ZIBALDONE
(Sogno o son... desto?)

Commedia in due atti di

Antonio  Sapienza

 

Personaggi:

Rubich, poi Attilio
Ugo, un misterioso avventore
Una donna, poi Giuliana

 

Sulla scena, seduto in un tavolino di una terrazza di un bar, c’è un uomo anziano, ben messo, si chiama Rubich, che contempla un ipotetico panorama. Musica e luci adatti. .
Dopo entra in scena Ugo, stessa età e corporature del primo, egli vede Rubich, solo al tavolino e decide chiedere il permesso di sedersi con lui.

Ugo.- Mi scusi signore se la disturbo, ma le dispiacerebbe se mi sedessi nel suo tavolino? Sa è a causa della mia infallibile capacità di osservare una persona e di caratterizzarla, senza presunzione mi piacerebbe dialogare con lei. Naturalmente, se le va di spettegolare sul tempo, sul panorama e sugli...uomini. Ovvero verificare le idee. Insomma, voglio stare in compagnia. Posso?
Rubich ( lo guarda incuriosito, ma non contrariato)  Se non è molesto, faccia pure, si segga.
Ugo –Grazie per la comprensione. Mi chiamo Ugo. (sceglie una sedia e si siede accanto a Rubich.)
Rubich – Io mi chiamo Rubich e sono un libero pensatore.
Ugo – Accidenti che coincidenza: Sa lo sono anch’io. (sistemandosi sulla sedia) Che piacere. Mi scusi vorrei, prima vorrei prendere un rinfresco, visto che lei ha già consumato- Posso? ( dopo va verso le quinte, cincischia un poco, poi dal bancone supposto sceglie una coppa di gelato)
Rubich- Faccia con comodo.
Ugo –(sedendosi e gustando il gelato) Sa, io l’ho osservato e da come girava lo sguardo, ammirando, ho capito che lei è amante del bello. la facevo un artista, un poeta...-
Rubich- E si è sbagliato. Niente artista, ne poeta ma sono solo un esteta, che tenta di conoscere, gustare, anzi contemplare, il fluttuare dell’Anima. Ecco chi sono; Cercatore, esploratore, contemplatore della bellezza, ovunque si annidi. 
Ugo – Accidenti, e come fa? 
Rubich – Come faccio? Osservo o contemplo la Vita che si svolge accanto a me. Ecco un esempio: (guardandosi attorno) Vede, quella ragazza, dev’essere una giovane venere e, invece sembra una stracciona! E’ la moda? E’ protesta? E’ libertà? Sarà tutto ciò, ma per me è la mortificazione della bellezza, intesa come estetica pura e semplice. E già. poi, per consolarci, diciamo che ci piace contemplare. .
Ugo – D’accordissimo, lo penso anch’io. Già.
Rubich  (riflessivo) Vede? Poi, anche se noi non ne comprendiamo bene il perché di questo atteggiamento – o moda, Insomma così fanno l’opposto di ciò che ha stabilito per loro il Creatore, Ideatore, Fattore: l’armonia, la bellezza, la delicatezza, chessoio forse leggiadria e allora s’imbruttiscono!  No, caro amico, qui c’è qualcosa che non quadra…- 
Ugo – Accidenti, mi ha descritto quello che io penso da qualche tempo. Lo smarrimento del buon gusto a favore della... della...
Rubich- ... della modernità, mediocrità,  oppure...comodità, suppongo.
Ugo- Si, ma fino a un certo punto: Io penso che sia imitazione... scimmiottare.
Rubich. Forse, anche, ma credo che sia ottundimento di visione... insomma, anche chessoio-moda. 
Ugo – Sono d’accordo con le al cento per cento. La prego, continui.
Rubich . Grazie assai. (pausa) Vede, caro signore, se permettete a suffragio di quello che dicevo prima, vorrei parlarvi di...di un fatto eccezionale che mi è capitato qualche giorno fa: Ve lo vorrei raccontare, ma ho qualche reticenza...non vorrei essere frainteso...chessoio, per esempio: senilità.
Ugo- Ma che senilità, lei è integro fisicamente – senilità ma si figuri. Parli pure, mi racconti.
Rubich – Grazie per i complimenti. (pausa)  Ecco...questi essi non sono fenomeni che capitano tutti i giorni...questo è certo. Ma posso continuare? Me lo consentite?
Ugo – Consentire? Quando mai! Su via, parlate pure,  siete affabulatorio e vi ascolto con piacere.
Rubich- Grazie, siete troppo buono. (titubante, poi deciso) .  Premetto, che lessi da qualche parte “Com’è dolce contemplare il fluttuare dell’Anima quando diventa bello al giorno finire, e alla notte di ricominciare.” Cito ciò per capirci meglio. 
Ugo – Perfetta immagine, continui la prego.
Rubich – Grazie, grazie assai. Ed ecco ecco il fatto: Un pomeriggio, passeggiavo sul lungomare, tra i vari turisti ed elementi locali- e alcuni  di loro correvano e sbuffando come tori, mentre altri erano curvi sul proprio telefonino- obnubilati  e persi- sul quale smanettavano, come in questo momento: Guardate. Insomma mi sembravano che essi fossero del tutto assenti, indifferenti a ciò che avveniva intorno a loro. 
Ugo - E fin qui, si direbbe, tutto normale. (ridacchia)
Rubich-  Già (con ampio gesto verso l’ipotetico lungomare sottostante) Ero infastidito, e un po’ stanco- data l’età –  mi sono seduto su una panchina ammirando il panorama. Ma tra un “Ma”  e l’altro, per i vicini miopi, improvvisamente, ho constatato che nel cielo e sul mare si stava verificando qualcosa di eccezionale e  guardandomi attorno notai che ero il solo ad accorgermi dell’avvenimento che si stava presentava: ( ampio gesto) Ah, se sapeste: Un’orgia di colori. Ma poi, pensai: Ma perchè solo a me era  concesso il privilegio di respirare un “miracolo”, mentre gli altri restano indifferenti o assenti? Sto forse per abbandonare questo mondo? No!, no... almeno non redo... insomma... no!
Ugo – E cosa c’etra ciò con la visione?
Rubich - (lunga pausa) Vedete, a volte  c‘entra  può capitare, in fin di vita, di avere strane visioni. Comunque aspettate, ecco: Premesso che ho sempre apprezzato la bellezza: l’ho cercata, qualche volta l’ho vista, quasi toccata, chissà forse anche accarezzata, ma mai posseduta; viceversa mai mi è capitato di trovare, vedere, oppure vaneggiare quella che io penso, possa essere la mia più grande aspirazione: Il  Sublime.
E questo per almeno più di settant’anni... invece...ora? Ora ora che velocemente sarò ottuagenario non avrò le traveggole?  O, come accennai prima, forse...forse starò lasciando questo mondo?... Oddio a pensarci bene, ebbi un capogiro! No. no, non credo, pensai. Ma allora perchè, tra tutti i presenti, solo a me viene concesso il privilegio di respirare quel miracolo? ( breve pausa) Miracolo che ora provo a descrivervi: (pausa, facendo il cenno di chi col gesto rappresenta un fatto) Ed ecco che scorgo una linea rosa all’orizzonte, come se lì una lingua di terra fosse sorta, e si stendesse sul mare. 
La stranezza mi incuriosisce, c’è un leggero mutamento nel cielo, guardo meglio e resto estasiato, di ciò che vedo e non credo ai miei occhi, li strofino, poi mi dico: Non sarò forse in presenza di un evento straordinario, cioè della magica visione di un effetto di ciò che potrebbe definirsi ...sublime?
Inizio musica adeguata
Infatti, in quello che mi si rappresenta, tra cielo e mare, vedo “ crearsi” quasi tutti i colori mistici dell’arcobaleno: La Calabria è di due colori, l’azzurro cupo dell’Aspromonte e il rosa pallido sul resto della costa, che poi si estende all’orizzonte, per poi proseguire verso la costa, fino alla metà della riva di Sant’Alessio, e il mare diventa di un rosa pastello, mentre dall’altra parte, fino al Capo, resta di un blu più scuro. E’ un’orgia di colori!
(pausa breve)
Il cielo: ecco il cielo è un fantasmagorico miscuglio di colori morbidi, delicati, frastagliati che vanno dal colore rosato di una grande nuvola rarefatta, e più su al celestino sul mare, e ancora, a salire gradualmente, un tocco di azzurrino tenue, sormontato da una fascia di verde rarefatto, poi la già detta nuvola rosa e sopra di essa l’azzurro del rimanente cielo. Un incanto! Un incanto durato forse meno di 15 minuti, ma sufficiente per farmi capire che avevo, probabilmente, di fronte a me, (e mi tremano le gambe nel pensarlo) il... il... SUBLIME! (scuote la testa incredulo. musica in crescendo) Estasiato, incantato, quasi incredulo, resto immobile, a osservare l’evolversi del fenomeno. Infatti, gradatamente, la Calabria assume il colore della sera che volge alla notte, mentre il mare si muta in turchino chiaro, e il cielo, man mano si scompone restando azzurro cupo sul Capo, per poi diventare tutto blu oltremare. Infine fu il tenero tramonto, poi la dolce sera, e si accesero le luci del Castello.  
(la  musica cala, mentre l’uomo sembra rassegnato, rammaricato) 
Ed io mi riscossi, ritornai su questo mondo, e ripresi a respirare. 
Ugo – ( tra se) E va beh, ora scomoda anche Dante. (poi) Un momento, un momento. Aspetti! (pausa breve) Sublime? Ma di cosa sta parlando? Quello che ha detto è solo pittoresco, forse un tocco un po’  poetico, ma non è il sublime. Non è quello! Ma suvvia! Sublime. Non scherziamo. 
Rubich – Caro signore, consulti un dizionario e vedrà che Sublime vuol significare. Cito a memoria: è una manifestazione della bellezza e della grandezza nel loro massimo grado, cioè una bellezza grandiosa che sgomenta. Insomma, il Sublime non è altezza, è profondità, è la capacità di penetrare l'anima e farla vibrare di un suono pervasivo.  È il piacere che si prova osservando un qualcosa di così grande e potente da poterci annientare. 
Ugo -Tutto vero, caro signore. (poi, alzandosi e passeggiando)Tutto vero! (quindi girandosi e alzando l’indice della mano destra in segno d’attenzione) Però in astratto, non in concreto. Provate a pensare il Sublime in amore, e vedrete le differenze. 
Rubich- Non ci casco, no. in tale discussione, non me la sento d’intervenire. (pausa) Certo, teoricamente (acconsentendo col capo) l’amore può esserlo, ma può anche renderlo tossico! (allargando la braccia in segno di rassegnazione) Vede, come le dissi, io sono solamente un esteta: Contemplo il bello… che percepisco con la pelle… 
Ugo –La pelle?-
Rubich-  Si, la pelle, l’epidermide. Non so se lo ricorda, ma un grande Maestro del teatro diceva che alcune volte di fronte al bello gli si aggricciava la pelle. Vede, sono in ottima compagnia.
Ugo - Lasci in pace Pirandello. E non mi porti alla filosofia, la prego.
Rubich- No, per carità. No di certo...ma, vede, forse, diciamo,  che non sono stato fortunato come lei: ( sconsolato, quasi tra se) Io in amore non ho trovato il Sublime...
Ugo - ... sfortunatamente. (alzandosi) Ma, mi ascolti, senta cosa dice il poeta. sull’amore sublime: 
                                                       Quando mi abbracci
                                                  odo campanellini suonare,
                                                          canti angelici,
                                                profumi di fiori di campo.
                                                       e lampi di luce.
                                              Poi con una vampa sul viso
                                                 la mia anima si smarrisce,
                                                  mentre il corpo freme.
                                                         Io, ora sono la
                                                     corolla di un fiore
                                                      che si schiude
                                                        che chiama
                                                       che brama.

