Peronella
Commedia Brillante di
GIULIANO ANGELETTI
Atto unico
Nota dell’autore:
Questa pièce nasce da una novella del Decameron, ma non voglio riscriverla: voglio ascoltarne il battito.
Boccaccio costruisce un meccanismo perfetto, rapido, comico, lucidissimo. Io ho scelto di rallentarlo, di allargarlo, di farlo respirare come un corpo vivo. Ho voluto che la casa di Peronella diventasse un piccolo cosmo, un teatro domestico dove ogni gesto è un rito e ogni silenzio è un enigma. Peronella non è più soltanto la donna astuta che inganna il marito. È una figura che attraversa i secoli: una sacerdotessa del quotidiano, una regista del caos, una donna che conosce il peso delle cose e sa spostarlo senza far rumore.
Il marito Bartolo non è un semplice sciocco: è un uomo buono, e la bontà, nel teatro e nella vita, è sempre un’arma spuntata e luminosa. Giannello e Tebaldo non sono rivali: sono due forme diverse dello stesso desiderio, due modi in cui il mondo tenta di entrare nella casa, due venti che soffiano senza sapere dove vanno. Le botti, nella novella, sono oggetti. Qui diventano soglie. Luoghi di passaggio, di metamorfosi, di identità sospese. Ogni botte che entra o esce dalla scena modifica l’equilibrio del mondo, come un pianeta che cambia orbita. Ho voluto che la commedia non esplodesse mai, che il sospetto non nascesse, che la verità restasse sempre un passo più in là. Perché il teatro non è il luogo dove si scopre: è il luogo dove si vede. E vedere non significa capire. Peronella, alla fine, non vince e non perde. Resta. E restare, in un mondo che rotola come una botte, è già una forma di potere. Questa è la mia offerta a Boccaccio: non un omaggio, non un tradimento, ma un ascolto. Un modo per dire che le sue storie non finiscono mai davvero.
Rotolano. Come botti. Come vite. Come il mondo.
Giuliano Angeletti
SCHEDA DEI PERSONAGGI
PERONELLA
Figura centrale, regista invisibile del mondo domestico.
Non è la donna astuta della novella originale: è una sacerdotessa del quotidiano, una stratega del caos, una mente che vede prima degli altri.
La sua forza non è la malizia, ma la lucidità.
Sa muoversi tra le crepe, ascoltare i silenzi, governare gli uomini senza mai alzare la voce.
Per lei la casa è un regno, le botti sono soglie, gli uomini sono strumenti di equilibrio.
Non ama, non tradisce: orchestra.
La sua arma è la calma.
Il suo potere è restare.
BARTOLO
Il marito.
Buono, ingenuo, fiducioso.
Non vede ciò che ha davanti agli occhi, ma vede ciò che gli altri non vedono: la possibilità della felicità.
È un uomo che non sospetta, non indaga, non teme.
La sua innocenza non è stupidità: è una forma di resistenza.
È il centro immobile attorno a cui ruota il caos.
La sua bontà è un altare e una trappola.
È l’unico personaggio che non cambia, e proprio per questo cambia tutto.
GIANNELLO
Il primo amante.
Elegante, teatrale, seduttore per vocazione.
È il vento: arriva, sconvolge, promette, fugge, ritorna.
Crede di essere furbo, ma è prevedibile.
Crede di dominare, ma è dominato.
La sua presenza nella botte è un rito di passaggio: entra come amante, esce come complice involontario.
È un uomo che vive di immaginazione e inciampa nella realtà.
La sua fragilità è comica e tragica insieme.
TEBALDO
Il secondo amante.
Più giovane, più nervoso, più scaltro.
È l’ombra: si muove piano, si nasconde, osserva, attende.
Non ha la teatralità di Giannello, ma ha l’istinto.
È un uomo che sa adattarsi, che sa tacere, che sa sparire.
La sua botte è più piccola, più intima, più pericolosa.
È il lato segreto del desiderio, quello che non si mostra ma governa.
La sua intelligenza è pratica, non poetica.
Ed è proprio questo che lo rende vulnerabile a Peronella.
LE BOTTI
Non sono oggetti.
Sono soglie, confini, luoghi di metamorfosi.
La botte grande è il teatro dell’inganno originario, la botte piccola è il teatro dell’inganno raddoppiato.
Entrare in una botte significa sospendere l’identità.
Uscirne significa accettare un nuovo ruolo.
Sono i due poli del mondo di Peronella: ciò che entra e ciò che esce, ciò che si nasconde e ciò che si rivela.
Sono il cuore simbolico della pièce.
IL VICINO
Figura marginale ma necessaria.
È il testimone involontario, l’uomo che vede senza capire.
È la voce del vicolo, il tramite tra la casa e il mondo.
Non agisce, non decide, non influenza: constata.
È la prova che la realtà esiste, ma non pesa.
È un personaggio che porta notizie senza sapere di portare destino.
PROLOGO – PERONELLA
Una stanza povera. Una finestra che dà su un vicolo stretto. Una botte grande, scura, appoggiata a un muro: presenza muta, quasi un animale addormentato. È mattino presto. La luce è ancora incerta. Peronella entra in scena da sola. Si ferma al centro. Guarda il pubblico come se lo conoscesse da sempre.
PERONELLA
con un sorriso che taglia come un coltello affilato
Lo so cosa state pensando.
State pensando: “Eccola, la moglie furba. La donna che inganna. La donna che trama. La donna che fa girare il mondo come le pare.”
E avete ragione.
Ma non perché io sia cattiva.
No.
È che il mondo, così com’è, non gira da solo.
Ha bisogno di una mano.
E spesso quella mano è la mia.
Si avvicina alla botte. La sfiora con due dita.
Questa?
Questa è una botte.
Una botte come tante.
Vecchia, pesante, inutile.
Almeno così dice mio marito.
Lui dice che ingombra.
Che prende spazio.
Che non serve più a niente.
E forse ha ragione.
Ma io ho imparato una cosa, in questa vita:
le cose che non servono più agli uomini…
a volte servono moltissimo alle donne.
Si volta verso il pubblico, con un lampo negli occhi.
Vi dico un segreto.
Gli uomini credono di essere furbi.
Credono di capire tutto.
Credono di vedere tutto.
Ma non vedono mai quello che hanno davanti al naso.
E sapete perché?
Perché guardano sempre troppo lontano.
Il futuro, il lavoro, il pane, la fatica, la gloria, la paura.
Io invece guardo qui.
indica il pavimento
A un palmo da terra.
Dove si inciampa.
Dove si cade.
Dove si vive davvero.
Si siede sul bordo del letto.
Il mio marito è un brav’uomo.
Buono come il pane che non abbiamo mai abbastanza.
Ingenuo come un bambino che crede ancora alle fiabe.
E io gli voglio bene, davvero.
Ma la bontà, da sola, non riempie la pancia.
E nemmeno il cuore.
