Penelope? Lei ha aspettato venti anni suo marito, venti, mentre voi, quando il vostro va due giorni a Biella per lavoro vi sentite autorizzate a tradirlo col postino!”
Non mi piace il ruolo che mi ha dato la storia…
EURICLEA Mi ricordo come fosse oggi quando alla reggia di Laerte si parlava della sposa di Ulisse.
(si sposta zona Itaca, piena luce e posa il fagottino)


SCENA SECONDA

Itaca e solo Euriclea a parlare.


EURICLEA “Penelope, figlia del re Icario di Sparta. Ha una ricca dote, è alta, formosa, capace di dare figli forti. Certo non è di una bellezza sfolgorante come sua cugina Elena! Quella se l’è già presa Menelao. Che non capisco cos’abbia più del nostro Ulisse! “
Così Anticlea, la mia padrona, si lamentava col marito. Laerte la rintuzzava dicendo che le donne troppo belle portano solo guai. Anticlea taceva, almeno per qualche attimo, pensando ai possibili guai che lei poteva aver creato. No, non creava guai, quindi, non era bella. Laerte infatti, dopo qualche anno di matrimonio, aveva posato gli occhi su un’altra. L’aveva comprata, con trenta buoi bianchi. Ma appena la vide, bellissima e fiera, appoggiata ad un ulivo nel piccolo campo che suo padre coltivava per conto del re (si atteggia come allora, a braccia conserte, appoggiata all’ulivo, occhi scintillanti) si ritrasse. Fu comunque comprata come schiava ma mai toccata da Laerte.
Come faccio a saperlo? Quella ragazza appoggiata all’ulivo, con gli occhi che mandavano lampi, ero io, Euriclea.


SCENA TERZA

Nell’Ade. Penelope, Euriclea, Ballerina e coreografia dell’Acqua.

PENELOPE Per tutto il viaggio verso Itaca mi vergognai da morire. Scoprii di soffrire il mal di mare. Vomitai senza ritegno. E stupii non poco il mio novello sposo, che mai se lo sarebbe aspettato dalla figlia di una naiade. Sì, mia madre era una divinità marina, ed io quindi ero una semidea. Elena invece dicono che era uscita da un uovo, perché era figlia di Zeus, che aveva assunto le sembianze di un cigno per possedere sua madre nel sonno. Elena ci teneva molto a questa sua nascita. Non so in quanti ci credessero alla storia del cigno stupratore, ma contenta lei, e soprattutto suo padre… .
Anche se avevo solo quindici anni, sapevo già far funzionare il cervello, scandagliare fatti e sensazioni, ora si direbbe autoanalisi. E alla fine, giacendo sottocoperta, arrivai al perché della mia avversione all’acqua.

Acqua. Coreografia che si ispiri alle divinità acquatiche.

PENELOPE Quando ero bambina mio padre ordinò che fossi gettata in mare. La solita faccenda degli oracoli. Gli avevano predetto che avrei tessuto il suo sudario. Un po’ ingenuamente, avrà pensato che se mi impediva di farlo, lui non sarebbe mai morto… Ma il sudario non era il suo. Lo capimmo più tardi. Gli oracoli si esprimono volutamente in maniera ambigua. Tutto per divertirsi alle spalle degli umani. Mio padre, comunque, ci cascò. Ma avrete già capito che doveva essere proprio un imbecille, se provò ad annegare la figlia di una naiade!!!

EURICLEA Dimenticare è perdonare. Finché dura il rimorso, dura la colpa.

PENELOPE Sentii le onde richiudersi sopra di me, i polmoni che bruciavano, vidi il fondo del mare e cercai di tornare a galla.
Fui salvata da uno stormo di anatre striate di rosso che mi trascinarono a riva. Se non fu mia madre in persona a salvarmi forse fu lei a chiamarle. O almeno così mi piace pensare. Policaste, mia mamma, era bellissima ma un po’ sfuggente. Quando l’abbracciavo, lei sgusciava via, con i suoi capelli ondulati e la risata argentina. Non fu mai molto presente nella mia infanzia. Preferiva sguazzare nell’acqua con le altre naiadi e fare il solletico sotto la pancia dei delfini. Col senno di poi, posso dire che da un male nacque un bene, imparai a cavarmela con le mie forze e a diffidare, sempre.

EURICLEA Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

PENELOPE Diventai Anatroccola. Fu mio padre, tutto moine e carezze, e finta sollecitudine a chiamarmi così, quando grondante acqua e alghe mi riportarono a casa.

Entra la ballerina che ripete più e più volte “Anatroccola” con malignità e derisione. Poi, resta di spalle.

PENELOPE Degli altri non m’importava come mi chiamassero, ma da lei no, non lo sopportavo! Quel soprannome che lei sapeva pronunciare con quel sottile velo di disprezzo. Con un movimento tutto suo (la ballerina mima) di girare piano piano su sé stessa, abbassare la testa e guardare dal basso verso l’alto, con uno dei suoi sorrisi allusivi.