Rubich - Bello, certamente bello. (tentenna il capo) Già, la mia è sfortuna. Ma credo che si dica anche (alzando l’indice della mano destra per richiedere l’attenzione) ) : Chi si accontenta gode. E io ho goduto, ho goduto l’eccelso spettacolo, che la natura mi ha elargito. Allora, (sorridendo) si stia bene amico mio, e...si sieda, si sieda tranquillo, e mi consenta di rispondere sull’argomento( alzando, furbescamente, gli indici delle due mani in segno di affinità di conclusione)  poeta con poeta:
                                                Quando vedo l’imbrunire
                                                    Travolgere il sole,
                                                          capisco
                                                              e
                                                           passo. 

Null’altro da aggiungere  (pausa) Ora dopo il nostro bel confronto auguro che anche lei possa incontrare anche lei il mio Sublime.
Ugo – Grazie, lo spero. (l’uomo estrae il telefonino dalla tasca e fa cenno a Rubich che deve rispondere, il quale fa cenno affermativo e Ugo esce di scena rispondendo al telefonino Rubich si alza come per  fissare meglio il mare e si immerge nei suoi pensieri mentre Ugo esce di scena)
Luci che cambiano, atmosfera misteriosa, musica adatta, entra una figura femminile che si dirige verso Rubich) 