Si alza. Cammina lentamente verso la finestra.
Poi c’è Giannello.
Ah, Giannello.
Lui non guarda lontano.
Lui guarda… bene.
Guarda qui, guarda là, guarda dove serve.
E quando mi guarda, io mi sento viva.
Non ricca, non potente, non beata.
Viva.
Che è già molto.
Si ferma davanti alla botte.
E allora?
Allora la vita è questa:
un marito buono, un amante sveglio, una botte inutile.
E una donna che deve tenere tutto insieme senza far crollare niente.
È un mestiere difficile, sapete?
Più difficile di quanto sembri.
Ma io sono brava.
Molto brava.
Si volta verso il pubblico, con un sorriso che è una promessa.
E oggi…
oggi succederà qualcosa.
Qualcosa di grande.
Qualcosa di comico.
Qualcosa di inevitabile.
E voi sarete qui a guardare.
E io sarò qui a farvi vedere come si fa.
Si avvicina alla porta. La tocca con la punta delle dita.
Sta per tornare.
Il mio marito.
Troppo presto.
Sempre troppo presto quando non dovrebbe.
Ma non importa.
Io sono pronta.
Io sono sempre pronta.
Buio breve. Poi luce.
LA CASA COME MONDO
La luce si apre sulla stanza. La botte è immobile, come un animale che dorme. BARTOLO è seduto sul bordo del letto, allacciandosi le scarpe. Peronella è in piedi, vicina alla finestra. L’aria è di abitudine, di fatica, di giorni che si somigliano.
BARTOLO
con voce buona, un po’ stanca
Peronella…
Oggi sarà una giornata lunga.
Il padrone vuole che finiamo quel muro.
Dice che se non lo finiamo oggi, domani ci manda via tutti.
E io non posso farmi mandare via.
Non adesso.
Non con i debiti che abbiamo.
Non con l’inverno che arriva.
PERONELLA
senza voltarsi
L’inverno arriva sempre.
Che tu lavori o no.
BARTOLO
un po’ ferito, ma non lo mostra
Lo so.
Ma se lavoro… almeno arriva con un po’ di pane.
E magari con un po’ di legna.
E magari con un po’ di pace.
PERONELLA
La pace non arriva mai.
La pace bisogna costruirla.
Come i muri.
BARTOLO
annuisce, convinto
Hai ragione.
Tu hai sempre ragione.
Io non so come fai.
Io ci provo, eh.
Ci penso, ci ripenso, mi sforzo…
ma tu arrivi sempre prima.
PERONELLA
si volta, lo guarda con un sorriso che è metà affetto e metà ironia
È perché io non corro.
Io cammino.
E chi cammina vede meglio di chi corre.
BARTOLO
non capisce, ma sorride
Sì.
Sì, è vero.
Tu vedi sempre tutto.
Si alza. Prende il cappello. Va verso la porta. Poi si ferma.
BARTOLO
Ah…
La botte.
Quella botte lì.
Io…
Io oggi provo a venderla.
È inutile.
Ingombra.
Prende spazio.
E noi abbiamo bisogno di soldi.
Anche pochi.
Anche pochissimi.
Cinque gigliati sarebbero una benedizione.
PERONELLA
con calma
Cinque gigliati sono pochi.
Ma per te sono tanti.
Perché tu sei un uomo buono.
E gli uomini buoni si accontentano sempre.
BARTOLO
arrossisce un po’
Io…
Io voglio solo che tu stia bene.
Che tu non debba faticare.
Che tu possa riposare.
Che tu possa…
si interrompe, imbarazzato
Che tu possa essere felice.
PERONELLA
lo guarda con una dolcezza che è vera e insieme strategica
Io sono felice.
Quando tu torni a casa.
Quando tu sorridi.
Quando tu credi che il mondo sia semplice.
Perché così…
così lo rendi semplice anche per me.
BARTOLO
commosso
Peronella…
Tu sei la cosa più bella che ho.
PERONELLA
Lo so.
Il marito ride piano, come un bambino che ha ricevuto un premio.
BARTOLO
Allora vado.
Prima che il padrone mi tolga il lavoro e la pazienza.
PERONELLA
Vai.
E torna tardi.
Molto tardi.
BARTOLO
non capisce, ma annuisce
Sì.
Torno tardi.
Se Dio vuole.
Esce. La porta si chiude. Silenzio. Peronella resta immobile per un istante, come se ascoltasse il respiro della casa. Poi si volta verso la botte.
IL LAVORO COME NECESSITÀ
La scena si sposta idealmente fuori dalla casa, ma senza cambiare spazio: è il marito che “porta fuori” il mondo con le sue parole. La stanza resta la stessa, ma la luce cambia: diventa più fredda, più larga, come se Napoli entrasse da tutte le fessure. Il marito cammina in diagonale, come se attraversasse strade invisibili.
BARTOLO
parlando da solo, con quella voce buona che sembra sempre chiedere scusa
Il lavoro…
Il lavoro è come un cane randagio: ti segue anche quando non vuoi, ti morde quando ti fermi, ti abbaia se provi a riposare.
E io… io non sono uno che si lamenta, eh.
No, no.
Io lavoro.
Lavoro sempre.
Lavoro anche quando non c’è lavoro.
Che poi è la cosa più difficile: lavorare quando non c’è niente da fare.
Ma io ci provo.
Perché un uomo deve fare così.
Deve portare il pane.
Deve portare la legna.
Deve portare la pace.
E io… io porto quello che posso.
Si ferma. Guarda il pubblico come se fossero passanti.
BARTOLO
Lo so cosa pensate.
Pensate: “Ma questo è proprio un povero cristo.”
E avete ragione.
Io sono un povero cristo.
Ma sono un povero cristo onesto.
Che è già qualcosa.
Riprende a camminare. Ogni passo è un pensiero.
BARTOLO
Il padrone dice sempre:
“Tu sei lento.”
E io gli rispondo:
“Sono lento, sì. Ma arrivo.”
E lui:
“Arrivi tardi.”
E io:
“Meglio tardi che mai.”
E lui:
“Meglio mai che tardi.”
E io…
io non so più cosa dire.
Allora sto zitto.
Che a volte il silenzio è più veloce delle parole.
Si ferma davanti alla botte, che ora sembra un ostacolo sulla sua strada.
BARTOLO
E poi c’è lei.
La botte.
Questa botte qui.
Che non serve più a niente.
Che prende spazio.
Che mi guarda come se avesse qualcosa da dire.
Ma non parla.
E io… io non so cosa farci.
Perché una botte che non serve è come un uomo che non serve: pesa.
E io non voglio pesare.
Io voglio essere utile.
Anche solo un po’.
Si passa una mano tra i capelli, come se cercasse un’idea che non trova.
BARTOLO
Cinque gigliati…
Cinque gigliati sarebbero una fortuna.
Non una fortuna grande, eh.
Una fortuna piccola.
Una fortuna da poveri.
