Peronella

Commedia Brillante di

GIULIANO ANGELETTI


Atto unico


Nota dell’autore: 
Questa pièce nasce da una novella del Decameron, ma non voglio riscriverla: voglio ascoltarne il battito.
Boccaccio costruisce un meccanismo perfetto, rapido, comico, lucidissimo. Io ho scelto di rallentarlo, di allargarlo, di farlo respirare come un corpo vivo. Ho voluto che la casa di Peronella diventasse un piccolo cosmo, un teatro domestico dove ogni gesto è un rito e ogni silenzio è un enigma. Peronella non è più soltanto la donna astuta che inganna il marito. È una figura che attraversa i secoli: una sacerdotessa del quotidiano, una regista del caos, una donna che conosce il peso delle cose e sa spostarlo senza far rumore.
Il marito Bartolo non è un semplice sciocco: è un uomo buono, e la bontà, nel teatro e nella vita, è sempre un’arma spuntata e luminosa. Giannello e Tebaldo non sono rivali: sono due forme diverse dello stesso desiderio, due modi in cui il mondo tenta di entrare nella casa, due venti che soffiano senza sapere dove vanno. Le botti, nella novella, sono oggetti. Qui diventano soglie. Luoghi di passaggio, di metamorfosi, di identità sospese. Ogni botte che entra o esce dalla scena modifica l’equilibrio del mondo, come un pianeta che cambia orbita. Ho voluto che la commedia non esplodesse mai, che il sospetto non nascesse, che la verità restasse sempre un passo più in là. Perché il teatro non è il luogo dove si scopre: è il luogo dove si vede. E vedere non significa capire. Peronella, alla fine, non vince e non perde. Resta. E restare, in un mondo che rotola come una botte, è già una forma di potere. Questa è la mia offerta a Boccaccio: non un omaggio, non un tradimento, ma un ascolto. Un modo per dire che le sue storie non finiscono mai davvero.
Rotolano. Come botti. Come vite. Come il mondo.
Giuliano Angeletti


SCHEDA DEI PERSONAGGI

PERONELLA
Figura centrale, regista invisibile del mondo domestico.
Non è la donna astuta della novella originale: è una sacerdotessa del quotidiano, una stratega del caos, una mente che vede prima degli altri.
La sua forza non è la malizia, ma la lucidità.
Sa muoversi tra le crepe, ascoltare i silenzi, governare gli uomini senza mai alzare la voce.
Per lei la casa è un regno, le botti sono soglie, gli uomini sono strumenti di equilibrio.
Non ama, non tradisce: orchestra.
La sua arma è la calma.
Il suo potere è restare.
BARTOLO
Il marito.
Buono, ingenuo, fiducioso.
Non vede ciò che ha davanti agli occhi, ma vede ciò che gli altri non vedono: la possibilità della felicità.
È un uomo che non sospetta, non indaga, non teme.
La sua innocenza non è stupidità: è una forma di resistenza.
È il centro immobile attorno a cui ruota il caos.
La sua bontà è un altare e una trappola.
È l’unico personaggio che non cambia, e proprio per questo cambia tutto.
GIANNELLO
Il primo amante.
Elegante, teatrale, seduttore per vocazione.
È il vento: arriva, sconvolge, promette, fugge, ritorna.
Crede di essere furbo, ma è prevedibile.
Crede di dominare, ma è dominato.
La sua presenza nella botte è un rito di passaggio: entra come amante, esce come complice involontario.
È un uomo che vive di immaginazione e inciampa nella realtà.
La sua fragilità è comica e tragica insieme.
TEBALDO
Il secondo amante.
Più giovane, più nervoso, più scaltro.
È l’ombra: si muove piano, si nasconde, osserva, attende.
Non ha la teatralità di Giannello, ma ha l’istinto.
È un uomo che sa adattarsi, che sa tacere, che sa sparire.
La sua botte è più piccola, più intima, più pericolosa.
È il lato segreto del desiderio, quello che non si mostra ma governa.
La sua intelligenza è pratica, non poetica.
Ed è proprio questo che lo rende vulnerabile a Peronella.
LE BOTTI
Non sono oggetti.
Sono soglie, confini, luoghi di metamorfosi.
La botte grande è il teatro dell’inganno originario, la botte piccola è il teatro dell’inganno raddoppiato.
Entrare in una botte significa sospendere l’identità.
Uscirne significa accettare un nuovo ruolo.
Sono i due poli del mondo di Peronella: ciò che entra e ciò che esce, ciò che si nasconde e ciò che si rivela.
Sono il cuore simbolico della pièce.
IL VICINO
Figura marginale ma necessaria.
È il testimone involontario, l’uomo che vede senza capire.
È la voce del vicolo, il tramite tra la casa e il mondo.
Non agisce, non decide, non influenza: constata.
È la prova che la realtà esiste, ma non pesa.
È un personaggio che porta notizie senza sapere di portare destino.

 

PROLOGO – PERONELLA
Una stanza povera. Una finestra che dà su un vicolo stretto. Una botte grande, scura, appoggiata a un muro: presenza muta, quasi un animale addormentato. È mattino presto. La luce è ancora incerta. Peronella entra in scena da sola. Si ferma al centro. Guarda il pubblico come se lo conoscesse da sempre.
PERONELLA 
con un sorriso che taglia come un coltello affilato 
Lo so cosa state pensando.
State pensando: “Eccola, la moglie furba. La donna che inganna. La donna che trama. La donna che fa girare il mondo come le pare.”
E avete ragione.
Ma non perché io sia cattiva.
No.
È che il mondo, così com’è, non gira da solo.
Ha bisogno di una mano.
E spesso quella mano è la mia.
Si avvicina alla botte. La sfiora con due dita.
Questa?
Questa è una botte.
Una botte come tante.
Vecchia, pesante, inutile.
Almeno così dice mio marito.
Lui dice che ingombra.
Che prende spazio.
Che non serve più a niente.
E forse ha ragione.
Ma io ho imparato una cosa, in questa vita:
le cose che non servono più agli uomini…
a volte servono moltissimo alle donne.
Si volta verso il pubblico, con un lampo negli occhi.
Vi dico un segreto.
Gli uomini credono di essere furbi.
Credono di capire tutto.
Credono di vedere tutto.
Ma non vedono mai quello che hanno davanti al naso.
E sapete perché?
Perché guardano sempre troppo lontano.
Il futuro, il lavoro, il pane, la fatica, la gloria, la paura.
Io invece guardo qui.
indica il pavimento 
A un palmo da terra.
Dove si inciampa.
Dove si cade.
Dove si vive davvero.
Si siede sul bordo del letto.
Il mio marito è un brav’uomo.
Buono come il pane che non abbiamo mai abbastanza.
Ingenuo come un bambino che crede ancora alle fiabe.
E io gli voglio bene, davvero.
Ma la bontà, da sola, non riempie la pancia.
E nemmeno il cuore.
Si alza. Cammina lentamente verso la finestra.
Poi c’è Giannello.
Ah, Giannello.
Lui non guarda lontano.
Lui guarda… bene.
Guarda qui, guarda là, guarda dove serve.
E quando mi guarda, io mi sento viva.
Non ricca, non potente, non beata.
Viva.
Che è già molto.
Si ferma davanti alla botte.
E allora?
Allora la vita è questa:
un marito buono, un amante sveglio, una botte inutile.
E una donna che deve tenere tutto insieme senza far crollare niente.
È un mestiere difficile, sapete?
Più difficile di quanto sembri.
Ma io sono brava.
Molto brava.
Si volta verso il pubblico, con un sorriso che è una promessa.
E oggi…
oggi succederà qualcosa.
Qualcosa di grande.
Qualcosa di comico.
Qualcosa di inevitabile.
E voi sarete qui a guardare.
E io sarò qui a farvi vedere come si fa.
Si avvicina alla porta. La tocca con la punta delle dita.
Sta per tornare.
Il mio marito.
Troppo presto.
Sempre troppo presto quando non dovrebbe.
Ma non importa.
Io sono pronta.
Io sono sempre pronta.
Buio breve. Poi luce.

