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Secondo appuntamento per la terza stagione della linea Apache, a cura di Matteo Torterolo, nella sezione Notizie di questo sito, troverete tutte le informazioni sulle date e gli spettacoli. La rassegna si tiene nella sala “La cavallerizza” del Teatro Litta di Milano, che da quest’anno, lavora in simbiosi con la Cooperativa Quelli di Grok, dando origine a MTM, Manifatture Teatrali Milanesi. Il progetto, della durata triennale, nasce dal desiderio di voler creare una forza nuova e compatta, in grado di concentrare sforzi ed obiettivi comuni, all’ interno di un contesto economico e logistico generale di grande cambiamento. L’unione del Teatro Litta con la Cooperativa Quelli di Grock, rappresenta il primo passo per la creazione di una rete artistica multiforme e pubblica, che sostenga al posto di ingabbiare, una rete che intrecci energie, pensieri ed azioni.

FÄK FEK FIK - le tre giovani - WERNER SCHWAB, spettacolo pluripremiato, è diretto da Dante Antonelli, giovane regista romano che, in pochi mesi, ha saputo conquistare l’attenzione di pubblico e critica con il suo “teatro della crudeltà”. Si parte da una riscrittura del primo capitolo dei DRAMMI FECALI di Werner Schwab, un lavoro corale che ha coinvolto regista e attrici (Martina Badiluzzi, Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli) L’obiettivo di lavoro: riscrivere il testo partendo dal punto di vista delle interpreti. Le tre protagoniste delle opere di Schwab diventano tre giovani donne alle prese con le mancanze quotidiane. FÄK FEK FIK è una performance di parola e musica, dove la musica assume un ruolo fondamentale, sia all’interno della vocalità delle attrici, tutte luminose e brave, sia all’esterno fra le attrici e le pareti nude. Lo spettacolo inizia dove l'opera di Schwab finisce, portando sulla scena quello che il drammaturgo austriaco non ha potuto scrivere. Scena nuda, le tre giovani donne raccontano il nostro tempo: la maternità negata, il rapporto con i genitori, gli abusi sessuali, le violenze sociali, le difficoltà lavorative, i piccoli drammi economici e la ricerca disperata di amori impossibili e idealizzati che nascono e muoiono in una notte droga in discoteca. Le musiche a cura di Samovar e il disegno luci di Tasselli, tracciano ossessivamente realtà povere, un tempo quotidiano fatto di passioni minime. Con un effetto straniamento che marca una distanza fra interprete e personaggio, le tre protagoniste riescono a mantenere nello spettatore un atteggiamento critico che gli impedisce di abbandonarsi completamente alla fruizione emotiva dello spettacolo e gli permette di riflettere per guardare oltre. Molto incisive e allo stesso tempo fredde, trascendono ogni possibile abbandono all’emozione pura, rendendo necessaria la riflessione sull’esigenza di un cambiamento di rotta. Spettacolo che lascia una traccia, dove equilibri, coordinazione, estensione, conducono ad un teatro disturbante piuttosto che piacevole, si fa teatro anche per svegliare chi dorme... (Julian Beck). La parola scenica costituita da tre monologhi che scorrono parallelamente senza mai incontrarsi è scarna, allusiva è gioco fonico, esplorazione tecnica;in sintonia con il verbo disarmante e dissacrante dell’autore austriaco. Lo spettacolo è vincitore del Roma Fringe Festival 2015 come Miglior Spettacolo, Miglior Drammaturgia, Migliori Attrici Ex Aequo. Il COLLETTIVO SCH è figlio di SCHLAB un progetto pedagogico e di ricerca, realizzato con il sostegno di Duncan 3.0 da Dante Antonelli sui Drammi Fecali di Werner Schwab. Il processo creativo (messo in moto durante le fasi del laboratorio e la residenza alla Festa di Teatro Eco Logico di Stromboli, attraverso un percorso di realizzazione di diverse performance individuali e collettive), ha portato il gruppo di lavoro a individuare nel finale de LE PRESIDENTESSE lo spiraglio per la riscrittura radicale della drammaturgia e la creazione di FÄK FEK FIK. Werner Schwab (Graz, 4 febbraio 1958 – Graz, 1º gennaio 1994) è stato uno scrittore e drammaturgo austriaco. Morto suicida all’età di 35, ha lasciato opere intrise di ironia feroce, irriverenza e impietosa schiettezza. Drammaturgo definito maledetto e iconoclasta, attraverso un linguaggio amaro e truce con lampi di poesia scenica, racconta i malesseri dei nostri tempi. I malesseri di una società omicida e cieca che rende meravigliose le cose mediocri e banali. Non è il caso, per nostra fortuna, di questo spettacolo ben riuscito.

MTM Teatro Litta, Milano, 11 febbraio 2016