Ma sempre fortuna è.
E io… io voglio portarla a casa.
Per Peronella.
Perché lei merita di più.
Molto di più.
Merita un uomo migliore.
Ma ha me.
E allora almeno… almeno le porto cinque gigliati.
Si ferma. Respira. Guarda la porta della casa come se fosse lontanissima.
BARTOLO
E poi…
poi c’è un’altra cosa.
Una cosa che non dico mai.
Una cosa che mi tengo dentro.
Una cosa che mi fa male.
Ma oggi… oggi la dico.
Si avvicina al pubblico, come se confidasse un segreto.
BARTOLO
Io ho paura.
Paura di non bastare.
Paura di non essere abbastanza.
Paura che un giorno Peronella si svegli e dica:
“Ma io perché sto con questo qui?”
E allora…
allora io lavoro.
Lavoro per non farla pensare.
Lavoro per non farla guardare troppo lontano.
Lavoro per tenerla qui.
Con me.
Anche se non so se ci riesco.
Si raddrizza. Si dà una piccola pacca sulle guance, come per svegliarsi.
BARTOLO
Basta.
Basta pensieri.
Oggi è un giorno di lavoro.
Oggi è un giorno di fatica.
Oggi è un giorno di cinque gigliati.
Se Dio vuole.
Fa un passo verso la porta. Poi un altro. Poi si ferma di colpo.
BARTOLO
Aspetta.
Oggi è la festa di san Galeone.
Non si lavora.
Silenzio.
Il marito resta immobile, come un uomo che ha appena scoperto di essere arrivato in anticipo a un appuntamento sbagliato.
BARTOLO
E allora…
allora torno a casa.
Perché dove devo andare?
Se non si lavora…
si torna a casa.
Si volta. Guarda la porta. Sospira.
BARTOLO
Peronella sarà contenta.
O forse no.
O forse sì.
O forse…
io non lo so mai.
Esce. Buio breve.
L’ARRIVO DI GIANNELLO
Luce. Torniamo nella casa. Peronella è in piedi, vicino alla finestra. La stanza è la stessa, ma ora sembra più viva, più tesa, come se aspettasse qualcosa. O qualcuno.
Un bussare leggero. Peronella sorride. Va ad aprire.
PERONELLA
È presto, Giannello.
Ma il mattino è più bello quando arriva qualcuno che lo sa guardare.
Entra Giannello Scrignario: giovane, elegante, con un’aria di sicurezza che non appartiene a quel vicolo. Porta con sé un odore di strada, di libertà, di rischio.
GIANNELLO
inchinandosi appena
Peronella.
Ogni volta che entro qui…
la stanza sembra più grande.
O forse sono io che divento più piccolo.
Perché tu… tu riempi tutto.
PERONELLA
tagliente, ma con un sorriso
Non dire sciocchezze.
Le stanze non cambiano.
Sono gli occhi che cambiano.
E tu hai occhi che cambiano spesso.
GIANNELLO
Solo quando guardano te.
Si avvicina. Non troppo. Il gioco è tutto nella distanza.
PERONELLA
Hai dormito?
GIANNELLO
Dormito?
Io?
Io non dormo da giorni.
Da quando ho capito che il mattino arriva troppo lentamente.
E che tu sei qui. Mio grande amore
E io sono altrove.
E l’altrove non mi piace più.
PERONELLA
lo guarda con un misto di ironia e tenerezza
Tu parli bene.
Parli sempre bene.
Ma il parlare non cambia il mondo.
GIANNELLO
No.
Ma cambia il cuore.
E a volte basta.
Si guardano. Un silenzio pieno, teso, vivo.
PERONELLA
Sai cosa penso, quando non sei qui?
GIANNELLO
Che dovrei essere altrove.
PERONELLA
No.
Penso che sei troppo bello per essere vero.
E troppo vero per essere bello.
E che questo…
questo è un problema. Ormai fai parte della mia vita, ti amo anch’io
GIANNELLO
io molto di più
PERONELLA
Per me. Saresti disposto a fare qualunque cosa
E per te.
E per la botte.
Giannello guarda la botte. La studia. La misura.
GIANNELLO
Quella botte…
PERONELLA
È vecchia.
È inutile.
E quando una cosa è inutile…
diventa pericolosa.
GIANNELELLO
Come me?
PERONELLA
No.
Tu sei utile. Io ti voglio bene per tutto quello che mi fai provare
Un rumore lontano. Peronella si irrigidisce.
GIANNELLO
Che succede?
PERONELLA
Succede che il mondo corre più veloce di noi. Arriva Bartolo
Nasconditi.
GIANNELLO
Dove?
Peronella guarda la botte. La indica.
PERONELLA
Lì.
GIANNELLO
Nella botte?
PERONELLA
Nella botte.
GIANNELLO
Ma è piccola!
PERONELLA
Tu sei flessibile.
E il bisogno… rende tutti più piccoli.
Giannello esita un istante. Poi entra nella botte. Peronella chiude il coperchio. La botte ora è viva.
PERONELLA
in un sussurro
Stai zitto.
Respira piano.
E lascia fare a me.
Bussano alla porta. Forte. Impaziente.
PERONELLA
si ricompone in un istante
Ecco.
Comincia lo spettacolo.
Va ad aprire. Buio lento.
IL MATTINO DELL’INGANNO
La porta si apre. Entra il marito, trafelato, sudato, con l’aria di uno che ha corso per sbaglio e ora non sa più perché. Peronella è già in posizione: composta, calma, perfetta. La botte è immobile, ma vibra di presenza.
BARTOLO
ansimando
Peronella!
Non ti spaventare, sono io!
PERONELLA
con un tono che è metà rimprovero e metà teatro
E chi doveva essere?
Il re di Napoli?
Perché torni?
Il lavoro non aspetta chi torna indietro.
BARTOLO
alzando le mani come un bambino colto in fallo
Calma, calma!
Non si lavora oggi!
È la festa di san Galeone!
Me l’ero scordato!
PERONELLA
tagliente come una lama che non fa rumore
E per questo torni a casa come un gallo che ha sbagliato l’alba?
BARTOLO
No!
Torno perché ho buone notizie!
Buonissime!
Ho venduto la botte!
Peronella si volta lentamente verso la botte. La guarda come si guarda un complice che ha appena fatto un passo falso.
PERONELLA
Venduto?
Tu?
Per cinque gigliati, immagino.
BARTOLO
Cinque gigliati sono soldi veri!
PERONELLA
scuote la testa con un’aria di superiorità naturale
Io l’ho venduta per sette.
BARTOLO
sbigottito, quasi offeso dalla realtà
Tu?
A chi?
PERONELLA
A un uomo che è entrato dentro per controllare che fosse solida.
È ancora lì.
Il marito si gira verso la botte. La botte tace.
Peronella resta immobile, come una statua che aspetta di vedere se il mondo capisce.
BARTOLO
Dentro?