 LA CASA COME MONDO
La luce si apre sulla stanza. La botte è immobile, come un animale che dorme. BARTOLO è seduto sul bordo del letto, allacciandosi le scarpe. Peronella è in piedi, vicina alla finestra. L’aria è di abitudine, di fatica, di giorni che si somigliano.
BARTOLO
con voce buona, un po’ stanca 
Peronella…
Oggi sarà una giornata lunga.
Il padrone vuole che finiamo quel muro.
Dice che se non lo finiamo oggi, domani ci manda via tutti.
E io non posso farmi mandare via.
Non adesso.
Non con i debiti che abbiamo.
Non con l’inverno che arriva.
PERONELLA 
senza voltarsi 
L’inverno arriva sempre.
Che tu lavori o no.
BARTOLO 
un po’ ferito, ma non lo mostra 
Lo so.
Ma se lavoro… almeno arriva con un po’ di pane.
E magari con un po’ di legna.
E magari con un po’ di pace.
PERONELLA 
La pace non arriva mai.
La pace bisogna costruirla.
Come i muri.
BARTOLO 
annuisce, convinto 
Hai ragione.
Tu hai sempre ragione.
Io non so come fai.
Io ci provo, eh.
Ci penso, ci ripenso, mi sforzo…
ma tu arrivi sempre prima.
PERONELLA 
si volta, lo guarda con un sorriso che è metà affetto e metà ironia 
È perché io non corro.
Io cammino.
E chi cammina vede meglio di chi corre.

BARTOLO 
non capisce, ma sorride 
Sì.
Sì, è vero.
Tu vedi sempre tutto.
Si alza. Prende il cappello. Va verso la porta. Poi si ferma.
BARTOLO 
 Ah…
La botte.
Quella botte lì.
Io…
Io oggi provo a venderla.
È inutile.
Ingombra.
Prende spazio.
E noi abbiamo bisogno di soldi.
Anche pochi.
Anche pochissimi.
Cinque gigliati sarebbero una benedizione.
PERONELLA 
con calma 
Cinque gigliati sono pochi.
Ma per te sono tanti.
Perché tu sei un uomo buono.
E gli uomini buoni si accontentano sempre.
BARTOLO 
arrossisce un po’ 
Io…
Io voglio solo che tu stia bene.
Che tu non debba faticare.
Che tu possa riposare.
Che tu possa…
si interrompe, imbarazzato 
Che tu possa essere felice.
PERONELLA 
lo guarda con una dolcezza che è vera e insieme strategica 
Io sono felice.
Quando tu torni a casa.
Quando tu sorridi.
Quando tu credi che il mondo sia semplice.
Perché così…
così lo rendi semplice anche per me.