EURICLEA Durante l’incendio di Troia se la cavò, la puttanella, le bastò scoprirsi uno dei suoi incantevoli candidi seni e il marito, già pronto a sbudellarla, si gettò sbavante ai suoi piedi chiedendole di riprenderlo con sé. Oh dico, l’aveva cornificato davanti a tutto il mondo allora conosciuto, aveva causato una guerra durata dieci anni, migliaia di morti e la distruzione di una ricchissima città.
Elena non è mai stata punita.
Chissà perché. Altri, per molto meno, sono stati pietrificati dalla Medusa, strangolati da serpenti marini, trasformati in ragni o colpiti da maledizioni. Per aver mangiato la mucca di un vicino o per essersene vantati. Cose così.
Lei, neanche una frustata. (la ballerina resta immobile, di spalle)

PENELOPE Il mio fu un matrimonio combinato. Come tutti.
Solo i ricchi e i potenti si sposavano, perché solo le persone importanti lasciano un’eredità. O solo chi lascia un’eredità è importante. Gli altri si accoppiavano qua e là e magari vivevano insieme tutta una vita, per amore. Il mio fu un matrimonio combinato, ma vi fu anche amore, moltissimo amore. Io e Ulisse ci trovammo come due anime gemelle.

EURICLEA Due piselli in un baccello.

PENELOPE (ignorandola come sempre) Buffo, poiché mi vinse ad una gara, ed io ero la seconda scelta. Da me erano venuti tutti quelli che avevano perso il torneo che aveva in palio Elena. Una delle mie disgrazie, e ne ho avute tante, è stata quella di essere cugina della donna più bella del mondo.
Non ero male, niente male, ma confronto a lei! Due cugine, stessa età, stessa posizione sociale: il paragone era inevitabile:.
Il giorno della gara c’era anche lei, con le mie ancelle a ridere dal balcone. Lei come donna già sposata e loro perché schiave avevano la libertà di vedere gareggiare quegli uomini nudi.

La ballerina, che simboleggia Elena, cammina ondeggiando, come se scivolasse sull’acqua, come il cigno cui pensa di discendere.

EURICLEA Ulisse era partito per Sparta con l’intenzione di vincere. Ed io ne ero sicura. Se non poteva battere gli altri in velocità, senz’altro avrebbe inventato qualcosa. “Non giocare mai ai dadi con Ulisse”Si diceva. Suo nonno Autolico era famoso per non aver mai vinto una partita onestamente (ride di gusto)
E buon sangue… non mente!

PENELOPE Elena si voltò verso di me, con uno sguardo malizioso, ma finse di parlare alle ancelle: “ Ulisse sarebbe un ottimo marito per la nostra Anatroccola, che ama la vita tranquilla. Potrà aiutarlo a curare le capre. Sono fatti l’uno per l’altra. Hanno tutti e due le gambe corte.”

Euriclea ride.

PENELOPE Io rimasi senza parole, le ancelle risero. Mentre cercavo una risposta pungente, lei mi sfiorò il braccio con finto affetto.
“Ma dicono sia molto intelligente. Anche tu, pare. Buon per te, così potrai capire quello che ti dice. Io non ci riuscirei mai!”

La ballerina esce.

PENELOPE Ulisse vinse con un inganno, me lo confidò lui stesso ridendo. Si era accordato con mio zio, Tindaro, il padre di Elena.
Tindaro aveva messo della droga nel vino degli altri contendenti perché ne rallentasse la velocità. Ad Ulisse, invece, diede una droga che procurava l’effetto opposto! Non credo ci sia da scandalizzarsi, pare che certe pratiche siano in uso ancora adesso.
Tindaro, che era il fratello di mio padre, aveva le sue mire sul trono di Sparta e se io andavo lontano era meglio per tutti.
Ulisse mi fece passare la sua disonestà come furbizia, come uno che non guarda in faccia a nulla per conquistare la donna che ama.
Ed io, anche se sapevo che non mi aveva mai visto prima, volli credervi. E non fu l’unica volta.

SCENA QUARTA

Itaca e Ade. Penelope. Euriclea.

EURICLEA Ulisse sta arrivando da Sparta con molte ricchezze e una sposa quindicenne. Mi sa che dovrò fare tutto io. Il re e la regina saranno troppo occupati a contare tutti quei vasi d’oro. Non è brutta, anzi, è proprio bella, ma non ha un bel colorito. E’ verdognola, come una che ha avuto mal di mare. Però non mi sembra fragile, e ha uno sguardo determinato. Mi darà del filo da torcere.

PENELOPE (nell’Ade) La prima notte di nozze imparai ad amare mio marito senza riserve. E lo ammirai incondizionatamente.
Io ero terrorizzata. E mia madre non mi aiutò molto. Aveva smesso di giocare con i delfini solo il tempo necessario per assistere alla cerimonia e il suo abito azzurro ghiaccio gocciolava ai piedi del trono, formando una pozzanghera che si allargò fino a bagnare i sandali nuovi di mio padre. Poco prima, mentre le ancelle mi preparavano, mi aveva fatto uno strano discorso. Non certo quello che mi avrebbe fatto una madre normale!