Adesso?
PERONELLA
Adesso.
È un compratore serio.
Non come certi che si accontentano di guardare da fuori.
BARTOLO
confuso, ma fiducioso
E… e perché non me l’hai detto?
PERONELLA
Perché tu non c’eri.
E quando non ci sei, io faccio.
E quando faccio, faccio bene.
BARTOLO
commosso dalla fiducia che crede di sentire
Peronella…
Tu sei un dono del cielo.
PERONELLA
Lo so.
Il marito si avvicina alla botte. Bussa.
La botte risponde con un colpo dall’interno.
Il marito sobbalza come se avesse sentito parlare un fantasma.
GIANNELLO
da dentro, con voce alterata
È tutta incrostata!
Così non la compro!
BARTOLO
umiliato, agitato, disperato
Incrostata?!
Ma io… io…
PERONELLA
con calma glaciale
Se vuoi vendere, devi pulire.
Non è difficile.
BARTOLO
Adesso?
Davanti al compratore?
PERONELLA
Adesso.
Davanti al compratore.
Il marito apre la botte ed entra.
La scena è comica, non esplicita: lui si infila goffamente, brontola, si contorce, sbatte la testa.
BARTOLO
da dentro
È buio!
E puzza!
PERONELLA
È una botte, non un giardino.
Lavora.
BARTOLO
Ma… ma io non vedo niente!
PERONELLA
Meglio.
Così non ti distrai.
Il marito inizia a raschiare l’interno della botte.
Il suono è ritmico, quasi musicale.
Peronella resta immobile, come una sacerdotessa che presiede a un rito.
La botte vibra.
Il ritmo cresce.
BARTOLO
da dentro, ansimando
Quanta roba!
Ma come ha fatto a ridursi così?
PERONELLA
Il tempo incrosta tutto.
Anche gli uomini.
BARTOLO
Che dici?
PERONELLA
Niente.
Continua.
Il suono del raschiare cresce.
La botte sembra respirare.
Il marito suda, sbuffa, si lamenta.
BARTOLO
Io… io non ce la faccio più!
È troppo!
PERONELLA
La fatica non ha mai ucciso nessuno.
La stupidità sì.
Lavora.
BARTOLO
da dentro, con voce tremante
Peronella…
Io ti amo.
PERONELLA
Lo so.
Continua.
pausa
Il marito riprende a raschiare.
Il suono è più lento, più stanco, più disperato.
Mentre Giannello e Peronella si appartano per amoreggiare
i due ritornano abbraciandosi e baciandosi mentre Bartolo è dentro la botte
GIANNELLO
da dentro, con voce più ferma
Così va meglio.
Ma voglio vedere.
PERONELLA
Aspetta che il mio marito finisca.
BARTOLO
ansimando
Ho quasi fatto!
Quasi!
Buio lento.
IL RITORNO DEL MARITO
Luce.
Il marito esce dalla botte, sudato, sporco, esausto, con l’aria di uno che ha combattuto un drago e ha perso.
Peronella lo guarda con un misto di pietà e calcolo.
Giannello è ancora dentro, immobile.
BARTOLO
Ecco…
È pulita come nuova.
Come nuova, Peronella.
Come nuova.
PERONELLA
con un sorriso che è una carezza e una lama insieme
Lo sapevo.
Tu sei un uomo che sa fare.
Quando vuole.
BARTOLO
gonfiando il petto, orgoglioso come un gallo
Eh…
Io…
Io sì.
Io so fare.
PERONELLA
E adesso…
chiama il compratore.
Il marito bussa alla botte.
Giannello esce con eleganza, come un principe che scende da una carrozza.
Si stiracchia, si sistema i capelli, guarda l’interno della botte con aria esperta.
GIANNELLO
Vediamo.
Si china.
Esamina.
Tocca.
Annusa.
Fa un cenno di approvazione.
GIANNELLO
Ora sì.
Ora è degna.
BARTOLO
sollevato, quasi commosso
Allora… i sette gigliati?
GIANNELLO
Certo.
Gli porge le monete.
Il marito le prende come se fossero un miracolo.
Le conta.
Le riconta.
Le riconta ancora.
BARTOLO
Sette!
Sette!
Peronella!
Sette gigliati!
Siamo ricchi!
PERONELLA
con calma
Siamo meno poveri.
Che è già molto.
MARITO
abbracciandola senza pensarci
Tu sei la mia fortuna!
La mia benedizione!
Il mio angelo!
PERONELLA
accarezzandogli la testa come si accarezza un cane fedele
Lo so.
Giannello osserva la scena con un sorriso sottile.
Poi si volta verso la botte.
GIANNELLO
La porto via.
È mia, ormai.
BARTOLO
Certo!
Certo!
Te la porto io!
Dove abiti?
GIANNELLO
Vicino.
Molto vicino.
PERONELLA
con un sorriso che solo Giannello capisce
Molto vicino, sì.
Il marito non coglie il doppio senso.
Giannello sì.
E sorride.
BARTOLO
Peronella, torno presto!
Così festeggiamo!
PERONELLA
Festeggiamo, certo.
Vai.
Il marito e Giannello sollevano la botte.
Escono.
La stanza resta vuota.
Peronella resta sola al centro.
PERONELLA
in un sussurro
E adesso…
adesso vediamo chi comanda davvero.
Buio.
LA BOTTE COME SOGLIA
La stanza è vuota. La botte non c’è più. Peronella è sola. La luce è ferma, come se il mondo trattenesse il fiato. Lei cammina lentamente, come una regina che ha appena perso il trono ma sa già dove trovarne un altro.
PERONELLA
parlando a sé stessa, ma come se il pubblico fosse uno specchio
La botte è uscita.
E con lei è uscito un pezzo di me.
Non un pezzo grande, eh.
Un pezzo piccolo.
Un pezzo che non pesa.
Ma che serve.
Serve sempre.
Si ferma al centro della stanza. Guarda il vuoto lasciato dalla botte.
PERONELLA
È strano, sapete?
Quando una cosa ingombra, la odi.
Quando se ne va, ti manca.
Non perché fosse bella.
Non perché fosse utile.
Ma perché era lì.
E quando una cosa è lì per troppo tempo…
diventa parte del respiro.
Si avvicina alla finestra. Guarda fuori.
PERONELLA
Adesso camminano insieme.
Bartolo e Giannello.
Uno che non capisce niente.
E uno che capisce troppo.
E io…
io sono qui.
A metà.
Come sempre.
Si volta verso il pubblico, con un sorriso tagliente.
PERONELLA
Ma non preoccupatevi.
Non è finita.
Non è mai finita.
Perché quando un uomo ingenuo incontra un uomo furbo…
la storia non è mai breve.
E quando in mezzo ci sono io…
la storia non è mai semplice.
Si siede sul letto. Si massaggia le tempie.
PERONELLA
Bartolo pensa di aver venduto una botte.
Giannello pensa di aver comprato un oggetto.
