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Luk Perceval, regista fiammingo (Thalia Theatre di Amburgo) per per la prima volta in Italia, in scena al Teatro Strehler, con un’ opera tratta dal romanzo di Hugo Claus, “The year of Cancer”. Scritto nel 1972 e diventato subito un bestseller, il libro racconta la storia del fallimento di un amore. La rappresentazione (la drammaturgia è di Peter van Kraaij) si basa su una sequenza di azioni tragicomiche: due amanti, si cercano, si lasciano, si ritrovano...Incapaci di vivere insieme ma incapaci anche di separarsi, colti dal desiderio essenzialmente fisico, non riescono a raggiungere una vera intimità, una reale complicità che possa tenerli uniti. Lei non è in grado di impegnarsi, ha paura di un rapporto fatto di quotidianità, lui non riesce a salvarla perché ha paura della sua paura. Intrappolati in questa spirale di incomprensioni, si affrontano come due pugili in un ring. La storia, sottolinea il regista, rappresenta «l’indistinto confine tra delusione e realtà, amore come droga e illusione». Il disegno poetico

della regia, affida ad una pluralità di codici (performance, recitazione, danza, gestualità) la riflessione sul rapporto uomo/donna nel terzo millennio. La parola scenica è immersa in uno spazio visivo che non lascia dubbi sull’uomo contemporaneo: uomini come palloncini, gonfiati, sospesi nel vuoto, appesi a un filo...in bilico, proprio come il protagonista, preoccupato soprattutto della propria prestazione fisica, incapace di vedere realmente la donna nella sua diversità. Le scene di Katrin Brack e il disegno delle luci di Mark Van Denesse, sottolineano il tempo che passa, le stagioni e i loro colori. La decostruzione spaziale racconta la fragilità del maschio occidentale di fronte all’universo femminile, misterioso e incomprensibile.  «Che cosa vuoi veramente? Voglio te» Questa domanda in uno spazio scenico, fatto di corpi di plastica maschili sospesi nel vuoto, apre la riflessione sulla differenza fra piacere e amore. Se una donna ti piace la vuoi, se invece la ami te ne prendi cura. Il disegno corporeo espressivo e intenso dei due protagonisti (primi attori della nota compagnia olandese Toneelgroep) Maria Kraakman e Gijs Scholten van Aschat, prende forma grazie alla partitura musicale di  Jeroen van Veen. La musica è la terza anima in scena, perfettamente inserita nel contesto narrativo. Il compositore olandese disegna un ulteriore narrazione: quello che avrebbe potuto accadere fra i due, il sogno, l’incanto, l’intimità. La musica nell’allestimento scenico di Perceval, rappresenta l’amore ideale quello che raramente si compie. Ecco il messaggio implicito della regia. Se abbiamo la fortuna di incontrare la musica nella nostra vita, dobbiamo fare solo tre cose (semplici a dirsi, difficile a farsi): primo riconoscerla, secondo curarla, terzo mai lasciarla andare. Chi ha avuto la fortuna di assistere alle tre repliche milanesi, ha incontrato la musica.

Milano, 5 - 8 aprile 2018 Teatro Strehler