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Cominciamo dalle note di regia: “ è un teatro di maschera e carne, pragmatico, e non psicologico”.  Queste le parole di Costantino Raimondi, regista e drammaturgo corporeo di questo particolare spettacolo che nasce dalle viscere di PROVE (REWIND), prodotto artistico vincitore del premio Girulà di Napoli, per la migliore drammaturgia, nel 2008. Di drammaturgia, in effetti, ne ritroviamo ben poca, in questo MONOLOGUE AVEC VALISE,  spettacolo che ha debuttato nel 2009 e, in 5 anni ha attraversato 4 continenti, 150.000 km, 26 Nazioni, 69 città, 12 lingue; il testo è ridotto ai minimi termini perché l’obiettivo fondamentale è indurre la creazione di una personale drammaturgia all’interno della mente degli spettatori, stimolati dalle azioni sceniche di Guerassim Dichieliev, attore e autore di questo spettacolo. Il “canovaccio” di base viene, dunque, proposto, ma, in effetti,

il corpo riempie lo spazio e racconta. Inevitabile la presenza di un ottimo attore che emana l’arte della scena da tutti i suoi pori, quell’arte antica di una scuola europea di grande tradizione storico-artistica. Nonostante la presenza-assenza del testo, che in realtà è creato attraverso un multilinguismo europeo, in cui confluiscono parole provenienti dalle principali lingue della nostra Comunità, è proprio da una parola, e da un oggetto, che questo viaggio ha inizio. Rispettati, dunque, i grandi “topoi” della letteratura universale, dal viaggio, simbolo del cambiamento, metafora della vita e dello sradicamento, tema in cui si inserisce inevitabilmente anche il desiderio del ritorno, alla valigia, simbolo del ricordo del passato e delle esperienze accumulate, da portare con sé nel futuro. Questo viaggio è quello di un teatrante, di un attore, un mimo che vuole sfondare a Parigi, lasciando la sua Bulgaria. Bulgaro è il lemma di partenza: kufar, ossia valigia. Il giro dell’Europa di questo personaggio immaginario, visivo, reale, doloroso, divertente, ha inizio proprio da una parola. Anche una parola-topos come valigia contiene in sé un viaggio, quello linguistico, che parte dall’Europa dell’Est, attraversa il Mediterraneo e arriva al mondo intero. Kufar, contenitore di vita, la “valise” appunto del titolo, non a caso approda anche nei dialetti meridionali italiani, quelli più influenzati dal mare, dal viaggio, dal ricordo – come non pensare al termine siciliano “coffa”, recipiente di stoffa o di raffia, borsa – che ne offrono una coloritura semantica di grande intensità. Insomma, il contenitore che ci portiamo dietro, nel corso della nostra vita, qui contiene gli arnesi del mestiere: vestiti, travestimenti, maschere. Il racconto del viaggio fiabesco dalla Bulgaria alla Francia, dei saluti dolorosi con i genitori, la descrizione delle mappe geografiche dell’Europa degli anni ’80, disegnate nell’aria dalle dita dell’attore, tutto questo si scontra con la realtà storico-politica. Il vecchio camper-furgone su cui viaggia il povero attore sbatte contro qualcosa: il muro di Berlino diventa qui, una poetica immagine di un ostacolo che il nostro incredulo protagonista osserva, incombente, appena abbassa il finestrino e si sporge fuori. Il muro può essere interpretato metaforicamente, ma improvvisamente, a metà spettacolo, si fornisce agli spettatori la cifra reale del discorso. L’attore è anch’esso un topos all’interno del più grande tema, quello del viaggio e dello sradicamento, ma il discorso sul rifugiato e sull’emigrato emerge improvvisamente durante alcuni momenti, pur non rimanendo costante. Questo permette all’attore-autore di mantenere alta l’attenzione sul racconto del viaggio artistico, pur facendo emergere le difficoltà, psicologiche e sentimentali, del rifugiato europeo.
Raimondi sceglie di aprire lo spettacolo introducendo, in scena, una bambina travestita da piccolo clown dalle orecchie di gatto. La piccola incita il nostro mimo, dall’aria affranta e seduto sulla sua valigia, a camminare e, quindi, a narrare.
Il racconto delle vicende dell’attore-rifugiato, considerando l’impatto con le difficoltà della lingua straniera, con l’emarginazione e la lontananza da casa, giunge alla sovrapposizione di due percorsi apparentemente lontani: da un lato, l’attore spinto dall’arte a compiere il viaggio, dall’altro il rifugiato, spinto dalla volontà alla vita. Le motivazioni di entrambi non sono forse rivolte a quell’enorme, innato, duraturo, desiderio di vita che risiede in tutti noi? Il viaggio dovrebbe avere un ritorno, ma il nodo cruciale del discorso è proprio lo sradicamento: alla fine, infatti, il viaggio rende estranei sia nel luogo di approdo, sia in quello da cui si è partiti. La bambina-coscienza ritorna ed il racconto scenico sembra scorrere a ritroso, attraverso una difficilissima e faticosissima interpretazione dell’attore che, oltre ad aver ipnotizzato magicamente il pubblico con alcune pantomime – come non meravigliarsi della semplicità delle ombre riflesse sul fondo, ricordando il cinema muto! -, riesce a gestire volto e parole con grande maestria, tanto da mostrare agli spettatori una rara lezione di arte scenica. Poetico, divertente, doloroso, malinconico, attraverso un connubio tra passato e presente questo piccolo gioiellino dimostra cosa significhi calcare le scene con il proprio corpo, portando con sé un semplice racconto, senza cadere mai nella banalità dei discorsi sulla storia europea contemporanea. Il palcoscenico del Piccolo Bellini di Napoli, in un’unica data, il 4 marzo – in replica straordinaria il giorno successivo per l’enorme presenza di pubblico – grazie all’ottimo connubio Dichliev-Raimondi, si riempie delle luci, dei colori, del sudore, della polvere, del cerone, della fatica dell’artista, simbolo di tutti i tempi. Un plauso alla piccola Fiorenza che, dopo aver preso per mano lo sfortunato personaggio, nell’ultima scena dal cammino comune, scoppia in lacrime emozionata: chissà se comprende quanto arduo sarà il cammino artistico, culturale e politico, in futuro.

MONOLOGUE AVEC VALISE
Piccolo Teatro Bellini Napoli
4 marzo 2016
Replica straordinaria 5 marzo 2016
Monologue avec valise
 racconto divagatorio di un mimo-oratorio
testo di
Guerassim Dichliev
regia e drammaturgia corporea di
Costantino Raimondi
con
Guerassim Dichliev
costumi
Berenice Galimard
assistente alla regia
Pascale Kouba
produzione
Iskra Théâtres (Francia) – Espace Jean Racine (Francia)
Retroscena (Italia) – Comune di Svilingrad (Bulgaria)