BARTOLO 
commosso 
Peronella…
Tu sei la cosa più bella che ho.
PERONELLA 
Lo so.
Il marito ride piano, come un bambino che ha ricevuto un premio.
BARTOLO 
Allora vado.
Prima che il padrone mi tolga il lavoro e la pazienza.
PERONELLA 
Vai.
E torna tardi.
Molto tardi.
BARTOLO 
 non capisce, ma annuisce 
Sì.
Torno tardi.
Se Dio vuole.
Esce. La porta si chiude. Silenzio. Peronella resta immobile per un istante, come se ascoltasse il respiro della casa. Poi si volta verso la botte.
IL LAVORO COME NECESSITÀ
La scena si sposta idealmente fuori dalla casa, ma senza cambiare spazio: è il marito che “porta fuori” il mondo con le sue parole. La stanza resta la stessa, ma la luce cambia: diventa più fredda, più larga, come se Napoli entrasse da tutte le fessure. Il marito cammina in diagonale, come se attraversasse strade invisibili.
BARTOLO 
parlando da solo, con quella voce buona che sembra sempre chiedere scusa 
Il lavoro…
Il lavoro è come un cane randagio: ti segue anche quando non vuoi, ti morde quando ti fermi, ti abbaia se provi a riposare.
E io… io non sono uno che si lamenta, eh.
No, no.
Io lavoro.
Lavoro sempre.
Lavoro anche quando non c’è lavoro.
Che poi è la cosa più difficile: lavorare quando non c’è niente da fare.
Ma io ci provo.
Perché un uomo deve fare così.
Deve portare il pane.
Deve portare la legna.
Deve portare la pace.
E io… io porto quello che posso.
Si ferma. Guarda il pubblico come se fossero passanti.
BARTOLO 
Lo so cosa pensate.
Pensate: “Ma questo è proprio un povero cristo.”
E avete ragione.
Io sono un povero cristo.
Ma sono un povero cristo onesto.
Che è già qualcosa.
Riprende a camminare. Ogni passo è un pensiero.
BARTOLO 
Il padrone dice sempre:
“Tu sei lento.”
E io gli rispondo:
“Sono lento, sì. Ma arrivo.”
E lui:
“Arrivi tardi.”
E io:
“Meglio tardi che mai.”
E lui:
“Meglio mai che tardi.”
E io…
io non so più cosa dire.
Allora sto zitto.
Che a volte il silenzio è più veloce delle parole.
Si ferma davanti alla botte, che ora sembra un ostacolo sulla sua strada.
BARTOLO 
E poi c’è lei.
La botte.
Questa botte qui.
Che non serve più a niente.
Che prende spazio.
Che mi guarda come se avesse qualcosa da dire.
Ma non parla.
E io… io non so cosa farci.
Perché una botte che non serve è come un uomo che non serve: pesa.
E io non voglio pesare.
Io voglio essere utile.
Anche solo un po’.
Si passa una mano tra i capelli, come se cercasse un’idea che non trova.
BARTOLO 
Cinque gigliati…
Cinque gigliati sarebbero una fortuna.
Non una fortuna grande, eh.
Una fortuna piccola.
Una fortuna da poveri.
Ma sempre fortuna è.
E io… io voglio portarla a casa.
Per Peronella.
Perché lei merita di più.
Molto di più.
Merita un uomo migliore.
Ma ha me.
E allora almeno… almeno le porto cinque gigliati.
Si ferma. Respira. Guarda la porta della casa come se fosse lontanissima.
BARTOLO 
E poi…
poi c’è un’altra cosa.
Una cosa che non dico mai.
Una cosa che mi tengo dentro.
Una cosa che mi fa male.
Ma oggi… oggi la dico.
Si avvicina al pubblico, come se confidasse un segreto.
BARTOLO 
Io ho paura.
Paura di non bastare.
Paura di non essere abbastanza.
Paura che un giorno Peronella si svegli e dica:
“Ma io perché sto con questo qui?”
E allora…
allora io lavoro.
Lavoro per non farla pensare.
Lavoro per non farla guardare troppo lontano.
Lavoro per tenerla qui.
Con me.
Anche se non so se ci riesco.
Si raddrizza. Si dà una piccola pacca sulle guance, come per svegliarsi.
BARTOLO 
Basta.
Basta pensieri.
Oggi è un giorno di lavoro.
Oggi è un giorno di fatica.
Oggi è un giorno di cinque gigliati.
Se Dio vuole.
Fa un passo verso la porta. Poi un altro. Poi si ferma di colpo.
BARTOLO 
Aspetta.
Oggi è la festa di san Galeone.
Non si lavora.
Silenzio.
Il marito resta immobile, come un uomo che ha appena scoperto di essere arrivato in anticipo a un appuntamento sbagliato.
BARTOLO 
E allora…
allora torno a casa.
Perché dove devo andare?
Se non si lavora…
si torna a casa.
Si volta. Guarda la porta. Sospira.
BARTOLO 
Peronella sarà contenta.
O forse no.
O forse sì.
O forse…
io non lo so mai.
Esce. Buio breve.
L’ARRIVO DI GIANNELLO
Luce. Torniamo nella casa. Peronella è in piedi, vicino alla finestra. La stanza è la stessa, ma ora sembra più viva, più tesa, come se aspettasse qualcosa. O qualcuno.
Un bussare leggero. Peronella sorride. Va ad aprire.
PERONELLA 
È presto, Giannello.
Ma il mattino è più bello quando arriva qualcuno che lo sa guardare.
Entra Giannello Scrignario: giovane, elegante, con un’aria di sicurezza che non appartiene a quel vicolo. Porta con sé un odore di strada, di libertà, di rischio.
GIANNELLO 
inchinandosi appena 
Peronella.
Ogni volta che entro qui…
la stanza sembra più grande.
O forse sono io che divento più piccolo.
Perché tu… tu riempi tutto.
PERONELLA 
tagliente, ma con un sorriso 
Non dire sciocchezze.
Le stanze non cambiano.
Sono gli occhi che cambiano.
E tu hai occhi che cambiano spesso.
GIANNELLO 
Solo quando guardano te.
Si avvicina. Non troppo. Il gioco è tutto nella distanza.
PERONELLA 
Hai dormito?
GIANNELLO 
Dormito?
Io?
Io non dormo da giorni.
Da quando ho capito che il mattino arriva troppo lentamente.
E che tu sei qui. Mio grande amore
E io sono altrove.
E l’altrove non mi piace più.
PERONELLA 
lo guarda con un misto di ironia e tenerezza 
Tu parli bene.
Parli sempre bene.
Ma il parlare non cambia il mondo.
GIANNELLO 
No.
Ma cambia il cuore.
E a volte basta.
Si guardano. Un silenzio pieno, teso, vivo.
PERONELLA 
Sai cosa penso, quando non sei qui?
GIANNELLO 
Che dovrei essere altrove.
PERONELLA 
No.
Penso che sei troppo bello per essere vero.
E troppo vero per essere bello.
E che questo…
questo è un problema. Ormai fai parte della mia vita, ti amo anch’io
GIANNELLO 
io molto di più
PERONELLA 
Per me. Saresti disposto a fare qualunque cosa
E per te.
E per la botte.
Giannello guarda la botte. La studia. La misura.
GIANNELLO 
Quella botte…

PERONELLA 
È vecchia.
È inutile.
E quando una cosa è inutile…
diventa pericolosa.
GIANNELELLO 
Come me?
PERONELLA 
No.
Tu sei utile. Io ti voglio bene per tutto quello che mi fai provare
Un rumore lontano. Peronella si irrigidisce.
GIANNELLO 
Che succede?
PERONELLA 
Succede che il mondo corre più veloce di noi. Arriva Bartolo
Nasconditi.
GIANNELLO 
Dove?
Peronella guarda la botte. La indica.
PERONELLA 
Lì.
GIANNELLO 
Nella botte?
PERONELLA 
Nella botte.
GIANNELLO 
Ma è piccola!
PERONELLA 
Tu sei flessibile.
E il bisogno… rende tutti più piccoli.
Giannello esita un istante. Poi entra nella botte. Peronella chiude il coperchio. La botte ora è viva.
PERONELLA 
in un sussurro 
Stai zitto.
Respira piano.
E lascia fare a me.
Bussano alla porta. Forte. Impaziente.
PERONELLA 
si ricompone in un istante 
Ecco.
Comincia lo spettacolo.
Va ad aprire. Buio lento.
IL MATTINO DELL’INGANNO
La porta si apre. Entra il marito, trafelato, sudato, con l’aria di uno che ha corso per sbaglio e ora non sa più perché. Peronella è già in posizione: composta, calma, perfetta. La botte è immobile, ma vibra di presenza.
BARTOLO 
ansimando 
Peronella!
Non ti spaventare, sono io!
PERONELLA 
con un tono che è metà rimprovero e metà teatro 
E chi doveva essere?
Il re di Napoli?
Perché torni?
Il lavoro non aspetta chi torna indietro.
BARTOLO 
alzando le mani come un bambino colto in fallo 
Calma, calma!
Non si lavora oggi!
È la festa di san Galeone!
Me l’ero scordato!
PERONELLA 
tagliente come una lama che non fa rumore 
E per questo torni a casa come un gallo che ha sbagliato l’alba?
BARTOLO 
No!
Torno perché ho buone notizie!
Buonissime!
Ho venduto la botte!
Peronella si volta lentamente verso la botte. La guarda come si guarda un complice che ha appena fatto un passo falso.
PERONELLA 
Venduto?
Tu?
Per cinque gigliati, immagino.
BARTOLO 
Cinque gigliati sono soldi veri!
PERONELLA 
scuote la testa con un’aria di superiorità naturale 
Io l’ho venduta per sette.
BARTOLO 
sbigottito, quasi offeso dalla realtà 
Tu?
A chi?
PERONELLA 
A un uomo che è entrato dentro per controllare che fosse solida.
È ancora lì.
Il marito si gira verso la botte. La botte tace.
Peronella resta immobile, come una statua che aspetta di vedere se il mondo capisce.
BARTOLO 
Dentro?
Adesso?
PERONELLA 
Adesso.
È un compratore serio.
Non come certi che si accontentano di guardare da fuori.
BARTOLO 
confuso, ma fiducioso 
E… e perché non me l’hai detto?
PERONELLA 
Perché tu non c’eri.
E quando non ci sei, io faccio.
E quando faccio, faccio bene.
BARTOLO 
commosso dalla fiducia che crede di sentire 
Peronella…
Tu sei un dono del cielo.
PERONELLA 
Lo so.
Il marito si avvicina alla botte. Bussa.
La botte risponde con un colpo dall’interno.
Il marito sobbalza come se avesse sentito parlare un fantasma.
GIANNELLO 
da dentro, con voce alterata 
È tutta incrostata!
Così non la compro!
BARTOLO 
umiliato, agitato, disperato 
Incrostata?!
Ma io… io…