Io penso che nessuno dei due ha capito niente.
Perché la botte…
la botte non è un oggetto.
È una soglia.
Una porta.
Un confine.
Un luogo dove si entra e si esce diversi.
Si alza. Cammina verso la porta. La tocca con la punta delle dita.
PERONELLA
E adesso…
adesso vediamo chi torna per primo.
E come torna.
Perché gli uomini…
gli uomini tornano sempre.
Ma non tornano mai uguali.
Un rumore di passi. Peronella si irrigidisce. La porta si apre. Entra il marito, senza la botte, senza Giannello, senza fiato.
BARTOLO
Peronella!
Peronella!
È successa una cosa!
PERONELLA
con calma glaciale
È successa una cosa?
Davvero?
Che sorpresa.
BARTOLO
No, no, ascolta!
Giannello…
Giannello è sparito!
PERONELLA
Sparito?
Come una moneta caduta nel pozzo?
BARTOLO
Sì!
Cioè… no!
Cioè… non lo so!
Io portavo la botte…
Lui camminava davanti…
Poi si è girato…
Mi ha sorriso…
E poi…
puff!
Sparito!
PERONELLA
con un sopracciglio alzato
Puff?
BARTOLO
Puff!
Come il fumo!
Come il vento!
Come… come…
come uno che non vuole essere trovato!
PERONELLA
E la botte?
BARTOLO
La botte…
la botte è sua.
L’ha presa.
E io…
io sono tornato.
PERONELLA
con un sorriso che è una lama
Bravo.
Hai fatto bene.
Molto bene.
BARTOLO
Davvero?
Peronella…
io…
io ho paura.
PERONELLA
Paura?
Di cosa?
BARTOLO
Di aver sbagliato.
Di aver fatto qualcosa di stupido.
Di averti delusa.
PERONELLA
gli prende il viso tra le mani, dolce e feroce insieme
Tu non puoi deludermi.
Perché tu sei quello che sei.
E io…
io so cosa farne.
Il marito sorride, sollevato.
Peronella sorride, affilata.
Buio lento.
LA PROVA DI BARTOLO
Luce.
La stanza è la stessa, ma ora sembra più piccola, più stretta, come se il mondo si fosse avvicinato troppo.
Il marito è seduto sul letto, le mani tra i capelli.
Peronella cammina avanti e indietro, come un generale che studia una battaglia.
BARTOLO
Peronella…
Io non capisco.
Giuro che non capisco.
Perché è sparito?
Perché non ha detto niente?
Perché non mi ha salutato?
Io… io gli ho portato la botte!
L’ho pulita!
L’ho lucidata!
L’ho… l’ho…
l’ho fatta brillare!
PERONELLA
senza fermarsi
Gli uomini che spariscono…
sono uomini che non vogliono essere trovati.
BARTOLO
Ma perché?
Io non gli ho fatto niente!
Anzi!
Gli ho fatto un favore!
PERONELLA
E lui ne ha approfittato.
Come fanno tutti.
BARTOLO
Tutti?
Io no!
Io non approfitto mai!
PERONELLA
Lo so.
Ed è per questo che il mondo approfitta di te.
Il marito si accascia, sconfitto.
BARTOLO
Peronella…
Io sono un fallimento.
PERONELLA
No.
Tu sei un uomo buono.
Che è diverso.
Molto diverso.
BARTOLO
Ma io…
io voglio essere come gli altri!
Furbo!
Svelto!
Attento!
Capace di capire le cose prima che succedano!
PERONELLA
si ferma davanti a lui, lo guarda negli occhi
Tu non sarai mai così.
E va bene.
Perché il mondo ha bisogno di uomini come te.
Per ricordare agli altri che la bontà esiste.
Anche se non serve a niente.
BARTOLO
con voce rotta
E tu?
Tu di cosa hai bisogno?
PERONELLA
Di uno come te.
Che mi crede.
Sempre.
Anche quando non dovrebbe.
Il marito la guarda come se avesse ricevuto un dono enorme.
BARTOLO
Peronella…
Io ti amo.
PERONELLA
Lo so.
Silenzio.
Poi un rumore alla porta.
Un bussare.
Secco.
Deciso.
BARTOLO
Chi è?
PERONELLA
senza esitazione
Il destino.
Va ad aprire.
Entra un uomo: un vicino, un passante, un curioso.
Ha l’aria di uno che ha visto troppo e capito poco.
VICINO
Peronella…
Bartolo…
È successa una cosa.
BARTOLO
Un’altra?!
VICINO
La botte.
La botte è in mezzo alla strada.
BARTOLO
In mezzo alla strada?!
VICINO
Sì.
E dentro…
dentro c’è un uomo.
PERONELLA
immobile
Un uomo?
VICINO
Sì.
Che dorme.
O finge.
O aspetta.
BARTOLO
Chi?!
VICINO
Non lo so.
Ma dice una cosa.
Una cosa strana.
PERONELLA
Cosa dice?
VICINO
Dice:
“Chiamate Peronella.”
Silenzio.
Peronella sorride.
Il marito trema.
Buio.
LA VENDETTA DELLA BOTTE
La stanza è tesa come una corda. Il marito è pallido, seduto sul letto. Peronella è in piedi, immobile, come una statua che ha deciso di respirare. Il vicino è ancora sulla soglia, incerto se restare o scappare.
PERONELLA
senza muoversi
Ha detto “Chiamate Peronella”?
VICINO
Sì.
Proprio così.
Con una voce…
una voce che sembrava uscita da un pozzo.
BARTOLO
terrorizzato
Un pozzo?!
Peronella…
Io non voglio andare nei pozzi!
Io non voglio parlare con gli uomini nei pozzi!
Io… io ho paura dell’acqua profonda!
PERONELLA
tagliente
È una botte, non un pozzo.
E l’uomo non è morto.
È vivo.
Molto vivo.
BARTOLO
Ma perché chiama te?
Perché non chiama me?
Sono io che gli ho portato la botte!
Sono io che l’ho pulita!
Sono io che ho fatto tutto!
PERONELLA
con un sorriso che è una lama
Proprio per questo.
Tu hai fatto tutto.
E lui vuole parlare con chi non ha fatto niente.
BARTOLO
Ma… ma io voglio venire con te!
PERONELLA
No.
Tu resti qui.
Perché se vieni…
rovini tutto.
BARTOLO
Rovino tutto?
Io?
Io rovino sempre tutto?
PERONELLA
Sì.
Ma con amore.
Che è diverso.
Il marito si accascia, sconfitto ma rassicurato.
Peronella si volta verso il vicino.
PERONELLA
Andiamo.
VICINO
Io?
Con te?
PERONELLA
Sì.
Tu sei l’unico che ha visto.
E chi vede…
deve accompagnare.
Escono.
La scena cambia senza cambiare luogo: la luce diventa più dura, più bianca, come se la strada entrasse nella stanza.