Figura femminile – Ciao Attilio, come stai?
Rubich, poi Attilio – Cccooosa? Come sa il mio nome? Lei chi è?
Figura femminile, poi Giuliana- Come non mi riconosci? Sono Giuliana, il tuo primo amore.
Attilio – (guardandola meglio) Giuliana? Giuliana chi?
Giuliana- Ma Attilio? sono la tua ex.
Attilio- Perdinci! (guardandola meglio) Ma... ma... come è possibile, lei è giovane, la Giuliana dovrebbe avere, più o meno, settant’anni.
Giuliana- Attilio, siano nel 1970. Io ho vent’anni.   Guardami bene (si mostra) . 
Attilio- Anni settanta? Ma... ma com’è possibile? Allora eravamo ventenni.  Che stregoneria è questa?
Giuliana- E’ la tua coscienza e il tuo rimorso.
Attilio- Mio? Forse vuoi dire il nostro.
Giuliana- E si! Nostro.
Attilio- Comunque sia, è assurdo! Eppoi, come mai questa tua...visita, dopo cinquant’anni?
Giuliana- Assurdo? Come mai? Il perchè? (pausa) Perchè non comprendi il significato di Sublime nell’amore. State parlando di Sublime? Ma non avete cercato di capire la vera essenza di tale fenomeno? Ebbene, il Sublime è eterno e  incommensurabile, e contiene il Tutto e l’Impossibile, come hai detto tu a proposito della visione che ti ha offerto la Natura? Ed io sono il tuo impossibile – in amore -che s’è rivelato per prendere parte a questa discussione sul miracolo del Sublime, in atto tra  voi due. ( fa cenno a Ugo). 
Attilio- Ma è pazzesco! Tu eri...tu sei stato...il mio primo amore, non mi fare impazzire! da dove provieni? Perchè sei qui?
Giuliana- E non lo capisci da te stesso? Mi hai evocata.  E sono qui per dire la mia versione sull’amore nel Sublime, come ha suggerito lui (indica il lato dove è uscito Ugo). Non credi che io possa avere le carte in regola per parlarne? Dopotutto, se ancora lo ricordi, sono o non sono il tuo primo amore? Quell’amore che abbiamo vissuto insieme per più di tre anni...
Attilio - ... quasi platonico...
Giuliana-... in parte...
Attilio-... già in parte... con qualche piccola trasgressione.
Giuliana- Altri tempi Attilio.(tristemente)  I tempi erano diversi. (pausa) Ti ricordi quando, ai bastioni, ci stavamo baciando, stretti stretti, e venne quel mascalzone della guardia municipale per farci la finta contravvenzione per atti osceni in luogo pubblico?
Attilio- Eccome se non me lo ricordo. Tu moristi dalla paura per lo scandalo: E come lo facevi sapere a tuo padre che era ufficiale dei carabinieri? Noi non abboccammo, era una truffa, ma quel mascalzone ci rovinò tutto...tu non volesti più ritornarci.
Giuliana- Già, la paura. Ma quella volta, Attilio, io toccai il sublime...
Attilio- Ma và?
Giuliana- Non fare ironia fuori luogo. E sentimi: Tra le tue braccia fusi il mio corpo al tuo, la mia anima entrò in  te, e tu lo capisti: Eri inebriato, ti sentivo fremere, mi stringevi con forza, appassionatamente, come se volessi entrare in me o farmi entrare in te.-
Attilio- E senza fare sesso... lo ricordo. 
 Giuliana- E  già, il nostro amore fu quasi platonico...
Attilio -... ma ci fu un fugace tentativo d’amore carnale, subito represso da te...
Giuliana-... Già, quella volta. Poi non siamo mai stati soli, e per i motivi di studio, io ero di maturità, ci sentivamo solo al telefono...
Attilio- E poi quando ci vedevamo eravamo sempre in pubblico, c’erano altre persone... li vicino...
Giuliana- ... la mamma...
Attilio- ... sempre lei...
Giuliana- Era all’antica...
Attilio-... e tu eri enormemente spaventata.
Giuliana- Ero stata educata male- almeno sessualmente. 
Attilio- Già. Guarda l’ironia: Ero vicinissimo all’oblio dell’amore e non lo capii. 
Giuliana- Che ironia fuori luogo. Non lo capisti perchè, per raggiungerlo, pensavi che avveniva soltanto e solo col sesso. 
Attilio – Forse sbagliavo?
Giuliana- Si e no. (veemente) Ma cosa credevi che io non volessi? Che non ti bramassi, che non volevo fondermi con te carnalmente? (pausa lunga) Poi partisti. Dovevi realizzarti, crearti un solido avvenire, ed io rimasi ad aspettarti. E attesi, un anno attesi, poi per farti ingelosire e ritornare, finsi di voler fare altre esperienze. Ma tu prendesti la palla al balzo e mi desti la libertà.
Attilio- E cosa dovevo fare? Il siciliano geloso? Come sosteneva tua madre? Io ti amavo, ma quando mi comunicasti la decisione, la presi come un tradimento...e ti liberai...ma, forse sbagliai? 
Giuliana- Ammetto che fu un modo puerile di ingelosirti per farti ritornare.
Attilio- Ma, conoscendo tua madre che ti influenzava e che mi detestava, io la presi sul serio. E mi cadde tutto il mondo: tre anni d’amore gettati al vento della gelosia. E mi tuffai nell’amore carnale, fisico, erotico, mortale! Ne ebbi di relazione in quel tempo: Di tutti i generi, fino a quando... fino a quando non incontrai una ragazzina che mi consolò col suo amore puro. 
Giuliana- Lo so. Me lo dicesti quando, pentita, ti ricontattai. (pausa) Ricordi quella poesia che ti inviai?
Attilio- Quale?
Giuliana - L’hai dimenticata? Ma bravo.
Attilio - Aiutami a ricordare.
Giuliana- Iniziava così: Come un pistillo immerso nel nulla...
Attilio- Si, si! E’ il pensiero che mi aveva aggredito mentre passeggiavo al lungomare... ieri sera.
Giuliana – Ma bravo...e non ricordi altro?
Attilio - Accidenti, in  questo momento nient’altro... ma c’è un continuo? 
Giuliana - C’è! Ed è questo: 
“Come un pistillo immerso nel nulla, 
Alcune cose sono cambiate,
cambiate, perse, scordate-forse
Forse nel silenzio mi par d’udire
d’udir ciò che la memoria tace.
Tace, ma fa ancora male al petto
petto che, contrito, ancor si strugge.
Poi una frecciata di fuoco
sgorgata da una gola – che urla:
Amore mio, amore mio.
Attilio- Ah, si ora ricordo! La lessi distrattamente, lessi quei versi come se fossero frasi da baci perugina, svogliatamente. Certo, se avessi saputo...forse...
Giuliana – Forse, forse! Troppo tardi... amore (ironico) perchè fu allora, che mi buttasti fra le braccia di un insistente corteggiatore che, poi, nel tempo, divenne reale. Ma quell’uomo non eri tu, e non erano le tue braccia a stringermi, e le tue labbra a baciarmi...(tentennando la testa) No! non fremevo per i suoi baci. Basta! (pausa)  E ora, qui, contesti ancora quel signore (indica Ugo) circa l’amore come afflato verso il Sublime. 
Attilio- No mia cara, ma adesso ascolta ciò che scrissi subito dopo che...dopo il fatto e...e non t’inviai mai.
Giuliana- Dimmelo ora, ti prego.
Attilio - Scrissi questo : Sei il mio amore, il mio bene, i miei occhi-ti baciavo, ed era il Paradiso. T’accarezzavo e toccavo il cielo, ti stringevo a me e volavo in cielo. Ah, che amore! Anima mia. Amandoti, il mio essere t’assorbiva, La tua voce mi scioglieva, il tuo odore mi sublimava, il tuo calore mi stordiva e vibrava la mia passione…
Giuliana- Che belle parole, anche se espresse in poetichese, ma perchè non me li dicesti di presenza, quando stavamo ancora insieme?
Attilio- Perchè allora ti avevo di presenza e non mi sembravano necessarie, suppongo...
Giuliana- ...capisco. Peccato...
Attilio - ...poi mi dicesti: è la fine. Ed io risposi: Amen
Giuliana- Scemo! Ma perchè non me la mandasti lo stesso?
Attilio- Per rispettare la tua decisione.
Giuliana- Sei sincero?
Attilio- (confuso) Si, si, certo Ma ora non contesto proprio nulla! Eppoi, insomma la nostra relazione. insomma...va bene, va bene, forse fui miserabile? 
Giuliana- Perchè dici questo?
Attilio - Ma insomma...ecco: come poter credere a chi ha già ingannato una volta... anche fingendo. Insomma...accidenti a me!  
Giuliana- Ecco il siciliano.
Attilio- Dì quello che credi, ma io...io...ho inteso rispettare la tua volontà.