PERONELLA 
con calma glaciale 
Se vuoi vendere, devi pulire.
Non è difficile.
BARTOLO 
Adesso?
Davanti al compratore?
PERONELLA 
Adesso.
Davanti al compratore.
Il marito apre la botte ed entra.
La scena è comica, non esplicita: lui si infila goffamente, brontola, si contorce, sbatte la testa.
BARTOLO 
da dentro 
È buio!
E puzza!
PERONELLA 
È una botte, non un giardino.
Lavora.
BARTOLO 
Ma… ma io non vedo niente!
PERONELLA 
Meglio.
Così non ti distrai.
Il marito inizia a raschiare l’interno della botte.
Il suono è ritmico, quasi musicale.
Peronella resta immobile, come una sacerdotessa che presiede a un rito.
La botte vibra.
Il ritmo cresce.
BARTOLO 
da dentro, ansimando 
Quanta roba!
Ma come ha fatto a ridursi così?
PERONELLA 
Il tempo incrosta tutto.
Anche gli uomini.
BARTOLO 
Che dici?
PERONELLA 
Niente.
Continua.
Il suono del raschiare cresce.
La botte sembra respirare.
Il marito suda, sbuffa, si lamenta.
BARTOLO 
Io… io non ce la faccio più!
È troppo!
PERONELLA 
La fatica non ha mai ucciso nessuno.
La stupidità sì.
Lavora.
BARTOLO 
da dentro, con voce tremante 
Peronella…
Io ti amo.
PERONELLA 
Lo so.
Continua.
pausa
Il marito riprende a raschiare. 
Il suono è più lento, più stanco, più disperato. 
Mentre Giannello e Peronella si appartano per amoreggiare
i due ritornano abbraciandosi e baciandosi mentre Bartolo è dentro la botte
GIANNELLO 
da dentro, con voce più ferma 
Così va meglio.
Ma voglio vedere.
PERONELLA 
Aspetta che il mio marito finisca.
BARTOLO 
ansimando 
Ho quasi fatto!
Quasi!
Buio lento.
IL RITORNO DEL MARITO
Luce.
Il marito esce dalla botte, sudato, sporco, esausto, con l’aria di uno che ha combattuto un drago e ha perso.
Peronella lo guarda con un misto di pietà e calcolo.
Giannello è ancora dentro, immobile.

BARTOLO 
Ecco…
È pulita come nuova.
Come nuova, Peronella.
Come nuova.
PERONELLA 
con un sorriso che è una carezza e una lama insieme 
Lo sapevo.
Tu sei un uomo che sa fare.
Quando vuole.
BARTOLO 
gonfiando il petto, orgoglioso come un gallo 
Eh…
Io…
Io sì.
Io so fare.
PERONELLA 
E adesso…
chiama il compratore.
Il marito bussa alla botte.
Giannello esce con eleganza, come un principe che scende da una carrozza.
Si stiracchia, si sistema i capelli, guarda l’interno della botte con aria esperta.
GIANNELLO 
Vediamo.
Si china.
Esamina.
Tocca.
Annusa.
Fa un cenno di approvazione.
GIANNELLO 
Ora sì.
Ora è degna.
BARTOLO 
sollevato, quasi commosso 
Allora… i sette gigliati?
GIANNELLO 
Certo.
Gli porge le monete.
Il marito le prende come se fossero un miracolo.
Le conta.
Le riconta.
Le riconta ancora.
BARTOLO 
Sette!
Sette!
Peronella!
Sette gigliati!
Siamo ricchi!
PERONELLA 
con calma 
Siamo meno poveri.
Che è già molto.
MARITO 
abbracciandola senza pensarci 
Tu sei la mia fortuna!
La mia benedizione!
Il mio angelo!
PERONELLA 
accarezzandogli la testa come si accarezza un cane fedele 
Lo so.
Giannello osserva la scena con un sorriso sottile.
Poi si volta verso la botte.
GIANNELLO 
La porto via.
È mia, ormai.
BARTOLO 
Certo!
Certo!
Te la porto io!
Dove abiti?
GIANNELLO 
Vicino.
Molto vicino.
PERONELLA 
con un sorriso che solo Giannello capisce 
Molto vicino, sì.
Il marito non coglie il doppio senso.
Giannello sì.
E sorride.
BARTOLO 
Peronella, torno presto!
Così festeggiamo!
PERONELLA 
Festeggiamo, certo.
Vai.
Il marito e Giannello sollevano la botte.
Escono.
La stanza resta vuota.
Peronella resta sola al centro.
PERONELLA 
in un sussurro 
E adesso…
adesso vediamo chi comanda davvero.
Buio.
LA BOTTE COME SOGLIA
La stanza è vuota. La botte non c’è più. Peronella è sola. La luce è ferma, come se il mondo trattenesse il fiato. Lei cammina lentamente, come una regina che ha appena perso il trono ma sa già dove trovarne un altro.
PERONELLA 
parlando a sé stessa, ma come se il pubblico fosse uno specchio 
La botte è uscita.
E con lei è uscito un pezzo di me.
Non un pezzo grande, eh.
Un pezzo piccolo.
Un pezzo che non pesa.
Ma che serve.
Serve sempre.
Si ferma al centro della stanza. Guarda il vuoto lasciato dalla botte.
PERONELLA 
È strano, sapete?
Quando una cosa ingombra, la odi.
Quando se ne va, ti manca.
Non perché fosse bella.
Non perché fosse utile.
Ma perché era lì.
E quando una cosa è lì per troppo tempo…
diventa parte del respiro.
Si avvicina alla finestra. Guarda fuori.