Penelope si sposta in altra zona del palco. Immerge la mano nell’acqua.

PENELOPE L'acqua non oppone resistenza. L'acqua scorre.
Quando immergi una mano nell'acqua senti solo una carezza. L'acqua non è un muro, non può fermarti. Va dove vuole andare e niente le si può opporre. L'acqua è paziente. L'acqua che gocciola consuma una pietra. Ricordatelo, bambina mia. Ricordati che per una metà tu sei acqua. Se non puoi superare un ostacolo, giragli intorno. Come fa l'acqua.

EURICLEA Senza capo né coda.

PENELOPE (sognante)Una volta chiusa la porta Ulisse mi prese delicatamente per mano e mi fece sedere sul letto. “ Non badare a tutto quello che ti hanno detto, non ti farò male, magari solo un pochino. Però sarebbe meglio che tu fingessi. Se tu mandassi qualche piccolo grido, loro, quelli che ascoltano dietro la porta, saranno soddisfatti e noi potremo stare tranquilli a fare amicizia.” Mi calmò e mi convinse all’istante, con quella sua voce vibrante e profonda.
Iniziò a parlare e mi raccontò molto di sé, e come me, sapeva parlare ma anche ascoltare. Io arrivai persino a raccontargli del mio annegamento. Lui mi narrò del cinghiale che lo aveva aggredito così ferocemente e mostrò la lunga cicatrice sulla coscia. Pare ci fosse dietro lo zampino di un parente, che voleva eliminarlo.
Mi piacque credere di avere qualcosa in comune con lui.
Piansi e lui mi consolò nel modo più adatto alla prima notte di nozze.

EURICLEA (si muove sul palco come se spostasse degli oggetti, Penelope pure si muove, ma non all’unisono) ) Vedi Penelope, queste sono le cucine, ma tu non ci entrerai mai, non ne hai bisogno, neppure per comandare il pranzo, perché ci sono io. Io so i gusti di tutti, e so come farli contenti. (pausa breve) Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. (pausa breve) Al nostro Ulisse piace la carne ben cotta, il formaggio fresco e il vino caldo.
A Laerte, che è senza denti ormai, gli facciamo un pancotto ed è contento.
Chi si contenta, gode. (strizza l’occhio) E chi gode, è ancor più contento. (risata lasciva)
PENELOPE Ulisse mi portò a visitare la sua isola, poco più di uno scoglio, pieno di capre e qualche ulivo. Ma a me pareva bellissima perché c’era lui, che mi trattava come la sua regina.
Un giorno però mi rimproverò, con dolcezza, ma pure mi rimproverò: “(imita Ulisse, sospirando) Speravo che con il tuo arrivo le cose cambiassero! Mia madre non si è mai interessata di nulla, e io ho incaricato Euriclea di dirti come governare il nostro Palazzo. Ti avrà pur detto che io adoro le bistecche al sangue, il formaggio stagionato e il vinello fresco fresco conservato nelle nostre grotte!”

EURICLEA Chi pecora si fa, lupo la mangia!

PENELOPE Provai a protestare ma Ulisse mi chiuse la bocca con un bacio.

EURICLEA L’amore rende imbecilli, ma Ulisse lo era un po’ meno degli altri, sempre all’erta! Si lamentò un poco con me dell’inesperienza domestica di Penelope. Io lo rassicurai e la difesi. Lui mi disse che non avrebbe mai potuto fare a meno di me. (sorriso trionfante, mentre Penelope nasconde il fagottino sotto la veste)

PENELOPE Quando nacque Telemaco Ulisse era fuori di sé dalla gioia. (Euriclea prende il fagottino da dietro Penelope) Mi regalò una collana d’oro e corallo rosso.

EURICLEA (lavando il fagottino come se fosse un bimbo appena nato) Mentre lavavo quella creaturina raggrinzita e paonazza, Ulisse guardò Penelope con un sorriso di trionfo: “Elena si è sposata prima di noi e non ha ancor avuto un figlio!”

PENELOPE Furono le prime parole che mi disse dopo il parto. Avrei dovuto esserne contenta ma.. perché nominare Elena? Lui pensava ancora, o avrei dovuto dire sempre ad Elena?

SCENA QUINTA

Itaca ed Ade. Penelope ed Euriclea. Ballerina nelle funzioni di Messaggero. Coreografia della guerra, variazione.

EURICLEA (posando il fagottino) Elena la bella Elena è fuggita con un principe Troiano!

PENELOPE “Alziamo le vele!” disse Menelao, e fu tragedia. (tono di Itaca) Non devi partire anche tu vero?

EURICLEA (con maschera di Ulisse) Ho giurato anch’io. Tutti i principi greci devono sostenersi l’un l’altro. (si leva la maschera) Questo diceva Ulisse ma non era quel che pensava. Io aiutai il mio Ulisse quando arrivarono Agamennone e Menelao, il cornuto, e un terzo uomo, molto più furbo dei due fratelli. Ulisse era pronto a riceverli. Aveva fatto credere di essere impazzito e con un cappello da contadino spingeva un aratro tirato da un bue e da un asino, seminando manciate di sale nella sabbia. Ma quella cretina di Penelope rovinò tutto.