Giuliana – Basta. E piantala di fare il magnanime. Certamente succede...si, succede. (pensierosa) poi...la nostra relazione... e si! il nostro amore fu una semplice relazione (ironicamente sottolineato). Bravo! Che capolavoro!
Attilio- (soprappensiero) Oddio la semantica...( poi facendosi serio). Comunque sappi che non ti odiai. No, no. Mai odiato. Anzi. a volte riesumato e analizzato, come se volessi trovare la vera motivazione del gesto, o il demone che l’ha provocato. (tornando in se)  Ora forse vuoi essere perdonata? va bene, ti perdono, ma sappi, sappi, con sincerità e per completezza, che quando mi dicesti che volevi fare “nuove esperienze”,  caddi in abisso di dolore. Dolore, si! e anche intensissimo ottundimento dell’anima e del corpo. Completa deblacle ! E ci restai per vari mesi- poi gli amici mi coinvolsero nel sesso sfrenato- fino a quando incontrai, casualmente, la ragazzina, della quale ti parlai quando mi contattasti, che mi raccolse dall’abisso in  cui ero caduto, facendomi tornare alla vita. E ella, con il suo amore limpido, mi consolò. (poi severo) Non forse, ma certamente, tu non fosti consapevole delle conseguenze del tuo gesto. Ma avresti dovuto immaginarlo, supporlo, soppesarlo. Cara mia, in amore non si può girare l’interruttore e dire basta. 
Giuliana- (che ha ascoltato attentamente) Mi dispiace- assai.
Attilio- Comunque adesso va bene, va bene, acqua passata.  (poi con calma, indicando Ugo) Ma a quel signore non contesto il sublime nell’amore, perchè l’amore, a volte può andare anche oltre il sublime. per arrivare nell’estasi. Ma ci devono essere tutte le condizioni, altrimenti: puff. Ecco cosa voglio dire. Insomma, forse lo capisco solo ora. Ecco, ma forse capirlo prima sarebbe stato, probabilmente inutile...  
Giuliana- Peccato che lo hai capito solo adesso, chissà se... 
Attilio- Ah, si? tu dici? Bene, ma non lo capisti allora e non lo capisci nemmeno ora. che il nostro era amore vero, genuino. e direi, anche appagante? almeno da parte mia. E, anche senza sesso, forse, ci eravamo vicinissimi...al - beh, si - al sublime...Ma non fu!
Giuliana – Non fu, certo, non fu. Ma non essere tanto sicuro, mio caro. Tu non sei l’angioletto che credi di essere: Altro che sublime, tu volevi il sesso.
Attilio. Beh, si anzi, certamente, e perchè non avrei dovuto volerlo - se ne faceva parte del tutto? Certo, ora vorresti fare sei la vittima, è vero?
Giuliana – Non pontificare, bello mio e rispettami. (con veemenza) Ma pensi davvero che non mi sia maledetta dopo aver capito il mio errore? E cosa credi che abbia provato quanto ti sapevo tra le braccia di un’altra? Mentre io ero abbracciata da un uomo che non amavo? La gelosia! La gelosia mi corrodeva l’anima
Attilio – Basta! Basta, basta, bando alle recriminazioni. Mi addolorano più del fatto in se stesso. Accidenti se non t’amavo! 
Giuliana – E allora sappi, tu eri il mio amore, il mio bene, i miei occhi. Con te toccavo cime quasi d’estasi: ti stringevo a me, e volavo; ti baciavo, ed era il Paradiso. Ah, che amore! Anima mia...
Attilio – ...anima mia, amandoti, il mio essere t’assorbiva, la tua voce mi scioglieva, il tuo odore mi sublimava, il tuo calore mi stordiva. e vibrava la mia passione…Poi fu la fine. 
Giuliana- (scuotendosi come per tornare in se) Che scemi, vero? Quella poesia la scrivemmo insieme... e poi nulla. (decisa) Ma fu anche colpa della tua lontananza...
Attilio-...e di tua madre...
Giuliana- ...Si, certo...anche...
Attilio- E che ne dici di quando, umiliandomi, mi confutò i miei studi...e tu restasti muta. O quando mi buttò in faccia l’essere siciliano, sputando tutta la credenza e la retorica del caso ...mi mancava la coppola storta. Ma tu zitta.
Giuliana- (battendo i piedi per terra)  Basta così, ora tu vorresti umiliare me?
Attilio - Io? No, no, che dici? no! non lo voglio affatto, ma cerco di capire il perchè del tuo silenzio: Forse quella nuova “esperienza” era in corso. O no?
Giuliana- Insomma, c’era e non c’era. Ero confusa...
Attilio- ...e mi lasciasti offendere da quella, da quella...
Giuliana- Ancora? Era mia madre, e mi voleva aiutare!
Attilio- Ben detto! C’era un accordo, allora? Quindi la mia lontananza non fu la causa... di tutto. Insomma il vero motivo, anche in astratto.
Giuliana- Ma fu determinante. Te l’ho già detto: Ero confusa...sai la Facoltà, nuove conoscenze... un professore gentile, Ma poi capii tutto dopo, quando questi mi baciò. Fu finalmente chiaro: Non l’amavo! Amavo te e...e avevo sbagliato-tutto!.
Attilio- Deo grazia. Tutto chiaro e tutto finito, passato, scordato. Un amore distrutto dal...nulla.
Giuliana- Si, si, si! No. no! E mi sento colpevole! E, cinque anni dopo, mi feci coraggio e ti cercai, e, quando seppi che ti eri sposato e che avevi anche una bimba... certo, fu allora che cedetti al corteggiatore... e lo sposai... ma già mi tremava il cuore.
Attilio- Aspettasti cinque anni? Oddio! Non credevo...insomma pensavo... (sbalordito, poi alzando il viso al cielo, col gesto della mano) Dio mio! (poi scuotendo la testa) che stregoneria fu mai questa (poi calmandosi)  Ma dai, lasciamo perdere, tutto. Scordiamocene. Acqua passata. L’importante ora è aver capito i nostri errori. Punto.
Giuliana- (quasi commossa) Si, punto. 
Attilio-  (poi con calma) E dimmi, anche se non lo amavi, dimmi... accidenti, ora sono geloso del passato...si, insomma, tu ...con quello, hai avuto...l’estasi?
Giuliana- Con quello? Neppure l’orgasmo. 
Attilio- Se stata, ancora una volta sfortunata. Ora se ti può consolare, sappi che, io, io davanti al tuo corpo nudo, alla visione della tua bellezza sarei svenuto-  tipo sindrome  di Stendhal- ma purtroppo non ... non...accadde mai.
Giuliana –... Ma dai, in parte lo vedesti, al mare. E non esagerare.
Attilio- E’ la verità.
Giuliana- Ti credo. Sai ora... ora, pentita te lo ridico ancora una volta e poi basta, ma fissalo bene nella tua mente (seria e decisa) : Quando ci abbracciavamo, il mio corpo aderiva nel tuo e si fondevano...e...e fremevo. (sussurrato) Quello era amore, e, accidenti, l’ho capito dopo... e, come sai già, ti cercai, purtroppo tardi, (quasi con le lacrime agli occhi) ma troppo tardi! tardi!, tardi! e invano. (tornando in se) Ed ora, addio Attilio, penso d’averti detto  ciò che volevo farti sapere da tanto tempo...
Attilio- ...già, come  scioccamente abbiamo sciupato tutto...
Giuliana- ...e abbiamo commesso un crimine: Ucciso un vero amore. Ora vado, t’aspetto nell’aldilà ... (lentamente esce di scena, le luci cambiano, la musica si abbassa)
Attilio- Fermati, aspetta  non andare via, ti prego... Dimmi, come fu?
Giuliana – Vuoi sapere come morii?
Attilio- Si, se puoi...
Giuliana- Posso. (reticente) Non fu certo crepacuore. (risolino) scherzavo. No, fu un assurdo incidete d’auto. Tornavo da scuola – facevo l’insegnate - un tizio cambiò corsia repentinamente e mi venne addosso. Non mi ricordo altro.
Attilio- Accidenti! Accidentaccio!
Giuliana- Ma che blateri a fare: Erano già passati quarant’anni da quando ci lasciammo (sorrisetto civettuolo). Dai, e non fare il muso al solito modo tuo; fammi un bel sorriso, dammi l’addio allegramente...forse ci rivediamo nell’aldilà... quando sarà il momento - naturalmente.
Attilio – No, aspetta, non andar via...ti prego.
Giuliana- Dimentica, Attilio, dimentica. A poi. (con un grande sorriso, si avvia verso le quinte senza voltarsi. Attilio resta immobile, poi si scuote, mentre lentamente la scena muta nuovamente, le luci cambiano, la musica finisce .)