La botte è al centro, come un trono rovesciato.
Dentro, Giannello.
Sdraiato.
Comodissimo.
Come se fosse a casa sua.
GIANNELLO
senza uscire, con voce teatrale
Peronella!
Finalmente!
PERONELLA
avvicinandosi alla botte come si avvicina a un animale feroce
Che fai lì dentro?
GIANNELLO
Aspetto te.
PERONELLA
Perché?
GIANNELLO
Perché il tuo marito è un santo.
E i santi…
non capiscono niente.
PERONELLA
E tu invece capisci troppo.
GIANNELLO
Esatto.
Si solleva un poco, sporgendo la testa dalla botte.
GIANNELLO
Peronella…
Questa botte è perfetta.
È un nascondiglio.
È un trono.
È un letto.
È un mondo.
Io la voglio.
La voglio tutta.
E la voglio con te.
PERONELLA
fredda come una lama d’inverno
Io non sono una botte.
Non mi si compra.
Non mi si porta via.
Non mi si mette in mezzo alla strada.
GIANNELLO
Io non voglio portarti via.
Voglio portarti dentro.
PERONELLA
Dentro cosa?
GIANNELLO
Dentro la mia vita.
Silenzio.
Peronella lo guarda come si guarda un uomo che ha appena detto una cosa troppo grande per lui.
PERONELLA
Giannello…
Tu sei bello.
Sei furbo.
Sei elegante.
Ma sei stupido.
GIANNELLO
Io?
Stupido?
PERONELLA
Sì.
Perché pensi che io voglia una vita nuova.
Quando invece voglio solo una vita mia.
GIANNELLO
E non è questa?
PERONELLA
No.
Questa è una vita tua.
E io non ci entro.
GIANNELLO
Ma…
ma io ti amo!
PERONELLA
Lo so.
Ed è per questo che te ne vai.
GIANNELLO
Me ne vado?!
PERONELLA
Sì.
Con la botte.
Subito.
GIANNELLO
Ma…
ma io…
PERONELLA
tagliente
O te ne vai…
o ti ci chiudo dentro.
Giannello capisce.
Esce dalla botte.
La solleva.
La trascina via, sconfitto, elegante anche nella sconfitta.
GIANNELLO
Peronella…
Un giorno capirai.
PERONELLA
Forse.
Ma non oggi.
Giannello esce.
La botte con lui.
La strada si svuota.
La luce torna quella della stanza.
Peronella resta sola.
PERONELLA
in un sussurro
E adesso…
adesso vediamo come si torna a casa.
Buio.
IL ROVESCIAMENTO
Luce.
La stanza è di nuovo quella di sempre.
Il marito è seduto sul letto, le mani in grembo, come un bambino che aspetta la madre.
Peronella entra.
Chiude la porta.
Si appoggia ad essa.
Respira.
BARTOLO
Peronella!
Stai bene?
Ti ha fatto male?
Ti ha detto qualcosa?
Ti ha guardata male?
Ti ha… ti ha… ti ha…?
PERONELLA
calma
Mi ha parlato.
BARTOLO
E cosa ha detto?
PERONELLA
Che è un uomo.
E che gli uomini parlano troppo.
BARTOLO
E… e la botte?
PERONELLA
La botte è sua.
E lui se l’è presa.
Per sempre.
BARTOLO
Per sempre?!
Ma…
ma allora…
allora noi…
noi abbiamo sette gigliati!
E una stanza più grande!
E più aria!
E più spazio!
E più… più… più tutto!
PERONELLA
Sì.
Abbiamo più spazio.
BARTOLO
Peronella…
io…
io non so come ringraziarti.
Tu sei…
tu sei…
tu sei…
PERONELLA
Lo so.
Il marito si alza.
Le prende le mani.
Le guarda come se fossero un miracolo.
BARTOLO
Io…
io voglio essere un uomo migliore.
Per te.
Per noi.
Per la casa.
Per tutto.
PERONELLA
Tu sei già un uomo migliore.
Perché sei un uomo buono.
E la bontà…
la bontà è rara.
E preziosa.
E stupida.
E bellissima.
BARTOLO
Peronella…
io ti amo.
PERONELLA
Lo so.
Si abbracciano.
Un abbraccio semplice.
Vero.
Storto.
Umano.
Peronella guarda il pubblico sopra la spalla del marito.
Sorride.
Un sorriso che è una firma.
PERONELLA
in un sussurro che solo il pubblico sente
E alla fine…
la botte l’ho venduta io.
Buio.
Fine.
Dimmi tu.
IL PRANZO DEI QUATTRO
La stanza è come l’abbiamo lasciata: Peronella in piedi, davanti alla botte piccola coperta dal panno.
Dentro, Tebaldo.
Fuori, il marito che sta per entrare.
E con lui… Giannello.
La porta si spalanca. Entrano i due uomini, uno accanto all’altro, sorridenti come due bambini che hanno trovato un tesoro.
Il marito è raggiante.
Giannello è imbarazzato, ma stranamente affettuoso.
BARTOLO
Peronella!
Indovina chi ho incontrato per strada!
PERONELLA
con un sorriso che è una lama nascosta
Non oso immaginare.
GIANNELLO
inchinandosi con un’eleganza un po’ storta
Peronella…
Sono tornato.
PERONELLA
Lo vedo.
BARTOLO
E sai la cosa bella?
Abbiamo fatto amicizia!
Io e lui!
Io e Giannello!
Come due fratelli!
Come due compagni di lavoro!
Come due… due… due uomini che si capiscono!
PERONELLA
tagliente
Miracoli.
GIANNELLO
con un sorriso colpevole
Il tuo marito è un uomo d’oro.
Mi ha offerto da bere.
Mi ha offerto da mangiare.
Mi ha offerto…
la sua amicizia.
BARTOLO
E lui l’ha accettata!
Peronella, non è meraviglioso?
PERONELLA
Meraviglioso.
Soprattutto il tempismo.
Un rumore.
Un colpo.
Dalla botte piccola.
BARTOLO
Cos’è stato?
PERONELLA
senza battere ciglio
La botte.
GIANNELLO
Un’altra botte?
PERONELLA
Sì.
Questa è più piccola.
E più preziosa.
MARITO
Preziosa?
Perché?
PERONELLA
Perché è in vendita.
BARTOLO
In vendita?!
GIANNELLO
Di nuovo?!
PERONELLA
Sì.
E il compratore è già qui.
Solleva il panno.
Apre la botte.
Ne esce Tebaldo.
Sistemato.
Composto.
Come se fosse entrato lì solo per meditare.
TEBALDO
Buongiorno.
MARITO
urlando
UN ALTRO?!
GIANNELLO
quasi svenendo
Peronella…
PERONELLA
calma come una dea
Questo è Tebaldo.
È venuto a comprare la botte piccola.
E paga bene.
TEBALDO
estrae una borsa di monete
Sette gigliati.
Come l’altra.