PENELOPE Sì Ulisse è uscito di senno. (piange e prende il fagottino) Vi mostro dove se ne sta giorno e notte e non riconosce più neanche me e suo figlio Telemaco. Andiamo alla spiaggia. (si muove verso il centro del palco)

Euriclea – COME SE FOSSE IL TERZO UOMO - le prende il fagottino di scatto e lo depone a terra. Penelope è sconvolta.

PENELOPE Ulisse fermò l’aratro, per non schiacciare il suo bambino. E dovette partire. Lo lusingarono dicendo che un oracolo aveva predetto che Troia non sarebbe caduta senza il suo aiuto.
Chi sa resistere alla tentazione di essere considerato indispensabile?

EURICLEA Bisogna mettere le vele come viene il vento.
Coreografia della guerra di Troia ripetuta e variata.

PENELOPE Un anno dicevano che sarebbe durata quella guerra. (pausa breve) E certo non fu per un paio di corna.

EURICLEA Tanto va la gatta al lardo…

PENELOPE Troia (si interrompe guardando il pubblico) …niente facili allusioni, vi prego! Troia era sulle rotte commerciali utili ai greci. Troia era un bocconcino ghiotto. Anche mia cugina era … un bocconcino ghiotto.

EURICLEA (ad alta voce, come chiamando qualcuno) Telemaco! Telemachino!?! Vieni qua, non farmi disperare. Lascia la barba del nonno! Non ha voglia di giocare.(piano)E neppure di governare. Ora se ne sta in campagna, a spremere le olive, e sua moglie Anticlea non fa che guardare l’orizzonte ad aspettare Ulisse. Devo fare tutto io, come sempre!
(come ricordandosi) E Penelope? Ah, lei piange!

Entra correndo la Ballerina in funzione di Messaggero.

BALLERINA-MESSAGGERO Troia è caduta! Il cielo sul palazzo di Priamo era di fuoco. Le strade un fiume di sangue. I bambini gettati dalle mura, le donne divise fra i vincitori. (esce)

EURICLEA Tutto merito di Ulisse! Voglio dire, merito di Ulisse che dopo dieci anni la guerra è finita! Proprio furbo con quella idea del cavallo! Il bambino mio. E tu, invece di piangere sempre, dovresti essere orgogliosa del tuo sposo. Che ora tornerà presto a casa.

PENELOPE Troia non è lontana! Presto ragazze, preparatemi con l’abito da sposa e acconciatemi come per la prima notte. (inizia a truccarsi e pettinarsi)

SCENA SESTA

Itaca, Ade. Penelope, Euriclea e coreografia dell’Aria, e delle ancelle.

Aria. Coreografia della navigazione avventurosa di Ulisse.
Eolo, il dio dei venti, gli aveva regalato un otre con tutti i venti. Lui lo aveva tenuto chiuso ma i suoi compagni, curiosi e sventati, avevano voluto aprilo.

PENELOPE (tesse la tela) Il mio trucco si è disfatto per le lacrime. La pettinatura nuziale si è scomposta dal vento. Dal vento che soffia senza posa sulla terrazza dove ho passato dieci anni a scrutare il mare.

Ballerina che ripete, danzando.

BALLERINA Una vela all’orizzonte! (più volte e poi ride di scherno)

EURICLEA Anticlea è morta, Telemaco si è fatto un bel ragazzo, ma non abbastanza forte per difendere la sua reggia. E’ Penelope la regina, anche se sono sempre io a fare tutto. Si è fatta dura, e furba, la nostra anatroccola.

PENELOPE Centoventinove sono i pretendenti al trono di Ulisse, ormai dato per disperso. Ma per diventare re di Itaca, prima, devono sposare me. (pausa in cui ripete il gesto dell’acqua, a significare la sua astuzia)
(come ai Proci) Silenzio, nobili principi. Silenzio, nobili Proci. Dovete ancora pazientare per aspirare al trono di Itaca. Sceglierò il mio sposo il giorno che avrò ultimato questa mia tela, il sudario di mio suocero Laerte.
(al pubblico, tono dell’Ade) Avete visto? Un sudario c’entrava, nella storia!

EURICLEA Non c’è da meravigliarsi se il povero vecchio, facendo scongiuri e toccandosi da ogni parte stia rintanato sulle alture. Vive frugalmente di formaggio e olive mentre i 129 pretendenti, ripeto, centoventinove, si abbuffano di ogni ben di dio. Ogni sera banchettano con buoi maiali e capretti e montoni che annegano nel vino e poi brancicano le ancelle ruttando e vomitando. Loro ci stanno le sgualdrinelle e intanto sparlano della loro padrona!

