Viviamo, purtroppo direi, un'epoca molto retorica ma, dentro la sua lingua virtuale, totalmente anti-ironica che con il gridare stereofonico e anche un po' pornografico, nel senso che questa parola ha ad esempio in Jean Braudillard, alla fine annulla
nell'apparenza talora 'insensata', mi si permetta il paradosso, il senso della vita, esistenziale, sociale o storico che sia.
Anche per questo Ennio Flaiano, un poco dimenticato letterato e intellettuale spentosi a distanza di dieci anni dal cosiddetto “boom economico”, è straordinariamente attuale nella sua 'inattualità', direi quasi necessario per la sua capacità, questa sì anti-retorica, di mostrare nel caustico e ribaltato nascondimento dell'ironia, quel senso profondo e spesso doloroso del vivere da cui siamo infelicemente abituati ad allontanare lo sguardo.
“Flaiano al Flaiano”, lo spettacolo drammaturgicamente costruito da Attilio Corsini e Pietro Favari e meritoriamente proposto al “Teatrino Ottavio Cirio Zanetti” nei suoi molto intimi, psicologicamente parlando, spazi di Genova, è così, già dal titolo che gioca sull'immagine del piccolo “Teatrino Flaiano” recentemente riaperto a Roma, una sorta di Flaiano al quadrato atto a mostrare con ironia l'ironia spesso disattesa di quello scrittore.
Famoso soprattutto per essere stato lo sceneggiatore di alcuni dei capolavori cinematografici di Federico Fellini, e di altri importanti registi, Flaiano in realtà è stato un letterato a tutto tondo che meglio di altri e di altre circostanze è stato capace di 'usare' la scrittura per il cinema per costruire una perfetta macchina dell'ironia e del nascondimento che 'indica' più facilmente la luna senza soffermarsi troppo sul dito che la mostra.
Poliedrico ma coerente, nella sua sapiente e anche comica creatività che si nutriva del gusto del calembour, della parodia e della battuta mai facile, un po' come l'Associazione “Ottavio Cirio Zanetti” che l'ha riportato alla nostra attenzione oltre la semplice memoria.
È solo il primo di tre appuntamenti con lo scrittore pescarese, cui seguirà la proiezione del film del genovese Giuliano Montaldo “Tempo di uccidere”, dal suo primo romanzo, il 9 aprile e, infine, la messa in scena del suo spettacolo “La conversazione continuamente interrotta”, significativo e icastico testo del 1971 (un anno prima della morte).
Qui i due drammaturghi mettono insieme scritture di diversa provenienza riuscendo però a sottolineare in tutte la profonda teatralità della lingua letteraria di Ennio Flaiano.
Quattro attori per un piccolo palcoscenico senza scenografia, in fondo quattro 'maschere' di ruolo, quattro funzioni (Enrico Campanati l'attore, Enrica Origo la regista, Ambra Giordano l'attrice e, in sostituzione di un indisposto Pietro Fabbri, Marco Rivolta il critico) che squadernano per poi ricomporre come in un puzzle il teatro nello sguardo di Flaiano.
Un ensemble di grande qualità professionale che ha riunito l'esperienza con l'entusiasmo della giovinezza che matura.
Un'ora di spettacolo non solo gradevole e attraente, come quella sorta di esca estetica che era la trama sintattica e linguistica di Flaiano, ma soprattutto utile a riportare in vita uno sguardo, forse non a caso 'accantonato' da ciò che si fa chiamare 'Mainstream', tagliente sulla contemporaneità, che ci manca. Non sono mancati gli applausi.
“FLAIANO AL FLAIANO”, di Attilio Corsini e Pietro Favari. Con Enrico Campanati, Enrica Origo, Ambra Giordano e Marco Rivolta. Al Teatrino Ottavio Cirio Zanetti di Salita Inferiore San Rocchino 3R di Genova, martedì 25 marzo.