 


PERONELLA 
Adesso camminano insieme.
Bartolo e Giannello.
Uno che non capisce niente.
E uno che capisce troppo.
E io…
io sono qui.
A metà.
Come sempre.
Si volta verso il pubblico, con un sorriso tagliente.
PERONELLA 
Ma non preoccupatevi.
Non è finita.
Non è mai finita.
Perché quando un uomo ingenuo incontra un uomo furbo…
la storia non è mai breve.
E quando in mezzo ci sono io…
la storia non è mai semplice.
Si siede sul letto. Si massaggia le tempie.
PERONELLA 
Bartolo pensa di aver venduto una botte.
Giannello pensa di aver comprato un oggetto.
Io penso che nessuno dei due ha capito niente.
Perché la botte…
la botte non è un oggetto.
È una soglia.
Una porta.
Un confine.
Un luogo dove si entra e si esce diversi.
Si alza. Cammina verso la porta. La tocca con la punta delle dita.
PERONELLA 
E adesso…
adesso vediamo chi torna per primo.
E come torna.
Perché gli uomini…
gli uomini tornano sempre.
Ma non tornano mai uguali.
Un rumore di passi. Peronella si irrigidisce. La porta si apre. Entra il marito, senza la botte, senza Giannello, senza fiato.
BARTOLO 
Peronella!
Peronella!
È successa una cosa!
PERONELLA 
con calma glaciale 
È successa una cosa?
Davvero?
Che sorpresa.
BARTOLO 
No, no, ascolta!
Giannello…
Giannello è sparito!
PERONELLA 
Sparito?
Come una moneta caduta nel pozzo?
BARTOLO 
Sì!
Cioè… no!
Cioè… non lo so!
Io portavo la botte…
Lui camminava davanti…
Poi si è girato…
Mi ha sorriso…
E poi…
puff!
Sparito!
PERONELLA 
con un sopracciglio alzato 
Puff?
BARTOLO 
Puff!
Come il fumo!
Come il vento!
Come… come…
come uno che non vuole essere trovato!
PERONELLA 
E la botte?
BARTOLO 
La botte…
la botte è sua.
L’ha presa.
E io…
io sono tornato.
PERONELLA 
con un sorriso che è una lama 
Bravo.
Hai fatto bene.
Molto bene.
BARTOLO 
Davvero?
Peronella…
io…
io ho paura.
PERONELLA 
Paura?
Di cosa?
BARTOLO 
Di aver sbagliato.
Di aver fatto qualcosa di stupido.
Di averti delusa.
PERONELLA 
gli prende il viso tra le mani, dolce e feroce insieme 
Tu non puoi deludermi.
Perché tu sei quello che sei.
E io…
io so cosa farne.
Il marito sorride, sollevato.
Peronella sorride, affilata.
Buio lento.
LA PROVA DI BARTOLO
Luce.
La stanza è la stessa, ma ora sembra più piccola, più stretta, come se il mondo si fosse avvicinato troppo.
Il marito è seduto sul letto, le mani tra i capelli.
Peronella cammina avanti e indietro, come un generale che studia una battaglia.
BARTOLO 
Peronella…
Io non capisco.
Giuro che non capisco.
Perché è sparito?
Perché non ha detto niente?
Perché non mi ha salutato?
Io… io gli ho portato la botte!
L’ho pulita!
L’ho lucidata!
L’ho… l’ho…
l’ho fatta brillare!
PERONELLA 
senza fermarsi 
Gli uomini che spariscono…
sono uomini che non vogliono essere trovati.
BARTOLO 
Ma perché?
Io non gli ho fatto niente!
Anzi!
Gli ho fatto un favore!
PERONELLA 
E lui ne ha approfittato.
Come fanno tutti.
BARTOLO 
Tutti?
Io no!
Io non approfitto mai!
PERONELLA 
Lo so.
Ed è per questo che il mondo approfitta di te.
Il marito si accascia, sconfitto.
BARTOLO 
Peronella…
Io sono un fallimento.
PERONELLA 
No.
Tu sei un uomo buono.
Che è diverso.
Molto diverso.
BARTOLO 
Ma io…
io voglio essere come gli altri!
Furbo!
Svelto!
Attento!
Capace di capire le cose prima che succedano!
PERONELLA 
si ferma davanti a lui, lo guarda negli occhi 
Tu non sarai mai così.
E va bene.
Perché il mondo ha bisogno di uomini come te.
Per ricordare agli altri che la bontà esiste.
Anche se non serve a niente.
BARTOLO 
con voce rotta 
E tu?
Tu di cosa hai bisogno?
PERONELLA 
Di uno come te.
Che mi crede.
Sempre.
Anche quando non dovrebbe.
Il marito la guarda come se avesse ricevuto un dono enorme.
BARTOLO 
Peronella…
Io ti amo.
PERONELLA 
Lo so.
Silenzio.
Poi un rumore alla porta.
Un bussare.
Secco.
Deciso.
BARTOLO 
Chi è?
PERONELLA 
senza esitazione 
Il destino.
Va ad aprire.
Entra un uomo: un vicino, un passante, un curioso.
Ha l’aria di uno che ha visto troppo e capito poco.
VICINO 
Peronella…
Bartolo…
È successa una cosa.
BARTOLO 
Un’altra?!
VICINO 
La botte.
La botte è in mezzo alla strada.
BARTOLO 
In mezzo alla strada?!
VICINO 
Sì.
E dentro…
dentro c’è un uomo.
PERONELLA 
immobile 
Un uomo?
VICINO 
Sì.
Che dorme.
O finge.
O aspetta.
BARTOLO 
Chi?!
VICINO 
Non lo so.
Ma dice una cosa.
Una cosa strana.
PERONELLA 
Cosa dice?
VICINO 
Dice:
“Chiamate Peronella.”
Silenzio.
Peronella sorride.
Il marito trema.
Buio.
LA VENDETTA DELLA BOTTE
La stanza è tesa come una corda. Il marito è pallido, seduto sul letto. Peronella è in piedi, immobile, come una statua che ha deciso di respirare. Il vicino è ancora sulla soglia, incerto se restare o scappare.
PERONELLA 
senza muoversi 
Ha detto “Chiamate Peronella”?
VICINO 
Sì.
Proprio così.
Con una voce…
una voce che sembrava uscita da un pozzo.
BARTOLO 
terrorizzato 
Un pozzo?!
Peronella…
Io non voglio andare nei pozzi!
Io non voglio parlare con gli uomini nei pozzi!
Io… io ho paura dell’acqua profonda!
PERONELLA 
tagliente 
È una botte, non un pozzo.
E l’uomo non è morto.
È vivo.
Molto vivo.
BARTOLO 
Ma perché chiama te?
Perché non chiama me?
Sono io che gli ho portato la botte!
Sono io che l’ho pulita!
Sono io che ho fatto tutto!
PERONELLA 
con un sorriso che è una lama 
Proprio per questo.
Tu hai fatto tutto.
E lui vuole parlare con chi non ha fatto niente.
BARTOLO 
Ma… ma io voglio venire con te!
PERONELLA 
No.
Tu resti qui.
Perché se vieni…
rovini tutto.
BARTOLO 
Rovino tutto?
Io?
Io rovino sempre tutto?
PERONELLA 
Sì.
Ma con amore.
Che è diverso.
Il marito si accascia, sconfitto ma rassicurato.
Peronella si volta verso il vicino.
PERONELLA 
Andiamo.
VICINO 
Io?
Con te?
PERONELLA 
Sì.
Tu sei l’unico che ha visto.
E chi vede…
deve accompagnare.
Escono.
La scena cambia senza cambiare luogo: la luce diventa più dura, più bianca, come se la strada entrasse nella stanza.