PENELOPE Melanto dalle belle gote non aveva neppure dodici anni quando la mandai a servire in tavola, per ascoltare i discorsi dei Proci e riferirmi delle loro mosse. Le ordinai di parlare male di me, così loro avrebbero più liberamente esposto i loro pensieri. Le sue grida, quando la possedettero in branco, le sento ancora nelle mie orecchie. E davanti agli occhi ho la scena di quando tornò da me, a riferirmi di ogni cosa, come le avevo ordinato. Tremava e la sua tunica era sporca di sangue!

EURICLEA Chi va al mulino s’infarina!

Coreografia di Melanto e altre ancelle, stuprate e poi impiccate.

PENELOPE Melanto che era come una figlia per me. Melanto che come le altre sarà impiccata da mio figlio Telemaco. Per non essere da meno del padre nella sua vendetta.

EURICLEA La vendetta è un piatto che va servito freddo.

Si prepara il bagno per Penelope.

PENELOPE In quei vent’anni piansi molto. Euriclea, che in fondo mi voleva bene, mi faceva spesso preparare dei bagni profumati. Poi mi massaggiava con l’olio dei nostri ulivi e mi faceva bere delle tisane calde e aromatiche. Peccato che avesse quella sua fastidiosa abitudine di sentenziare! Se fosse stata più giovane l’avrei schiaffeggiata!

EURICLEA (mentre prepara tisane, massaggia, versa acqua ecc)
Piangendo incomincia la vita dell'uomo, piangendo continua, e piangendo finisce.
(altro gesto)
A piangere non si cava un ragno dal buco.
(come sopra)
Tre cose fanno piangere: il fumo le cipolle e le malefemmene… (un po’ alla Totò)


PENELOPE Perché non torna? Chi ha incontrato? Una più bella di me?

Elena, nelle sembianze della ballerina, le balla attorno e la schernisce.
BALLERINA- ELENA Perché non torna? L’astuto Ulisse… non torna non tornerà non ti ama non ti ha mai amato. Amava me… ama tutte le altre … tutte le donne trannete… tranne Anatroccola…

PENELOPE E io dovevo tenere a bada i Proci.
Non m’illudevo certo che mi corteggiassero così assiduamente per la mia bella faccia. Avevo già trentacinque anni! E poi c’era Euriclea a ricordarmelo, Euriclea mi riferiva quel che dicevano i Proci oppure se lo inventava per farmi dispetto.

EURICLEA “Primo premio, una settimana nel letto di Penelope.” “Secondo premio due settimane nel letto di Penelope.” “Se chiudi gli occhi sono tutte eguali.” “Pensa ad Elena e la lancia ti diventerà di bronzo.”

PENELOPE Ricordate la tela? Che io preferisco definire “trama”.
Lo sanno anche i bambini dell’asilo che io tessevo di giorno e disfacevo di notte. Quanto credete che ci abbiano messo i Proci a darsela? Non va a merito del loro acume se mi sgamarono dopo quattro anni, ma solo perché fu un’ancella a tradirmi. Non so neppure se lo fece apposta o se le scappò di bocca. Ad ogni modo, mi misero alle strette.

EURICLEA E Laerte smise di toccarsi e fare scongiuri.

PENELOPE Dovevo scegliere. Ma ogni volta che mi ritenevo perduta ecco che arrivava qualcuno con notizie fresche di Ulisse. Un naufrago, un cantastorie, un mercante, un capitano. La sera, dopo il banchetto, l’ospite di turno si sedeva accanto al fuoco e raccontava.

EURICLEA (come un cantastorie, tono fiabesco)
Dopo l’infuriare di una terribile tempesta Ulisse e i suoi compagni approdarono esausti sulle rive di un paese abitato da strane creature. I Lotofagi. I mangiatori di Loto. Chi si fosse nutrito di quelle piante avrebbe dimenticato ogni cosa. Ogni affanno ma anche ogni desiderio e avrebbe smarrito la via di casa.

Sempre senza interagire dei due personaggi perché Euriclea è nel passato e Penelope è nel presente, lo si deduce dal linguaggio.

PENELOPE ( interrompendo, tono pratico, sdrammatizza)
Balle! Quelli si son fatti delle canne.

EURICLEA (come un altro cantastorie, tono fiabesco)
Dopo l’infuriare di una terribile tempesta Ulisse e i suoi compagni approdarono esausti sulle rive di un paese abitato da strane creature. I Ciclopi. Il loro capo, Polifemo, era un gigante da un occhio solo che viveva in una grotta fra forme enormi di formaggio e immensi barili di vino.

PENELOPE Era un oste che era stato accecato da un avventore perché gli aveva venduto del vino al metanolo.

EURICLEA (come un altro cantastorie, tono fiabesco)
Dopo l’infuriare di una terribile tempesta Ulisse e i suoi compagni approdarono esausti sulle rive di un paese abitato da strane creature. Le Sirene. Mezze donne e mezze uccelli, cantavano in modo così melodioso da far scordare ai naviganti la rotta di casa.

PENELOPE Erano prostitute di un bordello siciliano particolarmente raffinato, dove le ragazze erano esperte nel canto e si vestivano di piumaggi art deco.