Perché io rispetto il mercato.
BARTOLO
Sette?!
Ancora sette?!
GIANNELLO
stordito
Peronella…
tu sei…
tu sei…
PERONELLA
Lo so.
Tebaldo porge le monete al marito.
Il marito le prende come se fossero un miracolo doppio.
BARTOLO
Peronella…
noi siamo…
siamo…
siamo ricchissimi!
PERONELLA
Siamo meno poveri.
Che è già molto.
GIANNELLO
guardando Tebaldo con sospetto
E tu…
tu cosa ci facevi nella botte?
TEBALDO
La provavo.
Prima di comprarla.
Io sono un uomo serio.
BARTOLO
convinto
Ha ragione!
È un compratore serio!
Come te, Giannello!
GIANNELLO
con un sorriso tirato
Sì…
come me.
BARTOLO
E allora…
visto che siamo tutti qui…
visto che siamo amici…
visto che oggi è festa…
visto che abbiamo soldi…
io…
io voglio offrirvi un pranzo!
GIANNELLO
Un pranzo?!
TEBALDO
Tutti insieme?!
BARTOLO
Sì!
Tutti insieme!
Io, Peronella, Giannello e…
come ti chiami?
TEBALDO
Tebaldo.
BARTOLO
E Tebaldo!
Tutti e quattro!
A tavola!
Come una famiglia!
Come un miracolo!
Come… come…
come una botte piena di felicità!
PERONELLA
con un sorriso che è una firma
E chi siamo noi per dire di no?
GIANNELLO
tentando di scappare
Io… io avrei un impegno…
TEBALDO
Anch’io…
una cosa urgente…
BARTOLO
No!
Nessuno scappa!
Oggi si mangia insieme!
E chi rifiuta…
non è un uomo!
Giannello e Tebaldo si guardano.
Sconfitti.
Intrappolati.
Farseschi.
GIANNELLO
con un filo di voce
Resto.
TEBALDO
Anch’io.
BARTOLO
Bravi!
Peronella, prepara la tavola!
Oggi…
oggi è un giorno felice!
Peronella guarda il pubblico.
Sorriso tagliente.
Sorriso perfetto.
Sorriso da regina.
PERONELLA
in un sussurro
E alla fine…
la botte l’ho venduta due volte.
IL PRANZO DEI QUATTRO
La tavola è apparecchiata in modo semplice ma dignitoso: pane, formaggio, un po’ di vino, qualche oliva, una pentola che fuma.
Il marito è al centro, felice come un re di cartone.
Giannello e Tebaldo siedono ai lati opposti, rigidi come due statue che temono di cadere.
Peronella si muove tra loro come una regina che governa un regno di sciocchi.
BARTOLO
alzando il bicchiere
A noi!
A questa giornata!
A questa amicizia nuova!
A queste botti che ci hanno portato fortuna!
GIANNELLO
con un sorriso tirato
Sì…
alle botti.
TEBALDO
con un filo di voce
Alle botti… tutte.
PERONELLA
versando il vino con eleganza
E a chi sa usarle bene.
Giannello e Tebaldo si guardano.
Un lampo di terrore.
Poi un sorriso finto.
Poi un sorso di vino troppo veloce.
BARTOLO
Peronella, siediti!
Non fare la serva!
Oggi siamo tutti uguali!
Tutti amici!
Tutti felici!
PERONELLA
sedendosi con grazia
Come vuoi tu.
BARTOLO
Allora…
raccontatemi!
Come vi siete conosciuti?
Tu, Giannello…
e tu, Tebaldo…
siete uomini di mondo!
Avrete mille storie!
GIANNELLO
mortificato
Io…
io ho viaggiato molto.
TEBALDO
Io…
io ho viaggiato poco.
Ma mi sono nascosto molto.
BARTOLO
Nascosto?
Perché?
TEBALDO
improvvisa
Per affari!
Affari segreti!
Molto segreti!
Talmente segreti che…
che non posso parlarne!
BARTOLO
Ah!
Allora sei un uomo importante!
PERONELLA
tagliente
Importantissimo.
GIANNELLO
geloso, ma senza poterlo mostrare
E tu, Peronella…
come lo conosci?
PERONELLA
È venuto per la botte.
Come te.
GIANNELLO
inghiotte
Già.
BARTOLO
E ha pagato!
Sette gigliati!
Sette!
Come te, Giannello!
Che coincidenza!
GIANNELLO
Sì…
una coincidenza.
TEBALDO
guardando Peronella come un naufrago
Una coincidenza perfetta.
BARTOLO
E allora…
mangiamo!
Mangiate!
Bevete!
Siate felici!
Perché oggi…
oggi è un giorno speciale!
PERONELLA
Perché?
BARTOLO
Perché ho capito una cosa.
Una cosa grande.
Una cosa che cambia tutto.
Gli altri tre si irrigidiscono.
PERONELLA
con calma
E cosa hai capito?
BARTOLO
Che la vita è semplice!
Che basta essere buoni!
Che basta fidarsi!
Che basta aprire la porta!
Che basta dire “entra”!
E il mondo…
il mondo ti sorride!
Giannello e Tebaldo sorridono come due condannati che fingono di essere in vacanza.
GIANNELLO
Sì…
il mondo sorride.
TEBALDO
A volte ride proprio.
BARTOLO
E poi…
voi due siete diventati amici!
L’ho visto!
Parlavate!
Ridevate!
Sembravate fratelli!
GIANNELLO
con un brivido
Fratelli…
sì.
TEBALDO
annuisce disperato
Fratelli.
Di botte.
PERONELLA
alzando il bicchiere
Allora brindiamo.
A questa nuova famiglia.
A questa tavola.
A questa pace.
A questa…
armonia.
BARTOLO
Sì!
All’armonia!
Bevono tutti.
Giannello e Tebaldo bevono troppo.
Il marito ride.
Peronella sorride.
La stanza sembra un teatro perfetto.
BARTOLO
E adesso…
adesso voglio sapere una cosa.
Una sola.
Una domanda semplice.
Gli altri tre si irrigidiscono come statue.
PERONELLA
Quale?
BARTOLO
Peronella…
domani…
posso comprare un’altra botte?
Silenzio.
Poi Peronella scoppia a ridere.
Una risata limpida, tagliente, irresistibile.
Gli altri tre la seguono, ognuno per un motivo diverso.
PERONELLA
Sì.
Comprala.
Comprale tutte.
Che la vita…
la vita è piena di botti.
Buio.
IL SOSPETTO CHE NON NASCE
La tavola è ancora apparecchiata. I piatti sono mezzi vuoti, il vino è quasi finito.
Il marito è felice come un bambino dopo la festa.
Giannello e Tebaldo sono rigidi, sudati, sorridenti per forza.
Peronella è calma, luminosa, perfetta.
BARTOLO
con la bocca piena
Che pranzo!
Che giornata!
Che compagnia!