 

Atto II

Rientra in scena Ugo che, vedendo Rubich quasi in trance, con lo sguardo perso nel nulla, si ferma indeciso, poi gli si avvicina.
 
Ugo - Ehi, amico, cosa le succede? ( sollecitandolo a rispondere)  Mica era... era in trance?
Rubich- (sorpreso, confuso, scuote il capo e guarda Ugo con occhi stanchi e viso afflitto) Forse, non so...chissà. 
Ugo- Quindi ben tornato.(breve pausa).
Rubich- Sa? Ho viaggiato nel tempo.
Ugo – Fantastico!
Rubich- Fantastico è dir poco.
Ugo- E allora?
Rubich- Allora, caro amico, ho scoperto che, forse, potevo essere vicinissimo al suo sublime, e grottescamente l’ho sacrificato.
Ugo –Dice davvero?
Rubich- Davvero... che sciocco. (si batte la coscia con la mano)...che sciocco...che fui!
Ugo- Mi...mi dispiace per lei...
Rubich – E di cosa? Dei ricordi?
Ugo- No. Se me lo permette: Della sua vita!
Rubich- (tentennando il capo) Della mia vita? No, caro amico della mia vita no! Vede io l’ho trascorsa, finora, tra  alti e bassi, ma quasi sufficientemente bene...anzi direi interessante. Buona riuscita nel lavoro, buona sentimentalmente, buona finanziariamente, ma scarsissima, direi, nella...filosofia della vita, e, in piccolo, nella poesia, nell’Arte. Con quest’ultima ci ho provato-sapessi quanto- ma è stato un enorme fiasco! –
Ugo- Capita a volte. Ma le resta la contemplazione che non è di tutti.
Rubich- Si, non è di tutti. Ma sa come si dice dalle nostre parti?
Ugo- Qui, in Sicilia?
Rubich- Si. si dice: Chi si accontenta gode, ma è la consolazione dei fessi.
Ugo- Ma come fa a passare da un altissimo argomento ideale, alle locuzioni popolari?
Rubich- Come faccio? Per me è facilissimo, io, immodestamente e per puro divertimento, scrivo i famosi cunti popolari, in dialetto, e, mi creda, mi soddisfano come l’alta poesia.
Ugo- Per sfuggire alla realtà?    
Rubich – Già, capita...si, può darsi anche.
Ugo – Perchè, se posso chiederglielo.
Rubich- Ma certo che può chiedermelo, e glielo dico con sincerità: per esorcizzare il presente e il passato, ma soprattutto per non prendere la vita sul serio attraverso l’ironia e...beh, si: il picaresco che quel genere di cunti mi permette.,.
Ugo- Accidenti, questa è psicoanalisi.
Rubich- Non la spari così grossa, amico mio. E’ semplicemente difesa della coscienza vigile.
Ugo- E sarebbe? 
Rubich- Cerco di spiegarlo con un esempio: Lei, sicuramente per studio, lo sa cos’è la veglia mattutina, quella che attanaglia i vecchi al ricordo della propria vita vissuta? Ebbene, io la posseggo. E’ la vita, anzi parte di essa, che mi passa in rassegna regolarmente, notte dopo notte. E mi rivedo ragazzo, di borgata, oppure giovincello, alle prese col primo amore, o adulto che sbatte la fronte sulle colpe sue e della Società. E poi vengono - non rimpianti, ma ricordi amari, tra le quali i tradimenti, le ingiustizie, le occasione mancata per colpa di un intruso, ecc...
Ugo – ... beh. è normale.
Rubic – Già, ma sono purtroppo veri o pseudo tali! E allora le vecchie vene tremano nei polsi, per quel che fu, che poteva essere, che non è stato. E qualche attimo del passato ci serra l’anima! O  cuore se non è di pietra.
Ugo -  (tra se) Ancora poesie...
Rubich – (che ha sentito o capito)  Beh anche? Non mi dispiace... ma per favore non equivoci, sono soltanto mezzucci per condire un concetto. Mica volevo viverci con la poesia, poi, con l’Arte dilettantistica, non potevo mai e poi mai, camparci o... sognare la fama. 
Ugo – Certamente: Carmina non dant panem, dicevano gli antichi.
Rubich – Lo so per piccola esperienza! Vede? Io avrei voluto solamente un piccolo, ma per me soddisfacente, riconoscimento pubblico. Non c’è stato. Sarà perchè le mie presunte opere siano state soltanto un esercizio intellettuale, o le mie tele, chissà, croste e basta, sarà che non avevo talento o... fortuna. Chissà!
Ugo – Magari qualche critico, chessoio...
Rubich- Non me ne parlate, per carità. Non ho mai voluto agganciarmi a nessuno, critico o no. Solo io. 
Ugo- E  nient’altro?
Rubich- Ce ne sarebbe, ma non so se è il caso, riguarda il passato quando dipingevo...
Ugo- Ah, che scoperta, allora era, anzi è un Artista, un pittore. Ecco spiegato il mistero della contemplazione.
Rubich- Ehi non esageriamo, ero un modestissimo pittore e pure dilettante.
Ugo- L’Arte è Arte, e non si cataloga. O si ha o non si ha.
Rubich- Ma sa che lei è capace di far volare un asino?
Ugo- Dice? Va bene. Comunque sarebbe interessante sapere qualche cosa in più sulla sua attività pittorica. Evvero?
Rubich- (riflettendo) Sa chi fu il mio  Maestro? Fu il maestro Trigilia, e sa come? 
Ugo- Come, sono curioso.
Rubich. Come? guardandolo dipingere gli scogli sul mare vicino a casa mia, alla borgata di Siracusa. E mi inoculò la sua passione, e la sua tecnica, così mi comprai i primi colori ad acqua e un piccolo blocco Raffaello, e dipinsi, copiandolo, tutto quello che aveva dipinto il maestro. E continuai facendo esperienza su esperienza...Poi, per qualche anno smisi per motivi...logistici.
Ugo- E poi?
Rubich- Poi riprese a coltivare l’arte quando, appena sposato, misi su casa. Fu allora che, finalmente, mi riattrezzai: Comprai un piccolo cavalletto, e i colori a olio e feci la prima esperienza di colorista paesaggistica, inoltrandomi anche nella ritrattistica. Furono piccoli risultati incoraggianti. Ma, ci crederà? dopo pochi anni dovetti smettere per dare il mio pseudo studio, ai miei due bambini, nati in due anni. Provai a dipingere in...lavanderia, con i miei piccoli uno a destra l’altro a sinistra, finchè un giorno una tela fresca, dopo un caloroso colpo di spatola, mi cadde dietro la lavatrice sulla quale poggiavo la tela, inventando... l’arte concettuale. E allora misi da parte tutto. e feci una lunghissima parentesi pittorica.
Ugo- Che bella storia, non crede?
Rubich- Beh, storia, lasciamo perdere.
Ugo- Eppoi?
Rubich – Poi nulla per quasi vent’anni .  
Ugo- Che peccato, dipingeva così bene gli occhi delle figure che sembravano che seguissero il riguardante.