EURICLEA (come un altro cantastorie, tono fiabesco)
Dopo l’infuriare di una terribile tempesta Ulisse e i suoi compagni approdarono esausti sulle rive di un paese abitato da strane creature. Una, in particolare, la misteriosa Maga Circe, conosceva l’arte di trasformare gli uomini in maiali.

PENELOPE Non c’è bisogno di essere una maga per trasformare gli uomini in porci!

EURICLEA (come un altro cantastorie, tono fiabesco)
Dopo l’infuriare di una terribile tempesta Ulisse e i suoi compagni approdarono esausti sulle rive di un paese abitato da strane creature…(viene interrotta)

PENELOPE E dateci un taglio! Ora basta!!! Venite a Itaca da lontano, credete di dirmi chissà cosa su Ulisse e mi raccontate più o meno le stesse cazzate!

EURICLEA (tono che potrebbe essere quello di Euriclea, perché con punta di malignità)
Sette anni stette Ulisse, da solo, perché aveva ormai perso tutti i suoi compagni, sette anni, che passarono come un soffio, presso la bellissima Dea Calipso.

PENELOPE (sta per dire qualcosa di pungente ma non ce la fa) Sette lunghissimi anni… ed io qui… con un vecchio, un ragazzino, una balia farneticante e 129 scrocconi. Ma io lo aspetto. Lo aspetto perché lo amo. Lo amo. (pausa breve)
Lo amo, lo amo, lo amo lo amo lo odio!!!

Penelope piange.

PENELOPE Come faceva Ulisse ad essere così sicuro di ritrovarmi, al suo ritorno?
A quei tempi una donna non poteva tornarsene a casa dai suoi o prendere in affitto un appartamentino, trovarsi un lavoro e rifarsi una vita. Il suo ruolo le restava fissato addosso per sempre.

EURICLEA Adesso quelle come noi le chiamano tate, colf e badanti.

PENELOPE Adesso avrei preso su e sarei andata a cercarlo. Jeans maglietta scarpe da tennis, zainetto e via!

EURICLEA Adesso avrei preso contributi e pensione.

PENELOPE C’era andato Telemaco a cercarlo. E non me l’aveva detto. Lo aveva detto a Euriclea.
E lei l’aveva detto a me, una volta partito. Quando non serviva più a fermarlo, ma solo a preoccuparmi.

SCENA SETTIMA

Itaca e Ade. Penelope, Euriclea, Ballerina. Coreografia della Terra.

Terra. Coreografia del ritorno di Ulisse a Itaca. Sbarca travestito da mendicante. Si vendica dei Proci e delle ancelle e poi si rivela a Penelope.

EURICLEA Quante storie mi aveva fatto Penelope quando Telemaco era partito per cercare Ulisse. Il ragazzo aveva mostrato di avere fegato. Tutto merito mio che lo avevo allevato con sani principi. (zona Itaca) Ma cosa succede? (si muove verso una zona del palco)

BALLERINA- MESSAGGERO Un vela bianca all’orizzonte!

PENELOPE In quei dieci anni quante volte lo sentimmo questo grido. Ma non era lui. E quando fu lui, non ce ne accorgemmo.

EURICLEA (continua il suo percorso) Un mendicante si avvicina a Palazzo, è un naufrago straniero che ha perso tutto. Era un nobile, era a Troia, ha conosciuto Ulisse. (si china verso un mucchio di stracci, si porta una mano alla bocca come per soffocare un grido) E’ Ulisse.

PENELOPE E’ sbarcato di notte. Ha nascosto i tesori dei Feaci nella grotta dei pipistrelli, su al nord. Si è palesato al pastore Eumeo, a suo padre Laerte e a suo figlio Telemaco. Ma non a me. Travestito da mendicante è ora qui a Palazzo. Ho finto di non riconoscerlo e ho ordinato che Euriclea lo lavasse e massaggiasse.

EURICLEA (china) La ferita sulla coscia! Quella del cinghiale! Solo io l’ho riconosciuto! Bella moglie che ha! E lui mi ha impedito di dirglielo. Vuole vendicarsi dei Proci. Io lo aiuterò. Come sempre.

PENELOPE (col tono dell’Ade) Era arrivato, oggi si direbbe, in incognito. Il minimo per un furbacchione come lui. Voleva non solo prendere di sorpresa i Proci, fingendosi un vecchio debole e ignaro all’uso delle armi, ma voleva anche osservarmi, scoprire se lo avevo tradito, (amaramente) se gli ero stata fedele.

EURICLEA (maschera di Ulisse) Non è sciupata. Non è deperita. Dovrebbe esserlo, dopo vent’anni, a piangere in attesa del ritorno del marito. (breve pausa)(riflette) La castità non giova alla bellezza delle donne. Che sia vero quel che si dice in giro?
PENELOPE Poiché diffidava, io gli diedi corda. Fra tutti i monili, la sera in cui lo invitammo al banchetto, indossai l’unica collana che non apparteneva né alla mia dote né ai suoi regali.
( si cinge il collo di una collana di lapislazzuli e mette un fiore rosso fra i capelli)

EURICLEA (maschera di Ulisse) Sono davvero così cambiato o mi sono travestito molto bene? Sì credo sia questo. (si pavoneggia) Vent’anni in un uomo non si notano. (sospettoso) E quella collana di lapislazzuli? Non l’ho mai vista! Lo chiederò ad Euriclea.
(si toglie la maschera) La mia signora e padrona l’ha comprata da un mercante fenicio, come il papavero di rosso lino egiziano che porta stasera fra i capelli.

