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Il Teatro di Milo Rau, il famoso drammaturgo e regista svizzero di formazione tutt'altro che teatrale avendo le sue radici nella passione per la sociologia, la filologia e un giornalismo intimamente (e non è una contraddizione) d'inchiesta, ci interroga, e lo

stesso titolo di questo suo ultimo lavoro ne è in fondo premessa ed evidenza.
Il suo, infatti, è un teatro giocato in continuazione tra 'presenza' e 'assenza', in cui cioè l'umanità dell'uomo e della donna è per così dire rintracciata ed indagata proprio attraverso i meccanismi storici e sociali che la nascondono e la deformano per, infine, cancellarla.
È mettere in scena quello che in fondo non c'è (ovvero non c'è più) a causa di quell'infernale macchina di disumanizzazione attraverso la quale la Società e la Storia impongono con violenza modelli di controllo funzionali non all'essere umano ma al suo sfruttamento, per alimentare incessantemente la riproduzione, economica e sociale, del dominio di pochi.
Ma quell'Essere (verbo e sostantivo insieme) Umano, sorprendentemente e quasi miracolosamente, rimane nella sua ineliminabile irriducibilità; lo si vuole quanto più assente nella sua 'immagine' sociale, ma è proprio attraverso quella sua immagine sociale che si fa presenza, diventando un inciampo, un ostacolo, etimologicamente uno 'scandalo'.
L'arte ed il teatro, nelle forme appunto così scandalose che sono state assunte nei diversi lavori di Milo Rau, sono parte di quell'inciampo, anche per quella loro implicita qualità, in questo testo esplicitamente dichiarata, per cui attraverso la recitazione, il falso esibito in fondo, si può proteggere e salvaguardare almeno una parte del vero che ciascuno di noi è, fino a poterlo infine riconoscere.
“The interrogation” dunque non è tanto la messa in scena di una 'educazione sentimentale' del giovane omosessuale che raggiunge con la scrittura una piena consapevolezza di sé, quale è il romanzo di Édouard Louis cui fa riferimento, è piuttosto il racconto di quei meccanismi sociali, fatti di ipocrisie, maschere, luoghi comuni e anche violenza, che tendono a reprimere ed espellere tutto ciò che quelle maschere e quei luoghi comuni contraddicono, almeno fino a quando continuano a contraddirli.
Meccanismi, quelli sociali, spesso imposti ma altrettanto spesso interiorizzati fino alla supina accettazione anche da parte di chi li subisce, ed è commovente la scena in cui il protagonista recita la sua partecipazione alla violenza degli altri che lo travolge (“ridevo, così pensavano che era uno scherzo”), una scena che in altro modo ma in qualche modo tutti riguarda.
Si potrebbe dire che il dualismo realtà-imitazione, vita-teatro, recitazione-confessione qui si risolve non perché viene annullato in una mimetica sovrapposizione, ma in quanto l'una 'aiuta' l'altra ad essere ed essere rappresentata finalmente con 'sincerità'.
In questo spettacolo, poi, la regia di Milo Rau compie una doppia scelta estetica di grande impatto significativo, innanzitutto nell'inconsueto e disfunzionale utilizzo del video ove compare Édouard Louis (che firma con Rau il testo) nella parte di sé stesso, un video che si pone al fondo della narrazione scenica, non interferendo o integrando, ma bensì dialogando in un gioco di sguardi con l'attore in scena, il doppio di quel sé stesso, così che risulta moltiplicato l'effetto significante nella relazione con il pubblico.
E poi nell'approccio plurilinguistico, tra francese e olandese con soprascritte in italiano, che anziché limitare amplia paradossalmente il senso universale di quel racconto scenico, facendolo quasi distillare come un buon liquore non solo sulla scena ma soprattutto nella nostra mente e anche nel nostro cuore.
La scena, densa e quasi nebbiosa nel suo bel ambiente sonoro, è come una camera oscura, dunque, in cui 'sviluppare' i negativi conservati nella nostra memoria, mostrandone il senso all'apparenza nascosto. Bravissimo l'interprete, il fiammingo Arne de Tremerie, che si muove come un abituale abitatore della scena e della vita.
Alla sala Dialma Ruggero di La Spezia, ospite internazionale della stagione di “FuoriLuogo 14 Hackers”, venerdì 14 e sabato 15 marzo. Sala varia ed eclettica come di consueto, piena e che ha a lungo applaudito il testo e il suo protagonista.

The interrogation, testo Édouard Louis, Milo Rau, regia Milo Rau, con Arne De Tremerie,
drammaturgia Carmen Hornbostel, disegno luci Dennis Diels, Ulrich Kellermann (in tournée), assistenti alla regia Giacomo Bisordi, François Pacco (in tour), video + sound Jens Baudisch, touring manager Mascha Euchner-Martinez, produzione International Institute of Political Murder (IIPM), NTGent, coproduzione Internationaal Theater Amsterdam, Kunstenfestivaldesarts Brussel.

Foto Michiel Devijver