Rubich- Beh, mi venivano naturali, (ripensandoci) ma cosa dice. Insomma come sa di me?
Ugo. Io? Ma nulla. Parlavo tra me e me per, per una esperienza fatta un giorno, guardando un’opera di Antonella da Messina.
Rubich- Ehi, non bestemmi!    
Ugo- Chi io?
Rubich- Va bene furbacchione. E dato che siamo nel genere le racconto, quello che vidi, una diecina di anni fa: Passeggiando in una grande piazza, a Trieste, mi accorsi che in un bellissimo palazzo d’epoca, c’era una mostra pittorica, entrai, e la visitai. Si trattava di ritratti, ma riguardando attentamente i personaggi dipinti nelle tele, che erano tutti amici dell’Autore, mi accorsi che costui aveva dipinto cadaveri! Si, cadaveri perchè, quei poveretti riprodotti nelle tele, erano con gli occhi spenti. E negli occhi c’è la vita quindi: Cadaveri! e uscii, sgomento, a passeggiare nella grande e bellissima piazza Unità d’Italia.
Ugo- Che bell’immagine. Vada avanti
Rubich –Vado avanti, racconto, a rischio e a... spese sue. Dopo quella visita alla mostra, riprendendo a passeggiare, mi venne in mente, associandolo a ciò che avevo visto, il ricordo di alcuni episodi, di quando ero già adulto, sia di età che come artista, perchè, pur lavorando a spatola, dipingevo gli occhi dei personaggi, tali da sembrare che seguissero il riguardante durante i movimenti che costoro facevano, per osservare meglio la tela. Ed erano una meraviglia, erano vivi e mobili. almeno così dicevano, lodandomi, i compagni del Circolo. (si ferma, come per fare una pausa di riflessione e riprende lentamente, come se dessi spazio ai suoi ricordi più intimi e riprende la narrazione) e poi continuando il mio pellegrinaggio notturno, e pensando, mi venivano in mente tanti bei ricordi a me cari: Ad esempio di quando dipingevo nel lastrico della vecchia casa di mio padre; dei giorni bellissimi trascorsi con gli amici di allora; gli scherzi che si facevano, delle risate, delle cene improvvisate, sulla terrazza, col famoso “Pane Cunzato”; e improvvisamente, mi montò alla gola un nodo di commozione…perchè pensai alle lunghe discussioni sulle guerre e sul pacifismo…e noi ci credevamo…e io ci credevo, allora, in quei principi! Gli ideali…gli ideali….gli ideali ...certo,  purtroppo, si erano ideali: belli…ma quando se ne parla soltanto, non quando se ne subiscono, impotente, le sue sciagurate conseguenze; non quando si è attivisti e convinti e paghi il tuo attivismo e le tue convinzioni in modo così orribile…il fallimento! Gli ideali, gli ideali, come se fossero gravi colpe. Poi, andiamo, di fu disillusione collettiva: quali sono stati i risultati di tanto impegno di tutti noi? Nessuno! Io almeno non ne conosco nessuno! Allora la mia vita, o meglio i miei sogni, erano posti tra l’ideale pacifista, e l’Arte, poi venne l’amore. Ora gli ideali pacifisti si stavano spegnendo come brace non alimentata che diventa cenere. L’Arte, seppure con le sue cocenti delusioni, ancora resisteva; per l’amore ... lasciamo perdere. Si, già l’Arte caparbiamente resisteva nella pittura, pur sapendo benissimo che la mia arte era difficile da capire, d’apprezzare e da... vendere - anche se ero colorista. Insomma, suvvia, io sono stato l’epigono di un pittore che non vendeva. Taluni dicevano che ero un poeta della spatola, altri, la maggioranza, affermano che ero solamente un fallito. E io mi sentivo proprio un fallito. Beh, ci fu anche un intermezzo; eppoi la mazzata della rottura con Giuliana.  Roba da manicomio. (lunga pausa) Caro signore, oserei chiamarlo amico...
Ugo- Faccia pure, ne sono onorato. Continui prego, mi affascina il suo narrare.
Rubich – Troppo buono. (pausa lunga)  Caro amico...poi, sa? mio padre credeva in me e mi aveva dato la sua stanza, la più luminosa della casetta, perché potessi avere più luce e lavorare meglio. Ed era la sua speranza quella del mio lavoro! Perché era desideroso di vedermi sistemato, ammogliato, economicamente indipendente e, possibilmente, famoso. Invece, purtroppo, quando è morto, ero più pezzente di prima…e non fui nemmeno presente, nei giorni bui, per lenire la sua sofferenza della pur brutta malattia…ero a farmi manganellare in una delle tante manifestazioni di protesta. E, intanto, lui volava  verso l’aldilà  - se esiste - alla ricerca della sua amorosa, mia madre, la sua spiga di frumento, come affettuosamente la chiamava, perché era bionda come il grano maturo e sottile, appunto, come una spiga. E, mi si dissero gli amici del quartiere, che, quando era in agonia, mi cercava con gli occhi, come se avesse da dirmi qualcosa, mentre dalla sua bocca arida usciva solo un rivoletto di bava. Poi, dai suoi occhi spenti, venne fuori una piccolissima lacrima. Forse era per me! E, quando me lo riferirono, finalmente lo piansi in solitudine. E fu allora che ce la misi tutta per accontentarlo post mortem. Quindi conseguita con affanno la laurea, lavorai, mi feci quella famiglia a cui egli teneva, dopo tanti anni di gioie e angustie amorevoli...
Ugo- Lodevole...incantato, la prego continui.
Rutich- Ehi, non mi farà raccontare la storia dei miei anni. 
Ugo –Senza pretese, per quello che mi può dire.
Rubich – No. Fine.
Ugo- E allora, come mutò la sua vita? 
Rubich- Mutò con gli anni; e, tralasciai l’Arte pittorica, l’impegno politico, ideali, forse sin troppo utopistici, e, intanto, i tutti i miei germogli li aveva seccati il gelo; e lo scirocco umido e afoso, ha appiccicato il male nero sulle palpitanti foglioline, intisichendoli, e, infine, realizzai che per me l’arte svaporava dalla mia visuale: E era troppo tardi: (poi fissando il vuoto) Ero arrivato al terminal. Ma...
Ugo- ...Ma?
Rubich - ...(sempre quasi assente) Ma, poi, la svolta: lavorando sodo, formai una bella famiglia e quasi senza accorgermene, arrivai alla pensione e alla tranquillità. Quindi, poi, per fortuna, intervenne in me una specie di rassegnazione verso la mia vita così com’era,  e come l’avevo vissuta, E ho sfiorato l’oblio. Vede? Come testimoni ho sulla mia testa troppi capelli bianchi e una marea di delusioni ( resta immobile, come in trance).
