Il titolo ci fornisce, in un primo approccio, gli elementi costitutivi di questo spettacolo. Naturalmente il tutto non si esaurisce in un titolo, ma sicuramente è la prima indicazione determinante di questo percorso scenico, particolare e di difficile realizzazione, poiché risulterebbe noioso e ripetitivo
se a calcare la scena non ci fossero due attori di grande esperienza. Da un lato Tonino Taiuti, dall’altro il più giovane Lino Musella, entrambi reduci dalla premiazione per Le Maschere del Teatro Italiano 2014, entrambi ottimi interpreti di quel capolavoro che è Circo Equestre Sgueglia, con la regia di Arias. Qui, però, parliamo di un gioco e di un duetto, che non è un semplice “duo”, ma che prevede anche gli “strumenti” scenici, oltre quelli musicali. Interessante notare come il titolo sia una commistione di lingue, l’inglese per “play”, il tedesco per “duett” ( altrimenti “duet” in inglese). Commistione di elementi e di provenienze culturali e geografiche - due luoghi storicamente teatrali appunto - con fondamenta solide che sono quelle della tradizione, della drammaturgia e della letteratura napoletane. Lo spettacolo, in scena presso la graziosa e suggestiva sala del Teatro Arcas di Napoli, dal 16 al 19 ottobre, nasce da un’idea dei due attori che definiscono lo spettacolo “ concerto per due, diversamente coetanei”. Tutto lo spazio viene utilizzato, dalla platea, alle entrate laterali, all’arco sul fondo che caratterizza questo particolare palcoscenico “noir”. Il “play” , inteso come gioco e poi, secondo l’evoluzione linguistica e semantica, come messa in scena, viene recuperato nel vero e più profondo senso del termine. Il punto focale, però, l’elemento determinante, è proprio l’improvvisazione, o meglio, l’apparente costruzione giocosa che mostra al pubblico, nel corso dello spettacolo e delle repliche, una varietà sfaccettata. Varietà che caratterizza ogni replica proprio perché i due attori costruiscono sulla struttura di fondo, variabili improvvisazioni e giochi. Tonino Taiuti utilizza un termine tratto dalla cultura musicale, cioè il “free jazz”, riferimento non trascurabile. Il free jazz comporta l’improvvisazione ma anche la mescolanza di generi e di provenienze musicali differenti. Non cadiamo, però, nella banale considerazione che l’improvvisazione sia una tecnica per dilettanti. Definirla “tecnica” è già un modo per identificare una metodologia di messa in scena in cui la grande esperienza, la professionalità, l’osmosi fra i due, o più, partecipanti, il contatto con il pubblico, costituiscono degli elementi di grande impatto e di difficile realizzazione. Il divertimento che viene regalato al pubblico deve necessariamente pulsare anche nelle vene degli stessi attori. Attraverso uno sguardo più attento la costruzione appare collaudata, anche se variabile ad ogni replica, ma strutturalmente solida: l’utilizzo di canzoni tradizionali e la tessitura testuale creata attraverso brani tratti dal Viviani, dal Petito ( ancora il Don Fausto), da Campanile, da Eliot e “Terra desolata”, da Shakespeare con i sonetti tradotti in napoletano da Dario Iacobelli, quest’ultimi di grande bellezza ed eleganza poetica e linguistica. Dunque, una struttura solida che si cementifica sulla letteratura teatrale napoletana, per arrivare alla letteratura inglese, fino alle commistioni tedesche che confluiscono nella ricerca sulla letteratura francese e germanica riportata da Eliot. Quello che, però, bisogna assolutamente sottolineare, è che questo spettacolo, adatto a piccoli spazi che permettono di non disperdere nell’aria ogni singola parola, ogni singola battuta, ogni singolo testo o canzone, è una vera e propria performance-lezione. In esso sono contenuti tutti gli elementi fondamentali del teatro e della messa in scena: la recitazione e il reading, la musica e il canto, l’improvvisazione, la regia, il travestimento, il gioco di luci, la meta teatralità, il rapporto con lo spazio e con il pubblico, l’alternanza di tempi e luoghi, l’antropologia e soprattutto i testi, teatrali e poetici, la drammatizzazione, l’alternanza tra finzione e realtà. Un Don Fausto petitiano che firma il foglio di vendita dell’anima e a cui, secondo i dettami della farsa, si nasconde la verità, gioca in scena con il professore, vero e proprio avvocato del “diavolo”, che organizza il travestimento e la commedia, ma che soprattutto canta come il gallo, tradizionalmente animale demoniaco secondo la cultura campana. Il concetto dell’abito indossato e svestito, il mascheramento, Piedigrotta e il Varietà, la teatralizzazione della quotidianità, la poesia e il canto, la filosofia e il dramma, i luoghi e i bassifondi napoletani, la lingua partenopea unita a quella shakespeariana. Questo lavoro appare come un piccolo gioiellino che bisognerebbe mostrare soprattutto ai più giovani, come un vademecum scenico ( termine in effetti poco felice!) degli elementi fondamentali della scena, della cultura e del Teatro con la T maiuscola, nell’alternanza tra passato e presente. Una performance che regala divertimento e spensieratezza ma che, attraverso la tecnica scenica più carnale e veritiera, infonde cultura al pubblico attraverso il gioco.
foto di Luca Taiuti
PLAY DUETT
TEATRO ARCAS NAPOLI
16-19 OTTOBRE 2014
Con Tonino Taiuti e Lino Musella