La botte è al centro, come un trono rovesciato.
Dentro, Giannello.
Sdraiato.
Comodissimo.
Come se fosse a casa sua.
GIANNELLO 
senza uscire, con voce teatrale 
Peronella!
Finalmente!
PERONELLA 
avvicinandosi alla botte come si avvicina a un animale feroce 
Che fai lì dentro?
GIANNELLO 
Aspetto te.
PERONELLA 
Perché?
GIANNELLO 
Perché il tuo marito è un santo.
E i santi…
non capiscono niente.
PERONELLA 
E tu invece capisci troppo.
GIANNELLO 
Esatto.
Si solleva un poco, sporgendo la testa dalla botte.
GIANNELLO 
Peronella…
Questa botte è perfetta.
È un nascondiglio.
È un trono.
È un letto.
È un mondo.
Io la voglio.
La voglio tutta.
E la voglio con te.
PERONELLA 
fredda come una lama d’inverno 
Io non sono una botte.
Non mi si compra.
Non mi si porta via.
Non mi si mette in mezzo alla strada.
GIANNELLO 
Io non voglio portarti via.
Voglio portarti dentro.
PERONELLA 
Dentro cosa?
GIANNELLO 
Dentro la mia vita.
Silenzio.
Peronella lo guarda come si guarda un uomo che ha appena detto una cosa troppo grande per lui.
PERONELLA 
Giannello…
Tu sei bello.
Sei furbo.
Sei elegante.
Ma sei stupido.
GIANNELLO 
Io?
Stupido?
PERONELLA 
Sì.
Perché pensi che io voglia una vita nuova.
Quando invece voglio solo una vita mia.
GIANNELLO 
E non è questa?
PERONELLA 
No.
Questa è una vita tua.
E io non ci entro.
GIANNELLO 
Ma…
ma io ti amo!
PERONELLA 
Lo so.
Ed è per questo che te ne vai.
GIANNELLO 
Me ne vado?!
PERONELLA 
Sì.
Con la botte.
Subito.
GIANNELLO 
Ma…
ma io…
PERONELLA 
tagliente 
O te ne vai…
o ti ci chiudo dentro.
Giannello capisce.
Esce dalla botte.
La solleva.
La trascina via, sconfitto, elegante anche nella sconfitta.
GIANNELLO 
Peronella…
Un giorno capirai.
PERONELLA 
Forse.
Ma non oggi.
Giannello esce.
La botte con lui.
La strada si svuota.
La luce torna quella della stanza.
Peronella resta sola.
PERONELLA 
in un sussurro 
E adesso…
adesso vediamo come si torna a casa.
Buio.
IL ROVESCIAMENTO
Luce.
La stanza è di nuovo quella di sempre.
Il marito è seduto sul letto, le mani in grembo, come un bambino che aspetta la madre.
Peronella entra.
Chiude la porta.
Si appoggia ad essa.
Respira.
BARTOLO 
Peronella!
Stai bene?
Ti ha fatto male?
Ti ha detto qualcosa?
Ti ha guardata male?
Ti ha… ti ha… ti ha…?
PERONELLA 
calma 
Mi ha parlato.
BARTOLO 
E cosa ha detto?
PERONELLA 
Che è un uomo.
E che gli uomini parlano troppo.
BARTOLO 
E… e la botte?
PERONELLA 
La botte è sua.
E lui se l’è presa.
Per sempre.
BARTOLO 
Per sempre?!
Ma…
ma allora…
allora noi…
noi abbiamo sette gigliati!
E una stanza più grande!
E più aria!
E più spazio!
E più… più… più tutto!
PERONELLA 
Sì.
Abbiamo più spazio.
BARTOLO 
Peronella…
io…
io non so come ringraziarti.
Tu sei…
tu sei…
tu sei…
PERONELLA 
Lo so.
Il marito si alza.
Le prende le mani.
Le guarda come se fossero un miracolo.
BARTOLO 
Io…
io voglio essere un uomo migliore.
Per te.
Per noi.
Per la casa.
Per tutto.
PERONELLA 
Tu sei già un uomo migliore.
Perché sei un uomo buono.
E la bontà…
la bontà è rara.
E preziosa.
E stupida.
E bellissima.
BARTOLO 
Peronella…
io ti amo.
PERONELLA 
Lo so.
Si abbracciano.
Un abbraccio semplice.
Vero.
Storto.
Umano.
Peronella guarda il pubblico sopra la spalla del marito.
Sorride.
Un sorriso che è una firma.
PERONELLA 
in un sussurro che solo il pubblico sente 
E alla fine…
la botte l’ho venduta io.
Buio.
Fine.
Dimmi tu.
IL PRANZO DEI QUATTRO
La stanza è come l’abbiamo lasciata: Peronella in piedi, davanti alla botte piccola coperta dal panno.
Dentro, Tebaldo.
Fuori, il marito che sta per entrare.
E con lui… Giannello.
La porta si spalanca. Entrano i due uomini, uno accanto all’altro, sorridenti come due bambini che hanno trovato un tesoro.
Il marito è raggiante.
Giannello è imbarazzato, ma stranamente affettuoso.
BARTOLO 
Peronella!
Indovina chi ho incontrato per strada!
PERONELLA 
con un sorriso che è una lama nascosta 
Non oso immaginare.
GIANNELLO 
inchinandosi con un’eleganza un po’ storta 
Peronella…
Sono tornato.
PERONELLA 
Lo vedo.
BARTOLO 
E sai la cosa bella?
Abbiamo fatto amicizia!
Io e lui!
Io e Giannello!
Come due fratelli!
Come due compagni di lavoro!
Come due… due… due uomini che si capiscono!
PERONELLA 
tagliente 
Miracoli.
GIANNELLO 
con un sorriso colpevole 
Il tuo marito è un uomo d’oro.
Mi ha offerto da bere.
Mi ha offerto da mangiare.
Mi ha offerto…
la sua amicizia.
BARTOLO 
E lui l’ha accettata!
Peronella, non è meraviglioso?
PERONELLA 
Meraviglioso.
Soprattutto il tempismo.
Un rumore.
Un colpo.
Dalla botte piccola.
BARTOLO 
Cos’è stato?
PERONELLA 
senza battere ciglio 
La botte.
GIANNELLO 
Un’altra botte?
PERONELLA 
Sì.
Questa è più piccola.
E più preziosa.
MARITO 
Preziosa?
Perché?
PERONELLA 
Perché è in vendita.
BARTOLO 
In vendita?!
GIANNELLO 
Di nuovo?!
PERONELLA 
Sì.
E il compratore è già qui.
Solleva il panno.
Apre la botte.
Ne esce Tebaldo.
Sistemato.
Composto.
Come se fosse entrato lì solo per meditare.
TEBALDO 
Buongiorno.
MARITO 
urlando 
UN ALTRO?!
GIANNELLO 
quasi svenendo 
Peronella…
PERONELLA 
calma come una dea 
Questo è Tebaldo.
È venuto a comprare la botte piccola.
E paga bene.
TEBALDO 
estrae una borsa di monete 
Sette gigliati.
Come l’altra.
Perché io rispetto il mercato.
BARTOLO 
Sette?!
Ancora sette?!
GIANNELLO 
stordito 
Peronella…
tu sei…
tu sei…
PERONELLA 
Lo so.
Tebaldo porge le monete al marito.
Il marito le prende come se fossero un miracolo doppio.
BARTOLO 
Peronella…
noi siamo…
siamo…
siamo ricchissimi!
PERONELLA 
Siamo meno poveri.
Che è già molto.
GIANNELLO 
guardando Tebaldo con sospetto 
E tu…
tu cosa ci facevi nella botte?
TEBALDO 
La provavo.
Prima di comprarla.
Io sono un uomo serio.
BARTOLO 
convinto 
Ha ragione!
È un compratore serio!
Come te, Giannello!