Ugo – Che pessimista! Ehi, amico mio, si svegli, torni in se, per favore.
Rubich – ( riprendendosi) Certamente, mi scusi, mi sono lasciato andare difronte a un curiosone del suo calibro. Ma ha ragione in parte, poi la nuova fase della mia vita ha preso il sopravvento sulla vecchia  - e dice basta così! Calmati e contempla.
Ugo -... come sta facendo adesso, perbacco!
Rubich- Già... già. Ma...vede, tra mie mie elucubrazioni – sballate, del passato, ci fu un’altra, diciamo, vittima... un’altra persona cara, che mi fu complice e con la quale insieme, uccidemmo – indovini cosa?
Ugo- (preoccupato) Chi? Cosa? 
Rubich – Il suo Sublime!  
Ugo- ... quello dell’amore?
Rubich- Già! 
Ugo - ( tra se ) Ecco ciò che elaborava poco fa ... ( poi a Rubich ) ma poi...
Rubich-... non c’è stato un poi, ma una misera fine - e dopo tanta sofferenza, ci rimase solo l’oblio. ( con un po’ di decisione) Basta così! E ora la lascio, devo proprio andare. La saluto.
Ugo- Ma certo, lo credo, basta così. Allora buona serara...certamente. (allunga la mano per salutare Rubich, il quale gliela stringe ) e...grazie per la piacevole compagnia e per la bellissima  chiacchierata. (accingendosi a uscire) Ah, le auguro che anche lei possa superare ... superare... la delusione del... del...comune sublime... con un nuovo approccio col Supremo Sublime dell’Arte. 
Rubich --(tentennando il capo e alzandosi a sua volta ) Non blateri o meglio non bestemmi, ormai...Ah, vuole sapere una cosa?   
Ugo- Cosa?
Rubich- Una considerazione che mi si è intrufolata, ora, nel cervello improvvisamente, senza motivo oggettivo.
Ugo- Sentiamola, la prego.
Rubich- Si tratta delle donne.
Ugo- Beh, non è poi tanto difficile una riflessione sulle donne. Mi pare buono e giusto.
Rubich- E così sia. Comunque a parte l’ironia, ecco il pensiero. La donna, chi è per lei? -
Ugo – Oh questa è bella! Ma la domanda la passo a lei. Chi è la donna?
Rubich – Per me è la bellezza, la dolce bellezza; poi com’è morbida, è carezzevole, è profonda, è accogliente...come brucia! Com’è avvincente, com’è inebriante in quel sublime, che lei tanto decanta. Ah, Donna! E il Creatore, stupito, la colmò di tutti i Beni; per me, sicuramente, a noi uomini ci dette gli scarti...
Ugo - ... è Lei la prima Creatura. Lei Principio e Fine di ogni uomo nato maschio. che t’avvolge; che ti travolge con un sorriso. Chi non è Morto fra le Sue Braccia alzi la mano! E chi non l’alza, Ahimè, è povero sfortunato...
Rubich- Ehi, ehi è la fine della mia riflessione...come la conosce?
Ugo- Come? Boh. L’avrò letta da qualche parte. Le dispiace?
Rubich – No, no, per carità. Ma io non l’ho mai resa pubblica, sa?
Ugo- Certo, può darsi, anche, forse, ma chissà, e comunque è stata formulata quindi esiste e viene ricevuta. Allora cosa dice questo pensiero misterioso? E quello che sostenne prima... insomma prima: “ Com’è dolce  contemplare  il fluttuare dell’Anima quando diventa bello al giorno finire e al di ricominciare” è sua, no?
Rubich  - Conosce anche questa?
Ugo – Anche questa, fra le tante altre. (per essere persuasivo e chiudere l’argomento) Forse l’avrò lette in un giornalino per poeti dilettanti.
Rubich- Ecco, appunto, mi meravigliavo.
Ugo – Non si meravigli. Le vie sono tante. (poi continuando come ispirato): “ ...ma voi ci pensate se i miei dipinti non fossero lividi al gusto estetico, violenza ai sensi, tele imbrattate per lo altrui patire; croste...
Rubich – Come, come? che significa?
Ugo- (senza curarsi della domanda)... Ma illusioni, fantasia pura, luce, sofferenza, immensità?
Rubich – ...e se fossero, invece, tenui sberleffi all'Arte. Andiamo, su, finiamola.
Ugo- Come desidera,(facendo il mattacchione) ma anche questa è bellissima. Fine.
Rubic- Ma... ma... lei è impossibile! Sono sbalordito.
Ugo- Caro amico, non si sbalordisca, le voci corrono...si sentono nell’aria...
Rubich- Ehi, mi vuole minchionare?  
Ugo – Ma che dice? Io? No! Assolutamente no! Poi l’ha scritta lei o no questo bellissimo brano? Da dove viene? Chissà... ma è bellissima.  
Rubich- Si, certo, viene dal cuore... poi per la lettura che lei sostiene, ho i miei dubbi. Comunque  lei è in grandissimo...adulatore, sa? Ma, da testardo, ancor una volta le chiedo: Ma lei come fa a trovare questi versi? Da dove li prende? 
Ugo- Dal cuore, l’ha detto lei!... e ancora: da qualche lettura...
Rubich – Ancora? Ohè, ora non so se offendermi o insuperbirmi.(pausa) E comunque, dico- e non voglio ripeterlo più –che le poche poesie che ho composto furono pubblicate da un giornalino di un’Associazione culturale amatoriale, della quale facevo parte. E’ tutto qui! Ma poi, sempre per la chiarezza, mi domando: Come possono essere arrivate fino a lei. Incredibile!
Ugo –Ma, mio caro signore, è semplice: Se un brano viene pubblicato su un qualsiasi libro, giornale, giornalino parrocchiale, scolastico, d’associazione eccetera, è naturale che arrivi al pubblico, e un curiosone come me, attinge. Non le pare? Tutto spiegato, no?
Rubich – Già tutto spiegato a modo suo... facilone!
Ugo – E va bene, facilone e punto esclamativo. Ma, ma, comunque, senza tergiversare, per il suo oblio, direi che c’è sempre un domani...-
Rubich – (pensoso) Tergiversi pure, ma per quel domani, è troppo tardi, amico mio, troppo tardi.
Ugo – Ok, ok. Vuol dire che ci saranno altre forme suppletive del mio Sublime – E c’è  sempre un poi, non crede?
Rubich- Per me non c’è più un poi, né un domani artistico, o di altro genere. Caro amico, le confido un segreto: La mia vita, ormai, miagola, stride, su carrucole arrugginite che trascinano le mie ore su un sipario di velluto rosso che è strapieno d’anni e di parole. 
Ugo – Perfetta metafora. Complimenti.