PENELOPE Euriclea aveva capito il mio gioco e mentì per
rovinarmelo!

EURICLEA Il matrimonio, se uno è saggio, due sono felici.

PENELOPE Quella sera poi non ci fu più tempo per le ripicche.

Penelope riflette e percorre il palco, in grande agitazione interna. E’ turbata e non è felice come dovrebbe. Euriclea è tutta affaccendata ed è felice. Non interagiscono.

PENELOPE Come me lo immaginavo diverso il ritorno di Ulisse dopo venti anni!
Ah come avrei voluto che mi prendesse subito fra le sue braccia abbronzate e mi dicesse:
“M’hai aspettato. Tu vali mille Elene”

EURICLEA (mentre frega, pulisce, ecc per il banchetto)
A me non me la fa nessuno! Io l’ho riconosciuto subito e adesso lavoro per la sua vendetta. Io vedo tutto e so tutto. ( sorriso ammiccante) Quando Penelope tesseva di giorno e disfaceva di notte, lei pensava che io non lo sapessi!

SCENA OTTAVA

Itaca ed Ade. Penelope, Euriclea. Coreografia della strage.


PENELOPE Quella sera poi non ci fu più tempo per le ripicche.
(tono di Itaca) Questa sera, miei nobili pretendenti, abbiamo un ospite. Che sia testimone di quanto dico. Sposerò colui che fra voi riuscirà a tendere l’arco di Ulisse e a far passare la freccia negli anelli di dodici scuri allineate.
(tono dell’Ade) E neanche allora potè pensare che lo avevo riconosciuto. Anche un bambino lo avrebbe capito!!! Accecato dall’odio verso i Proci. Ma come poteva pensare che io volessi sposare uno di loro!
(maliziosa) Mai pensato… di sposare… uno di loro. Ma vent’anni sono lunghi, e la castità fa male alla pelle… Anfinomo era il più gentile fra loro. Mi aveva regalato la collana come risarcimento per le cantine e gli ovili che mi saccheggiavano. Parlavamo a lungo e passeggiavamo sulle spiagge dorate di Itaca, dopo il tramonto. Lui declamava poemi e mi faceva ridere. Era diverso dagli altri. Poi giacque come gli altri, con gli occhi aperti e immerso nel suo sangue.

EURICLEA (esagitata) Tutte fuori dalla sala! Aiutatemi a chiudere le porte. (più piano) Ulisse ha fatto togliere tutte le armi che erano appese!

PENELOPE Cosa succedeva nella sala da dove noi donne fummo cacciate?

EURICLEA (come spiando) Antinoo il capo prende in mano il grande arco di Ulisse, crede sia facile tenderlo, come un giocattolo! Suda, ci riprova impreca e poi lo sbatte a terra e pesta i piedi. Anfinomo, da quel bravo ragazzo educato e gentile che è, lo raccoglie e chiede il permesso di provarci lui. (scuote la testa)

Coreografa ispirata alla gara dell’arco e alla strage.

PENELOPE Fu poi la volta di Ulisse. Quei parassiti risero di un vecchio che voleva provarci anche lui! Ulisse si rimboccò le vesti attorno alla vita, rivelando un torace giovane e muscoloso! Tese senza fatica l’arco e trapassò gli anelli delle dodici scuri. I Proci rimasero a bocca aperta. Ulisse prese una seconda freccia che si conficcò nella gola di Antinoo. E la strage ebbe inizio.

EURICLEA (battendo le mani) Presto Melanto! Chiama le altre ancelle. Dovete portare fuori i cadaveri, lavare il sangue e purificare la grande sala dei banchetti. Poi andate da Ulisse, nel cortile esterno.

PENELOPE Le ancelle furono impiccate ad una gomena stesa fra le colonne del cortile. Scalciarono un poco e tutto finì. Le più giovani, le più belle. Quelle che mi avevano aiutato a spiare i Proci e a disfare la mia trama. Non avevo mai rivelato a Euriclea di questo mio piano e lei aveva creduto che loro fossero state infedeli a me e ad Ulisse! Oppure si era vendicata per gelosia.

EURICLEA Chi la fa, l’aspetti!