GIANNELLO 
con un sorriso tirato 
Sì…
come me.
BARTOLO 
E allora…
visto che siamo tutti qui…
visto che siamo amici…
visto che oggi è festa…
visto che abbiamo soldi…
io…
io voglio offrirvi un pranzo!
GIANNELLO 
Un pranzo?!
TEBALDO 
Tutti insieme?!
BARTOLO 
Sì!
Tutti insieme!
Io, Peronella, Giannello e…
come ti chiami?
TEBALDO 
Tebaldo.
BARTOLO 
E Tebaldo!
Tutti e quattro!
A tavola!
Come una famiglia!
Come un miracolo!
Come… come…
come una botte piena di felicità!
PERONELLA 
con un sorriso che è una firma 
E chi siamo noi per dire di no?
GIANNELLO 
tentando di scappare 
Io… io avrei un impegno…
TEBALDO 
Anch’io…
una cosa urgente…
BARTOLO 
No!
Nessuno scappa!
Oggi si mangia insieme!
E chi rifiuta…
non è un uomo!
Giannello e Tebaldo si guardano.
Sconfitti.
Intrappolati.
Farseschi.
GIANNELLO 
con un filo di voce 
Resto.
TEBALDO 
Anch’io.
BARTOLO 
Bravi!
Peronella, prepara la tavola!
Oggi…
oggi è un giorno felice!
Peronella guarda il pubblico.
Sorriso tagliente.
Sorriso perfetto.
Sorriso da regina.
PERONELLA 
in un sussurro 
E alla fine…
la botte l’ho venduta due volte.
IL PRANZO DEI QUATTRO
La tavola è apparecchiata in modo semplice ma dignitoso: pane, formaggio, un po’ di vino, qualche oliva, una pentola che fuma.
Il marito è al centro, felice come un re di cartone.
Giannello e Tebaldo siedono ai lati opposti, rigidi come due statue che temono di cadere.
Peronella si muove tra loro come una regina che governa un regno di sciocchi.
BARTOLO 
alzando il bicchiere 
A noi!
A questa giornata!
A questa amicizia nuova!
A queste botti che ci hanno portato fortuna!
GIANNELLO 
con un sorriso tirato 
Sì…
alle botti.
TEBALDO 
con un filo di voce 
Alle botti… tutte.
PERONELLA 
versando il vino con eleganza 
E a chi sa usarle bene.
Giannello e Tebaldo si guardano.
Un lampo di terrore.
Poi un sorriso finto.
Poi un sorso di vino troppo veloce.
BARTOLO 
Peronella, siediti!
Non fare la serva!
Oggi siamo tutti uguali!
Tutti amici!
Tutti felici!
PERONELLA 
sedendosi con grazia 
Come vuoi tu.
BARTOLO 
Allora…
raccontatemi!
Come vi siete conosciuti?
Tu, Giannello…
e tu, Tebaldo…
siete uomini di mondo!
Avrete mille storie!
GIANNELLO 
mortificato 
Io…
io ho viaggiato molto.
TEBALDO 
Io…
io ho viaggiato poco.
Ma mi sono nascosto molto.
BARTOLO 
Nascosto?
Perché?
TEBALDO 
improvvisa 
Per affari!
Affari segreti!
Molto segreti!
Talmente segreti che…
che non posso parlarne!
BARTOLO 
Ah!
Allora sei un uomo importante!
PERONELLA 
tagliente 
Importantissimo.
GIANNELLO 
geloso, ma senza poterlo mostrare 
E tu, Peronella…
come lo conosci?
PERONELLA 
È venuto per la botte.
Come te.
GIANNELLO 
inghiotte 
Già.
BARTOLO 
E ha pagato!
Sette gigliati!
Sette!
Come te, Giannello!
Che coincidenza!
GIANNELLO 
Sì…
una coincidenza.
TEBALDO 
guardando Peronella come un naufrago 
Una coincidenza perfetta.
BARTOLO 
E allora…
mangiamo!
Mangiate!
Bevete!
Siate felici!
Perché oggi…
oggi è un giorno speciale!
PERONELLA 
Perché?
BARTOLO 
Perché ho capito una cosa.
Una cosa grande.
Una cosa che cambia tutto.
Gli altri tre si irrigidiscono.
PERONELLA 
con calma 
E cosa hai capito?
BARTOLO 
Che la vita è semplice!
Che basta essere buoni!
Che basta fidarsi!
Che basta aprire la porta!
Che basta dire “entra”!
E il mondo…
il mondo ti sorride!
Giannello e Tebaldo sorridono come due condannati che fingono di essere in vacanza.
GIANNELLO 
Sì…
il mondo sorride.
TEBALDO 
A volte ride proprio.
BARTOLO 
E poi…
voi due siete diventati amici!
L’ho visto!
Parlavate!
Ridevate!
Sembravate fratelli!
GIANNELLO 
con un brivido 
Fratelli…
sì.
TEBALDO 
annuisce disperato 
Fratelli.
Di botte.
PERONELLA 
alzando il bicchiere 
Allora brindiamo.
A questa nuova famiglia.
A questa tavola.
A questa pace.
A questa…
armonia.
BARTOLO 
Sì!
All’armonia!
Bevono tutti.
Giannello e Tebaldo bevono troppo.
Il marito ride.
Peronella sorride.
La stanza sembra un teatro perfetto.
BARTOLO 
E adesso…
adesso voglio sapere una cosa.
Una sola.
Una domanda semplice.
Gli altri tre si irrigidiscono come statue.
PERONELLA 
Quale?
BARTOLO 
Peronella…
domani…
posso comprare un’altra botte?
Silenzio.
Poi Peronella scoppia a ridere.
Una risata limpida, tagliente, irresistibile.
Gli altri tre la seguono, ognuno per un motivo diverso.
PERONELLA 
Sì.
Comprala.
Comprale tutte.
Che la vita…
la vita è piena di botti.
Buio.
IL SOSPETTO CHE NON NASCE
La tavola è ancora apparecchiata. I piatti sono mezzi vuoti, il vino è quasi finito.
Il marito è felice come un bambino dopo la festa.
Giannello e Tebaldo sono rigidi, sudati, sorridenti per forza.
Peronella è calma, luminosa, perfetta.
BARTOLO 
con la bocca piena 
Che pranzo!
Che giornata!
Che compagnia!
Io… io non ricordo un giorno così bello da… da…
da quando ho sposato Peronella!
PERONELLA 
con un sorriso che è una carezza e una minaccia 
E hai fatto bene.
GIANNELLO 
guardando Tebaldo con sospetto 
Sì…
hai fatto bene.
TEBALDO 
guardando Giannello con sospetto 
Molto bene.
Un silenzio teso.
Il marito non lo percepisce: per lui è solo digestione.