Rubich -Grazie...anche se penso che forse, in parte, quel sipario pur essendo abbastanza logoro, con un colpo d’ali, e un po’ di fortuna, potrebbe essere stato già superato.
Ugo – (entusiasta) Grande! Benissimo, e poi?
Rubich –Come eppoi? Insomma, è incontentabile! Ma non le ho già detto che mi rimane solo l’oblio per sommo regalo! ( con un po’ di decisione) Basta così! (tagliando così una conversazione che per lui stava diventando fastidiosa)  E ora la lascio, devo andare a casa (furbescamente, ammiccando)...ho un appuntamento galante: la mia ragazza m’aspetta, e... anche la cena. Buna serata.
Ugo- Ma certo, lo credo, basta così. Allora buona cena...certamente. (allunga la mano per salutare Rubich, il quale gliela stringe ) e...grazie per la piacevole compagnia e per la bellissima  chiacchierata. (accingendosi a uscire) Ah, le auguro, anche se non lo desidera, che lei possa superare ... superare... la delusione del... del...comune sublime... con un nuovo approccio col Supremo Sublime. 
Rubich- Illusioni.
Ugo- Ma certo, lo credo: Illusioni! basta così. Allora ...addio ...chissà, forse arrivederci. (allunga la mano per salutare Rubich, il quale gliela stringe) 
Rubich- Può darsi...chissà. (poi stanco e per concludere il discorso, ormai divenuto retorico, quindi saluta confidenzialmente con la mano alzata, e esce). Ah, la consumazione...
Ugo – Ci ho pensato io, quando sono andato a telefonare, e l’ho fatto con immenso piacere perchè... perchè...(cambiando repentinamente argomento) accidenti che fortuna: oggi ho incontrato una bella persona e una interessante storia. Dice addio?  Ma io penso che chissà...chissà, forse, domani, tra un mese, ma sicuramente ci rincontreremo e riprenderemo  l’argomento sotto nuove prospettive. Addio Attilio.
Attilio- Attilio? Ma...ma   come mai conosce il mio nome?
Ugo – Me l’ha detto lei, parlando dei ricordi...
Attilio- (dubbioso) Io? ne è certo?
Ugo – Certo mai! Ma dai, tu dovresti conoscermi da tempo...-
Attilio- Avrei dovuto? E perchè?
Ugo- Perchè sono parte di te! 
Attilio – Ma cche cazz...
Ugo- No, non sono cche cazz, ma il tuo Super Ego, colui che ti fece essere comprensivo e magnanimo col tuo primo amore, Giuliana, lasciandola libera, quando lei ti disse che voleva fare nuove esperienza; quando nello scambiarvi le lettere e lo foto, ti chiese se poteva tenersi le tue, per ricordo, e tu accettasti; quando ti contattò con la scusa del desiderio delle paste di mandorle e tu, senza fiatare, gliele spedisti; quando ti feci ignorare la bellissima poesia con la quale ti gridava il suo amore. Ma quando, un anno dopo, ti ricontattò - con la cartolina della margherita del ” m’ama, non m’ama”- allo scopo evidente di riprendere la relazione, io ti sussurrai: Non fare avere alla tua nuova fidanzatina, senza colpa, la stessa disperazione, il dolore, e l’abnubilamento della sua vita- quello che provasti tu- quando la Giuliana ti lasciò! Ma tu, tu, sia, pure nel tempo, superasti tutto e tutto fu rimosso, mentre la ragazzina, probabilmente non avrebbe la stessa forza...o la tua fortuna, e da innocente, avrebbe potuto pagarla cara.
Attilio – (sbalordito, poi incredulo, quindi commosso ) Madonna, che dici?
Ego- La vera verità! (poi con un attimo d’indecisione) Ah, sai chi si adoperò per separarti da Giuliana? 
Attilio- Sua madre!
Ugo – No, diciamo in parte. Ma, principalmente, si fu Es, il nostro fratellastro! –
Attilio – Quello quello...stronzo?
Ego- Esatto! 
Attilio – E come fece?
Ego- Fece che ti allontanò dalla tua bella, con la scusa del tuo avvenire da ricercare altrove...e, poi strizzando l’occhio, all’altro Es, quello di Giuliana, per favorire la sua l’attenzione verso il corteggiatore pressante. Eppoi... ma lasciamo perdere...
Attilio. Eh no! Adesso parli!
Ego – Se ci tieni... ecco: Sai chi le fece sapere, cinque anni dopo, che eri sposato e avevi già una figlia? 
Attilio –Lui? (Ego, facendo di si, con la testa.
Ego-  Già...insomma... ecco...insieme a me, unico caso di collaborazione. 
Attilio - Dannazione! Come è possibile che voi, sciagurati, abbiate potuto permettervi d’interferire pesantemente, e in modo così brutale, sulla mia vita? 
Ego – Boh. (facendo l’ingenuo) Ma, vedi, in questo caso abbiamo fatto benissimo. Giuliana ci sperava ancora, sai? E tu, nonostante avessi moglie e figlia... forse...chissà, insomma, dai...un pensierino avresti potuto farlo... o mi sbaglio? delinquentaccio... (facendo segno bonario con la mano come per minacciarlo) 
Attilio- Ma... ma non ne avevate il diritto...
Ego - Caro Attilio (interrompendolo), noi ci limitiamo solo a suggerire, poi sta a voi- bell’imbusti- di decidere se accettare o meno il nostro suggerimento. E tu declinasti ... l’invito. 
Rubich- Ciò nonostante, dico che ...insomma... ma và...avete calcato la mano... nel, nel, insomma, con cui...(alzando le mani verso l’alto) Mannaggia a voi. (poi a Ego facendo la faccia brutta) Insomma chi ve lo ha permesso d’interferire.
Ugo – Il Libero arbitrio, se permetti.
Attilio- Ma va là, chiacchierone...il Libero arbitrio (riflettendo): Roba da matti, invece! 
Ego – Beh, se vuoi e ti fa comodo, proprio così da matti, anzi da mattacchioni. (poi, gioiosamente)  Ciao fratellone. (a Attilio imbambolato, ancora incredulo). 
Attilio- Ma cche cazz... 
Ego- E ci torni? Monellaccio. Ah, buona cena e ossequiami la tua ...ragazza, che conosco da quasi sessant’anni, naturalmente, se non sei geloso.  (poi, ammiccando, lo minaccia ancora con la mano, quindi guardandolo ironico, sorridendo, esce velocemente di scena.) 
Attilio – ( allargando le braccia sconsolato) Sarà... sarai... servito. (poi, dandosi una sberla in fronte quindi, guardando il pubblico) Accidenti! Ma cche cazz... dico. (poi, scrollando il capo) Ma... forse sogno... o son desto? (quindi esce di scena, gesticolando vistosamente come se mandasse qualcuno a quel paese). 
Musica finale. Sipario
Spettatore di prima fila, alzandosi e guardandosi attorno
Spettatore- Ma, ma cche cazz... abbiamo visto?

Fine