Io… io non ricordo un giorno così bello da… da…
da quando ho sposato Peronella!
PERONELLA
con un sorriso che è una carezza e una minaccia
E hai fatto bene.
GIANNELLO
guardando Tebaldo con sospetto
Sì…
hai fatto bene.
TEBALDO
guardando Giannello con sospetto
Molto bene.
Un silenzio teso.
Il marito non lo percepisce: per lui è solo digestione.
BARTOLO
Allora…
adesso che abbiamo mangiato…
che abbiamo bevuto…
che siamo amici…
io voglio fare una domanda.
Giannello e Tebaldo si irrigidiscono come due statue di sale.
PERONELLA
senza muoversi
Quale domanda?
BARTOLO
Una domanda semplice.
Una domanda innocente.
Una domanda che mi gira in testa da un po’.
GIANNELLO
quasi sussurrando
È finita.
TEBALDO
Siamo morti.
PERONELLA
senza distogliere lo sguardo dal marito
Parla.
BARTOLO
Peronella…
io voglio sapere…
Gli altri tre trattengono il fiato.
BARTOLO
…perché oggi la casa profuma così tanto di…
di…
di legno nuovo!
Silenzio.
Poi Peronella sorride.
Un sorriso che salva il mondo.
PERONELLA
Perché due botti sono uscite.
E quando una botte esce…
lascia sempre un profumo.
Di legno.
Di strada.
Di vita.
BARTOLO
illuminato
È vero!
È verissimo!
Io non ci avevo pensato!
Che donna!
Che mente!
Che… che…
che miracolo!
GIANNELLO
sospira di sollievo
Miracolo, sì.
TEBALDO
Un miracolo che cammina.
BARTOLO
E poi…
c’è un’altra cosa.
Gli altri tre si irrigidiscono di nuovo.
PERONELLA
Ancora?
BARTOLO
Sì.
Una cosa che ho notato.
Una cosa strana.
Una cosa che mi ha fatto pensare.
GIANNELLO
terrorizzato
No… no, ti prego…
TEBALDO
Non pensare!
Non pensare!
BARTOLO
Io voglio sapere…
perché voi due…
indica Giannello e Tebaldo
…vi guardate sempre così?
Silenzio.
Un silenzio che potrebbe far crollare il mondo.
Poi Peronella interviene.
Con la precisione di un bisturi.
PERONELLA
Perché sono gelosi.
BARTOLO
Gelosi?
Di chi?
PERONELLA
Di te.
BARTOLO
Di me?!
GIANNELLO
sconvolto, ma costretto a seguire
Sì…
di lui.
TEBALDO
annuisce disperato
Molto gelosi.
BARTOLO
Ma perché?!
PERONELLA
Perché tu sei un uomo buono.
E gli uomini buoni…
sono rari.
E preziosi.
E fanno invidia.
Il marito si illumina come un altare.
BARTOLO
Io…
io faccio invidia?!
GIANNELLO
Tantissima.
TEBALDO
Una cosa tremenda.
BARTOLO
gonfiando il petto
Allora…
allora va tutto bene!
Va tutto benissimo!
Io… io sono felice!
PERONELLA
Lo so.
Giannello e Tebaldo si guardano.
Sconfitti.
Ammirati.
Intrappolati.
Peronella li ha salvati… e dominati.
BARTOLO
E adesso…
adesso che siamo tutti amici…
io voglio fare un’altra cosa!
PERONELLA
Quale?
BARTOLO
Voglio comprare una terza botte!
Silenzio.
Poi Peronella scoppia a ridere.
Gli altri tre la seguono.
La stanza vibra di una felicità storta, perfetta, teatrale.
Buio.
FINALE RITUALE DI PERONELLA
La tavola è stata sparecchiata.
Il marito dorme sulla sedia, felice come un bambino dopo la festa.
Giannello e Tebaldo sono seduti ai lati opposti della stanza, esausti, sconfitti, rassegnati.
Peronella è in piedi al centro, come una figura sacra in un altare domestico.
Silenzio.
Un silenzio che non pesa: respira.
PERONELLA
guardando i due uomini
Avete mangiato.
Avete bevuto.
Avete sorriso.
Avete tremato.
Avete mentito.
Avete taciuto.
E siete ancora vivi.
È già molto.
GIANNELLO
con voce bassa
Peronella…
io non capisco più niente.
PERONELLA
Meglio.
Chi capisce troppo… inciampa.
TEBALDO
E noi cosa siamo, adesso?
PERONELLA
Siete uomini.
E gli uomini…
sono sempre quello che serve.
Quando serve.
GIANNELLO
E tu?
Tu cosa sei?
PERONELLA
Io?
Io sono la casa.
Si avvicina al marito addormentato.
Gli sistema la testa, gli chiude la bocca aperta, gli sfiora i capelli con un gesto che è metà tenerezza e metà ironia.
PERONELLA
Questo è il mio marito.
Buono.
Ingenuo.
Puro.
Un uomo che non vede niente…
e proprio per questo vede tutto.
È il mio equilibrio.
La mia scusa.
La mia pace.
Si volta verso Giannello.
PERONELLA
Tu sei il vento.
Arrivi, sconvolgi, prometti, fuggi.
E poi torni.
Sempre.
Perché il vento non sa stare fermo.
Poi verso Tebaldo.
PERONELLA
E tu sei l’ombra.
Ti muovi piano.
Ti nascondi.
Ti infili dove nessuno guarda.
Eppure…
sei sempre lì.
Si allontana da tutti.
Va verso il centro della stanza.
La luce si stringe su di lei.
PERONELLA
E io…
io sono quella che tiene tutto insieme.
La botte grande.
La botte piccola.
Il marito.
Gli amanti.
La strada.
La casa.
Il vicolo.
Il mondo.
Si ferma.
Sorride.
Un sorriso che è una firma, un sigillo, un destino.
PERONELLA
Perché la vita…
la vita non è una storia d’amore.
È una storia di equilibrio.
E l’equilibrio…
lo fa chi sa camminare piano.
Senza inciampare.
Senza correre.
Senza chiedere.
Senza spiegare.
Si volta verso il pubblico.
PERONELLA
E se domani arriva un’altra botte…
io sarò pronta.
Perché il mondo gira.
E io…
io lo accompagno.
Dietro di lei, il marito si sveglia di colpo, felice, senza capire nulla.
BARTOLO
Peronella!
Ho fatto un sogno bellissimo!
Eravamo tutti insieme!
E ridevamo!
E tu…
tu eri felice!
PERONELLA
lo guarda con una dolcezza che è una vittoria
Lo sono.
Il marito le prende la mano.
Giannello e Tebaldo si alzano, incerti, ma non ostili.
Per un istante, i quattro formano un quadro impossibile:
un equilibrio storto, ma perfetto.
PERONELLA
in un sussurro che solo il pubblico sente
E alla fine…
la botte l’ho venduta tre volte.
Buio.
SIPARIO