PENELOPE Neppure adesso so perché lei fece i loro nomi ad Ulisse. Non ci frequentiamo qui nell’Ade. Lei Euriclea, è sempre affaccendata con gli spiriti bambini e mi allontana con un gesto quando mi avvicino. Dice che li sveglio… “Oplà da bravi…glo glo glo piccini miei… Ho troppo da fare, devo sempre fare tutto io…”

EURICLEA (maschera di Ulisse) Qui occorre una punizione esemplare. Telemaco, prendi la mia spada, sgozzale a tuo piacimento! (breve pausa) Ah come dici? La spada è onorevole: impicchiamole. Buona idea, così non sporchiamo il pavimento che loro hanno appena lavato! (ride di gusto)

SCENA NONA

Ade. Penelope, Euriclea, Ballerina. Scena che è come un intervallo dopo la strage.

PENELOPE Volete sapere che si dice adesso, di me, qui?
Le malelingue. Ora si dice gossip. Hanno inventato una bella storiella su di me e i Proci.
I Proci erano i principi delle isole che facevano parte del regno di Itaca, Dulichio, Samo, Zacinto e Itaca stessa.
Non meno di 129. Ed io, lussuriosa erotomane giacendo con loro, non è precisato se insieme o a turno, avrei generato il dio Pan. Il dio della passione sfrenata.

Ballerina in a solo come dio Pan.

PENELOPE Mi sembra un tantinello esagerato. Da non aver giaciuto con nessuno, nessuno per vent’anni a 129 in una volta sola!

EURICLEA (compiaciuta) Non c’è fumo senza arrosto.

SCENA DECIMA

Itaca e Ade. Penelope, Euriclea. Coreografia delle avventure di Ulisse.

EURICLEA Quando Penelope scese ad incontrare Ulisse non gli gettò le braccia al collo.

PENELOPE Telemaco mi accusò di avere un cuore di pietra. Io decisi di far aspettare Ulisse, non tanto quanto lui aveva fatto aspettare me, in fondo.

EURICLEA (maschera di Ulisse) Il mio cane, il mio cane Argo mi ha riconosciuto e mia moglie no!!!

PENELOPE Ordinai a Euriclea di spostare fuori della mia camera il nostro letto affinché quel forestiero, che Telemaco giurava fosse suo padre, dormisse nel letto di Ulisse.

EURICLEA (maschera di Ulisse)Chi ha distrutto il mio ulivo?

PENELOPE Dovete sapere che nel poco tempo che fummo sposati, Ulisse si dilettava con quel che oggi si chiama “bricolage”. Una colonna del talamo nuziale era stata intagliata nel tronco di un ulivo che aveva le radici ancora nel terreno. Era il nostro segreto. E io finsi di riconoscere Ulisse solo dopo quelle sue rimostranze! (dopo una pausa) E mio figlio mi tenne il broncio per mesi!

EURICLEA Vino fresco per il mio padrone e una tisana calda per la sua sposa. (pausa) Poi chiusi la porta e li lasciai, era già buio.

PENELOPE Era buio. Meglio. Non si vedevano le rughe, né le sue, né le mie. Ritornammo giovani. Dopo, riprendemmo la nostra vecchia abitudine di raccontare.

EURICLEA (maschera di Ulisse) Ero già sul punto di raggiungere Itaca quando, per dispetto del dio Poseidone, le onde mi portarono dalla dea Calipso. Sì era una dea, ma… mica poi tanto bella… io pensavo sempre a te, anche quando ….. anche quando dovevo giacere con lei… Mai ti avevo desiderata così tanto…

PENELOPE Non gli chiesi se l’aveva amata. Lui non mi chiese della collana. Eravamo e lo sapevamo, due spudorati bugiardi. Eppure, ciascuno credette ciecamente alle parole dell’altro. E ci amammo ancora e poi venne il giorno e ancora la notte e noi ci amammo senza chiedere nulla.

EPILOGO

Itaca. Penelope ed Euriclea.

EURICLEA Secondo Penelope, Ulisse dovrebbe raccontare solo quello che è realmente accaduto ma per Ulisse è accaduto tutto ciò che racconta.

PENELOPE Ulisse fa accadere le cose per poterle raccontare

EURICLEA C’era un gigante, grande grosso e stupido, e il mio Ulisse dopo averlo accecato gli aveva detto “Il mio nome è Nessuno”. Così a chi gli chiedeva, “chi ti ha accecato?” quel cretinone rispondeva “Nessuno”.

Euriclea ride, una risata che si sovrappone al pianto di Penelope. A terra.

PENELOPE E’ stato via vent’anni! Mi ha lasciata, sola, nei miei anni più belli, con un figlio da crescere, un vecchio da accudire e una reggia da governare! E lui se la spassava!!!
Lo odio. E’ nessuno per me! Nessuno!
Lo odio (pausa breve)
Lo odio lo odio lo odio lo amo!

Euriclea, come lei stessa e come Ulisse, le bagna la fronte e la prende fra le braccia. Penelope si rialza e così Euriclea, che potrebbe essere adesso solo Ulisse.

PENELOPE Non l’ho aspettato perché dovevo. L’ho atteso perché sapevo. Sapevo che era vivo. E perché l’amavo.

EURICLEA Scuote l’anima mia Eros
Come vento sul monte
Che irrompe entro le querce

PENELOPE E scioglie le membra e le agita.
Dolce, amaro, indomabile serpente.

fine