BARTOLO 
Allora…
adesso che abbiamo mangiato…
che abbiamo bevuto…
che siamo amici…
io voglio fare una domanda.
Giannello e Tebaldo si irrigidiscono come due statue di sale.
PERONELLA 
senza muoversi 
Quale domanda?
BARTOLO 
Una domanda semplice.
Una domanda innocente.
Una domanda che mi gira in testa da un po’.
GIANNELLO 
quasi sussurrando 
È finita.
TEBALDO 
Siamo morti.
PERONELLA 
senza distogliere lo sguardo dal marito 
Parla.
BARTOLO 
Peronella…
io voglio sapere…
Gli altri tre trattengono il fiato.
BARTOLO 
…perché oggi la casa profuma così tanto di…
di…
di legno nuovo!
Silenzio.
Poi Peronella sorride.
Un sorriso che salva il mondo.
PERONELLA 
Perché due botti sono uscite.
E quando una botte esce…
lascia sempre un profumo.
Di legno.
Di strada.
Di vita.
BARTOLO 
illuminato 
È vero!
È verissimo!
Io non ci avevo pensato!
Che donna!
Che mente!
Che… che…
che miracolo!
GIANNELLO 
sospira di sollievo 
Miracolo, sì.
TEBALDO 
Un miracolo che cammina.
BARTOLO 
E poi…
c’è un’altra cosa.
Gli altri tre si irrigidiscono di nuovo.
PERONELLA 
Ancora?
BARTOLO 
Sì.
Una cosa che ho notato.
Una cosa strana.
Una cosa che mi ha fatto pensare.
GIANNELLO 
terrorizzato 
No… no, ti prego…
TEBALDO 
Non pensare!
Non pensare!
BARTOLO 
Io voglio sapere…
perché voi due…
indica Giannello e Tebaldo
…vi guardate sempre così?
Silenzio.
Un silenzio che potrebbe far crollare il mondo.
Poi Peronella interviene.
Con la precisione di un bisturi.
PERONELLA 
Perché sono gelosi.
BARTOLO 
Gelosi?
Di chi?
PERONELLA 
Di te.
BARTOLO 
Di me?!
GIANNELLO 
sconvolto, ma costretto a seguire 
Sì…
di lui.
TEBALDO 
annuisce disperato 
Molto gelosi.
BARTOLO 
Ma perché?!
PERONELLA 
Perché tu sei un uomo buono.
E gli uomini buoni…
sono rari.
E preziosi.
E fanno invidia.
Il marito si illumina come un altare.
BARTOLO 
Io…
io faccio invidia?!
GIANNELLO 
Tantissima.
TEBALDO 
Una cosa tremenda.
BARTOLO 
gonfiando il petto 
Allora…
allora va tutto bene!
Va tutto benissimo!
Io… io sono felice!
PERONELLA 
Lo so.
Giannello e Tebaldo si guardano.
Sconfitti.
Ammirati.
Intrappolati.
Peronella li ha salvati… e dominati.
BARTOLO 
E adesso…
adesso che siamo tutti amici…
io voglio fare un’altra cosa!
PERONELLA 
Quale?
BARTOLO 
Voglio comprare una terza botte!
Silenzio.
Poi Peronella scoppia a ridere.
Gli altri tre la seguono.
La stanza vibra di una felicità storta, perfetta, teatrale.
Buio.
FINALE RITUALE DI PERONELLA
La tavola è stata sparecchiata.
Il marito dorme sulla sedia, felice come un bambino dopo la festa.
Giannello e Tebaldo sono seduti ai lati opposti della stanza, esausti, sconfitti, rassegnati.
Peronella è in piedi al centro, come una figura sacra in un altare domestico.
Silenzio.
Un silenzio che non pesa: respira.
PERONELLA 
guardando i due uomini 
Avete mangiato.
Avete bevuto.
Avete sorriso.
Avete tremato.
Avete mentito.
Avete taciuto.
E siete ancora vivi.
È già molto.
GIANNELLO 
con voce bassa 
Peronella…
io non capisco più niente.
PERONELLA 
Meglio.
Chi capisce troppo… inciampa.
TEBALDO 
E noi cosa siamo, adesso?
PERONELLA 
Siete uomini.
E gli uomini…
sono sempre quello che serve.
Quando serve.
GIANNELLO 
E tu?
Tu cosa sei?
PERONELLA 
Io?
Io sono la casa.
Si avvicina al marito addormentato.
Gli sistema la testa, gli chiude la bocca aperta, gli sfiora i capelli con un gesto che è metà tenerezza e metà ironia.
PERONELLA 
Questo è il mio marito.
Buono.
Ingenuo.
Puro.
Un uomo che non vede niente…
e proprio per questo vede tutto.
È il mio equilibrio.
La mia scusa.
La mia pace.
Si volta verso Giannello.
PERONELLA 
Tu sei il vento.
Arrivi, sconvolgi, prometti, fuggi.
E poi torni.
Sempre.
Perché il vento non sa stare fermo.
Poi verso Tebaldo.
PERONELLA 
E tu sei l’ombra.
Ti muovi piano.
Ti nascondi.
Ti infili dove nessuno guarda.
Eppure…
sei sempre lì.
Si allontana da tutti.
Va verso il centro della stanza.
La luce si stringe su di lei.
PERONELLA 
E io…
io sono quella che tiene tutto insieme.
La botte grande.
La botte piccola.
Il marito.
Gli amanti.
La strada.
La casa.
Il vicolo.
Il mondo.
Si ferma.
Sorride.
Un sorriso che è una firma, un sigillo, un destino.
PERONELLA 
Perché la vita…
la vita non è una storia d’amore.
È una storia di equilibrio.
E l’equilibrio…
lo fa chi sa camminare piano.
Senza inciampare.
Senza correre.
Senza chiedere.
Senza spiegare.
Si volta verso il pubblico.
PERONELLA 
E se domani arriva un’altra botte…
io sarò pronta.
Perché il mondo gira.
E io…
io lo accompagno.
Dietro di lei, il marito si sveglia di colpo, felice, senza capire nulla.
BARTOLO 
Peronella!
Ho fatto un sogno bellissimo!
Eravamo tutti insieme!
E ridevamo!
E tu…
tu eri felice!
PERONELLA 
lo guarda con una dolcezza che è una vittoria 
Lo sono.
Il marito le prende la mano.
Giannello e Tebaldo si alzano, incerti, ma non ostili.
Per un istante, i quattro formano un quadro impossibile:
un equilibrio storto, ma perfetto.
PERONELLA 
in un sussurro che solo il pubblico sente 
E alla fine…
la botte l’ho venduta tre volte.

Buio.

SIPARIO